31.12.06

2007


Benvenuto 2007.


Saremo amici, vero?


Pronto alla resa un par di balle... tzè.

2006


Io ti ho odiato 2006.
Ho odiato la tua estate calda e il tuo inverno impotente, la tua primavera bagnata e il tuo autunno invisibile.
Ho odiato le beghe di cui sei stato carico e gli scherzi che ti sei divertito a tirarmi con il tuo discutibile senso dell'umorismo.

Tutto quello che mi hai portato via, io lo amavo.
Tutto quello che mi hai donato, me lo hai fatto pagare due volte il prezzo dovuto.

Vaffanculo , 2006... vaffanculo e a mai più rivederci.

30.12.06

Ma quante ne ha?






Quante, porca paletta?
Troppe.
DI qualità dico.
E' bellissima, brava, versatile, simpatica e buca lo schermo tanto in parti di primo piano, quanto in ruoli di controno.

E poi che tette, cazzo.

Vabbè...

Per la cronaca, Christopher Nolan imbrocca il quarto film di fila, dimostrando sempre di più di essere un regista dotato di uno stile visivo impeccabile, dotato di un grande occhio, abile nel saper servire la storia e in grado di far emergere la sua personalità senza dover forzare o stupire per forza.
Forse il migliore della sua generazione.

Noi Duri



Qualche settimana fa mi è capitato di rivedere "il duro del Roadhouse".
All'epoca lo avevo bollato come un filmaccio becero e, tutto sommato, neanche l'effetto nostalgia ha migliorato di molto il mio giudizio.
Però a rivederlo ho capito una cosa: che mi mancano i personaggi di una volta.
Quelli granitici, che si prendevano sul serio, tormentati da demoni troppo immani e privi di ironia.
Quel genere di eroi che il Colonnello Matrix di "Commando", il Martin Riggs di "Arma Letale 2" (non quello della prima pellicola che era ancora un personaggio fortemente drammatico) e il John McLane di "Die Hard", hanno spazzato via.

Mi mancano i Rambo, i Rocky, i Cobra e via dicendo.
Quegli eroi che non avevano paura di essere ridicoli nel prendersi sul serio.
Per carità... io adoro la svolta che Silver prima e Simpson & Bruckeimer poi, hanno imposto al genere action ma... è possibile che non si possa più avere manco un John Wayne o un Alan Ladd?

p.s.
Fortuna che ogni tanto fanno qualche remake e ne spunta fuori "Man on Fire" di Tony Scott.

29.12.06

Shaken, not stirred.

Sarà che senza di lui non esisterebbe il genere action.
Sarà che senza di lui non ci sarebbe Indiana Jones (Lucas e Spielberg hanno più e più volte ammesso l'enorme debito che Indy ha nei suoi confronti).
Sarà perchè impazzisco per l'estetica e il gusto dei suoi film, sarà che stravedo per l'impianto narrativo codificato che fa da scheletro a ogni sua impresa... o forse è colpa del tema musicale, delle battutacce... o magari dipende dal fatto che lui (insieme a Tex) è rimasto l'ultimo eroe del tutto privo di una sensibilità moderna, a cui non frega nulla di conoscere il suo "lato femminile" e che è genuinamente "scorretto".

Fatto sta che, alla vigilia di ogni nuova impresa dell'agente con il doppio zero, io mi emoziono.

Poco importa se il film poi si riveli una vaccata immane (come nel caso de "il mondo non basta"), un semplice passatempo ("Il domani non muore mai" o "Goldeneye") o una pellicola degna di stare vicino ai classici che l'hanno preceduta (come nel caso de "La morte può attendere")... nei giorni che precedono l'uscita di un nuovo 007, io vado in fibrillazione.

Non sono un bondiano "duro e puro", sia chiaro.
Esattamente come non sono un Trekker, o un maniaco di qualsiasi altra serie di film o telefilm (escludendo la Sacra trilogia, ma quella è religione).
In generale, io non sono un "fan" di nulla... ma ho un debole per Bond e sono in trepidante attesa di andare a vedere "Casino Royale.
Daniel Craig mi aveva già convinto su "The Pusher" e sembra un James Bond perfetto (solamente un poco troppo biondo ma pazienza).
Campbell, il regista, ha già confidenza con Bond (ha diretto "GoldenEye") e pur essendo un regista mediocre (vedere il sequel di Zorro per averne la certezza), sono certo che sarà in grado di portare a casa un compitono corretto.
Le recensioni in giro per riviste e siti cinematografici sono entusiastiche.

Cosa volere di più?
Una vodka martini agitato e non mescolato, mi pare ovvio.

Il respiro del Leviatano.

All'ultima Lucca, Massimo Carnevale e Riccardo Burchielli hanno dormito nella stessa stanza del country club che ci ospitava.

Massimo ha il sonno leggerissimo.
Riccardo, no.

Visto che Massimo è un ragazzo dal cuore d'oro ma dalla mente malvagia, ha deciso di riprendere la causa della sua insonnia lucchense a riprova dei patemi subiti.

Dato che il blog di Massimo è un blog serio, il valente copertinista e disegnatore mi ha chiesto di ospitare tale prova su questo spazio.

Chi sono io per dire di no a Massimo Carnevale?



Riccardo, pigliatela con il piccoletto che io non c'entro nulla, questa volta.

27.12.06

Basta un poco di zucchero...

Avevo avuto la stessa idea per un libero su LancioStory (l'ho iniziato e non finito... sic).

Guardatelo, è uno spettacolo.

A chi vendiamo? Nonostante quello che sembra, non è un intervento sui videogiochi...




Le grandi produttrici di hardware di videogiochi si intterogano da anni su un grave dilemma: come vendere i loro prodotti ai non appassionati di videogiochi.
Mi spiego: Sony, Microsoft e Nintendo non si accontentano di un utenza che supera agevolmente i 10 milioni di persone ma vogliono andare oltre perché sanno che quei 10 milioni sono gli appassionati hardcore di videogiochi e che fuori c'è tutto un mondo di non appassionati, consumatori potenziali, che aspettano solo di essere colti.

La risposta a questa domanda da parte di Nintendo è stata prima il DS e poi il Wii, macchine gioco dall'approccio non convenzionale che rischiano (sulla carta) di scontentare l'hardcore gamer ma che possono avvicinare il casual gamer o il completo neofita.

La Sony ha cercato la via dell'high-tech, cercando di trasformare prima PSP e poi PS3 nel corrispettivo multimediale degli impianti stereo in alta definizione di una ventina d'anni fa. In sostanza una PS3 dovrebbe trovare posto in salotto come l'imperatrice tecnologica della casa.

La Microsoft se ne è fregata e la Xbox 360 è una macchina per l'hardcore gamer duro e puro. Una scelta conservatrice e all'insegna del pragmatismo.

Ora io mi chiedo : ma perché nei fumetti nessuno si pone la stessa domanda?
Perché nessuno prova a fare fumetti che non vendano al solito parco lettori (sempre più bombardato di proposte) ma che vadano a cercare nuove fette di mercato?

In edicola esce sempre più roba, in libreria pure... ed è roba sempre più cara e sempre più rivolta verso il lettore di fumetti hardcore.
Presto o tardi questo lettore ci manderà tutti a quel paese e si metterà a fare origami con le pagine di John Doe.

Perché invece di cercare di vendere allla solita fascia di lettori (tra i venti e trent'anni, maschio, bianco) non si cerca di raggiungere i non lettori, le donne, le varie minoranze etniche e le generazioni più giovani?
Ok, per i bambini, in via del tutto teorica, ci dovrebbero essere alcuni editori specializzati (tra cui la Disney)... ma per il resto?

Possibile che l'unico autore italiano che aha avuto la consapevolezza e la capacità di realizzare un prodotto mirato per andare oltre al consueto pubblico fumettistico sia stato Berardi con Julia?
(sì, ok... anche DylanDog c'è riuscito ma ho l'impressione che l'operazione fosse meno "pensata" di quella di Julia)

Possibile che l'unico editore italiano che abbia cercato di vendere ad un pubblico "altro" sia la Coconino, che però non ha i mezzi per poter raggiungere (con continuità e con un prezzo accettabile) un pubblico più vasto?

L'ultimo successo completo della Bonelli è stato Brad Barron.
Complimenti a Tito... ma Brad Barron è come la Xbox 360: un prodotto solido, pensato e realizzato per andare a colpire il suo pubblico di riferimento già esistente ma del tutto disinteressato ad andare oltre. Certo, è stato un colpo da cecchino assestato con maestria, ma sarà servito a costruire qualcosa?

Perché nessuno prova a fare un fumetto dalle tematiche romantiche, lasciando che siano solo i Kappa (con i mezzi limitati di cui dispongono) a portare avanti coerentemente il discorso?

Perché qualcuno non prova ad esulare dal genere (bestemmia!) per produrre qualcosa che non sia il nostro amato e tradizionale fumetto d'avventura? E non parlo solo degli editori, sia chiaro... parlo anche di noi autori, che sembriamo sempre più incapaci di uscire dagli schemi di pensiero codificati (forse perché siamo, o siamo stati, noi stessi dei lettori hardcore?).

