17.8.07

Vendere o Non Vendere


Nel nostro settore solo due situazioni sono accettate:

- fare fumetti per venderne tantissimi.

- fare fumetti per venderne pochissimi.

Tutto quello che sta in mezzo a questi due poli è male.
Mi spiego meglio.

Se scrivi/disegni/editi fumetti "popolari" che vendono e ti metti a fare un prodotto parallelo diverso dal solito o per qualche etichetta minore o per qualche casa editrice più o meno indipendente, sei un imbratta carte che si sta togliendo uno "sfizio", un ingranaggio della macchina seriale con la coscienza sporca e in cerca di redenzione, un velleitario scrittore/disegnatore/editore frustrato che cerca un riconoscimento artistico oltre che economico.
In poche parole: sei Paul Sheldon all'inizio di Misery.

Al contrario, se sei uno sceneggiatore/disegnatore/editore che ha sempre fatto prodotti di nicchia e cerchi di allargare il tuoi orizzonti, allora sei un venduto al sistema, una puttana mediatica, uno che non ci ha mai creduto, un furbo, un voltagabbana.
In poche parole: sei i Metallica.

Non c'è salvezza per nessuno.
Non per la Bonelli quando prova a fare cose come Napoleone o i romanzi grafici o pure il DYD Color Fest, non per la Coconino che cerca di abbandonare il ghetto delle librerie specializzate per approdare nelle librerie di varia, non per BD che cerca di tenere il piede in due scarpe (entrambe scomode, oltretutto), non per gli autori che lavorano su xL (che o sono ex-underground venduti, o modaioli di merda) e nemmeno per me ("che era meglio quando lavorava liberamente, adesso si vede che lo fa per soldi...").

Non c'è salvezza per nessuno.
Tranne per quelli che stanno fermi, sclerotizzati nelle loro posizioni.
Fumettari underground che da dieci e passa anni portano sugli scudi la loro indipendenza (che certe volte è derivata semplicemente dal fatto che nessun editore gli ha mai dato un lavoro), editori popolari che da oltre trent'anni sbandierano con orgoglio la loro ignoranza (loro che ai fumetti preferivano i fotoromanzi, che gli facevano guadagnare più soldi e conoscere più figa), scrittori che da decenni si annoiano a morte e scrivono svogliatamente sempre la stessa trita storia (nascondendosi dietro la scusa che è quello che il pubblico vuole), fumettari frustrati nel loro "essere artisti" che non fanno altro che stramaledire il perfido editore di fumetto popolare che li ha ingabbiati ma che non alzano mai il culo per andare a fare altro da qualche altra parte (e dove lo trovano qualcuno che gli garantisca la stessa stabilità economica?) e via dicendo...

La verità è che solo chi è fermo non sbaglia un cazzo.
E solo quelli che stanno fermi hanno davvero il tempo per stare a criticare gli altri.
Gli altri sono impegnati a far cose.

Anzi, a questo proposito, è meglio che mi rimetta ala lavoro piuttosto che stare qui a pontificare...