11.12.07

[Anatomie Comparate] Spartan John 117. Il migliore guerriero che il mondo abbia mai conosciuto.


Nella rubrica “Intruder” del numero 5 di Game Pro, Alberto Belli (anche conosciuto come Eldacar) parla di “Halo 3” e riferendosi al prode Master Chief, afferma testualmente: “Uno dei più anonimi e mal caratterizzati eroi di sempre, e spero che almeno su questo si possa essere tutti d’accordo. ”
Io non sono d’accordo.
Il successo della serie di Halo è sicuramente derivato da un mucchio di fattori legati alle meccaniche del gameplay, alla realizzazione tecnica e artistica, alla meravigliosa colonna sonora e alle perfette implementazioni del multiplayer e all'hype generato da Bungie e Microsoft, su questo davvero non c’è dubbio... ma se tutto questo non fosse nobilitato dalla figura iconica dello Spartan John 117, meglio conosciuto come Master Chief, Halo e i suoi seguiti non sarebbero stati quel successo che invece sono.
Dal punto di vista ludico, Master Chief è l’evoluzione al suo massimo livello di quella che, in una precedente puntata di questa rubrica, ho definito come “corrente ortodossa” del videogame.
Il Chief è il più perfezionato discendente di quella anonime navicelle spaziali che solcavano i cieli dei glorisosi spara e fuggi dei bei tempi andati, è il nipote di Super Mario, il cugino di Link, il figlio del marine di Doom e il fratello atletico di Gordon Freeman.
Il Chief è l’avatar perfetto, un contenitore vuoto da riempire di se stessi e in cui riversare la nostra indole. Tutto nello Spartan è pensato per permetterci di “entrare” nel gioco e abbattere le barriere che ci separano dal mondo virtuale che la Bungie ha creato per noi. Master Chief è un personaggio che non oppone nessuna resistenza alla nostra invasiva presenza nella sua mente e nel suo corpo e che anzi, proprio attraverso la sua infinita versatilità nel combattimento e nell’azione, esalta le nostre qualità e minimizza i nostri difetti. Lo Spartan ci fornisce i mezzi per essere l’eroe che abbiamo sempre sognato ma non piega mai la nostra indole alla sua. Poco importa se il mio modo di essere uno Spartan è irruento e portato al combattimento ravvicinato mentre voi preferite un approccio cauto e pianificato sulla lunga distanza: qualsiasi sia la nostra natura di giocatori, Master Chief la soddisferà pienamente, non proferendo mai una parola in contraddizione con il nostro pensiero e rimamendo sempre pronto a sacrificarsi alla nostra volontà e alle necessità della trama.
In poche parole, sotto il punto di vista più prettamente videoludico, Master Chief è lo zenith del gameplay, lo strumento universale, il perfetto alter-ego, la personificazione di tutto quello che il media videogioco può offrire come suo patrimonio esclusivo.
Ma se fosse solo questo, il Times non lo avrebbe descritto come “la celebrità del nuovo millennio” e il suo nome non sarebbe sempre più spesso accostato a icone dell’immaginario come Spiderman, Frodo o Luke Skywalker.
Quello che rende speciale il Chief è il fatto di essere il figlio di narratori esperti del tutto diversi dai tanti improvvisatori entusiasti, ragazzini in delirio d’onnipotenza o presuntuosi pseudo-intellettuali che infestano il settore dei videogiochi.
Il primo impatto con lo Spartan è quello estetico ed è chiaro sin da subito che il lavoro di Marcus Lehto, Rob McLees e Shi Kai Wong è di primissimo livello: l’armatura del Chief è solo apparentemente generica e nelle sue linee eleganti si possono rintracciare idee di design evoluto. Lo Spartan è possente quanto armonico, i materiali della sua corazza sono segnati dall’usura e dai colpi ricevuti, a suggerirci che John 117 è un combattente con una lunga e interessante storia alle spalle, una storia che noi non potremo mai conoscere per intero ma che proprio per questo permette alla nostra immaginazione di viaggiare. Il colore del Chief è un verde quasi militare che sembra essere un rimando esplicito al colore di bandiera della Xbox stessa (e non è un caso che il Chief abbia un rapporto di totale osmosi con la macchina di casa Microsoft) e il visore dorato e a specchio è il tocco da maestro di una software house che non sembra lasciare mai nulla a caso. Nel visore del Chief il giocatore vede riflesso il suo volto, a sottolineare prepotentemente il tema della identificazione tra il giocatore e il personaggio, elemento cardine di tutta la serie.
Ma se il Chief è bello da vedere quando è fermo, diventa assolutamente perfetto quando si mette in movimento. Ogni postura dello Spartan 117 è realizzata in maniera da comunicare non solo il carattere del protagonista ma lo spirito della serie stessa. Il modo in cui il Chief corre, salta, spara e si erge su nemici e alleati,è un perfetto campionario della migliore retorica eroica e bellica. Nulla nel Chief è fuori misura e ogni suo gesto e posa è studiato per esaltarne l’eroismo, lo spirito di sacrifico e la sua epicità, senza mai scadere nella parodia, nell’eccesso o nel parossistico.
In Bungie prima hanno fatto in modo che guardare Master Chief fosse una esperienza esaltante quasi quanto interpretarlo e poi, grazie alla modalità “cinema” di Halo 3, sono riusciti a coniugare le due attività in un unico momento ludico di esaltante bellezza.
Ma il Chief non è solo estetica e dinamismo. Il personaggio è scritto benissimo con una tecnica in sottrazione. La proverbiale mancanza di loquacità di Master Chief non fa altro che esaltare le poche righe di dialogo che gli vengono concesse in ogni capitolo, il non detto del suo rapporto con Cortana sottolinea come tra i due ci sia un tipo di legame che trascende quello "consueto" tra un (super) soldato e una intelligenza artificiale, la maniera in cui i personaggi di contorno reagiscono alla sua presenza con gesti e sguardi, ci fornisce la misura dell’eroe meglio di mille e mille dialoghi o approfondimenti del background.
Master Chief è il più grande eroe di un videogioco di sempre, il primo ad essere creato con vero talento, competenza e, sopratutto, consapevolezza.
Lo Spartan John 117, amichevolmente noto come Master Chief ha guadagnato sul campo il pieno diritto di sedere alla stessa tavola di personaggi come John McLane, Jack Bauer, Dirty Harry, Spiderman, Superman... e John Wayne, naturalmente.

