17.8.07

Vendere o Non Vendere


Nel nostro settore solo due situazioni sono accettate:

- fare fumetti per venderne tantissimi.

- fare fumetti per venderne pochissimi.

Tutto quello che sta in mezzo a questi due poli è male.
Mi spiego meglio.

Se scrivi/disegni/editi fumetti "popolari" che vendono e ti metti a fare un prodotto parallelo diverso dal solito o per qualche etichetta minore o per qualche casa editrice più o meno indipendente, sei un imbratta carte che si sta togliendo uno "sfizio", un ingranaggio della macchina seriale con la coscienza sporca e in cerca di redenzione, un velleitario scrittore/disegnatore/editore frustrato che cerca un riconoscimento artistico oltre che economico.
In poche parole: sei Paul Sheldon all'inizio di Misery.

Al contrario, se sei uno sceneggiatore/disegnatore/editore che ha sempre fatto prodotti di nicchia e cerchi di allargare il tuoi orizzonti, allora sei un venduto al sistema, una puttana mediatica, uno che non ci ha mai creduto, un furbo, un voltagabbana.
In poche parole: sei i Metallica.

Non c'è salvezza per nessuno.
Non per la Bonelli quando prova a fare cose come Napoleone o i romanzi grafici o pure il DYD Color Fest, non per la Coconino che cerca di abbandonare il ghetto delle librerie specializzate per approdare nelle librerie di varia, non per BD che cerca di tenere il piede in due scarpe (entrambe scomode, oltretutto), non per gli autori che lavorano su xL (che o sono ex-underground venduti, o modaioli di merda) e nemmeno per me ("che era meglio quando lavorava liberamente, adesso si vede che lo fa per soldi...").

Non c'è salvezza per nessuno.
Tranne per quelli che stanno fermi, sclerotizzati nelle loro posizioni.
Fumettari underground che da dieci e passa anni portano sugli scudi la loro indipendenza (che certe volte è derivata semplicemente dal fatto che nessun editore gli ha mai dato un lavoro), editori popolari che da oltre trent'anni sbandierano con orgoglio la loro ignoranza (loro che ai fumetti preferivano i fotoromanzi, che gli facevano guadagnare più soldi e conoscere più figa), scrittori che da decenni si annoiano a morte e scrivono svogliatamente sempre la stessa trita storia (nascondendosi dietro la scusa che è quello che il pubblico vuole), fumettari frustrati nel loro "essere artisti" che non fanno altro che stramaledire il perfido editore di fumetto popolare che li ha ingabbiati ma che non alzano mai il culo per andare a fare altro da qualche altra parte (e dove lo trovano qualcuno che gli garantisca la stessa stabilità economica?) e via dicendo...

La verità è che solo chi è fermo non sbaglia un cazzo.
E solo quelli che stanno fermi hanno davvero il tempo per stare a criticare gli altri.
Gli altri sono impegnati a far cose.

Anzi, a questo proposito, è meglio che mi rimetta ala lavoro piuttosto che stare qui a pontificare...

23 commenti:

QSJesus ha detto...

Giusto un piccolo appunto, anche spielberg, prima di fondare la Dreamworks, faceva un film di cassetta e dopo, evidentemente con accordi chiari tra lui ed i produttori, uno personale dove faceva divulgazione storica. Quindi dopo un Jurassic Park ecco che esce uno Shindler's List, e dopo il seguito di JP ecco Amistad ...
Non mi sembra una pratica così deleteria, c'è solo da vedere se l'editore principale sia disposto a lasciare "libertà" sulle argomentazioni volute dall'autore per il proggetto, chiamiamolo, parallelo.

makkox ha detto...

Vorrei sbilanciarmi con un commento audace, ma se poi sbatto a faccia avanti?
Meglio FERMO e ZUT!

Vabè, a parte le battute loffie, c'è pure chi fa (scrittura/disegni) perchè gli piace ciò che fa e ha come obbiettivo primario l'essere soddisfatto della sua opera.
(o almeno è così che se la racconta per non mettere la testa sui binari alle 3 di notte :)

Ma che roba è quella che fa un tizio così?
Difficile chiamarlo fumetto, o narrativa. Entrambi devono essere pubblicati per essere tali (anzi pubblicati e pagati). Insomma, devono avere/essere mercato/merce (e non c'è etica sottotraccia in questa constatazione).

