26.11.07

L'Ultimo Grande Eroe


A mio modo di vedere, Nathan Never è stato l'ultimo personaggio italiano in grado di raggiungere un pubblico veramente massificato (nell'ambito del fumetto per ragazzi/adulti e avventuroso).
La sua vita editoriale nasce nel 1991.
Nel 1991 non c'era ancora internet, i manga stavano iniziando a invadere le nostre edicole con poche testate dalla incerta vita editoriale ("Zero" e "Mangazine" della Granata Press) e i gusti del pubblico ancora non si erano frazionati in mille sottogeneri, in centomila derive, nicchie e "specializzazioni". Nathan Never arrivò sulla scena accontentando tutti.
Il merito della banda dei sardi era quello di aver creato un personaggio trasversale che centrava in pieno la generazione a cui gli autori appartenevano, una generazione fatta di ex- lettori dei super eroi Corno, spettatori televisivi della prima ondata di cartoni animati giapponesi (che ancora sospiravano a sentire il nome di Peter Rey e del suo Gundam), che al cinema si era esaltata con Blade Runner, Alien, Terminator e Aliens, e la cui libreria era piena di Urania con le copertine di Karel Thole.
Allo stesso tempo, Nathan  riusciva a parlare a un pubblico trasversale: da una parte il lettore classico della Bonelli che cercavano quella "Avventura" con la "A" maiuscola che è sempre stata il marchio di fabbrica della casa editrice, dall'altra parte, il detective dell'Agenzia Alpha rendeva popolare un certo tipo di fantascienza che, fino a quel momento, era roba per soli iniziati (parlo di tutta l'esperienza nipponica, da Otomo a Shirow, passando pure attraverso Kanzaki e Tagami), sdoganandone gli stilemi per il pubblico di massa.
In poche parole, a differenza di molte altre proposte che seguirono, Nathan era un prodotto genuinamente mainstream in grado di arrivare ovunque.
E poi aveva uno straordinario gruppo di disegnatori e un copertinista che, aldilà di quello che se ne possa dire oggi, è stata una delle poche vere rockstar del fumetto italiano.
Tutto questo è stato ampiamente premiato: le vendite di Nathan Never furono straordinarie e rimangono ancora oggi il punto più alto della Bonelli post Dylan Dog.

Qui di seguito posto una chiacchierata avvenuta tra me e Medda a proposito del personaggio e delle ragioni del suo successo.


L'amico Medda dice:
"...venendo a Nathan, ragioni del suo successo se ne possono trovare diverse. Provo a elencarne qualcuna: 

1) novità effettiva della serie (fantascienza, la grande assente dal panorama bonelliano)

2) fantascienza "per tutti", cosa che fece inorridire i puristi, il pubblico tradizionale/tradizionalista di Urania, per intenderci. Cioè: capacità di divulgare temi fantascientifici e renderli accessibili a un pubblico *molto* più vasto di quello del settore. Hammer, una serie pur valida, non ebbe il successo di NN proprio perché mancava questo approccio: i fans duri e puri erano felicissimi, ma la serie non "bucava" il mercato, era rigorosamente SF e quindi risultava fatalmente "di nicchia".

3)  Costruzione del personaggio a tutto tondo: con un passato prossimo e un passato remoto (credo che Nathan sia l'unico personaggio Bonelli di cui è stata raccontata sia l'infanzia che la giovinezza, e perfino la vecchiaia). E poi una "macchia" nel suo passato, l'infedeltà alla moglie, l'involontaria "complicità indiretta" di Nathan nella morte di Laura. Questa, in termini bonelliani, era una novità, e anche forte.

4) Altre novità c'erano nell'impostazione narrativa e grafica delle storie, proseguendo una linea di innovazione che era cominciata ben prima di Dylan Dog, con la Storia del West di D'Antonio, e poi con Ken Parker. Anche in NN trovi storie dove Nathan è "poco protagonista", storie raccontate da punti di vista diversi, storie raccontate con le didascalie, storie raccontate "cinematograficamente": e poi un lavoro sulla griglia della tavola che costituisce probabilmente l'innovazione più grande della serie (poi mancata: le serie successive sono prontamente rientrate nei ranghi texiani delle 6 vignette regolari). Guardati certi albi di Casini o di Mari... "
Ma secondo me la chiave del successo è stata una cosa molto più semplice: era il fatto che a noi piaceva quello che facevamo, cioè ci piaceva quel tipo di fumetto lì, e quello volevamo fare: un fumetto avventuroso e "per tutti".

