11.9.07

Esiste una sola "Civil War" degna di nota... e dura solamente 7 minuti e 41 secondi.



E siamo arrivati alla fine.
Sono stati spesi litri di inchiostro per commentare questa saga e quindi sarò breve:
bello spunto, brutta messa in scena, pessima conclusione.

Il cuore principale della saga è un'opera frettolosa, superficiale, a tratti mal disegnata e mal scritta.
Peccato perché di carne al fuoco ce n'era tanta e alcuni aspetti, certi dettagli e taluni dialoghi sono davvero buoni.
Peccato perché il tema trattato era ottimo e si sarebbe prestato a una esplorazione approfondita non solo dei protagonisti coinvolti ma anche della società americana post 11 settembre.
Peccato perché Millar e McNiven sono bravi... quando hanno tempo e spazio per espirmersi al meglio.

E invece sette numeri si sono rivelati pochi, specie se gran parte dedicati alla spettacolarizzazione e nella ricerca del colpo e della battuta a effetto.
E così cosa ci resta di questa Guerra Civile?
Un Cap che a tratti sembra perfettamente centrato e che in altri frangenti è un psicopatico pericoloso (come nella scena con il Punitore).
Un Iron Man che spiega con chiarezza le sue ragioni solo in una storia a parte (lo speciale Iron Man/Capitan America -vittime di guerra-) ma che nella saga principale è ridotto alla macchietta di un cinico bastardo.
Un Reed Richard stravolto nella sua caratteristica più profonda, l'amore per la sua (super) famiglia, e totalmente alieno anche rispetto ai lettori che lo hanno amato per tanti anni.
Un Peter Parker ridotto a ridicolo burattino.
Una Sue Storm capace di perdonare l'imperdonabile (e le è bastata una letterina miserabile e pietosa).
E poi un sacco di pupazzi di contorno che fanno la loro comparsata, dicono una battutaccia e poi si eclissano miseramente.

Letta come opera a se stante, Civil War è un brutto fumetto.
E' vero, se si leggono le testate collegate la faccenda migliora... ma non poi così tanto come si possa sperare perché, anche a fronte di qualche buon approfondimento, c'è anche un mare di fuffa inutile (tipo tutta la roba legata ai mutanti).

In poche parole, dopo un due/tre anni di latitanza dalle pagine del Marvel Univers 616, ho sperato che questa saga potesse farmi tornare a essere un vero Marvel Zombie.
Non è stato così.
Forse sono cambiato io... ma forse è anche la Marvel a essere cambiata.
A mio parere, se è vero che ci sono alcune notevoli eccezioni, il grosso della produzione Marvel mi pare afflitto da una generalizzata decompressione narrativa che sembra finalizzata, esclusivamente, a trasformare ogni idea (anche striminzita) in una run di almeno 4/6 numeri, in vista della raccolta in volume.
Grazie Vertigo: delle tante cose buone con cui hai influenzato la produzione mainstream americana, questa avresti potuto risparmiartela.
Per non parlare di questa voglia di "realismo" o "realismo eroico" che permette di spopolare a un sacco di disegnatori fasulli e maghi del fotoritocco (meraviglioso vedere come quel paraculo di Greg Land lavori a rotta di collo).
Oppure della tendenza di tanti sceneggiatori (anche bravi) a scimmiottare gli stilemi della narrazione da serial televisivo e appiattire gli strumenti propri del fumetto (sì, lo so... è anche un mio difetto ma è più facile vedere la pagliuzza nell'occhio altrui).
Il problema è che la Distinta Concorrenza (Darwin Cooke e pochi altri a parte) sta messsa ancora peggio e sta affogando in storie e tematiche che possono catturare solo i lettori hardcore di supereroi.

Datemi un nuovo rinascimento americano, vi prego.
Se non fosse possibile, mi "accontenterei" anche solo della Marvel di Jim Shooter!