8.7.07

Si lavora...

Non posso dire di stare meglio o di essermi rasserenato. Anzi, a dirla tutta, ho un umore nero e sto discretamente in ansia... ma almeno ho ricominciato a scrivere con un minimo di continuità.
Nei giorni scorsi ho completato il mio terzo pezzo per Game Pro (di cui sono particolarmente contento), ripreso in mano John Doe (se state aspettando pagine di sceneggiatura, lunedì dovreste averle), portato avanti il progetto nuovo, ripreso in mano Dylan Dog (Mauro, tranquillo, ti mando tutto a breve) e tirato fuori dal cassetto il romanzo che adesso urla per essere completato.
Anzi, già che ci sono, vi posto l'incipit:



PROLOGO

In principio dovevano esserci tutti.
Annalisa Corvi, Elisa Di Benedetti, Simone Pistilli, Marco Taddei, Cristina Perfetti, Alessandro Gioia, Stefano Cremona, Davide Costa, Fabio Ferrone, Roberto Archi, Alessia Proietti e Alessia Forti, Luca Rondoni, Bruno DiPietro, Eleonora Mantini, Laura Cremonini e Giulia Fabiani.
Tutta la quinta B del Liceo Augusto di Roma, si sarebbe dovuta ritrovare a celebrare i cento giorni che li separavano dall’esame di maturità, nella villa in campagna di uno di loro.
Ma le cose erano andate storte.
Di soldi, visto che nessuno era andato a raccoglierli in giro, se ne erano racimolati pochi.
La villa era lontana e non tutti avevano il permesso di dormire una notte fuori. Solamente pochi di loro avevano una automobile e certi erano persino sprovvisti di uno scooter o di un motorino di seconda mano. I mezzi pubblici, del resto, alla villa non ci arrivavano e farsela a piedi dalla stazione o dalla fermata del bus era una cosa impensabile. Il tempo prometteva brutto.
In quella umida domenica mattina, all’appuntamento si presentarono solo Cristina, Alessandro, Davide e Stefano. E la cosa non era una sorpresa per nessuno.
I tre maschi si erano conosciuti in prima liceo e sin da allora erano sempre rimasti insieme, formando un gruppo indissolubile che si copriva le spalle a vicenda e traeva forza l’uno dall’altro. Cristina, invece, era la nuova arrivata. Prima stava in un’altra sezione e quei tre li vedeva solo nei minuti di ricreazione. Poi la sua classe era stata accorpata con quella dei ragazzi e lei aveva potuto conoscerli meglio, trovandoli meravigliosi. Dopo poco tempo, lei e quei tre erano diventati inseparabili. Le malelingue della scuola mormoravano che Cristina si facesse i ragazzi in batteria, il che era una bugia bella e buona perché Cristina aveva quel tipo di interesse solo per uno di loro, anche se non aveva avuto ancora il coraggio di dirglielo. Per quello che riguardava Davide, Alessandro e Stefano, loro facevano fronte comune come sempre: si sarebbero scopati Cristina in egual misura ma nessuno di loro avrebbe fatto un torto all’altro, facendo la prima mossa. Stefano adorava la ragazza perché con lei ci si poteva scherzare come con un uomo ma in più aveva delle belle tette e un culo da far dubitare un santo.
Davide era attratto da qualcosa di più complicato che non era ancora riuscito a decifrare. A suo dire, c’era qualcosa negli occhi di quella ragazza, una specie di domanda di qualche tipo a cui lui avrebbe potuto dare una risposta.
Alessandro, invece, era un tipo pragmatico. Suo fratello continuava a ripetergli che le bambine erano solo larve di puttane e il ragazzo aveva fatto proprio quel motto. In poche parole, Alessandro stava solo aspettando che Cristina uscisse dal suo bozzolo.

Quella mattina di marzo, guardandosi reciprocamente, Davide, Stefano, Alessandro e Cristina avevano in cuor loro un buona ragione per essere felici dell’esiguità della compagine.
«Pochi ma buoni» si dicevano. Ma si stavano sbagliando:
Erano solamente pochi.