22.5.07

La grande bugia.



Negli ultimi tempi m'è capitato di fare alcune lunghe chiacchierate con scrittori e curatori di collane di romanzi, sia da libreria che da edicola (roba tipo Urania, Segretissimo e via dicendo).
E sono rimasto perplesso.
Nel settore librario, se in edicola si vendono 9000 copie di una collana di romanzi, si stappa la bottiglia di spumante.
Nel settore librario, se si vendono più di 5000 copie, si comincia ad essere soddisfatti e lo scrittore che ha venduto questa cifrona, è un nome rispettabile del settore.
Nel settore librario, se un romanzo vende 200.000 in un anno, si parla di "fenomeno editoriale".

Nel mondo fumettistico, Tex vende 300.000 copie, AL MESE (e senza tenere conto delle ristampe). Roba da far impallidire "il Codice DaVinci". Eppure nessuno gli dedica un pezzo al telegiornale ogni settimana.

Nel settore librario, un anticipo di 2500 euro per un romanzo di 300 pagine, è una cifra normale e gli scrittori non si lamentano del fatto che non possano campare del solo scrivere.

Nel settore fumettistico, i professionisti di medio-alto livello campano solo di quello che scrivono e i wannabe scrittori si lamentano che i pagamenti sono troppo bassi e non ci possono campare.

Il settore librario ha meno di 5000 punti vendita in tutta Italia.
I fumetti ne hanno 35.000.

Le statistiche ci dicono che in Italia si leggono un libro e mezzo a testa procapite. Che fanno, più o meno, 90 milioni di libri l'anno.
In Italia, ogni anno, si vendono più di tre milioni e mezzo di copie di Tex e quasi altrettanto di Dylan Dog (senza contare le ristampe o gli allegati). Due sole testate che ogni anni fanno 7 milioni di copie vendute, quasi il 10% del totale dei libri venduti in Italia. Sommate tutte le uscite fumettistiche che si fanno in Italia ogni mese, moltiplicatele per 12 mesi e vedrete che, nonostante un minor numero di uscite fumettistiche annuali, il mercato fumettistico vende parecchio di più di quello librario.

Eppure... loro hanno il salone e noi le bancarelle.
Noi abbiamo la crisi e loro la ripresa.

Prendete uno scrittore qualsiasi di medio livello che pubblica da qualche anno... non è raro che qualcuno, per presentare il nuovo romanzo di questo fantomatico autore, faccia preparare una fascetta con sopra scritto: "Pinco Pallino, l'autore che ha venduto 5 milioni di copie nel mondo".
Cinque milioni di copie in TOTALE, sia chiaro.

Ora, giusto per farvi capire... nel mio piccolo e tenendo conto solo di John Doe, Detective Dante e Diabolik, negli ultimi 4 anni di attività io ho venduto quasi due milioni di copie, e solo in Italia.
Perché non ho la mia fascetta?
Perché Dylan Dog non ha la sua fascetta con scritto: "Il fumetto che ha venduto 150 milioni di copie"?

Il settore del fumetto porta più soldi che quello librario e discografico, eppure... trovatemi la rubrica dei fumetti su GQ, Donna Moderna o Max.
E se per caso riuscite a trovarla, comparatela con lo spazio dedicato alle rubriche dedicate alla musica o alla letteratura.

Più ci penso e più mi convinco che ai poteri forti del fumetto questa situazione faccia comodo.
Che faccia comodo dire che c'è una crisi eterna, che faccia comodo sminuire ogni risultato, che faccia comodo restare in un ghetto culturale che ghetto non lo è per niente, se si parla di soldi.
Se si dice che le cose vanno bene, che sono anni e anni che si fanno soldi (ogni tanto di più, ogni tanto di meno, ma si resta sempre in guadagno), c'è pure il caso che gli autori alzino la testa e magari, chessò, vengano a reclamare un pezzo più grosso della torta o un riconoscimento maggiore a livello creativo e culturale, o una maggiore dignità umana o altre follie del genere.

