4.5.07

Monoriflessioni




Ultimamente mi tocca fare un sacco di premesse...
Premesso che ho un buon rapporto con Sergio Algozzino e Marco Rizzo e premesso che il lavoro della Tunuè, in linea generale, mi piace, che i ragazzi della Tunuè sono in gamba e via dicendo... io penso che "Mono" sia un cattivo modo di fare i fumetti.

Rapido sunto per chi non sa di cosa parlo:
"Mono" è un rivista di fumetti le cui storie sono composte di una sola pagina.
Ogni numero è a tema (il primo era "L'America" il secondo "La musica").
Ogni numero ospita un gran numero di firme prestigiose, alcune recensioni correlate e un approfondimento su un argomento o un autore specifico.
L'idea è buona perché è semplice: quale autore affermato vi verrebbe a dire di no a una sola tavola?
E infatti io, su "Mono" n.2, ci ho pubblicato.
E solo dopo averci pubblicato mi sono fatto delle domande.

Partiamo da un presupposto: la collaborazione con "Mono" è in forma amichevole. Ovvero, non si viene pagati per la tavola che si realizza.
Questo, a mio modo di vedere, crea alcune spinose situazioni.
La prima riguarda la Tunuè stessa.
Se chiedi qualcosa gratis, poi non hai un vero controllo sulla qualità. E allora, magari, ti arriva un Recchioni che ti manda una tavola "furba" o qualche altro disegnatore che si limita a fotocopiare una vignetta e appiccarci sopra il testo di una canzone.
Questo non fa bene alla rivista perché il materiale è disomogeneo, in qualche caso poco ragionato e ogni tanto, superficiale o tirato via in malo modo.
E la Tunuè non può realmente intervenire nella situazione perché non ha diritto a farti rifare qualcosa.
Questo è un male per la Tunuè stessa che si ritrova a essere ostaggio della "catena dei favori" e in più non cresce professionalmente perché non ha un reale confronto con la produzione.

Il secondo problema riguarda gli autori.
"Mono" costa 6 euro e 90.
Una bella cifra per una rivista in bianco e nero, di 48 pagine che non ha costi "vivi" (il materiale che pubblica non lo compra) e ha pure una pubblicità in quarta di copertina (non sembra, ma quella è una vera pubblicità).
Ora, il problema magari non si pone per gli autori esordienti (che sono felici di pubblicare) ma gli autori professionisti qualche scrupolo se lo dovrebbero porre. Anche perché non è solo il materiale vero e proprio che viene sfruttato ma anche il nome dell'autore stesso, che viene ben sbandierato in copertina e che serve a dare risalto e credibilità a tutta l'operazione.
Alla fin fine, la Tunuè è una casa editrice vera e propria. Vuole affermarsi e portare avanti la sua idea di fumetto e ha pure l'aspirazione (lecita) a guadagnarci.
Trattarla diversamente da quello che è, sarebbe una offesa alla Tunuè stessa.
Quindi... perché si regala materiale a una casa editrice che, sul quel materiale regalato, in teoria ci guadagna?


LO NOTA: nonostante la mancanza di segnalazione all'interno della rivista, causa distrazione, anche il numero 2 di Mono è a scopo benefico. Quidi il discorso economico decade.

97 commenti:

Starsky ha detto...

Sono totalmente d'accordo con quello che scrive Roberto. Non ha senso di esistere che una rivista ai fini di lucro quale e' Mono non paghi gli autori coinvolti siano essi esordienti, siano essi professionisti. Solitamente lo scambio di favori tra autore ed editore lo si fa in caso di pubblicazione a scopo benefico. Ovvero l'editore decide di devolvere in parte o totalmente gli utili derivatigli da una determinata operazione editoriale. A quel punto e' giusto che gli autori sensibili al progetto offrano il loro contributo gratuitamente. Ma questo una tantum e per nobili propositi.

Quello invece che fa Tunue' e' di un'ipocrisia tremenda. Raccatta materiale di qua e di la' (infatti riesce a parteciparvi gente come EMO che e' tutt'altro che uno sceneggiatore di fumetto) completamente gratis e prova a trarci profitto, ma che senso ha tutto questo per un'autore affermato? Perche' fare un favore a questi signori?

A parte il discorso del controllo inesistente sulla qualita' e' il concetto alla base che e' sbagliato. Tu editore vuoi produrre e allora devi pagare. Non importa se una o cento tavole.

RRobe ha detto...

"Finto" Starsky, cambia nick -possibilmente non rubandone a qualche altro utente- e cambia attegiamento nei confronti degli altri utenti.
Non ci saranno altri avvisi.

ausonia ha detto...

tocchi un argomento spinoso, rrobe.
ma appoggio le tue considerazioni in pieno.
sono felice che ne parli.

ausonia ha detto...

il problema non è poi tanto la tunuè. una tavola la si può fare benissimo gratuitamente...
ma l'andazzo generale nella media e piccola editoria.

S3Keno ha detto...

azz... che argomento delicato, Robe'!!!
Allora vale per tutti.
Anche per me.
Fine della storia?

emo ha detto...

@starsky> Gli autori coinvolti nel primo numero di Mono hanno lavorato prestando la propria opera per un fine benefico, basta andare sul blog della rivista (http://212.66.110.49/blog/mono/)per rendersene conto.
Riguardo il resto del tuo commento, invece, continuo a dire che ti amo per come sei, quindi ti prego: non cambiare mai.

Anonimo ha detto...

scusate. quanto pensate dovrebbe vendere a 6,90 la tunué per pagare stampa, autori e non rimetterci?

da 6,90 tu ricavi 3,45 a copia vendendola tramite distribuzione

se ne stampi 1.000 copie hai un incasso massimale di 3.450 euro.

oltretutto ruicordo che MONO nasce come progetto i cui ricavi (al netto delle spese) servono a finanziare un progetto di adozione a distanza (cosa detta nel primo numero e che da quel che ho capito si estende al progetto in sé e non solo al numero uno)

quindi dov'è il problema?

se paghi stampa e autori con 3450 euro non rientri nei costi.

io pure produco un prodotto che costa 6,90. Killer LEite.
lo sapete quante me ne hanno ordinate per il numero 2?
meno di cento.
e ne stampo 800, perché vado in tipografia.

e anche così il prodotto (valido) parte con un passivo base di 300 euro.

e la mia situazione non è diversa da altri editori.
come fai a prevedere un compenso anticipato agli autori, che idealmente è giusto intendiamoci, ma nella realtà dei fatti di QUESTA situazione di mercato è irrealizzabile per buona parte dei piccoli e medi editori?

alessandro bottero

lollo ha detto...

Ma se fosse che i guadagni di mono vengono poi usati per pubblicare altro?
Non dareste una tavola a gratis per permettere ad un esordiente o ad un prodotto particolare di venir pubblicato? Potrebbe essere una specie di fondo autori o simile no?
Anceh se dubito che sia stata l'idea iniziale della tunué.

RRobe ha detto...