10 commenti:

Hellpesman ha detto...

Per me ha colto in pieno il senso dell'archetipo in pieno.
Per me Master Chief è un guerriero.
E ne consegue quindi che è un essere forte e atletico, esperto ed molto abile nell'antica arte del combattere e ovviamente nell'uso di armi e/o armature.

IL GABBRIO ha detto...

mi stai facendo approcciare al videogioco in un modo nuovo...e non so se è un bene!!! : D

DIFFORME ha detto...

non c'ho mai giocato ma a livello estetico mi pare il classico milite tecnologico con uno shoei da enduro in testa... anzi a guardarlo bene pare un crossista col fucile d'assalto

Daniele Barbiero ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
cyan ha detto...

Ma (parlo da ignorante di Halo e ciònonostante curioso) il riferimento al personaggio interpretato da Stallone in Demolition Man è incidentale o voluto?

Endriu ha detto...

Cos'è la modalità cinema? Oltre Halo 1 non sono mai andato...

Fabrizio ha detto...

Lo sai, che attendevo con ansia il nuovo capitolo delle Anatomie...

Mi piace quest'idea del delineare il personaggio in sottrazione.
Mi pare che capiti spesso nei videogame che i vari comprimari e antagonisti vengano caratterizzati di più del protagonista. E questo porta ad avere un ambiente (anche "sociale":) più approfondito e di riflesso un personaggio principale più delineato.
Penso ad Half Life 2 ed ai vari momenti in cui i PNG si rivolgono a Gordon Freeman.

Fab

Fabrizio ha detto...

Mi è venuto anche un altro esempio: Psycho Mantis e Solid Snake. Mantis è un cattivo delineato molto bene, rispetto ad un eroe dallo spessore più minimal...

Fab

scott_ronson ha detto...

interessante. Il concetto alla fine è abbastanza simile al guerriero senza volto che appare sulle copertine dei Manowar da Kings of Metal in poi...

RRobe ha detto...

Half Life è l'esatto esempio che in Bungie hanno tenuto ben in conto.