Ve lo immaginate un mondo dove un Alfredo Castelli sia messo alla pari di un Dan Brown?
O un mondo in cui il lettore e i media si rendano conto che in Italia, Sclavi ha venduto parechio di più di uno Stephen King?
Io non ci riesco. Mi hanno condizionato a tal punto che non riesco più a percepire la realtà.

Viva la crisi, quindi. Che ci tiene tutti con la testa bassa, pronti a ringraziare per il pezzo di pane che ogni tanto ci viene gettato e a scondinzolare, grati per il fatto che qualcuno ci paghi per fare quello che ci piace fare.

Mi sono depresso.
Vado a lavorare.

51 commenti:

LoSpazioBianco ha detto...

Pezzo molto interessante.

mattev ha detto...

Compro e leggo fumetti dall'agosto '88. Si parlava di crisi allora e si parla di crisi adesso. E' possibile che in quasi 20 anni nulla è cambiato? E come fanno gli editori a sopravvivere ad una crisi che da 20 anni è in costante aumento? Perchè è quello che affermano. Già da un pò avevo dubbi sui pianti che sgorgano dagli editoriali. Il tuo post mi dice che forse avevo ragione...almeno un pò.

Manfroze ha detto...

Solo un appunto: paragonare un libro a un'uscita di un fumetto seriale è errato, secondo me. Anche solo perché il fumetto costa di meno. In generale comunque l'intervento è interessante e condivisibile, è giusto il paragone fra i numeri ad essere fuorviante.

P.S.: E' il Codice da Vinci, non il Codice Leonardo. :)

RRobe ha detto...

Costa di meno?
Alla vendita. Non alla realizzazione.

S3Keno ha detto...

Accidenti che pezzo, Robe... vado a farmi due conti, ci penso sopra e poi - magari - dico la mia ;)

Luigi Serra ha detto...

Gran bel intervento. C'è davvero da porsi tanti interrogativi.

alessandro ha detto...

Tra l'altro, i dati di vendita dei libri spesso sono una delle cose meno trasparenti che ci siano. E non è infrequente che fascette e pagine pubblicitarie riportino cifre di venduto che in realtà sono addirittura superiori alla tiratura.
Questo porta a distorsioni della realtà allucinanti.
Tipo Sclavi che si deprime perchè "Non è successo niente" ha venduto *solo* 12.000 copie. Quando in Italia la maggior parte dei libri vende sotto le 1.000 copie.
(e una quantità impressionante dei libri che si vedono in libreria non vende nemmeno una copia)
Abbastanza assurdo.

Bel post, comunque.

a.

ps: da un paio d'anni, i Wu Ming tengono sul sito un'"operazione trasparenza" sulle loro vendite, che contiene un po' di dati interessanti sull'argomento.

Marco S ha detto...

posso fare una provocazione alla Rrobe? In Australia mi ero comprato questo adesivo da mettere sullo zaino:
Eat Shit 110,000,000,000 Flies Can't Be Wrong

La quantità non può essere termine di paragone dominante. Perchè allora cose come Beautiful, Harmony, Settimana Enigmistica, film dei Vanzina, collezionabili De Agostini dovrebbero sistematicamente occupare le pagine dei giornali con i loro successi strepitosi.

Per quanto ci si sforzi, il fumetto seriale afferisce molto piu alla sfera degli esempi di intrattenimento popolare che non al libro. Che per sua natura peraltro non ha connotazione seriale, regolare. Insomma, la differenza tra cinema e tv che abbiamo dibattuto varie volte.

Possiamo paragonare le Winx a Moccia, forse. O Topolino a Geronimo Stilton. Ma dovremmo calcolare i profitti generati dalla property, piu che contare le copie vendute di uno dei prodotti licenziati.

Un fatto è che, dati FIEG alla mano, il peso dei fumetti in edicola (prodotti in compagine esclusi) è inferiore al 2%, inferiore alle riviste di enigmistica per intenderci.

E il fumetto in libreria, che nel resto del mondo è intorno al 5%, qui da noi sta sotto l'1%.

Questo qualcosa vorrà dire: editori iperconservatori, assenza di innovazione, investimenti di scarso respiro, penuria di talenti... e forse altro...