Alesandro... se non erro il tuo contratto garantisce dei soldi per gli autori una volta superato un certo punto di pareggio, no?
Il fatto che poi tu lo raggiunga o meno, è un discorso diverso... ma l'idea di pagare gli autori c'è.

Sul discorso benefico di Mono.
Oh... sarò scemo io ma sul n.2 non ne ho visto traccia.
Distrazione mia o mancata segnalazione loro?

emo ha detto...

presumo - ripeto, presumo - che si tratti di dimenticanza, dato che sul blog la cosa è segnalata.

RRobe ha detto...

Per Lollo.
per carità, assolutamente.
Il fatto è che per me c'è sempre un "click".
Un momento in cui una certa realtà editoriale passa dall'amatoriale- a cui vuoi bene e che aiuti perchè ti piacerebbe che cresca - al professionale.

La mia prima storia per Alta Fedeltà l'ho rgalata a Schiavone e l'ho fatto con piacere.
Il resto m'è stato sempre pagato.
Perché Alta Fedeltà era cresciuta, diventando una vera casa editrice e sviluppando ambizioni commerciali reali.

RRobe ha detto...

@ S3keno
Discorso complicato sì.
Anche perché bisogna esaminare la realtà di riferimento e le finalità dell'operazione.
la roba indy che sto preparando con chi tu sai, ha finalità ben chiare: aiutare giovani autori a pubblicare. E allora, per me, il discorso del "lavorare gratis", diviene in qualche maniera accettabile perché ci metti cuore e passione e lo stai facendo per una "causa".
Piccola magari... ma pur sempre una causa.

La storia per il Massa la farò in virtù della nostra amicizia e dell'affezione che provo per il personaggio.

Altre cose fatte gratis, le valuto caso per caso.
Per dirti... per la Coconino gratis non ci lavorerei come non lo farei per la BD.
Per Bottero o per il Centro Fumetto Andrea Pazienza, sì... perchè i contesti e le finalità sono del tutto diverse.

Nel caso specifico: Mono costa 6.90 euro. Non due lire. E ha la pubblicità. Ed è stampata da una casa editrice che ha aspirazioni "pro".

Lollo ha detto...

C'è un altro Lollo! Aiuto! Spero che faccia sempre commenti equilibrati, sennò se la prendono con me!
Lollo, quello anziano

Fabio... ha detto...

Scusate eh (parto da quanto detto da Bottero), ma che senso ha produrre un qualcosa sapendo di partire e forse rimanere in passivo? Passione? Ok, ma se a lungo andare si rimane in passivo, e ci rimangono in garage 700 copie su 800... Il senso qual'è?

Pubblicare qualcosa in cui crediamo?
E perchè? Se dopo due anni rimaniamo a 100copie vendute, forse si è creduto in qualcosa di sbagliato...[/OT]

RRobe ha detto...

Dio grazie che esiste la passione.

pinopao ha detto...

ahò...ma un po' di fantasia con sti nick pare brutto? Sennò firmatevi nome e cognome :D

Fabio... ha detto...

Uhm...
Io per seguire una mia passione non devo per forza "condividerla"...
Amo disegnare, ma non ho mai voluto pubblicare "a gratis" tanto per pubblicare... Sarò sbagliato io boh... :(

Cioè (ora mi incarto da solo) tra pubblicare e vendere 10copie ed esser pagato e venderne 10mila a gratis preferisco la seconda ma...

Ok mi sono perso...
Lasciatemi morire qui... ^___^*

Perissi ha detto...

Il problema non sono i piccoli editori, indipendenti e coraggiosi(ce ne fossero di più!), ma il sistema di distribuzione nelle fumetterie. Interessante sarebbe aprire un dibattito serio, con cifre alla mano, naturalmente.

RRobe ha detto...

Intanto stiamo cercando di capire se anche il numero 2 di Mono era a scopo benefico.
Appena ho news ve le dico.

Emanuele Di Giorgi ha detto...

Rispondo velocemente per puntualizzare solo che la Tunué a seguito del progetto Mono ha già adottato un bambino e questo impegno è continuativo, circa 5 anni di media, quindi rivista o non rivista il dado è tratto.

Sulle scelte editoriali, la qualità dei materiali e altro c'è bisogno di un approfondimento maggiore e a tal proposito stiamo predisponendo una nota che spiega le nostre posizioni.

Emanuele Di Giorgi

RRobe ha detto...

"Rispondo velocemente per puntualizzare solo che la Tunué a seguito del progetto Mono ha già adottato un bambino e questo impegno è continuativo, circa 5 anni di media, quindi rivista o non rivista il dado è tratto."

Scusami, ma questa è una maniera per girare intorno a una domanda diretta.
Io non partecipo a tutta la Tunuè. Partecipo a "Mono" n.2.
"Mono" n.2 aveva scopi benefici o meno?
Il suo ricavato va in beneficenza o no?
E' una domanda semplice: sì o no.

Anonimo ha detto...

Ma anche il 2 è a scopo benefico?

Emanuele Di Giorgi ha detto...

Certamente è si.

La puntualizzazione è che non aspettiamo di incassare soldi per devolverli, già lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo.

RRobe ha detto...

Ok. Allora l'erroe è solo nel fato che sulla rivista la cosa non è segnalata.
O sono io a non averlo visto?

S3Keno ha detto...

eddai, Robe'... sembra che stai a cercare a tutti i costi il pelo nell'uovo, ora ;)

Marco Rizzo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Emanuele Di Giorgi ha detto...

Roberto ha ragione, perché la comunicazione è importante.

Nel secondo numero di Mono non c'è nessun accenno all'adozione perché nel primo abbiamo detto che comunque ci siamo presi l'impegno sia che Mono vada avanti sia che termini la pubblicazione.

Nel terzo numero rimetteremo in evidenza il fine benefico.

Marco Rizzo ha detto...

Chiaro che si può non condividere o meno l'impostazione di mono o la scelta di dare la maggiore libertà possibile agli autori anche evitando controlli a priori e limitando quelli a posteriori(col rischio, si, che spuntino tavole "furbe" o splash page... e ben vengano se sono ben realizzate come ad esempio le tavole di Roberto o Cammo).

Però garantisco che i ricavati vanno in beneficienza, come segnalato qui:
http://212.66.110.49/blog/mono/mono-sostiene-intervita-un-gesto-di-solidarieta-per-disegnare-un-futuro-diverso/
forse abbiamo sbagliato a non segnalare la cosa a dovere sulle pagine del n.2. Rimedieremo nel prossimo.

Riguardo il prezzo di copertina, invito la gente a toccare con mano la rivista, vedere che la cura editoriale e l'impaginazione sono di alti livelli, quindi il costo di produzione è relativamente alto. Ne consegue un prezzo altino (ma non fuori mercato) che però è ammortizzato per il lettore dalla periodicità semestrale.

Spero che i dubbi siano stati chiariti e invito i lettori (e gli autori!) a esprimere presto anche giudizi sulle storie. E mi auguro, ovviamente, di rivedere Roberto sulle pagine di Mono :)

Salutista Incallito ha detto...

