14.4.07

BRUCIA!





A forza di sviscerare una questione, alla fine se ne viene a capo.
E' da tempo che mi interrogo sulla mia antipatia per il nuovo fumetto "autoriale" che va per la maggiore.
Le ragioni che mi sono dato sono molteplici: non mi piace la maniera su cui si insiste nel proporre storie intimiste, minamali e autoreferenziali, non mi piace l'esplorazione di un ombelico univoco e non dell'ombelico universale, non mi piace il totale abbandono del disegno a favore del segno, non mi piace le parole che sono usate per vendere questi fumetti e ho sempre l'impressione che questi prodotti si vergognino di essere quello che sono e vorrebbero essere altro.
Però, a dirla tutta, queste sono ragioni marginali.
Quando un fumetto è bello, è bello.
"David Boring" di Daniel Clowes è un capolavoro (come quasi tutta la roba di Clowes).
"Autoroute du soleil" di Baru, pure.
Idem per "Hanno ritrovato la macchina" o "Appunti per una storia di guerra" di GIpi.
E non c'è fiera che non mi veda tornare a casa con almeno tre o quattro fumetti della Coconino.
Ma allora perché il loro modo di intendere il fumetto mi è così antipatico e perché sono così poche le opere di un certo genere che mi colpiscono davvero?
Perché mi sono barricato dietro le mura del fumetto seriale e popolare e sto portando avanti una specie di guerra personale contro quelle che oggi ci spacciano come "Graphic Novel"?
Eppure sono cresciuto con Frigidaire, Heavy Metal e via discorrendo...
Sono uno che ama (e tanto) il fumetto "altro" e che cerca anche di mutuare alcune soluzioni più sperimentali del fumetto di rottura proprio nel contesto più ingessato del fumetto seriale...
Perché questo nuovo fumetto "d'autore" proprio non lo sopporto?

Perché il fumeto di rottura che piaceva a me e quello che oggi ci viene proposto come tale, sono in antitesi.

L'attuale nouvelle vague del fumetto manca di qualsiasi velleità di provocazione culturale e artistica.
Sono fumetti educati che cercano di farsi accettare dai salotti buoni della "Cultura" con un processo di mimesi. Vogliono essere libri e vogliono vedere riconosciuta la loro valenza culturale.
Vogliono farsi accettare e ben volere e per questo finiscono per raccontare storie piccole, con un tratto non offensivo che richiede una decodifica estremamente limitata e non offende nessuno (e quindi può essere letto da tutti).
E io non ci sto per un cazzo.
Il fumetto, il buon fumetto, specie quello "alto", deve essere pericoloso. Deve provocare, deve far incazzare, riflettere e suscitare emozioni.
"Ranxerox" non era certo un fumetto raffinato nel suo impianto narrativo... ma la potenza dei suoi disegni, la totale demenza (nel senso più positivo del termine) delle sue storie e la sua genuina "non correttezza" lo rendevano un fumetto criminale e pericoloso. Un vero attentato culturale che nulla aveva di rassicurante e che non voleva affatto esserlo.
Le anatomie di Liberatore esplodevano nella tavola in un segno che non prendeva nemmeno in considerazione l'idea di essere mediato. I colori erano estremi, saturi, colpivano l'occhio, lo stomaco e la mente (altro che celestini e bicromie, tzè!).
Era un fumetto sgarbato e volgare. Una botta di vita o un calcio nelle palle. Decidete voi.
Idem per molte delle cose di Pazienza, ma pure Satanik, Kriminal e Necron, la giocosa provocazione culturale di Moebius e del suo Maggiore Fatale, o anche il primo Ramarro di Palumbo e Scozzari (che non mi sta simpatico ma che è un signor provocatore) e tanti altri ancora.
Erano fumetti che se ne sbattevano le palle di farsi accettare sembrando qualcosa di diverso e che si vantavano sfacciatamente di essere quello che erano: fumetti.
Era fantasia, energia, improvvisazione e provocazione.
Era rock.
Ora ci ritroviamo per le mani del jazz freddo, qualche cantante confidenziale e un paio di cantautori con le spalle strette e la voce flebile.
E' ora di incazzarsi di nuovo e di cambiare le ricette: il piatto del giorno sarà pure alta cucina, ma manca di sale e di pepe.

115 commenti:

Hytok ha detto...

Sono d'accordo sulla quasi totalità del pezzo, ma quando scrivi...

non mi piace il totale abbandono del disegno a favore del segno

...non ti viene in mente di ricadere in una situazione analoga, facendo disegnare JD a Pontrelli o Accardi, tanto per fare due nomi?

RRobe ha detto...

Sono parte di una ricetta. Non l'unica portata.

Luigi Serra ha detto...

Non rientra in effetti nel fumetto autoriale come comunemente si intende, ma tu pensa quanto era avanti "Il Commissario Spada" di Gonano e De Luca nei primi anni '70. Sia graficamente che a livello dei testi. Quello si che era un fumetto innovativo anche se veniva pubblicato su una rivista popolare come il Giornalino.

RRobe ha detto...

Avoja!

-harlock- ha detto...

Pontrelli e Accardi sono due disegnatori COSI', con delle basi "realistiche" solidissime, altro che abbandono del disegno a favore di.
Che poi abbiano un tratto molto personale e che la loro ricerca segnica "viri" su un tipo di inchiostrazione molto gestuale è un altro discorso, ma è sempre un disegno a servizio della storia, mai il contrario.
Secondo me quello che intende Roberto è proprio un altra cosa.

madmac ha detto...

"Il fumetto, il buon fumetto, specie quello "alto", deve essere pericoloso. Deve provocare, deve far incazzare, riflettere e suscitare emozioni."

allora dire che dev'essere pericoloso è riduttivo. credo che il fumetto "alto" stia lassù a per la sua qualità, la sua unicità, a prescindere da cosa racconta, da come la fa e dalla reazione che vuole suscitare.
dev'esserci spazio per tutto, anche per racconti minimalisti e tocchi leggeri, purché non siano fini a se stessi ma evochino emozioni comuni senza patetismi o trucchi da due soldi.
insomma, bisogna saperci fare, come Carver in letteratura o Truffaut... che piacciano o no, il loro posto è lì in alto.
del resto anche tu apprezzi Gipi, Clowes, e questo è la prova che se si crea con onestà e sudore, a prescindere dal genere, dal tono, dal linguaggio, la qualità si impone.

Starsky ha detto...

Prevedo scintille...

http://tinyurl.com/3xj2za

RRobe ha detto...

Si ma Clowes, Gipi o Truffaut, hanno uno spessore ben diverso e le sue opere hanno uno spessore ben diverso.
Non sono sterile esercizio d'intimismo.

madmac ha detto...

"le sue opere" di chi?
ovvio che non paragonavo Gipi a Truffaut... però appunto possono esserci storie intimiste molto belle che non sono "sterile esercizio d'intimismo". quindi non è questione di genere o di essere provocatori, non bisogna per forza essere Tamburini, Pazienza o Scozzari... è la qualità che fa la differenza, a prescindere da tutto.

RRobe ha detto...

Scusa, ho scritto di corsa. Ci riprovo.
La roba di un Gipi o di un Clowes, non è sterle e misurata.
E' ua sfida culturale e artistica interessante.
Esattamente come lo erano i film di Truffaut (che infatti alzarono discussioni spesso molto accese).

Poi è ovvio che è la qualità a fare la differenza ma devi tenere conto anche delle intenzioni e delle ambizioni.
Se mi stai raccontando delle tue vacanze al lago, girala come ti pare, ma almeno che non sei un maestro assoluto, mi stai solo raccontando delle tue vacanze al lago.

RRobe ha detto...

"Sfida culturale e artistica" non significa necessariamente gente che brucia la bandiera.
Gipi è una sfida artistica.
Il suo stile di disegno, ad esempio, è ricercatissimo nella sua pur apparente semplicità.
La sua decodifica non è così immediata.
E', di fatto, una provocazione.
Gipi sa disegnare da dio. Disegna "storto" per provocare.

Bapho ha detto...

io cmq ci metterei the roof is on fire, la versione dei coal chamber "sway", come sotto fondo e me ne torno a lurkare.

Hytok ha detto...

@harlock

Pontrelli e Accardi sono due disegnatori COSI', con delle basi "realistiche" solidissime

Non ho mai usufruito di loro opere fuori da JD, ma dire che quelle abbiano basi realistiche solidissime mi pare una blasfemia. Secondo me rientrano alla grande nel concetto che RRobe esprimeva sulla forzata essenzialità del tratto, ma magari ho capito male io.

Che poi abbiano un tratto molto personale e che la loro ricerca segnica "viri" su un tipo di inchiostrazione molto gestuale è un altro discorso, ma è sempre un disegno a servizio della storia, mai il contrario. Secondo me quello che intende Roberto è proprio un altra cosa.

Può darsi che abbia ragione tu, a me la considerazione "parte di una ricetta, non l'unica portata" non sembrava completamente in conflitto con la mia teoria.

qualcuno ha detto...

vai avanti così, che un bel cartone in faccia lo rimedi sicuramente prima o poi, altro che provocazioni, la tua ignoranza su ciò che sta succedendo al fumetto nel mondo, non ha confini, sprovincializzati, a frigidaire sei rimasto, sei patetico

madmac ha detto...

Il suo nome è qualcuno

RRobe ha detto...

"Cartone sul naso"?
HAHAHAHAHAHAHAHHA
L'intellighenzia ha parlato!

RRobe ha detto...

E mai, dico mai, che una di queste teste di cazzo senza palle ci mettessero nome e cognome, sotto le loro cazzate.

Perissi ha detto...

'Azzo RRobe, com'è che da un po' di tempo a 'sta parte la pensiamo uguale? Magari va pure a finire che ci beviamo una birra insieme a Napoli, che dici?

