21.9.07

Problemi di bilancio.


Il film di Moore sta facendo parlare un sacco, anche in Italia, di malasanità. Il che è strano visto che nella pellicola del barbuto panzone ne usciamo anche bene e a sentire i suoi numeri, siamo tra le migliori sanità del mondo... viene da pensare che forse sarebbe il caso che il signor Moore si facesse un giretto a Napoli invece di affidarsi alle statistiche.
Comunque sia... visto che sono un modaiolo del cazzo, mi infilo in scia e vi spiego come si fa a far sballare i conti alla sanità pubblica.

Rapida premessa per chi si è perso le puntate precedenti della mia vita: io sono un malato professionista.
Lo sono da quando avevo cinque anni di età e posso dire di essere una vera autorità in materia. Ho fatto un mucchio di operazioni chirurgiche, sono mezzo morto (o morto quasi per intero) un 4/5 volte e sono andato anche in tour per il mondo (Londra e Parigi e ho mancato il Giappone per un soffia) a visitare le altrui strutture sanitarie. Avete presente quei bambini a cui Mike Bongiorno regalava la minimoto o spediva a Disneyland, dopo una bella colletta televisiva? Ecco, più o meno questa è stata la mia infanzia e la mia adolescenza: ospedali e debiti.
La mia patologia è piuttosto rara e in più è combinata con alcuni gravi errori medici, il che mi rende un caso unico e al, tempo stesso, una roba abbastanza inutile perché risolvere il mio problema porterebbe benefici a me e a soltanto.
All'incirca tre anni fa ho avuto una brutta emergenza medica di quelle che raramente si possono poi raccontare in prima persona ma alla fine ne sono uscito. Come sempre però, un casino ne concatena un altro e la "colla" usata per "tappare" una violenta emorragia, ha fatto reazione, diventando una specie di falso tumore (all'inizio scambiato per uno vero) che pressa sulle vie biliari, chiudendole. Per ovviare a questo problema sono arrivate le protesi: dei tubicini di gomma e leghe leggere che dovrebbero badare che tutto funzioni dalle parti del fegato e dell'apparato digerente, tenendo aperte le vie biliari.
Ora il problema è il seguente: queste protesi, che in genere, durano anche quattro anni prima di occludersi o spostarsi e diventare inservibili, a me durano tre mesi e, ogni volta che si bloccano, mi provocano una infezione. Queste infezioni stanno danneggiando seriamente un fegato che già tanto ben messo non è (e che per vari motivi non può essere trapiantato) e quindi, uno dei miei due dottori (quello che si occupa del fegato, nello specifico) ha scoperto l'uovo di Colombo e ha sentenziato:
"invece che aspettare che queste protesi si blocchino, cambiamole in anticipo ogni tre/quattro mesi... prima che l'emergenza si verifichi e che il danno sia fatto".
Sembra una buona idea, non trovate?
Ma è facile fare i conti senza l'oste.
Infatti il problema è che queste protesi costano 2000 euro l'una (!!!) e che con la tattica del "prevenire è meglio che curare" io ne andrei a "bruciare" un tre/quattro l'anno.
Mica cotiche.
Specie tenendo conto del fatto che generalmente queste protesi durano anche 4 anni su pazienti con un certo tipo di patologia o che vengono usate con pazienti che non hanno necessità di riceverne più di un paio prima di... ritirarsi dall'attività della vita.
Io, invece, diventerei una specie di tassa fissa.
Si badi: a fronte di una emergenza con protesi bloccata e io con febbre e infezione, l'ospedale non ci penserà un attimo a sostituirla ogni qual volta dovesse capitare, ma non sembra che sia possibile farlo in maniera preventiva.
Ovverosia: non si sostituisce qualcosa che funziona fino a quando funziona.
Chiaramente l'ipotesi privata è del tutto da escludere visto che verrebbe costare intorno ai 40.000 euro annui.
La situazione è comicamente surreale, lo ammetto.
Non pensavo che si potesse diventare -da soli- una voce in rosso nel bilancio di una struttura gigantesca come il primo ospedale di Roma. Mi chiedo se ho battuto un record.
Comunque sia, la cosa che mi fa pensare è che io trovo che il problema del bilancio sia ragionevole. Certo, mi fotte e questo è una dato di fatto... ma è pur vero che se un singolo paziente viene a costare tra gli 8 e i 12.000 euro annui, solo di "pezzi di ricambio", poi non è tanto facile far quadrare i conti per tutti gli altri. Chissà se con un assicurazione privata di quelle "all'americana" le cose sarebbero andate meglio (ne dubito).
Vabbè... quando i miei dottori avranno finito di litigare su come gestirmi, vi faccio sapere come è andata a finire.
Per il momento aspetto di fare delle analisi di controllo e faccio la vita del carcerato in permesso premio (devo dormire in ospedale ma posso andare a casa il giorno).