27.12.06

A chi vendiamo? Nonostante quello che sembra, non è un intervento sui videogiochi...




Le grandi produttrici di hardware di videogiochi si intterogano da anni su un grave dilemma: come vendere i loro prodotti ai non appassionati di videogiochi.
Mi spiego: Sony, Microsoft e Nintendo non si accontentano di un utenza che supera agevolmente i 10 milioni di persone ma vogliono andare oltre perché sanno che quei 10 milioni sono gli appassionati hardcore di videogiochi e che fuori c'è tutto un mondo di non appassionati, consumatori potenziali, che aspettano solo di essere colti.

La risposta a questa domanda da parte di Nintendo è stata prima il DS e poi il Wii, macchine gioco dall'approccio non convenzionale che rischiano (sulla carta) di scontentare l'hardcore gamer ma che possono avvicinare il casual gamer o il completo neofita.

La Sony ha cercato la via dell'high-tech, cercando di trasformare prima PSP e poi PS3 nel corrispettivo multimediale degli impianti stereo in alta definizione di una ventina d'anni fa. In sostanza una PS3 dovrebbe trovare posto in salotto come l'imperatrice tecnologica della casa.

La Microsoft se ne è fregata e la Xbox 360 è una macchina per l'hardcore gamer duro e puro. Una scelta conservatrice e all'insegna del pragmatismo.

Ora io mi chiedo : ma perché nei fumetti nessuno si pone la stessa domanda?
Perché nessuno prova a fare fumetti che non vendano al solito parco lettori (sempre più bombardato di proposte) ma che vadano a cercare nuove fette di mercato?

In edicola esce sempre più roba, in libreria pure... ed è roba sempre più cara e sempre più rivolta verso il lettore di fumetti hardcore.
Presto o tardi questo lettore ci manderà tutti a quel paese e si metterà a fare origami con le pagine di John Doe.

Perché invece di cercare di vendere allla solita fascia di lettori (tra i venti e trent'anni, maschio, bianco) non si cerca di raggiungere i non lettori, le donne, le varie minoranze etniche e le generazioni più giovani?
Ok, per i bambini, in via del tutto teorica, ci dovrebbero essere alcuni editori specializzati (tra cui la Disney)... ma per il resto?

Possibile che l'unico autore italiano che aha avuto la consapevolezza e la capacità di realizzare un prodotto mirato per andare oltre al consueto pubblico fumettistico sia stato Berardi con Julia?
(sì, ok... anche DylanDog c'è riuscito ma ho l'impressione che l'operazione fosse meno "pensata" di quella di Julia)

Possibile che l'unico editore italiano che abbia cercato di vendere ad un pubblico "altro" sia la Coconino, che però non ha i mezzi per poter raggiungere (con continuità e con un prezzo accettabile) un pubblico più vasto?

L'ultimo successo completo della Bonelli è stato Brad Barron.
Complimenti a Tito... ma Brad Barron è come la Xbox 360: un prodotto solido, pensato e realizzato per andare a colpire il suo pubblico di riferimento già esistente ma del tutto disinteressato ad andare oltre. Certo, è stato un colpo da cecchino assestato con maestria, ma sarà servito a costruire qualcosa?

Perché nessuno prova a fare un fumetto dalle tematiche romantiche, lasciando che siano solo i Kappa (con i mezzi limitati di cui dispongono) a portare avanti coerentemente il discorso?

Perché qualcuno non prova ad esulare dal genere (bestemmia!) per produrre qualcosa che non sia il nostro amato e tradizionale fumetto d'avventura? E non parlo solo degli editori, sia chiaro... parlo anche di noi autori, che sembriamo sempre più incapaci di uscire dagli schemi di pensiero codificati (forse perché siamo, o siamo stati, noi stessi dei lettori hardcore?).

E' chiaro... si tratta di un rischio.
Si andrebbe a esplorare un territorio sconosciuto... ma anche un contadino può dirvi che a forza di sfruttare un terreno sempre con la stessa coltivazione, le cose prima o poi vanno a puttane.