Starsky ha detto...


vai avanti così, che un bel cartone in faccia lo rimedi sicuramente prima o poi, altro che provocazioni, la tua ignoranza su ciò che sta succedendo al fumetto nel mondo, non ha confini, sprovincializzati, a frigidaire sei rimasto, sei patetico


Chi arriva a minacciare cartoni del latte, pizze, castagne e altre specialità culinarie, è uno che ha perso la battaglia dialettica. In altre parole è uno poveraccio a cui sono saltati i nervi per due possibili motivi:
a)ha la coda di paglia dannatamente in fiamme
b)non ha gli elementi culturali per replicare.

Andrea ha detto...

@ Harlock
"Pontrelli e Accardi sono due disegnatori COSI', con delle basi "realistiche" solidissime, altro che abbandono del disegno"

E' solo la tua opinione, e nemmeno suffragata dai fatti. Pontrelli, in modo particolare, ha dei deficit sia nel disegno che nella narrazione non da poco. Smettiamola di fare confusione e chiamiamo le cose col loro nome; all'inizio degli anni novanta si diceva che Liefeld intendeva "innovare" e non che non sapesse disegnare. Oggi penso che nessuno abbia dubbi sul fatto che costui era e resta un disegnatore mediocre. Che poi piacesse un casino ai giovanissimi, altro discorso.
Accardi, a me piace molto, ma anche in questo caso non si può parlare di disegnatore dalle solidissime basi realistiche.
A fronte di disegnatori di tal fatta, allora tanti altri cosa sono, degli extraterrestri ?
Harlock, hai scritto una sonora inesattezza.

Su tutto il resto, invece, concordo col sempre ottimo Rrobe.

rae ha detto...

c entra sega, ma :

"Six-String Samurai is set in an alternate history America, in which Russia launched several nuclear warheads at the U.S. in 1957, reducing most of the United States to an inhospitable desert. The government has entirely collapsed save for the Kingdom of Elvis, who rules from "Lost Vegas" to California. The Red Army is besieging Vegas, but the lack of supplies and equipment ("We haven't had bullets since 1957," comments a Russian general in the movie) from the Soviet Union has caused them to degenerate into just another gang squabbling for territory. As the movie begins, Elvis has died and a radio disc jockey (voiced by Keith Mortimer and sounding suspiciously like Wolfman Jack) announces a call for all musical virtuosos to come to Lost Vegas to try to become the new King of Rock'n'Roll.

Buddy (Jeffrey Falcon), a Buddy Holly look-alike with a katana hidden inside his guitar, is one of the musicians converging on Lost Vegas on the death of The King. Early in his travels, he finds himself obliged to take care of a kid, named "Kid" (Justin McGuire). While Buddy resents having to look after the Kid, the Kid turns out to prove his worth in a few key situations.

Buddy comes across many people in his travels, ranging from a zombie-like, cannibal suburban family to the 'windmill people' who appear to be the remnants of the Area 51 staff, to the filthy tribals that make up most of the civilian population. He also combats many foes, including a samurai, a bowling team of bounty-hunters, a Russian surf band (played by the Red Elvises), and the Russian army laying siege to Lost Vegas. Throughout his journey, Buddy is stalked by his greatest foe: a sinister Slash look-alike who might be the personified Grim Reaper, and his grungy group of guitarists/archers; the goal of "Death" is the elimination of all King-wannabe rivals and the conquest of Vegas (this being penultimate to the actual motive, that of removing Rock'n'Roll music from society and replacing it with the sound of Heavy Metal!)"

è forse LOL?
poi l appoggio a Bapho su Sway, i coal chamber sono il gruppo che mi ha fatto capire che non ero un metallaro

-harlock- ha detto...

@ Andrea
Non ho affatto scritto una "sonora inesattezza" come tu dici. Poi è chiaro che, alla fine, son solo opinioni, lo sono sempre. La mia è però suffragata dai fatti. Basta farsi un giro sul blog di Pontrelli per capire cosa intendo. Per quanto riguarda Accardi invece non credo ci sia bisogno di troppe parole, ricordo solo che ora lavora in Bonelli (mi pare), che non è esattamente una casa editrice famosa per essere amante dei segni troppo estremi, salvo felicissime eccezioni.
In ogni caso io parlavo di BASI, bada bene. La sintesi cui sono arrivati Pontrelli e Accardi presuppone un'ottima conoscenza dell'anatomia e di tutte le regole "accademiche" del disegno, non farti ingannare . Oltre a questo, stai parlando proprio di due disegnatori che hanno esattamente nella "narrazione" il loro punto di forza quindi non capisco proprio di cosa stai parlando.
Allora anche Pratt, o Dall'Agnol (guardati l'ultimo Dylan) o Mari sono privi di basi, tanto per fare alcuni nomi a caso.
Credo, ma ripeto è la mia opinione, che il punto sollevato da Roberto fosse proprio (o anche) quello. Ovvero che ci sono disegnatori che arrivano ad una sintesi propria anche estrema ma partendo da basi realistiche o accademiche, riuscendo a trovare un giusto equilibrio tra sperimentazione grafica e leggibilità (dunque narrazione).
Altri che si (ci?) "impongono" delle sintesi posticce, studiate a tavolino, che sono spesso degli escamotage grafici per coprire la carenza quando non la totale assenza delle basi di cui sopra.
Non a caso RRobe faceva l'esempio di Gipi, che da più di qualche purista dell'anatomia è stato accusato di non saper disegnare, pensa un po'. Quando risulta invece chiaro a chiuque abbia una minima infarinatura di disegno che il segno di Gipi è il punto di arrivo (o comunque una tappa) di un percorso che arriva da lontano.
Insomma in sintesi: se le basi le conosci bene e ci sei passato attraverso puoi anche buttartele alle spalle perché tanto si vedranno comunque (ed è un bene).
Se invece non le conosci puoi chiuderti nella tua dorata sintesi posticcia d'Artista e sperare che qualcuno ci creda e apprezzi pure, non c'è nulla di male.
MA è la stessa differenza che passa tra uno che fa meditazione seduto e uno che sta seduto e basta.
Son due cose diverse, non so se mi spiego.

Andrea ha detto...

@ Harlock

"In ogni caso io parlavo di BASI, bada bene. La sintesi cui sono arrivati Pontrelli e Accardi presuppone un'ottima conoscenza dell'anatomia e di tutte le regole "accademiche" del disegno, non farti ingannare . Oltre a questo, stai parlando proprio di due disegnatori che hanno esattamente nella "narrazione" il loro punto di forza quindi non capisco proprio di cosa stai parlando.
Allora anche Pratt, o Dall'Agnol (guardati l'ultimo Dylan) o Mari sono privi di basi, tanto per fare alcuni nomi a caso".

Ma da da dove puoi dedurre che, secondo me, gente come Mari, Pratt o Dall'Agnol sono privi di basi della conoscenza anatomica ?

Hai proprio citato tre disegnatori che stra-adoro e che hanno sempre dimostrato di saper disegnare bene.
Infatti un conto è conoscere le basi e sovvertirle, un conto è essere strutturalmente limitato.
Però dici bene, le nostre sono solo opinioni, ed è quello che ho scritto io nel mio primo intervento :)
Poi Dall'Agnol lo conosco bene.
Ma proprio bene :)
Fidati.

Anonimo ha detto...

A prescindere da qualsiasi considerazione sugli autori citati, il cui valore non intendo discutere...
Io non capisco perché sia necessario disegnare "storto" per provocare. Anzi, non capisco perché sia necessario provocare. O perché "provocare" sia un titolo di merito fumettistico. Ora venitemi a dire che Taniguchi "provoca": ha un tratto gradevolissimo e leggibile da chiunque. O che Toppi "provoca". O che Bill Watterson è come Robert Crumb.
O uno sa disegnare, o non sa disegnare. O uno racconta qualcosa, oppure racconta fuffa.

Anonimo Andrea

-harlock- ha detto...

Andrea,
abbiamo alcune difficoltà a comprenderci, sarà che è domenica mattina:
io ho citato Mari e Dall'Agnol proprio per dire che le basi le hanno eccome! Anche se disegnano apparentemente "storto", per usare la tua espressione e anche se ad un'occhiata superficiale il loro segno può magari sembrare "povero" o scarno o poco dettagliato o poco realistico. Quando in realtà è un segno ricchissimo anche se sintetico e che proviene PROPRIO da approfondite basi realistiche e anatomiche.
Intendevo solo che se tu mi dici che Pontrelli o Accardi non sanno disegnare o non hanno solide basi solo perché metono in campo una particolare sintesi grafica allora ci sarebbero gli estremi per poter dire lo stesso anche dei succitati Mari e Dall'Agnol (ma avrei potuto citare, che so: Antonio Fuso, o Luigi Siniscalchi o..)
Insomma non credo affatto che Accardi e Pontrelli siano "strutturalmente limitati", tutt'altro.
Anche se capisco quello che vuoi dire e lo condivido (un conto è saper raccontare qualcosa un conto è raccontare fuffa) secondo me hai proprio sbagliato esempio.
Secondo me, chiaro.
E credo anche che il senso del discorso fosse proprio che invece molti di quelli che disegnano "storto" perché fanno "graphic novel" sentendosi Artisti solo per quello, sono spesso dei finti provocatori che si nascondono dietro il bell'oggetto, il bel libro, la bella stampa, l'acquerello dato su carta superdio da 600 g col pennello cinese in pelo di fagiano imperiale. Quando alla fine, a ben guardare, c'è molto fumo negli occhi.
Facendo sempre le debite eccezioni che per fortuna non sono pochissime.

RRobe ha detto...

Per il Perissi: volentieri!

Anonimo ha detto...

Per Harlock: sbaglio o c'è una confusione di Andrei? Ehi, io sono quello Anonimo, ok? Mi firmo sempre "Anonimo Andrea", quello con cui stai discutendo è "Andrea", punto! :-)
Se ho frainteso io, scusa...
Anonimo Andrea

-harlock- ha detto...

Oops..:o)
Vabbé, non cambia il senso di ciò che ho scritto.

nuvoleonline ha detto...

Intanto: visto il primo episodio di 24. Mi è sembrato un pò troppo "compresso" per essere realistico lo scorrere del tempo... però divertente, continuerò.