Allora cosa cazzo fa chi sta fuori dall'ingranaggio?
Primo: rosica perchè sta fuori, ma questo diventa (anche involontariamente) parte della sua poetica.
Che non vi fosse anche frustrazione per il mancato riconoscimento, nelle pennellate di Van Gogh? (azz... meglio abbassare il tiro dei paragoni. O anche no).
Secondo: si costruisce un'aureola e se la mette sul capo.
Il suo vagolare con le ciocie e gli stracci spandendo merda sul mondo, è SCELTA ILLUMINATA di chi ha IL DONO VERO, dice lui.
(hehehe... adoro 'sti personaggi! Che è tutto dire).

Il pensiero aureo a cui devono aggrapparsi 'ste figure imperfette è:
delle cose che produci restano le cose che produci.
Il resto è una pila di estratti conto e ritagli di giornale che, slegati dall'attimo presente, non significheranno più un cazzo.
Se hai aggiunto una variazione costruttiva nell'albero evolutivo del linguaggio scritto/disegnato, allora qualcosa hai fatto.
Foss'anche un'ispirazione per un fumettista/scrittore "ingranato" che guardando le tue cose dica un "Ah, interessante 'sta soluzione":
qualcosa hai fatto.

Invece, se pure t'avessero pubblicato a strafottere, ma immondizia patchwork per i gonzi (i più, diciamolo. Che i nobili avevano ragione su sta cosa), allora non avrai fatto niente.
Roba che fa rumore e sembra bella piena e vibrante. Come un rutto.
Che lascia il nulla in eredità.
Allora, salta-zompa-corri ma sarai stato fermo come un palo nel cemento.

(Occhio, non ce l'ho con te. Non sarei qui a commentare con 'sto calore)

...

Il tuo pezzo individua (con la solita invidiabile scrittura) le categorie di chi comunque FA, e mena la mazzata a chi sta fermo, affacciato a sputare giù.
Pur non sentendomi parte di 'sti balconari, mi son visto il dito puntato contro.
Come in quei quadri dove gli occhi ti seguono, però, è solo illusione ottica e coda di paglia a fottere.
Quindi 'sto commento è poco commento e tanto piagnisteo.
Comunque, cavolo, fa numero (è gratificante vedere il contatore dei commenti crescere sotto a un pezzo sul blog, ne?) quindi, qualcosa pure lui fa ;)

Un ammirato, impietrito Mak

Luca Russo ha detto...

Personalmente, credo che si possa trovare un equilibrio tra fumetto d'autore e fumetto popolare (generi entrambi degni di rispetto), basta cercare di rimanere il più possibile "autentici". Alla fine la qualità paga, e gli editori non mancano di notarti, sia in u caso che nell'altro.

Guglielmo Nigro ha detto...

io apprezzo gli autori eclettici.
le posizioni di stallo mi fanno incazzare.

chi rischia, sperimenta, rimette in gioco quello che ha conquistato con prodotti diversi è un figo! :)
altro che puttana o imbrattacarta...

il mio mito in questo senso è sempre e soltanto osamu tezuka. il dio delle sperimentazioni. un vero equilibrista.

gianluca ha detto...

L'artista che pubblica scrive per il pubblico, sempre e comunque: se scrivesse per sè, non avrebbe bisogno di pubblicare, se scrivesse per la zia basterebbe che mandasse a lei l'unica copia ecc ecc.

L'artista che pubblica scrive per il pubblico, e ciò è buono e giusto. Il problema è quale dialogo ci sia tra artista e pubblico: secondo me deve esserci dialogo alla pari, l'artista liberamente propone, il pubblico liberamente lo giudica, con l'innato DIRITTO che ha di mandarlo a cagare o di acclamarlo.
Non sono gli artisti che devono decidere cosa è bello e cosa no, ecco il punto, è il pubblico che lo decide. Che poi esitano tanti tipi di pubblico è ciò che rende bello il mondo dell'arte moderna.

A volte però il pubblico non dialoga, ma ordina all'artista, ed ecco il genere "per fare soldi".

Altre volte l'artista vorrebbe ordinare al pubblico, ed ecco le seghe da "intellettuale contro la società moderna e malata" che definisce nazi-pop ciò che lui non condivide.

Quando si instaura un dialogo onesto, lì inizia la magia

Il Firmatore ha detto...

