15.12.06

E se fosse davvero l'inquisizione spagnola?


Quelli che mi seguono da anni sul web, lo sanno: io sono uno di quelli che alla "crisi del fumetto" non ci crede.
Del resto sarei uno stupido a negare che il pubblico si è frazionato su una offerta sempre più vasta e che dove prima mangiavano in pochi ma bene, oggi mangiano in tanti e male.
Escluse le testate storiche che hanno un pubblico di lettori conquistato decenni fa e mantenuto nel tempo, le novità editoriali devono confrontarsi con una folla infinita di prodotti concorrenti, e questo è un dato d fatto.

In più, gli standard dei prezzi dei nostri autori, confrontato con i costi bassissimi dell'importazione di prodotti esteri, rende il processo di produzione interna un'azione quasi insensata.
Allo stato attuale, bastano poche migliaia di euro per inventarsi editore, comprare i diritti di qualce fumetto americano e pubblicarlo... mentre ce ne vogliono quasi centomila per produrre un prodotto internamente, rispettando tutti i canoni dell'italica produzione (il pagamaento a tavola, il formato Bonellide, la distribuzione nelle edicole e via dicendo).

Oltretutto il nostro prodotto tradizionale è praticamente non esportabile e quindi le unice speranze di guadagno di un editore si devono concentrare sul mercato interno, senza alcuna possibilità di ulteriori introiti derivanti dalla vendita di diritti all'estero.

Visto il panorama, pare quasi assurdo che in giro ci sia sempre qualche editore che a produrre fumetti in Italia, ci prova lo stesso.
Ma a quale prezzo?
E' ovvio... paghe basse per gli autori.
Se un fumetto Bonelli ha un pareggio superiore alle 30.000 copie (ovvero deve vendere più di 30.000 copie per cominciare a guadagnare e se ne vende di meno è in perdita) e se questa cifra deriva dal costo degli autori ma anche dal costo della struttura della Bonelli stessa, un bonellide (albo non della Bonelli ma con le stesse caratteristiche) non può permettersi di fare lo stesso.
Senza il marchio Bonelli, senza la sua platea di riferimento, il pubblico raggiungibile non è nemmeno la metà... è un terzo.
Non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, quindi, che le case editrici di bonellidi paghino un terzo di quello che paga la Bonelli.
E' la più banale delle leggi di mercato, vendo un terzo, pago un terzo.. altrimenti non ci campo.

Ma gli autori non scrivono e disegnano "un terzo", a loro è richiesto comunque il "full monty", il servizio completo.
E qui nasce lo scorno.
Io non dico che le lamentele degli autori siano sbagliate (per carità, sono nella stessa barca), ma non accetto il fatto che si rifiuti di guardare alla realtà... le cose stanno così e punto.
Quando il settore delle automobili americano andò in crisi a causa dei metodi produttivi di quelle giapponesi, gli operai americani e si dovettero adeguare a combattere con le stesse armi nel tentativo di sopravivere in un mercato sempre più globalizzato.

Allo stato attuale, ci sono bravissimi disegnatori di paesi del terzo mondo (ok, l'espressione non è politicamente corretta ma questo sono) che sono dispostissimi a lavorare per quelle che per noi sono cifre da fame e che per loro, invece, è uno stipendio da nababbi.

Allo stato attuale, con i soldi che chiediamo noi per 94 pagine di fumetto pagate secondo gli standard, ci si comprano il quadruplo di pagine prodotte in America, Francia, Giappone o Corea.

Certo, possiamo prendere la nostra valigia di cartone ed emigrare verso la Francia... ma vi siete mai chiesti perché i francesi hanno accolto a braccia aperte l'invasione di italiani degli ultimi anni?
Perché, in larga parte, noi siamo i loro argentini.
Siamo bravi, veloci e costiamo meno dei loro autori.
E mi immagino con quanta simpatia gli autori francesi guardino alla nostra gente...

Se invece vogliamo rimanere nelle nostre italiche terre, le scelte non sono poi molte.
Cercare di entrare in una di quelle realtà che vendono tanto e quindi pagano tanto... oppure lavorare per quelle altre realtà che vendono di meno e pagano di meno.

Sono le leggi del mercato globale, amici miei... non ci si può aspettare di venir pagati bene se il prodotto su cui lavoriamo non vende altrettanto bene.

Sembra strano ma questo concetto pochi autori sembrano capirlo o volerlo accettare...

