5.2.07

Nemico di Tutti.




Non amo molto la foma mentis di quelli che scrivono per il cinema.
Sono tutti fissati con "le motivazioni" dei personaggi, con il conoscere vita e morte e miracoli dei protagonisti delle loro storie, con lo sviscerare ogni aspetto psicologico delle loro creature.
Non è che ci sia nulla di male, ma non sono convinto che questo approccio basti a fare di un personaggio un gran personaggio e di sicuro non fa in modo che il personaggio si "scriva da solo", specie se il soggetto della storia che quel personaggio sarà chiamato a vivere è meno che solido.

Detto questo, non penso nemmeno che si possa scrivere un personaggio senza porsi qualche domanda su di lui... e io di domande su Diabolik me ne sono fatte (e me ne sto facendo) parecchie.
La prima, e la più ovvia, è capire il perché Diabolik fa quello che fa.
Dopo tanti anni di onesti furti, Diabolik è ricco... rubare ulteriormente non dovrebbe più essere una necessità.
Eppure Diabolik continua a farlo un meso dopo l'altro.
Perché?

La prima risposta è la più semplice:
Diabolik è un ladro e un criminale, così come Tex è un eroe e un ranger.
Nulla da dire, questa risposta soddisfa appieno le necessità del lettore occasionale che pesca Diabolik dall'edicolante in maniera sporadica, tanto per ingannare il tempo.
Il lettore casuale ha bisogno di coordinate immediatamente decodificabili: Diabolik è un ladro e quindi ruba.

Però questa risposta non può soddisfare appieno chi Diabolik lo legge da anni (o decenni) o chi lo scrive.
Chi conosce bene il re del terrore sa che la necessità di Diabolilk di rubare non è determinata dal bisogno e sa pure che Diabolik non è tipo da continuare a fare qualcosa solo per combattere la noia: la sua mente è troppo lucida e acuta per cedere a una debolezza simile.
Ma allora perché Diabolik continua a fare quello che fa, aldilà delle ovvie ragioni editoriali?

Ho discusso parecchio su questo argomento e una delle teorie più affascinanti e concrete che ho sentito, vogliono Diabolik come un maniaco ossessivo-compulsivo, un ladro seriale che ruba per soddisfare un bisogno, una carenza... e che continua a fare lo perché non riesce a essere soddisfatto: come quelli che per placare le carenze d'affetto, fanno shopping e poi non si godono quello che hanno comprato.
Psicopatico, sociopatico, del tutto privo di empatia (se non nei confronti di Eva), ossessionato... una perfetta macchina umana che agisce spinta da un bisogno irrazionale e inappagabile.
Diabolik si realizza e si definisce nell'azione... non nelle motivazioni di quell'azione e nemmeno nel premio finale che deriva da essa.
E' un buon modo di vedere il personaggio ma, per i miei gusti, è una interpretazione troppo revisionistica e intellettuale, vicina a quelle riletture operate dagli scrittori inglesi sui personaggi supererostici americani che hanno fatto tanto bene, ma anche tanto male, al fumetto americano tutto.

No, per me Diabolik non è un robot e non agisce a causa di una ossessione... per me qualche motivazione concreta e non strettamente psicologica, ce la deve avere.
Se non la conosciamo è solo perché la parte più importante del suo passato non ci è ancora stata raccontata.
A mio modo di vedere, Diabolik odia i ricchi e i potenti e li punisce con le sua azioni.
Qualcuno obietterà che Diabolik ama la ricchezza, tanto è vero che si tiene il frutto dei suoi colpi e non lo dona ai poveri come un novello Robin Hood... ma io vi domando: cosa se ne fa Diabolik, delle ricchezze che ruba?
Una parte la deve necessariamente reinvestire per finanziare i suoi covi e tutta la sua tecnologia, ok... ma il resto?
Il resto è nascosto in qualche rifugio, lontano da occhi indiscreti e da Diabolik stesso.
Prendiamo il classico rifugio di Diabolik: Di solito un rifugio Diaboliko è un ambiente pratico e essenziale, che nulla concede all'occhio di chi guarda.
Dove sono i pezzi d'arte e i gioielli?
Eva se li gode solamente per il tempo concesso dal finale di una storia, poi tutti quei diademi, quelle collane, quei diamanti, spariscono nel nulla... dimenticati in favore del prossimo colpo.
Ne sono sempre più convinto, Diabolik odia la richezza: la ruba a chi ce l'ha e poi la allontana anche da se stesso.
La sua è una crociata che trascende il semplice crimine o l'ossessione, ma assume una valenza sociale.
Diabolik nemico di tutti ma più nemico di alcuni che di altri.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