@Gianluca:

parole sante! Parole sante!!!

amen

Fabrizio ha detto...

Ho letto il Color Fest.

FICHISSIMO

TUTTO

Intendo anche le altre storie oltre alla tua, chè è davvero un capolavoro. Avevo beccato quasi tutte le citazioni!!!

Spero ne facciano presto un altro in Bonelli. Tipo due all'anno secondo me sarebbero serissimi.

Ciao

Fab

ausonia ha detto...

caro gianluca,

ti sfugge un dettaglio abbastanza elementare.

un autore è anche un lettore.

e se è vero quello che dici tu (e credo che sia vero) che il lettore ha il DIRITTO di mandare a cagare o di acclamare gli autori...
bé, lascia che anch'io abbia questo sacrosanto diritto, no? grazie.

quindi lasciami mandare liberamente a cagare certe riviste generaliste che detesto, per favore.

infine, lasciati correggere su un'espressione che hai usato:
la nostra società non è moderna. è contemporanea.
l'arte che produce quindi non può essere moderna, ma contemporanea. l'arte moderna finisce negli anni settanta. tutta l'arte dagli anni settanta ad oggi è arte contemporanea. ci sei? perfetto.
se vuoi magari ti passo un paio di testi fondamentali... pieni di "seghe da intellettuali" certo... ma fra un numero di xl e l'altro, gli puoi dare un'occhiata, no?

ausonia ha detto...

comunque tutto il resto del tuo intervento lo condivido abbastanza.
anche se ci sarebbero da fare numerosi distinguo e precisazioni......

come ad esempio qui, quando dici:
"Non sono gli artisti che devono decidere cosa è bello e cosa no, ecco il punto, è il pubblico che lo decide"
questo è quasi un ossimoro, perché è proprio l'arte che indaga la "bellezza". hai presente il significato di "estetica dell'arte"? per cui dire che un artista non può giudicare "il bello", è già di per sé un controsenso.
ma capisco quello che vuoi dire, lo traduco dalle tue intenzioni in una sorta di: non può essere l'artista a autocelebrare se stesso. e su questo siamo tutti più che d'accordo.
mi piace un po' meno l'idea che possa essere solo il fruitore ("il pubblico" come lo chiami tu) a decidere sulla qualità. perché la storia dell'arte è piena di autori che nel loro tempo, dal loro "pubblico", non sono stati proprio accettati e hanno finito per fare la fame per tutta la vita, salvo poi essere riportati in auge cento anni dopo dalla critica (e non dal "pubblico"). questo per dire che il "pubblico" ha dimostrato di essere davvero cieco e insensibile molto più spesso di quanto immagini.

poi si può parlare anche di quante volte gli artisti (nel corso dei secoli) abbiano espresso giudizi sul lavoro di altri artisti. c'è tutta una letteratura fatta di litigi, risse, insultii in cui gli artisti, pur di difendere il proprio lavoro, non esitavano a tirar fuori la spada.
quindi non ti stupire per un paio di tread su un forum... per favore.

poi, quella cosa che dici sulle seghe "contro la società moderna e malata".
l'arte è sempre politica, caro gianluca. e non pensare alla destra e alla sinistra. l'arte fornisce sempre un'idea individuale. e quindi un'opinione. perché l'arte non è altro che il frutto della visione dell'artista. della sua visione su quello che lo circonda e quindi sul mondo.
e l'arte è da sempre stata "contro". proprio perché forniva una visione "nuova" del reale... lo reinventava, lo modificava. in definitiva, lo "giudicava" anche.
ne parlo al passato perché esempi di arte contemporanea non ce ne sono tantissimi. l'arte adesso, proprio perché divenuta oggetto di consumo e quindi passibile del giudizio del "pubblico" (ma sarebbe meglio dire del "consumatore"), tende a reiterare le visioni consumistiche e semplicistiche dei "clienti". offrendo visioni sempre più inoffensive... ma perfette per accattivarsi i gusti dei "compratori".

vabbé

mi fermo qui. potrei andare avanti per ore. perché l'argomento mi entusiasma davvero. ma non voglio abusare del vostro tempo e vedo che c'è già qualcuno che sbadiglia. sono le sei del mattino e non ho ancora finito di lavorare...

ausonia ha detto...

ah.... quasi dimenticavo. un artista fa ciò che fa per NECESSITA'. non per sua zia e tantomeno per il pubblico.
poi ci sono (almeno nel mio caso) editori che ti comprano un lavoro e lo rendono pubblico. ma quel lavoro era stato fatto solo per la necessità di farlo. il pubblico viene solo in un secondo tempo.


non è che se poi non viene pubblicato quel lavoro non ha senso.

sarebbe come dire che finché un quadro di klimt rimane chiuso in un cassetto non è arte e diventa arte quando viene ritrovato e portato in un museo dove viene reso fruibile da un pubblico...

surreale. :)

gianluca ha detto...

