27.12.06

A chi vendiamo? Nonostante quello che sembra, non è un intervento sui videogiochi...




Le grandi produttrici di hardware di videogiochi si intterogano da anni su un grave dilemma: come vendere i loro prodotti ai non appassionati di videogiochi.
Mi spiego: Sony, Microsoft e Nintendo non si accontentano di un utenza che supera agevolmente i 10 milioni di persone ma vogliono andare oltre perché sanno che quei 10 milioni sono gli appassionati hardcore di videogiochi e che fuori c'è tutto un mondo di non appassionati, consumatori potenziali, che aspettano solo di essere colti.

La risposta a questa domanda da parte di Nintendo è stata prima il DS e poi il Wii, macchine gioco dall'approccio non convenzionale che rischiano (sulla carta) di scontentare l'hardcore gamer ma che possono avvicinare il casual gamer o il completo neofita.

La Sony ha cercato la via dell'high-tech, cercando di trasformare prima PSP e poi PS3 nel corrispettivo multimediale degli impianti stereo in alta definizione di una ventina d'anni fa. In sostanza una PS3 dovrebbe trovare posto in salotto come l'imperatrice tecnologica della casa.

La Microsoft se ne è fregata e la Xbox 360 è una macchina per l'hardcore gamer duro e puro. Una scelta conservatrice e all'insegna del pragmatismo.

Ora io mi chiedo : ma perché nei fumetti nessuno si pone la stessa domanda?
Perché nessuno prova a fare fumetti che non vendano al solito parco lettori (sempre più bombardato di proposte) ma che vadano a cercare nuove fette di mercato?

In edicola esce sempre più roba, in libreria pure... ed è roba sempre più cara e sempre più rivolta verso il lettore di fumetti hardcore.
Presto o tardi questo lettore ci manderà tutti a quel paese e si metterà a fare origami con le pagine di John Doe.

Perché invece di cercare di vendere allla solita fascia di lettori (tra i venti e trent'anni, maschio, bianco) non si cerca di raggiungere i non lettori, le donne, le varie minoranze etniche e le generazioni più giovani?
Ok, per i bambini, in via del tutto teorica, ci dovrebbero essere alcuni editori specializzati (tra cui la Disney)... ma per il resto?

Possibile che l'unico autore italiano che aha avuto la consapevolezza e la capacità di realizzare un prodotto mirato per andare oltre al consueto pubblico fumettistico sia stato Berardi con Julia?
(sì, ok... anche DylanDog c'è riuscito ma ho l'impressione che l'operazione fosse meno "pensata" di quella di Julia)

Possibile che l'unico editore italiano che abbia cercato di vendere ad un pubblico "altro" sia la Coconino, che però non ha i mezzi per poter raggiungere (con continuità e con un prezzo accettabile) un pubblico più vasto?

L'ultimo successo completo della Bonelli è stato Brad Barron.
Complimenti a Tito... ma Brad Barron è come la Xbox 360: un prodotto solido, pensato e realizzato per andare a colpire il suo pubblico di riferimento già esistente ma del tutto disinteressato ad andare oltre. Certo, è stato un colpo da cecchino assestato con maestria, ma sarà servito a costruire qualcosa?

Perché nessuno prova a fare un fumetto dalle tematiche romantiche, lasciando che siano solo i Kappa (con i mezzi limitati di cui dispongono) a portare avanti coerentemente il discorso?

Perché qualcuno non prova ad esulare dal genere (bestemmia!) per produrre qualcosa che non sia il nostro amato e tradizionale fumetto d'avventura? E non parlo solo degli editori, sia chiaro... parlo anche di noi autori, che sembriamo sempre più incapaci di uscire dagli schemi di pensiero codificati (forse perché siamo, o siamo stati, noi stessi dei lettori hardcore?).

E' chiaro... si tratta di un rischio.
Si andrebbe a esplorare un territorio sconosciuto... ma anche un contadino può dirvi che a forza di sfruttare un terreno sempre con la stessa coltivazione, le cose prima o poi vanno a puttane.

Quanto vorrei vedere il corrispettivo fumettistico del Wii.