4.5.07

Monoriflessioni




Ultimamente mi tocca fare un sacco di premesse...
Premesso che ho un buon rapporto con Sergio Algozzino e Marco Rizzo e premesso che il lavoro della Tunuè, in linea generale, mi piace, che i ragazzi della Tunuè sono in gamba e via dicendo... io penso che "Mono" sia un cattivo modo di fare i fumetti.

Rapido sunto per chi non sa di cosa parlo:
"Mono" è un rivista di fumetti le cui storie sono composte di una sola pagina.
Ogni numero è a tema (il primo era "L'America" il secondo "La musica").
Ogni numero ospita un gran numero di firme prestigiose, alcune recensioni correlate e un approfondimento su un argomento o un autore specifico.
L'idea è buona perché è semplice: quale autore affermato vi verrebbe a dire di no a una sola tavola?
E infatti io, su "Mono" n.2, ci ho pubblicato.
E solo dopo averci pubblicato mi sono fatto delle domande.

Partiamo da un presupposto: la collaborazione con "Mono" è in forma amichevole. Ovvero, non si viene pagati per la tavola che si realizza.
Questo, a mio modo di vedere, crea alcune spinose situazioni.
La prima riguarda la Tunuè stessa.
Se chiedi qualcosa gratis, poi non hai un vero controllo sulla qualità. E allora, magari, ti arriva un Recchioni che ti manda una tavola "furba" o qualche altro disegnatore che si limita a fotocopiare una vignetta e appiccarci sopra il testo di una canzone.
Questo non fa bene alla rivista perché il materiale è disomogeneo, in qualche caso poco ragionato e ogni tanto, superficiale o tirato via in malo modo.
E la Tunuè non può realmente intervenire nella situazione perché non ha diritto a farti rifare qualcosa.
Questo è un male per la Tunuè stessa che si ritrova a essere ostaggio della "catena dei favori" e in più non cresce professionalmente perché non ha un reale confronto con la produzione.

Il secondo problema riguarda gli autori.
"Mono" costa 6 euro e 90.
Una bella cifra per una rivista in bianco e nero, di 48 pagine che non ha costi "vivi" (il materiale che pubblica non lo compra) e ha pure una pubblicità in quarta di copertina (non sembra, ma quella è una vera pubblicità).
Ora, il problema magari non si pone per gli autori esordienti (che sono felici di pubblicare) ma gli autori professionisti qualche scrupolo se lo dovrebbero porre. Anche perché non è solo il materiale vero e proprio che viene sfruttato ma anche il nome dell'autore stesso, che viene ben sbandierato in copertina e che serve a dare risalto e credibilità a tutta l'operazione.
Alla fin fine, la Tunuè è una casa editrice vera e propria. Vuole affermarsi e portare avanti la sua idea di fumetto e ha pure l'aspirazione (lecita) a guadagnarci.
Trattarla diversamente da quello che è, sarebbe una offesa alla Tunuè stessa.
Quindi... perché si regala materiale a una casa editrice che, sul quel materiale regalato, in teoria ci guadagna?


LO NOTA: nonostante la mancanza di segnalazione all'interno della rivista, causa distrazione, anche il numero 2 di Mono è a scopo benefico. Quidi il discorso economico decade.