RRobe ha detto...

5%
Il restante 95% come è suddiviso?

preacher ha detto...

5%
Il restante 95% come è suddiviso?


Gazzetta dello Sport e Stadio-Tutto Sport.

ROB101 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ROB101 ha detto...

dei film dei vanzina cmq si è sempre parlato moltissimo, sia sui giornali che in televisione. il fumetto vende, ed ha il suo pubblico, per quale motivo non dovrebbe avere il diritto a godere di buona salute e a non essere ghetizzato?

Ombra ha detto...

Hai ragione da vendere. E' triste, triste, triste tutto cio'. Ma una catena del genere come la si spezza? E soprattutto, andando per pura logica, puo' essere spezzata?

ausonia ha detto...

quoto in toto marco s.
mi farebbe un po' ridere trovare la recensione dell'ultimo numero di tex su GQ. come mi fa ridere leggere la recensione di tanti cd musicali...

ma concordo col fatto che spesso l'idea della crisi dell'editoria a fumetti faccia comodo. almeno per tenere buoni gli autori. è un trucchetto ben collaudato che funziona sempre.

Anonimo ha detto...

Il problema non è confrontare scrittori con autori di fumetti, ma autori di fumetti tra loro.

Le vendite di Dyd sono alte, in generale, ma come sono messe rispetto a Spiderman? Spiderman nel mondo venderà (al mese) 30 volte tanto. E se contiamo tutta la sua produzione storica, sarà 100 volte più di Dyd.
E infatti Spiderman in (rare) occasioni attira l'attenzione dei media, Dyd no.

Bisogna sempre paragonarsi con qualcuno dello stesso settore, prima di tutto. Poi con gli altri.

(p.s. le cifre su spiderman sono completamente inventate, ma danno l'idea di ciò che volevo dire)

Lone "Gianluca" Wolf

RRobe ha detto...

Temo che su Spiderman ti sbagli.
Anche qui... c'è un falso mito: che i fumetti americani vendano tanto.

Hellblazer, fumetto da cui hanno tratto il film Constantine, vende meno di JD in America.
Meno di 18.000 copie al mese, per capirsi.

Spiderman non vende tanto e per questo ne hanno fatto un film: Spiderman vendet tanto quando ci fanno un film.

Le vendite internazionali di Spiderman bastano a metterlo in pari con le vendite, solo nazionali, di Tex.

Anonimo ha detto...

urka.... ok, rimangio tutto e vado in un angolo con il mio pallottoliere ;-)

Lone "Gianluca" Wolf

neikos ha detto...

Beh, Logan, per quanto ne so io innazitutto Dylan Dog vende più di quanto venda Spiderman in Italia ma allo stesso tempo vende lo stesso numero di copie (se non di più) di quante ne venda Spiderman negli Stati Uniti.
In più l'arrampicamuri ha solo una copertura editoriale che abbraccia tutto il mondo, e infatti ritengo la scarsa esportabilità uno dei difetti maggiori dell'editoria fumettistica seriale italiana.

Per quanto riguarda l'attenzione dei media, almeno in Italia, Dylan Dog, soprattutto nel periodo d'oro, ha suscitato più articoli e discussioni di qualsiasi altro fumetto (prima di Dyd solo diabolik era riuscito nell'impresa), fino a diventare un vero e proprio fenomeno di costume (con tanto di tesi universitarie, crociate dei soliti moralisti ecc. ecc.).
Infatti Dylan Dog è uno dei pochi fumetti italiani (assieme a Tex, Dk e Topolino) ad essere conosciuto anche dai non appassionati, il che almeno da noi, è un traguardo assai importante.

lollo ha detto...