26 commenti:

veritas_aequitas ha detto...

odio fare commenti che non c'entrano nulla con i post.. ma la tua mail di fastweb e' ancora valida?

mik.

RRobe ha detto...

sì.

emo ha detto...

alla luce di tutto, quindi, uno che deve fare?
ok la questione sempinterna del fare ciò che si sente necessario per il proprio modo di intendere il fare fumetti, ma risolto questo: si mette in fila da Bonelli?
si mette in fila da Disney o Eura o?
prova a fare da solo?

RRobe ha detto...

Lavora sodo e si lamenta di meno.

uno che ripassa ha detto...

A parte le cifre opinabili, a mio avviso, il conto della serva pare comunque non tornare. Per andare in pareggio a 30.000 copie un albo che ha bisogno di 100.000 euro di produzione dovrebbe costare 3,30 euro... ora mi sfugge il prezzo dei Bonelli (non li compro più da un po'), ma credo sia abbastanza inferiore... Delle due l'una: o non servono 30.000 copie per il pareggio o non servono 100.000 euro per la produzione (io propendo per la seconda)

armaduk ha detto...

Complimenti per la sintesi. Mi pare che l'analisi non faccia una grinza. Solo un punto non mi torna: se la situazione per gli autori italiani è così critica come fai a dire che la crisi non c'è?
Per il resto rimando alle pertinenti domande del buon Emo.

Anonimo ha detto...

vuol dire che tu guardi con "simpatia" gli autori argentini? spiegati meglio che hai scritto davvero una frase orribile.

cerbero ha detto...

"Sono le leggi del mercato globale, amici miei... non ci si può aspettare di venir pagati bene se il prodotto su cui lavoriamo non vende altrettanto bene"

Aggiungo: Se poi il prodotto fa schifo, vende poco e nulla, chiude presto etc... come ci si può aspettare di venir pagati? Anzi di più, come ci si può aspettare di continuare a fare questo mestiere?

RRobe ha detto...

A pagarti ti devono pagare se ti hanno commissionato un lavoro e poi lo hanno approvato e stampato.
Ma il principio secondo cui se lavori su Dylan Dog o lavori su Pinco Pallo, devi essere pagato più o meno lo stesso... è fallato a monte e nega la realtà del mercato.
S, la fatica potrà essere pure la stessa ma i risultati sono differenti.

RRobe ha detto...

Per Uno Che Passa: le cifre sono esatte.

Cerbero ha detto...

Si ma io volevo dire: c'è una cifra sotto alla quale si va fuori dalla professione e si entra negli "amatori" con tutte le conseguenze. Tra le quali la più rilevante è quella di ottenere un prodotto che venderà poco ( e che quindi poi pagherà poco gli autori che dovranno lavorarc... e così via in una catena infinita al ribasso e verso il dilettantismo...)

Anonimo ha detto...

Hai ragione rrobe, le regole di mercato non si discutono.
Però è un pò troppo facile tagliare sempre sulla parte debole, anche l'editoria ha imparato dai grandi manager ovvero tagliare sui costi e rischiare il meno possibile per guadagnare al massimo.
Leggera flessione sulle vendite, taglio immediato della tiratura e conseguente ulteriore flessione delle vendite fino alla costituzione dello zoccolo duro che consente un guadagno certo.
Stessa logica per i distributori...
alla fine tutto questo viene pagato da chi? dall'editore? no. Dal distributore? no. Forese dagli autori... penso di si.
Ma allora cosa ne deriva? che il disegnatore/scrittore di fumetti deve essere ricco di famiglia?:-) se non si entra in realtà veramente professionali si rimane nell'hobbistica, nel secondo lavoro da svolgere di sera, perchè tu dici lavorare sodo e lamentarsi meno... per quella che è la mia esperienza ho sempre lavorato durissimo, arrivo tranquillamente a 11/12 ore al giorno 7 giorni su 7, ricevo una retribuzione a tavola che è medio/alta nel panorama italiano fuori da bonelli/disney/astorina arrivando comunque ad un totale mensile parificabile si è no allo stipendio di un impiegato di basso livello (che dalla sua ha ferie,fine settimana, 40 ore settimanali, malattia, ecc.).
Non mi sono mai lamentato ma è un dato di fatto che se voglio vedere mia moglie prima o poi o cambio lavoro o entro in bonelli/disney/astorina :-) non si scappa purtroppo.
Amo questo lavoro, ho rinunciato a lavori economicamente molto più accattivanti ma amo disegnare fumetti (con risultati discutibili almeno al mio occhio) e ci provo ma non so quanto potrò durare.
(tragica presa di coscenza)
Un saluto
Matteo

RRobe ha detto...