Poi: ho riletto, credo dopo anni, un numero di Tex. Quello che consigliavi tu qualche post fa. Per scarsità di interesse (senza alcuna accezione qualitativa, dunque) ho seguito Tito Faraci solo parzialmente, mi è molto piaciuto il suo Topolino, non molto i suoi lavori "marvel", Brad Barron ho letto solo il primo, e... questo Tex mi è piaciuto.
Credo che il titolo, "Evasione", sia in parte il titolo della storia ed in parte una sorta di "manifesto programmatico": una bella e funzionale storia di intrattenimento. I disegni di Ortiz poi, sono bellissimi.

Per il resto, non credo che anche se tutti i blog hanno questa foga di recente, riusciremo a trovare i paletti e le definizioni tra "un fumetto e l'altro". Però questo tuo contributo alla discussione è tra i più interessanti che si sono visti in giro di questi tempi. Complimenti.

Ed Andrea Accardi, secondo me, c'ha "dù basi" così.

Baci,
c.

nuvoleonline ha detto...

non mi piace il totale abbandono del disegno a favore del segno

A me sì (ma non solo: anch'io adoro Ultimates ed i New Avengers, tanto per dire, e non li vedrei disegnati in nessun altro modo), ma penso che si possa convivere con queste differenze, no?

baci,
c.

Perissi ha detto...

Mi piacciono Micheluzzi,Tardì,De la Fuente,Ortiz,Magnus,Pratt, Pazienza,Ditko; ma anche Gary Phanter,Kurtzman,Burns,Greg Irons, Go Nagai,Druillet,Ceesepe,Igort, Baru;i miei amici della Black Velvet e quelli di Monstars & Motel (scusa, RRobe, per la pubblicità progresso).
Ho più amici fumettari in Bonelli e in Disney (e più di qualcuno all'Eura),che in qualsiasi altro ambito fumettoso.
Sono ammalato di fumetto, ma tutta 'sta discussione, come anche quella sul blog -interessantissimo-
di Igort non la capisco.
Cioè: concordo sulla tua riflessione, ma non la conseguente diquisizione -da parte di altri- sugli stili. Questa cosa del realismo, per esempio, non mi convince... Cosa é realistico? Per me Gipi è realistico, più di Buscema, volendo esagerare col paragone s'intende.
Comunque, post interessantissimo che seguirò con attenzione!
Per la birra a Napoli, guarda che ci tengo!

Perissi ha detto...

p.s: Gli autori de "Il Becco Giallo" sono realistici? Per me si.

Anonimo ha detto...

Dopo il fuoco del punk, c'è stato il gelo della new wave (che, per inciso, guardava con altezzoso disgusto al rock'n'roll). Ma qui stiamo parlando di fumetti, certo...

TF
PS: grazie, C.

Paguri ha detto...

Anche noi siamo per il fuoco...e che fuoco sia!!

Ciao rrobe e grazie ancora per la prefazione.

RRobe ha detto...

Tito hai ragione da vendere :asd:

Votarxy ha detto...

mmm... però, sinceramente, RANX 3 non mi è piaciuto affatto.

Starsky ha detto...

@Perissi
ma come? vuoi berti la birretta con Rrobe, dopo aver definito i suoi fumetti "per lettori di bocca buonissima" sul tuo blog?
Beh, a questo punto, se capito a Napoli, la birretta la voglio pure io, che essendo di bocca buonissima non mi faccio problemi! :P

Perissi ha detto...

xstarsky: ho ripetuto piu' volte di non avere nulla di personale contro RRobe, e men che meno contro i fumetti popolari(nel senso piu' ampio del termine). Non mi piace molto John Doe... che devo fare? Sul mio blog ho iniziato a parlarne pizziccandolo un po', ma voleva piu' che altro essere uno sberleffo provocatorio verso un certo tipo di fumetto in generale... poi mi e' stata ripetutamente chiesta ragione di tale sberleffo... cosa che ho cercato di dare da LETTORE e non da CRITICO, e men che meno da autore minuscolo e misconosciuto quale sono. A RRobe, e a tutta la truppa di John Doe (tra cui ci sono anche dei miei amici), va tutta la mia stima.
Come d'altro canto credo, ne sono quasi sicuro, che lo stesso RRobe stimi ugualmente gli autori
"ombellicocentrici" che critica.
Per la birretta, caschi benissimo, sono sempre pronto!

RRobe ha detto...

Su segno e disegno.
Facciamo una premessa: io adoro i segni di sintesi.
Sia che siano di un Mignola, sia che siano di un Accardi.
Il punto è che:

A) alla sintesi ci si deve arrivare, non ci si uò partire. Serve conoscere le basi per andare oltre. Ci sono alcuni bravi narratori che queste basi non le conoscono e fanno dei fumetti, magari ben scritti, ma brutti e basta dal punto di vista del disegno.
Io, nel migliore dei casi, come autore completo appartengo a questa categoria. Non conosco le baso ma sono abbastanza furbo da avere un segno di sintesi molto ragionato. Questo non significa che io sapia disegnare, al massimo sono un buon narratore (quando mi gira).

Poi ci sono degli "autori" che non sanno manco raccontare e fanno dei brutti fumetti in tutto e per tutto.

E poi ci sono quelli che sanno raccontare, hanno le basi e sono andati oltre. E torniamo a Mignola, a Accardi e a Gipi (e a tanti altri).

B)
Non si può vivere di soli autori di sintesi e segno..
La potenza del disegno sembra essere snobbata ultimamente e, per me, è una cazzata. Un disegno ricco, potente e vitale, è una bella cosa e un modo altrettanto valido di esprimersi rispetto al segno e basta.
In sostanza, sono felice che ci sia un Mignola, o un Gipi, ma sono pure felice che ci sia un Hitch o un Liberatore, o un Leomacs o un Villa.
Quello che invece non capisco è perché le "graphic novel" siano quasi sempre, e solo, raccontate con segni di sintesi.
La mia impressione è che, in questa maniera, cerchino di mascherare il fatto di essere fumtto.

RRobe ha detto...

Sul perché "provocare".
Perché l'arte è provocazione.
Se produci qualcosa che non suscita nessun tipo di reazione, allora tanto vale che non fai nulla.

Starsky ha detto...

Ok, però porto anche Hutch (che mi hai gentilmente chiesto di salutare sul tuo blog). Per cui le birre sono diventate tre :asd:

Anonimo ha detto...

il mio messaggio precedente era rivolto al compagno di bevute Perissi :-)

@Rrobe
ammetto di non conoscere bene la tua produzione di disegnatore. Ma quando scrivi di non conoscere le basi, parli di un percorso artistico che ritieni di non aver mai completato?

RRobe ha detto...

Sono sincero.
Sono un furbo e un pigro. Mentre Leomacs (con cui ho inizato insieme alla scuola del fumetto, tanti anni fa) si sbatteva a imparare a disegnare sul serio, io cercavo le scorciatoie.
Il risultato è che oggi, volendo, un fumetto con una narrazione limpida te lo porto a casa a occhi chiusi ma devo ricorrere ad un segno di sintesi e a scelte stilistiche per mascherare le mie carenze di conoscenza anatomica e architettonica.

Anonimo ha detto...

@ Rrobe
"Quello che invece non capisco è perché le "graphic novel" siano quasi sempre, e solo, raccontate con segni di sintesi."

Hai colto nel segno ! Scusa il gioco di parole. Però la risposta al tuo dubbio non è poi così difficile.
Molto spesso le Graphic Novel oggi tanto in voga, sono realizzate da artisti che sono dei bravi narratori ma dei mediocri disegnatori; e ciò perchè è molto difficile eccellere in entrambe le discipline. Non tutti sono Will Eisner.
Giusto per restare in ambito Bonelli, quanti bravi disegnatori sarebbero capaci di imbastire una sceneggiatura ben fatta ? Molto pochi.
Prendiamo un Ambrosini, ad esempio.
Ha iniziato come disegnatore e solo dopo essersi affermato come tale ha iniziato a dare corpo al mestiere dello scrivere; magari anche da ragazzo avrà sempre coltivato la scrittura, ma appare evidente che solo ad un certo punto ha iniziato a strutturarsi come scrittore professionalmente.
Esempio opposto. Maurizio Mantero.
Da giovane disegnava ma poi dovendo sceglire quale talento portare avanti ha scelto la scrittura; oggi fa i layout delle sceneggiature che fornisce ai disegnatori di Julia, tipo "pupazzi", per capirci, ma dubito che dopo tanti anni si imbarcherebbe nell'impresa di realizzare un fumetto completo. Il disegno è come suonare uno strumento musicale. Se non ti eserciti, perdi elasticità e dimentichi un sacco di cose.

Ed anche tu Rrobe. Sarai pure pigro, ma devi ammettere che se ti fossi spaccato la schiena sul tavolo da disegno, avresti potuto migliorare, e di molto. Ma....avresti avuto il tempo di affinare la tecnica di scrittura così come hai fatto, raggiungendo i risultati buoni che oggi puoi ascrivere a te stesso ? Ne dubito.

Insomma, tranne pochi casi, almeno qui in Italia dove la qualità di disegno richiesta è molto alta, difficile trovare autori completi a parte i vari Manara, Giardino e compagnia. Un givane che vuole eccellere nel disegno si impegnerà in quel campo. Idem per chi scrive.