Sai benissimo che la penso come te, ne abbiamo parlato spesso. Anzi: forse ti ho detto che questi dati e questa impostazione di discorso erano stati il punto di partenza per una mia conferenza a un corso superiore di Comunicazione, tanto per dire che ne parlo appena posso. Ma c'è di più. Un libro costa sui 9 euro, calcolando una media tra le novità e quelli in economica. Se i fumetti aumentano di dieci centesimi, c'è una sollevazione popolare. Eppure, dentro a un fumetto ci sono ALMENO le stesse idee che possiamo sperare di infilare dentro a un romanzo, e qualcuno si è pure preso la briga di disegnarle, quelle idee, impiegandoci magari sette-otto mesi della propria vita lavorativa. Nonostante ciò, non è raro sentirsi rispondere come hanno fatto a me, a quella stessa conferenza: "Ma non vorrai mica paragonarmi un libro con un fumetto?"
Okay, non paragoniamo. Mi piacciono, i libri. Continuiamo a pensare che siano scritti da divinità e dati alle stampe da magnati illuminati...

neikos ha detto...

Oops, anticipato da RRobe. :P

Anonimo ha detto...

I tuoi calcoli sono sbagliati e la loro interpretazione è faziosa. Tu hai venduto 2 milioni di copie, ma non hai 2 milioni di lettori. Tu hai 20.000 lettori. Se invece Dan Brown vende 40 milioni di copie, significa che ha 40 milioni di lettori. È questo che fa la differenza. Come si può non prendere in considerazione un calcolo del genere, alla base dell'economia?

marco

Emanuele "∞" Vulcano ha detto...

(Appunto: I dati di vendita US abbastanza aggiornati si possono trovare su Newsarama, per chi non lo sa. O su The Pulse, uno dei due. Ma mi pare Newsarama. Ovviamente di equivalente italiano non se ne parla nemmeno.)

http://www.newsarama.com/
http://comicon.com/pulse

RRobe ha detto...

Quello che dici è ovvio ma non tiene conto di due cose:
prima di tutto che nella classica fascetta letteraria, spesso si bara.
Pinco Pallo ha venduto 5 milioni di copie.
In tutto il mondo.
In tutta la sua vita.
Sommando tutti i suoi libri.

Si parla di "caso letterario" dalle 50.000 copie di venduto in poi. Spesso anche meno. Nell'arco di un anno o più.

Tex ne vende 300.000 tutti i mesi

Secondo punto:
Nella realtà stringente delle copie vendute, cosa cambia?
Non sto parlando dei lettori raggiunti, ma delle copie vendute: ovvero del mercato.
150 milioni di copie vendute di Dylan Dog sono 150 milioni di copie vendute e punto
E' un dato di fatto.
Che poi i lettori siano, chessò... 300.000, poco conta per la matematica. Anche perché, magari, i lettori sono di più (tenendo conto che un Dyaln lo leggeranno almeno due persone per copia venduta).
Dan Brown che vende 100 milioni ci copie, in tutta la sua carriera, quello ha venduto.
Proprio come Sclavi che di copie ne ha vendute 150.000 milioni.

Starsky ha detto...

L'unico modo per uscire da questa situazione, è spiegare che il fumetto merita lo stesso rispetto di un libro. Si tratta di due forme espressive diverse e non di un genere nobile paragonato a un sottogenere.
Inoltre, mi martello le palle da solo ma lo devo confessare: secondo me i fumetti italiani, per come sono fatti, dovrebbero avere un ritocco sul prezzo di copertina. Il lavoro dietro le quinte non è commisurato al prezzo.

QSJesus ha detto...

Secondo il mio misero punto di vista, si guarda dal lato sbagliato.
SE, e dico SE, in edicola ci fossero solo gli Urania, i Segretissimo, ecc, oggi le case editrici sarebbero in sostanziale pareggio, con spunti di perdita, come sono i fumetti.
Il fatto è che la Mondadori ogni collana tipo Urania, ne ha 5/6 di settimanali mensili che vendono uno sproposito, quindi si possono permettere di avere alcune uscire in sostanziale pareggio.
Ovviamente, essendo io all'esterno dei "giochi" di potere del fumetto italico, non sono a conoscenza del fatto che chi realizza un singolo numero di una testata sia poco o troppo pagato, ma credo che una deframmentazione sia necessaria, oppure difficilmente ci si sposterà da questi numeri e da questi fatti .

andrea ha detto...

