16.12.06

Correndo.



Ci sono libri che ti si appiccano addosso e non te li scolli più.
Quando lessi per la prima volta "La Lunga Marcia" di Bachman-King, avevo non più di dodici anni e ne rimasi fulminato.
Con gli anni mi capitò di rileggerlo spesso (non ci vuole più di un pomeriggio) e passai un mucchio di tempo a cercare di capire perché quel libro aveva una tale fascinazione su di me.
Oggi credo che principalmente dipenda dalla sua struttura minimale e ridotta all'osso.
Adoro le storie semlici e scarne e "La Lunga Marcia" è uno libro perfetto sotto questo punto di vista, anche meglio di "Duel", il racconto capolavoro di Matheson.
E proprio come "Duel" (ma in maniera anche migliore), "La Lunga Marcia" ha un significato metaforico che però non è sottolinato grossolanamente e può essere colto o ignorato, senza per questo inficiare la qualità del romanzo.

Alla fine tutto si riduce a una marcia a cui tutti i neo-maggiorenni possono iscriversi.
Si deve tenere una media di quattro miglia l'ora.
Ogni volta che si scende sotto questo limite, si riceve una ammonizione.
Alla quarta ammonizione si viene eliminati... in senso letterale.
Correndo per abbastanza tempo e senza ricevere ulteriori ammonizioni, si possono cancellare quelle ricevute in precedenza.
Il premio è un "desiderio" che verrà esaudito dallo stato.
Vince l'ultimo sopravissuto.

Tutto qua.
Nulla di più, nulla di meno.
Un semplice libro di fantascienza apocalittica e una acuta e pessimistica riflessione sulla vita.
Ora scusatemi ma non ho tempo da perdere per continuare a scrivere... devo rimettermi a correre.