24.1.07

Le cene dei cretini.


"Si diventa bravi fumettisti al tavolo da disegno.
Si diventa fumettisti professionisti al tavolo di un ristorante.

- Sun Tzu-

Se dicessi che ricordo con affettuosa nostalgia "gli anni del book", mentirei.
"Gli anni del book" sono quel periodo in cui si cerca di trovare un lavoro nel mondo del fumetto e si girano le fiere con il book sottobraccio, mostrandolo a chiunque possa essere in qualche maniera interessato (e anche a molti a cui non frega nulla).

Per ogni cento aspiranti fumettari che girano per le fiere con un book sottobraccio, ottanta sono da buttare.
Gli altri venti possono avere qualche speranza di farcela.

Di questi venti, quindici non sanno come muoversi e se ne tornano a casa con le pive nel sacco.
Gli altri cinque vanno alle cene.
Io ero uno di quelli che andava alle cene.

E' consuetudine che, dopo una fiera, gli addetti al settore si ritrovino tutti a cena insieme in qualche ristorante.
Chiaramente non vanno tutti insieme ma seguono una logica che è influenzata dal branco di appartenenza, dagli odi atavici, dalla convenienza, dalle pubbliche relazioni, dall'aziendalismo, dalle simpatie e antipatie e via dicendo.
C'è molto da dire sulle cene del dopo fiera ma lo farò in una diversa occasione.

Quello che conta per un wannabe fumettaro è che essere a una di queste cene è il primo passo sulla buona strada del professionismo.
Sì perché il tavolo di un ristorante è un posto democratico, non c'è il bancone di uno stand a separare chi realizza da chi aspira a realizzare e tutti hanno diritto alla parola, anche l'ultimo arrivato.
Ma se il wannabe è furbo, parla poco e ascolta molto.
Ci sono tonnellate di robe da imparare anche solo stando a sentire un gruppo di professionisti che parlano dopo una lauta cena innaffiata da qualche bottiglia di vino.
Si scoprono collegamenti e rapporti di forza, si capiscono le necessità stringenti, le allergie personali e via dicendo.
Se poi il wannabe è fortunato e si è saputo porre... qualche professionista potrebbe pure interessarsi al suo destino.

Il problema è riuscire ad arrivarci a queste cene.
Il sistema migliore è essere inviato da qualche professionista con cui si è in buoni rapporti ma ci sono anche sistemi più rocamboleschi e meno diretti.
Tipo imbucarsi brutalmente, aggregarsi a qualche gruppo più vasto sperando di non farsi notare, farsi trovare casualmente al ristorante e roba così (uno dei classici di Lucca è arrivare ad un ristorante e scoprire che si è una ventina di persone in più rispetto a quelle previste... provate ad indovinarne la ragione).

Una volta che si è ottenuto il proprio posto a sedere, un coperto e un bicchiere di vino, sta tutto alla natura del wannabe.
Se sa ascoltare, se sa cogliere la palla al balzo, se sa non essere invadente, è probabile che venga coinvolto nella cena del giorno dopo e magari in quella successiva.
Queste robe servono a rendere il wannabe "uno dell'ambiente", una figura consueta con cui dialogare per i professionisti del settore.
Da quel punto in poi il passo per il professionismo è facilitato (fermo restando che servono della capacità di base).

Ricordo con orrore l'ansia di essere ad un determinata cena per poter conoscere e parlare con tal dei tali, e ricordo con racapriccio alcuni dei commensali di suddette cene (ciao Daniele, sei sempre nei miei pensieri)... eppure non posso negare che molte di quelle cene sono servite allo scopo.

Poi sia chiaro... questa non è una faccenda che riguarda solo i wannabe.
La logica delle cene è una questione che perseguita anche i professionisti che, ad un certo unto della loro carriera, si troveranno a dover decidere a quale cene "conviene andare" per intessere e solidificare la rete di conoscenze e relazioni.
Molti dei progetti editoriali che poi finiscono nelle nostre librerie sono nati intorno al tavolo di un ristorante piuttosto che a quello di una sala riunioni.

Di contro, ci si rende conto di essere arrivati a qualcosa quando ci si scopre a non dar più peso a tutto questo.
La miglior cena post fiera è quella passata dove cazzo si vuole e con i propri amici... ma vi assicuro che è un lusso che ci si può prendere solo quando si è realmente "arrivati" o quando si è finalmente trovata la saggezza di fregarsene.