E' chiaro... si tratta di un rischio.
Si andrebbe a esplorare un territorio sconosciuto... ma anche un contadino può dirvi che a forza di sfruttare un terreno sempre con la stessa coltivazione, le cose prima o poi vanno a puttane.

Quanto vorrei vedere il corrispettivo fumettistico del Wii.

25.12.06

La luce di Massimo

Conobbi Massimo Carnevale (sia attraverso il suo lavoro che personalmente) molto anni fa.
All'epoca faceva copertine molto carine ma piuttosto garbate e convenzionalei per Skorpio e Lanciostory e aveva appena cominciato a far vedere al mondo di cosa fosse capace.
In quel periodo, nell'ambiente romano, andava di gran moda Saverio Tenuta.
Erano gli anni in cui Simon Bisley era Dio e una pubblicazione in America erail santo Graal.
Saverio stava appunto per pubblicare in America insieme a Lorenzo Bartoli. Il fumetto era "Dolls".

Nel frattempo Lorenzo stava scrivendo "Uomini e Topi" per Massimo Carnevale.
Massimo, sempre insieme a Lorenzo, aveva già realizzato alcune storielle brevi di straordinaria intensità e potenza ma è con "Uomini e Topi" che il suo talento esplose, spazzando via chiunque altro.

Quando vidi le prime tavole di "Uomini e Topi", ne rimasi sconvolto.
Massimo riuniva nel suo lavoro tutta una serie di influenze che amavo (da Norman Rockwell a Bill comecazzosichiama Sienkievitz, passando per Battaglia, Zaffino e Bernet) ma queste influenze erano metabolizzate e lo stile di Massimo era suo e suo soltanto.
Massimo era un mostro della tecnica e un genio della sensibilità.
Massimo era veloce e istintivo.
Massimo era furbo (come ogni buon fumettaro deve essere).
Massimo sapeva raccontare.

Ma c'era qualcosa di più:
Massimo aveva la luce dalla sua.
Una luce magica che lui sapeva gestire con insuperabile maestria.
La luce dei lavori di Massimo è divina, investe i suoi soggetti e li nobilita, facendoli trascendere e diventare altro.
E' una luce che proviene da un mondo migliore, la stessa che investiva le cose di Norman Rockwell, una luce "buona" in grado di infondere un senso di magia e meraviglia.

Ed è per questo che la copertina di Garrett 4 mi mette tanta paura.

Non è la prima volta che vedo illustrazioni a sfondo horror realizzate da Massimo... ma questa è la prima che trovo realmente spaventevole.
La luce di mMassimo, in questo caso, è davvero messa al servizio del male.
E' una copertina malevola, un oggetto oscuro e cattivo.
E' un tributo al male (e incidentalmente è la copertina perfetta per la conclusione di Garrett).

Ne sono affascinato e spaventato.
Mi chiedo cosa sarebbe in grado di fare quest'uomo se volgesse tutto il suo talento al mondo delle tenebre.

Mi sento come l'imperatore Palpatine all'indomani della caduta di Anakin Skywalker...


24.12.06

E Buon Natale.

Saluti ad un maestro.



Mentre nelle edicole torna Bella & Bronco, il suo creatore se ne va.
Un grande sceneggiatore e disegnatore, sempre poco ricordato (ma questa non è una novità) che avrebbe meritato maggiore attezione e studio.

p.s.
ma non si potrebbero eliminare i premi alla carriera? Portano una sfiga devastante.

23.12.06

Long Live Rock'n'Roll!

Prima che cominciate a farvi paranoie sul mio stato umorale o di salute...
oggi 'sto sentendo questa roba:









Non depone a favore del mio buon gusto ma sicuramente del mio buon umore!

2 legit 2 quit.



Sono tornato.
Non mi sento manco troppo storto.
Non so quanto durerà questa vacanza da quella che ormai è praticamente la mia professione ma fino a quando dura me la godo.

Qua sotto qualche messaggio deprimente scritto durante la settimana bianca.

L'essere uno.


Quando ero bambino, ero convinto di essere speciale.
Credo che sia una cosa comune a molti, specie ai figli unici.
Colpa delle mamme che vedono in noi il loro "bambino tutto speciale" e colpa pure dei fumetti, dei romanzi d'avventura, dei film fantastici e dei videogiochi, sempre pieni di giovani eroi prescelti chiamati dal destino.
In genere, con la crescita, questa convinzione va scemando e ci si rende conto che la propria merda puzza come quella di tutti gli altri e che al mattino ci infiliamo tutti i pantaloni una gamba alla volta... ma nel mio caso questo non è successo.
Nel mio caso è arrivata la scienza medica a salvarmi dal bieco realismo dell'età adulta.


La mia condizione clinica è una concatenazione di singolarità derivate dalla presenza contemporanea di varie patologie più o meno rare e complicata da una serie di errori medici.
E' una condizione praticamente irripetibile che mi rende unico.
In maniera piuttosto malsana, il mio ego ha preso coscienza di questo dato di fatto e se lo è appuntato sul petto come fosse un gagliardetto.

Sono cose che succedono quando si cresce mangiando pane e supereroi e con figure paterne rappresentate da John Wayne, Darth Vader, Clint Eastwood e Bruce Willis.

C'è un solo problema: in ambito medico, essere "unici" è come dire: "essere fottuti".

Una malattia "rara" va benissimo.
Se si è affetti da qualche patologia rara, i dottori fanno a gara per studiarti (e incidentalmente, curati) perché da te potrebbe derivare qualche progresso nella ricerca e magari qualche pubblicazione su rinomate riviste scientifica.

Ma se sei unico non servi a nessuno.
Fare ricerche su di te non avrebbe senso perché il tempo perso a risolvere l'enigma che tu, e solo tu, rappresenti, non avrebbe alcuna ricaduta, non aiuterebbe altri malati e non darebbe lustro al dottore di turno.

"Unico" e "Inutile", in medicina, sono parole che si somigliano molto.

E così, eccomi qui... l'eccentricità del piano "Sesto Enne" al Gemelli di Roma, il cubo di Rubik che nessuno è interessato a risolvere, il ragazzino diventato supereroe a causa di un morso radioattivo in un mondo pieno zeppo di mutanti.

Non mi sto lamentando: penso che questa logica sia pragmaticamente giusta e non ho la pretesa di mettermi a far a botte con la pragmatica o la giustizia... solo che ci sono volte in cui forse preferire davvero essere uno come tanti e non "il bambino tutto speciale della mamma".

Baci dal numero quindici del Sesto Enne.

Malati


Il luogo in cui ci sente più soli al mondo è l'ospedale.
Non conta quanta gente possa venire a trovarti per farti compagnia, darti il suo affetto e il suo sostegno... la distanza che intercorre tra il malato e la sua visita è maggiore di quella che passa tra un ciellino e la figa.

Essere malati ci mette fuori dal consorzio umano e ci scaraventa di peso nella terra di nessuno.

Se si è sani, poco importa dell'infinito amore che noi possiamo provare per il malato: nella parte più profonda e atavica del nostro cervello ci sarà sempre un istintivo uomo delle caverne che si metterà a urlare e sobbalzare, cercando di farci allontanare quanto più possibile da quell'esemplare infetto che una volta era un nostro caro.
Certo, noi potremo resistere e lottare contro questo troglodita, potremo appellarci al lato più nobile della natura umana e magari riusciremo pure a illuderci di riuscire a capire e condividere la sofferenza del malato... ma nulla di tutto questo potrà superare la differenza che passa tra la posizione verticale e quella orizzontale.

Un malato vuole sempre qualcosa che un sano non potrà mai dargli.

Il sano è sempre manchevole agli occhi di un malato perché incapace di comprendere il suo bisogno, perché ignaro della sua sofferenza, perché reo di potersene tornare a casa sulle sue gambe.

Il malato è un vampiro sempre assetato e poco importa quanto sangue versiate per lui... non sarà mai abbastanza.

Non ci può essere conciliazione reale tra un malato e un sano perché sono due razze diverse.

Verrebbe quindi da pensare che se la distanza che intercorre tra sani e malati sia incolmabile, discorso diverso dovrebbe esserci tra malato e malato...
Nulla di più falso.
La malattia non celebra alcuna comunione.

Avete presente quelle testimonianze di soldati che parlano del forte legame che si instaura fra comilitoni, specie nelle situazioni più disperate?
Ecco, tra i malati non c'è nulla di tutto questo.

I letti di una stanza ospedaliera sono come le camere di sparo di un revolver con i malati a fare da proiettili e il futuro fuori dall'ospedale come bersaglio.
Se sei un malato, l'unica cosa che vuoi è centrare in pieno quel bersaglio, personalmente. Non c'è alcuna gloria nei centri degli altri.

E' con un senso di leggerezza e gaudio che si abbandona l'ospedale, mai con il rimpianto per i compagni lasciati indietro perché quelli, in realtà, non sono mai stati nostri compagni.