Più ci penso, e più sono convinto che un tipo di successo come quello di Nathan Never, non nato all'interno di un quadro produttivo di alto profilo commerciale (come le Winx, ad esempio) si potrà mai ripetere.
Personalmente credo che i gusti del pubblico si siano troppo frazionati e specializzati per avere di nuovo un fumetto popolare che faccia da "minimo comun denominatore" per una intera generazione di lettori... voi che ne pensate?

63 commenti:

MarcoS. ha detto...

Io invece credo che fumetto che coinvolgerà un gran numero di persone arriverà. il problema è che spesso e volentieri i personaggi che arrivano sono troppo poco legati ai gusti moderni. senza nulla togliere a questi personaggi sono tutti troppo legati ad un passato...facendo esempi tuoi potrei citare Dante...l'errore ha parer mio che non gli ha dato successo è l'essere stata una serie che viveva delle serie tv anni 80/ 90 e della letteratura pulp 30 / 40 tutto cercando di modernizzare...ma il pubblico di riferimento è e resta quello dai 30 in su. Bisogna prima prendere il genere giusto poi il personaggio giusto questo è quello che penso io.

RRobe ha detto...

Quindi scrivere solp fumetti per gente "matura"?
Ma guarda che "il soldi" (leggasi pure: il successo editoriale) stanno altrove.

MarcoS. ha detto...

no quello che dico è il contrario. a volte i personaggi presentati sono solo per gente matura vedi volto nascosto

Antares ha detto...

Non ho mai letto NN, non mi piace il genere sf, quindi ho vissuto poco il fenomeno.
Il fumetto che coinvolgerà un gran numero di persone arriverà? La vedo dura...
Certi fenomeni del fumetto italiano quali Diabolik, Tex o Dylan Dog non nasceranno mai più!
Meglio puntare sulle mini serie e ritagliarsi una nicchia nell'immaginario collettivo.

MarcoS. ha detto...

quando dico che il pubblico di riferimento è quello dei 30 in su dico che un tipo di serie ha ovviamente attratto più persone di quell'età che tipo un 20

Antares ha detto...

il fenomeno manga ha plasmato a sua immagine e somiglianza i lettori

MarcoS. ha detto...

e come l'ha plasmato?

puccio ha detto...

Nell'esaminare le determinanti del successo di NN non tralascerei l'effetto "fionda" generato dal fatto di nascere nel periodo d'oro di Dylan Dog. Tutti quelli (me compreso, che ero un pischelletto nel 1991) che compravano DD (e all'epoca erano tanti, ma tanti) credo che si siano comprati per lo meno un numero di NN (anche solo per speranze speculative, visto le cifre che avevano raggiunto i DD). Poi, il resto dei motivi giustamente citati, e il valore degli autori, ha fatto il resto.

puccio ha detto...

Tra l'altro, dopo averlo abbandonato attorno al 150 per un rigetto da bonelliano, sono tornato di recente a comprarmi qualche NN sparso, e l'ho trovato veramente in forma. Vietti mi piace un casino, e pure Medda non ha perso lo smalto. Molto curioso di vedere le future evoluzioni post 200.

RRobe ha detto...

Sull'effetto fionda mica ne sono troppo sicuro.
Perché non ha investito pure Nick Raider che è uscito proprio tra Dylan Dog e Nathan Never?

MarcoS. ha detto...

perchè era anche quello un poliziesco vecchio stile?

Avion ha detto...

Analisi impeccabile, secondo me.
Io stesso sono un fervente lettore di NN. Prima di iniziare a leggerlo, quasi per caso a 14 anni, per me la fantascienza erano Star Wars e Star Trek, non conoscevo minimamente il "cyberpunk" e altri sottogeneri fantascientifici che in NN sono trattati. In più, la fantascienza non è il fine ultimo della serie, come sarebbe stato facile fare: non pone le meraviglie del futuro come nodo centrale, racconta comunque storie di persone, e quindi è anche la nostra storia, perché il cuore dell'uomo non cambia mai.

DIFFORME ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Antares ha detto...

@marcos

l'ha plasmato aggredendo e saturando prima di tutto il mercato italiano relativo ai fumetti, e poi proponendo uno stile narrativo che è troppo lontano da quello europeo e che abitua il lettore ad un certo stile.
Il lettore medio di manga non legge altro che manga e rappresenta un buon 50% del lettore di fumetti contemporaneo.