Baldassarre ha detto...

chiunque abbia letto cuori in affitto non può dire che accardi non ha solide basi anatomiche... poi che il suo numero di john doe non le mostrasse a pieno è un altro fatto...

per quanto riguarda le graphic novel, io ho cercato tantissime volte di comprare persepolis, ma tutte le volte che lo apro lo metto a posto immediatamente...
non saprò mai se è una bella storia, perchè il disegno mi impedisce di iniziare a leggerla, questo si può considerare un caso in cui il disegno "semplice" è in realtà controproducente (almeno nel mio caso)

Anonimo ha detto...

dico la mia, parere molto personale.
Ho notato che la discussione si è concentrata molto sul segno grafico, più o meno sintetizzato... ma il fumetto si compone di due elementi di cui uno è a mio parere asservito all'altro.
Il disegno è completamento dello scritto, è l'illustrazione di una storia, per questo motivo non riesco a capire nel seriale come nella graphic novel (se si vuole fare una distinzione che personalmente non apprezzo) come si possa parlare di evoluzione grafica indipendentemente dalla storia a cui è legato.
Nella pittura il quadro deve trasmettere di per se ciò che l'autore vuole esprimere ma il fumetto è altra cosa... il tratto del disegnatore in un mondo perfetto dovrebbe adeguarsi al tipo di storia a cui si lega. Una storia "realistica" si dovrebbe legare ad un tratto realistico più o meno sintetizzato ma senza eccedere, una storia intimista può accettare variazioni maggiori nel tentativo di esprimere graficamente stati d'animo ecc.
Il fumetto è, sempre a parer mio, prima di tutto comunicazione, e deve fornire di volta in volta la decodifica più adatta in modo che chi ne usufruisce possa recepire nel modo più immediato, punto.
Che senso ha il doversi domandare: "si ma la sintesi deriva da una solida base..." "...utilizza la sintesi perchè non ha la base...".
Se un disegno si sposa con la storia va bene indipendentemente.
Per il commento di Baldassarre su persepolis posso solo dire che la stessa sensazione di rigetto l'ho provata anch'io ma più mi addentravo nella lettura più mi rendevo conto che il disegno si sposava a ciò che veniva raccontato...
Un saluto e scusate l'intrusione
Matteo

alfredo ha detto...

"Se mi stai raccontando delle tue vacanze al lago, girala come ti pare, ma almeno che non sei un maestro assoluto, mi stai solo raccontando delle tue vacanze al lago."


Invece se stai raccontando di uno che ha a che fare con individui che incarnano morte, pestilenza ecc. se non sei un genio stai raccontando una sonora stronzata.

brian-GraphiCat ha detto...

rrobe hai scritto

Sono sincero.
Sono un furbo e un pigro. Mentre Leomacs (con cui ho inizato insieme alla scuola del fumetto, tanti anni fa) si sbatteva a imparare a disegnare sul serio, io cercavo le scorciatoie.
Il risultato è che oggi, volendo, un fumetto con una narrazione limpida te lo porto a casa a occhi chiusi ma devo ricorrere ad un segno di sintesi e a scelte stilistiche per mascherare le mie carenze di conoscenza anatomica e architettonica.

15/04/07 9.21

credi che sia possibile sceneggiare senza saper disegnare, neanche in maniera minima?
forse vado off-topic ma la domanda mi frullava nel cervello

per quanto ne so del mio, non puoi certo animare, o puoi provarci ma soffri come un cane.

RRobe ha detto...

Alfredo dice:
"Invece se stai raccontando di uno che ha a che fare con individui che incarnano morte, pestilenza ecc. se non sei un genio stai raccontando una sonora stronzata."

Alfredo mi sembri troppo duro con Neil Gaiman.

RRobe ha detto...

p.s.
sì, si può sceneggiare (e bene) senza saper disegnare.
Ma devi sapere come si narra per immagini (e aver letto tanti fumetti).

brian-GraphiCat ha detto...

quelli ne leggo anche troppi ...ma la mia strada è un altra ( se ci riesco) ps, posso farmi spedire JD in inghilterra dalla casa editrice? fate abbonamenti estero ? ( sono SCHIFOSAMENTE OFF TOPIC) anche secondo me il disegno deve essere funzionale alla storia, che sia realistico o no,deve sapersi adattare

e lasciate in pace il povero neil, che ha avuto il culo di lavorare con un genio come dave MCKean.

ah spesso i disegni di sandman non erano in sintonia con i testi, come nel penultimo ciclo ( quello delle erinni), in quel caso qualcosa stona, o è solo una mia opinione?

antonio ha detto...

Qui si sta parlando di gusti personali cercando di farli passare per categorie oggettive. E si usano parole senza sapere bene il loro significato. Criticando delle storie, mi sembra quanto meno ridicolo.
"Abbiamo del jazz freddo" dovrebbe essere una definizione di un qualcosa di scialbo? si da il caso che il "cool jazz" lo abbiano "inventato" dei signori come Miles Davis, Gerry Mulligan, Lee Konitz, Gil Evans and co.
(tra parentesi:La storia della musica porterà con se molto più a lungo questi signori dei tuoi amati "artisti-con-nani-in-fiamme al seguito" ma questo non è nemmeno tanto importante...)
Tu vuoi dei fumetti che abbiano sempre delle chitarre distorte a palla. Va bene. Se ti piace. Ma non ne puoi fare un paradigma.

Esistono fumetti belli e fumetti brutti. In toto. Per rimanere in ambito musicale: se c'è una bella canzone cantata da cane, tu puoi anche fare tutti i distinguo che vuoi su cosa funziona o su cosa no, sul fatto che sia scritta bene ma interpretata male, su come potrebbe essere fatta meglio... ma alla fine tu quella canzone, cantata in quel modo, non te la ascolti più.

Anonimo ha detto...

Maledetta memoria...!
Non ricordo dove, ma ho letto pochissimi giorni fa una frase che recitava così:
Graphic novel e è il fumetto venduto in libreria.
Sul blog di Igort si è, come sapete, recentemente rinnovato il tentativo di definire questa nuova categoria merceologica e io ho provato a dire qualche banalità proprio sul segno.
Ma la frase di cui sopra, nella sua semplicità, è perfetta ed è vera.
Per questo, i tentativi da un lato di nobilitare le cosiddette graphic novel e dall'altro di ridimensionarle si elidono a vicenda.
Mi sta molto bene che Rrobe alimenti la discussione perché qui, qua e là, saltano fuori ragionamenti interessanti.
Nel merito, però contesto la lettura uniforme che dai del fenomeno.
Partendo da quanto sostenuto da Matteo, in effetti non si possono giudicare separatamente contenuti e forma.
E soprattutto non si può fare di tutta l'erba un fascio. Bisogna leggere, non discriminare nulla e quindi valutare.
Persepolis racconta cose forti con un tratto non certo michelangiolesco.
Black Hole racconta cose forti con un tratto notevole, da ammirare di per sé.
Berlin affronta un momento storico della storia dell'Europa prendendolo da punti di vista assolutamente inediti. Talvolta ha un tratto rigido. La narrazione rallenta, ma si mettono in scena vicende umane tragiche che simboleggiano e rappresentano una storia tragica, di cui siamo tutti figli.
E Thomas Ott? qualcuno avrebbe il coraggio di dire che non disegna bene e che il suo tratto non è più che leggibile?
E così si potrebbe proseguire.
Allora diciamo le cose come stanno.
E' vero: Graphic Novel sono i fumetti che si vendono in libreria.
Chi cerca di nobilitarli fa marketing dei suoi.
E sono convinto, che pur rimanendo all'interno della tua libertà di espressione, Rrobe, anche tu stia facendo marketing delle tue cose, del tuo modo di intendere evivere il fumetto e di fumetto.
Graphic Novel racchiude in sè opere, segni, stili e contenuti veramente diversi.
Come pseudo critico posso tentare di darne una lettura comune, ma onestamente devo ammettere che è uno sforzo velleitario e forse poco onesto intellettualmente.
A meno che non si provi a distinguere nuove categorie e generi all'interno di questo nuovo settore.

Mic Gin

ps: a proposito, Tito, sai che ti aspettavo al varco da due anni per Tex. Ebbene... Hai fatto un buon lavoro vecchio cammello ;-)

Anonimo ha detto...

A proposito, mi sembra interessante questa frase che ti riguarda di antonio:

>Tu vuoi dei fumetti che abbiano sempre delle chitarre distorte a palla. Va bene. Se ti piace. Ma >non ne puoi fare un paradigma.

In effetti, questo è proprio il rischio che corri in interventi di questo tipo.
Nonostante ciò, guai a te se in futuro dovessi rinunciarne a farne ancora!!!! ;-)

MicGIn

Anonimo ha detto...

Michele! Grazie! Eri uno dei giudici che temevo di più, ma davvero!
TF

RRobe ha detto...

Per Antonio e Michele: è ovvio che parlo di quello che mi piace.

Detto questo, per Antonio... dove lo vedi che ho detto che il jazz freddo non va bene? Dico solo che una radio che passi per la maggioranza quello, non la sentirei.

Per Michele: ovvio che ci sono distinguo e eccezioni.
Ma il discorso, qui nei commenti, ha preso una deriva sul segno e sul disegno che il post originale non contemplava.
Quello di cui io stavo parlando è la persa attitudine a provocare di un certo tipo di fumetto.
Quella volontà di farsi accettare e capire, rispetto a quella di infastidire e perturbare (e molti degli artisti che citi, Ott, Burns o Clowes ad esempio) non fanno certo parte di questa categoria di autori "per bene".

Anonimo ha detto...

ok.
Stiamo allora sui discorsi "provocazione" e "farsi accettare e capire".
Forse è questione di toni e di livelli di lettura.
Sconosciuto di Rutu Modan parla della ricerca di un padre forse morto in un attentato terroristico.
Il figlio si mette alla sua ricerca, accompagnato dalla ragazza soldato che aveva avuto una relazione proprio con questo padre, che nel corso del romanzo si rivela inaferrabile e dai mille volti.
Possiamo vederlo come un giallo con tinte esistenziali e sociale. Ma io vedo in questa ricerca del padre una ricerca di identità che interessa il popolo di Israele. Questo padre, che è stato un po' dappertutto e che tutti quelli che l'hanno conosciuto e con cui hanno diviso casa e affetti e che quindi sembra non avere una sua identità, rappresenta a mio avviso il popolo ebreo, disperso nel mondo, che ha sì una nazione, ma che ancora non ha una vera identità, che è visto come un nemico, come un aguzzino, come una minaccia per la pace, ma anche come un popolo di nobili tradizioni, una comunità in cui sono presenti anche forti istanze di rinnovamento. Inoltre è anche il popolo che è stato massacrato più volte nella storia. Quindi vittima indifesa e minaccia potente, contemporaneamente e più volte nella storia.
Non è un lavoro a tinte forti, non urla il messaggio che io credo di vederci, ma è certamente un'opera provocatoria, con cui, chi vuole, può fare i conti.
E non penso che Rutu Modan possa essere etichetta come autrice "per bene" o "non per bene". Temo proprio che questa distinzione non abbia senso.