Il detto "mal comune, mezzo gaudio", non esiste perché non esiste alcun "mal comune".
La malattia è una faccenda personale che non ammette condivisione.
Immagino che se avessi un tumore, non mi sentirei meglio sapendo che ce lo ha anche un sacco d'altra gente.
Mi sentirei meglio solo venendo a sapere che molti di questi altri malati sono poi guariti.
Ma questo non è empatia è bieco interesse personale.


"Nessun uomo è un'isola", ha detto qualcuno... ma credo che questo qualcuno fosse un uomo sano.

Ho voglia di tornare a far parte del consorzio umano.
Ho voglia di andarmene in fretta di qui.

Baci dal numero quindici del sesto enne.

19.12.06

Io allora vado.


Ho scoperto che i 39°-40° sono la temperatura ideale per andarsene in settimana bianca.
Parto in giornata.
Dopo pranzo che prima voglio finire delle robe e mandare a quel paese un paio di tipi.
Il depliant dice che non ci dovrebbero essere piste nere o rischi slavina.
Io confido nel depliant ma sono comunque nervoso.
Se ho culo, torno prima di natale.
Se le faccenda si allunga, passerò le feste in quello splendido chalet dalle pareti di cemento.
Non fate danni fino al mio ritorno e non invidiatemi troppo per questa vacanza.

p.s.
non sono sicuro di avere alcun collegamento internet dallo chalet... l'ultima volta che ci sono stato hanno sgamato che mi connettevo alla rete wireless e lo hanno blidato.


p.p.s.
Se non torno a postare tra sette giorni, chiamate l'esercito e tenete allertato il buon Smoky Man :asd:

18.12.06

"Voi siete diversi"


E' questa la frase che più spesso io e Lorenzo ci sentiamo rivolgere dai lettori più entusiasti di John Doe e Detective Dante.
E sono certo che ce lo dicono come un complimento e in totale buona fede.

Ma se noi non volessimo essere diversi?
Se noi volessimo essere uguali (e magari pure vendere "uguale")?

Non funzionerebbe.
Sì perché se JD, nel suo piccolo, funziona, funziona in virtù della sua diversità.
Detective Dante, che apparentemente non era così "diverso" è andato meno bene e solo ora che ha preso una deriva fortemente allucinata, sembra essersi riconciliato con il "nostro" pubblico.

Ieri mi sono rivisto "Sentieri Selvaggi", un western che adoro e mi sono beato della sua classicità.
Mi piacerebbe scrivere una cosa così... ma avrebbe senso?
Il mio pubblico "canonico" non la aprezzerebbe, già lo so... perchè sarebbe nel segno della tradizione,
Invece sembra che Garrett stia piacendo.
Non avevo grossi dubbi: è scritto per un pubblico che conosco e, per certi versi, è un prodotto molto più classico (per me) che se avessi scritto un numero di Tex rispettandone tutti i precetti.

La cosa è buffa perché io adoro il classicismo.
Per me il western è John Ford e Hawks.
Peckimpah, Hill, e Penn sono già cosa altra.
Leone, dal mio punto di vista, nemmeno faceva western (o ne ha fatto solamente uno, "C'era una volta il west").
E non ritengo certo che Garrett sia un western.

Se domani io e Lorenzo dovessimo varare uno nuova testata Eura scritta all'insegna del classico, sono sicuro che il nostro pubblico ci boccerebbe senza appello e che al contempo non riusciremo a raggiungere il pubblico "altro" (quello ampio che premia le proposte "classiche" della Bonelli) che ngli anni ha ormai imparato a diffidare di noi.
Come dicevo in altro topic, si è condannati a rimanere fedeli al demone che ci siamo scelti.

Vado a vedermi "L'uomo che uccise Liberty Valance" e provo a scordarmi queste riflessioni.

17.12.06

Senza Parole.

Redmond, accendete le vostre fotocopiatrici!



Che faccia di bronzo, cazzo.

Spiriti Guida



"Cosa farebbe Joseph Cornelius Hallenback in una situazione come questa?
Sparerebbe a tutti e si accenderebbe una sigaretta, ecco cosa.
Meno male che ho modelli di riferimento sani nella vita.

La Febbra



Ovvero... bisogna stare attenti a quello che si desidera.
Una delle mie principali lamentele da due anni a questa parte riguarda il fatto che la mia salute ha dei crolli subitanei.
Un minuto sto bene, il minuto dopo finisco in preda alla febbre, al delirio, a qualche emorragia o quasi morto.
E' una maniera non professionale di fare le cose e non mi da modo di organizzarmi il lavoro e la vita.

Bene, sono stato accontentato.
E' una settimana che osservo con una certa fascinazione il mio nuovo e lentissimo degrado fisico.
Qualche leggero doloretto è diventato un dolore consistente, il senso di vaga spossatezza è ora un esaurimento fisico a tutti gli effetti e la febbre ha cominciato a salire.
Ma sale piano... 36,8... 37... 37,5...37,9

So già di cosa si tratta: sono i segni di una ennesima infezione che, probabilmente, entro i primi della settimana mi riporteranno in ospedale per andare a metterci una pezza (anzi, sarebbe meglio dire "a togliere la pezza che ci hanno già messo" visto che è quella a farmi infezione).
La cosa è interessante è che questa volta il "malanno" mi sta lasciando tutto il tempo di scrivere le cose più urgenti e organizzarmi per le altre.
Certo, se Detective Dante guadagna un qualcosa da una scrittura febbricitante, non è lo stesso per John Doe... ma ci sarà il tempo di fare le correzioni.

Non sono sicuro che questa esperienza mi piaccia... forse preferivo quando i malanni mi prendevano come fa il vento, alla schiena.

Non siamo mai contenti, cazzo.

L.M.S.



"Il sole batte duro sul campetto di cemento.
Un canestro squinternato, l'ombra del campanile di una chiesa, cinque uomini e io.

Quattro ossa messe in croce, un bianco cadaverico sotto una massa di capelli gialli e sparati contro il cielo.
La canotta dei bulls è abbandonata in un angolo e i simboli della mia squadra sono solo le cicatrici che mi passano sullo stomaco e la schiena.
Lorenzo passa una palla tesa.
Mi tendo in avanti e la manco mentre i polmoni mi ricordano che due pacchetti di sigarette al giorno sono troppi.

Sono lento.
Sono goffo.
Sono malato.

Flavio scarta e mi segna due punti in faccia.
Palla nostra.
Ho la vista oscurata e il sangue mi pulsa nella testa e suona una rumba nelle mie fragili vene.

Vado sotto canestro e aspetto il rimbalzo, tanto Arturo non la mette dentro neanche per sbaglio.
La palla sbatte sul ferro e vola alta, confondendosi con il sole.

Una cosa alla volta.
Una goccia di sudore alla volta.
Una goccia di sangue alla volta.
Il ragazzo non sopravviverà alla notte... diceva un chirurgo ventiquattro anni fa.

Salto più in alto degli altri e questa volta la piglio.
Tutti gli uomini coperti.
Provo la soluzione personale.

Una cosa alla volta.
Una goccia di sudore alla volta.
Una goccia di sangue alla volta.

Chiedo ai miei muscoli un ultimo balzo in alto.

Lento.
Goffo.
Malato.
Ma non importa, perché io sono un superuomo e lo dice pure il tatuaggio che ho sul braccio.

La palla si stacca dalle mie mani e ruzzola indolente nell’aria.
Sandro salta a stopparla.

Non sopravviverà alla notte, diceva un dottore 15 anni fa.
Non sopravviverà diceva un dottore dieci anni fa.
Non sopravviverà.

La palla scivola nella rete senza toccare ferro, producendo il rumore che fanno gli slip di seta delle ragazze quando vengono sfilati.

Una cosa alla volta.
Un passo alla volta.
Una goccia di sudore alla volta.
Ma il mio sangue mi serve ora, tutto e subito.

La partita continua.
Siamo sotto di soli tre punti e il sole batte ancora forte sul campetto di cemento.
I miei amici non lo sanno, ma io sono l’ultimo uomo ancora in piedi e dentro di me, io me ne bullo.
"

E' un vecchio raccontino che scrissi una vita fa, poi trasformato in un libero per l'Eura insieme a Stefano Landini.
A rileggerlo oggi lo trovo ridondante e autocompiaciuto però ha una certa arroganza e uno siprito di fondo che oggi rimpiango.

16.12.06

Correndo.



Ci sono libri che ti si appiccano addosso e non te li scolli più.
Quando lessi per la prima volta "La Lunga Marcia" di Bachman-King, avevo non più di dodici anni e ne rimasi fulminato.
Con gli anni mi capitò di rileggerlo spesso (non ci vuole più di un pomeriggio) e passai un mucchio di tempo a cercare di capire perché quel libro aveva una tale fascinazione su di me.
Oggi credo che principalmente dipenda dalla sua struttura minimale e ridotta all'osso.
Adoro le storie semlici e scarne e "La Lunga Marcia" è uno libro perfetto sotto questo punto di vista, anche meglio di "Duel", il racconto capolavoro di Matheson.
E proprio come "Duel" (ma in maniera anche migliore), "La Lunga Marcia" ha un significato metaforico che però non è sottolinato grossolanamente e può essere colto o ignorato, senza per questo inficiare la qualità del romanzo.

