11.12.06

Bonelli e la rivoluzione.


Lo devo ammettere: tra lo stile signorile e discreto della Bonelli e quello pacchiano e urlato della Marlvel-Panini, io sono più in linea con il secondo.
Fosse per me, ogni volta che dovesse uscire un albo di Dylan Dog scritto da Sclavi, ci metteri lo strillo in copertina per publiccizzare a chiare lettere la cosa, ogni esordio di nuovi sceneggiatori o disegnatori sarebbe presentato come un evento epocale e un qualcosa da urlare ai quattro venti, ogni avvenimento degno di nota sarebbe sottolineato con quanta più forza possibile.
In poche parole, io monterei l'hype per qualsiasi nonnulla.

Del resto io sono uno di quelli che ama la grafica da supermercato più che l'elegante il contegno del rispettabile negozio di prelibatezze... è una mia debolezza, perdonatemi.

Ma questo non preclude di guardare con grossa stima al profondo lavoro di rinnovamento fatto dalla Bonelli in questi ultimi due/tre anni.
Un rinnovamento fatto in maniera invisibile, al punto che molti di voi si staranno chiedendo di cosa diavolo parlo.

Conoscete la solita storiella che in Bonelli sono solo Tex e Dylan Dog a tirare avanti tutta la baracca, permettendo ad un sacco di testate in perdita di raggiungere le edicole?
E' una favoletta del passato.
In maniera silenziosa ma implacabile la Bonelli ha tagliato tutti i rami secchi e messo le testate più problematiche (sotto il profilo dei conti) in condizione di non nuocere troppo e, nel caso, rilanciarsi.
In edicola, oggi, la Bonelli ha un gruppo di testate mensili che portano tutte i soldi a casa:
Tex, Dylan Dog, Julia, Nathan Never, Dampyr, Zagor.
Trovatemi un'altra casa editrice che possa vantare l'intero parco di uscite mensili in attivo e vi pago una cena (l'Astorina non vale).

Vogliamo parlare dell'ambito bimestrale?
Brendon che è un prodotto che è sempre andato bene (e la presenza di uno speciale estivo lo dimostra) e il nuovo rapporto tra foliazione e prezzo di Magico Vento e Martin Mystere mettono le due testate in condizione di non perdere soldi e di cercare un rilancio, senza il bisogno di chiuderle.
Anche qui la Bonelli ha fatto un lavoro certosino di limatura e correzione del tiro.

Nuove proposte?
Brad Barron è stato un buon successo che ha potuto non solo vantare ottime vendite ma anche una ridotta dispersione dei lettori (merito della formula delle miniserie? ), Demian lo segue e altre proposte molto interessanti sempre nell'ambiro delle miniserie sono in procinto di esordire.

Poi ci sono le ristampe che vanno bene per forza e sono anche tante.

E per finire... parliamo proprio dell'oggetto:
l'albo Bonelli ha subito una profonda trasformazione che però sembra essere sfuggita ai più.
Oggi un albo della Bonelli è stampato meglio, ha una colla migliore che lo rende praticamente eterno e una copertina flessibile, resistente e di incredibile qualità.
In poche parole, è un oggetto di pregio che ha saputo migliorarsi senza perdere continuità con il passato e che viene venduto ad un prezzo veramente ridicolo.

Tutti questi elementi ritraggono una casa editrice sana che fa un un mucchio di uscite annuali, produce tonnellate di pagine e riesce a guadagnarci... ed è pure il ritratto di una casa editrice che ha saputo correggere la rotta, riposizionarsi sul mercato e che sa fare bene i suoi conti.
Ovvio che la manovra sia stata lenta: una nave ammiraglia è un'imbarcazione pesante e poco agile, e certe volte il suo capitano la conduce con un eccesso di prudenza... ma difficilmente affonda.
Ovvio, un gommone da scafisti è più veloce, reattivo, divertente e avventuroso... ma sui gommoni si sta scomodi, ci si bagna, si soffre il freddo e e qualche volta si va pure a picco.

In poche parole, un bel plauso alla Bonelli, innovatrice invisibile.

Ora se riuscisse anche a trovare un modo per abbassare quel dannato pareggio stratosferico che tutte le testate devono raggiungere, sarebbe perfetta...