Ma tu in fondo dici un'altra cosa. Dove sono i nuovi frigidaire, pazienza e liberatore?
Bella domanda, perché oggi, dove tutto è merce, è difficile ri-trovare l'antagonismo creativo e al tempo stesso popolare di quella stagione.
Ogni stagione ha le sue voci e i suo cantori. Inutile guardarsi all'indietro.
Io trovo quell'antagonismo disperso e riaffiorante in tanti rivoli diversi.
Il problema è che quando le provocazioni, magari iconoclaste (che puoi trovare nei simpsons, nel sin city cinematografico, in certi video clip, riviste, libri e quant'altro) si fanno merce, si fanno ascolto, ecco che perdono automaticamente il loro potenziale.
Perché alla fine a tutto ci si abitua nella melassa globale.
Forse l'unica è tenere sempre alta l'attenzione e abituarsi a pretendere dall'intrattenimento il massimo possibile. E cercare la massima pluralità di voci possibile.
MicGIn

Anonimo ha detto...

scusate veramente per la lunghezza. NOn riesco proprio ad essere + sintetico!
MicGin

RRobe ha detto...

Va benissimo così.
E' un commento interessantissimo.
Ma ci devo riflettere.

antonio ha detto...

Scusa insisto sulla metafora musicale
( e polemizzo: la tua accezione di jazz freddo era legata alle spalle strette e alla voce flebile dei catautori, quindi negativa... non nasconderti dietro un dito)

per me provoca più il solo di Miles in "So What" (quello si è diventato un paradigma che si studia nelle accademie) che tutto il fiume delle chitarre distorte suonate allo stesso modo dal 70 a oggi.
Ma è il mio punto di vista, il mio gusto, la mia cultura (mettici tu il resto) che mi porta su questa posizione.

del resto se oggi ti sembra poco provocatorio il fumetto cosiddetto d'autore, lo sono forse più tex o diabolik uguali a loro stessi da 40 e più anni? Ma forse per questo dovrebbero finire nel tuo rogo?

RRobe ha detto...

Sul Jazz: no, guarda come è costruita la frase guarda la successiva.
Che poi il jazz non sarà mai la tazza di tè, è indubbio, ma non posso non riconoscerne il valore (nella figura dei suoi artisti maggiori) e la sua rilevanza.

Quanto alla capacità di provocare di Tex e affini.
Sì e no.
Tralasciando il fatto che Diabolik ha fatto ancora incazzare mezza Italia, pochi mesi fa (la storia sull'omosessuale ha alzato un polverone notevole, con fiumi di lettori che si sono scoperti omofobi e irritati)... io penso che non sia strettamente responsabilità del fumetto popolare quello di portare sfide culturali e artistiche.
Se ci riesce, tanto meglio e io gioisco.
Ma, in linea di massima, io mi aspetto che sia il fumetto "altro", "d'avanguardia" o come vuoi chiamarlo a portarmi delle vere sfide (che poi magari possono essere metabolizzate dal fumetto popolare).

Anonimo ha detto...

Ciao Robbe,
Scusa se questo commento non c'entra nulla con il post...
I giganti dell'avventura con le prime storie di Trapassati INC. è introvabile...
C'è un ritardo nell'uscita o cosa?
Grazie,
Luca M.

Niccolò ha detto...

Bello 'sto post, anche se a parte Ranxerox non conosco niente di tutti gli altri fumetti citati. Condivido pienamente il senso, anche perche' si adatta a molto cinema e letteratura.
Polemizzo pure io sul jazz pero', che e' stato musica provocatoria e "da scossa", e a sentire gente attiva ora coma Henry Threadgill, lo e' sempre. Nota che, oltre al gez, ascolto chili di metal, punk, hardcore, incroci e derivati, non parlo da jazzista incartapecorito! :)
Ciao!

Anonimo ha detto...

il volume di Trapassati Inc. è già uscito e reperibilissimo.

per quanto riguarda il resto: credo che, fondamentalmente, manchi la gente che vuole pubblicare certi fumetti.
La Coconino pubblica un certo tipo di autori (e ne ha tutto il diritto, e pubblica dei signori fumetti...) perché segue una certa politica editoriale che, evidentemente, non contempla i nani in fiamme...
Se ci fosse una casa editrice interessata a qualcosa di più "forte", gli autori adatti -forse- si farebbero avanti.
O, forse, mancano gli autori "adatti"?

ro-mario

RRobe ha detto...

Forse tutte e due le ragioni.

antonio ha detto...

"Ma, in linea di massima, io mi aspetto che sia il fumetto "altro", "d'avanguardia" o come vuoi chiamarlo a portarmi delle vere sfide (che poi magari possono essere metabolizzate dal fumetto popolare)"

Mah... interessante, però poi dici che se il fumetto "altro" fa cose troppo "altre" dal fumetto popolare, si nasconde , come si vergognasse di essere fumetto, rinnega se stesso in quanto medium.

Quanto "altro" deve essere per provocare senza rinnegare di essere fumetto?
Ricadiamo sempre sui gusti personali.

E'più provocatoria l'anatomia e i colori iper realisti di Ranx o i personaggi sghembi e inquietanti della Persepolis?

baldassarre ha detto...

Non capisco una cosa di quello che dici rrobe, dici che le graphic novel dovrebbero provocare, perchè l'arte è provocazione, e non spetta al fumetto popolare provocare. Allora è come dire che il fumetto d'autore è arte e quello popolare no, ma a questo punto non ti dovrebbe sorprendere se gli autori di graphic novel si atteggiano da artisti.
Poi io son daccordo sul fatto che l'unica vera distinzione evidente che si può fare è quella tra seriale e autoconclusivo.

Per quanto riguarda il segno credo che se uno sa scrivere bene e ha una grande storia da raccontare (come mi dicono per esempio persepolis) a mio parere ha 2 possibilità:
1 se la fa disegnare da qualcuno che sa disegnare
2 scrive un libro e non una graphic novel

baldassarre ha detto...

P.s. forse è un problema mio che non ho mai capito l'arte...

rae ha detto...

rrobe:"E poi ci sono quelli che sanno raccontare, hanno le basi e sono andati oltre. E torniamo a Mignola, a Accardi e a Gipi (e a tanti altri)."


mignola?
ma era mica quello che non sapeva disegnare?

(io leggo tutto)

gianni ha detto...

Che pena Perissi, che prima sproloquia sentenzioso su degli autori e sfugge alla richiesta di spiegazioni, e poi eccolo riapparire fantozianamente a offrire birre e dire "Volemose vebe..."

gianni ha detto...

Scusate corrreggo:

Che pena Perissi, che prima sproloquia sentenzioso su degli autori e sfugge alla richiesta di spiegazioni, e poi eccolo riapparire fantozianamente a offrire birre e dire "Volemose bene..."

RRobe ha detto...

Per Antonio:
hai ragione: un segno sgradevole come quello di Pesepolis è di provocazione alla stessa maniera che poteva essere un iper segno come quello di Liberatore.
Però voi continuate farmi nomi di gente "gross" che ha indubbiamente cosa da dire e che, in linea di massima, sa come dirle.
In giro però, ultimamente, ci sono tonnellate di mezze figure che hanno (più o meno) la stessa valenza dei cloni di Jim Lee... con la differenza che clonano un Gipi o le linee dell'underground minimalista.
Prendi un Tomine, ad esempio.
Leggo il primo libro e rimango colpito.
Un bel segno freddo e algido per una storia piccola ma piacevole.
Il secondo, lo stesso. La storia rimane piccola, piccola, piccola, il segno non ha evoluzioni di sorta.
Risultato: Clowes un grande, Tomine una figura a margine.

RRobe ha detto...

Baldassarre: dico che il fumetto, in generale, dovrebbe provocare.

Un Dylan era seriale e provocatorio, lo stesso vale per le cose di Magnus e Bunker e anche per il Mr. No di Nolitta.
Nel mio piccolo, e senza false modestie, io ritengo che pure JD o Dante siano provocatori rispetto alle consuetudini del fumetto seriale.
Ma se un fumetto seriale, per osare, ha certi limiti imposti dal mercato, mi aspetto qualcosa di più dal fumetto altro.
Di sicuro non mi aspetto che cerci di essere rassicurante.

RRobe ha detto...

Per Rae: su Mignola il discorso è lungo.
Le hai mai viste le sue cose prima di adottare quello stole? Roba tipo Submariner e via dicendo?
Era un banalissimo disegnatore Marvel.
Mediocre ma con una conoscenza accetabile delle basi del disegno.
Quella conoscenza, rimane anche nel suo lavoro più evoluto.

RRobe ha detto...

Per Gianni: perché cercare la rissa?
Io adoro riuscire a parlare, serenemante, con persone che sono all'opposta fazione rispetto a me.
Se con il Persissi si chiacchiererà, io sarò contento.

rae ha detto...

rrobe : Per Rae: su Mignola il discorso è lungo.

strano, l ultima volta l hai liquidato abbastnza in fretta con un lapidario, "MIGNOLA NON SA DISEGNARE"

ma poi non importa, il discorso è interessante anche se non ho tempo di seguirlo bene, lascia stare le mie precisazioni.
magari ammetti l ownage che mi fai piu' contento :asd:

Baldassarre ha detto...

rrobe dice:
hai ragione: un segno sgradevole come quello di Pesepolis è di provocazione alla stessa maniera che poteva essere un iper segno come quello di Liberatore.

Ora io mi chiedo... (premetto che non ho letto persepolis proprio a causa del disegno). Il segno sgradevole è una provocazione che ha un significato o è provocazione fine a se stessa? Perchè in questo secondo caso è solo un deterrente alla lettura (e alla vendita, che alla fine che il fumetto sia popolare o autoriale è sempre un prodotto che deve vendere) sarebbe cambiato qualcosa se fosse stato disaegnato "bene"?

RRobe ha detto...