Spero di non aver detto troppe cazzate :D

Luigi Serra ha detto...

Premetto che conosco Medda da almeno 18 anni, e quindi ho praticamente visto nascere Nathan Never. Secondo me i meriti che ha avuto la serie e l'innovazione che ha portato non sono ancora stati capiti. All'interno della Bonelli tutto quello che è venuto dopo ha ingnorato o quasi le novità di Nathan Never. Proprio in questi giorni rileggevo dei vecchi numeri della serie e sono rimasto sbalordito del livello qualitativo di alcune storie di Medda. Di fatto io considero Michele Medda uno dei tre migliori sceneggiatori italiani. Gli altri sono Castelli e Sclavi. Per fugare ogni dubbio, non sono ne fratello, ne parente di Antonio Serra.

RRobe ha detto...

Che fine ha fatto il commento di Difforme (a cui avevo pure risposto e che era anche interessante)?

DIFFORME ha detto...

un contributo "esterno" (nel senso che non seguo assiduamente fumetti seriali): la maggior parte delle nuove testate bonelli o bonellidi nascono vecchie come il cucco (ammetto di non aver mai letto JD, magari è un'eccezione), sia graficamente -copertine comprese- che narrativamente, l'unica degna di nota degli ultimi anni è stata GEA (soprattutto la seconda parte), tutto il resto è noia,
e non noia "elitaria o autorale" ma noia "emotiva"...
fine contributo

Avion ha detto...

Parentesi.
Che depressione vedere il prezzo di 2300 lire di 13 anni fa, mentre ora, al cambio, è 5228 lire.
Ah, l'inflazione.

puccio ha detto...

Azzardo una spiegazione: il numero 1 di NR esce nel giugno 88. All'epoca DD veleggia attorno al numero 20. Il "fenomeno" DD non era ancora all'apice (credo). Quando il grande pubblico (quello grande davvero, quello che praticamente comincia a leggere fumetti con DD e le sue ristampe) si avvicina al mondo bonelli, NR esce già da qualche mese. Il numero 1 di NN invece esce in pienisimo boom (l'epoca degli strilloni in copertina, 800000 copie vendute). Complice anche un'ottima strategia di teasing della SBE (NN lo sa!), il pubblico si incuriosisce (e spera anche di fare un buon investimento). E compra. Poi, come già detto, entrano in gioco tutti gli altri fattori, fra cui ovviamente la qualità (alta) delle storie e dei disegni.


Poi magari sto dicendo cazzate (probabile, io all'epoca c'avevo 11 anni), però in parte qualcosa di vero credo ci sia.

MarcoS. ha detto...

se non lo sai tu che il blog è tuo(sì lo sò oggi sono particolarmente spiritoso)

RRobe ha detto...

No, probabilmente ha ragione, Puccio.

MarcoS. ha detto...

dopo NN la serie più venduta è Julia giusto?

RRobe ha detto...

Yes.
Altra serie che è riuscita a torvare un pubblico trasversale anche se non mainstream come quello di NN.

MarcoS. ha detto...

allora mettendo NN in mezzo e dato che molti dicono che il successo è perchè dyd gli ha fatto da spinta...perchè dyd è stato un successo... è xkè Julia è andata bene e non benissimo mentre altre serie rasentono...io penso sempre a Brendon è sempre andata male o a cominciato dopo un pò?

DIFFORME ha detto...

l'ho editato e ripostato...

RRobe ha detto...

Brendon è partito come bimestrale in un periodo di bassa per la Bonelli, o sbaglio?

MarcoS. ha detto...

bimestrale si...non so se era di bassa...mi pare che nessuna serie era stata chiusa e ne nascevano altre.

puccio ha detto...

Sempre a proposito di buon marketing, un paio di giorni fa su La Nazione (:faccina-che-vomita:) c'era in prima pagina la promo di Nemrod e Khor. Mi chiedo se la SBE faccia cose simili, all'uscita delle sue testate nuove (io non ne ho mai viste). Eppure secondo me frutterebbero.

MarcoS. ha detto...

ho fatto quell'esempio perchè in qualche modo secondo me era la serie che poteva prendere di più...era un serie dopo bomba con venature fantasy...una cosa abbastanza nuova per il panorama italiano. poi chiaverotti l'ha forzata in una serie thriller.

RRobe ha detto...

