12.4.07

In giro c'è grossa crisi...


Sul Blog di Ausonia, l'autore (oltre a presentare lo spettacolare P-HPC) si lamenta del fatto che nei premi Micheluzzi di Napoli, la sua opera precedente (Pinocchio) sia stata candidata come Graphic Novel.
A detta di Ausonia, il suo volume non è una graphic novel ma un cartonato alla fracese e vorrebbe che venisse istituita una categoria apposita per non fare confusione (la categoria "cartonati alla francese"!?).

Joe Sacco, dalle pagine del Guardian, afferma con forza che i suoi libri non sono Graphic Novel ma Comics e che lui, con la parola Comics, non ha nessun problema.

Sul blog di Igort invece, si discute del senso della parola romanzo grafico e si finisce a parlare di "libri vivi e libri inerti" e del sesso degli angeli in un tripudio di miccette e onanismo mentale.

Io vedo le candidature del Micheluzzi e mi vengono le bolle e decido proprio di non parlarne.

In giro c'è grossa crisi.
La risposta è dentro di noi... ma è sbagliata.

75 commenti:

andrex ha detto...

tutti si dovrebbero mettere in testa che esistono solo fumetti.

l'unica distinzione sostanziale è tra fumetto seriale e non.

RRobe ha detto...

Concordo.
Opera Autoconclusiva o Serie.
Il fatto è che il termine "Graphic Novel", adesso, ha una plus-valenza commerciale.

-harlock- ha detto...

Un paio di settimane fa ho scritto sul mio blog un post che parlava ESATTAMENTE di questo.
Il fatto è che in giro c'è pieno di gente che fa fumetti che sente di doversi "affrancare" da qualcosa, il perché non l'ho mai capito.
Soprattutto il termine "letteratura disegnata" mi ha sempre fatto molto ridere.
Allora perché non chiamiamo i libri di narrativa "fumetti senza immagini"? Non vale?

IL GABBRIO ha detto...

Concordo pienamente.
Secondo me il termine Graphic Novel risente di una vecchia concezione che vede il fumetto come qualcosa di semplice e destinato all'intrattenimento dei ragazzi (anche ragazzini), altrimenti non avrebbe senso fare tale distinzione per indicare delle opere che, alla fine, sono fumetti...forse molta gente usa il termine fumetto come sinonimo di "giornaletto" senza considerare che il giornaletto in questione (quello mensile da 2, 70 euro, per intenderci), se vuole ti spacca tutti i denti!!!
Solo fumetti, con la sola distinzione di Serie o Opera Autoconclusiva!!!

Fabio... ha detto...

Quando la mia ragazza (è un medico ma legge Dampyr e John Doe) mi ha chiesto la differenza tra Graphic Novel e Fumetto mi è uscito spontaneo "Graphic Novel è il nome che danno al Fumetto quelli che si vergognano di dire in giro che li leggono"...

Gigi ha detto...

"Il fatto è che in giro c'è pieno di gente che fa fumetti che sente di doversi "affrancare" da qualcosa, il perché non l'ho mai capito."

Perché vogliono affermarsi come grandi autori prendendo una scorciatoia. Invece di dimostrare di essere davvero grandi preferiscono far credere che il resto dei fumetti è merda.
La colpa è dei lettori che ci credono e li seguono.

preacher ha detto...

in realtà la frase giusta sarebbe:

"Graphic Novel è il nome che danno al Fumetto quelli che si vergognano di dire in giro che li fanno..."


:-)

Qsjesus ha detto...

ma un cartonato francese potrebbe partecipare nella categoria "cartonato ALLA francese" ?

sai il dubbio nasce =)

RRobe ha detto...

Lo appoggio con intensità e desiderio al Preacher.

Riccardo Torti ha detto...

è come se nel cinema qualcuno dicesse di aver girato un film e qualcun altro di aver creato un lungometraggio artistico.

Ma ci si vergogna del propio stesso lavoro? Bisogmnerebbe essere orgogliosi di fare fumetti...FUMETTI

ausonia ha detto...

no, ragazzi, un momento.
i premi vanno per categorie. è sempre stato così.

al di là dell'idea personalissima che ognuno di noi ha sulle graphic novel... come può il mio fumetto essere considerato graphic novel?
dai non scherziamo.

la crisi c'è, caro rrobe. ma a parer mio è in certe giurie.

RRobe ha detto...

