27.3.07

La forza del metodo.


Ho trovato una bella riflessione sul blog di Igort (il link lo trovate nella colonnina qui a fianco).
Igort si ferma per un attimo a riflettere sulla quantità e la qualità e si pone un paio di domande interessanti.
Sia chiaro, data la mia estrazione professionale, non posso fare a meno di stupirmi di come solo ora e solo adesso (all'indomani di un lungo e sfiancante lavoro) Igort si sia posto queste domande, ma apprezzo il fatto che lo abbia fatto e prendo la palla al balzo per allargare il discorso.

Gli orientali dicono che nella quantità c' la qualità, e io ci credo pienamente.
Il pensiero europeo vede l'arte sempre legata all'estro e al genio, il pensire orientale lega l'arte al metodo e alla disciplina.
Lo shodo, l'arte della scrittura giapponese, è una pratica che vede nel gesto il suo punto più alto e raffinato.
Tanto è più sicuro il gesto, tanto meglio i caratteri rappresentati dall'artista riusciranno a evocare lo stato d'animo ad essi connessi.
A vedere i lavori dei grandi maestri della via della scrittura, si ha l'impressione che siano tutta istintività e sregolatezza.
In realtà per diventare un degno praticante dello shodo, serve metodo, applicazione costante e tantissimi anni di umile esercizio.

Nel Kendo è lo stesso.
La perfezione del gesto (che è una delle tre componenti fondamentali della via della spada) si raggiunge solo con la ripetizione infinita di tre movimenti basilari.
La reiterazione del gesto affina e rende perfetti.


John Ford, in quasi settant'anni di carriera, ha fatto oltre un centinaio di film, lavorando in maniera incessante per tutta la vita.
Una gran parte di essi, sono dei capolavori.
Terence Malick, in quaran'anni di carriera, ha fatto 5 film.
Tre quasi capolavori e una mezza cagata.

Fosse anche per una mera ragione di numeri, Ford si beve Malick anche nel sonno.

Milton Caniff, Alex Toth, Alex Raymon, Jack Kirby e molti, molti altri, erano tutta gente da almeno 20 tavole al mese.
E nessuno viene oggi a mettere in discussione la loro arte solo perchè la praticavano con costanza.
Anzi, molto probabilmente è proprio la costanza e il metodo che gli hanno permesso di arrivare ai risultati a cui sono arrivati.

Non c'è da discutere sull'artigianato e l'arte.
C'è solo da discutere sui risultati ottenuti.
Certo, più la quantità è alta, più si alza il numero di possibili cagate... ma si alza anche la frequenza con cui si presenta roba buona o ottima.
E', come detto, una mera questione statistica.

A mio modo di vedere, il metodo, la ripetizione dell'esercizio e il lavoro costante, vincono sull'estro e il genio sregolato.
Ma, come al solito, son solo opinioni.

18 commenti:

andrea ha detto...

però si potrebbe anche obiettare che spesso la quantità porta ad una riduzione della qualità

RRobe ha detto...

Dipende.
Se portata oltre un certo limite, sicuramente.

Ma Igort parlava e di quantità che di coninuità.
Se fai una pagina di fumetto al giorno, sono 30 pagine al mese.
Se scrivi solo 5 pagine di fumetto al giorno, fanno 150 pagine al mese.

Qsjesus ha detto...

capisco che un "autore", sia sceneggiatore che disegnatore, abbia la presunzione di decidere quando sta lavorando a materiale di qualità e quando no, ma credo che non sempre sia possibile che sia lui stesso a rendersene conto a pieno, sopratutto credo che in quel momento possa giudicare solamente se sta dando il meglio possibile, non certo se quello che sta facendo è, in valore assoluto, materiale di qualità o meno.

sempre se esiste un valore assoluto

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo sull'importanza dell'esercizio e della disciplina che regola l'esercizio (hai presente King che in 'On Writing' - secondo me un ottimo saggio sulla scrittura, ottimo perchè onesto - che dice, in sostanza, se volete scrivere mettetevi davanti a un cazzo di computer, pensate, e scrivete?), però secondo me sbagli nel mettere in competizione metodo/disciplina con genio/sregolatezza.

Chi nasce genio (forse) non ha bisogno di pratica incessante, potrà certamente essergli utile ma se è un genio il capolavoro è scritto nei suoi geni (scusa il gioco di parole asd).
Ma chi genio non nasce può essere qualcosa di più di un artigiano, se ha le capacità e si applica come una bestia.

Lo scontro non c'entra, non sono due metodi in competizione. Piuttosto, direi che a tutti l'artigiano che si fa un bucio di culo così risulta più simpatico...

