27.11.07

Matlock si è mangiato il mio compito, maestra!


Scrivere non è mai un problema.
La pace e la tranquillità sono accessori. Un posto mio è accessorio. Un luogo privato è accessorio.
Ho imparato a fare le mie robe in mezzo a redazioni caotiche, in auto, al parco, in ospedale (prima o dopo qualche intervento, fa lo stesso), sul treno (con il passeggero del posto accanto che mi spia da sopra la spalla), al mare e via dicendo.
Riesco a scrivere quando mia madre mi racconta l'ultimo episodio di Matlock, quando c'è qualche donna che mi gira nuda per casa, quando il mio cane decide di dare la caccia ai quattro gatti che vivono nel mio appartamento, quando il mio telefono squilla più di venti volte in meno di mezz'ora...
Io scrivo sempre.
Non dico che sempre lo faccio bene ma, in una maniera o nell'altra, porto a casa il risultato.

Ma se proprio voglio scrivere comodo, ho bisogno delle seguenti cose:

- un pacchetto di sigarette nuovo e uno iniziato (Pall Mall blue, non transigo)
- un posacenere
- un accendino BIG (mai uno Zippo che si scarica sempre sul colpo di scena più importante)
- cerini (che non si è mai troppo sicuri)
- una confezione di Nescafè con annesso boiler e tazza
- qualcosa da sgranocchiare
- della musica hard rock
- tranquillità (musica hard rock a parte, ovviamente)
- internet
Ecco. Senza internet ci sto proprio male. Ma non per le ricerche. Quelle si possono rimandare e fare in un secondo tempo o, in casi tragici, affidare ai libri.
No, quello che mi serve davvero, è il vagabondare.
Posso stare davanti al computer anche 18 ore e scrivere 30-40 tavole in un giorno se strettamente necessario... ma se non ho una valvola di sfogo che mi permetta di farmi un giretto ogni quindici minuti, mi piglia male.

Quando tutte le istanze qui sopra elencate sono soddisfatte, io sono in pace con me stesso.
Trovo il mio ritmo e mentre sembra che non faccio nulla, che cazzareggi per blog e forum, fumando una sigaretta via l'altra... ecco che mi si materializzano in mano le pagine di sceneggiatura che mi servono per arrivare a pagare l'affitto e magari a comprarmi quel nuovo Mac, di cui forse non ho strettamente bisogno ma che non si può mai dire.
E' una specie di magia.
Una trance agonistica.
Una pratica zen.
Una Via.


Ora però, come lo andate a spiegare a quelli che vi guardano che quei quindici minuti che state passando sul sito di "Weapons of Ass Destruction -the serial-" fanno parte di un preciso metodo volto a migliorare la qualità e la quantità della vostra scrittura e non a farsi una sega?

E' uno sporco e ingrato lavoro quello di noi sceneggiatori seriali.
Ma qualcuno deve pur farlo.
Tanto meglio che sia io.