L'interpretazione " troppo intellettuale" di cui parli è quella che, come sai, do spesso io.
Diabolik psicopatico, privo di empatia, incapace di pietas.
Non cattivo. Perché per essere cattivi bisogna avere dei sentimenti.
Lui uccide chi lo ostacola, semplicemente. La strada più breve fra due punti, è una linea retta. Chi si frappone, va eliminato, perché è più semplice che girargli attorno.
Questa visione è solo apparentemente semplice. Ma invece rende il personaggio inquietante, complesso e affascinante. Roba pericolosa, da maneggiare con cura.
Poi c'è il discorso della vendetta, nell'ottica di Diabolik. E c'è l'amore per Eva, unica persona per cui provi un sentimento. Magari ne riparleremo.

Ora vorrei invece chiarire che la lettura che ne dai tu, Roberto, non è antitetica a questa. Su un piano simbolico, credo davvero che Diabolik sia una nemesi di un mondo immorale, dove - citando una dichiarazione delle Giussani - i soldi sono solo figli dei soldi. E dove nessuno è mai ciò che sembra, e le maschere non sono soltanto quelle concrete portate da Diabolik.
Diabolik non è un punitore, non è un vendicatore... ma, di fatto, è una punizione. Una nemesi, appunto.
Il punto è stabilire se lui ne sia conscio, in tutto o in parte. Se si senta un nemico della società. Se voglia esserlo.
Secondo la tua interpretazione, la sua sarebbe una scelta cosciente. Io su questo, invece, ho dei dubbi.
Comunque la questione è interessante, vale la pena di affrontarla.
Credo che le Giussani avessero La risposta. Perché certe riflessioni le facevano, eccome. Ma noi, ora, possiamo solo fare delle ipotesi. E lavorare su quelle.
TF

RRobe ha detto...

Sì, infatti la differenza è che per me (nel suo passato) qualcosa abbia determinato il nemico di Diabolik.
E che lui l'abbia scelto in maniera consapevole.
E' una interpretazione sicuramente più "classica" e lagata al romanzone Dumasiano, non lo nego... ma per me è anche molto forte come idea.
Detto questo, trovo ugualmente affascinante la tua versione (e molti aspetti di questa sono ben presenti quando scrivo DK) solo che per me finisce per diminuire la forza "semplice" del personaggio.
Ricordi quella bella storia di Planetary in cui un Superman disperato se la prende con gli sceneggiatori inglesi moderni che lo hanno riempito di problemi?
Ecco, una cosa del genere...

alessandroscalmani ha detto...

Lavorando di fantasia, andando oltre la "lettera" del fumetto, ci sarebbero i margini per interpretare Diabolik come un personaggio "tragico" dal punto di vista esistenzale.
Diabolik è stato cresciuto da un gruppo di ladri. Non ha avuto altri riferimenti genitoriali che loro. Non una famiglia, non un'amicizia. Direi che, con un infanzia del genere alle spalle, Diabolik è fin troppo sano di mente. Anzi, c'è da domandarsi come abbia saputo sviluppare un rapporto amoroso sano e stabile con Eva Kant, lui che non ha avuto letteralmente nessuna figura materna.
L'aspetto tragico è che Diabolik è quello che è... perché non può essere nient'altro. Ha sempre pensato a se stesso come a un ladro, non ha avuto nessun altro modello da considerare. Non ha scelto di isolarsi dalla società, ne è sempre stato ai margini, fin da bambino.
Quando Ginko gli chiede "chi sei", non può che rispondere "non lo so". Il suo potere più grande, la fabbricazione delle maschere, è anche un ironico contrappasso: Diabolik ha mille volti e non ne ha nessuno. Grottescamente, i suoi rifugi, la sua vita di tutti i giorni, sono la parodia di una vita familiare borghese normale. Diabolik legge il giornale sul divano, Eva guarda la televisione, in un appartamento normalissimo. Una commovente aspirazione alla normalità. Ma se qualcuno suona il campanello, morirà per un ago al cianuro.
Diabolik potrebbe decidere di ritirarsi e vivere da nababbo, godendosi le sue ricchezze. Ma per la prima volta in vita sua, dovrebbe affrontare una verità terribile: egli non è mai stato nient'altro che il ladro Diabolik. Come potrebbe essere qualcosa di diverso?
Ed Eva? Come reagirebbe se Diabolik si ritirasse? Il menage fra i due è basato su una costante immissione di adrenalina. Il loro rapporto potrebbe sopravvivere alla noia?

Anonimo ha detto...

Certo il passato di Diabolik è ancora una miniera d'oro quasi tutta da scavare. Oro e chissà cos'altro.

Della sua permanenza nell'isola di King è stato raccontato poco, e si tratta di tutti gli anni della giovinezza. L'apprendistato del male.