A me sta' cosa del motivo benefico mi sa di scusa ma proprio balzana. Con tutti i rispetti per l'adozione a distanza chi ci dimostra che comprando una copia di MONO realmente e concretamente, FATTI ALLA MANO, contribuiamo a sovvenzionare l'adozione a distanza???
Gli scopi benefici vanno sempre DOCUMENTATI, altrimenti chiamo le IENE.

preacher ha detto...

quando ho iniziato a leggere il post dell'anonimo ho pensato "questo sembra bottero quando comincia a fare tutti i conti in pubblico"...
poi sono andato avanti e ho letto "io pure produco un prodotto che costa 6,90. Killer Elite."......

eheheheheheheh....

beh, aldilà delle prenotazioni sul catalogo, va sottolineato (per chi ha detto "che senso ha fare un prodotto in perdita") che esistono le fiere ed i riordini.
Il primo Killer Elite è in attivo (non è stato un fulmine di guerra nell'arrivarci, ma ci è arrivato), quindi C'E' un motivo per il quale stato fatto un numero zero a Lucca 2005 e adesso un numero 2... :-)
Che poi ci sia anche un discorso da fare sul prezzo di Killer Elite e sul punto di pareggio, beh, c'è anche quello.
Ma è un discorsoda fare tra autori del progetto e Bottero Editore.
(oddio, anche il sapere il numero degli ordini di KEII da un post sul blog del rrobe invece che dall'editore in una mail o in una telefonata, vabbè... ma Bottero è così, ormai lo so. Mi son rassegnato....) :-)

p.s. per stykazzky-strasky-skattzy o come si chiama: EMO lo lasci stare. lo tratto male solo io. :-P

Starsky ha detto...

La finalità benefica è da applaudire. E fino a prova contraria non la metto in dubbio.
Ma perché mettere assieme sconosciuti e professionisti?
Tanto più, che fare un buon fumetto di una sola tavola è molto difficile. Secondo me sarebbe più appetibile per il pubblico una formula diversa. Magari con pochi professionisti da "sparare" in copertina e più pagine per storia.
Del resto più copie si vendono e maggiore è il contributo da investire in beneficenza.
Gli esordienti si potrebbero lanciare in modo canonico, pensando contenitori diversi.
Così è uno strano ibrido. Non fornisce agli esordienti un numero di pagine sufficenti per mettersi in luce, e non spinge al massimo sui nomi noti per catturare lettori.

Marco Rizzo ha detto...

salutista, rilassati che troppi nervosismi fanno male alla salute.

Se la rivista venisse cambiata come dice Starksy non si chiamerebbe più mono e ovviamente cambierebbe tutta l'impostazione.........

(e non credo che una tavola non basti a farsi notare anche solo un po')

Fabio... ha detto...

Quella sul produrre in perdita era una mia riflessione "estranea", nata in altra sede (piccole etichette che dicevano di non pagare gli autori perchè il guadagno non c'è, e allora chi te lo fa fare? di far l'editore intendo) ed esplosa qui al sentir parlare di mancati introiti e addirittura perdita...

Anonimo ha detto...

S3Keno ha detto...
eddai, Robe'... sembra che stai a cercare a tutti i costi il pelo nell'uovo, ora ;)

04/05/07 7.47


sembra???
bah...
non è che poteva mandare un'e mail alla tunuè e chiedere notizie ed evitarsi una figura 'emmerda?

paolo

Anonimo ha detto...

Uno dei blog più vitali del fumetto se non il più vitale non si regge sulle mail private:-)
e comunque vedi bene che si è aperta una discussione con tante persone interessate indipendentemente dall'assunto iniziale errato
Matteo

RRobe ha detto...

Aldilà dei soliti ignoti...
Il topic non verte sul discorso "beneficenza" di Mono.
Quello era un argomento che è spuntato parallelamente e che è stato chiarito.
Il discorso mi pareva un pelo più ampio.

RRobe ha detto...

Ma poi... ma quale assunto errato?
Ma il mio discorso si reggeva sulla beneficenza?!
Vabbè... io mi rattristo e medito a vedere come ci si perda nel marginale pur di non parlare del quadro generale.

RRobe ha detto...

Provo a ricominciare dall'intervento di Marco.
Marco, tu sei sicuro che l'approccio di Mono porti a una qualche crescita, vostra o degli autori coinvolti?
Ogni numero vi ritrovate, sostanzialmente, in balia della fantasia-voglia dell'autore di turno e fino a quando le tavole non vi arrivano, non sapete cosa vi ritroverete per la mani.
Quando vi arrivano, non avete margine d'intervento perché essendo un lavoro fatto "in amicizia", non potete certe pretendere modifiche e non potete neanche non pubblicarlo perché non vi piace.
Il dubbio è che tutta l'operazione sia inutile.

Fermo restando che, dal mio punto di vista, permangono dei dubbi su un fumetto che costa 6.90 euro e che alla casa editrice non costa nulla di costi vivi.

Anonimo ha detto...

Citiamo il discorso che secondo Rrobe è "un pelo più generico":
Alla fin fine, la Tunuè è una casa editrice vera e propria. Vuole affermarsi e portare avanti la sua idea di fumetto e ha pure l'aspirazione (lecita) a guadagnarci. Trattarla diversamente da quello che è, sarebbe una offesa alla Tunuè stessa.
Quindi... perché si regala materiale a una casa editrice che, sul quel materiale regalato, in teoria ci guadagna?


Ecco, qui hai una risposta: potevi evitare il secondo punto perchè la Tunuè ti avrebbe risposto (se lo avessi chiesto) che faranno beneficenza (la fanno già, dicono) con gli incassi. E che quindi non ci guadagna. La domanda la hai fatta tu, Rrobe, ed hai avuto la risposta in pubblico. Nel mio piccolo, limitato e stupido modo di vedere, il tuo 2° punto te lo potevi risparmiare e risparmiarti soprattutto una figura "barbina".

Poi, se vuoi spostare l'attenzione da un'altra parte e parlare della prima parte dell'intervento, ok. Ognuno trae le sue conclusioni.

Paolo

PS L'anonimo sono "io"? Visto che non ci conosciamo allora non rispondi ai miei post? Ah! Però! Magari qualcuno che ti conosce può ripostare quello che scrivo così magari RRobe mi risponde?

RRobe ha detto...

Dunque... il secondo punto non è per nulla campato in aria, visto che SULLA rivista non c'è scritto da nessuna parte che è per beneficenza.
I lettori non lo sanno.
Una mail è roba privata e non scioglie il dubbio.
E visto che non sono l'unico a cui il dubbio è sorto, mi è parso doveroso chiarirlo in pubblico e ifatti la questione si è risolta qui.

senility ha detto...

ma igort ha poi iniziato ha pagare le tavole che escono su black?

...probabilmente inizierà a farlo con i proventi delle dediche di Napoli...