Forse sono un po' OT, ma tornando al discorso vendite di Spiderman in Usa e DyD in Italia, c'è da dire che l'UR negli States ha maggiore visibilità anche perchè è maggiormente sfruttato come prodotto: escono le card, le action figures, poster, t-shirt e mille altre cose, si crea insomma tutto un indotto extrafumettistico non indifferente dal punto di vista economico. In Italia un appasionato di Dylan non ha niente oltre al fumetto ed è una cosa stupida, perchè moltissimi suoi lettori se trovassero una maglietta con un'immagine di Roi, o una statua dei protagonisti la prenderebbero sicuramente, invece nulla. Nella mia fumetteria non sapete quante mamme, morose, amici di lettorimi chiedono se c'è qualcosa che possono regalare che non sia il fumetto ed io spesso non ho nulla da consigliare. E' un peccato!

Hytok ha detto...

Riflessione interessante, giunta lo stesso giorno di questo pezzo di Vincenzo Beretta su Iaf, intrigante!

Anonimo ha detto...

in italia si pubblicano circa 100 libri al giorno.

e molti se va bene vendono 100 copie.
ma proprio bene bene

oltretutto, volendo essere precisi, gli anticipi agli scrittori li danno solo ALCUNE case editrici, grosse ma grosse.
li dà mondadori, ok.
ma vallardi no, ad esempio (ci ho pubblicato e lo so)

fanucci li dà? piemme li dà?

per un libro di saggistica sono previsti anticipi?

ossia, il discorso secondo me è un poco più complesso e variegato.

resto della idea che le produzioni da FUMETTERIA/LIBRERIA (non parlo delle edicole, dove i venduti sono più elevati, e quindi un compenso agli autori è da prevedere) con venduti nell'ordine di mille-duemila copie se va bene, con i costi di produzione non siano in grado di generare PROFITTI né come forma di anticipo per autori prima della pubblicazione, né come forma di rendita stabile come arretrati/vendite DOPO la pubblicazione.

oggi facevo due conti a mente.

secondo me una casa editrice a fumetti diventa un lavoro in grado di mantenere come UNICO LAVORO un editore e una piccola realtà (ufficio e due persone a tempo pieno regolarmente retribuite) quando incassa da 180.000 euro lordi all'anno in sù.

180.000 euro lordi significano 15.000 euro lordi al mese, da cui togli
-spese ufficio (diciamo 1.500 euro fissi)
-spese stipendi (diciamo 2.000 a testa con contributi, quindi 4.000)
-spese mantenimento struttura (luce, macchinari, condiominio, ecc...(diciamo 3.500 al mese)

arriviamo a 9.000 euro.

ne restano 6.000

togli tasse, spese di priomozione-presenza fiere, ed ecco che restano circa 2.000 euro di stipendio PERSONALE dell'editore.

e questo solo se incassi fissi tutti i mesi 15.000 euro.

calcolando un prezzo medio di volumi da fumetteria/libreria di 10 euro (chi più, chi meno), significa che TUTTI I MESI vendi 1.500 fumetti prodotti dalla tua casa editrice.

lo so che somno calcoli moooooolto approssimativi, ma non credo siano poi tanto lontani dalla realtà.

in sintesi voglio dire che il discorso di roberto sul paragon e vendite libri-vendite fumetti ha senso ed è interessante se si paragonano libri venduti nelle librerie /fumetti venditi nelle edicole.

cambia totamente se si paragnonano libri venduti in libreria/fumetti nelle fumetteria

oltretutto all'interno dell'universo "libri" esistono case editrici che danno anticipi e case editrici che NON POSSONO dare anticipi, esattamente come nel mondo del fumetto.

e questo non per truffare gli autori, ma per oggettive condizioni economiche degli editori. o meglio di alcuni editori.

alessandro bottero

Prof. Falken ha detto...

3 anni che lavoro nel giornalismo e tre anni che "eeh c'è crisi, eeeh vedrai che il posto non te lo posso dare, al massimo collabori"

solo che qui sembra ci si crisi davvero :asd:

Design270 ha detto...

mi sembra un discorso vecchio come il mondo... Comunque interessante.
Ma vi esorto a pensare a questa immagine: il calendario di Max con TEX "nudo"... brrrrr mi vengono i brividi.