Alla fine tutto si riduce a una marcia a cui tutti i neo-maggiorenni possono iscriversi.
Si deve tenere una media di quattro miglia l'ora.
Ogni volta che si scende sotto questo limite, si riceve una ammonizione.
Alla quarta ammonizione si viene eliminati... in senso letterale.
Correndo per abbastanza tempo e senza ricevere ulteriori ammonizioni, si possono cancellare quelle ricevute in precedenza.
Il premio è un "desiderio" che verrà esaudito dallo stato.
Vince l'ultimo sopravissuto.

Tutto qua.
Nulla di più, nulla di meno.
Un semplice libro di fantascienza apocalittica e una acuta e pessimistica riflessione sulla vita.
Ora scusatemi ma non ho tempo da perdere per continuare a scrivere... devo rimettermi a correre.

15.12.06

Consumo Consapevole



Mi sono letto con attenzione l'ultima polemica nata sul blog di Igort.
Alcuni lettori si lamentavano del fatto che l'ultima edizione di "5 è il numero perfetto" edita con Repubblica-Espresso fosse non solo più economica ma anche più ricca come contenuti e accattivante come forma editoriale rispetto all'edizione Coconino e a quella (recente) della Rizzoli.
Altra ragione della lamentela di questi lettori è che Igort, secondo loro, aveva caldeggiato l'edizione Rizzoli alla sua uscita, invitando tutti a comprarla pur sapendo benissimo che entro breve sarebbe arrivata la versione da edicola, economica nel prezzo e pregiata nei contenuti.

Ecco, dopo essermi letto tutto quanta la discussione (quello che ne è rimasto dopo l'intervento moderatorio di Igort), ho deciso che i lettori indignati non solo hanno torto ma dimostrano pure di non essere consumatori consapevoli.

Mi spiego meglio...

Questo mese è uscita la terza stagione su DVD di Nip/Tuck, una serie che adoro e di cui ho già comprato i precedenti cofanetti appena questi sono usciti, cioè senza aspettare l'edizione economica.

Questo terzo cofanetto non si discosta dai precedenti come prezzo ma lo fa nella confezione che adesso è, in tutto e per tutto, identica a quella della versione economica.
Non ci vuole molto a capire che la casa produttrice abbia deciso di eliminare le differenze tra la versione "inedita" e quella "economica" per doversi evitare il costo di produrre due edizioni diverse.
In questa maniera, quando decideranno di mandare la terza stagione di Nip/Tuck in collana economica, non dovranno far altro che riprezzare la vecchia edizione e il gioco è fatto.
Ottimo... ma sapendo che tra pochi mesi uscirà un'edizione economica del tutto identica a quella a prezzo pieno, perché io -oggi- dovrei comprare la terza stagione di Nip/Tuck?

E infatti non l'ho comprata.

Ho esercitato l'unico potere rimasto al privato cittadino (quello di decidere come spendere i suoi soldi) e ho lasciato il prodotto sul bancone.
Ho preso questa decisione in virtù dell'esperienza maturata con le molte fregature già prese con i DVD ma anche con altri prodotti.
Ricordate il caso della collana "I Meridiani"?
Volumi venduti a 49 e passa euro in libreria e poi disponibili in edicola a meno di 10... roba da sbattere la testa al muro.

Ecco, il punto con la Coconino è lo stesso.
Il lettore di fumetti deve entrare nell'ordine di idee che il mercato sta cambiando e che domani, quel volume che ha comprato a prezzo pieno in una libreria specializzata, magari verrà allegato a qualche quotidiano o ristampato in una edizione economica per libreria di varia e venduto a un prezzo inferiore e magari con dei contenuti extra.
E non c'è un cazzo che lui possa fare per impedirlo perché è nel pieno diritto dell'editore fare operazioni simili.

Se voglio un volume SUBITO, lo comprerò appena esce pagandolo quello che costa.
Se invece non ho questa urgenza, posso aspettare e vedere come si evolverà la cosa.
Magari verrà allegato con Repubblica o magari lo ristamperà qualche casa editrice di spicco in una collana economica... e se questo non dovesse succedere, c'è sempre l'edizione originale che, sicuramente, mi starà ancora aspettando nei magazzini della casa editrice che lo ha dato alle stampe.

E' un mondo crudele che cela un cuore selvaggio.
Il consumo consapevole è l'unico modo per uscirne vivi.

E se fosse davvero l'inquisizione spagnola?


Quelli che mi seguono da anni sul web, lo sanno: io sono uno di quelli che alla "crisi del fumetto" non ci crede.
Del resto sarei uno stupido a negare che il pubblico si è frazionato su una offerta sempre più vasta e che dove prima mangiavano in pochi ma bene, oggi mangiano in tanti e male.
Escluse le testate storiche che hanno un pubblico di lettori conquistato decenni fa e mantenuto nel tempo, le novità editoriali devono confrontarsi con una folla infinita di prodotti concorrenti, e questo è un dato d fatto.

In più, gli standard dei prezzi dei nostri autori, confrontato con i costi bassissimi dell'importazione di prodotti esteri, rende il processo di produzione interna un'azione quasi insensata.
Allo stato attuale, bastano poche migliaia di euro per inventarsi editore, comprare i diritti di qualce fumetto americano e pubblicarlo... mentre ce ne vogliono quasi centomila per produrre un prodotto internamente, rispettando tutti i canoni dell'italica produzione (il pagamaento a tavola, il formato Bonellide, la distribuzione nelle edicole e via dicendo).

Oltretutto il nostro prodotto tradizionale è praticamente non esportabile e quindi le unice speranze di guadagno di un editore si devono concentrare sul mercato interno, senza alcuna possibilità di ulteriori introiti derivanti dalla vendita di diritti all'estero.

Visto il panorama, pare quasi assurdo che in giro ci sia sempre qualche editore che a produrre fumetti in Italia, ci prova lo stesso.
Ma a quale prezzo?
E' ovvio... paghe basse per gli autori.
Se un fumetto Bonelli ha un pareggio superiore alle 30.000 copie (ovvero deve vendere più di 30.000 copie per cominciare a guadagnare e se ne vende di meno è in perdita) e se questa cifra deriva dal costo degli autori ma anche dal costo della struttura della Bonelli stessa, un bonellide (albo non della Bonelli ma con le stesse caratteristiche) non può permettersi di fare lo stesso.
Senza il marchio Bonelli, senza la sua platea di riferimento, il pubblico raggiungibile non è nemmeno la metà... è un terzo.
Non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno, quindi, che le case editrici di bonellidi paghino un terzo di quello che paga la Bonelli.
E' la più banale delle leggi di mercato, vendo un terzo, pago un terzo.. altrimenti non ci campo.

Ma gli autori non scrivono e disegnano "un terzo", a loro è richiesto comunque il "full monty", il servizio completo.
E qui nasce lo scorno.
Io non dico che le lamentele degli autori siano sbagliate (per carità, sono nella stessa barca), ma non accetto il fatto che si rifiuti di guardare alla realtà... le cose stanno così e punto.
Quando il settore delle automobili americano andò in crisi a causa dei metodi produttivi di quelle giapponesi, gli operai americani e si dovettero adeguare a combattere con le stesse armi nel tentativo di sopravivere in un mercato sempre più globalizzato.

Allo stato attuale, ci sono bravissimi disegnatori di paesi del terzo mondo (ok, l'espressione non è politicamente corretta ma questo sono) che sono dispostissimi a lavorare per quelle che per noi sono cifre da fame e che per loro, invece, è uno stipendio da nababbi.

Allo stato attuale, con i soldi che chiediamo noi per 94 pagine di fumetto pagate secondo gli standard, ci si comprano il quadruplo di pagine prodotte in America, Francia, Giappone o Corea.

Certo, possiamo prendere la nostra valigia di cartone ed emigrare verso la Francia... ma vi siete mai chiesti perché i francesi hanno accolto a braccia aperte l'invasione di italiani degli ultimi anni?
Perché, in larga parte, noi siamo i loro argentini.
Siamo bravi, veloci e costiamo meno dei loro autori.
E mi immagino con quanta simpatia gli autori francesi guardino alla nostra gente...

Se invece vogliamo rimanere nelle nostre italiche terre, le scelte non sono poi molte.
Cercare di entrare in una di quelle realtà che vendono tanto e quindi pagano tanto... oppure lavorare per quelle altre realtà che vendono di meno e pagano di meno.

Sono le leggi del mercato globale, amici miei... non ci si può aspettare di venir pagati bene se il prodotto su cui lavoriamo non vende altrettanto bene.

Sembra strano ma questo concetto pochi autori sembrano capirlo o volerlo accettare...

14.12.06

Cartoline.



Gipi va a vivere in Francia.
'Sta scritto nel suo sito.

Mattotti, Liberatore e pure Igort già ci vivono e mi pare anche Giardino e sicuramente degli altri di cui mi sono scordato (come si dice? Lontani dagli occhi, lontani dal cuore).

Altri vorrebbero andarci perché stanchi di questa Italia che non li ama, non gli offre possibilità, non li valorizza e in cui non si respira quell'atmosfera culturale che invece c'è a Parigi.

Che dire?
Mandateci una cartolina quando arrivate.