Giorgio Trinchero

foolys ha detto...

arrivo in ritardo, ma magari adesso la discussione è divagata, scusate...
il numero 2 è stato un gran casino, non vuole affatto essere una giustificazione, ma è stato impaginato in 24 ore e non abbiamo potuto leggere e rileggere per bene.
come detto, non è una giustificazione, ergo mi tatuerò a sangue determinate cose e mi assicurerò che non accadano più.
invece, sul discorso generale della rivista, sul suo senso etc, è vero che gli autori consegnano e noi non diciamo nulla, ma posso assicurarti che la mia (essendomi occupato io stesso delle tavole in questi due numeri) non era una conseguenza del fatto che essendo una collaborazione a titolo gratuito non potevo permettermi di fare correggere qualcosa, bensì una scelta ben precisa.
per me è molto importante che Mono, esordiente o autore affermato che sia, possa concedere libertà assoluta all'autore a cui chiediamo o permettiamo di fare una tavola. anzi, per me è di che essere orgogliosi sapere di avere permesso a degli autori di divertirsi (vedi in questo numero Barbucci con uno stile inusuale), difatti quasi tutti gli autori del numero uno avrebbero voluto partecipare al secondo, perchè si erano divertiti, ma non lo abbiamo permesso a tutti per non ripetere troppi nomi. è ovvio che autori molto conosciuti come te hanno fatto una tavola e l'hanno consegnata, per me la vera selezione è sugli esordienti, ma non mentre stanno facendo la tavola, ma prima, cioè, se un esordiente non mi convince, e so che se lo lasciassi libero non produrrebbe qualcosa di soddisfacente, semplicemente evito di fargli fare una tavola su Mono. quindi per me la correzione dopo mla consegna non esiste (le uniche che mi sono permesso di fare erano sul lettering), mi fido e rispetto chi farà le tavole, e il mio rispetto è incanalato nel lasciargli fare quel che vogliono, e credo sinceramente che questo sia un vanto della rivista, non un difetto. Come tante volte ho detto, il mio intento su Mono è quello di far collezionare facilmente un campionario di stili e di generi in poco spazio, sono fissato con la linea, col segno, lo sai, sono un nerd spaventoso, amo il fumetto tantissimo, e quindi per me controllare un autore in questa situazione significherebbe castrarlo, e lo dico sul serio, ci credo davvero in questo.
sicuramente per molti non renderà Mono la novità del secolo, e nel numero uno lo dicevamo apertamente, neanche venderà tanto, per il mercato, perchè è una rivista, e tutto il resto, però a me interessava fare una rivista dove potessero lavorare tanti stili messi insieme, qualcosa che forse prima c'era ma che adesso non c'era da un bel pezzo...no?
per il resto, tutto ok, sono d'accordo su molte cose che son state dette da entrambe le parti, se così si possono chiamare, ed è stato anche un bene fare questa discussione.:)

Anonimo ha detto...

Una mail è roba privata e non scioglie il dubbio.

grande stima nei confronti della tunuè e dei suoi collaboratori, vedo

cioè se gli scrivevi in privato e dicevano che era in beneficenza senza tirarli dentro in questo post non ci avresti creduto?
perdonami, è una domanda retorica, hai già risposto.
saran contenti alla tunuè


per senility
ha detto...
ma igort ha poi iniziato ha pagare le tavole che escono su black?
...probabilmente inizierà a farlo con i proventi delle dediche di Napoli...

così come non credo che tu saresti contento di sentirti dire che tu (o qualche parente) faccia marchette, forse è il caso di spiegare a tutti che igort a napoli non ha chiesto alcuna lira (o euro) per le dediche. E' solo un "finto" errore di lettura dei cartelli riportato da Bottero sul forum di comicus. Non è carino dare del marchettaro agli altri. Ti piacerebbe che lo facessero di te (se non è vero)?

Paolo

RRobe ha detto...

Il dubbio per chiunque non avesse letto la mia mail.
Ma che è, ci vogliono i sottotitoli?

Sulla rivista non c'è scritto da nessuna parte che è per scopi benefici.
un lettore compra un albo e a quel punto può farsi due idee: che la Tunuè abbia un sacco di soldi e paghi tutta quella gente coinvolta... che la Tunuè non abbia un soldo e ce tutta quella gente coinvolta faccia del bene a una casa editrice in difficoltà
In entrambi i casi, sono ipotesi sbagliate.

RRobe ha detto...

Per Foolys: non lo so.
Con gli anni mi rendo conto che non c'è crescita (da entrambe le parti) senza un controllo.
Ma è un'idea mia.
Capisco il tuo punto di vista.

emo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
emo ha detto...

@rrobe>

"Ogni numero vi ritrovate, sostanzialmente, in balia della fantasia-voglia dell'autore di turno e fino a quando le tavole non vi arrivano, non sapete cosa vi ritroverete per la mani.
Quando vi arrivano, non avete margine d'intervento perché essendo un lavoro fatto "in amicizia", non potete certe pretendere modifiche e non potete neanche non pubblicarlo perché non vi piace."

premesso che non è certo mia intenzione difendere l'operato di Sergio e Marco e considerando che già a Lucca scorsa parlai con Marco di quest'aspetto, ci sono due aspetti che io considererei:

- lasciare la massima libertà espressiva agli autori (sia come scelta programmatica sia come scelta necessaria per via del lavoro gratuito) è una cosa da non sottovalutare.

- i rischi che sottolinei nel passo che ho citato si possono evitare soprattutto se gli autori per primi sentono il senso di responsabilità verso il proprio lavoro, verso l'impegno comunque preso con la rivista e verso chi leggerà il loro lavoro.

RRobe ha detto...

Si possono evitare da parte dell'autore.
Ma chi la rivista la fa, non ha nessun controllo.
E allora torniamo al discorso che ha coinvolto anche il blog di Ottokin a proposito di Motel.
Che significa "fare" una rivista?

Dal mio punto di vista il fare una rivista comporta una serie di responsabilità decisionali che sono maggiori del dare un tema e recuperare il materiale.

Claudio ha detto...

Fare una storia in una tavola, credo, sia per gli sceneggiatori che per i disegnatori, un ottimo esercizio di stile. Io ho realizzato la Monotavola sia sull'1 che sul 2 con due straordinari sceneggiatori (Dal Prà e Enna) ed entrambi mi hanno confermato la difficoltà che hanno avuto nel far quadrare tutto in una tavola. A quel punto se per gli autori "affermati" può esserci il divertimento dell'estro (come puntualizzato da Sergio), per l'esordiente c' é il confronto con se stesso sul mercato del lavoro.
Credo che il fumetto vada sviscerato in tutte le sue possibili soluzioni, sia grafiche che narrative. Credo che Mono ne sia una strada. Ovviamente, alcune tavole risulteranno meno interessanti delle altre, ma anche in un prodotto seriale può capitare un numero sottotono rispetto ad un'altro.
Per quanto riguarda il discorso del pagamento sono d'accordo sul discorso che faceva Roberto, ma in forma "più generale ", non legata alla Tunué.
Il problema dei pagamenti in Italia é un discorso serissimo, che bisognerebbe prendere prima o poi di petto seriamente con tutti gli editori e gli autori.
Ma con tutti quelli seri, non chi si arroga il diritto di chiamarsi editore soltanto perché porta il gilé col nome della sua "casa editrice". Editori seri!

flymat ha detto...