@ausonia

Puntalizzerò solo alcune cose, non tutte per mancanza di tempo.

Intanto mi complimento per gli interventi, mi sono piaciuti davvero. Su molte cose ho esagerato per semplificare la mia posizione, ma chiaramente anche l'autore ha diritto di mandare a quel paese pubblico e riviste, ci mancherebbe altro.


Ma la mia concezione di pubblico è molto più larga: ogni epoca ha il suo pubblico, se un artista viene acclamato un secolo dopo va bene lo stesso, evidentemente era in anticipo sui tempi, e ha trovato il "suo" pubblico (popolare o di critica) troppo tardi.

Ed è anche vero che l'arte resta tale anche chiusa in un cassetto, per quanto è universale, ma se faccio una mostra d'arte è ovvio che la faccio perche qualcuno possa fruire di quell'arte.

Tu puoi tenere le tue opere nel cassetto e il loro valore artistico non muterebbe di una virgola, ma nel momento che vengono pubblicate, sottostanno al giudizio insindacabile del pubblico (popolare, specializzato, underground, di critica..), presente e futuro. E l'opera acquista un valore anche commerciale, che piaccia o meno. E nella nostra società il valore commerciale E' importante.
Quando parlavo delle "seghe da intellettuale" intendevo che è troppo facile fare discorsi tipo i tuoi sui "consumatori" passivi, sulla cultura che sta diventando merda ecc. Possono anche esser veri, ma ad ascoltarli viene spontaneo un moto d'insofferenza.
Tu devi dimostrare (e nel tuo specifico lo hai anche fatto, con il tuo p-hcp) che esiste un'arte alternativa a quella mercificata.
Ma dire queste cose a voce alta è controproducente, le banalizza, le fa somigliare al lamento di un predicatore a Hyde Park. Almeno, alle mie orecchie.

Per la ricerca della bellezza sì, è l'arte che indaga e ne cerca nuove forme, hai ragione, ma se io propongo una "mia" visione della bellezza e in tutto il mondo tutti mi danno contro vuol dire che quel "dialogo" col pubblico si è inceppato. E anche se artisticamente ho "ragione" io, non posso pretendere di guadagnare abbastanza per vivere se non riesco a dialogare con nessuno.

Basta, mi fermo qui... io credo di aver capito meglio quel che intendevi, spero sinceramente di essermi saputo spiegare anch'io...

DIFFORME ha detto...

il problema dell'arte contemporanea è riconoscere l'arte contemporanea, l'"impegno" (post seattle-11sett.-noglobal) è stato la cifra di molta arte di inizio millennio, ora che sta scemando mi pare ci sia uno sbandamento anzi un imbarbarimento,
compriamo dai cinesi roba che da noi è stata metabolizzata 40 anni fa....

makkox ha detto...

@ausonia e tutti
"ah.... quasi dimenticavo. un artista fa ciò che fa per NECESSITA'. non per sua zia e tantomeno per il pubblico [...] quel lavoro era stato fatto solo per la necessità di farlo. il pubblico viene solo in un secondo tempo."

da metterci la firma nel cemento ausò.
L'arte viene da una spinta interiore non da una richiesta.
Magari riuscire a far coincidere le due cose sarebbe l'optimum.
Cmq, quando leggo che il giudizio lo dà il pubblico, che è lui a decidere cos'è buono/cattivo in assoluto, me s'alza il pelo di 3cm.

Chi lavora professionalmente nel fumetto dirà, massì, state li a menarvela, intanto noi si fa.
hehehe...
evvabbè, manco più menarcela mò. Proprio fermi-fermi se deve stà?

;) M.