Detective Dante 21



Causa tragico errore di comunicazione tra me e Lorenzo, Massimo ha avuto pochissimo tempo per farla.
A me piace tanto lo stesso!!!

Letture della mattinata...

Scrivere.



Ultimamente faccio fatica a scrivere.
Le ragioni sono molte e non starò qui ad elencarle.
Comunque, ci sono un mucchio di sistemi e trucchetti per superare possibili "blocchi dello scrittore": sporcare il foglio elettronico in maniera da non trovarsi davanti alla desolata pagina bianca, scrivere cazzate su qualche forum giusto per mettere le mani in movimento e poi ingannare il cervello passando al lavoro, oppure cambiare l'ambiente di lavoro.
Ho trovato un programmino che è pensato per focalizzare l'attenzione solo sullo scrivere, eliminando le distrazioni del dektop e dell'interfaccia dei vari word processor.
Ovviamente non è programma di scrittura professionale e i file, da quello che mi è parso di capire, sono esportabili solo in formato texteditor (che poi è esportabile in un qualsiasi Word), ovviamente è solo per Mac.
Sono un feticista di programmi di scrittura, ma nonostante ne abbia provati molti, non sono mai riuscito ad abbandonare il vecchio Word di casa Microsoft (la cui versione per Mac è molto, molto, buona)... però questo programmino fa esattamente quello che promette di fare: crea una piacevole "stanza di scrittura", isolata da tutto il resto e piuttosto piacevole da vedere.
Al momento c'è una versione gratuita (la 1.0) e una beta (la 2.0) con maggiori funzioni (al costo di una quindicina di dollari).
Qui sotto il link.
WRITEROOM

Lo voglio!

13.12.06

Ossa


Incredibile come molte belle serie finiscano su una rete televisiva di merda come Rete 4.
"Band of Brothers", "24", "Law & Order" e adesso questo "Bones".

Tratta dai romanzi di Kathy Reichs (che non ho letto ma che conto di recuperare quanto prima) e interpretata da quel cinghialone di Angel (al secolo Davide Boreanaz) e dalla strana ma affascinante Emily Deschanel.
La serie, in america già arrivata alla seconda stagione, parla delle vicende di un agente FBI e di una antropologa forense, alle prese con casi intricati.
La serie è ragionata intorno a una struttura piuttosto classica (poca continuity, tensione sessuale tra i due protagonisti, episodi autoconclusivi) ma è caratterizzata da dialoghi freschi e brillanti e da una regia interessante che, senza gli effettacci "zoom" alla CSI, non si mette paura nel mostrare gli aspetti più disgustosi della morte e della decomposizione.

Questo "Bones" non è eccezionale come altre serie dell'ultima generazione (da Nip/Tuck a Battlestar Galactica, passando attraverso Deadwood, Firefly, The Shield, Lost, Soprano, 24 e via dicendo) ma è apprezzabile proprio nella sua semplice classicità e nella solida qualità dei suoi script.

Consigliata.

p.s.
su Rete 4 la danno al lunedì.

12.12.06

Analisi di un Wii (parte terza) -hardware, software e riflessioni-


La prima cosa da dire sul Wii è che è tremendamente divertente.
Il che, probabilmente, è il miglior complimento che si possa fare a una macchina da gioco.

I giochi in bundle (la collection di Wii Games) dimostra tutte le capacità ludiche della console Nintendo e la piazza sul gradino più alto del podio dei party games.

Ma visto che non si hanno sempre gli amici a casa e che è molto probabile che la macchina venga fruita principalmente da soli, cosa rimane di questo Wii?
Una macchina interessante che vede nel suo sistema di controllo la sua ragion d'essere principale.
Affrontare le piante carnivore di Zelda spada alla mano, brandendola con il Wii Remote è un'esperienza nuova e divertente che, al pari dello stick del Nintendo DS, potrebbe rivoluzionare il nostro modo di giocare.
Ma se sotto il profilo ludico il Wii convince pienamente, è sotto quello della potenza nuda e cruda che lascia perplessi.
Da proprietario di un Game Cube non posso non notare che la nuova console Wii non sembra così più potente del vecchio cubetto... per capirsi, Resident Evil 4 per Game Cube vanta ancora oggi una grafica migliore del nuovo Zelda per Wii.
Certo, Resident Evil 4 è il culmine della parabola del GameCube mentre Zelda è un titolo di lancio (oltretutto inizialmente sviluppato proprio per il Cubo e solamente poi convertito per il Wii), però è pure innegabile che proprio Zelda sarà il gioco che il 90% degli acquirenti del Wii si porteranno a casa insieme alla console e che in qualche maniera la rappresenta.
Se prendiamo in esame il solo versante grafico/fisico di Zelda e lo confrontiamo con un Gears of War per 360, non può non risultare evidente il divario di potenza che intercorre tra le due macchine.
Nulla da dire su Zelda come gioco: è il solito incredibile capolavoro e viene esaltato dal nuovo sistema di controllo... ma graficamente proprio non è nulla di impressionante.

Del resto la Nintendo ha dimostrato che non è la potenza della macchina a fare la differenza ma i suoi giochi.
Non a caso il DS ha stracciato la PSP.
Però c'è pure da dire che se il Nintendo DS è senza dubbio meno potente della PSP, rimane comunque un enorme miglioramento rispetto al vecchio Gameboy Advance.
Nel caso del Wii, invece, si ha l'impressione che non ci sia questo enorme divario tra la nuova macchina Nintendo e il vecchio Gamecube.

In sostanza, per quanto trovi oscenamente divertenti i giochi per il Wii, non posso cancellare l'impressione di aver comprato nuovamente un Gamecube.
Un Gamecube più piccolo, più bello, più versatile, con un nuovo sistema di controllo e l'implementazione di Internet... ma pur semre un Gamecube.

Probabilmente alla Nintendo non interessa nulla delle mie perplessità.
Io non sono il pubblico di riferimento a cui la casa della grande "N" vuole arrivare.
Il Wii è pensata in primo luogo come macchina per le famiglie (e in questo è pieno erede della famiglia Nintendo Famicon, le console più vendute al mondo) e non certo per un pubblico di hardcore gamers... ma sul serio i giocatori casuali si lasceranno sedurre da un geniale sistema di controllo e da una devastante giocabilità e non dalle ben più appariscenti prodezze grafiche di 360 e PS3?

Io, dal canto mio, sono felice dell'acquisto e conto di giocare parecchio con il mio Wii... ma ho l'impressione che nella mia testa la nuova macchina-gioco della Nintendo rimmarrà sempre "la seconda console", una macchina che può esistere solo se affiancata a qualcosa di più performante (nel mio caso una 360).

Analisi di un Wii (parte seconda) -il controller-



Passiamo al cuore di questa console: il suo controller.
Il Wii Remote, il Nunchuku che ci si collega e la barra di rivelamento.
La barra di rilevamento è una oggettino di cui ci si scorda rapidamento dopo averlo montato, ma in realtà è il vero centro nevralgico della macchina.
E' questa barra infatti che rileva la posizione nello spazio del Remote e del Nunchuku e senza di essa il Wii non avrebbe semplicemente ragione d'esistere.
I rilevatori interni del Remote (che misurano la velocità con cui viene mosso) fanno il resto della magia.
Interagire con Remote e Nunchuku è una esperienza del tutto inedita per quello che riguarda i videogiochi e del tutto naturale.
Alcuni giochi funzionano solo con il Remote, altri solo con la combinazione tra esso e il Nunchucku e dopo dieci minuti di utilizzo il sistema di controllo diviene del tutto intuitivo e il controller si trasforma in maniera naturale in una mazza da baseball, una racchetta da tennis, una palla da bowling, una mazza da golf, una spada, una pistola o l'estensione delle nostre stesse mani.

Poco da dire: il controller del Wii è semplicemente geniale.

Il Wii dispone anche di quattro connessioni per joypad tradizionali, del tutto compatibili con i vecchi controller del Cube o con il Classic Controller del Wii.
Inutile dire che la possibilità di usare un controller tradizionale è basilare per fruire pienamente dei giochi della virtual console o per i vecchi giochi del Cubo.

(cotinua)

Analisi di un Wii (parte prima)


Smaltito l'hype e l'entusiasmo per la novità, andiamo ad esaminare con attenzione la nuova console della Nintendo, il Wii.

Partiamo dall'inizio, ovvero dalla console ancora impachettata.
La Apple ha fatto scuola sotto questo versante e la Nintendo sembra essere stata una brava allieva.
Il packaging della console Nintendo è semplicemente impeccabile: semplice, essenziale, splendidamente ragionato e dominato da quel bianco madreperlaceo che ha fatto la fortuna di prodotti come l'Ipod, l'Imac e i MacBook.

