11.11.07

Una cena quasi perfetta (non il film)


Ieri sera, cena a casa d'amici.
Per l'esattezza, cena a casa di amici (molto simpatici) di Leomacs.
Ogni tanto una serata normale in mezzo a gente che non appartiene al giro dei fumetti fa bene, dicono.
Quello che conosco meglio è il Vasco, che è venuto accompagnato dalla sua bella moglie (che è di nuovo incinta), poi c'è un amico del calcetto di Leo anche lui ammogliato, una amica di Leo che conosco da qualche tempo, una giovane architetta single (che non ho mai visto prima) e il padrone di casa, un single piuttosto figo che cucina da dio e ne sa a pacchi sul giappone, essencoci vissuto per molto tempo e facendo (tra le altre cose) il traduttore.

Si mangia benissimo, loro bevono del vino che sembra ottimo, si ride, si scherza e si parla del più e del meno.
Un pelo radical chic ma conviviale.

Poi arriva il momento delle chiacchiere da salotto e la bella moglie incinta di Vasco mi chiede con fare preoccupato «ma allora... tu e la Rosy?»
Leo mette la sua faccia da imbarazzo mentre io, realmente tranquillo, rispondo che ci siamo lasciati da qualche mese ma che va tutto bene.
Lo sconcerto si dipinge sulla faccia della ragazza.
«Ma come... era una così brava e bella ragazza!»
«E lo so, ma certe cose capitano... siamo stati insieme cinque anni, poi è finita...»
Niente. Lo sguardo di scetticismo non scompare e io cerco di porvi in qualche maniera rimedio.
«...sto con un'altra persona adesso e ci sto benissimo e anche la Rosy sta bene...»
Adesso mi guarda in maniera scettica anche l'architetta.
Mi azzardo in un territorio minato e provo il tutto per tutto.
«...e poi, adesso, sto cercando di costruire un tipo di rapporto diverso dal solito... più maturo e evoluto, meno condizionato da certi schemi imposti dalla società che comunque mi sono sempre andati stretti...»
Grosso errore.
Lo sguardo costernato delle due diventa in un battito di ciglia quello degli scienziati di Roswell alle prese con un'autopsia aliena.
Leo coglie il momento di crisi e cambia discorso.

Altre chiacchiere, altro vino (per loro), poi i saluti.
Scendiamo tutti in strada per andare a riprendere le macchine.
Stringo la mano a tutti gli uomini in maniera franca e virile (cerco sempre di esser franco e virile, nei saluti) e bacio sulle guance le ragazze.
Quando arriva il momento di salutare la moglie di Vasco, la ragazza mi si rivolge con fare materno (che è proprio della sua condizione) e mi dice:
«Dai, cerca di sistemare le cose con la Rosy...»
Accanto a lei l'amica architetta mi guarda con un poco di pena e compatimento. Mi rendo conto che devono avere in qualche maniera frainteso la mia situazione e cerco di illuminarle.
«M-ma perché?... va bene così, l'ho lasciata io...»
La più totale incredulità si dipinge sul volto delle due.

«L'HAI LASCIATA TU?!!!»

Leo mi trascina in macchina sotto lo sguardo atterrito e disgustato della futura doppiamente mamma e della architetta (che lo ricordo, era la prima volta che vedevo in vita mia).
A quanto pare, il mio fascino figoso da fumettista/scrittore, evapora a contatto con la realtà della vita di tutti i giorni e se nel mio contesto può apparire credibile che io non abbia alcun problema a trovare delle donne interessanti e piacenti, la cosa diventa semplicemente improbabile agli occhi del mondo vero.

Nota per il mio ego:
se vuoi continuare a credere di essere a mezza via tra Axel Rose e Sid Vicious, smettila di frequentare il mondo reale.