17.1.07

Coniglio in Salmì


Ci sono scrittori che per sputtanarsi hanno biosogno di molti anni e di molti libri.
Ad Harris di anni ce ne sono voluti molti, ma di libri gliene sono bastati cinque.

Dopo l'interessante "Black Sunday", il magistrale "Red Dragon" (anche noto come "I delitti della Terza Luna"), il superlativo "Silenzio degli Innocenti"... è poi arrivato il discutibile "Hannibal" e adesso "Hannibal Rising", un tomo di poco pi di 300 pagine che si prefigge di esplorare la giovinezza del noto cannibale.

Senza girarci troppo intorno: questo libro è una grossa vaccata.

Harris sembra aver perso tutte le sue qualità:
ricordate il suo stile di scrittura limpido, preciso e affilato?
Andato.
Ricordate le raffinate costruzione psicologiche dei suoi personaggi?
Andate.
Ricordate la sua capacità di incollare lettarlmente il lettore alle pagine?
Andata pure quella.
E infine... ricordate Hannibal Lecter?
Andato pure lui.


Il precedente romanzo di Harris era perlomeno era nel suo tentativo di trasformare il Doctor Lecter in una specie di Conte Dracula e dare una svolta imprevista alla serie.
"Hannibal" abbondava di momenti grotteshi , umorismo macabro e di scene di uno squisito cattivo gusto... insomma, era sì lontano da "Il Silenzio degli innocenti" (e per questo ah deluso) ma non era un brutto libro in tutto e per tutto e comunque poteva vantare scritti davvero bene (come la splendida sparatoria iniziale).

In questo "Hannibal Rising", il dottor Lecter diventa Batman o un qualsiasi giustiziere in cerca di rivalsa personale e vendetta.
Queste origini del personaggio non lo rendono più forte ma, anzi, riescono quasi a distruggerlo... mettendo sotto una luce del tutto diversa quello che fino ad oggi era stata la più brillante e geniale incarnazione del serial killer romanzesco.

Ma il problema di questo libro non riguarda solo Lecter.
Il problema di questo libro è che è scritto male (e ho l'impressione che sia stato tradotto anche peggio), che è privo di idee e guizzi, che è sciatto, che manca di qualsiasi spunto che non sia stato già visto e utilizzato (meglio) in tanta altra narrazione seriale.
Seriale, sì... perché a conti fatti, questa nuova opera di Harris è comparabile (al massimo) con gli esiti meno felici dei romanzi pulp, tipo Shadow o Doc Savage.
Con la differenza ch Shadow e Doc Savage sono molto meglio di "Hannibal Rising".

Peccato.


p.s.
i 19 euro per 343 pagine pretesi dalla Mondadori sono un puro e semplice furto.

8 commenti:

preacher ha detto...

mah... a me ha deluso molto anche Hannibal.
l'unica cosa che mi divertiva era che per una volta quando parlavano dei luoghi dove si trovavano i personaggi e dei percorsi che facevano, SAPEVO dove si trovavano.
Per esempio, nel libro, la descrizione del percorso fatto da Lecter quando fugge da Firenze seguiva il tragitto che facevo io quando uscivo dall'ufficio e andavo dove avevo lasciato l'auto.
Ma non ho mai incrociato Lecter... Boh, forse si è fermato al bar in Piazza Tasso...

RRobe ha detto...

A me ha divertito il cattivo gusto e lo stile pacchiano di "Hannibal".
La scena dei porci è degna di Lansdale.

erebus ha detto...

Il romanzo di Hannibal è brutto?Ma avete visto il film?Ancora peggio!

preacher ha detto...

Sì, il film è pure peggio....

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo, amico mio, e lo sai.
Intanto, te lo sei divorato in un giorno. Qualcosa significa pure, no? Se la noia è la nostra prima nemica, qui è stata sconfitta. Anche se è una sconfitta un poco sleale, a forza di colpi bassi e vietati.
Certo, più che del pulp qui siamo dalle parti del grand guignol e del feuilleton. Del resto, una grossa parte del romanzo si svolge a Parigi. Ma da quand'è che non ci divertono questi racconti a fosche tinte, con i cattivi proprio cattivi, che mangiano i bambini, e i vendicatori spietati e implacabili?
Dei quattro romanzi del ciclo, è il meno buono. Il confronto con i due capolavori di Harris è crudele.
La storia va avanti per accumulo, e qui e là succedono cose poco o male spiegate. E Hannibal non è più lui, grave colpa. Ma...
Ma sa tenere lì il lettore, inchiodato. Lo so, si può chiedere di più. Ma è già molto anche così.
Però mi mancano ancora cento pagine. Fra un paio di ore magari mi ricrederò in peggio (o in meglio, chissà).
TF

RRobe ha detto...

Aspetta, chiariamo: l'ho letto in un giorno perché covavo la speranza che migliorasse e perché è brevissimo (300 pagine con un font da libro per bambini).
Riparliamone tra cento pagine :asd:

scott ronson ha detto...

Già Hannibal era stato scritto scritto, palesemente, senza averne voglia (per quanto un paio di scene gustose, per restare in tema, ci fossero).
Non oso immaginare questo prequel...

ps: "i 19 euro per 343 pagine pretesi dalla Mondadori sono un puro e semplice furto."
Più o meno come è un furto quello che Mondadori chiede per la prima metà del nuovo Martin...

sraule ha detto...

preacher: io, invece, quando abitavo a firenze, hannibal l'ho incontrato :) - nel senso che stavano girando il film, ed era tutto bloccato, ti ricordi che casino?

a me il libro non è affatto dispiaciuto. ed ecco perché:
1) hannibal non è ancora hannibal. mi sembra giusto e credibile. non poteva certo essere privo di qualsiasi sentimento fin dall'infanzia (non senza essere gravemente psicotico).
2) psicopatologicamente abbastanza credibile. da psicologa clinica, il cannibalismo è una delle patologie psichiatriche più rare e la spiegazione dell'esposizione infantile alla cosa è piuttosto convincente. basata su casistica clinica reale, of course.
3) stile. harris si è attenuto allo stile più ricco di hannibal, coerentemente con la sua scelta di cambiare "genere". red dragon e the silence of the lambs erano thriller con un "colpevole" da catturare, hannibal e hannibal rising sono biografie. da cui il cambio di stile.

ci sono alcuni punti molto fastidiosi, naturalmente (niente al confronto con altri best sellers):
1) immagine stereotipata del giappone e delle donne giapponesi. che palle.
2) infanzia "nobile" di lecter. presa quasi di pacca da preston e child.
3) traduzione pessima, come spesso per quelle mondadori. ricordo che la traduzione di the silence era praticamente illegibile (motivo per cui lo presi in inglese, regola alla quale ho continuato ad attenermi). in effetti, per chi avesse letto the silence in italiano: i personaggi non parlano in modo criptico, è la traduttrice che non conosce il gergo americano e prende fischi per fiaschi ogni quattro parole.
4) c'è qualche discrepanza nelle date. in hannibal hannibal dovrebbe avere la dentiera o quasi.

ma, tutto sommato, meglio questo dell'ultima cornwell. e poi devo ammettere di non aver speso i famosi 19 euro...