Serena ha detto...

In Zagor, in Tex, ci sono dei veri e proprio capolavori, altro che proust, altro che stehendal. Su 500 Zagor anche solo da un punto di vista statistico ci deve essere un capolavoro. Sono un appassionato di Zagor e me lo sono tenuto dentro da una vita, ma adesso che ho il permesso di Igort e di rrobe lo grido a squarciagola: "Zagor-te-nay nelle scuole elementari!!"

Piu' seriamente: non mi sembra che dal rinascimento a oggi la cultura giapponese abbia molto incoraggiato il pensiero individuale, originale...
E' ancora un problema culturale sentitissimo dai giapponesi, almeno per quanto ho avuto modo di conoscerli io (anche per i cinesi), tanto che si e' cercato di lanciare programmi scolastici che stimolassero l'originalita' sulla ripetitivita' dei modelli tradizionali.

Su quanto dice Igort sull'artigianato, sul lavoro umile e metodico, sono ovviamente d'accordo. Pero' quello di Igort e' un artigianato per modo di dire (lo sa benissimo anche lui..). Almeno da un punto di vista grafico le sue tavole sprizzando originalita' e idee. Mi sembra che Igort lo dica piu' per vezzo d'artista, che per convinzione profonda. Mi sbaglio? Forse si, ma l'unico che puo' ai miei occhi dire con credibilita' una cosa del genere e' solo Magnus, che e' partito dal popolare, per arrivare al popolare.

Kirby: e' uno dei miei miti. Credo pero' onestamente che le sue cose artisticamente riuscite siano una manciata.

Diego Cajelli ha detto...

Terence Malick è quello che ha fatto "Salvate il soldato Ryan" con le didascalie?

Diè!

Gabriele - il Gabbrio- ha detto...

per quanto riguarda la scrittura, non posso parlare, in quanto è da poco che mi adopero seguendo dei ritmi scanditi. Sostanzialmente da quando sono allievo di Bartoli e destinatario dei suoi esercizi.
Ho, invece, una certa esperienza con la musica (studio da dieci anni ogni giorno, con metodo, e un mio insegnante, noto jazzista a livello internazionale, mi ha amichevolmente ceduto sei dei suoi allievi, dicendo che ho talento)...fino ad ora ne ho composti di brani, tra canzoni e pezzi per solo basso. e posso dire che se non mi fossi applicato con costanza, se non avessi affinato la frase musicale e la mia tecnica con impegno e metodo, e se non avessi scritto centinaia di spartiti, i miei risultati sarebbero stati abbastanza esigui, riducendosi a quattro-cinque bei pezzettini.
Diciamo che il mio intuito pùò fornire materiale per qualche lavoro, ma, sicuramente, senza la ripetizione dell'esercizio e il lavoro costante non avrei fatto più di tanto.
Quindi, approvo pienamente il pensiero di Roberto, considerando, però, che il genio, quando ci si mette, fa cose che ti fanno piangere di piacere!
Sfortunatamente, le case discografiche apprezzano il lavoro ma non producono...sigh!!!

ausonia ha detto...

"Sono d'accordo sull'importanza dell'esercizio e della disciplina che regola l'esercizio (hai presente King che in 'On Writing' - secondo me un ottimo saggio sulla scrittura, ottimo perchè onesto - che dice, in sostanza, se volete scrivere mettetevi davanti a un cazzo di computer, pensate, e scrivete?), però secondo me sbagli nel mettere in competizione metodo/disciplina con genio/sregolatezza.

Chi nasce genio (forse) non ha bisogno di pratica incessante, potrà certamente essergli utile ma se è un genio il capolavoro è scritto nei suoi geni (scusa il gioco di parole asd).
Ma chi genio non nasce può essere qualcosa di più di un artigiano, se ha le capacità e si applica come una bestia.

Lo scontro non c'entra, non sono due metodi in competizione. Piuttosto, direi che a tutti l'artigiano che si fa un bucio di culo così risulta più simpatico..."

non so chi abbia scritto ciò... ma lo condivido in pieno. il "metodo" nel campo della creatività e nell'arte non può essere che soggettivo.

Starsky ha detto...

In base alla mia esperianza personale, che non ha nulla a che vedere con i fumetti, quando sei sotto pressione puoi produrre ottime cose ma anche pessimi lavori.
Dipende da quanta libertà hai nel tuo modo di lavorare, quanto tempo ti serve, e quanto te ne hanno concesso.