DIFFORME ha detto...

l'"arte" si fa per i motivi più disparati, c'è chi la fa per appagare se stesso, chi per portare avanti una ricerca, chi per dimostrare qualcosa, chi per circondarsi di groupie... io, per dire, ho iniziato da pischello ad interessarmi di anatomia femminile anche e soprattutto per masturbarmi, quello si che era fare arte per "necessità interiore"....

lolo ha detto...

Spero però che si comprenda che il fumetto non è solo arte… ci sono tante sfumature che vanno dall'artista che l ofa per necessità a chi lo fa "solo" per lavoro e di quest'esigenza non gliene può fregare di meno.
E sono tante anche le cose che concorrono a definire il bello (io preferisco il riuscito)…
Michele

Il Firmatore ha detto...

«Cmq, quando leggo che il giudizio lo dà il pubblico, che è lui a decidere cos'è buono/cattivo in assoluto, me s'alza il pelo di 3cm.»

Vero.
Ma di fatto è quello che succede. Volenti o nolenti.

Ed!

ausonia ha detto...

macché, gianluca, figurati. mi fa piacere chiarire il mio pensiero. perché sono uno che perde facilmente la pazienza e spesso vengo aggettivato come "snob". e un po' lo sono. ma la mia non è puzza sotto il naso è solo fastidio per certe affermazioni che leggo qua e la sul web. affermazioni spesso abbastanza prive di senso.
sarebbe bello se i lettori si interessassero un po' di più a l'arte e se il fumetto è considerato "nona arte" significa che prima di esso ce ne sono state altre otto che andrebbero un minimo conosciute per apprezzarlo meglio. e soprattutto per evitare di sparare cazzate. :)
se il dialogo fra autore e fruitore si inceppa... è un rischio insito nell'arte. che la rende pericolosa per chi la fa e molto affascinante. pensa a ligabue (il pittore!) o a caravaggio, a benvenuto cellini (giusto per prendere tre classici) non hanno mai avuto vita facile con i loro committenti... oppure a william burroughs, hennry miller o vladimir nabokov i loro primi romanzi furono censurati e poi ritirati dal mercato, per poi essere acclamati come capolavori assoluti della letteratura decenni più tardi.
questo fa comprendere facilmente quale sia la potenza espressiva di un autore quando decide di proporre una visione non di massa. rischia seriamente di implementare l'immaginario di una società.
e queste son cose che mettono i brividi per la loro bellezza.

michele, capisco quello che dici, è vero. ma quella che fai non è la distinzione fra diversi modi di fare arte. ma fra arte e artigianato. e io ho un gran rispetto per l'artigianato, sia chiaro. sono però categorie che descrivono "necessità" diverse.

poi, sia chiaro, e concludo: non è che tutto quello che si fa col cuore e in piena onestà intellettuale valga per forza qualcosa... ne vedo di cose "vuote" spacciate per capolavori di grandi artisti. i simpsons o i griffins (nel loro essere serie popolari) raccontano meglio la contemporaneità di molte cose riferibili all'arte contemporanea con la "a" maiuscola.

lolo ha detto...

Certo, ho chiaro che sono categorie differenti… volevo solo far notare che appunto non tutto nasce dalla necessità interiore di un autore… del resto siamo ospiti di un fumettista che non intende il fumetto solamente come opera d'arte.
C'è arte, artigianato e tutto quello che sta in mezzo, poi c'è buona arte e buon artigianato etc, ma questo è un altro discorso.
Come fruitore cerco di trarre piacere da qualsiasi cosa indipendentemente da come la si possa catalogare (neanche quella di Ausonia penso sia arte "pura" ma contaminata da fattori diversi).
Michele

makkox ha detto...

@firmatore
"Vero.
Ma di fatto è quello che succede. Volenti o nolenti."


Stai confondendo il concetto di richiesta di mercato con quello di qualità Fifì.
Se no a qust'ora la più bella conquista dell'umanità sarebbero i bocchini.
;-)

M.

ausonia ha detto...

michele. mi trovi assolutamente d'accordo. poi le catalogazioni... non portano mai a niente di buono. si sa. il fatto è che certe "definizioni" servono abbastanza per chiarire un pensiero. sono convenzioni utili al processo comunicativo.