Quanto vorrei vedere il corrispettivo fumettistico del Wii.

26 commenti:

eriadan ha detto...

Io mi accontenterei anche solo di trovare la wii.

eriadan ha detto...

A parte le vaccate penso che la possibilità di far rinascere il fumetto andando a pescare nuovi lettori si avrà quando ci sarà una fruizione di internet completa e non ancora troppo di nicchia com'è ora. Certo, non sarà fumetto su carta, sarà qualche cosa di diverso. E sarà un cambiamento che creerà nuovi canoni di linguaggio e quindi avrà la possibilità di presentarsi al pubblico mainstream in una veste nuova e non riconoscibile. Almeno questo è quello che penso.

Anonimo ha detto...

Il mio modesto contributo al tuo interessante spunto.

Anzitutto occore non fare confusione. Quella dei videogiochi è un'industria, quella del fumetto, no. A livello teorico, quindi, mentre Sony, Nintendo e Microsoft possono chiedersi come "catturare" una porzione di pubblico che a tutt'oggi sfugge al mercato videoludico, così non puo' essere lo stesso per un editore di fumetti anche grosso, come Bonelli, figuriamoci per un editore medio o piccolo.

E tra l'altro il fatto che i colossi industriali prima citati provino ad allargare il loro giro d'affari, non vuol dire nè che senz'altro vi riescano nè che un aumento di vendite derivi necessariamente dal fatto che nuovi "assetati" si abbeverino alla fonte videoludica.
Spesso si hanno "spostamenti" da un sistema ad un altro oppure si compra l'uno e l'altro sistema.

Del resto, neanche un colosso come Sony, allo stato, può essere sicuro di quello che sarà il destino della PS3 e delle dichiarazioni ottimistiche delle Alte Sfere Sony, beh, non so che farmene. Io sto ai fatti ed i fatti dicono che ad oggi Xbox 360 non ha concorrenza, perchè di Playstation 3 in giro ce ne sono tante quanti "gronchi rosa" abbondano nelle fiere di filatelia (è un'iperbole ovviamente, ma spero di rendere l'idea; a proposito, ma davvero credi che a Marzo PS3 sbarchi in Europa? ) e Sony ha avuto un sacco di casini, in primis problemi di produzione e cattiva qualità in certi tipi di circuiteria (meglio non scendere troppo sul tecnico). Risultato? Il vecchio detto "Promoveatur ut removeatur" ha colpito ancora, ed il caro Kuratagi oggi puo' fregiarsi di una carica più prestigiosa "Chairman e CEO" ma di fatto molto meno operativa della precedente, oggi nelle mani di Kaz Hirai.

Non vedo perchè a Sony non potrebbe accadere ciò che accadde a Nintendo col N64, insomma.
Il successo o l'insuccesso di una console spesso dipende da fattori così imponderabili, che l'imprevisto è sempre possibile.

In luogo di tutto ciò, a me pare che quei pochi editori che oggi, in Italia, hanno parte davvero attiva nel mercato, dovrebbero soprattutto preoccuparsi di fermare l'emorragia di lettori, perchè quello di trovarne di nuovi mi appare un compito al di là della loro portata vuoi economica vuoi di preparazione a livello di marketing e quant'altro.
Quanto a Berardi. Senza dubbio un gran professionista, persona colta e tecnicamente interessante. Non condivido NESSUNA delle idee che mette in campo nella realizzazione di "Julia" (leggi: "disegnatore, IO sono l'Autore, la tua creatività su queste pagine è pari a zero")albo che però ha il merito un po' di sfruttare l'onda lunga di Ken Parker, un po' di essersi diffuso a macchia d'olio fra studenti e studentesse (molte) di psicologia.

Il Wii del fumetto italiano esiste già ed è "John Doe". Io lo leggo, e mi diverto un sacco.
Non ci credi? Eppure è così: confezione editoriale di minor pregio di un Bonelli, stampa così così, disegni non sempre all'altezza ma di idee ottime ne veicola un bel po' (al di là del fatto che siano neo ciatazioniste o meno).

