26.11.07

L'Ultimo Grande Eroe


A mio modo di vedere, Nathan Never è stato l'ultimo personaggio italiano in grado di raggiungere un pubblico veramente massificato (nell'ambito del fumetto per ragazzi/adulti e avventuroso).
La sua vita editoriale nasce nel 1991.
Nel 1991 non c'era ancora internet, i manga stavano iniziando a invadere le nostre edicole con poche testate dalla incerta vita editoriale ("Zero" e "Mangazine" della Granata Press) e i gusti del pubblico ancora non si erano frazionati in mille sottogeneri, in centomila derive, nicchie e "specializzazioni". Nathan Never arrivò sulla scena accontentando tutti.
Il merito della banda dei sardi era quello di aver creato un personaggio trasversale che centrava in pieno la generazione a cui gli autori appartenevano, una generazione fatta di ex- lettori dei super eroi Corno, spettatori televisivi della prima ondata di cartoni animati giapponesi (che ancora sospiravano a sentire il nome di Peter Rey e del suo Gundam), che al cinema si era esaltata con Blade Runner, Alien, Terminator e Aliens, e la cui libreria era piena di Urania con le copertine di Karel Thole.
Allo stesso tempo, Nathan  riusciva a parlare a un pubblico trasversale: da una parte il lettore classico della Bonelli che cercavano quella "Avventura" con la "A" maiuscola che è sempre stata il marchio di fabbrica della casa editrice, dall'altra parte, il detective dell'Agenzia Alpha rendeva popolare un certo tipo di fantascienza che, fino a quel momento, era roba per soli iniziati (parlo di tutta l'esperienza nipponica, da Otomo a Shirow, passando pure attraverso Kanzaki e Tagami), sdoganandone gli stilemi per il pubblico di massa.
In poche parole, a differenza di molte altre proposte che seguirono, Nathan era un prodotto genuinamente mainstream in grado di arrivare ovunque.
E poi aveva uno straordinario gruppo di disegnatori e un copertinista che, aldilà di quello che se ne possa dire oggi, è stata una delle poche vere rockstar del fumetto italiano.
Tutto questo è stato ampiamente premiato: le vendite di Nathan Never furono straordinarie e rimangono ancora oggi il punto più alto della Bonelli post Dylan Dog.

Qui di seguito posto una chiacchierata avvenuta tra me e Medda a proposito del personaggio e delle ragioni del suo successo.


L'amico Medda dice:
"...venendo a Nathan, ragioni del suo successo se ne possono trovare diverse. Provo a elencarne qualcuna: 

1) novità effettiva della serie (fantascienza, la grande assente dal panorama bonelliano)

2) fantascienza "per tutti", cosa che fece inorridire i puristi, il pubblico tradizionale/tradizionalista di Urania, per intenderci. Cioè: capacità di divulgare temi fantascientifici e renderli accessibili a un pubblico *molto* più vasto di quello del settore. Hammer, una serie pur valida, non ebbe il successo di NN proprio perché mancava questo approccio: i fans duri e puri erano felicissimi, ma la serie non "bucava" il mercato, era rigorosamente SF e quindi risultava fatalmente "di nicchia".

3)  Costruzione del personaggio a tutto tondo: con un passato prossimo e un passato remoto (credo che Nathan sia l'unico personaggio Bonelli di cui è stata raccontata sia l'infanzia che la giovinezza, e perfino la vecchiaia). E poi una "macchia" nel suo passato, l'infedeltà alla moglie, l'involontaria "complicità indiretta" di Nathan nella morte di Laura. Questa, in termini bonelliani, era una novità, e anche forte.

4) Altre novità c'erano nell'impostazione narrativa e grafica delle storie, proseguendo una linea di innovazione che era cominciata ben prima di Dylan Dog, con la Storia del West di D'Antonio, e poi con Ken Parker. Anche in NN trovi storie dove Nathan è "poco protagonista", storie raccontate da punti di vista diversi, storie raccontate con le didascalie, storie raccontate "cinematograficamente": e poi un lavoro sulla griglia della tavola che costituisce probabilmente l'innovazione più grande della serie (poi mancata: le serie successive sono prontamente rientrate nei ranghi texiani delle 6 vignette regolari). Guardati certi albi di Casini o di Mari... "
Ma secondo me la chiave del successo è stata una cosa molto più semplice: era il fatto che a noi piaceva quello che facevamo, cioè ci piaceva quel tipo di fumetto lì, e quello volevamo fare: un fumetto avventuroso e "per tutti".

Più ci penso, e più sono convinto che un tipo di successo come quello di Nathan Never, non nato all'interno di un quadro produttivo di alto profilo commerciale (come le Winx, ad esempio) si potrà mai ripetere.
Personalmente credo che i gusti del pubblico si siano troppo frazionati e specializzati per avere di nuovo un fumetto popolare che faccia da "minimo comun denominatore" per una intera generazione di lettori... voi che ne pensate?