Quindi... perché si regala materiale a una casa editrice che, sul quel materiale regalato, in teoria ci guadagna?

ok, ricapitoliamo, amichevolmente sia chiaro.
L'autore affermato tecnicamente non ci guadagna niente (se non nello specifico, nel fare beneficenza) nel caso può perdere qualcosina nel fornire materiale scadente (ma neanche tanto).
La Tunuè non guadagna a livello economico (magari in prestigio per l'operazione) ma teoricamente non perde neppure in quanto Mono serve a sostenere una causa umanitaria (sempre che tutto ciò che viene raccolto vada a tal fine).
La rivista potrebbe avere nella disomogeneità una caratteristica propria (non necessariamente dannosa) per la qualità dei singoli lavori rispondono gli autori, i cui nomi comunque sono un'attrattiva evidente della pubblicazione.
Lo scopo benefico comunque pone l'operazione in una zona franca non paragonabile ad altre puramente commerciali.
Quindi riassumendo (almeno nello specifico e se tutto è fatto in modo preciso) tutta la questione cade con la giustificazione umanitaria.
Da qui, a mio parere, l'assunto sbagliato che qualcuno ci dovrebbe guadagnare.
Non so, forse ho capito male io per carità.
Stavolta mi firmo per intero che non ho niente da nascondere... pago persino l'abbonamento rai :-)
saluti
Matteo Mosca
P.S.: ho scritto tanto spero di non aver sparato delle stupidate

Anonimo ha detto...

che gli autori non siano pagati lo sanno solo gli autori (quindi noi comuni mortali non lo sappiamo)
non vedo a chi altro interessasse quanti fossero e dove andassero i mega introiti della tunuè per questa rivista. o c'è scritto sul volume?

il dubbio che si stavano "arricchendo" (se magara!) alle spalle di Voi poveri grandi e piccoli autori quindi i comuni mortali non lo avevano, o sbaglio?

Paolo

ausonia ha detto...

"per me controllare un autore in questa situazione significherebbe castrarlo, e lo dico sul serio, ci credo davvero in questo."
foolys

"Con gli anni mi rendo conto che non c'è crescita (da entrambe le parti) senza un controllo."
rrobe

queste due affermazioni sono interessanti. perché da qui potrebbe scaturire una discussione ancora più delicata che quella sul pagare gli autori.
credo che nel fumetto autoriale il controllo non possa quasi esserci. e quindi capisco e concordo con foolys quando dice che se gli piace un autore gli chiede una tavola e lo lascia libero di farla secondo i suoi gusti e sensibilità.
e qui credo stia la vera differenza fra lavoro autoriale e seriale.
voglio dire: il gallerista che suggerisce al pittore che colori usare è uno abbastanza squallido, no?
l'integrità espressiva deve essere alla base di una rivista come mono.

flymat ha detto...

Ok, scusate se la risposta non è più in linea, durante la scrittura sono arrivati un tot di commenti...
vabbè amen, siete troppo veloci:-)
saluti
Matteo

emo ha detto...

Ipotesi: se la Tunuè pagasse agli autori una cifra X che potesse essere considerata da tutti ottimale e i curatori di Mono dessero delle direttive più strette (se lo potrebbero permettere sulla scorta del pagamento), secondo te la rivista ne guadagnerebbe davvero? in che termini? Gli autori si sentirebbero maggiormente motivati?

senility ha detto...

... ah non era vero che la coconino si faceva pagare le dediche?

che storia! e io che ci avevo subito creduto... ma te pensa alle volte!

Giorgio Trinchero

emo ha detto...

nota di continuity: il mio penultimo intervento era rivolto all'ultimo di Rrobe

RRobe ha detto...

Fammi capire, Paolo... allora va bene farsi belli con "il cazzo degli altri"?
Figo.
Allora tutti gli altri editori che gli autori li pagano son dei coglioni.

Il discorso di Mono (o di operazioni) ha un senso solo ed esclusivamente se ha una finalità.
Che sia benefica o di promozione per il fumetto o per l'aiuto degli esordienti.

Altrimenti, una casa editrice finisce solo per fregiarsi della firma di autori noti senza spendere nulla.
Non c'è rispetto per gli altri editori e per gli autori stessi.
Ma dio... non è che ci voglia una scienza per capirlo, uh?

Anonimo ha detto...

Fammi capire, Paolo... allora va bene farsi belli con "il cazzo degli altri"?
Figo.
Allora tutti gli altri editori che gli autori li pagano son dei coglioni.

sarà che son stupido davvero ma mi sfugge il senso della tua dotta metafora
punto 1) se vuoi mandare tutto in vacca quando le cose piegano in un verso che non ti piace o vuoi solo ripetere che tu sai scrivere e noi non sappiamo leggere fai pure, accomodati. secondo me però ad un certo punto anche i più fedeli si stancheranno.
punto 2) mi sembra di aver detto che la questione di che fine fanno i soldi degli incassi A TE INTERESSAVA TANTO PERCHE' TU SAPEVI CHE NON TI AVEVANO PAGATO. Io, che non lo sapevo (e potevo immaginare sia che ti avessero pagato che no) non mi ero posto il problema.

Ma poi, scusa, se non ti avevano pagato, delle due l'una:
1) o ti avevano fatto fesso
2) o lo sapevi da prima
Se ti avevano fatto fesso e volevi sbugiardarli online beh, scelta tua (e figura 'emmerda quando hanno detto che era in beneficenza)
Se lo sapevi da prima che non ti pagavano, embè, che vuoi ora?
Ti brucia che vendono a prezzo alto?...

Bah.

Paolo

RRobe ha detto...

Ci riprovo Paolo.
Esce una rivista con in copertina una lunga serie di nomi "forti" del fumetto.
Io lettore cosa penso?
Se non trovo note, penso questo:
"Ah... deve essere una casa editrice seria se si può permettere di pagare tutta questa gente!"

Oppure, se leggo che è a scopo benefico, penso questo:
"Ah... bell'iniziativa, sia per la casa editrice , sia per gli autori".

Ora, su Mono 2 non ci sono note.
Al punto che è venuto il dubbio anche a chi ci aveva collaborato... mi figuro quindi che (come tu mi confermi) il dubbio il lettore non se lo sia manco posto.

E allora ti faccio notare che la cosa è scorrtta, perché le altre case editrici che mettono quegli stessi nomi in copertina, quei nomi li pagano.
Ovvero, sono davvero una realtà editoriale che può permettersi di pagarli e non si stanno facendo belli con "il cazzo degli altri".

Adesso... il caso di Mono è una dimenticanza.
Ma è una dimenticanza che andava chiarita e pubblicamente.
Perché senza chiarimento, si ritornava allo scenario che ti ho esposto prima.