E poi c'è il primo e sanguinario periodo da Diabolik, a Clerville.
E nemmeno il rapporto con Eva Kant, nella sua evoluzione, è stato raccontato tutto.

Negli ultimi anni, l'introduzione di una continuity coerente - e retroattiva - nell'impianto di Diabolik ha arricchito la serie (restando però lontano da sterili esercizi di stile, per fortuna).
E ora che ci sei anche tu, Roberto...
TF

Michele ha detto...

Voi continuate, che io prendo appunti... :-D

Riccardo Torti ha detto...

Me misero ignorante legge il tuo post e non può non pensare ad un classico paradosso. Non capisco come Diabolik possa accumulare furti e ricchezze per decenni ma non un giorno di vecchiaia in più. Direi che ormai la 60ina li ha compiuti. Basta scalare palazzi e giocherellare col cloroformio, no? Ovviamente fa parte del gioco...i nostri eroi sono fermi nel tempo. Allora o ci si scervella a cercare una soluzione a questo enigma irrisolvibile o si accettano quelle semplici regole un po paradossali del mondo dei fumetti (non invecchiano, nell'armadio hanno solo camicie rosse e giacche nere e via discorrendo...). Forse la faccio semplice...bho

Cmq per me Diabolik i sldi che ha, come diciamo a Roma,"se li magna"...:D

numeronove ha detto...

Io nel mio piccolo ruolo di lettore non posso che entusiasmarmi nel leggere queste discussioni,e vedo bene,prendendo spunto da questo inizio,un proseguire lento dell'evoluzione di Diabolik nell'ambientazione che parte dalla fuga dall'isola di King,argomento già trattato in maniera eccellente da Tito e Gomboli lo scorso anno con "gli anni perduti nel sangue".L'inserimento di RRobe in questo tipo di scrittura porterebbe notevoli risultati di apprezzamento...
Grazie,continuate così.

Anonimo ha detto...

Errore.
Diabolik è invecchiato. Finora, stiamo usando la regola del quattro per uno. Quattro anni di albi in edicola equivalgono a un anno di invecchiamento, circa. Al momento funziona. Poi vedremo.
Nel 1962, all'esordio, era trentenne o poco meno. Oggi ha più di quarant'anni, ben portati.
Ma al di là di questo, Diabolik impara, accumula esperienze. Cambia. L'invecchiamento è soprattutto su un piano psicologico.

Ha una calzamaglia, ma indossa abiti sempre diversi, che mutano con il mutare delle mode.
Dal 2000, usa gli euro.

Poi, certo, è vero... quelle maschere non potrebbero esistere... e non si sa dove metta i capelli Eva, quando ne indossa una... e, ancora, chissà perché la polizia non tiene d'occhio tutti i concessionari di Jaguar...

Tuttavia, una volta accettate poche regole del gioco e pochi (per quanto grossi) compromessi con la verosimiglianza, Diabolik si configura come una serie profondamente calata nella realtà, in un mondo simile a quello che ci circonda.


Oh, scusate, oggi sono un po' invadente. Il padrone di casa vorrà perdonarmi, spero. Ma la materia è interessante, e troppo spesso vedo Diabolik trattato con sufficienza (da chi non lo ha mai letto)...
Passo e chiudo, forse.
TF

Hytok ha detto...

Diabolik psicopatico, privo di empatia, incapace di pietas. Non cattivo. Perché per essere cattivi bisogna avere dei sentimenti

Una discussione assolutamente affascinante, ma la frase quotata non la condivido fino in fondo... sono sentimenti anche quelli che prova verso i suoi amici, e Diabolik ne ha diversi, a cui tiene davvero. Vedi l'ultimo celebre albo in cui un so amico si rivela gay.

Anonimo ha detto...

Be', dire che Diabolik ha "diversi" amici è un'affermazione quantomeno esagerata.
Le eccezioni - e davvero si tratta di eccezioni - fanno o, meglio, sottolineano la regola.
Inoltre, questi casi di "amicizia", alquanto rari, andrebbero esaminati caso a caso. Ma sarebbe un po' sterile, e noioso per molti.
Stiamo parlando del carattere generale di un personaggio.
TF

Slum ha detto...

Io ho letto solo una 10ina di Diabolik in vita mia! Ma a leggere ste cose mi sale la scimmia!!!


Cmq
nel cartone animato non viene detto nulla?

Anonimo ha detto...

Il cartone animato è una specie di ultimate diabolik, non è parte della continuity ufficiale.
-Brendon

Slum ha detto...

fin lì c'ero arrivato anche io. Intendevo dire se ci sono state delle buone intuizioni...