Dylan venne promozionato sui quotidiani.
In genere, cmq, l'ufficio stampa della Bonelli è piuttosto buono e ogni nuova uscita è segnalata sui quotidiani nazionali con almeno un articolo (vedi Brad Barron).

MarcoS. ha detto...

be la pubblicità è sempre buona anche per i bonelli... il punto è anche creare il fenomeno...quando rrobe analizza l'action e parla di die hard ricrea interesse sull'action e quindi crea il campo per 911...un prodotto può ho seguire i gusti o meglio ancora crearli.

puccio ha detto...

Si, ma gli articoli interni li leggono i soliti tre gatti già interessati, mentre una pubblicità in prima pagina (con scritto bene in evidenza: Numero 1!) IMHO sarebbe più efficace. Anche i vecchi cartelloni giganti da fuori dell'edicola, è tanto che non li vedo.

Poi sono sicuro che alla Bonelli sanno fare i loro conti, si fa pour parler.

Fabio... ha detto...

Io non ho seguito Nick Raider per le copertine...
Cioè, non sono mai stato un fan del giallo vecchio stampo e la cover GIALLA faceva presagire quello... Una forte identità iconografica ha "chiuso" la testata in un immagine precisa...

Tempo dietro ho letto i NR disegnati da Toppi, ma perchè adoro Toppi, le storie non mi son discpiaciute, ma a quel punto era troppo tardi...

NN lo compro dal primo numero, e l'ho sempre amato, io che non ho mai amato StarTrek post Kirk, mi sono subito affezionato a questo protagonista triste e al suo mondo "cupo"...

Luigi Siviero ha detto...

E' arrivato anche dopo: Dragon Ball.
Secondo me poteva ripetersi negli anni scorsi con Ultimate Spider-Man ma non si raggiunge la massa con le aste su e-bay.

Perché non dovrebbe ricapitare con un fumetto italiano? Magari allontanandosi dalla strada dei disegnatori realistici che per me è un vicolo cieco.

RRobe ha detto...

Riguardo a Dragon Ball: leggi cosa ho scritto nella prima parentesi dell'intervento.

dario dp ha detto...

Il problema del fumetto italiano IMHO è proprio il target. Ha ragione chi dice che si scrivono cose per 30enni.
Dylan Dog ha sfondato perché era comprato e amato (anche) dai liceali. Sclavi aveva perfettamente intercettato e raccontato i sentimenti e le turbolenze di una generazione giovane e in crescita.

Gea avrebbe forse potuto fare lo stesso, ma da un punto di vista commerciale è stato (secondo me) un suicidio farlo in formato bonelliano e semestrale. Io avrei provato un formato americano di poche pagine più rubriche varie, ma a cadenza mensile.

le cose migliori degli ultimi anni (magico vento, Dampyr, Napoleone e in fondo ance John Doe) sono per vari motivi troppo adulti

Jonathan Steele invece si è snaturato prima ancora di andare in edicola, trasformandosi in un fumetto che è restato una via di mezzo tra l'idea di una testata giovane e un racconto alla fine troppo adulto.
Non è un caso che l'altro successo (Julia) abbia raccolto lettori tra le fanciulle in cerca di trame soap. L'unica strada è allargare il bacino dei lettori.

DIFFORME ha detto...

l'unica strada è quella già adottata dagli americani, far lavorare su fumetti seriali degli autori "autorali" lasciando ampia libertà espressiva e creativa....

DIFFORME ha detto...

chairamente serie nuove create dagli autori stessi, magari miniserie più consone alla narrazione "d'autore"

MarcoS. ha detto...

il discorso credo a sto punto che è chiaro per tutti. le serie partono spesso con l'essere adulte per adulti...a me piacciono le serie oggi esistenti in Italia ma è palese che è così...non è facendo fantasy che ci si avvicina ai giovani...certo aiuta ma tutto deve essere puntato in quella direzione...dylan dog serie horror genere giovane per antonomasia...ma anche il contesto è giovane dall'assistente a tutto il resto. il liceale vedeva in block una figura paterna per dylan e in qualche modo ci si ritrovava. dylan non aveva relazioni stabili e ci si ritrovava. i manga piacciono perchè i loro personaggi crescono con il lettore.

Fabio... ha detto...

i manga piacciono perchè i loro personaggi crescono con il lettore.

...e perchè han tutte la 5° di seno :D

DIFFORME ha detto...

per chiudere il mio discorso e spiegarmi meglio: perchè non c'è una vertigo italiana?