Il Wii è una macchina che non punta alla grafica strabiliante (e non puo' per limiti strutturali)ma al divertimento puro.

Su questo concorderai, spero.

RRobe ha detto...

Concordo sia sull'analisi della PS3 che su quella del Wii.
Su quella del fumetto in genere, sul mercato e sui suoi attori, e sulle riflessioni su Julia, c'è da discutere. Lo faccio domani, con calma.

asbadasshit ha detto...

So, sai, sappiamo.

S3Keno ha detto...

"Perché qualcuno non prova ad esulare dal genere (bestemmia!) per produrre qualcosa che non sia il nostro amato e tradizionale fumetto d'avventura? E non parlo solo degli editori, sia chiaro... parlo anche di noi autori, che sembriamo sempre più incapaci di uscire dagli schemi di pensiero codificati"...

Eddai, su, Rrobe, parla per te... troppi te ne potrei citare di autori che - anche attualmente, in Italia - esulano dal "tradizionale fumetto d'avventura" e fanno fumetti tutt'altro che codificati...
Ed è così OVVIO, ma guarda un po', che proprio loro NON pubblicano per Bonelli, Disney o Eura...

RRobe ha detto...

Autori in ambito popolare e con i mezzi per raggiungere il grande pubblico, Stefano.
L'ho specificato chiaramente.

jester24 ha detto...

Se non si pubblicano saghe d'amore o sentimenti in generale in bonelli non è colpa degli autori, ma degli editors. Ho la netta impressione che molte idee e soggetti vengano stravolti dagli editors perdendo molta della propria forza vitale per diventare soggetti-oggetti amorfi, sterili, seriali. Gli editors decidono CHI deve scrivere, COME deve scrivere, soprattutto COSA scrivere. Io mi chiedo come può un nerd dichiarato ed orgoglioso di ciò, che conosce a memoria tutte le battute di star wars e star treck, che colleziona miniature di robottoni e minchiate fantasy, come può un uomo dal simile background avere l'apertura mentale per decidere di investire soldi, talenti e tempo in una saga dove la morte fatta ragazza punk scende in terra per prendersi la figlia adottatta di una coppia di ragazze gay e ha dubbi esistenziali sul suo ruolo. Ci tocca tenerci imbottiture di piombo e uomini disarmati che si salvano davanti ad un antagonista che spara semplicemente tuffandosi contro.
p.s. il succitato lavora in bonelli.
jester

Anonimo ha detto...

Per Jester: parli di cose che non sai, e attribuisci agli editor (anzi, a un bravissimo autore "popolare") decisioni di politica editoriale che sono solo ed esclusivamente dell'editore.
E tra l'altro, per fare un esempio personale, a un lettore come me della storia della Morte ragazza punk non fregherebbe niente. Se non ti va di leggere storie di eroi che si tuffano a mani nude contro il cattivo, leggi altre cose. C'è ampia scelta.

Jokerman

PS: come mai tanta acredine? Ti hanno bocciato un soggetto per Nathan Never?

emo ha detto...

Spero non venga frainteso come spam, ma QUA più di un intervento potrebbe aggiungere degli elementi interessanti e allargare il discorso.

RRobe ha detto...

Torno a bomba sul discorso dell'anonimo.

Sul mercato: non lo so. Io non credo molto nell'emorragia del mercato. Credo che i lettori, più o meno, siano sempre gli stessi ma spalmati sun una offerta sempre più varia.
Non è una cosa che riguarda solo il fumetto ma tutti i generi d'intrattenimento.
Il genere si è frazionato e se negli anni '60 e '70 c'erano pochi generi che piacevano a molti, ora ci sono mille-sottogeneri che piacciono a pochi.
E' per questo che i grandi blockbuster americano non funzionano più come un tempo e che, per trovare un "terreno comune", un unico comun denominatore, le major cinematografiche si stanno appellando sempre più spesso all'effetto nostalgia (vedi gli infiniti remake di fenomeni del passato).
In sostanza, io credo che per salvarsi oggi, il fumetto debba guardare al domani.