Anonimo ha detto...

Sono daccordo che la fantomatica crisi è sempre stata un esagerazione, però:
-Un editore di libri deve sfamare una bocca (lo scrittore),uno di fumetti da tre(scrittore\disegnatore\letterista) a cinque (eventuale inchiostratore e colorista)
-da un libro nella maggior parte dei casi si opziona un film. Nei fumetti (italiani) questa cosa non accade mai.

E questi credo siano due elementi abbastanza significativi per capire perchè gli scrittori se la passino meglio dei fumettari.

Poi diciamoci la verità, bonelli\diney\astorina\eura sono realtà anomale. Vengono date per scontate però in tutto il mondo tirature così alte per questo genere di prodotti è un sogno. I veri metri di paragone dovrebbero essere magic e coconini vari.

ROB101 ha detto...

ma gli editori bonelli\diney\astorina\eura non fanno fumetti? perchè dovrebbero essere un sogno le loro vendite?

RRobe ha detto...

Ma dove ho detto che uno scrittore se la passi meglio di un fumettista?
in genere, uno scrittore medio, è costretto a fare un altro lavoro per campare.
Invece un fumettaro medio fa solo il fumettaro.

Ma lo vedete come percepite le cose?
Ho scritto l'esatto contrario di quanto state dicendo negli ultimi commenti.
I fumettari e i fumetti non se la passano per nulla male. A livello economico.
E' proprio questo il punto.

Anonimo ha detto...

un fumettaro medio che lavori per le edicole. e oltretutto solo per bonelli, astorina, disney e star (aggiungiamola)

già con l'eura...uhm....si può vivere solo di eura?


io il tuo intervento l o leggo nel senso che ANCHE nel campo "fumetto", tolti i pochi che si trovano in una cerchia ristretta, chi produce opere NON vive di questa produzione.

e questo succede nel campo editoriale, musicale, teatrale, cinematografico.

ROberto, alla prossima lucca vai nel padiglione editori, osserva TUTTI gli stand e conta quante persone vivono SOLO del "fumetto"

secondo me non si arriva al 20% delle persone presenti.
il restante 80% fa altri lavori.

alessandro bottero

RRobe ha detto...

Se Bonelli rappresenta il 40% del nostro mercato, e più o meno è così... allora il 40% dei nostri professionisti vive solo di fumetto.
E poi bisogna contare quelli che lavorano per Astorina, Disney, Edizioni Paoline e (anche se staccati) Eura e Star.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Bravo Roberto, concordo in pieno.

Basta! Dire che il settore è in crisi non è vero e controproducente!
Questo piangersi addoso è pericoloso e autolesionista. Goebbels diceva: "Se dici una bugia enorme e continui a ripeterla, prima o poi il popolo ci crederà".
E non comprerà più fumetti, aggiungo io.

Anonimo ha detto...

Caro Roberto, questa volta ti sei davvero superato: l'ultimo numero di DD...
S
P
O
I
L
E
R

è stata davvero adrenalina e divertimento puro, pazzia e comicità dosata in modo perfetta. Dante ha concluso la sua missione e a mio avviso ha premuto il grilletto della pistola. tutti nella vita commettiamo degli errori, che siano gravi o meno e lo stesso vale per lui: Dante è un Eroe!

Complimenti Lorenzo, complimenti Recchioni, ci rivediamo sulle pagine di JD!

Andrea

P.s. Per quelli che vedono Lost come me, vedere "Saiyd" nel ruolo di vittima delle torture di Dante è stato finalmente un modo per fargli capire che razza di torturatore è!

Starsky ha detto...


Ma dove ho detto che uno scrittore se la passi meglio di un fumettista?
in genere, uno scrittore medio, è costretto a fare un altro lavoro per campare.
Invece un fumettaro medio fa solo il fumettaro.