Non lo so.
Persepolis ha avuto un grosso riscontro, indipendentemnte dal fatto se sia "bello" o "meno".
Questo qualcosa vorrà dire.

Uno dei miei fumetti preferiti di ogni tempo è Devilmna, il cui disegno è a dir poco sgradevole.
Lo vorrei disegnato diverso?
No. Assolutamente, no.
Il disegno si sposa perfettamente con la narrazione.

Ma ripeto: non ra quello il punto.

Il fatto che abbia portato Liberatore come esempio (che aveva un disegno ricco) non significa che voglio solo disegnatori ricchi e potenti.
Anche un segno come quello di Rosenzweig è di rottura e provocazione.
Anche quello di un Accardi.

Il puto è che sono segni che provocano una reazione.
Tanti Coconini (e simili) dal mio punto di vista, no.

antonio ha detto...

E anche tanti Eurini...

Il problema, a mio avviso, rimane quello di partenza:
ci sono fumetti belli e fumetti brutti. Questa è l'unica distinzione non di carattere commerciale. Le altre sono, appunto, di carattere commerciale.

la provocazione che tu ravvisi in JD e DD è soggettiva e te la concedo.
Per i miei parametri, per esempio, sono serie che non portano avanti di un millimetro i traguardi delle storie Bonelliane, tra l'altro arretrando di molto sul piano della qualità disegno.

faccio un sesmpio: se ti fanno tanto ribrezzo i cloni, come hai potuto permettere lo scempio del numero 22 di Detective Dante? Disegnato da uno che forse tra mille anni sarà un clone di Miller, per il momento, fa accapponare la pelle...

RRobe ha detto...

Che certe volte mi ascrivete cose che non dipendono da me?
Non sto criticando o difendendo il numero 22 di Dante, ma io posso parlare -solo ed esclusivamente- per i numeri che mi riguardano.

RRobe ha detto...

E anche parlando solo delle mie cose: so benissimo che non tutto quello che faccio aderisce al fumetto che sto agurandomi.
Si fa quello che si può, quando si può in base ai propri limiti.
Però l'aspirazione a un certo tipo di attegiamento, c'è.
Il numero 6 di JD ha fatto incazzare un sacco di genete e ogni numero di Rosenz crea scompiglio.
Il personaggio di JD è, francamente, sgradevole e Dante è un pazzo, fascista e detestabile... e via dicendo.

baldassarre ha detto...

RRobe dice:
Uno dei miei fumetti preferiti di ogni tempo è Devilmna, il cui disegno è a dir poco sgradevole.
Lo vorrei disegnato diverso?
No. Assolutamente, no.

Anche io adoro devilman, e non lo vorrei disegnato diversamente, ma se non lo avessi mai letto e me ne portassero ora 2 versioni, una uguale all'originale e una disegnata "bene" credo proprio che sceglierei la seconda.
Tu che faresti rrobe?

ritornando in tema
Secondo me il disegno deve essere provocatorio solo se la provocazione è veramente funzionale alla storia.
Se mi stai parlando delle tue vacanze al lago, secondo me è meglio farlo con un segno realistico che con uno provocatorio, che sarebbe secondo me fine a se stesso.
Il numero 6 di john doe è un esempio di disegno provocatorio in una storia provocatoria, quindi ci sta benissimo per quanto io abbia apprezzato di più accardi in altri suoi fumetti.

antonio ha detto...

Ok, se le cose stanno così, critica però anche il tuo cortile di tanto in tanto , visto gli strali che riservi per quelli degli altri.
Comunque vista la società in cui viviamo oggi, perché un personaggio pazzo, fascista e detestabile dovrebbe essere provocatorio? Di personaggi simili me ne trovo a caterve in ogni TG.
Comunque, per provocare non basta fare cose che nessuno farebbe, se non ha un valore aggiunto la cosa in se ha poco senso.
Per intenderci, Ozzie Osbourne che morsica un pipistrello (sempre che sia vero) per me non è una provocazione ma solo un pirla che si prende l'epatite.

RRobe ha detto...

Non bestemmiamo su Ozzy.

Design270 ha detto...

Posso dire la mia?
no? vabbè allora ciao!!! :-)

Pic

Perissi ha detto...

RRobe, perdona l'intrusione del mio nemico n.1 (alias Gianni)... come avrai notato, è totalmente incapace di una discussione seria e serena, e non riesce(mai!) a mettere insieme due righe senza tirarmi in ballo.
Chiedo scusa, mi sento in colpa per averlo involontariamente trascinato nel tuo blog.
Sorry.

brian-GraphiCat ha detto...

a me rozenweig ha fatto cagare quando l ho visto su JD , avrei voluto lapidare lui e chi ce lo ha messo.

se questa non è una reazione forte...

ho un suo disegno di JD di lucca che mi segue ovunque vada, ora.

detective dante mi sembra un personaggio piu' che adorabile da tutti , e che non crea odio per nulla, nel primo ciclo mi puzzava di deja-vu, ma non so di cosa
ma sono pazzo io?

Liri ha detto...

Mi ci intrommetto anch'io in questa discussione,finalmente civile, non tanto come disegnatrice (le matite mi odiano), ma come sceneggiatrice, quindi eviterò qualsiasi discorso su tecnica del disegno e quant'altro.
Credo che il punto fondamentale sia,come qualcuno ha detto, che storia e disegni creino insieme una sorta di alchimia che dia al lettore sensazioni, emozioni e qualcosa da ricordare.
Se prendete Alack Sinner o meglio ancora, Pana Maria di Munoz, storia e disegni (che tutto sono fuorchè piacevoli a vedersi), si uniscono tra loro perfettamente e creano l'alchimia di cui sopra.
Il punto è che spesso gli sceneggiatori si trovano costretti a certi disegnatori che difficilmente capiscono le ragioni di scelte narrative particolarmente "azzardate", e se non c'è la possibilità di controllo da parte di chi scrive o una particolare coesione tra i due, spesso la semplificazione diviene mezzo comunune per lavorare un po' meno e sembrare più chiari, rischiando invece di essere solo banali.
A volte c'è anche il problema della paura che qualcosa non venga capito da parte del lettore, che non sia troppo chiaro...come se il lettore fosse un demente che legge legge e non pensa(non ditemi che sono tutti così perchè vado a fare la barbona!)
Ripongo la domanda che ha fatto Perissi: Beccogiallo è o non è graphic Novel...?io dovrei saperlo visto che (grazie rrobe per lo spazio pubblicità gratuito :P, birra insieme a perissi, te la offro io), fra un po' esce un libro scritto da me proprio per loro...
Insomma probabilmente sono andata un po' fuori tema, ma il tutto per dire che credo che disegno e narrazione siano simbiotici e che uno non possa prescindere dall'altro...
ps: "Persepolis" va letto, in virtù del fatto che prima di giudicare se un fumetto è bello o brutto va comunque letto...se non volete spendere soldi fatevelo prestare!
ciao :)

makkox ha detto...

"Il fumetto, il buon fumetto, specie quello "alto", deve essere pericoloso. Deve provocare, deve far incazzare..."

Più che alto, "altro".
Ecco, oggi manca quello: pericoloso, provocatore, incazzato...

Tu piangi un vuoto. Come me d'altra parte.
Le graphic novel sono e devono essere.
Ci manca altro...

Ciao, Mak

Anonimo ha detto...

Makkox, mi dai l'occasione finalmente per un post breve e lapidario ;-)

Non si deve fissare nessuna regola, nessun obiettivo, nessun pregiudizio.

Vale una legge sola:
libero l'autore, libero il lettore

(e aggiungo, libero il commento)

MicGin

Antonio ha detto...

Una precisazione: l'Antonio che ha parlato del jazz freddo non sono io.
Per il resto, una domanda: hai parlato di "cloni" e mezze figure. E citato Tomine. E in Italia? Che nomi faresti?

Starsky ha detto...


Per il resto, una domanda: hai parlato di "cloni" e mezze figure. E citato Tomine. E in Italia? Che nomi faresti?

Eh? Come se la polemica non fosse già calda! Ma tu vuoi proprio vedere il sangue! :D

Antonio ha detto...

Una mia interpretazione di quello che ha detto Rrobe: in USA chi pubblica "graphic novels" lo fa per ragioni di mercato etc. (vedi anche gli "autori" assoldati dalla Marvel ai tempi di Quesada, che accettarono tranquillamente di fare fumetto seriale senza puzza sotto il naso), ma non si da' arie quanto quelli che fanno "graphic novels" in Italia.

Un fatto: Clowes e Chris Ware, che mi risulti, non hanno mai pontificato su un blog.
Un altro fatto: Ware e Clowes hanno scritto fumetti sovversivi.
Provate a dirmi che Jimmy Corrigan e Like a Velvet Glove sono rassicuranti...

Ergo (altra mia interpretazione) il problema "del jazz freddo" e' un problema soprattutto italiano.

Da qui la mia richiesta di lumi.
Alla fine, non sara' certo un crimine se Rrobe (o qualcun altro) pensa che l'autore X della casa editrice Y sia una mezza figura.

Nomi!

Starsky ha detto...


Da qui la mia richiesta di lumi.
Alla fine, non sara' certo un crimine se Rrobe (o qualcun altro) pensa che l'autore X della casa editrice Y sia una mezza figura.

E secondo te, poi qualche utente zeoloso non informerebbe l'autore x, sul fatto che un famoso sceneggiatore di fumetti seriali ha scritto questo articolo sul suo blog? E l'autore x, non verrebbe qui incazzato come una biscia velenosa a fare un casino del diavolo smadonnando in tutte le lingue? Piuttosto, non è meglio lasciare il ragionamento su un piano teorico, senza offendere nessuno?

Nomi!

sì certo, tanto a te che ti frega? tu mangi le patatine mentre gli altri si scannano a sangue.
:asd:

RRobe ha detto...

La faccio rapida: molti aiutori del "Becco Giallo", per me, appartengono alla categoria, alcuni autori pubblicati dalla Coconino, idem. E un mucchio di "storti" che non saprebbero essere dritti che vedi in giro per altre etichette più o meno, minori, pure.