Una volta tirata fuori la console dalla scatola non si può non rimanere stupiti dalle sue dimensioni ridotte.
L'aspetto del Wii non è certo dei priù impressionanti.
A dirla tutta, la nuova console Nintendo somiglia più a un banalissimo hard-disk esterno della Lacie piuttosto che a una conole next-gen e solo la disposizione verticale sulla base inclusa nella confezione riesce a dargli un pelo di personalità.
C'è da dire però che come oggetto il Wii ha una certa pulizia stilistica con tutti i vari connettori nascosti dietro a sportelleni praticamente invisibili ma molto pratici.
Il led azzzurro che si vede in ogni immagine pubblicitaria, in realtà, si accende solo in rare occasioni (all'inserimento del disco o quando la console riceve un messaggio o una e-mail) il che è un peccato perché coferisce un estremo fascino all'oggetto Wii.
Il cerchio verde al neon della Xbox 360 è sempre acceso e rende la console più bella e affascinante a vedersi... strano che in Nintendo abbiano ottovalutato la cosa.

Connettere il Wii è roba di cinque minuti.
Un banalissimo cavo composito da connettere al televisore, il sensore di rivelamento da posizionare sopra o sotto la vostra tv, un controller wi-fi da sincronizzare con la console, e il gioco è fatto.

Impostare la console è piuttosto semplice: si seleziona la visualizzazione a seconda del formato e delle specifiche del televisore di cui si dispone e (se si dispone di una rete internet wi-fi) si fa parlare il proprio router con il Wii, permettendogli di scaricare gli aggiornamenti del firmware e connettersi ai vari canali tematici.

Una volta accesa la console si accederà a una schermata di avvio da cui si potrà far partire il gioco (sia i giochi per il Wii che quelli per il GameCube, visto che la nuova macchina Nintendo è retrocompatibile), creare i propri Mii (alter ego virtuali che potranno essere usati in alcuni giochi e in alcune applicazioni) mandare messaggi ai propri amici (previa autorizzazione e scambio dei famosi "codice amico" Nintendo), e accesso ai famosi canali tematici.
Allo stato attuale in servizio on-line della Nintendo non è ancora pronto.
Sostanzialmente l'unica cosa che funziona è l'invio di messaggi e lo shop dove poter comprare e scaricare titoli per vecchie console (tutte quelle Nintendo più alcune vecchie glorie come il Megadrive e il Turbograph).
Tutto il resto verrà nei mesi a venire.
Il che significa che manca un qualsiasi supporto per il gioco on-line, manca un browser per internet, mancano i vari servizi mtereologici e via dicendo.
Diciamo che per ora l'aspetto multimediale della console Nintendo non è per nulla impressionante, specie alla luce dell'ottimo servizio offerto da Xbox Live.

(continua)

11.12.06

Bonelli e la rivoluzione.


Lo devo ammettere: tra lo stile signorile e discreto della Bonelli e quello pacchiano e urlato della Marlvel-Panini, io sono più in linea con il secondo.
Fosse per me, ogni volta che dovesse uscire un albo di Dylan Dog scritto da Sclavi, ci metteri lo strillo in copertina per publiccizzare a chiare lettere la cosa, ogni esordio di nuovi sceneggiatori o disegnatori sarebbe presentato come un evento epocale e un qualcosa da urlare ai quattro venti, ogni avvenimento degno di nota sarebbe sottolineato con quanta più forza possibile.
In poche parole, io monterei l'hype per qualsiasi nonnulla.

Del resto io sono uno di quelli che ama la grafica da supermercato più che l'elegante il contegno del rispettabile negozio di prelibatezze... è una mia debolezza, perdonatemi.

Ma questo non preclude di guardare con grossa stima al profondo lavoro di rinnovamento fatto dalla Bonelli in questi ultimi due/tre anni.
Un rinnovamento fatto in maniera invisibile, al punto che molti di voi si staranno chiedendo di cosa diavolo parlo.

Conoscete la solita storiella che in Bonelli sono solo Tex e Dylan Dog a tirare avanti tutta la baracca, permettendo ad un sacco di testate in perdita di raggiungere le edicole?
E' una favoletta del passato.
In maniera silenziosa ma implacabile la Bonelli ha tagliato tutti i rami secchi e messo le testate più problematiche (sotto il profilo dei conti) in condizione di non nuocere troppo e, nel caso, rilanciarsi.
In edicola, oggi, la Bonelli ha un gruppo di testate mensili che portano tutte i soldi a casa:
Tex, Dylan Dog, Julia, Nathan Never, Dampyr, Zagor.
Trovatemi un'altra casa editrice che possa vantare l'intero parco di uscite mensili in attivo e vi pago una cena (l'Astorina non vale).

Vogliamo parlare dell'ambito bimestrale?
Brendon che è un prodotto che è sempre andato bene (e la presenza di uno speciale estivo lo dimostra) e il nuovo rapporto tra foliazione e prezzo di Magico Vento e Martin Mystere mettono le due testate in condizione di non perdere soldi e di cercare un rilancio, senza il bisogno di chiuderle.
Anche qui la Bonelli ha fatto un lavoro certosino di limatura e correzione del tiro.

Nuove proposte?
Brad Barron è stato un buon successo che ha potuto non solo vantare ottime vendite ma anche una ridotta dispersione dei lettori (merito della formula delle miniserie? ), Demian lo segue e altre proposte molto interessanti sempre nell'ambiro delle miniserie sono in procinto di esordire.

Poi ci sono le ristampe che vanno bene per forza e sono anche tante.

E per finire... parliamo proprio dell'oggetto:
l'albo Bonelli ha subito una profonda trasformazione che però sembra essere sfuggita ai più.
Oggi un albo della Bonelli è stampato meglio, ha una colla migliore che lo rende praticamente eterno e una copertina flessibile, resistente e di incredibile qualità.
In poche parole, è un oggetto di pregio che ha saputo migliorarsi senza perdere continuità con il passato e che viene venduto ad un prezzo veramente ridicolo.

Tutti questi elementi ritraggono una casa editrice sana che fa un un mucchio di uscite annuali, produce tonnellate di pagine e riesce a guadagnarci... ed è pure il ritratto di una casa editrice che ha saputo correggere la rotta, riposizionarsi sul mercato e che sa fare bene i suoi conti.
Ovvio che la manovra sia stata lenta: una nave ammiraglia è un'imbarcazione pesante e poco agile, e certe volte il suo capitano la conduce con un eccesso di prudenza... ma difficilmente affonda.
Ovvio, un gommone da scafisti è più veloce, reattivo, divertente e avventuroso... ma sui gommoni si sta scomodi, ci si bagna, si soffre il freddo e e qualche volta si va pure a picco.

In poche parole, un bel plauso alla Bonelli, innovatrice invisibile.

Ora se riuscisse anche a trovare un modo per abbassare quel dannato pareggio stratosferico che tutte le testate devono raggiungere, sarebbe perfetta...

Non mi dite niente, non voglio saperlo.



Mi dicono che ieri sera s'è giocato il Derby.
Non ne voglio sapere nulla.
Non sono stato a casa di Lorenzo a vederla.
Non voglio sapere che la partita è sembrata Roma vs. Argentina '78.
Non voglio sapere che è finita 3 a 0 per i cugini di campagna.
E soprattutto non voglio sentire parola sul fatto che Totti è sempre il solito e che ha mollato quattro calci nelle parti basse ad un avversario reo di avergli tacchettato la coscia.
Non lo voglio sapere e basta.

Certo però...

Certo però che quelli che si stupiscono di Totti mi fanno ridere.
Totti è Totti, come Zidane era Zidane.

Rimaniamo tutti fedeli al demonio che ci siamo scelti, per dirla con le parole di Conrad e non potete chiedere allo scorpione di non mordere la rana.
E' la sua natura... e non c'è un cazzo da fare, o la si accetta o è meglio lasciar perdere.

E questo non riguarda mica solo il mio Capitano, ma tutti quanti.
Sono amico di un sacco di gente discutibile: pazzi, egomaniaci, accentratori, paranoici, traffichini, sociopatici, franchisti, uomini da divano, uomini da marciapiede, ragazze di facili costumi, ragazze che il costume manco l'hanno comprato, mantidi religiose, madonne inviolate e via di questo passo...
E non c'è giorno che qualcuno non mi chieda come possa essere amico di questi soggetti.

La mia risposta è sempre la stessa: "sono fatti così."
Li accetto e basta, anche perché loro accettano me.

Se mi stanno simpatici, se in qualche maniera mi sono affezionato a loro, non è che posso pretendere che siano diversi da quelli che sono... anche quando mi fanno girare le palle con discorsi sulla mia presunta stanchezza.

Quindi, miei adorabili picchiatelli, vi imploro: non cambiate mai perché tra il diavolo che conosco e quello sconosciuto, preferisco di gran lunga il primo.

"I surrender, I surrender
Im giving up the role of pretender
Oh be tender, girl be tender
Cant you feel the love that I send you
I surrender."


Ho un paio di amici preoccupati per il tono di questo blog.
In poche parole, lo trovano testamentario, anche alla luce del periodo particolarmente cupo che sto passando.
Mi piacerebbe tranquillizzarli ma in realtà concordo con loro.