Ma cosa significa Graphic Novel, per te?

ausonia ha detto...

la categoria "cartonato alla frencese" era una provocazione, ovviamente...

la cosa che dico è semplicemente che se "brancaccio" e "s." possono essere paragonati e giudicati nella stessa categoria da una giuria... pinocchio non ci incastra una mazza.

ausonia ha detto...

l'ho scritto su un mio commento sul mio blog, qui aggiungo due cose per spiegarmi meglio:

i libri possono essere anche classificati per genere. o per numero di pagine. succede anche nella letteratura: c'è il racconto breve, il romanzo, la raccolta di racconti, il romanzo seriale ecc...
non è un crimine fare delle distinzioni di forma (e solo di forma, non di contenuto). un romanzo grafico ha bisogno di un numero di pagine considerevole per essere considerato tale. la storia deve poter respirare. e il disegno (come in maus) deve essere funzionale alla storia per non attirare su di sé troppa attenzione, e rendere così la lettura più fluida e scorrevole.

la graphic novel è una storia a fumetti come tutte le altre ma dove il disegno è funzionale alla storia. è per questo che il mio pinocchio va considerato cosa altra.

RRobe ha detto...

Ma su quale criterio?
Anche i film agli oscar sono diversi, eppure vengono giudiati nella stessa categoria.
Il punto (per me) è solo se un'opera è seriale o meno.
Confrontare un opera seriale e un volume autoconclusivo è come mettere nella stssa categoria un film e un serial tv... ma tra due volumi autoconlusivi, non vedo differenze sostanzaili.

RRobe ha detto...

"Una storia fumetti in cui il disegno è funzionale alla storia"... che dovrebbe significare? Che è brutto? Che è meno ricercato?
Gipi è meno ricercato o brutto?
Il disegno di Eisner è "funzionale alla storia" e basta?

ausonia ha detto...

io posso essere anche d'accordo con te, rrobe.
ma il punto è, e rimane, che i premi sono strutturati per categorie.
e non ci posso fare niente.

RRobe ha detto...

Per categorie, appunto.
E Pinocchio (che è un fumetto molto bello) è un volume autoconclusivo che è stato messo nella categoria dei volumi autoconclusivi.
Veramente, e senza polemica, non colgo il punto.

Anonimo ha detto...

Per Harlock: non capisco tanta ilarità. Il termine "letteratura disegnata" era usato da Hugo Pratt per indicare che secondo lui il fumetto è più imparentato con la letteratura che con il cinema. L'espressione non era indicativa di un valore di merito, né aveva pretese di sostituirsi al termine "fumetto". Pratt non si presentava come "autore di letteratura disegnata". Lui si autodefiniva "fumettaro". Che poi ci tenesse (e non poco) a essere considerato come Autore, è un altro discorso.

Anonimo Andrea

ausonia ha detto...

significa che è un disegno in sottrazione, che evita spettacolarizzazioni e dettagli superflui per, come ho detto, non attitrare troppo l'attenzione su di sé e non intaccare così, il ritmo narrativo della storia. sì potrebbe parlare quasi di un disegno invisibile che non aggredisce il testo. eisner era un maestro in questo.

rae ha detto...

ma i disegni di Liefeld per X force erano funzionali alla storia?

rae ha detto...

ma soprattutto, Liefeld e Lefield?

RRobe ha detto...

Tutte le graphic novel hanno un lavoro di sottrazione?
Ma dai.
Eisner non "sottraeva" proprio nulla: il suo disegno era ricercato e elaborato al pari dei testi.
Clowes sottrae? Non mi pare proprio.
E come loro, tanti altri.

RRobe ha detto...

Per l'Anonimo Andrea: perché invece di Film non diciamo: racconto grafico per immagini in movimento, suoni e musica?

Gigi ha detto...

"un romanzo grafico ha bisogno di un numero di pagine considerevole per essere considerato tale."

Nei fumetti (e anche nei romanzi grafici :asd:) non ci sono solo le pagine.
E' più lungo un 120 pagine fatto solo di splash page o un 48 pagine con 16 vignette per pagina?

E poi il 48 pagine francese nel campo dei fumetti è già considerato lungo.

RRobe ha detto...

