26.7.07

Il Bello di Essere Superman...



Qualche tempo fa, una ragazza straordinariamente carina, simpatica, competente (e sposata) mi chiedeva perché non avessi mai provato a scrivere nulla per altri mercati, in particolare per gli USA.
All'epoca gli risposi che non si va a vendere ghiaccio agli eschimesi e lo penso ancora oggi.

Credo che il problema è che se Krypton non fosse mai esploso, Superman sarebbe un mediocre qualsiasi e farebbe l'impiegato.
Prendete il caso di uno come Travis Charest. Golden boy del fumetto americano, nato come clone di Jim Lee e poi diventato il portatore sano di una sensibilità europea nel contesto del fumetto americano.
Se non ci credete, procuratevi l'albo "X-Men vs. Wild Cats: the Golden Age" o i primi numeri della seconda incarnazione dei Wild Cats. Sono due lavori che urlano Juan Gimenez e Metal Hurlant da tutti i pori.
Nel contesto del fumetto americano, il lavoro di Charest era una bomba.
Charest in America era come Superman: un essere proveniente da un'altro pianeta e dotato di straordinari poteri grazie alle radiazioni di un sole per lui alieno.
Poi Charest è voluto "tornare" a casa e se ne è andato a lavorare in Francia.
E in Francia è diventato uno come tanti, con l'aggravante di essere molto più lento degli altri.
Per carità, rimane sempre un disegnatore bravissimo... ma quella che era una carica innovatrice e originale per il mercato americano, in Francia è quasi la norma.
Prendete la vignetta qui sopra: fa parte di una serie di strisce che Charest realizza per suo piacere personale.
Per vederle tutte, cliccate QUI.
Sono disegni di una qualità devastante... eppure, guardandoli, non posso fare a meno di pensare ai grandi di Metal Hurlant ( e in certi frangenti anche allo Zanotto dei bei tempi) e quindi ridimensionarli.

Io credo che per me sarebbe più o meno lo stesso.
Chiariamo: non penso di avere lo straordinario talento di Charest... però sono convinto che, proprio come per lui, il mio lavoro si faccia notare perché influenzato da uno stile "alieno" al contesto generale.
La mia roba, portata in America, sarebbe "nella norma" e forse anche un pelo noiosa (in quanto a regia e costruzione della gabbia).
Quindi, visto che interpretare la figura del mediano non è proprio nelle mie corde, il mercato americano non mi interessa particolarmente e non mi sbatto per arrivarci (poi sia chiaro: se venissero loro a chiedermi di scrivere qualcosa di figo, lo farei al volo... ma che io sia una puttana che cambia idea ogni cinque minuti è cosa nota).

A conti fatti però, io penso che la vera rivoluzione sarebbe far leggere Magnus agli americani.
O almeno Paolo Bacillieri.