Del resto, il titolo non lascia adito a dubbi: mi sento con le spalle al muro e sono pronto ad arrendermi.
Ho prospettive sanitarie cupe e un parecchi dolori che mi creano un mucchio di problemi nel portare avanti il mio lavoro con continuità.
Ovviamente questo comporta ovvie rogne economiche che possono essere risolte solo dedicando tutto il tempo in cui non mi sento troppo male a lavorare come un ossesso e costringendomi a relegare fidanzata, madre e amici nel tempo rimamente, quando sono al mio peggio.
Oltretutto, i miei spazi di manovra si sono ristretti e con essi le mie libertà.
Negli ultimi due anni ho dovuto rinunciare a molte cose a cui tenevo parcechio, dal kendo, alla moto (che giace in un garage, tutta impolverata) e in tempi recenti, anche cose più elementari come le serate fuori con gli amici, le passeggiate con il cane, le gite fuori porta e via dicendo.
Il solo andare a Lucca m'è costato una fatica terribile che sto ancora pagando.

Il buio non mi spaventa particolarmente ma devo ammetere che preferisco gettarmici con un rapido tuffo piuttosto che scenderci dentro lentamente.
Come già detto... sono stanco.

Quindi, sì... questo spazio è anche il diario della mia "passione" (comincio a fare parallelismi con Cristo, il mio ego sta diventando una faccenda preoccupante) ma non è, e non vuole essere, solo questo.

E' vero, mi sto togliendo qualche sassolino dalla scarpa.
E' vero, sto cercando di fare ordine nelle mie idee e sto pure provando a disporle in maniera facile da consultare nel caso fosse qualcun altro a doverle scartabellare.
E' vero, cerco di riparare a qualche torto fatto e correggere qualche mio atteggiamento non proprio gradevole.
Ed è vero, ho pure voglia di chiedere il conto e andarmene, ma non mi alzerò per andare a pagare direttamente alla cassa.

Anche perché non tutto è perduto.
Non ho una canonica e affidabile malattia terminale e visto che me la sono già vista brutta in altre occasioni e sono, beno o male, riuscito ad uscirne... non sarò io a mollare per primo.

Sono pronto alla resa ma dovrò tirare avanti fino a quando non me la verranno a chiedere.
Continuerò a scrivere, fare progetti, disegnare, scopare, andare in moto quando mi regge, uscire, stare con gli amici, litigare con mia madre e ascoltare a un volume troppo alto della musicaccia fuori moda.

Dire, Fare, Baciare, Lettera, Testamento.

E con questo è tutto, gente... il discorso è chiuso e non ci tornerò più sopra.

10.12.06

"Ti vedo che sei stanco..."



Ieri mi chiama uno dei valenti disegnatori che lavorano per me:

"uellà, come stai?"
"Solite rogne... acciaccato più che altro... antidolorifici a manetta... cose così..."
"Ma scrivi?"
"Sono in ritardo su tutto ma vedrò di venirne a capo in un modo o nell'altro"
"Eh... ma ti vedo che sei stanco... oggi ho preso l'ultimo John Doe e si vede..."
"Si vede cosa?"
"Che sei stanco"
"Stanco'?"
"Di scriverlo, dico..."
"Prego?"
"Ma dai, è chiaro che sei stufo del personaggio..."
"Scusa, questo da dove lo avresti evinto leggendo l'ultimo John Doe? Che poi, detto tra parentesi, ho scritto mesi fa e non certo in questo periodo di merda..."
"No, no! La storia non l'ho letta, però quei disegni..."
"Quei disegni cosa?"
"Son tirati via... se tu non fossi stufo non li avresti fatti pubblicare..:"
"E' un numero fatto in velocità è vero, ed anche colpa mia perché gli ho mandato tardi la sceneggiatura... il risultato però non mi dispiace e comunque amo molto quella sceneggiatura."
"Sarà..."
" Fammi capire una cosa... non leggi il fumetto per cui lavori ma, nonostante questo, sai che sono stanco di scriverlo?"
"E' che quei disegni... se te lo disegno a tirar via il prossimo numero non fai storie nemmeno a me?"
"Tu la sceneggiatura ce l'hai da oltre otto mesi... e fino a oggi manco una tavola s'è vista. Direi che no, non puoi tirarlo via e se lo fai quello che ci perde sei principalmente tu..."
"Vabbè dai... ne parliamo in altra occasione che ti sento nervoso"
"Non ero nervoso, prima di rispondere al telefono... e comunque non sono per nulla stanco o stufo di scrivere John Doe, anzi"
"Dai, parliamone un'altra volta... magari sono io che mi sto annoiando con la sceneggiatura che m'hai mandato..."
"Quindi non solo sono stanco del personaggio ma lo scrivo anche male?"
"No, volevo dire che magari il prossimo albo lo faccio più movimentato, più mio..:"
"Non sta scritto da nessuna parte..."
"Err... si va bene... Aallora ciao e stammi bene!"
"Ecco, ciao."

Sarò strano io.

9.12.06

Gli Anni del Ratto


Per un paio d'anni sono stato dietro alla Disney e ho avuto modo di vedere dall'interno come funziona il meccanismo... poco da dire, ne sono rimasto affascinato.
Quel tipo di fascinazione che esercitano gli incidenti stradali, per capirsi.

Alla Disney ci sono arrivato per vie traverse.
Diciamo che qualcuno aveva bisogno di dimostrare qualcosa a qualcun'altro.
In sostanza, serviva gente per far capire di avere i muscoli e di avere dei panchinari bravi, freschi e affamati da far scendere in campo in qualsiasi momento per sostituire gli autori più capricciosi o semlicemente per lanciare u n messaggio di presunta produttività.
Io e qualche mio collega ed amico eravamo tra questi panchinari.
Ci chiesero di sviluppare alcune idee... mettendoci subito l'uno contro l'altro (che è una delle tattiche preferite della multinazionale del topo), in maniera da spingerci a dare il nostro meglio e a non fare gruppo (perché i gruppi sono più difficili da gestire che i singoli) e poi ci invitarono al meeting annuale per mostrarci con orgoglio e far innervosire i colleghi.

Sia chiaro: non eravamo del tutto sprovveduti e avevamo una qualche consapevolezza della maniera in cui ci stavano usando... ma in fondo cosa ce ne fregava? Un soggiorno gratuito in un albergo a cinque stelle su una gran bella isola non si rifiuta mai e poi era una buona occasione per conoscere un ambiente misterioso e inaccessibile di cui io personalmente avevo sentito parlare solo attraverso i surreali racconti di alcune amiche disegnatrici.

Facciamo una premessa: il disneyano medio non sa che esiste un mondo fuori dalla Disney.
Ho visto con i miei occhi figure di spicco del quadro redazionale e dirigenziale Disney informarsi se Dylan Dog uscisse ancora e per chi... e questo sarebbe il minimo.

Il mio primo meeting coincise con il lancio di Kylion.
All'epoca erano tutti molto entusiasti: Witch tirava ancora bene e tutti sembravano convinti che Kylion (ex-Dominion fino a quando qualcuno non aveva informato la Disney che esisteva già un manga con lo stesso titolo) avrebbe replicato il successo.
Io ero scettico.
In giro si sentivano voci di rimaneggiamenti pesantissimi rispetto all'idea originale, di deliranti focus group e di ingerenze ad ogni livello nei confronti degli autori... ma del resto, io che ne sapevo?

Comunque il mio primo meeting fu estremamente piacevole.
Come ho detto, l'atmosfera era positiva, tutti sembravano contenti e molti progetti stavano venendo presentati (tra cui Speed Loop che all'epoca sarebbe dovuta essere una serie).
Per farla breve, ci trattarono con i guanti e ci presentarono a tutti (John Doe chi?) come il nuovo che avanza(va)... cosa chiedere di più?

Ovviamente il post-meeting non diede seguito a nulla.
Il nostro referente per i nuovi progetti si trasformò in una nebbia fluttuante e svanì seguito da una risata spettrale... ma solo dopo averci trovato alcuni lavoretti "di ripiego" per darci una sorta di indennizzo morale.
Io mi ritrovai per le mani l'adattamento del film Chicken Little da scrivere.
"WOW... esce in tutto il mondo e lo pagano anche molto bene!" mi dissi.
Ma le cose non stavano proprio così... inutile che mi stia a a dilungare su tutte le beghe che comporta un lavoro del genere,
posso solo dire che quello che mi era sembrato un ottimo pagamento in realtà risultò essere un pagamento a malapena decente a causa dell'infinito numero di riscritture causate dalla continua revisione dello script originale del film.

Per il resto dell'anno ci fu poco altro: si parlò di una storia per una nuova testata (PP8) e scrissi una storiella (mai pubblicata) per PK (la testata chiuse prima del previsto).
Nel frattempo Kylion naufragò nel mare dell'editoria e la Disney tutta ne prese le distanze.