Anonimo ha detto...

MOOOOLTO meglio, ora ci capiamo

DENGHIU'!

Paolo

RRobe ha detto...

Per Ausonia:
mica sono così convinto del parallelismo tra pittura e fumetto che mi proponi.
E comunque, non ne sono convinto per nulla nell'abito di una rivista che chiede tavole "su commissione" e a "a tema".
Non sono io autore che ti propongo qualcosa, sei tu editore che me la chiedi e, per me, in quel caso, deve entrare anche la responsabilità dell'editore nel risulato finale.

Dimmi una cosa: se avessi disegnato Jimmy Hendrix che sodomizzava il papa... quelli di Mono che avrebbero dovuto fare?
Pubblicarmi comunque perché rispettavano "la mia arte" o non pubblicarmi per rispettare le loro linee editoriali?
Fare una rivista significa avere un'idea e, come direbbe Igort, una progettualità.
Altrimenti, tanto vale prendere un mucchio di roba a muzzo, metterla insieme e vedere che succede.

(questa è anche una risposta per Emiliano)

ausonia ha detto...

rrobe: il parallelo non era con il fumetto in generale, ma con il fumetto autoriale (come facevo capire) è ovvio che per il seriale sarebbe assurdo.
il fumetto d'autore (invece) si basa solo sull'autore. c'è poco da fare, l'indipendenza dell'autore è un valore intrinseco nella sua opera.

per quanto riguarda la progettualità: in mono sta nel tema che varia da numero a numero. è una formula semplice. ma funziona.

senility ha detto...

pur con premesse demenziali, la discussione prende una piega interessante.

il mio presupposto è che se uno dice di essere un editore e non ti paga (a meno che non stia facendo un operazione di beneficenza), non è un editore.

se il suo sistema di produzione e vendita non permette di pagare un compenso adeguato al lavoro richiesto, non è un editore.

se un impresario costruisce delle case e non paga l'archittetto, secondo voi è una persona onesta?

i piccoli editori perdono soldi per passione, benissimo, ma perchè gli unici a non esssere pagati sono gli autori? provate a pagare le tipografie con la passione.

escludendo poi i piccoli editori, sarebbe bene che gli autori non permettessero il gioco al ribasso da parte di editori che difficilmente si possono considerare piccoli.

insomma, se senti gli editori nessuno vende fumetti, ma che cazzo li fanno a fare?

young autori, non fatevi fottere dall'ansia di pubblicare, e richiedete un compenso adeguato al vostro lavoro.

foolys ha detto...

...però è vero, potevamo parlarne un pò in privato, essendo un equivoco, ora invece usciranno comunicati stampa e altra roba noiosa, quando appunto è una fesseria. purtroppo il discorso dei pagamenti è molto delicato, e sai quanto mi stia a cuore la faccenda, ne parlo spesso anche sul mio di blog, ma pensa che la quarta di copertina in questo numero non ci è stata neanche pagata, nessun soldo dunque che proveniva da fonti esterne, anche quella è stata un casino...e, come ho già detto, hai ragione sul chiarimento che mancava in seconda di copertina, e mi cospargo il capo di cenere (e mi inginocchio anche sui ceci), ma nello stesso tempo non dirci, per favore, che dimenticando quella frase siamo stati scorretti, perchè comunque sapevi sia che c'erano tanti nomoni e sia che si sarebbero prestati senza esser pagati, insomma, avevi un quadro ben preciso, e prima di dubitare (anche giustamente) sulla faccenda potevamo finirla con due mail...o comunque non andando così avanti, credo che le varie posizioni siano adesso molto chiare, senza che vi colpiate a vicenda...non è mia intenzione far del male a nessuno...
infine, specifico che sono sergio algozzino, dato che in effetti tu lo sai ma molti altri magari non capivano il perchè dei miei commenti! A_A

RRobe ha detto...

per Foolys: non ho detto che siete scorretti. ho detto che senza chiarimento avreste dato l'impresisone di esserlo.

RRobe ha detto...

per Ausonia: ti sposto il parallelismo.
romanzi.
Sono frutto di una persona sola. Pura autorialità, giusto?
Eppure non c'è un romanziere, nemmeno Salinger, che non abbia un editor che lo assiste.
Non è che forse il fumetto (autoriale) ha un'idea un pelo astratta di cosa sia il processo creativo?

foolys ha detto...

perfetto :)
non volevo essere irriverente, sia chiaro...
però non sono abituato a questo, poi oggi è una gran giornata di merda, una di quelle in cui dici "sono solo fumetti", e se lo dico io allora sono davvero messo male hehe

ausonia ha detto...

io non credo che l'editor di salinger gli controllasse gli articoli di una pagina.
capito quello che voglio dire: su mono ci sono storie di una pagina... credo che o ti fidi di chi hai ingaggiato o è un casino...

Marco Rizzo ha detto...

Credo che a conti fatti se dovessimo pagare tutti gli autori una cifra veramente degna a testa (valutando anche il "peso" della firma) la rivista costerebbe molto molto di più.

E riguardo a cosa ci "guadagnano" gli autori affermati con una pagina su Mono, credo che una possibilità per sperimentare nuovi stili e nuovi temi potrebbe essere già un "guadagno" interessante. Se un autorone a cui chiedo di collaborare mi dicesse "e io che ci guadagno" credo gli darei una pacca sulle spalle e tanti saluti.

RRobe ha detto...

" Se un autorone a cui chiedo di collaborare mi dicesse "e io che ci guadagno" credo gli darei una pacca sulle spalle e tanti saluti."

Mah.
Discorso condivisbile solo i virtù della finalità benefica.
Altrimenti la domanda sarebbe del tutto lecita.

ausonia ha detto...

rizzo:
bé, sperimentare gli autori sperimentano quotidianamente sulla loro scrivania senza dover pubblicare per forza i loro studi.
per ogni libro che esce un autore riempie cassetti di "prove" e altre cose fatte per se stesso... non è che ha bisogno di mono, dai.
questa è una sciocchezza...

RRobe ha detto...

Comunque... agiunto un distinguo nel topic d'apertura.

foolys ha detto...

marco magari si è espresso male...
il concetto è che a noi fa piacere se gli autori vogliono sperimentare, non è certo obbligatorio il contrario (cioè che gli autori trovino in Mono stimoli che non possono avere in altri modi), da qui la libertà, e anche il rischio, perchè alla fine, se un autore combina una cazzata alla fine "è solo una pagina". comunque il divertimento e la spontaneità è alla base di tutto, non abbiamo mai costretto nessuno, o chiesto se voleva partecipare per + di 5 secondi, se non gli va non insisteremo, neanche puntando sul tasto bebeficenza che può fare figo, ma che personalmente non ho mai sfruttato per farmi bello.
vado a mangiare :D

S3Keno ha detto...

beh, aspe'... e dico soprattutto a voi (Rrobe & Ausonia)...
Quello che dice Marco non è sbagliato: "Se un autorone a cui chiedo di collaborare mi dicesse "e io che ci guadagno?" credo gli darei una pacca sulle spalle e tanti saluti"...