Condivido parola per parola, Matteo.
Però, quello che dico io, è che a oggi e con le attuali logiche produttive... non c'è scelta e lamentarsi è inutile.
Cambiare le logiche a monte, quella dovrebbe essere la via.

Se i pagamenti massimali del fumetto italiano sono troppo alti e lo cristallizzano perché è difficile rischiare... quelle troppo basse lo affamano.
Se si trovasse una via di mezzo, magari...

alessandro bottero ha detto...

in pratica roberto dice "così è."

ma perché DEVE essere così?

e se si dicesse "retribuzione più bassa, ma compartecipazione agli utili?"

più vendi più incassi

a questo punto avresti un incentivo a far vendere il tuo prodotto, non solo a prendere i soldi e poi fregartene.

mi spiego meglio

io editore ti do 50 euro a tavola.

poi superato il punto di pasreggio ripartiamo gli utili netti il 25% agli autori e il 75 alla casa editrice, o anche 30 e 70.

prendi meno, ma scommetti sul prodotto.

chi sarebbe disposto ad accettarlo oggi in italia?

per me nessuno.

RRobe ha detto...

E stai parlando di rinnovamento del sistema produttivo, appunto.

sraule ha detto...

alessandro: io lo accetterei e penso anche molti altri. non sarei così negativo se fossi in te. è vero che c'è una certa "pigrizia mentale" che fa pensare al disegnatore (o allo sceneggiatore) che incassare e dimenticare sia meglio, ma credo che ci siano parecchie persone disposte a scommettere su quello che fa.

dario dp ha detto...

RRobe, a bologna hai parlato di Garret anche come esperimento di produttivo.

Come va l'esperimento?

PS
come fumetto è troppo divertente e fatto molto bene, complimenti a tutti

Andrea ha detto...

mah,sarà che non ne capisco davvero niente,ma penso che un editore che paga i suoi 100 euro a tavola difficilmente si affiderà ad un disegnatore DAVVERO esordiente(tranne rari casi)mentre un editore che paga di meno ha un margine più alto per rischiare...e per fortuna(o purtroppo)la situazione è questa!Una volta si andava a "bottega"dai disegnatori affermati o ci si faceva le ossa sui pornazzi,in ogni caso era lavoro,tanto,e pagato poco...questa situazione adesso non c'è praticamente più,il livello qualitativo è salito parecchio e la gavetta si fa direttamente sul campo con tutti i rischi e i vantaggi che questo comporta...a ben pensarci se non fosse per questi editori che pagando di meno possono rischiare,all'esordiente non rimarrebbe altro che lavorare "gratis"per tutte quelle realtà editoriali minori(web\fanzines)senza mai poter mettersi effettivamente in luce e fare quel salto di qualità che per esempio le 94 pagine di un bonellide ti permettono di fare...mah,sarà che non capisco davvero niente...

Religimon ha detto...

sì, purtroppo hai ragione, però, invece di togliere soldi agli autori (in breve, è questo che succede, no?), perchè gli editori non prendono soldi dalla pubblicità? una pgina colorata e incasinata che magari interrompe la lettura sarebbe poi molto peggio dei disegni di un autore scontento che da lì ad un anno massimo finirà in un ufficio, in fabbrica, o chissà dove?? (in politica no, li credo siano tutti ex-editori :D )

così per dire

alessandro bottero ha detto...

religimon, ma che publbicità pensi di vendere in albi da fumetteria che vendono si e no 400 copie?

e non credere che nelle edicole sia diverso.

guarda che venduti al di sotto delle 30.000 copie per una agenzia pubblicitaria non contano nulla.

oltretutto quanto pensi di poter ricavare da UNA pagina? mille euro? diviso 100 pagine sono 10 euro a pagina

e mille euro è una cifra irreale.

anteprima vende (o distribuisce il concetto è lo stesso ossia sono presenti nel mercato) circa 7.000 copie nelle fumetterie. queste sono le cifre che sapevo PRIMA del restyling grafico. cifre che il 99,99999% dei fumetti venduti in fumetteria non raggiunge. ossia è il prodotto più diffuso nelle fumetterie

una pagina pubblicitaria NON costa mille euro. costa molto di meno.