E arrivò il secondo meeting.
L'atmosfera era totalmente diversa.
In nessuna delle molte conferenze venne mai fatto il nome di Kylion e delle altre testate Disney chiuse durante l'anno o in odore di chiusura.
Non si parlò della tragica perdita di lettori subita da Witch in favore di Winx e si riuscì anche a non parlare di Monster Allergy (che, all'epoca, veniva ancora pubblicato dalla Disney stessa).
In una discussione informale udii persino un pezzo grosso dell'accademia dire che"lui lo aveva detto che Kylion sarebbe stato un fiasco... a quel punto io non riuscii a trattenermi dalla tentazione di mettermi alla ricerca del fratello gemello malvagio del suddetto pezzo grosso: evidentemente doveva essere stato il gemella malvagio che -l'anno precedente- era salito sul palco e aveva parlato di Kylion come di un prodotto figlio dell'accademia e suo orgoglio.
A quanto pareva la storia era stata riscritta e io non ero stato aggiornato, la nuova Storia raccontava di come Francesco Artibani, non solo avesse fatto un prodotto a cui la Disney tutta si era fieramente opposta, ma si era anche introdotto nottetempo in una tipografia facendo stampare suddetto ignobile fumetto per poi distribuirlo in tutta Italia con il marchio Disney (ovviamente artefatto).
Altra nota interessante, a quel meeting si parlò principalmente di PP8 e della neonata Buena Vista Lab... nessun accenno ai progetti che erano stati presentati l'anno precedente o su cose a venire.

Durante il tragitto di ritorno a bordo del traghetto decisi che quello non era posto per me.
Finii di scrivere una storia su cui mi ero impegnato (PP8 per il bravo e simpatico Stefano Ambrosio) e mi defilai, lasciando qualche disneyano oscenamente perplesso (non c'è vita fuori da Verona... err... dalla Disney).

Gli anni del ratto sono stati interessanti e mi hanno insegnato che non bastano solo i soldi per essere una realtà produttiva e efficente.
Privi di una struttura, sommersi dalla burocrazia, poveri di idee e impermeabili al mondo esterno, si rischiano figure imbarazzanti... tipo arrivare con dieci anni di ritardo e mandare in edicola uno spaghetti manga con la magra consolazione che almeno è cartonato.

8.12.06

Venturi Walter


Walter è un grande disegnatore.
Lo è sempre stato, anche quando le sue capacità non erano ancora realmente esplose.
Insieme abbiamo fatto un mucchio di roba e fa un certo effetto vederla tutta raccolta in un solo sito personale.
Di solito trovo che i siti dei fumettari siano poco interessanti ma devo dire che questo di Walter è fatto con estrema perizia ed è anche divertente da navigare.
Denro ci troverete tutta la produzione del disegnatore romano, alcuni fumetti completi in versione on-line (tra cui Lost Kidz), schzzi, studi, tavole e via dicendo.
Lo trovate nella barra degli amici, qui accanto, fateci un salto e cimentatevi a trovare i piccoli easter eggs di cui il buon Venturi ha disseminato la home page.

p.s.
con l'occasione ho dato pure una sistemata ai link degli amici e a quelli delle opinioni interessanti.

Wii Party.

Alla fine, questa mattina, sono riuscito a trovarlo.
Un glorioso rito di consumismo si è consumato in quel luogo di culto noto come Mediaworld.
Qua sotto le immagini di valenti disegnatori e disegnatrici alle prese con boxe, baseball e tennis.
Domani posto qualche commento sulla macchina in quanto tale... per oggi posso solo dire che è divertente.
Tanto divertente.









7.12.06

Occhi Aperti




L'occhio dell'osservatore influenza l'osservato.
E' la maldizione di ogni documentarista ed è pure il principio base della fisica quantistica.
Riguarda pure i forum e i siti e il rapporto che con essi hanno gli autori.

Non c'è modo per un autore di correlarsi ad un sito o ad un forum, senza influenzarlo pesantemente.
Se l'autore c'è, ed è manifesto, il sito (o il forum) viene condizionato, sia in positivo che in negativo.
Non serve nemmeno che l'autore posti direttamente su di un forum o partecipi in qualche maniera all'attività del sito... basta che si sappia che c'è, che sta osservano, che legge quello che viene scritto.

Non è una cosa di cui tutti gli autori si rendono conto ma taluni sì, e certi sfruttano questa "debolezza".
Io sono uno di quelli.

Il problema è che frequento le comunità virtuali da tanti anni, da prima ancora di diventare un professionista nel campo del fumetto e in molte di queste realtà sono risconosciuto prima come "utente" che come professionista.
Questa è una cosa importante perché mi garantisce una certa credibilità che travalica la diffidenza dei lettori nei confronti dell'autore che piomba su un forum solo per farsi promozione.

Lo ammetto... Cconosco gran parte dei trucchi per far saltare i nervi a qualcuno attraverso un forum, per alimentare un polemica senza farmi bannare, per screditare il mio interlocutore e per vincere gran parte delle battaglie dialettiche.
Sono in grado di promuovere, più o meno subdolamente, qualsiasi cosa voglia e se fossi un pubblicitario mi riterrei piuttosto bravo nell'arte del "marketing virale falsamente spontaneo"... tutte cose che ho appreso senza nemmeno andarle a cercare ma solo frequentando le comunità virtuali da anni, postando con costanza, e osservando le reazioni degli utenti a vari tipi di stimoli.

E ormai sono disgustato da tutto questo.

Sono stufo dei "siti amici" che ti trattano con i guanti perché la tua presenza garantisce credibilità al sito stesso.
Sono stufo dei "siti avversi" che ti fanno i "dispettucci", certe volte sfociando anche nell'aperta calunnia o nella menzogna.
Sono stufo dei sostenitori acritici.
Sono stufo dei detrattori a prescindere.
Sono stufo di quelli che ti vengono a cercare solo per spalarti merda addosso.
Sono stufo di quelli che ti evitano apposta, per poi spalare merda solo su siti e forum in cui la tua presenza non si è palesata.
Sono stufo dei "wannabe" che cercano di alzare una polemica con te solo per far notare il loro nome e attirare l'attenzione sul loro prodotto.
Sono stufo di veder replicati gli stessi trucchi che ho usato io mille volte... e sono stufo di applicarli io stesso.
Sono stufo di "loro".
Sono stufo di me stesso.

Non è furbo, specie in questo momento (con tante cose in ballo da promuovere e tante ancora a venire)... ma ho deciso che è tempo di fare un passo indietro.
Rendere più discreta la mia presenza sulla rete, rispodere civilmente ai commenti civili e ignorare (nei limiti della mia natura polemica) quelli più faziosi.

Onestà.
E' questa la parola chiave che voglio che caratterizzi i prossimi mesi i miei rapporti con lettori, amici, parenti e futura moglie.

Non è molto ma è già qualcosa.

6.12.06

i Romani e il WII



Sapete come son fatti i romani?
Son fatti così...

Due settimane fa:
"Sicuro che posso prenotarlo da te e che ti arriva il sette?'"
"Assolutamente."

Una settimana fa:
"Sei sicuro che il sette a mattina me lo dai?"
"Tranquillo... ce lo hai prenotato, no?"
"Guarda che in giro si sentono un sacco di voci che non ne manderanno tanti ai negozi indipendenti..."
"T'ho detto de 'sta tranquillo! Stai tranquillo, no? Chi è l'amico tuo? Stai in una botte di ferro. Il sette a mattina vieni e te lo porti a casa, co' Zelda, er controller e tutto il resto"

Oggi:
"Allora domani mattina passo a prenderlo?"
"Guarda ho dei problemi con il fornitore... non sono sicuro che te lo posso dare... non preoccuparti per me... piglialo da qualche altra parte..."
"Scherzi? Mi avevi detto che ti sarebbe arrivato sicuramente..."
"Sì, ma io sono amico tuo, no? E da amico ti dico di che se lo trovi da qualche altra parte, è meglio se lo prendi... anzi, se ne trovi due, prendine uno pure per me che domani sera ci vorrei giocare!".

Domani:
Contavo di scendere sotto casa e prendere il mio Wii e poi passare la giornata a giocarci.... invece mi dovrò lanciare in una ricerca folle in giro per i vari megastore romani.

Porco Cazzo.

5.12.06

Debolezze



Il sole qua sopra è opera del maestro Ottokin.
Spero che illumini la mia giornata visto che le cose non vanno per nulla bene.
Troppo lavoro, poca salute, zero svago (se escludiamo attività scarsamente sociali come giocare per ore al single player di Gears of War in modalità "Folle").
Comunque sia... ecco il mio blog.
Per mesi ho scritto che per me i blog rappresentano uno strumento onanistico per soddisfare il proprio ego e la propria necessità di "dire qualcosa" e ho sostenuto con forza la netta superiorità dei forum come vero strumento di confronto e dialogo.
Lo penso tutt'ora.
Ma in questo periodo non ho una gran voglia di confrontarmi e dialogare... ed è anche per questo che ho deciso di mollare la gestione di Flower of Carnage (se non sapete di cosa sto parlando, poco importa).
Purtroppo rimango sempre un uomo profondamete innamorato della sua voce e ho ancora il bisogno di farla sentire... quindi ecco a voi la mia debolezza in formato HTML.
Entro breve aggiusterò la lista dei link (dove si mettono i collegamenti agli amici o a quelli che vorresti che ti diventassero amici) e le cazzatiole varie.
Per ora accontentavi di questa paginetta minimale e dall'aria ospedaliera.

Una cosa importante: questo non sarà un posto dove si parla di fumetti. Non sempre e non solo, comunque. Anzi... a dirla tutta l'intenzione è parlare di tutt'altro.