Cioè: tu sai cos'è "Mono", tu sai cos'è la Tunuè, tu sai che per 'sta cosa NON sono previsti compensi, tu sai che c'è anche una finalità benefica (ma, per assurdo, potrebbe anche NON esserci)... io ti chiedo se vuoi partecipare, e se ti sta bene, bene... altrimenti sei libero di dirmi di NO, arrivederci e grazie.
Una "pacca sulla spalla" e amici come prima.

Credo che volesse intender questo.
Non che un autore abbia bisogno di "Mono" per sperimentare.
Non prendiamoci in giro, siamo tutti grandi e smaliziati.
Certi dubbi e/o perplessità dovrebbero venire PRIMA di essere pubblicati, non DOPO. Io credo che un autore (anche noto, come voi) decida di farlo per divertimento, o anche per semplice voglia di esserci...no?

Alla fine, insomma, se lo volessimo o non fossimo convinti, abbiamo SEMPRE la facoltà di rifiutare una proposta, su.
Che senso ha fare certi conti in tasca DOPO aver accettato?

Slum ha detto...

Secondo me la perplessità di RRobe era lecita.
Se gli autori convolti non vengono pagati, in 4a copertina c'è pubblicità e la rivista costa 6,90... da qualche parte i soldi vengono guadagnati.
Se poi è per un iniziativa benefica è giusto così.
Ma tutti i soldi guadagnati vengo spesi in quel modo?
O alcuni soldi entrano nelle tasche dell'organico Tunuè?
Perchè a quel punto sarebbe ingiusto nei confronti degli autori che lavoro gratis!

Senza rancore

RRobe ha detto...

Slum l'ha detta meglio di me.

Marco Rizzo ha detto...

ausonia (chiamami pure marco, rizzo mi chiamavano alle medie), stefano e tutti: per sperimentare ovviamente intendo sperimentare su una tavola e pubblicarla... sperimentare divertendosi, come diceva stefano appunto... andando oltre il mettere la sperimentazione nel cassetto. Come hanno fatto enoch nello scorso numero o barbucci in questo, o autori disneyani che abbiamo chiamato a partecipare.

Suvvia, proprio perché siamo siamo tutti grandi e smaliziati non giochiamo a non capirci :)


Ma pareri sulle storie, i racconti, gli articoli?

foolys ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
foolys ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RRobe ha detto...

"Ma pareri sulle storie, i racconti, gli articoli?"

Le storie, alcune carine, altre meno.
Poche sembrao avere una vera passione per la musica dietro, almeno per come io intendo il rapporto viscerale che ho con essa.
In sostanza, mi sembra che ci siano più storie "faccio una storia sulla musica per pubblicare su Mono" che storie "faccio una storia su Mono per parlare di Musica".
Gli articoli... bello quello su Crepax.
Un pelo leggerine le recensioni.

ausonia ha detto...

no, no ragazzi, era solo per specificare...

io su mono ci avrei anche pubblicato, la pagina unica è comunque un bell'esercizio...
è che non me lo hanno mai chiesto... sigh...

foolys ha detto...

x ausonia: saresti il benvenuto....lo dico sul serio A_A magari ti scrivo a parte...

ausonia ha detto...

bello.

S3Keno ha detto...

@Slum:
Quale "perplessità" era "lecita"? Davvero non capisco. Anche Rrobe ha accettato - come tutti gli altri - di partecipare sapendo come stavano le cose. Anche che il costo della rivista è di 6 euro e 90.
Cosa c'è di "ingiusto", allora? Che alla Tunuè entri (eventualmente) qualche soldo e all'autore no?
Beh, se aveva davvero queste perplessità, allora poteva rifiutare l'invito prima della pubblicazione, non metterlo in discussione dopo.

@Rrobe:
Ha ragione quando scrive: "Le storie, alcune carine, altre meno. Poche sembrao avere una vera passione per la musica dietro, almeno per come io intendo il rapporto viscerale che ho con essa. In sostanza, mi sembra che ci siano più storie "faccio una storia sulla musica per pubblicare su Mono" che storie "faccio una storia su Mono per parlare di Musica"...
il che mi collega direttamente a Marco...

@Marco:
"Ma pareri sulle storie, i racconti, gli articoli?
Bene: alcune davvero INUTILI (Mais2, Bonaccorso, Basile/Ferrante, Di Giandomenico, Manfredi, Santato, Lo Bocchiaro/Fontana) nel senso che sono talmente banali da far sembrare che ai rispettivi autori della musica non possa fregarne di meno!!! Ma ne ascoltano? Ne sono patiti? Boh...
Pur nella sua paraculaggine (lo sappiamo bene), per esempio in quella di Roberto si respira vero rock, anche solo come suggestione, come attitudine.
Quella di Solinas/Taylor, forse per motivi molto soggettivi, l'ho trovata addirittura imbarazzante... sarà che si parla di "musica hip hop", non so, ma su 'sto tema avrei fatto una cosa 1000 volte più potente!!!
Ma infatti il punto è proprio questo: la migliore di tutte è la MIA, quella di un fumettaro che però vive DI musica e CON i musicisti.
Peccato che non c'è!!!
Ah ah ah ;)

@me stesso:
Ma non c'hai un cazzo di meglio da fare?
No. Venerdi sera, a casa da solo, con la febbre. Sigh.

Starsky ha detto...

Dal mio punto di vista il discorso andrebbe suddiviso in tre punti.

1) Non specificare l'iniziativa benefica nel volume è un errore madornale. In questo modo si rischia di farsi del male innescando sterili polemiche e illazioni. Per cui bisogna prendere la critica di Roberto in modo costruttivo.

2) Secondo me, l'operazione così come è adesso, andrebbe ripensata da zero. In America quando creano fumetti il cui guadagno è destinato a iniziative benefiche, puntano sui nomi di un certo peso. Solo in questo modo si vende tanto. Se uno vuole fare beneficenza, deve vendere tanto, o almeno ci deve provare fino in fondo. Del resto è per una buona causa, giusto?

3) Per valorizzare un esordiente, una sola tavola è quasi inutile. Un addetto ai lavori non può giudicare certi aspetti che una tavola sola impediscono di valutare. E il lettore rischia di perdersi in un marasma di ministorie molte delle quali si dimenticano un secondo dopo averle lette. E quando gli autori sono tanti, si dimenticano anche i cognomi. Allora non sarebbe meglio pensare qualcosa di diverso solo per gli esordienti più meritevoli?
Metterne tanti al chilo non aiuta in termini di visibilità.

RRobe ha detto...

Stefano, sul punto che riguarda me... ma sei diventato un sottotitolato?
Primo numero di Mono. Specificato l'intento benefico.
Mi chiedono di parteciapare al due. Accetto e lo faccio.
Sul due non è specificato l'intento benefico, vedo il prezzo, vedo pure la pubblicità in quarta di copertina... mi perplimo.
E chiedo lumi.