makkox: però, pompini a parte, non si può negare che nel fumetto il lettore abbia un ruolo... che magari è inesistente nel momento della realizzazione di un libro... ma poi subentra e ci devi fare comunque i conti. se un marco schiavone mi chiama perché interessato al mio lavoro, lo fa anche perché ha visto nelle cose che faccio un grado minimo di vendibilità e di interesse da parte di un certo tipo di lettore.
se il mio pinocchio non fosse piaciuto (al pubblico) col cavolo che la leopoldo bloom si rarebbe interessata a p-hpc.
quindi i lettori hanno un peso e come nella carriera di un autore.
l'importante, per il mio modo di vivere la condizione autoriale, è non essere schiavo dei lettori. e non cercare di assecondare le loro aspettative.
venendo dalla pittura, il rapporto col compratore per me era un rapporto inesistente. esponevo i miei lavori che venivano comprati da sconosciuti che mai si prendevano la briga di contattarmi per dirmi quanto gli fosse piaciuto un mio olio.
quindi la mia vita è cambiata radicalmente in questi ultimi nove mesi. si è aggiunto un elemento nuovo nel mio quotidiano. ma in qualche modo devo riuscire a comunicarci, con il lettore. non sempre lo so fare, ma cerco di imparare.
colgo l'occasione per dire a quella lettrice che smetta di inviarmi a casa scatole di cioccolatini. sono paranoico, penso sempre che siano avvelenati e non li mangio...

vabbé... si vede che oggi non ho voglia di lavorare, eh?

makkox ha detto...

@ausonia
la mia provocazione verteva su quel momento primo in cui crei, e tu l'hai capito.
"non si può negare che nel fumetto il lettore abbia un ruolo...che magari è inesistente nel momento della realizzazione di un libro..."

Poi, che possa io dire qualcosa di vero in maniera poco urbana (oddio!), non lo renderà mica meno vero ;)

Passato quel momento primo (e già lì parliamo d'altro), subentrano processi che hanno a che fare con il vivere in un sistema sociale. A quel punto ognuno ha la sua formula per interfacciarsi.

Però, in quel momento primo famoso... e sai quale, ehhh, lo sai lo sai... il pompino te lo stai a fa da solo.
Poi, magari, gli altri dopo averti visto diranno "HEI CAPO! UNO PURE AMME'!"

Se invece crei tenedo presente il gusto di un committente (non la gabbia editoriale o altri limiti "fisici", o anche tematici và, ma proprio una richiesta poetica/estetica a te esterna), bè, diciamo che nel mio personalissimo caso non soddisferebbe appieno quella famosa "necessità" di cui parlavi.
Anzi, non la soddisferebbe neanche per un cazzo!
(tanto per evitare risalite di stile ;)
Poi tu (in senso generico, non TU), fa come ti pare, ma non darmi dell'artistucolo snob e sfigato.

vabbè, sfigato lo accetto dai...
hehehe

M.

Curioso ha detto...

Questo post mi piace un sacco. Ho sempre trovato stupidi i discorsi sui presunti "tradimenti di pubblico" da parte degli autori.

Far fumetti è probabilmente, per la stragrande maggioranza degli autori, un lavoro.

Si può aver la fortuna, o le palle (ma, a volte, più la fortuna), di arrivare a scrivere/disegnare anche e soprattutto quello che si vuole. Può essere il lavoro migliore del mondo, quello che si fa senza alcuna fatica, quello che non si vorrebbe far altro al mondo, o non si potrebbe, ma il succo è sempre quello : lo si fa per magnà.

Chi non lo fa per quello o ha altri introiti, o non ha ancora raggiunto il suo obiettivo (allora sarà meglio che si procuri altri introiti), o, probabilmente, è ancora un po' troppo innamorato di se stesso. ;)

Il fumetto produce intrattenimento, alto o basso che si voglia. Il vendere o meno dipende probabilmente dal tipo di pubblico che ci si è scelto e da quanto bene lo si è raggiunto.

E' ottimo l'esempio di QSJesus quando parla di Spielberg. Un autore, prima di esser un artista, è un "affabulatore" che sceglie un argomento più o meno popolare, a seconda dell'occasione che si crea, per raggiungere il pubblico. Se poi quel che fa arriverà ad esser chiamato "arte" meglio per lui (certamente) e per noi (non sempre).

Preferisco giudicare il prodotto fatto e finito più che la scelta di farlo, con fantasiose accuse di cambi di bandiera.

spino ha detto...

CLAP! CLAP! CLAP!

non so chi ti abbia "scatenato" robbè, ma complimenti per la disamina accurata ;)