Infatti Licia Troisi, che spopola in tutte le librerie italiane con ristampe ed inediti, fa anche un altro lavoro per vivere. Se come scrive sul suo blog, scrive la sera e lavora di giorno presso un osservatorio, evidentemente non può vivere di sola scrittura. O comunque, non ha sufficienti garanzie per puntare su un solo lavoro. E pensare che alcuni giornali, riferendosi al successo delle sue pubblicazioni, l'hanno definita la regina italiana del fantasy.

schwarzer peter ha detto...

"Se si dice che le cose vanno bene, che sono anni e anni che si fanno soldi (ogni tanto di più, ogni tanto di meno, ma si resta sempre in guadagno), c'è pure il caso che gli autori alzino la testa e magari, chessò, vengano a reclamare un pezzo più grosso della torta"


O che qualche nuovo editore si getti nella mischia rubando spazio a quelli tradizionali di fumetti... Meglio scoraggiarli.
Avete notato che solo Disney e San Paolo dicono in modo chiaro i loro dati di vendita?
Neanche Panini lo fa... Eppure Panini è quasi esclusivamente un'importatrice di fumetti. Può dire che Ultimate Spider-Man vende decine di migliaia di copie senza il timore che gli autori chiedano un aumento.

schwarzer peter ha detto...

"Appunto: I dati di vendita US abbastanza aggiornati si possono trovare su Newsarama"


Se vi interessano i dati di vendita in USA il sito più maneggevole è
http://www.icv2.com/articles/news/1850.html

Qua c'è un articolo sulle vendite di Ultimate Spider-Man in USA e sulle vendite in USA in generale:
http://www.fumettidicarta.it/Garage_Ermetico/hom_26/house_of_mystery_26.htm

E qua un altro articolo con il confronto fra mercato italiano e francese:
http://www.fumettidicarta.it/Garage_Ermetico/hom_24/house_of_mystery_24.htm

[è un po' spam :-) ]

Luca ha detto...

Ma chi lavora per la Bonelli non guadagna molto bene? O e' una leggenda metropolitana? E' vero le case editrici aumentano, ma tante spariscono. Non credo che le piccole navighino in buone acque. Quasi tutte vanno avanti per passione e si accontentano di raggiungere il punto di pareggio, senza tenere conto di alcune spese (traduzioni fatte in casa, lavoro editoriale in amicizia etc etc).

gianni ha detto...

E' vero bisognerebbe contare non solo il numero di copie, ma soprattutto i quattrini generati da un titolo per aver un idea piu realistica, e poi vedere che percentuale ha il settore sul resto (vedi analisi di Marco S). Ad ogni modo "Il Codice Da Vinci" magari uno lo compera per sbaglio e non gli piace, invece i 20.000 di JD sono "malati" che lo comperano tutti i mesi. Non e' roba da poco. Per i servizi sociali che prima o poi dovranno disintossicarli.

Fabio... ha detto...

Su newsarama, le cifre non sono i dati effettivi di vendita, ma sono dei numeri X partendo e usando batman come paragone (base 100)...

se c'è scritto che x-men ha venduto 102, vuol dire che ha venduto 2 più di batman, se spiderman vende 95 vuol dire che ha venduto 5 meno...

E comunque sono dati forniti esclusivamente dal maggior distributore americano...

Gisel_B ha detto...

ti informo che la mia recensione con la mini intervista che gentilmente hai concesso per il Malatempora WebMag, e' online.
ancora grazie!

per vederla: www.giselleb.splinder.com

oppure: http://www.malatempora.com/giornale/mag165_pag3.htm

Anonimo ha detto...

Ma lo vedete come percepite le cose?
Ho scritto l'esatto contrario di quanto state dicendo negli ultimi commenti.

senti, in totale amicizia e tranquillità, ti sfiora mai l'idea (visto che spesso nel tuo blog si finisce con te che chiudi dicendo qualcosa come questa frase o tipo "va beh, lasciamo perdere" o "come vuoi tu...") che ci sia qualcosa che non va in come dici le cose piuttosto che nel 90% delle persone che ti stanno a leggere?

non è che scrivi dei post lunghissimi con magari qualche pecca (ricordo quello su mono in cui ti sei dovuto rimangiare tutta una parte delle tue considerazioni visto che c'era solo una dimenticanza e non il fine di lucro..) e poi dopo, quando si apre la discussione, magari in parte fai retromarcia ed è difficile starti dietro?

con stima e senza voler offendere

Dav

RRobe ha detto...