Su Julia:
non è la mia tazza di tè e capisco le perplessità che possano suscitare la leggenda delle "angherie" a cui i suoi disegnatori sono sottoposti... ma sono "angherie" che hanno un senso.
Lo stile univoco nel disegno ha un perché ben preciso (quello di non alienarsi un pubblico di non appassionati che, in genere, mal digerisce il cambio di stile).
Le inquadrature "ricalcate" su quelle del formato televisivo o cinematografico servono per facilitar la decoifica di un lettore non avezzo al fumetto.
In poche parole, per me Julia è un prodotto pensato per vendere a chi i fumetti non li leggeva, e per me è un successo completo.

Su JD e il Wii:
non concordo.
JD è un fumetto per lettori hardcore.
Si compiace di dare pacche sulle spalle ai suoi lettori che "ne sanno" e cerca di creare il suo "piccolo club" di appassionati.
Non è un fumetto che allarga la cerchia di possibili lettori ma, anzi, si rivolge espressamete alla nicchia di una nicchia.
Tutto il contrario di una console come il Wii che, proprio nella capacità di raggiungere i non giocatori, ha il suo punto di forza.

Anonimo ha detto...

In realtà presunte malvagità nelle menti degli editor non c'entrano molto, il problema vero è nelle cape degli editori, secondo i quali se non fai avventura non vendi, e chissà, magari hanno anche ragione. Quanto a Bonelli, non fa altrig eneri per semplice linea editoriale: non gli interessano.
-Brendon

Antonio ha detto...

Ciao Rrobe, alla fine non ce l'hai fatta a non farti ingabbiare in un blog, eh?

Per me la tua riflessione è molto valida, e sono d'accordo sulle cose che tu dici, ma vorrei anche aggiungere (sarà banale dirlo, ma non tutti se ne ricordano) che al tuo post dovrebbero replicare gli autori Bonelli etc., più che i lettori...

Per il resto, ci sarebbe da allarmarsi del fatto che nessuno cerca lettori "non hardcore".
E parte della colpa è anche degli autori, questo è sacrosanto.
E, quando hai fatto cenno alla Kappa, secondo me hai colto nel segno...

Riccardo Torti ha detto...

Se scrivi uno shojo, io mi proponfgo come disegnatore!

In verità mi sono chiesto spesso come un fumetto di questo genere, realizzato da italiani, potrebbe attecchire...la risposta ovviamente è BHO

finale ha detto...

ammettendo che qualcuno crei un fantomatico nuovo genere, come è possibile infrangere le barriere del pubblico d'elite, cioè se uno non legge fumetti, quale dovrebbe essere la scintilla che lo spinge ad acquistarne uno?
se ci basiamo sulla casualità (cioè essere attirati da qualcosa andando in edicola...senza neanche prendere in esame l'esistenza delle fumetterie, luoghi ovviamente sconosciuti ai neofiti) non otterremo mai nulla ma non viviamo in un paese in cui i fumetti sono realmente integrati nella cultura e fanno parte della quotidianità (come il giappone) per cui, a mio avviso, è più un problema di sapere come proporsi che non un problema di contenuti (che, se vogliamo, è vincolato anche al tipo di pubblico che si vuol avere)

jester24 ha detto...

Un paio di chiarimenti per jokerman.
Non è importante cosa piace a me o cosa non piace a me. Il tema del post di rrobe era come trovare nuovi lettori. Io penso che toccare temi "sentimentali" possa essere una buona via, soprattutto se lo fa una casa con grandi mezzi e talenti quale la bonelli. Una linea di graphic novel tipo un'uomo un'avventura potrebbe esserne un'altra. Gli autori ci sono e i disegnatori anche, questa è la mia idea, tutto qui. Sostengo inoltre che è l'editor a proporre progetti editoriali e a costruire uno staff produttivo. L'editore approva o meno. Per fare nomi penso che il responsabile del successone commerciale di gregory hunter sia il "bravissimo autore popolare", non il suo datore di lavoro che si è semplicemente fidato.

Slum ha detto...