La Planeta ha in questi giorni pubblicato "Un Gangster Ebreo" di Kubert.
Disegno classicissimo del maestro americano per una foliazione ragionevole. Storia autoconclusiva.
Il disegno è ricco, la foliazione non enorme.
E' una graphic novel secondo i paramtri di Ausonia?

ausonia ha detto...

comunque è innegabile che non esista un sola grammatica espressiva nel fumetto. ovvio che sono tutti quanti fumetti, ma certe distinzioni si possono fare. non c'è solo il seriale e l'autoconclusivo. anche lupo alberto è seriale ma non posso paragonarlo a tex. il punto non è che sono fumetti di genere diverso (uno western e uno umoristico)... il fatto è che chi li produce lo fa con due grammatiche diverse.
stessa cosa per il fumetto che tu chiami autoconclusivo.

RRobe ha detto...

Quindi, fammi capire: alla cerimonia degli oscar è assurdo che ci siano in lizza The Departed e The Queen, giusto?
Uno è un film di gangster e l'atro una biografia e hanno grammatiche delk tutto diverse...

ausonia ha detto...

rrobe... ci stiamo trascinando in una discussione non-sense. :)
io non dico che esistono delle categorie fisse. dico che certe categorie vengono usate nei premi.
e allora chiedo a questi signori cosa intendano per graphic novel.
tutto qui.
le opinioni personali, poi, lasciano il tempo che trovano.
io ho delle opinioni in merito... ma non contano nulla.

ausonia ha detto...

so solo che il mio libro non può stare nella categoria graphic novel per come è "comunemente" intesa.

rae ha detto...

io trovo anche assurdo che si distingua fumetto realistico e umoristico.

Don Zauker, Rat man, sono bei fumetti al di là di ogni categorizzazione.

ausonia ha detto...

last travel nella categoria "fumetto realistico" fa ridere.
insomma, sì... c'è molta confusione.

Anonimo ha detto...

Boh? Cmq Pinocchio mi pare più vicino all'idea di "storia autoconclusiva a fumetti" che ad altro… Non penso sia possibile creare appositamente una categoria che identifichi una particolare storia.
Per quanto riguarda la definizione "graphic novel" non vedo cosa ci sia di male ad usarla. è solo una categoria di fumetti pensata da un fumettista (eisner) che voleva s pe c i f i c a r e che non faceva supereroi ma altro. Anceh la letteratura è fatta di racconti, romanzi, sceneggiature, etc. Allo stesso modo uno che lavora nel cinema può fare film ma anche fiction o serie televisive. Non capisco tutto questo baccano.
Michele

RRobe ha detto...

Spetta, io ti sto portand dei fatti.
Per me, l'unica distinzione possibile (proprio perché poi diventa una faccenda sogegttiva) è tra volume autoconclusivo e seriale.
Te lo dimostrano gli esempi di altri media.
Agli Oscar non ci sono le serie TV, perché film e serie tv sono due prodotti diversi, ma i film sono messi (giustamente) sullo stesso piano, perché sono tutti la stessa cosa: film.
Il tuo prodotto, concettualmente, cosa dovrebbe avere di diverso da S.?
E' una storia a fumetti?
Sì.
E' autoconclusiva?
Sì.

La foliazione e il formato non possono inficiare.
Nei premi cinematografici fanno distinguo tra film di 2 ore e film di un'ora e quaranta? O tra formati con cui sono stati girati?

Idem per il disegno: che senso ha fare un distinguo?
Che fai: categoria fumetti saturi, categoria fumetti essenziali?

ausonia ha detto...

ma scusa rae: ma allora non sarebbe meglio togliere 'ste cazzo di categorie dai premi?

io penso di sì. e concordo con il rrobe. il punto è che ci sono e contengono cose che non sono accomunabili...

RRobe ha detto...

Per Michele: Esienr aveva una necessità derivata dal fatto che, nella sua nazione, il fumetto si chiama "Comic" (comico) e che la sua roba prorpio stonava sotto quella definizione.
Ma da noi il fumetto si chiama fumetto, che non mi apre sia una brutta parola... non peggio di romanzo o film.

RRobe ha detto...

