29.10.07

Brevi riflessioni sul genere Action (seconda parte)


Procedendo con un percorso inverso, proviamo a stabilire quali sono gli elementi dogmatici e imprescindibili del gener action movie e poi proviamo a stabilire quale dovrebbe essere il primo film realizzato che li contenga tutti.

- una trama costruita per servire le scene d'azione e in cui nessun elemento (non l'ambientazione, non l'intreccio, non le storie personali dei personaggi) sia predominante rispetto a esse.

- ua appartenenza solamente formale alle etichette di genere preesistenti

- una regia che abbia il gusto per il virtuosismo tecnico nelle riprese dell'azione e che si concentri su di esse, anche a scapito della coerenza narrativa e del realismo, se necessario.

- la capacità di non prendersi mai troppo sul serio e, allo stesso tempo, di non diventare mai una completa barzelletta o una parodia.

- un protagonista (due, al massimo) indistruttibile che snocciola battute ironiche e smargiasse, utili a stemperare la violenza e a far capire che in fondo è tutto un gioco.

- un certo numero di esplosioni insensate.

Tutti elementi riscontrabili in molte pellicole ma che, a mio modo di vedere, solo nel film "Commando" di Mark Lester trovano una prima e totale coniugazione (anche "48 Ore" di Walter Hill e "Beverly Hills Cop" di Brest sono prossimi a questo risultato e lo mancano solo per il fatto che le loro trame poliziesche e tendenzialmente plausibili, sono ancora troppo articolate e predominanti rispetto alle scene d'azione pure e semplici).
"Commando" è un film che solo apparentemente si inserisce nella scia di emuli bellici che seguirono al successo di "Rambo II".
In realtà, la pellicola con Arnold Schwarzenegger non ha nulla a che spartire con i vari "Invasion U.S.A", "Delta Force" e compagnia sparante, e nemmeno con il progenitore di Cosmatos e Stallone.
In "Commando" il tema bellico è assolutamente marginale rispetto all'azione e messo ampiamente in burletta ("ero un berretto verde!" "Io i berretti verdi me li mangio a colazione!"). Il fatto che John Matrix, il colonnello interpretato da Arnie, sia un supersoldato delle forze speciali non è realmente importante. Matrix è in grado di fare quello che fa non in virtù del suo addestramento e del suo passato di soldato (di cui ci viene detto volutamente poco) ma solamente perché è interpretato da Arnold Schwarzenegger e Schawarzenegger può fare tutto perché è un attore/personaggio che trascende ogni criterio di plausibilità.
La trama, ugualmente, non segue alcuna logica: i cattivacci rapiscono la figlia di John Matrix e gli dicono che se la rivuole viva dovrà fare qualcosa per loro. Matrix non ci sta, ammazza tutti quanti e libera la figlia. Punto.
Il personaggio interpretato da Arnie non ha mai un attimo di esitazione durante tutto il film, nessun dubbio amletico, nessun dilemma morale nel mettere a repentaglio la vita della sua stessa figlia, nessuna incertezza, nessun attimo di crisi. Matrix è un vettore dell'azione che passa il tempo a lanciare cabine telefoniche sui suoi avversari, ribaltarsi (senza cintura di sicurezza) con una macchina spider non facendosi un graffio, saltare da un aereo in fase di decollo, fare shopping di armi nel centro di Los Angeles e alla fine, lasciare solo cadaveri.
Le battute che Arnie snocciola dopo ogni ammazzamento sono una intuizione geniale e danno esattamente la misura del film.
"Commando" è una pellicola che non si prende mai sul serio, in nessun momento del suo svolgimento.
Le azioni compiute da Arnie nella pellicola sono ben aldilà della più generosa soglia dell'incredulità che uno spettatore può concedere e proprio grazie a questo, il film si sposta in un territorio diverso (e per l'epoca inedito) rispetto alle pellicole belliche o ai polizieschi che l'hanno preceduta. Lo spettatore non deve credere a quello che vede, deve solo divertirsi nel guardarlo, stupirsi nei momenti più pirotecnici e sghignazzare all'ennesima battutaccia di cattivo gusto. Niente di più... ma neanche niente di meno.
Con "Commando", Joseph Loeb (quello che poi diventerà un apprezzato fumettista) e Matthew Weisman, con la forte collaborazione di Joel Silver ("il" produttore di film d'azione, insieme ai monumentali Simpson e Bruckheimer) confezionano un prodotto nuovo per il cinema, un oggetto inedito che aprirà la strada ad un intero genere di enorme successo. Genere che verrà messo in crisi solo in tempi recenti e solamente per la mancanza di attori all'altezza.

