16.6.07

"E' questo il meglio che sai fare?!?!"



Un mese fa mi sono detto: "visto che non sto tanto male, perché non abbandonare 'sta vita da recluso che mi sono imposto negli ultimi tre anni e osare qualcosina di più"?
E così ho fatto un passo fuori la porta di casa. Quel primo passo che Tolkien riteneva indispensabile per far cominciare l'avventura.
Da quando sono partito mi è successo questo:
- Ho scombinato il rapporto con la mia donna.
- Ho scombinato, in genere, il mio equilibrio sentimentale.
- Ho avuto una discussione (terminale) con uno dei miei editori di riferimento.
- Sono andato a Milano per un concerto.
- Mi sono preso 12 ore di pioggia e un febbrone da cavallo.
- Il febbrone ha allegramente deciso di fare comunella con la tragedia genetica e il coacervo di errori medici che mi porto dietro e sono stato piegato per tutto il mese seguente.
- Poi mi sono sentito male davvero e quattro giorni fa sono finito di nuovo in ospedale per rimettere una di quelle protesi di cui vi ho già parlato.
Nonostante tutto questo, fino a ieri non mi ero arreso, anzi... avevo la ferma intenzione di uscire dal Gemelli, bombarmi di Toradol e andare ugualmente a Venezia per vedere il concerto degli Aerosmith di cui avevo già comprato i biglietti e andare avanti con l'idea del viaggio avventuroso.
Poi, ieri sera, mi arriva questa notizia:


E io, nel mio enorme egocentrismo, lo piglio come un segno, come un messaggio dall'altissimo indirizzato solamente a me e che recita:
"COSA CAZZO TI SEI MESSO IN TESTA DI FARE, COGLIONE?!"
(da leggere con la voce di John Houston)

Adesso potrei fare come il sergente Dan e issarmi sull'albero maestro per gridare a Dio di scagliarmi contro il suo colpo peggiore mentre rido faccia al rio destino.

Oppure potrei starmene a casa, accendere l'Ipod e sentirmi i miei dischi di Tyler e soci, farmi rimborsare il biglietto, cercare di stare meglio e tornare a una vita meno scombinata. E magari farmi solo qualche giretto.

Dio e il Destino sono fortunati. Oggi non ho voglia di far tremare i pilastri del cielo.
Vado mettermi sotto le pezze che sono ridotto a un cencio.