Concordo con Rae (e con Ausonia). Un fumetto dovrebbe essere valutato in quanto tale e non in base al suo genere.
Detto questo, io l'unica vera distinzione che faccio è, realmente, tra seriale e non.
Perché le logiche produttive che stano dietro a queste due tipologie di prodotti, influenzano in maniera enorme il prodotto stesso.

ausonia ha detto...

guarda rrobe ti cito quello che ho scritto sul blog di igort per farti capire che sono abbastanza d'accordo con te

"non è molto interessante.

si torna sempre lì: fellini e i vanzina hanno fatto cinema.

non c'è distinzione nella definizione del mezzo che hanno usato.
la distinzione semmai è nell'approccio, nelle intenzioni.

quindi... non so. non sono molto interessato alle definizioni...

il mio p-hpc è un racconto per immagini di 128 pagine che contiene fumetto, fotoromanzo, illustrazione, balloon e in alcune sue parti paragrafi di testo come fosse un racconto illustrato... è impossibile definirlo. certo non è un romanzo grafico, non è un racconto a fumetti... cos'é, allora?
non lo so e poco mi interessa."

ma un autore poi si trova inscatolato nelle categorie dei premi e vorrebbe sapere perché.

Gigi ha detto...

Se è solo una questione di premi la soluzione migliore è quella dell'ultima Angouleme.

Un premio al miglior fumetto. Qualunque fumetto.

Cinque segnalazioni di altre opere meritevoli senza fare classifiche e senza fare categorie.



La distinzione fra seriale e autoconclusivo ha senso solo se si parla di un premio fatto apposta per le serie (senza escludere i singoli albi delle serie dal premio per miglior fumetto autoconclusivo). Ci sono troppe sfumature per poter separe le serie dai fumetti (o dai film, nel caso dei film/telefilm) autonclusivi.

Anonimo ha detto...

Sì ma fumetto è un termine troppo generico per contenere cose differenti come Fuochi di Mattotti e John Doe. Non ci vedo niente di male ad usare termini differenti. E non capisco che un autore di fumetti "classicamente intesi in Italia", cioè seriali se la prenda se qualcuno cerchi di definire meglio il proprio lavoro e quello che gli piace leggere.
Michele

rae ha detto...

guardando le categorie del premio Micheluzzi, mi pare che l unica categoria dove poteva essere candidato pinocchio era Romanzo Grafico.

SI puo' obiettare che il termine "romanzo grafico" stia a fumetto come "diversamente abile" sta ad handicappato, ma è un discorso da fare a monte, in questo caso era l unica scelta possibile

RRobe ha detto...

"Film" contiene Kubrick e Vanzina.
"Romanzo" contiene Calvino e Moccia.
Dov sta il problema?

rae ha detto...

"Sì ma fumetto è un termine troppo generico per contenere cose differenti come Fuochi di Mattotti e John Doe."

perchè cinema e letteratura non sono termini generici?
Romanzo grafico è un termine che non aggiunge nulla alla definizione di fumetto, serve solo ad imbellettarla un po' per far contento chi ha pretese artistiche

RRobe ha detto...

Ripeto: per me, l'unica distinzione accetabile è Opera Seriale e Non.

ausonia ha detto...

era proprio quello che intendevo dire col mio ultimo commento, rrobe.

RRobe ha detto...

Ma infatti non avevo dubbi che la vedessimo alla stessa maniera, Ausonia.
E' che, vista in quest'ottica, il tuo volume non poteva essere che dove è, nei premi Micheluzzi.

ausonia ha detto...

siamo gestiti da una Critica del cazzo. diciamocelo.

RRobe ha detto...

Ma non è solo quello, Ausonia.
E' che a certe etichette poi ci si attacca perché, di colpo, hanno una valenza commerciale.

Il termine "Graphic Novel" fa vendere meglio un prodotto perché gli crea una nicchia.
E allora tutti dentro.
Meno male che c'è gente come Joe sacco che ha la oglia (e le palle) di dire la sua (nonostante non abbia nulla da guadagnarci).

Gigi ha detto...

Possono gareggiare agli Oscar i film che vengono proiettati nei cinema di Los Angeles.
Gli episodi dei telefilm possono benissimo partecipare. Se non partecipano è solo perché non vengono proiettati nei cinema di LA, non per motivi strutturali o per chissà quali differenze con i film.

eriadan ha detto...

Uh, faccio una piccola riflessione sulle categorie degli oscar. E' vero che l'accademy non fa distinguo tra film di un ora e 50 e tre ore ma, se non sbaglio, non prende in considerazione i Corti (o se lo fa lo fa in una categoria differente). I corti, tuttavia, cos'anno poi di sostanzialmente differente dai film?
DUe sole macrocategorie che discriminano seriali da autoconclusivi secondo me sono poche, si rischierebbe tra il dover scegliere magari poi tra un caravaggio e un picasso ;)

eriadan ha detto...