Marco Rizzo ha detto...

mi sembra che l'annotazione di roberto l'abbiamo presa abbastanza costruttivamente, ammettendo l'errore, no?

Continuo a dire a Starsky che se cambiassimo la rivista come intende lui, si perderebbe il 90% delle peculiarità di Mono.

Slum ha detto...

A Piccoli:
Bè sarebbe ingiusto nel caso in cui l'iniziativa senza fini di lucro in realtà li avesse per la Tunuè... ma non è questo il caso.
Le perplessità ci sono state e si sono chiarite. E' il bello dell'essere civili.
Spero che tu capisca ora. :-P

Ma per i comuni mortali non partenopei quando esce?

concbb ha detto...

Qui per la risposta della Tunué:
http://212.66.110.49/blog/mono/

Starsky ha detto...


Continuo a dire a Starsky che se cambiassimo la rivista come intende lui, si perderebbe il 90% delle peculiarità di Mono.

Da come la vedo, così come è fatta adesso, incassa relativamente poco e fornisce poca visibilità agli esordienti.
L'ideale sarebbe scindere la rivista in due contenitori.

Si potrebba avere una versione di Mono "Pro", composta esclusivamente da professionisti molto famosi. Persone che vivono la sfida della tavola unica e allo stesso tempo fanno del bene.
Un grande evento con tutti nomi che contano del fumetto italiano. Dopodiché, cercare di avere una segnalazione sul maggior numero di riviste popolari del mercato italiano(Bonelli, Star, Eura, Panini, Disney, Edizioni Paoline, ecc..).
Per cui non solo coinvolgi l'autore tal dei tali, ma chiedi al suo editore di segnalare l'iniziativa benefica.
Secondo me le vendite sarebbero molto (ma molto) più alte.

Per gli aspiranti invece vedrei qualcosa di diverso. Un contenitore apposito in cui possano realmente farsi notare attraverso delle storie articolate. Qualcosa di ragionato sulle loro esigenze, e con un numero di tavole maggiori a disposizione per raccontare.

Anonimo ha detto...

L'aspetto della retribuzione è secondario in questa discussione. La qualità di un'opera non dipende dalla sua retribuzione.
Interessante invece la parte della discussione relativa al progetto.
Lo vedevo già nel primo numero: c'è una bella idea a livello di struttura (le storie di una tavola con tutte le relative specifiche) ma sono deboli i contenuti complessivamente espressi.
Qui devono sforzarsi in due:
da una parte i curatori
dall'altra gli autori.
I curatori dovrebbero sforzarsi di offrire degli spunti sull'argomento, delle proposte, delle analisi, dei suggerimenti.
Gli autori devono impegnarsi a non limitarsi alla prima cosa che gli viene in mente nei ritagli di tempo.
Mono è già ora una bella vetrina (e complimenti a Emanuele & C.) ma deve ora crescere nei contenuti.
Fate discutere, fate opinione, fate riflettere ed esigete di più da voi stessi e dagli autori, anche a gratis!

MicGin

smoky man ha detto...

mi permetto un piccolo intervento, anche come partecipante all'iniziativa Mono e come "dirimpettaio" di pagina di RRobe ;)

In primis, penso che Mono sia una valida iniziativa. Ben realizzata, con una grafica intrigante e con un idea forte dietro. Gli intenti benefici del progetto erano ben noti sin dall'inizio. Per lo meno lo erano a me in maniera assolutamente cristallina. Ma un chiarimento sulla mancanta info sull'intento benefico all'interno della rivista era doverosa. Anche se forse gestibile con toni più soft. Avendo una qualche esperienza nel coordinare progetti benefici con decine di autori coinvolti credo che Marco Rizzo e Sergio Algozzino stiano facendo un lavoro egregio. In parte sono d'accordo sulla difficoltà di "controllo" sulla qalità e diversità dei mono-contributi (e scrivere una storia di 1pagina è cosa tutt'altro che semplice), ma questo controllo si scontra con l'idea ben esposta da Sergio di dare libertà all'autore, da cui la consapevolezza e accettazione del rischio intrinseco in questa posizione. Come curatori la "scelta" viene fatta prima, nella decisione di chi invitare, ipotizzo. E poi ovvio ogni autore decide la modalità d' "impegno". Mono risulta, anche al di là dell'intento benefico, un posto dove sperimentare, dove esercitare una libertà creativa e, come dice Sergio, catalogare la "linea".

Personalmente ho cercato di realizzare una pagina "diversa" insieme agli altri 9disegnatori. Non so se l'esperimento sia riuscito ma ci abbiamo provato. Le mie esperienze come sceneggiatore sono "limitate" ad una manciata di storie e per questo cmq Mono è una possibilità di confronto e di proposta rara. Pensando anche che le riviste come le si intendeva un tempo siano defunte e improponibili nel mercato attuale. Per cui ben venga Mono, no?

un saluto fumoso a tutti
smok!

Anonimo ha detto...

smoky, ben venga Mono.
infatti, al di là di ogni critica, penso sia un'iniziativa che abbia colto nel segno, da un punto di vista editoriale: l'idea, il formato, la formula etc etc

ma è la lettura delle opere che desta alcune perplessità
ok, si vada avanti a sperimentare, ma è importante che la pubblicazione cresca anche dal punto di vista artistico.
altrimenti sarebbe un'occasione sprecata

MicGin

makampo ha detto...

x Foolys:

Caro Sergio,
vedo che alla fine nel bene o nel male la rivista fa parlare di se, e tutto questo per cosa? Per una "dimenticanza"...
Beh onestamente credo che dal momento in cui un autore accetta di fare la sua MONOTAVOLA senza retribuzione e sapendo che il tutto è a scopo benefico, vuol dire che si fida di chi gli ha proposto di collaborare... io personalmente ho accettato perchè mi fido di te e questo mi basta...
Io so che l'ho fatto per beneficenza e sono a posto con me stesso, voglio dire se regalo un euro ad un mendicante per strada mica poi lo spio di nascosto per vedere come spende quei soldi?
Certo condivido il fatto che l'iniziativa benefica andava specificata, ma capisco benissimo che possa esser sfuggita nella fretta di impaginare la rivista...
ripeto io mi fido...
buon proseguimento....

Antonio

RRobe ha detto...

Bello il parallelo con il mendicante.
Brrr...

makampo ha detto...

x rrobe:

Certo, non è il + originale dei paragoni ma era il modo + semplice per spiegare la mia fiducia in chi mi ha proposto di collaborare...
a tutto questo sono d'accordo con te che chi compra la rivista ha il sacrosanto diritto di sapere a che scopo è stata fatta e soprattutto il vero motivo per cui ha speso i suoi soldi...
ma siamo buoni e ogni tanto, in un modo pieno di malizia, sforziamoci di avere un pò più di fiducia e crediamo al fatto che una dimenticanza può capitare a tutti...:)

buon proseguimento!

Antonio

makampo ha detto...

sempre x rrobe:
scusa ho scritto "modo pieno di malizia", volevo dire "mondo pieno di malizia"...:)

cià!