Ci sono casi in cui il capo è li vicino a te, sempre a sindacare, che sbatte il piedino a terra ogni due minuti, chiedendoti continuamente "hai finito?". In quei casi, quando il tempo che ti hanno dato non basta, perché tu professionista ne avevi stimato e chiesto di più, e quando le regole da seguire ti rallentano, il lavoro è a rischio.
Credo che nei fumetti il discorso sia simile. Se un disegnatore ha fisiologicamente bisogno di due giorni per fare una tavola secondo certe regole, e ne deve fare 14 in 7 giorni, le vignette molto probabilmente saranno tirate via.
Per cui ben vengano esperimenti come 24-hour comic, però stiamo attenti alla salute dei nostri disegnatori... :)

Hytok ha detto...

Boh, secondo me è solo questione di talento. La quantità, l'impegno intensivo, sono elementi necessari ma non sufficienti. Prendi Nizzi, quantitativamente produce una valanga di roba, ma quella leggibile è il 10%, e capolavori non me ne ricordo. Uno che dimostrerebbe la tua teoria è Bendis, che sforna di tutto a tempi record, ma spesso leggerine... certo, ogni tanto tira fuori l'optimum, vedi Alias o Powers... ma la gran parte dei suoi lavori è dimenticabile.

Ripeto, concordo con la tua teoria, ma solo se applicata ad autori di talento, ed è per questo che gente come Tarantino e Joss Whedon mi fa incazzare perchè produce poco...

Guido ha detto...

Nel singolo segno di un pittore che lavora da 50 anni vedi tutta l'esperienza maturata...
come un pianista deve esercitarsi per anni prima di eseguire un singolo pezzo in modo eccellente o uno sportivo si allena anni per fare un ... in ogni disciplina più ore al giorno ci si esercità più si migliora, direi che è un dato di fatto! ;)

Anonimo ha detto...

Guardate che il discorso qua non è che chi produce tanto produce solo cose belle, quanto il fatto che l'arte è legata più al metodo, al lavoro e al sudore che alla sregolatezza e all'estro creativo, come si tende a credere in occidente e soprattutto qui da noi. Un quadro, un affresco, un romanzo, hanno un 10% di creatività e talento e un 90% di lavoro, vale a dire 8 ore al giorno tutti i giorni per un mese, 6 mesi, un anno, quale che sia il tempo che serve. Io sono perfettamente d'accordo, ma è anche vero che ognuno ha i suoi tempi e le sue modalità di lavoro. C'è chi non riesce a scrivere più di 3 fumetti all'anno, così come c'è chi in un anno ne scrive 10/15.
-Brendon

Frank Gallo ha detto...

Beh... per fare un paragone calcistico, mi viene in mente il genio per eccellenza,Maradona.
Lui aveva bisogno di allenarsi solo per mantenere la forma fisica, per quanto riguarda la tecnica...l'aveva nel DNA.
Un calciatore professionista si può allenare con metodo per anni ottenendo sicuramente ottimi risultati e più si allena, più gioca,più acquisisce esperienza.
Ma quando si incontra un "Maradona" (in qualsiasi campo professionale)non ci si può far proprio niente.
Il genio è genio, purtroppo solo pochi ne sono dotati.
Ovviamente è solo la mia opinione personale... :-)

RRobe ha detto...

Ok.
Quanti geni così puri ti vengono in mente?

jester24 ha detto...

i geni sono rari, anzi rarissimi. Forse si è usata troppo spesso questa parola, un po' a sproposito. Diego Armando lo era, poi nel calcio, non me ne vengono in mente altri che abbia mai visto in vita. Nel fumetto Pazienza, forse, e dico forse perchè dopo quello che ha detto di lui Gipi, me lo ha ridimensionato un po'. Quindi penso che tu abbia ragione, la quantità e l'esercizio, nelle persone di talento, può creare molte cose buone davvero.

RRobe ha detto...

Su Pazienza il discorso è complesso.
Aveva una totale facilità di disegno. Una capacità, innata.
Ma aveva pure studiato tanto.
E, specie all'inizio, si rifaceva tanto a quello che (per me) nel fumetto è l'unico genio assoluto: Moebius.

Giacomo ha detto...

E aveva un padre straordinario pittore...
"Genio e sregolatezza" è un mito cazzaro e moderno...
Essere "geni" è un attribuzione di merito che spesso e volentieri si attribuiscono gli sregolati...
Il vero genio francamente se ne infischia... e molto spesso è... senza bisogno di essere.
Grande Roberto!

Anonimo ha detto...

d'accordissimo su quello che dici.
solo spezzo una lancia in favore di malick secondo me autore di soli capolavori, e adoro anche john ford ovviamente.

albert albert