8.10.07

Hai voluto la bicicletta? E adesso, pedala!


Ammettiamolo, per quanto si possa far polemica intorno al termine graphic novel, romanzo grafico o libro a fumetti che dir si voglia... una bella edizione in volume del proprio lavoro è davvero un piacere.
In questi giorni ho per le mani l'edizione in TP di Garrett (davvero magnifica, la vedrete a Lucca) e sto assistendo alla nascita del volume di Pietro Battaglia e devo dire che ne sono davvero entusiasta.
Sono oggetti che rimangono, sono belli da mettere in libreria e non sono afflitti dalla breve vita del fumetto da edicola.
In sostanza, come oggetti in quanto tali, mi piacciono un sacco e ci godrei un mucchio a farne degli altri.

Però il processo produttivo "Battaglia" m'ha dato da pensare.

Sapete come funziona il pagamento per un libro di quelli solo con le parole?
Funziona che si scrive il libro, si riceve un acconto "a perdere" sulle royalties e non si vedono altri soldi fino a quando le vendite non hanno coperto questo acconto. Da quel momento in poi si guadagnano dei soldi sul prezzo di copertina ogni copia venduta nella percentuale stabilita con l'editore. Se il libro va bene, ci fanno un sacco di soli tanto l'autore quanto la casa editrice. Se invece le vendite non arrivano a coprire l'acconto ricevuto, l'autore non deve ridare indietro i soldi ma, ovviamente, non ne guadagna nemmeno altri.
Questa è la ragione per cui sono davvero pochi gli autori che vivono esclusivamente di quello che scrivono ed è pure la ragione perché vengono stampati tanti libri in Italia: perché il rischio per gli editori, è molto limitato.

Come funziona in Italia con i fumetti, invece?
Funziona che gli autori sono abituati a essere pagati a pagina e bene (almeno nel fumetto seriale di un certo livello) e che sono abituati a essere pagati mano a mano che consegnano il lavoro, e non a opera completata o a tappe stabilite.
Questa è una metodologia produttiva che deriva direttamente dal fumetto seriale e ha senso di esistere solo in questo ambito.
Perché il fumetto seriale porta soldi "freschi" all'editore ogni mese, perché il fumetto seriale vende un mucchio di copie in più di quante ne possa vendere il fumetto da libreria e perché il fumetto seriale ha bisogno di autori a tempo pieno, che campino di disegno e scrittura e che possano garantire una mole di lavoro mensile consistente e costante, in maniera da coprire tutte le pubblicazioni dell'anno.
A conti fatti, con questa tipologia di pagamento, gli autori non rischiano nulla.
Se il fumetto vende bene, gli capita di guadagnare altri soldi con le ristampe (e se si è creatori della serie, anche con le royalties).
Se vende male, i soldi li perde solo l'editore perché gli autori hanno già ricevuto il loro compenso e nessuno può toglierglielo.

Ora, questo tipo di produzione sta venendo messo in discussione dalle case editrici di "romanzi grafici".
Capita sempre più spesso di confrontarsi con etichette e case editrici di medio livello (ma di grande spicco) che offrono soluzioni economiche simili a quelle usate nel settore dei romanzi veri e propri: un acconto sul lavoro e poi, se le cose vanno bene, i soldi delle royalties. E stiamo parlando, in genere, di opere dall'alta foliazione che richiedono u sacco di tempo per venire realizzate.
Inutile dire che una classe lavorativa "favorita" come quella dei fumettisti non veda poi così di buon occhio questa innovazione che sposta gli equilibri del rischio e del guadagno e lede certi privilegi acquisiti.

Volete sapere una cosa? Per me è giusto così.
Se le "graphic novel" sono un approccio nuovo al fumetto, allora lo devono essere in tutto, anche nei termini produttivi.
Che i fumettari che aspirino al ruolo di "scrittori" scoprano qual è il lato negativo della medaglia e che si decidano, una buona volta, ad accettare qualche rischio personale in nome della maggiore libertà espressiva.
Troppo facile condannare l'immobilismo della case editrici di fumetti seriali e chiedere a gran voce il rischio e l'innovazione, quando poi non si è pronti a rischiare e innovare in prima persona e sulla propria pelle.

La BD, per "Battaglia", ci ha pagato alla "vecchia maniera", il che significa che la produzione di questo nuovo volume è stato un investimento notevole per la casa editrice di Schiavone e che il prodotto faticherà a guadagnare dei soldi, sul breve periodo.
Non è giusto e non è utile.

Dalla mia prossima produzione per il mercato delle librerie di varia, ho la seria intenzione di muovermi solo in direzione di forme di pagamento basata su acconti e royalties.
Se alla fine della fiera saremo contenti, lo saremo tanto noi che il fumetto lo abbiamo scritto e disegnato, quanto l'editore che lo ha prodotto. Se invece le cose saranno andate storte, allora avremo rischiato (e perso) entrambi.
Il vecchio concetto che vuole l'editore come una realtà "altra" rispetto all'autore, e che lo vede come "il nemico" o "l'oppressore" di ogni buon fumettaro che si rispetti è legato a delle logiche produttive parassitarie e "stataliste" che vanno superate, se si vuole portare il fumetto in una nuova dimensione slegata dal contesto della produzione seriale.

Vogliamo la rivoluzione? Allora dobbiamo essere pronti a pagarne il costo.