RRobe hai le idee e le possibilità per fare dei prodotti del genere?
Perchè se non hai le idee, e sei uno degli autori più originali del fumetto italiano, e le possibilità, e lavori per una delle case editrici maggiori, chi le ha?

Anonimo ha detto...

Mi riallaccio ancora all'intervento di Jester, sperando di restare IT. Jester, l'idea che tu buttavi là con nonchalance (la Morte punk) non sembrava affatto "sentimentale". La visione di un Bonelli-buon papà "tradito" da un figlio degenere, cioè un autore che "toppa", questa sì, è sentimentale.
(E d'altronde, Bonelli "si fidò" anche di D'Antonio per Bella & Bronco, col risultato che sappiamo).
Mi pare che Bonelli non sia affatto un editore "assente" quanto a interventi sulla linea editoriale, su ciò che gli autori possono o non possono fare.
E a questo punto, perché alcuni autori bonelliani siano andati a trovare altri sbocchi editoriali (attenzione: meno remunerativi economicamente) forse non è tanto incomprensibile.
Certo, noi tutti auspichiamo dalla SBE qualcosa di diverso. Ma possiamo intuire che gli autori si muovono tra paletti molto rigidi, piantati dall'editore, e l'editore non sembra esattamente a caccia di innovazioni (e dài: chi di noi crede che Stefano Piani abbia implorato in ginocchio di scrivere Il Legionario?).
Gli autori potrebbero osare di più, in questa situazione? Forse sì. Forse no. Ma questo mi sembra un po' dibattere del sesso degli angeli.

Jokerman

asbadasshit ha detto...

Sesso degli angeli o meno è un discorso troppo ampio per un dibattito serio sull'argomento. E' vero che Sergio Bonelli non è un filantropo sprovveduto ma un imprenditore dell'editoria, e come tale ha una sua linea di pensiero e considera il mercato secondo dei parametri personali misti al buonsenso di poter accettare altre interpretazioni (non dimentichiamoci che se fosse stato per lui Dylan Dog non avrebbe mai visto la luce, non in Bonelli, almeno. Ma si è fidato -quindi è vero che accade- e gli è andata bene.). Altrettanto vero è che un autore, geniale o meno, non può semplicemente immaginare di inventarsi qualcosa di nuovo, prendere e andare da Bonelli chiedendo di concretizzare. Non tutti gli autori hanno lo stesso peso, non tutti la stessa confidenza, molti devono passare attraverso gli editor (ed ecco un filtro in più), oltre a dover aspettare i tempi giusti (se sbagli i tempi e proponi qualcosa quando ci sono serie in via di salvataggio o sono state appena varate altre serie in prova sei un po' pirla e ti bruci l'occasione). Poi aggiungiamo i fattori umani e mettiamo anche un sano punto interrogativo su quanto davvero un autore possa avere un'idea innovativa -lasciamo stare le idee geniali- ed essere capace di svilupparla come dio comanda. Alla fine gli ingredienti sono tanti e vanno tenuti tutti in considerazione. Compreso il "bacino di utenti". I cosiddetti "nuovi utenti" possono essere raggiunti con lo stesso mezzo che si usa per il Wii, per "Elisa di Rivombrosa", per "The Blair Witch Project", per "Gomorra" e per "Viva Radio2" (ho messo insieme un'accozzaglia di esempi lontani tra loro e definendo il "comun denominatore" nel senso più ampio del genere): la pubblicità. Il lancio, semplicemente. Se si volesse lanciare un nuovo fumetto, esattamente del genere degli shojo, è ovvio che ci si rivolgerebbe a un bacino di pubblico che ora deve rosicchiare il romanticismo dagli albi bonelliani sperando che Julia e Webb concludano, che Dylan incontri una donna di spessore, che Harlan e Tesla vadano oltre l'ambiguità del loro rapporto, che Gea sfoghi le sue pulsioni adolescenziali ecc. E non è un bacino da poco. Che poi ci voglia una buona idea, un editor che ne sia convinto ed entusiasta sostenitore, che gli elementi presenti nella serie/miniserie/graphic novel proposta convincano Bonelli e tutta la "cupola" dirigenziale, che la casa editrice accetti il rischio e desideri investire in un lancio a suo rischio e pericolo è solo la base. Tutte le co-co-co-co-co-co-implicazioni vanno contate a parte, e sono tante. Alla fine il processo per immettere sul mercato un fumetto innovativo non è tanto diverso da quello per immettere un nuovo assorbente igienico.

