2.1.07

Belle Parole.


In quasi quattro anni di pubblicazioni, a JD sono state rivolte molte frasi lusinghiere (e anche parecchie non lusinghiere ma questo è un altro discorso).
Una di quelle che mi sento ripetere più spesso è: "se ve lo pubblicava la Bonelli, avreste venduto una marea".
Sono sicuro della buona fede di chi ci rivolge questa frase e le prime volte che l'ho sentita me ne sono pure bullato.
Ma è una affermazione errata e superficiale.

Prima di tutto si basa su di un assurdo:
La Bonelli non avrebbe mai pubblicato John Doe, e questo indifferentemete dalla simpatia con cui Sergio Bonelli può guardarci.
Quando abbiamo scritto JD lo abbiamo fatto con una incoscienza propria solo dell'inesperienza.
La Bonelli ha una tradizione di personaggi eroici... tormentati alle volte, complessi, struttrati, problematici quando è il caso, ma pur sempre eroici.
John non è un eroe.
La parola "eroe" proprio non trova posto nella descrizione del nostro ragazzo d'oro, specie nei suoi primi anni di vita.
John non opera mai per una ragione che prescinda il suo interesse e, anche quando agisce per il bene di tutti, lo fa per le ragioni sbagliate.
Sembra una cazzata ma in realtà è una discriminante enorme.
John non è accomunabile neanche con gli antieroi duri e cinici che poi, alla fine, fanno la cosa giusta.
E' lontano mille anni dal Mal di "Firefly", dallo Han Solo di "Guerre Stellari", dal Conan di Howard, dal Jesse Custer di "Preacher" e via dicendo.
John non è nemmeno un cattivo affascinante alla Darth Vader, alla Diabolik o alla Doctor Doom (cosa che comunque gli avrebbe probabilmente precluso una sua esistenza in Bonelli).
John è un mediocre, un debole, un egoista e un profittatore il cui unico valore è la professionalità.
Un personaggio che può affascinare solo una cerchia di pubblico estremamente ristretta.
Mi piacerebbe dire che è una cosa ce abbiamo fatto apposta ma in realtà, con gli anni, mi sono reso conto che la mia maggior debolezza come sceneggiatore è proprio quella di non saper scrivere personaggi simpatici (anche Garett, Detective Dante e Battaglia soffrono di questa mia mancanza).
La Bonelli fa fumetti popolari nel senso migliore del termine e non avrebbe mai pubblicato un personaggio così inpopolare.
E avrebbe probabilmente fatto bene.

Però ragionaniamo per assurdo e facciamo finta che la Bonelli ce lo avesse approvato.

Come sarebbe stato il JD Bonelli?
Diverso, sia per quanto riguarda la scrittura, sia per il disegno.
Un qualsiasi lettore attento avrà notato che gli scheletri narrativi delle nostre storie per JD sono più leggeri, meno solidi e circolari, meno spiegati e meno strutturati di quelli Bonelli.
Questo dipende dall'enorme fiducia che l'Eura ci ha sempre concesso.
Siamo i supervisori di noi stessi e ci concediamo grosse libertà e, in questo senso, siamo dei viziati.
Un buon editor non ci permetterebbe di "non spiegare" talune cose (ricordatevi sempre che non tutto il pubblico è quello attento e curioso di Intrnet) e di sicuro non ci farebbe scrivere storie basate su uno spunto minimo.
Certo, io e Lorenzo sappiamo di essere in grado di portare a casa una buona storia giocano sul ritmo, sui dialoghi, sulle atmosfere e sulle invenzioni... ma questa nostra consapevolezza non basterebbe per convincere un editor della bontà delle nostre idee.
Un JD per la Bonelli sarebbe stato scritto in maniera tutta diversa.
Più formalmente corretto e probabilmente privo di alcuni scivoloni in cui siamo incappati (c'è ancora gente che mi rinfaccia il salto della macchina nel primo episodio)... e probabilmente un pizzico più prevedibile.

Lo stesso varrebbe per i disegnatori.
Se c'è una cosa che in Bonelli non manca, sono i bravi disegnatori rodati.
Di contro, è molto più difficile veder esordire qualcuno del tutto nuovo.
Se JD ha un merito, è quello di aver tenuto duro sotto questo aspetto.
Abbiamo creduto in tanti esordienti che, di primo acchitto, potevano sembrare poco convinceti e li abbiamo lasciati crescere.
Alcuni sono diventati bravissimi, altri si sono persi nelle nebbie.
Alcuni sono andati a lavorare in Bonelli, altri in america, altri lavorano ancora per noi e oggi rappresentano la spina dorsale della produzione italiana made in Eura.
Tutto questo, in Bonelli, difficilmente sarebbe potuto accadere.
Anche qui, probabilmente, avremmo avuto una qualità media più alta e più solida ma probabilmente un numero minore di piacevoli sorprese.

E infine, per conlcludere, parliamo di soldi.
Sono certo che se JD fosse uscito per la Bonelli, avrebbe venduto di più (anche solo in virtù del pubblico di fedelissimi) ma sarebbe pure costato di più.
Quante copie in più avrebbe veduto JD per la Bonelli?
Diciamo il doppio (ma per me è una esagerazione).
Quanto sarebbe costata la realizzazione di JD per la Bonelli?
Come minimo il triplo.
A conti fatti... lo scarto tra costi e guadagno sarebbe rimasto più o meno invariato.

Quindi, grazie a tutti quelli che esprimono belle parole per JD e che vedono in lui una via "altra" per il fumetto popolare italiano... ma credo JD stia bene dove sta e non potrebbe stare da altra parte.

Non è un'alternativa credibile per il fumetto popolare a larga diffusione.
Al massimo, contiene al suo interno, alcuni elementi che potrebbero essere integrati in quel fumetto popolare di cui sopra per dargli una svecchiata (sempre che ce ne sia davvero bisogno).
Alcuni elementi però, non tutta la formula.