20.2.07

Lavorare con lentezza...



Ieri era la giornata della lentezza, una di quelle cazzate che ogni tanto si inventano tanto per sottolineare meglio quando l'occidente sia ricco, opulento e moralmente debole.
Io il concetto di lavorare piano non l'ho mai capito... fino a due anni fa.
Se due anni fa mi aveste chiesto che tipo di ritmi lavorativi avevo, vi avrei risposto con la mia consueta faccia da culo: "non faccio nulla per una ventina di giorni al mese, poi mi tombo davanti al computer e scrivo come un pazzo assatanato per dieci giorni filati, andando al ritmo di 20 pagine al giorno come minimo".

Due anni fa però sono stato male e parecchio.
Quando sono uscito mi sono ritrovato sommerso di lavoro arretrato e debiti.
Così ho abbassato la testa e per due anni non ho fatto altro che scrivere.

L'affanno lavorativo di quell'emergenza me lo porto ancora oggi, rinnovato dalle molte pause ospedaliere che mi sono capitate.
Due giorni in ospedale significano come minimo una settimana lavorativa di fermo:
- due giorni a stare male prima di andare in ospedale.
- due giorni in ospedale.
- un giorno di recupero a casa.
- due giorni a cazzeggiare perché sono appena uscito dall'ospedale e di tutto ho voglia, tranne che di lavorare.
Fermo restando che, se ne sono in grado e ne ho la stringente necessità, riesco anche a scrivere da un letto di corsia.

In poche parole, anche adesso ho tonnellate di lavoro arretrato che mi aspettano frementi.
L'ansia dello scrivere per stare dietro alle consegne, ai soldi e alle necessità dei disegnatori e alle logiche editoriali mi ha logorato.
Sono arrivato al punto di mettere in bocca a un mio personaggio (Fato di JD) tutta la mia esasperazione per il dover tenere sotto controllo i fili di mille trame diverse.
Quindi, visto che il mio scapigliato metodo di lavoro non mi aiuta a risolvere il problema... ho deciso di cambiare metodo.

Scrivo piano.
Ma scrivo tutti i giorni.
Cinque tavole al giorno possono bastare.
Se sono i forma, dieci.
Mi costringo ad alzarmi dalla scrivania quando ancora non mi fanno male le dita e ho ancora voglia di scrivere.
Volete sapere una cosa sorprendente?
Sta andando meglio.
La costanza batte l'irruenza e quello stronzo di Esopo ha ancora una volta ragione.

Quindi, se siete mie disegnatori in attesa di sceneggiatura... non temete: sta arrivando.
Arriva lenta (e inesorabile)... ma arriva.
E se avete davvero fretta... perdonatemi.
Di più non posso.