13.3.07

Come una pietra rotolante.


Dopo dieci giorni di fuga, ieri sono tornato finalmente a casa.
Come mi capita in tutti i viaggi, mi sono perso qualcosa lungo il cammino e mi sono portato indietro qualcosa di nuovo.
Tra la fiera di Mantova e il mio soggiorno milanese sono un pelo sbalestrato.
In primo luogo c'è stato il cambio di temperatura che il settore mi ha riservato, grazie all'effetto Dylan Dog.
I sorrisi che mi hanno rivolto erano un pelo più larghi del dovuto, le pacche sulle spalle si sono moltiplicate e gente a cui stavo sul cazzo, di colpo è mia amica.
Evidentemente, il dopobarba di Dylan Dog non funziona solo per l'oldboy.
In effetti, in questo momento, la situazione è ideale: si sa che sto lavorando su una cosa nuova legata a uno dei personaggi più popolari d'Italia ma ancora non è uscito nulla e quindi è impossibile parlarne male.
Sono figo come il teaser cinematografico di un blockbuster estivo.
Non durerà per sempre ma nel frattempo me la godo.

Anche sul fronte interno della Bonelli c'è stata qualche novità.
Ho partecipato per la prima volta a una cena Bonelli in veste di "dipendente" e non più come amico/imbucato.
Per quanto sia stata una cena piacevolisima (come sempre), qualcosa nell'atmosfera generale, è cambiata.
Da una parte, sono entrato a far parte di una specie di famiglia allargata, dall'altra devo cominciare a entrare nell'ordine di idee che questo comporta alcune responsabilità e doveri.
Sia chiaro: sono contento di tutto questo.
Però essere "solamente" un amico di Sergio e di Mauro e non uno che lavorava per loro, era una cosa che mi faceva piacere.

Altro momento piuttosto divertente (e su cui tornerò con un post dedicato) è stata la "portfolio review" organizzata dalla fiera in cui mi sono trovato davanti alcuni bravi ragazzi e uno psicopatico.

A Milano invece è successo di tutto e il contrario di tutto.
Ho fatto finalmente i conti con la mia natura di puttana dell'audience, ho conosciuto meglio delle persone che mi piacciono molto, ho scoperto nuovi lati negativi di persone che mi piacciono poco e non sono riuscito a beccare gente che mi sarebbe piaciuto vedere.
Ho anche fatto una nuova lezione alla scuola del fumetto e, a quanto mi dicono, sembra che io abbia terrorizzato gli allievi.
Tenendo conto che la mia lezione verteva semplicemente su come ci si presenta in una casa editrice, devo dedurre che o c'è qualcosa di sbagliato nel modo in cui io espongo i fatti o che i giovani fumettisti di oggi non sono più quelli di una volta.

Comunque sia, adesso sono a casa e ho un mucchio di cose da fare:
giocattoli da aggiustare e o da buttare definitivamente, persone a cui parlare con una ritrovata onestà, lavori da finire o da cominciare, un ennesimo soggiorno ospedaliero da superare senza troppe ricadute psicologiche e, naturalmente, un personaggio di WOW da portare avanti.

Certe volte, nonostante tutto, mi piace essere me.