1.2.12

E adesso, qualcosa di completamente diverso... la copertina di John Doe 18.

VIETATO AI MINORI!
No, non è una foto (cioè, sì, ci sono le foto di riferimento ma è tutto disegno).
Sul blog di Davide trovate tutto il processo di lavorazione, dal pastello a Photoshop.

Due considerazioni sulla BD.


Sono tornato meditabondo dalla Francia.
Abbastanza meditabondo da costringermi a un giorno di riflessione per scrivere qualcosa.
Da una parte, ci sono le impressioni sullo stato attuale del fumetto francese, che ho deciso che sono materia che interesserebbe pochissimo ai lettori di questo blog.
Dall'altra parte ci sono i ragionamenti che mi sono fatto sul mercato del fumetto dei mangiarane rispetto a quello del resto del mondo, e di queste riflessioni ho deciso di condividerne qualcuna con voi, perché se è vero che il mercato della BD non è l'Eldorado che credono alcuni, è pure vero che è comunque una realtà unica al mondo da cui si potrebbe apprendere qualcosa.
Non intendo però mettermi a fare una noiosa (e sterile) comparazione tra il fumetto francese e quello italiano, ma tra il fumetto francese e tutto il resto del fumetto mondiale, perché è la BD a essere un'eccezione e non, come credono alcuni, il fumetto italiano.

Prima di tutto, partiamo da un discorso generale.
In Francia il fumetto è una componente accettata della cultura e la cultura è un elemento che fa parte della vita quotidiana della gente.
Nel resto del mondo, il fumetto è il figlio della serva della cultura e la cultura non fa parte della vita quotidiana delle gente.
In Francia il consumo di cultura (a qualsiasi livello, dalle robe intellettuali al più bieco intrattenimento) è massificato e per capirlo basta vedere l'importanza che ricoprono le grandi catene multimediali come la Fnac sul territorio nazionale. A questo contesto, già di per sé piuttosto roseo, si aggiunge il fatto che il fumetto, in Francia, non è discriminato culturalmente in nessuna maniera e, al pari del cinema, della musica e della letteratura, fa parte di uno scenario culturale di rilievo.
Questa cosa non accade in nessun'altra parte del mondo.
Non in Italia di sicuro ma nemmeno negli USA (dove, comunque, i comics rimangono roba da ragazzini o da nerd) o in Giappone (dove le cose vanno bene fino a un certo punto perché lo spettro dell'otaku pesa su qualsiasi appassionato di manga).
Possiamo lavorarci su questo aspetto?
No.
L'unica possibilità sarebbe rifondare da capo tutto il nostro sistema scolastico, creando nuove generazioni di persone in grado di vivere la cultura in maniera diversa. Un'eventualità improbabile, direi.

Allora non ci rimane che lavorare sul secondo aspetto che distingue la BD dal resto del fumetto mondiale, ovverosia che è un'industria sana.
Che sembra un'affermazione naif da fare ma, in realtà, è più complessa di quello che sembra.
Analizziamo le due parole:

INDUSTRIA
Un insieme di case editrici che realizzano un prodotto (artistico) di interesse economico, con criterio massivo. 

L'industria, in Italia, non ce l'abbiamo. Abbiamo alcune aziende (che si contano agevolmente sulle dita di una mano menomata) e qualche piccola realtà. Ma l'industria no. In Giappone c'è. In USA pure. In Italia, no. E' una questione di implacabili numeri, tutto qui. Si può creare? Ne dubito, a meno che qualche grosso investitore non scopra che il fumetto, in Italia, produce effettivamente ricchezza, nonostante tutti si affatichino a negarlo.


SANA
Un'industria che funzioni, che crei ricchezza, che sappia pianificare a medio e lungo termine, che sappia creare prodotti diversificati per ogni tipo di settore di pubblico, in modo da poter far fronte all'avvicendarsi dei gusti e delle mode, che sappia rinnovarsi nei suoi formati e nei suoi protagonisti, senza per questo perdere la propria identità e che abbia piena consapevolezza della sua natura.


E questo certificato di sana e robusta costituzione ce l'hanno (in parte) i giapponesi e (in toto) i francesi. Non ce l'hanno gli americani, con il loro mercato sempre sulla soglia dell'abisso (e qualche volta, come in questo periodo, un paio di passi oltre) e non ce l'hanno gli italiani, chiusi nella loro torre a far finta che non esista il mondo fuori e che il futuro sia un problema d'altri.