Megm ha detto...

Te lo dico io perché non ti piacciono i fumetti "d'autore" odierni: perché sono, al 90%, fatti solo ed esclusivamente per ottenere soldi.
Non contengono nulla.
Sono gusci d'oro, vuoti.
Sono perfezione stilistica in tutto (compresi i contenuti) e contenuti (reali) zero.
Come è possibile che i contenuti, anch'essi perfetti, siano in realtà zero?
Perché chi fa spettacolo per VENDERE, fa esattamente quello che il pubblico si aspetta, quello che il pubblico vuole. Questo lo sai benissimo.
E quando vai a vedere una cosa e ti danno la pappa omogeneizzata, tranne che tu non sia un mediocre del popolino, te ne esci con una noia addosso, con una sensazione di aver perso tempo, con un deja vu.
Quando la merda però è troppa, la puzza si sente fin fuori dal guscio d'oro, indifferentemente da quanto esso brilli o sia tempestato di diamanti. Ecco allora che film come Waterworld, o la seconda trilogia di Star Wars, sono flop o cadono nel dimenticatoio immediatamente.
Mentre ecco film che come Terminator (1, naturamente) restano pur non avendo NULLA di perfetto, tranne l'idea.
La stessa cosa accade per i fumetti.
Per i libri.
Per i videogiochi (Half Life era ben lontano dall'aver la pretesa di essere il miglior gioco del secolo, Half Life 2, prevedibilmente, non è rimasto a livello).

Queste cazzate vendono, vendono, vendono (grazie anche a pacchi di marketing) e presto si scordano...
Come utente, non ti lasciano nulla se non un fagotto di tempo perso.

Ciao,

MExe

Antonio ha detto...

E secondo te, poi qualche utente zeoloso non informerebbe l'autore x, sul fatto che un famoso sceneggiatore di fumetti seriali ha scritto questo articolo sul suo blog? E l'autore x, non verrebbe qui incazzato come una biscia velenosa a fare un casino del diavolo smadonnando in tutte le lingue? Piuttosto, non è meglio lasciare il ragionamento su un piano teorico, senza offendere nessuno?

Due cose: Roberto non ha mai avuto paura di fare nomi, e il post e' suo, quindi nel caso spetta a lui essere piu' chiaro.
Seconda cosa: il ragionamento teorico, senza entrare nello specifico, e' pura fuffa. Fare piu' di 90 commenti sul niente mi sembrerebbe assurdo.
Meno male che Rrobe ha precisato a chi si riferiva (anche senza fare un nome in particolare).
Richiamare a una mancanza di presa di responsabilita', come fai tu, mi pare ipocrita. Quindi possiamo esprimere pareri solo quando siamo certi che la persona in questione non lo verra' a sapere?

Complimenti.

kingdom ha detto...

Riguardo alla citazione della rock star Pazienza.
Ho imparato ad adorare il suo stile di disegno: con il pennarello in potenza sapeva fare tutto e saltare da un registro ad un altro.
Punto.
Come sceneggiatore non è stato per niente eversivo o dirompente o "rock".
Certo, qualcosa si salva (Pompeo ad esempio) ma in linea generale le sue storie erano deliranti, zeppe di nonsense e di neologiosmi che raramente hanno retto il trascorrere del tempo e le sue mode.
Era un periodo storico, almeno in Italia, che consentiva (grazie al proliferare di riviste di fumetti)ai vari Tamburini, Liberatore, Scozzari, Pazienza, ecc...questo tipo di "avanguardia".
Cose simili o per lo meno paragonabili si son viste secondo me nei fumetti di Liefeld in USA.
Una sorta di, parafrasando D'Agostino, fumettocafonal.
Ripeto, sul segno e sul talento grafico non si discute...ma le storie...
Non dimentichiamoci che il Paz immediatamente prima della sua scomparsa (diciamo del suo suicidio)era il Paz più controverso...il pubblico lo stava abbandonando, quel tipo di storie aveva perso appeal sul pubblico.
Delle due o Pazienza si reinventava completamente o sarebbe sbiadito come lo Scozzari di adesso.
Tutto questo per dire che il discorso sul fumetto dirompentescioccantecontrocorrente ha un senso se, oltre a citare quei nomi, Roberto, li contestualizzi nel periodo in cui essi hanno lavorato.
Scozzari è rimasto se stesso ma non mi pare che oggi quello che scriva o i suoi pochi lavori grafici siano "rock".
E adesso tutti quanti iniziamo a fare la nostra classifica sui fumetti "rock" e su quelli "lenti".
:+)
se vedemu

Anonimo ha detto...

guarda, kingdom, bel lungi dal voler fare l'apostolo missionario di pazienza, ma sappi che la sua fama e il suo successo non erano certo dovuti solo al disegno...
senza dubbio c'era il personaggio, carismatico, amato, anche avversato, ma che non lasciava indifferente, con la sua carica di genio, bellezza e gioventù.
e poi le storie. magari te le devi rileggere meglio, e non solo pompeo. le storie e i testi, efficaci e appropriati, che riescono a tenere in piedi il film paz, nonostante il budget risicatissimo del film e qualche attore non all'altezza.
inoltre, dire che si è in pratica suicidato...
comunque, tranquillo, su pazienza si dice qualunque cosa. ognuno si è fatto la sua versione personale...

MicGIn

RRobe ha detto...

Scusa e Zanrdi? E campofame?

kingdom ha detto...

Rieccomi.
Rispondo prima a Roberto x brevità: se per questo non ne abbiamo citate anche altre (penso ad alcuni colpi di genio fra le Sturielett).
Di contro, quanti OGGI leggono Pentothal capendoci tutto...andiamo.
Non è un fumetto che regge il trascorrere del tempo.
Non è più dirompente..forse un tempo.
Se lo fai leggere ad uno, come me, che non ha vissuto quei fatti sulla pelle e non conosce lo slang di allora...adios!
Non mi riconosco in quella storia, non mi riconosco in quel linguaggio.
Pentothal è un fumetto al massimo generazionale che ha IMHO un valore affettivo per i nostalgici.
Ci si può salvare e capire qualcosa giusto con le bellissime edizioni filologiche della Baldini & Castoldi.

Arriviamo a MicGIn.
Chiariamo subito 2 cose, due punti fondamentali per evitare successive incomprensioni.
1)Paz si è suicidato, morte x overdose (chiamala magari dose mal tagliata o di scarsa qualità, o per l'appunto eccessiva).
Diciamola fin in fondo: è morto da coglione.
Con le valanghe di soldi che ha guadagnato non si è nemmeno comprato la casa dove a vissuto con la moglie (che ha più volte lamentato l'imminente sfratto lasciando quasi intendere che la casa doveva restare di loro proprietà per principio, in quanto era l'atelier del genio quando era in vita)...se li è bruciati in ben altro.
Francamente sono stanco vi leggere e guardare in TV dichiarazioni di gente che lo ammirava al punto da non riuscire ad usare, parlando della sua dipartita da questa valle di lacrime :+) , le parole "suicidio" "eroina" magari aggiungendo un bel "testa di...".

2)"senza dubbio c'era il personaggio, carismatico, amato, anche avversato, ma che non lasciava indifferente, con la sua carica di genio, bellezza e gioventù."

così scrivendo non centri proprio il segno.
Se rileggi il mio precedente post io stavo parlando di FUMETTI.
Se Gipi, per fare un esempio a caso, tira col naso l'impossibile e a rapporti sessuali con trans stile Lapo la cosa mi lascia indifferente quando leggo un suo fumetto.
Stefano Disegni (altro esempio) non è certo un adone, bello, affascinante e dal carisma dirompente...e allora?
I suoi fumetti sono lo specchio del suo enorme talento (che non si limita a quello soltanto).

Anche il Recchioni si sbatte per costruirsi l'immagine della rockstar del fumetto italiano ma a me interessa leggere le storie a fumetti che ci propina mensilmente...a me come a la maggior parte dei lettori.
Tutto il resto, gli alberghi spaccati e le orinate sul mondo è argomento che tittilla le groupies o al massimo gli amici intimiintimi.

La mia opinione personale di Andrea è quella di un Leonardo del fumetto con la mano, non con la testa.
Mi correggo, non sempre con la testa.

p.s. sono stato prolisso?

Anonimo ha detto...

Per antonio:
Non mi pare che Roberto abbia fatto nomi e cognomi. E ha fatto bene, perchè avrebbe colpito gli esponenti di un fenomeno che critica e contro i quali non ha nulla di personale. Lui critica una tendenza e NON delle persone specifiche.
Ribadisco: troppo facile chiedere di innescare una guerra stando a guardare.

Sono tutti comunisti con il culo degli altri... :asd:

Starsky ha detto...

Ops! Ho dimenticato la firma.
Il commento precedente è mio.
:)

Antonio ha detto...

Per Starsky:
Non mi pare che Roberto abbia fatto nomi e cognomi.
Beh, almeno abbiamo capito che si riferiva ad autori italiani e i nomi della Coconino e del Becco Giallo sono usciti fuori...

E ha fatto bene, perchè avrebbe colpito gli esponenti di un fenomeno che critica e contro i quali non ha nulla di personale.
Infatti si parla di fumetti e non di persone. Se dico che a me Dante non piace, sto insinuando che Roberto sia uno stronzo?

Lui critica una tendenza e NON delle persone specifiche.
Criticare un autore come, appunto, autore, non significa criticarlo come persona. Non vedo perche' uno dovrebbe risentirsi.
Fra l'altro, in questa sede e' stato criticato Pazienza. Se si mette in discussione Paz, non vedo perche' un autore Coconino o Becco Giallo dovrebbe risentirsi...

Ribadisco: troppo facile chiedere di innescare una guerra stando a guardare.
Forse ti e' sfuggito il particolare che siamo sul blog di Recchioni e la discussione l'ha iniziata lui... E poi di che guerra si tratterebbe?

