7.12.07

Il Nemico e la panna.

E' una mattina fredda e limpida a Milano e Vero Amore zompetta allegramente in giro per la strada, manco fosse maggio a Villa Borghese.
Milanesi, pensa il Nemico. Ma che ne sanno di belle giornate?
Si accende una sigaretta, una Pall Mall come quelle di Philip K. Dick e Kurt Vonnegut e per un attimo si sente come loro: morto.
Il fianco destro gli sta suonando un motivetto a due voci composto da un doloretto persistente e fastidioso come un prurito, subito sotto la cassa toracica, più o meno dove lui immagina di avere il pancreas, e un dolore acuto, vivido e appuntito più giù, dove c’è il fegato.
Trascina un poco i piedi il Nemico e si sente scivolare via, verso il basso e dentro i suoi stivali.
L'uomo non ha proprio voglia di crepare in questo periodo e la ragione è poco avanti a lui.
Vero Amore si volta e gli sorride. Gli sta indicando un palazzo grigio tutto coperto di edera e sormontato da un'alba così rossa che può essere solo frutto dello smog. E’ felice come una bambina quell’adorabile deficiente. Lui la guarda e pensa che non potrebbe amarla più di ora.
«Non è bellissimo?»
«il palazzo o il cielo?»
«Tutti e due».
«Mah».
«A me l’edera piace un sacco».
«Perché?»
«Perché combatte, si arrampica, si stringe attorno alle cose... è una che non molla mica!»
«Sì ma alla fine cede... come le tette».
Vero Amore abbassa lo sguardo sulle sue tette, che per il momento reggono bene, ci pensa un secondo, poi lo rialza e sorride a quello spaventapasseri emaciato, con la faccia seminascosta dal fumo bluastro di una sigaretta puzzolente, fermo davanti a lei.
«Andiamo a casa e mi monti come la panna?»
Il Nemico valuta rapidamente il dolore al fianco, le sue gambe molli e la stanchezza che si sente nelle ossa. Poi decide che vale la pena provarci. Gli costasse pure la pelle.