Ecco, forse, nel guardare alla Francia, è a questi aspetti dovremmo prestare più attenzione piuttosto che ai colori sgargianti, al formato o ai contenuti (tutti elementi fortemente variabili nello scenario della BD). Dovremo lavorare per creare una vera industria consapevole e dovremmo fare in modo che questa industria sappia muoversi sulla base di una progettualità forte e ben definita, senza snaturare quello che è il nostro patrimonio culturale.
Sarebbe bello se succedesse davvero.
Ma dubito che succederà mai.

30.1.12

I cinque blogger in viaggio al Grand Prix di Angoulême


Cerimonia breve, ben condotta, e con un siparietto divertente con il Ministro della Cultura francese.
Questi i vincitori:


Miglior serie: 
Città 14 
Non lo conosco.

Premio intergenerazionale: 
i Giorni della Sposa di Kauro Mori 
Non lo conosco.

Premio Speciale della giuria:
Frank et le congrès des bêtes  di Jim Woodring
All'Association restano le briciole.


Premio uno sguardo sul mondo: 
a Yoshihiro Tatsumi per Gekiga Hyōryū

Premio Audace (fumetto erotico): 
a Norman Navarro per Teddy Beat
Lo conosco. Purtroppo. Una robina inutile e facile.

Premio rivelazione: 
TMLP - ta mère la pute di Gilles Rochier
Non lo conosco ma il titolo mi spinge a volerlo conoscere.

Premio del Patrimonio: 
all'integrale di Carl Banks, La dinastia di Donald Duck
Da noi questo materiale è stato pubblicato in edicola, se non erro.

Premio Polar (mistery-thriller-noir): 
a Simon Hureau per Intrus à L'étrange.
Non conosco.

Premio della FNAC: 
a Portugal di Cyril Pedrosa.
Bello tanto.

Premio Giovani (i giurati avevano meno di quattordici anni):
a Zombillenium volume 2, di Arthur de Pins.
Inutile. de Pins dovrebbe fare solo donnine.
Premio della BD alternativa: 
al numero 9 della rivista Kus!

E veniamo ai due premi che contano davvero.

Albo del 2012:
Chronaques de Jérusalem di Guy Delisle.
Delisle si è inventato un genere di fumetto con i volumi precedenti a questo e, sostanzialmente, continua esattamente sulla stessa strada. I volumi precedenti sono stati praticamente ignorati e questo sembra un premio riparatorio perché il volume pare inferiore.

Grand Prix 2012 (che comporta che, il prossimo anno, sarà presidente della manifestazione) a:
Jean-Calude Denis.
Classe 1951, ha iniziato a fare fumetti nel 1974. Apprezzato cantautore rock e sguardo lucido dellla borghesia intellettuale francese. Tradizionale nella forma espressiva e non particolarmente amato dai colleghi, Denis pare è una scelta significativa per il momento attuale della BD.
I fasti, gli stravizi e le polemiche dell'Association sono finiti, sembra dire la giuria di Angouleme, è tempo di badare al sodo.
Le parole espresse da Denis in conferenza stampa non hanno fatto altro che rimarcare ulteriormente questa sensazione visto che il neo-presidente di Angouleme ha detto che  BD naviga in un mare in tempesta a causa di una crisi tanto economica, (generale) quanto creativa (specifica del fumetto francese) e che sarà suo dovere portare la nave in porto. Rimanendo sulla barca, ha poi aggiunto.
Tenendo conto che il grande rivale per il premio era l'italiano Mattotti, il riferimento a Schettino è parso ben poco gentile.

Per il resto, poco da aggiungere se non che i premi espressi sono stati la conferma dell'idea che mi ero fatto del clima di questo festival.
Ma di questo, ve ne parlo domani, dall'Italia.

29.1.12

Un mucchio di foto da Angouleme.


Cartoline






Mura Dipinte


Topi e altro nella personale di Spiegelman (detto anche: il nostro amico Artie)













Galli

Non è l'Enterprise ma il museo del fumetto

Quel tavolino/libreria lo voglio a casa.

Un gatto psicopatico nella mostra sulla storia del fumetto allestita da Artie.

Il Re. 

Will.

Carl.

Walt.

Harvey



Robert

Jaime

Daniel


Lorenzo

Moebius

Non me lo ricordo

Ancora cartoline



Andrea sulla torre.

Brutti fumetti dalla mostra di Taiwan.



La bella mostra di Dog





Paolo

 Cosplayer Promozionali

Hergé (che comunque, era Belga...)

...

Padiglioni







Daniele (è quello a destra)

Guarda chi si vede...

Editori e fumetti.











Un bel cielo.

Le scale della sala stampa.

La sala stampa.

Altri editori e fumetti.



Stefanelli spiato.

Nostalgia di casa