E per la cronaca, prima che al RRobe tocchi difendermi: sì, sono del settore.

Salz ha detto...

Il tema di questo post non è solo interessante: è in sostanza IL dilemma per eccellenza, l'enigma che sembra nato per far discutere e per non essere mai risolto. NON sono del settore, ma vorrei dire anch'io la mia (se avrete la pazienza di leggere le righe di una persona poco competente in materia). Concordo in pieno con quanto scritto da asbadasshit: i fattori che decretano il successo commerciale di una serie e l'allargamento del bacino di lettori sono fattori impossibili da creare a tavolino, però penso anche che in tutto questo sia fondamentale l'apporto della pubblicità. Ce lo insegnano fin dalle elementari che la pubblicità è l'anima del commercio, e per pubblicità non intendo la quarta di copertina dell'albo Bonelli o Eura o chessòio dedicata alla nuova-serie-in-uscita-tra-un-mese... perchè se il lettore occasionale che passa per l'edicola non si sofferma nemmeno con lo sguardo sui fumetti, come farà a notare la pubblicità?
I fumetti allegati ai giornali vendono bene anche perchè sono pubblicizzati persino in radio... è vero che nessun editore di fumetti ha i mezzi per farsi propaganda in TV, ma se un giorno, andando in edicola, vedessimo uno di quei cartelloni esposti fuori con su scritto "Numero speciale di Dylan Dog: 20° compleanno!!!" invece che "La prima serie di Cento vetrine in DVD con Donna moderna!!!"...??? Se i banner di un sito Internet di acquisti online ci ricordassero che è uscito l'ultimo libro di Gipi? Non sono espedienti improbabili e inapplicabili, eppure darebbero indubbiamente un briciolo di visibilità in più al fumetto, no?

Anonimo ha detto...

cara asbadasshit, se sei un’amica di RRobe e frequenti questi lidi è normale tu sia del giro :)
Io sono un lettore e non sono del giro, tuttavia dopo aver macinato tonnellate di vignette e speso tonnellate di monetine, spero di poter dare un piccolo contributo a questa discussione aperta da Roberto (che tra parentesi è uno dei miei sceneggiatori preferiti).
Condivido la tua definizione di Sergio Bonelli come imprenditore dell’editoria, così come condivido in gran parte la tua analisi. Tuttavia, secondo me il bacino potenziale di cui parli non esiste, o meglio, se esiste è irrilevante in termini di grandi numeri. Oggi il più venduto tra i fumetti made in italy di genere popolare è Tex (nemmeno Dylan Dog riesce a stargli dietro). Anche i manga, che tra le varie cose aprono ad altri generi narrativi non affrontati dalla Bonelli, vendono poche migliaia di copie. E se si escludono casi sporadici come Dragon Ball, nessuno dei manga editi in Italia si è mai avvicinato alle cifre degli albi Bonelli meno venduti.
Purtroppo ci troviamo di fronte una base di lettori molto caratterizzata. Questa platea è prevalentemente composta da maschi, ha una certa età, ama l’avventura e un certo tipo di "regole" che i vari redattori e supervisori Bonelli sono costretti ad imporre ai loro artisti. Se si prova ad uscire dagli schemi pensati per questa platea si rischia di fare flop. Solo per fare due esempi, Jonathan Steele era "il più mangoso" dei prodotti Bonelli così come Napoleone era forse il più sperimentale, ma hanno entrambi chiuso i battenti.
E’ anche vero che questo zoccolo duro di lettori tradizionalisti si sta lentamente assottigliando. Però raggiungere tanti nuovi lettori senza scontentare lo zoccolo duro è qualcosa che rasenta la pura utopia. I lettori che amano le novità e sono aperti alla sperimentazione, sono costituiti da poche migliaia di unità. Si tratta in altre parole dei lettori informati che leggono anche romanzi , fumetti stranieri, e che vanno al cinema non solo a Natale per vedere Olè. Questi lettori che Roberto definisce giustamente "hardcore", spesso sono anche un sottoinsieme della grande platea Bonelli. Quindi i numeri sono sempre gli stessi. Li possiamo suddividere e spalmare come vogliamo ma il risultato non cambia.
Nella fattispecie, uno shojo o un derivato italico di quel genere, potrebbe interessare solo pochi lettori. Brad Barron invece, che ha saputo proporre al meglio le regole che contraddistinguono l’avventura classica Bonelli, pur nascendo in un momento storico difficile ha portato a casa un venduto di tutto rispetto.
E lo scrivo con una punta di rammarico, perché pur avendo letto con piacere Brad Barron non mi dispiacerebbe provare formule inedite.
Infine, per quanto riguarda i nuovi lettori, quelli che si potrebbero catturare e sommare allo zoccolo duro, non ci sono semplicemente perché odiano leggere. Preferiscono guardare il Grande fratello oppure programmi di "spessore" come Buona Domenica. Anche inondarli di pubblicità secondo me sarebbe inutile.