SUl fatto che poi ci sia in giro grossa crisi non ne discuto, appaio addirittura candidato in due categorie :P

RRobe ha detto...

Per Gigi:
Ma che discorso è? Le serie televisive non vanno al cinema! Sono cose che vengono prodotte in maniera diversa e che raggiungono un mercato diverso.
Esattamente come il fumetto seriale e quello non seriale.

Per Eriadan:
la storia breve (a fumetti), così come i romazi brevi o i racconti o i cortometraggi cinematografici, si beccano una categoria a parte.
Ma sul resto, io, sicneramente, non vedo dove far distinguo ese non sulla serialità o meno.

Anonimo ha detto...

Il disappunto di Ausonia è giustificato. Ed è mitico Recchioni che ha creato un polo di discussione complementare a quello di Igort...!

Ma venendo al dunque: il lavoro che c'è dietro i premi Micheluzzi è serio. Molto più di altri premi. Questo non vuol dire che l'attuale configurazione del premio sia perfetta. Ma già hanno modificato qualcosa rispetto all'edizione scorsa. E secondo me questi ragionamenti vengono utili. Probabilmente, la categoria romanzo grafico (qui citata come graphic novel) è stata in qualche modo un riconoscimento al fenomeno "commerciale-d'immagine" del momento. Poi c'è stato il compromesso: non era possibile distinguere tra Gr.no. e altre, se no così si moltiplicavano le categorie.
Da notare che c'è anche la categora racconto breve. Quindi non si è voluto chiamare la categoria in questione "racconto lungo".
Scelta che invece è stata fatta a Lucca Comics.
Insomma, il dibattito è aperto, ma non vorrei che si sminuisse (sono un anti-sminuista...) il lavoro fatto dal comitato di selezione: se vedete le nomination, per una volta si è andato molto più in là del solito. Non ci sono solo i soliti nomi, ma c'è un' articolazione di candidature certamente non ancora completa (lo so perché so cosa esce in Italia) ma molto più plurale del solito.

MicGin

ps ora mi tuffo a vedere l'anteprima di ausonia!

preacher ha detto...

""Film" contiene Kubrick e Vanzina.
"Romanzo" contiene Calvino e Moccia.
Dov sta il problema? "


beh, di sicuro non in Kubrick e Calvino.... :-D

gianni ha detto...

Meno male che c'é qualcuno che dice le cose come stanno sugli onanismi mentali del blog di Igort. Vai a vederti per cortesia anche i commenti alle tavole del Perissi e la polemica scatenata sul ragazzo di bottega di un noto disegnatore bonelliano...
Gianni.
P.S. Cio' non toglie che JD e DD siano delle schifezze...

Qsjesus ha detto...

giusto perchè si cade sul tecnico del mio campo:
Un corto, tale definito dalle sovvenzioni statali ed europee, si intende una qualsiasi opera *cinetelevisiva*, sia essa documentario, fiction (nome dato a tuttò ciò che è puramente inventato), storico o d'informazione, che duri meno di 45 minuti. il resto è considerato *film*
Per quel che riguarda le nomination degli oscar è ben diverso.
L'accademy predispone una scheda da mandare a tutti i vincitori e tutti i finalisti (la best 5 che viene letta la sera della premiazione) ancora in vita, su questa lista si mette un titolo per ogni categoria con un'unica clausula che il film sia stato proiettato negli USA nell'anno solare precedente alla data di premiazione, e, ovviamente, deve essere uan candidatura con uncerto senso logico (Star wars non può essere un documentario .. ).
detto questo si stila la classifica e si manda ad ognuno dei suddetti votanti una cassetta con ognuno dei 5 candidati per ogni categoria e si da un voto. ed a quel punto si ha l'effettivo vincitore:
scusate la precisazione e buona serata

Anonimo ha detto...

Stavo per scrivere per lamentarmi di un errore. Volevo rimarcare che di letteratura viva e inerte si parla da me e non da igort. Poi ho letto un po' di commenti e - nel giorno in cui ho saputo della morte di Kurt Vonnegut - ho cambiato idea.

Sparintresferta (criticuzzodelcazzo e maestrinodellaminchia)

Anonimo ha detto...