DIFFORME ha detto...

mi rispondo da solo: invece c'è, la BD (pensando alle sue ultime proposte)

MarcoS. ha detto...

BD ovviamente sconta l'essere ancora una piccola media casa che non può o non se la sente di affrontare l'edicola. il trend imposto da garrett può dare una spinta verso una direzione vertigo. il puntare sempre di più sul recupero di vecchie serie italiane o sul lancio di nuove serie italiane è cosa ottimale. ma ciò non cambia Garrett, milano criminale e battaglia a chi possono piacere? al ragazzo dai 17 in su o al 30

DIFFORME ha detto...

penso a cose tipo "come un cane" scritte e disegnate da autori extra fumetto seriale ma anche a battaglia che è nato come fumetto indy ma soprattutto penso allo "stile" della BD e a quello che potenzialmente può diventare...

MarcoS. ha detto...

tendo ad interessarmi poco al volumone che non crea pubblico perchè non ha fedelizazzione. il fumetto seriale è quello che maggiormente m'interessa e che maggiormente può creare un fenomeno. come un cane è uno dei mie prossimi acquisti. ma preso il volume è finita.

MarcoS. ha detto...

la BD è la più grande casa indy del mondo...nel senso che se tu pensi alle cose prodotte o ripubblicate molto sono indy...battaglia, milano criminale, pulp stories e spray liz. dà dignita ad i volumi osando ma potendo anche osare di più. per anni ho pensato che quel destino poteva essere della magic press che una volta persi i diritti vertigo sarebbe diventata lei la vertigo italia. ma così non è stato ed ora resta la bd. ma la totale libertà dell'autore non basta se l'autore non mi dà qualcosa che non piaccia solo a lui ma a tanti.

DIFFORME ha detto...

intendevo lo stile, la grafica, l'impostazione, probabilmente una miniserie di una decina di volumi sarebbe il giusto compromesso tra serialità e autoralità, è fisiologicamente impossibile mantenere una qualità elavata in un arco narrativo più ampio (questo vale per tutti tranne che per il Risso di 100 bullett a cui dovrebbero fare un monumento, 100 puntate mai una tavola "buttata", UN MOSTRO!)

MarcoS. ha detto...

si sarebbe il giusto compromesso una miniserie di 10 volumi
ma dovrebbe allargare il bacino di utenza cosa che spero un giorno faccia.

DIFFORME ha detto...

basterebbe "vincolare" l'autore ad un lavoro "di e sul genere" per "costringerlo" ha realizzare un volume dal target abbastanza vasto senza tarpare le ali alla creatività e l'innovazione...

MarcoS. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
MarcoS. ha detto...

Sì così potrebbe anche andare. ma dovrebbe essere cmq un volume che materialmente fosse alla portata di tutti

DIFFORME ha detto...

è vero la magic press aveva il potenziale per essere una vertigo italiana, peccato che non abbia perseguito in quella direzione...

MarcoS. ha detto...

questo perchè chi seguiva la magic era già quel tipo di pubblico. purtroppo si è limitata a poche pubblicazioni e mal pubblicizate. la bd ha dovuto creare un suo pubblico ex novo.

DIFFORME ha detto...

anche quello di "inseguire" il pubblico è un falso mito,
dicevano bene i linea77 "ci metti anni per capire quello che va di moda OGGI", come dire quando hai capito cosa tira già è passato e tira qualcos'altro...

dario dp ha detto...

se vi scambiate il telefono fate prima ;-P

DIFFORME ha detto...

stiamo in topic o sbaglio??
e che cazzo per una volta che mi prendo 15 minuti per cazzaggiare amabilmente in rete...

Design270 ha detto...

3 cose:
1) Il giorno prima che pubblicassi il post sul fumetto porno, parlando tra amici dicevo che bisognerebbe lanciare qualche bella storia porno. Anche a fondo perso, il porno secondo me ha preso ad essere troppo sottovalutato.

2) Sta mattina parlavo di natan never con la mia stagista in studio perché gli facevo riordinare la serie nella libreria e lei non lo conosceva e toh, ecco che Rrobe parla di NN. Diavolo sto iniziando a pensare di avere delle cimici.
In ogni caso quoto PUCCIO sulla questione NN, "natan never lo sa! tum tum tutu tum" era il nostro inno alle medie. Io non ho mai più visto un batage simile in ambiente fumettistico.