Un anno dopo l'uscita di "Commando", Carpenter consegnerà al cinema un'altra pietra miliare del genere action: "Grosso Guaio a China Town", codificando definitivamente la figura dell'eroe d'azione e sdoganando questo tipo di cinema da qualsiasi etichetta di genere precedentemente conosciuta.
Ma di questo, magari ne parliamo un'altra volta.

16 commenti:

Ketty Formaggio ha detto...

Gran bella analisi del genere, anche se non condivido alcuni pareri che hai espesso nella prima parte di questo articolo.
Ciao!
k

Paguri ha detto...

Mentre leggevo, stavo pensando: "E Grosso guaio a Chinatown, dove lo mettiamo?
Ci penso io a ricordarglielo e faccio un figurone!"
Poi sono arrivato al finale e...addio figurone.
Tutto molto azzeccato.

Perissi ha detto...

Interessantissimo post!!!
Sebbene da un'altra angolazione, me ne sono occupato anch'io nel penultimo post del mio blog.
Se hai tempo e voglia: dagli un'occhiata, che sono curioso di sapere cosa ne pensi!

Daniele Caluri ha detto...

Quindi, in base a questi parametri, anche le ultime produzioni con Sasha Grey si possono ascrivere a tale categoria, mi pare.
Secondo me ci siamo.

Hytok ha detto...

Bell'analisi, e te lo dico dalla sponda avversa, visto che adoro "48 Ore" di Walter Hill e "Beverly Hills Cop" proprio per i motivi da te spiegati, e per gli stessi motivi non mi piacciono gli Action con trama esile. :-)

il prins ha detto...

bellissimo post, di bad boys 2 cosa ne pensi?

Raul ha detto...

Guarda, sarà anche "sci-fi", ma tra i migliori film action carro rrobe ti sei dimenticato quel gran pezzo di figa di Ripley e i suoi amici vasquez &co.

come puoi non aver citato aliens santa pazienza...

battute esileranti e una donna capace di prendere a botte regine madri con un muletto hi-tech... senza contare le capacità ingegneristiche di unire mitra e lanciafiamme...

ivanhawk ha detto...

E Cobra (secondo me il momento più alto del cinema reganiano) come si inserisce in questo disocrso?

Fabrizio ha detto...

Non sapevo che Loeb avesse scritto Commando.
Ma Grosso Guaio a Chinatown è FANTASTICO!!! Può dare piste ad un sacco di pellicole ancora oggi!

Fab

RRobe ha detto...

Attenti con gli anni, ragazzi:
Aliens e Cobra sono del 1986.

Hytok ha detto...

i cattivacci rapiscono la figlia di John Matrix e gli dicono che se la rivuole viva dovrà fare qualcosa per loro. Matrix non ci sta, ammazza tutti quanti e libera la figlia. Punto

Questo passaggio m'ha ricordato quello che sta succedendo negli ultimi episodi di Prison Break trasmessi da Italia 1: fantastico!

Raul ha detto...

Rrobe, è vero che commando è dell'85, ma nn è che 1 anno (a livello di script/produzione girato ecc) cambi molto il discorso...

tra l'altro commando usci a ottobre mentre aliens a luglio...

RRobe ha detto...

E' uscito prima.
A parte il fatto che Aliens non può essere assolutamente messo nella categoria dell'action puro, ma pure fosse possibile, sempre dopo è uscito.

RRobe ha detto...

Il discorso era: stabiliamo quale è stato il primo action movie moderno. E di fatto, a mio modo di vedere, "Commando" è stato il primo in ordine di tempo.

Prima di lui, le cose che più somigliavano all'action come oggi è cofificato erano i film già citati sia qui che nel post precedente e uno che mi sono scordato di citare: Driver l'Imprendibile.

Alessandro Di Nocera ha detto...

I primi action moderni sono "007: L'Uomo dalla pistola d'oro" e "007: La spia che mi amava"

Prima ancora potremmo collocare anche "007: Vivi e lascia morire" con un inseguimento tra le paludi della Louisiana pieno di incidenti spettacolari e assolutamente fini a se stessi.

Siamo nel 1972.

Alessandro Di Nocera ha detto...

P.S.:

"Vivi e lascia morire", "L'uomo dalla pistola d'oro", "La spia che mi amava" e "Moonraker" sono, in sequenza e in crescendo, fondati su una serie di scene d'azione collocate su una trama canovaccio.
"La spia che mi amava" e "Moonraker" dal punto di vista dell'intreccio sono addirittura intercambiabili.