1.12.07

E intanto quel maledetto continua a scrivere...


Era il 1999, di questo ne sono certo.
Io e Diego (Cajelli) eravamo seduti su di una aiuola della fiera di Roma a una Expocartoon.
Io fumavo Diana Blu (e questo vi dovrebbe far capire quanto ero giovane), lui credo che fumasse Philip Morris gialle.
Parlavamo.
Nello specifico parlavamo di Faraci.
Chi cazzo era quel tipo, da dove era venuto e perché tutti gli facevano fare tutto?
Tito era una specie fumettara tutta nuova.
Era ardito, sfacciato e interdisciplinare.
Il bastardo scriveva di tutto, dalla Disney a Lupo Alberto, passando da Bonelli, Diabolik e pure Arthur King... riuscendo quasi sempre a dare la sua impronta personale e venendo ricoperto di premi e attenzioni, oltretutto!
Per noi, che all'epoca eravamo boriosamente fieri dell'epica della gavetta e del lavoro oscuro ma fondamentale del mediano, uno come Faraci era una specie di offesa personale. Non che non fosse bravo, sia chiaro. Era fottutamente bravo, specie con il topo. Ma perché a lui venivano date le chiavi del regno e noi toccava ancora stare sullo zerbino? Che aveva lui che non avevamo noi?

Ci ho messo un sacco di tempo per capirlo.
E' dovuta arrivare e passare la Factory, quasi 5.000 tavole di fumetti per l'Eura sono dovute essere state scritte, disegnate e pubblicate, ho dovuto mettere in piedi (con Lorenzo) John Doe e Detective Dante, ho dovuto collaborare con la Disney, l'Astorina, la BD, la Mondadori e la Bonelli, e - sopratutto - ho dovuto conoscere di persona Tito e lavorarci a stretto contatto, per capire a fondo cosa aveva lui nel 1999 che io e Diego ancora non avevamo:

Tito aveva talento e personalità.
(che è sono cose ottime ma non bastano)

Tito aveva professionalità.
(che è indispensabile)

Tito era un metodico e ossessivo bastardo.
(che aiuta)

Tito era un mastino.
(che certe volte serve pure mostrare i denti)

Tito era versatile.
(che è sempre più una cosa fondamentale nel nostro settore)

Tito sapeva essere la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto.
(e questa, mi dispiace dirlo ai tanti wannabe che sono là fuori, è una cosa che non vi può insegnare nessuno).

Il punto è che VOLER fare fumetti non basta.

"Farli" aiuta.
(altrimenti stiamo parlando di niente)

"Farli bene" è quasi indispensabile.
(che i fumetti brutti non vanno da nessuna parte e punto)

"Farli bene e saperli proporre" è fondamentale.
(che i complimenti della mamma fanno piacere ma non ci potete basare le vostre aspirazioni di carriera)

"Farli bene, saperli proporre e proporli al momento e nel posto giusto", è la chiave di tutto.
(che essere il miglior fumettaro del vostro condominio non serve per pagare l'affitto)

Se tra dieci anni vi ritroverete con le dita strette intorno a un palmo di mosche, seduti a piangere sul cesso mentre vi chiedete "cosa ho sbagliato?"... ripensate a questo post.
Non è detto... ma forse vi aiuterà a trovare la risposta alla vostra domanda.