17.5.07

Come tanti piccoli Miyamoto Musashi...





A Torino ho conosciuto un ragazzo giapponese davero simpatico e interessante.
Questo tipo (una specie di editor-grafico, spcializzato in riviste di videogiochi) non mi ha colpito solo per i suoi modi di fare affabili, gentili e originali, ma pure per la maniera in cui vive: sono sei anni che è via da casa e gira per il mondo, spostandosi di paese in paese e andando di redazione in redazione, confrontandosi (e in qualche caso, scontrandosi) con il sistema editoriale del posto in cui capita.
Con lui solo uno zaino da pugile da mettersi in spalla, un block-notes dove prende appunti su tutto quello che riguarda l'editoria straniera con cui e confronta e un apparentemente inesauribile entusiasmo.
Poco da dire... appena ho sentito questa cosa, la mia mente è volata a personaggi come il "Golden Boy" di Egawa, al Ryu di Street Figthers e, soprattutto, alle figure dei samurai erranti he viaggiavano attraverso il Giappone per misurarsi con le varie scuole di spada, sparse per il paese.
In poche parole, per una serata intera, questo ragazzo giapponese è stato il mio mito personale e avrei voluto prendere uno zaino, e mettermi in viaggio con lui.
Come un fottuto Carradine in "Kung Fu".

Poi ho scoperto che, a quanto pare, il ragazzo giapponese fa di cognome Sapporo e che è una specie di rampollo legato al colosso della birra giapponese.
Inutile dire che la cosa ha un poco rovinato la mia suggestione.

Dio quanto odio la realtà.