3.2.07

Il Re


E' curioso come io trovi gusto nello scrivere un personaggio che, sotto il profilo della scrittura, è l'antitesi di tutto quanto io ho scritto fino a oggi.
Parlo di Diabolik, ovviamente.
Dove John Doe e Dante sono la fiera del mutamento perenne, Diabolik è il baluardo della cristallizzazione.
Dove John Doe e Dante sono la fiera del non essenziale, del ridondante, del barocco... DK è LA sintesi.
Dove John Doe e Dante sono orgogliosi del loro aspetto disomogeneo, il re del terrore è la serie più omogenea del mondo.
Eppure, nonostante tutte queste differenze, io adoro scrivere Diabolik.

La cosa che mi piace di più è che con Diabolik non posso barare perché non è possibile sviare l'attenzione da un soggetto debole grazie a dei dialoghi brillanti, e non si può nemmeno mascherare un buco si sceneggiatura con uno stacco di montaggio.
Quando un numero di Diabolik si chiude, tutto deve tornare e se mi avanza qualche filo non annodato, vuol dire che ho sbagliato qualcosa e che qualcuno me lo farà sicuramente notare.
Riscrivo un sacco con Diabolik e, una volta che arrivo alla pubblicazione, sono molto più invisibile che su JD o Dante.
Diabolik è una scuola, una disciplina marziale e una cura spartana per il mio ego.
Il mio lato samurai lo adora, il mio lato hardrock lo detesta.

Nei prossimi giorni voglio postare qualche riflessione sul personaggio e su quali sono le difficoltà nello scriverlo, sperando che vi possa interessare.
Ho deciso che è meglio che lo faccia adesso, che sono ancora fresco (ho appena iniziato il quarto numero), piuttosto che tra qualche tempo, quando certe cose saranno diventate automatiche e io le darò per scontate.