21.11.07

...e tanti saluti a Tuttilibri.


Tuttilibri era LA libreria dell'appio tuscolano.
Un'istituzione vera e propria che su via Appia, più o meno all'altezza di Villa Lazzeroni, da oltre quarant'anni spacciava libri con ostinazione e tenacia.
Quando il negozio ricevette lo sfratto, una ventina d'anni fa, tutto il quartiere insorse.
Ci furono articoli sui quotidiani e sommesse popolari fino a quando Tuttilibri non trovò una nuova sede accanto alla vecchia, prendendo il posto del cinema Diana (che a suo modo era pure lui una istituzione del quartiere). La gente ripose le torce e i forconi e, soddisfatta dell'accomodamento conseguito, se ne tornò a casa smettendola con i picchetti e le manifestazioni di quartiere.

Questa volta non è successo.
Questa estate, nel quasi silenzio generale, Tuttilibri ha chiuso. Il negozio è diventato parte del gruppo Feltrinelli e proprio oggi c'è stata l'inaugurazione del nuovo mediastore.
Ovviamente ci sono andato.
E come me ha fatto tutto il quartiere (fregandosene altamente delle classifiche che dicono che i libri non interessano nessuno).
Il negozio era stracolmo, complice anche la presenza di qualche vip degno di un congresso DS (la Dandini) e di un paio di scrittori di moderata fama. Giuro che ci ho visto chiunque... c'erano pure una mia vecchia compagna del liceo (con cui ci provai goffamente), qualche collega, un paio di amici, il mio giornalaio, un barista che non saluto più e una mia zia dispersa da tempo.

Poco da dire: la nuova Feltrinelli di via Appia Nuova è un bel mediastore.
Ampio (come lo era Tuttilibri), ben organizzato (come lo era Tuttilibri), ben fornito (come lo era Tuttilibri) e vicino (proprio come Tuttilibri).
A conti fatti, rispetto al vecchio Tuttilibri, si è solo perso un abbondante 30% dell'area espositiva per i libri in favore di spazi dedicati alla musica, ai videogiochi, al cinema e alla stronzate che vende Feltrinelli di solito (le agendine, la carta da regalo, altre agendine, le matitine, i peluches...).
Giusto per smentire quelli che dicono che il fumetto nelle librerie italiane è ghettizzato, in questa nuova Feltrinelli c'è pure un'area per l'arte sequenziale. Lo spazio fumetti è giusto in mezzo agli horror, ai fantasy e ai thriller (come dire: siamo passati da un ghetto culturale a un altro). In esposizione c'era pure una roba mia, cosa che mi ha quasi messo di buon umore.

Il morale della favola è che da oggi in poi, se mi dovesse prendere lo schiribizzo di comprarmi un videogioco a un prezzo più caro di quanto lo possa trovare a un EB Games qualsiasi, un disco al doppio del prezzo a cui lo posso trovare su ITunes o un DVD a un prezzo gonfiato rispetto a qualsiasi altro rivenditore specializzato... non dovrò fare altro che scendere le scale e andare al mio mediastore di quartiere!
Che figata immane!

Alla fine della fiera sono uscito dall'inaugurazione con due libri di Salinger, una roba di Lee Child, un libro sull'economia di rapina e un libro sulle Brigate Rosse (giusto per far capire quanto io sia trasversale e post-post-modernista).

I mediastore vincono sempre.
E' questa la vera morale della favola.


p.s.
fortuna che la vecchia cassiera di Tuttilibri è rimasta la stessa.
Quella donna non sorride dal '79 e io le sono affezionato da morire.