28.9.07

Credevo di far parte di un grande cambiamento... ma per il momento, faccio movimento per il movimento.


Il mutuare formule o stilemi editoriali di altre nazioni, non sempre è una buona idea.
Specie se non si studiano a fondo i meccanismi editoriali che sono alla base della struttura produttiva che si sta cercando di replicare.
Un esempio?
Parliamo delle miniserie e proviamo un parallelismo tra le miniserie prodotte da case editrici americane mainstream e case editrici italiane mainstream (leggasi pure: case editrici che pagano il giusto i loro autori e che hanno una distribuzione popolare)

In America, le miniserie sono composte (generalmente) da albi di 32 pagine di cui 22 di fumetti (a colori) e il resto di pubblicità.
Questi albi sono venduti ad un prezzo che si aggira intorno ai 3 dollari.
Questi albi non hanno resa, essendo pensati per il mercato diretto delle librerie di varia.
A fronte dei costi di realizzazione, la vendita degli albi in realtà, a meno di uno straordinario successo, non porta un guadagno enorme alle case editrici che li producono. Ci si pagano le spese di pareggio e si guadagna qualcosa con la pubblicità (tenete conto che il volume delle vendite per albi di medio livello in America, è molto ma molto più basso dello standard italiano).

Una volta conclusa la miniserie, le tavole vengono raccolte e poi vendute in volume (in certi casi direttamente in trade paperback, in altri in volume hard cover e poi in tp).
Il volume rimane sempre disponibile presso il distributore... tanto è vero che io, oggi, posso comprarmi Watchmen in volume esattamente come venti anni fa.
Il guadagno derivato dal volume è il vero guadagno della casa editrice perché il grosso dei costi vivi sono stati coperti dalla vendita serializzata e il volume ha un ciclo vitale praticamente infinito.

Questo è un sistema che, più o meno, funziona bene.

Come vanno le cose in Italia, invece?
In Italia le miniserie sono composte (generalmente) da albi di 96 pagine di cui 94 di fumetti (in bianco e nero) e il resto di redazionali.
Questi albi sono venduti ad un prezzo che si aggira intorno ai 3 euro (in realtà è minore).
A fronte dei costi di realizzazione, la vendita degli albi porta un guadagno alle case editrici che li producono solo oltre le trentamila copie di venduto.
Una volta conclusa la miniserie... è tutto finito.
La serie sparisce nel nulla, non essendo più disponibile sul mercato se non nel settore dell'usato.
Non c'è modo di rivendere in seconda istanza un prodotto completo, non c'è modo di ammortizzare i costi, non c'è modo di mantenere vivo l'interesse.
Quando in Italia una miniserie finisce, il massimo a cui si può aspirare è una raccolta di albi ricopertinati da edicola (fatti con le rese) o in uno speciale l'anno.
Così come sono concepite, le attuali miniserie italiane alimentano solo la loro sopravvivenza. Non aprono il mercato, non costruiscono il futuro, non portano un guadagno su medio-lungo termine.

Nel passaggio dal sistema americano a quello italiano, qualcosa di fondamentale è andato perduto: il senso economico e commerciale dell'operazione "miniserie".
E non è una perdita da poco.

Ma ne riparliamo.