3) Io ho pubblicato per Magic ma la politica editoriale Magic è un bel po' assurda, lo è sempre stata, avevano acquisito i diritti di Vertigo, DH e tutte le altre super fighe amerikene e praticamente i fumetti Magic si vendevano da soli.
Non conosco la politica editoriale di BD, per il momento ha pubblicato roba abbastanza figa ma non so se la definirei Vertigo Italiana. Non saprei definirla perché personalmente non capisco granché di meccanismi editoriali. Non ci trovo una linea coerente. Comunque Crippa è una bella scoperta di questi anni, semplice e cattivo al punto giusto.

DAVID MESSINA ha detto...

...mi sento solo di dire che di recente ho acquistato anche io NN (quello di Vietti e Olivares) dopo parecchio che non lo prendevo e l'ho trovato davvero buono!

Matta ha detto...

fai conto che la prima testata bonelli che ho comprato, ben prima di scoprire MM, è stato proprio NN. E per me che venivo appunto dai corno e dalla TV è stato un fulmine a ciel sereno! Ogni numero era sempre diverso ed era un'emozione. certo, dopo un certo numero l'ho lasciato...ma questa, come si suol dire, è tutta un'altra storia.

gianluca ha detto...

NN è, secondo me, il miglior fumetto seriale pubblicato in italia. Ne ho provati tanti (non tutti) e NN è quello che mi ha soddisfatto di più: buoni disegnatori, una continuity non-standard, un'ottima supervisione.
La continuity secondo me non è standard perchè nei primi 10 anni c'erano 3 o 4 "filoni" (e così sarebbe standard)... per poi scoprire che era un UNICO filone. Un enorme arazzo dai mille particolari!

e poi l'ottima superivisione di serra dà un carattere unitario alla serie: quando ci sono i cambiamenti, ci sono per tutti gli autori coinvolti, non solo per quelli che hanno ideato il cambiamento.

gianluca ha detto...

Con "911" (o MA-1) vuoi provare a riproporre la figura "Grande Eroe"?

(Per quanto NN abbia peculiarità che lo rendono diverso dal Grande Eroe comunemente inteso)

RRobe ha detto...

Voglio cimentarmi sulla figura dell'eroe.
Sarà un personaggio molto diverso rispetto a NN come spirito e attitudine ma condividerà con lui alcune caratteristiche proprie dell'eroe classico.

Banjo ha detto...

Sono Fan di NN fin dal primo numero. Li ho tutti, e tutti originali, a partire proprio dal numero 1 indimenticabile (Castelli)
Sono giunto a NN via DD (anche quello dal n1) con grande entusiasmo da amante della fantascienza.

I primi 60 numeri di NN sono qualcosa di spettacolare, Avventura con la A maiuscola, fantascienza presente in modo massiccio e facilmente interpretabile. Perfetto.

Poi come spesso accade per le testate Bonelli, una volta avviate prendo la piega del "socialmente utile" dando il via ad una serie di fumetti "sensibili" ai problemi più vari, dall'emarginazione, alla povertà e cosi via.
Morale, la fantascienza era solo il contorno scenografico in cui la Bonelli ambientava queste storie, e l'avventura... persa per strada.

Ad oggi ci ritroviamo con un NN che ha perso tanto di quell'avventura e ancora di più della fantascienza. Ora come ora è un poliziesco ambientato in un'epoca futura e basta... di tanto in tanto c'è la macchina che vola, il satellite che cade ecc... ma nulla a che vedere con il mondo fantascientifico dei primi 60 numeri.
Basta comprare uno dei numeri recenti per rendersi conto della trasformazione avuta dal fumetto.

in un incontro occasionale con Serra gli esposi questo mio "malessere" da amante della serie, mi rispose che era vero, che era cosi come dicevo... ma è quello che la maggioranze del pubblico richiede da un fumetto oggi giorno.

NN pare proprio seguire la stessa curva presa da DD, 70 numeri fantastici, impegno "civile" che ha portato ad un appiattimento della narrativa, ed ora un buon rilancio tornando alle storie horror di un tempo..

quanto ci toccherà quindi aspettare per ritrovare NN contro i vecchi cattivi? quelli armati di laser mononucleare? quelli che lo sfidavano ad arti marziali su satelli in orbita? o i Sapiens Sapiens venuti dal futuro? e tante altre che fatico persino a ricordare dagli anni passati...