Sono tutti comunisti con il culo degli altri... :asd:
A parte che col culo di Roberto (o col tuo) non voglio avere niente a che fare, il discorso credo di averlo gia' spiegato.
La linea sottile fra la sparata e la critica argomentata e', appunto, sottile, anzi sottilissima. Ad esempio, qualcuno ha capito a quali autori Coconino Roberto si riferisse? Io no.
E questo inficia il discorso, per il semplice motivo che non sono riuscito a capire se esista veramente la tendenza a "fare gli storti" per coprire le proprie magagne.

kingdom ha detto...

"Criticare un autore come, appunto, autore, non significa criticarlo come persona. Non vedo perche' uno dovrebbe risentirsi.
Fra l'altro, in questa sede e' stato criticato Pazienza. Se si mette in discussione Paz, non vedo perche' un autore Coconino o Becco Giallo dovrebbe risentirsi..."

perfettamente d'accordo.
Se permettete rilancio: è vero anche il contrario.
Criticare una persona come persona non inficia l'apprezzamento della stessa come artista.

Anonimo ha detto...

Per kingdom
Ti sei fatto di Pazienza, come tantissimi altri, la tua opinione personale, come tale legittima.
Ma in quello che scrivi, ci sono tanti giudizi espliciti e impliciti che non corrispondono al reale percorso compiuto dall'autore.

Parliamo di fumetti.
Dicevi:
>Come sceneggiatore non è stato per niente eversivo o dirompente o "rock". Certo, qualcosa si salva (Pompeo ad esempio) ma in linea generale le sue storie erano deliranti, zeppe di nonsense e di neologiosmi che raramente hanno retto il trascorrere del tempo e >le sue mode.

Storie "nonsense" sono una parte di quelle realizzate per Il Male, Frigidaire, Tempi Supplementari e Frizzer, che trattano tematiche satiriche e sociali.
Ma tutte le altre sono più che "sensate". Alternando registri drammatici e umoristici, Pazienza ha realizzato storie tutt'altro che strambe.
Sulla sceneggiatura: Per esempio, Pazienza con il primo Zanardi ha elaborato un suo sistema di costruzione delle tavole abbastanza innovativo per l'epoca, realizzando storie molto vivaci e condensate in un numero relativamente basso di pagine.
I protagonisti sono sempre ben caratterizzati ed entrano ed escono dalle storie con tempi perfetti.
Anche le successive storie di zanardi sono state sempre piuttosto curate, anche come sceneggiatura.

Non è assolutamente vero che:
> il pubblico lo stava abbandonando, quel tipo di storie > aveva perso appeal sul pubblico.

Anzi, verso la fine, con le storie di comic art, l'autore stava entrando nella piena maturità. Le incompiute Astarte e Zanardi Torneo sono ricordate, appunto, come capolavori.
E ti assicuro che comic art, quando c'era pazienza in copertina, otteneva riscontri di pubblico immediati.

Sulla sua morte.
Per troppo tempo si è evitato di parlare pubblicamente di come è morto.
E' morto in modo sciocco. E' evidente. Ma dire che si è suicidato è una tua libera interpretazione.
Sostenere invece che forse cercasse la morte, che fosse consapevole di viverci accanto (vedasi anche le vignette dove emerge la paura dell'aids) è un altro discorso, interessante da approfondire.

MicGin

kingdom ha detto...

Zanardi non si discute, essendo la 2.000.000esima rappresentazione del male ha il suo bel carattere di universalità e travalica qualsiasi epoca risultando sempre crudelmente attuale...fin troppo, ahimè.

Roberto l'ha citato e non l'ho certo messo in discussione, ho parlato di Pompeo ma era evidenziato bene che non intendevo "rock" solo quell'opera.

Sono completamente d'accordo su ciò che hai scritto riguardo al Zanna.

Riguardo al resto: Pazienza venne più volte attaccato da alcuni suoi fans persino nella pagina della posta di comic art...se non ricordo male.
Riguardo alle vendite sinceramente non ho i dati per risponderti...devo quindi fidarmi di ciò che scrivi.
Di contro conosco tanti lettori che hanno continuato a comprare DD per anni, dopo il numero 60, senza quasi mai leggere gli albi ma solo per la "collezione".
Insomma, i completisti.
Le opere incompiute sono sempre MOLTO difficili da giudicare...tecnicamente rappresentano il top del segno Pazienzano, di più non posso dire.

Argomento necrologico:
"Sostenere invece che forse cercasse la morte, che fosse consapevole di viverci accanto (vedasi anche le vignette dove emerge la paura dell'aids"

Questa, perdonami, è una presentazione dei fatti degna di un romanzo "harmony".
Mi costringi a riportarti alla realtà attraverso una precisazione pleonastica: non è così difficile trovarla, la morte.Sparati un colpo in testa e la trovi subito.
Lungi da me inneggiare al suicidio ma, andiamo, ANDIAMO è pieno di rockstar che dichiarano d'invidiare K.Cobain per essere riuscito a farla finita mentre loro sono stati salvati sul più bello.
Se vuoi farla finita "sul serio" ci sono modi più veloci e sicuri per farlo.
Mio padre fuma come un turco...ma allora cavolo, cerca la morte x cancro!
Ho amici che ricercano il senso della vita attraverso l'induzione quotidiana di una bella cirrosi epatica!
MicGin, scusa l'ironia e la franchezza con cui solitamente scrivo :+) ma quello che hai scritto è un possibile incipit x presentare un tuo romanzo a questo sito http://www.eharmony.it/letture_online/index.aspx

Il fatto che tanti amici VIP del Pa z non abbiamo mai usato parole dure nei confronti della dipartita di Andrea (mi ricordo Riondino che parlava addirittura di casualità, sfiga,banale incidente)è abbastanza vergognoso.
Naturalmente e sempre IMHO.

Anonimo ha detto...

No, kingdom. Francamente se fai paragoni con harmony etc non ti perdono.
Prosegui pure la discussione da solo: ti metti davanti allo specchio dovrei potrai ulteriormente convincerti, magari ripetendole a voce alta, delle tue opinioni sulla vita di pazienza.
cordialmente
MicGin

RRobe ha detto...

Antonio vuole un nome.
E io gli faccio un nome: Paolo Parisi.
Il suo Chernobyl è un libro oltremodo vuoto.
Me lo sono ritrovato per le mani in giuria, a Lucca, e siamo rimasti tutti perplessi perché, pur essendo un garn bel tomo, non raccontava nulla di nulla.
Non cronanca, non approfondimento, non critica, non riflessione.
Un libro fintemente impegnato, disegnato così così, con il nulla dentro.

Un altro nome?
La Marzocchi.
Storta, narrativamente inesistente, un grosso punto interrogativo ben rilegato.

Antonio ha detto...

Rrobe, non e' che volevo un nome per creare "casi" o che. E' che le discussioni da forum (e blog) spesso sono imperniate sul nulla. Non in questo caso, visto che la tua posizione si stava ben delineando, pero' a me i discorsi sull'aria fritta mascherati da "questioni di principio" non piacciono (per rispondere - senza polemica - a Starsky).
Ora il discorso e' piu' chiaro, secondo me.
Non spetta a me difendere Parisi. Dico solo tre cose: 1) che e' lecitissimo che non ti piaccia,
2) che Parisi pero' non mi pare si paludi da "intellettuale del fumetto" per pararsi il culo,
3) che e' normale che fra il teorico dei nani in fiamme e un minimalista come lui lo spazio concettuale che vi divide sia enorme. A me Parisi piace molto, non lo vedo come un clone di Gipo-Igort e via dicendo, ma lo giudico opera per opera.
La vuotezza intellettuale si nasconde nel cool jazz cosi' come nel power rock. Dipende.
D'altronde si tratta di intrattenimento. Un giorno voglio vedere le tette, un altro voglio l'impegno politico. Non c'e' contraddizione.

Starsky ha detto...

Per Rrobe.
Sei caduto nel trappolone! Ma del resto cosa potevo aspettarmi da una testa calda come te? :)
E poi questo non è un semplice blog:
QUESTA E' SPARTA!

Per Antonio.
Senza polemica ti dico che secondo me, è possibile spiegare delle perplessità su una tendenza, o sul tipo di fumetti proposti da un certo editore, senza dover fare necessariamente nomi e cognomi precisi. Posso ipotizzare che quella di Rrobe sia stata una iniziale forma di delicatezza nei confronti dei due fumettisti citati. Nomi che evidentemente aveva bene in mente fin dall'inizio.

P.S.: Se dovesse scorrere il sangue, me la offri una patatina? :P

kingdom ha detto...

x MicGin:
devo aver spinto al limite il tuo gusto per la provocazione quindi, se ti senti gravemente offeso dalla battuta harmony-style ti chiedo scusa.Dico sul serio.
La mia è stata una reazione all'ennesimo poetare sull'"eroica" morte nel sengno di una "resa invincibile" di Andrea.

"potrai ulteriormente convincerti, magari ripetendole a voce alta, delle tue opinioni sulla vita di pazienza."

le mie notizie sul Paz sono tratte da fonti abbastanza (ma per certo non do nulla) affidabili.
Fonti scritte: nero su bianco.
Chi le ha scritte non mi pare sia stato trascinato in tribunale con l'accusa di diffamazione (sia di morti..ma SOPRATUTTO di vivi!)...quindi...

chiudo il capitolo "in mortem Pazientae" con lo scusarmi con il "piromane di nani"Rrobe per aver contribuito a far deragliare la discussione dal tema "fumetti dirompenti" al privato, a dire il vero un pò squallido, di APaz.

ave atque vale

Anonimo ha detto...

scuse accettate.

se ci vedremo di persona in una prossima occasione ne potremo parlare

ora ci conviene spostarci nei post più recenti. qui ormai siamo rimasti solo noi...

micgin

Antonio ha detto...

P.S.: Se dovesse scorrere il sangue, me la offri una patatina? :P

No, se questa e' Sparta scendo in campo di battaglia anche io...

P.S.: Se ci sei a Napoli, ne possiamo parlare.

Starsky ha detto...


P.S.: Se ci sei a Napoli, ne possiamo parlare.

Se dovessi liberarmi, porto te e Rrobe al bar per offrirvi qualcosa.
Però ti avverto! Io prenderò le patatine! :)