7.11.07

Cazzando la gomena.

Fa un freddo porco a Roma e portare a spasso Zero è una croce.
Ho il naso rosso che cola e le mani intorpidite.
Mia madre m'ha chiamato da Bologna: come previsto, ci hanno mandato a cacciar farfalle.
Mi chiedo perché certi dottori, quando non sanno che pesci pigliare ma volendo comunque darsi un tono, debbano alimentare false speranze e mandare a zonzo la gente a sbattersi e a buttar soldi.
Le tappe di Forlì e Bologna hanno solo confermato quello che sapevamo da anni, da ben prima che il Dottor Bella Chioma decidesse che mi avrebbe salvato solo in virtù della sua arroganza e della sua posizione ospedaliera ottenuta con l'intercessione del papà.
Comunque sia, la notizia buona è che non devo cominciare ad angosciarmi in vista di un inutile, oltre che impraticabile, trapianto.
La cattiva notizia è che si continua come ora, navigando a vista nella speranza di avvistare gli scogli prima di andarci contro.
Vabbè, almeno è una routine che conosco.

Il veliero di Lucca è finalmente rientrato in porto.
L'euforia di questi giorni comincia a scemare e io sono tornato con i piedi per terra (nella misura in cui ne sono capace, ovviamente).
I ricordi migliori che mi resteranno di questa fiera sono i cazzeggi con Ausonia e compagnia, una chiacchierata con Gipi e un altro paio di momenti che però tengo per me (va bene che sono una puttana dell'audience ma a tutto c'è un limite).

Per il resto, si torna alla normale navigazione.
Ho una mezza tonnellata di lavoro arretrato per JD da fare, il Dylan di Massimo da portare avanti, un progetto con Paolo legato ai blog, una specie di rivista/libro porno da provare a mettere in piedi, 911 da completare e altre cosette.
Ma, soprattutto, c'è il libro, che mi piace un sacco come sta venendo ma che è una bella noce da rompere.
Scrivere un romanzo è quasi del tutto diverso dallo scrivere un fumetto o un racconto e mi ci sto facendo un sacco male.
Se alla fine riuscirò a portare a casa un risultato perlomeno decente, ne scriverò un secondo.
Altrimenti lascerò perdere e mi limiterò a fare quello che so di saper fare.

Vado a preparare la cena che la ciurma scalpita.