ergo, da una pagina pubblicitaria tu editore da fumetteria ricavi poco (anche ammesso che trovi chi te la prende)

e poi QUALI pubblicità?

videogiochi? ma 30.000 copie diffuse in edicola sono inezie. non gli interessa acquistare uno spazio. vanno direttamente altrove.

film? 30.000 copie diffuse (e ricordiamo che 30.000 copie diffuse equivale in media a un venduto di circa 4.000 copie quando va bene) sono poche e non interessano.

se la pubblicità non è presente nei fumetti è perché i fumetti vendono poco.

quando i fumetti vendono tanto allora arriva.

infatti ci sono casi di fumetti che hanno pubblicità, ma sono quei fumetti che tutti snobbano. Prezzemolo, i fumetti delle edizioni Cioé, e altri prodotti "invisibili" per gli autori e i critici.

quelli vendono. e hanno pubblicità.

gli altri, quelli che occupano il 100% delle elucubrazioni mentali, vendono poco. e quindi non hanno pubblicità.

sraule ha detto...

non per fare sempre la bastiancontrario, ma per la mia esperienza anche questo non è del tutto vero. ho scritto su una rivista che vendeva sì e no 400 copie ed aveva pubblicità al suo interno.
certo che non era la pubblicità della swatch. in gran parte erano pubblicità di iniziative culturali e simili che non avrebbero disprezzato anche una cinquantina di persone in più... e certo che quella pubblicità non copriva i costi di produzione modello vogue, ma era comunque un aiuto.
forse anche in questo caso molte case editrici abbandonano l'idea in partenza perchè non gli sembra bello o pensano che non funzionerebbe, questo non lo so.

Moreno from IAF ha detto...

Se devo trovare della pubblicità, allora tanto vale che guardo la TV.

Credo che il primissimo passo per ottenere un minimo di rispetto, sia il cominciare a rispettarsi.

Votarxy ha detto...

Beh, Moreno, io senza pubblicità non leggerei Ratman

Moreno (from IAF) ha detto...

Rat-Man costerebbe uguale senza pubblicità. Credi che quel prezzo sia il suo punto di pareggio? Adesso che vende molto più di un tempo?

Il prezzo di un prodotto di tipo intrinsecamente "monopolistico" come un fumetto (o un CD o un DVD o un vestito firmato o comunque qualunque cosa che non possa essere riprodotta uguale identica da qualcun altro) non è dato più dal costo dai tempi delle guerre puniche. Il prezzo è stabilito in base a quanto si ritiene che il lettore sia disposto a pagare. (che nel caso dei fumetti da edicola in quel formato si basa su quanto costano gli albi Bonelli) La pubblicità su Rat-Man non ti fa risparmiare nulla, ti becchi semplicemente una pagina in meno per lo stesso prezzo.

Ma non ti voglio convincere a tutti i costi, se ritieni che senza pubblicità il prezzo aumenterebbe esattamente della "tariffa per copia" (che, se teniamo buono il prezzo di Anteprima - giusto per avere una base - di 500 euro per pagina pubblicitaria a colori, diviso diciamo un 25.000 copie giusto per fare cifra tonda fanno 2 centesimi a copia, portando il prezzo a 2.22 euro invece di 2.20) fai pure. Solo, rimango perplesso dal fatto che non compreresri più un fumetto che (suppongo) ti piace, se aumentasse di 2 centesimi? C'è qualcosa che non mi torna...

A meno che la richiesta di pubblità sia un atteggiamento prima di tutto CULTURALE, indipendente del tutto dall'entità di un ipotetico (e tutto da dimostrare) "risparmio". E' CULTURALMENTE che si pretende questo "risparmio dato dalla pubblicità" anche se fosse di 3 o 2 lire, o anche pari a zero.

Pavlov aveva previsto tutto questo.

Votarxy ha detto...

No, non intendo che non comprerei ratman se costasse un po' di più.
però non mi schifa vedere quella pagina di pubblicità alla fine.
diverso è il discorso per roba tipo Topolino, che quando ho smesso di leggerlo (bla bla bla clòndiche...) aveva metà pagine di pubblicità e metà di storie.
ciò che intendo è che se una casa editrice si appoggia a degli sponsor per tagliare un po' di spese fa bene, soprattutto se si tratta di realtà piccole.
sempre, cmq, in una certa misura.

BLOG NEWS ha detto...

Complimenti per il blog e per il post ti invito a visitare il mio blog http://newsfuturama.blogspot.com/ ciao