Con stima e senza voler offendere: no, per nulla.

RRobe ha detto...

Che poi, visto che hai riaperto il discorso, sulla questione del "senza fini di lucro" ce ne sarebbero da dire (oltre al fatto che hai omesso che nel caso che citi, quelli che si erano scordati di segnalare la cosa erano proprio i responsabili della rivista stessa).

Facciamo un'ipotesi fantasiosa su certe iniziative "senza fini di lucro" che adempiono, A PRIORI, al loro impegno di beneficenza

Faccio una adozione a distanza di un bambino.
Più o meno costa intorno ai 300 euro annuali.
Copro subito tutta la cifra, cacciando soldi miei.
Poi faccio partire una pubblicazione "senza fini di lucro" il cui guadagno andrà in beneficenza per coprire la spesa benefica che io ho già fatto, una volta coperte le spese di stampa.

Diciamo che le spese di stampa siano di 1000-1500 euro e che il prodotto venga venduto a 7 euro. Diciamo che ne vendo 200 in vendita diretta, alle varie fiere. Fanno 1400 euro e ho praticamente coperto i costi di stampa.
Diciamo che poi ne vendo altre 200 in distribuzione, guadagnando altri 700 euro (il 50% del prezzo di copertina).
300 li uso per coprire la spesa benefica. E gli altri 400 che fine fanno?

Son domande che ci si dovrebbe fare, certe volte... ma che senso ha farle quando ci si può riempire la bocca di parole come "passione" e "bontà"?

amoz fandango ha detto...

Anche da te sono arrivati i letali Gianni e Dav!!! Liberatene al più presto(cancellandoli tutte le volte!) o ti renderanno la vita un inferno!!!!!
Con amicizia,
a.f

Antonio ha detto...

Rrobe, l'Italia e' cosi' (e non solo l'Italia).
Siamo un paese dove se si parla di universita' si parla solo di un certo tipo di materie (e le facolta' scientifiche vengono lasciate fuori), dove i dottori sono considerati scrittori e i laureati in leggi sono considerati piu' importanti degli altri laureati.
Perche' dovrebbe essere diverso nel campo dei fumetti?
In ogni caso, se concordo sulle tue considerazioni sulla crisi e su come faccia comodo tirarla in ballo, e' pure razionale che se ai giornali piace piu' parlare di libri e film, facciano cosi'.
Del resto, in Italia ci sono tante riviste di musica, e pochissime di fumetti. Un motivo ci sara'...

Antonio ha detto...

"dove i dottori sono considerati stregoni" e non "dove i dottori sono considerati scrittori", scusate...

Kazze ha detto...

Secondo me il problema più grosso è di come l'Italia ha sempre visto questo media, se guardiamo altri paesi come la Francia l'Inghilterra, vediamo fumetti nelle libreria di casa che fanno bella mostra insieme ai libri e autori di fumetti che per strada vengono riconosciti come dei divi, qui il fumetto viene trattato sempre come roba per bambini o da cesso e gli autori non li conosce nessuno (a parte gli appassionati) e questo vale anche per altri media come i videogames.
Bisogna anche dire che l'Italia ha, da tanto tempo, Bonelli unico editore e la concorrenza ci vuole sempre, fa bene a tutti, lettori e autori compresi.

Diciamo anche che la maggior parte dei 300.000 lettori mensile di Tex a più di 40 anni ;)
e che la maggior parte dei ragazzi che acquistano fumetti leggono albi di altro formato e la maggior parte delle volte a colori.
Ormai mi sono reso conto che il fumetto nostrano abbia bisogno di una svolta, che il formato Bonelli è vecchio da tanto tempo e che dovrebbe cambiare al più presto prima che tutti i lettori di Tex passino a miglior vita.