Continuo a pensare che si stia a parlare del nulla. Il termine fumetto è generico come il termine letteratura (e non libro, che è già più specifico) o film (che racconta solo una parte della cinematografia). Il termine fumetto seriale o striscia o romanzo grafico o altro sono semplicemente definizioni che servono solo ad inquadrare meglio una cosa. Il resto è fuffa…
Michele

RRobe ha detto...

Se ne parla anche da Igort, Spari.

Anonimo ha detto...

Accidenti... Devo imparare a usare gli emoticon. Li ho banditi convinto di poter gestire il tutto a botte di registro linguistico... il problema è che domino così poco le parole che non si capisce mai quando scherzo.
Scherzavo.
Ciao
SpDInk(cdc&mdm)

comiz ha detto...

questa è veramente mitica.

Spari, io a questo punto ti appoggio a prescindere!

Pic

Starsky ha detto...

E' sempre interessante leggere con il browser questo diario elettronico interattivo online codificato in html.

kekko ha detto...

Beh, forse le categorie nei premi servono a far prendere qualche premio anche alla robetta spacciata in edicola; altrimenti sarebbe veramente imbarazzante premiare un (per esempio) Dampyr al posto di un (per esempio) Gipi

RRobe ha detto...

Per Gipi, dici?
No, spesso fa bella roba.

RRobe ha detto...

Serve l'emoticon?

Starsky ha detto...

ce lo metto io
:asd:

Curioso ha detto...

Ma tanto ai lettori, quelli veri non noialtri 5 nerd che siamo qui, dei premi non gliene frega una cazzo (si può dire a casa d'altri, vero?).

Gigi ha detto...

"Ma tanto ai lettori, quelli veri non noialtri 5 nerd che siamo qui, dei premi non gliene frega una cazzo"

A nessuno frega un cazzo degli Oscar, come no...
I premi sono il modo migliore per mettere in evidenza opere meritevoli.
La gente è incuriosita dai premi e i premi sono un modo rapido e diretto per far sapere cosa c'è di valido.
Le due righe due di motivazione di un premio sono tutta un'altra cosa rispetto alle tirate di trenta pagine (queste sì interessano un numero ristretto di persone).

Se c'è un settore che deve essere curato fino all'ultima virgola è quello dei premi (assieme alle classifiche).

Un premio che come catogoria principale prevede i romanzi grafici è un totale fallimento di comunicazione.
L'impressione che ha una persona qualunque è che ci siano i romanzi grafici (quelle opere che meritano davvero) e poi le serie un gradino sotto a cui dare un contentino con la loro sottocategoria.

Curioso ha detto...

Non sto parlando degli oscar quando parlo dei lettori.
Alla notte degli oscar si guardano le grazie della Jolie o della Johansson.
A Lucca o a Napoli, se mi capita d'incocciar nel fondoschiena di Recchioni non la ritengo un'immagine da tener con me per la vita (senza nulla togliere al fondoschiena in questione a cui auguro di avere frotte di fan identiche alla Johansson o alla Jolie).
Prova a far l'edicolante e a chiedere all'acquirente medio di Dylan Dog, o di JD, quanti "oscar" ha ricevuto il suo beniamino o, ancora meglio, cos'è il "Premio Attilio Micheluzzi".

Gigi ha detto...

Si parlava di premi in generale... Chi se ne frega se molti lettori di Dylan Dog non conoscono i premi Micheluzzi?

Anonimo ha detto...

Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo. (Giulietta, Atto II, Scena II)

TF

joel ha detto...

Se Eisner ha inventato Grafic Novel in risposta al termine COMICS, che nella sua lingua risultava ambiguo e del tutto inappropriato per definire alcuni lavori, in Italia il temine FUMETTO crea comunque un problema simile. "etto" come "ino"
non sono forse dei diminutivi? Fumetto in italiano fa rima con Filmetto, galletto, canzonetta(+o-), pezzetto, eccetera; che sono tutti termini riduttivi di un qualcosa che ha una sua dignità.
Perché, quindi, non accettare che alcuni autori non accettino la mancanza di dignità che (forse) comporta tale termine?
Sul discorso dei premi mi esprimerò quando ne avrò vinto uno.

Gigi ha detto...

grilletto
concetto
aspetto

rispetto.

Non è "fumetto" ma "fumo" che fa schifo: puzza.

http://www.usome.com ha detto...

有什么 有什么网址 有什么新闻 有什么博客 有什么论文 有什么爱秀
有什么图片 有什么音乐 有什么搜商 有什么帖客 天气预报

fanzhijie ha detto...

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