Starsky

RRobe ha detto...

Il problema è che voi parlate di lettori, ovvero realtà acquisite a cui possiamo chiedere di spendere in una certa maniera, piuttosto che in un'altra, i loro soldi.
Io invece dicevo proprio di andare a caparsi i non-lettori.

Anonimo ha detto...

Roberto, secondo me un non-lettore è irrecuperabile. Uno che legge solo il corriere dello sport se va bene, uno che guarda solo la televisione trash, uno che reputa leggere un'attività disprezzabile, uno che ride se ti vede leggere i giornalini perché roba "da bambini" è perso in partenza. Gente che anche quando va dal medico e sosta nella sala d'attesa, sfoglia le riviste guardando solo le figure.
Personalmente ne conosco a pacchi di gente così... O forse sono io troppo pessimista. Spero di sbagliarmi.

Starsky

RRobe ha detto...

Però è questo il "miracolo del Wii" e quelloa cui punta la Ninetndo, adesso.
Non ai giocatori ma ai non-giocatori, per allargare il bacino.
Julia, per me, è riuscito proprio per questo.

Anonimo ha detto...

Ma infatti l'eventuale bacino di utenza su cui puntare sono quelle migliaia di persone che vanno al cinema, leggono romanzi, seguono telefilm... io ne conosco tanti di lettori che leggerebbero fumetti, se sapessero che ne esistono di "belli" e che non sono tutti serie d'avventura a scopo puramente escapistico. E guardate che non sono così poche le persone così :)

eriadan ha detto...

Mumble, io rilancio l'ipotesi di internet argomentando meglio. Secondo me una buona possibilità, per un grosso editore, di andare a pescare nuovi lettori è promuoversi su siti mainsteram come repubblica.it, corrieredellasera.it e cose del genere. Al momento internet sta ancora attirando tante persone e non penso abbia saturato il suo possibile bacino d'utenza. Ogni persona ceh capita sulla rete, per forza di cose, prima o poi, si trova a passare per alcuni siti, vuoi che siano o quelli dei grandi quotidiani o quelli di tin.it o libero.it perché li si possono fare le caselle postali nel modo più facile per il poco avezzo alla rete. Promuovere il fumetto in modo multimediale in quei punti permetterebbe di farlo conoscere, di imporlo in qualche modo, anche a chi non si sognerebbe mai, in dicola, di sfogliare un albetto a disegni.
Secondo me internet è ancora un treno che sta passando e che attira gente nuova giorno dopo giorno, nuovi pesci. Certo è che, secondo me, se si aspetta ancora un po e tutti avranno internet si perderà quell'effetto novità che fa si che il nuovo utente sia più disposto a stare su un sito, rispetto ad uno scafato.

Slecazzata a margine: pregevolizzimo il "ruggito del coniglio" e le motivazioni che hanno portato "fato" a rimanere chiuso in se