10.12.07

[preview] It Came From the Desert -2-



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La prima volta che in giro si sentì parlare dei ragni fu attraverso il web (se mi perdonate il gioco di parole) con una mail che rimbalzò di computer in computer, fino ad arrivare all’attenzione dei media nazionali.
Il testo della lettera non solo riportava le caratteristiche salienti di queste creature (veloci, notturne, carnivore, velenose) ma includeva anche una foto che raffigurava uno dei nostri militari in Iraq con in mano due ragni lunghi una quarantina di centimetri, che tentavano di divorarsi l’un l’altro. I servizi segreti di disinformazione del paese passarono immediatamente alla controffensiva: CIA, FBI, NSA e un mucchio di altre organizzazioni talmente segrete da non avere neppure una sigla, si diedero un sacco da fare per insabbiare in fretta tutta la faccenda e nel giro di un paio di giorni la mail venne bollata come falso. Un gran numero di zoologi perse tempo a spiegare al lobotomizzato pubblico televisivo che quelli nella foto non erano altro che banalissimi ragni cammello, una specie del tutto innocua di aracnidi, e che le loro straordinarie dimensioni erano il frutto di un gioco prospettico e dell’aberrazione fotografica.
In poche parole, tutta quella faccenda era soltanto uno scherzo organizzato da qualcuno dei nostri ragazzi al fronte.
Pochi mesi dopo, durante l’operazione Phantom Fury, il popolo americano scoprì quanto può essere mortale uno scherzo.
Il nostro obiettivo era quello di eliminare le forze insurrezionali e terroriste dalla città di Fallujah e catturare Abu Musab Al Zarkawi, terrorista e leader del gruppo Ansar Al-Islam.
Il contingente americano era formato da circa diecimila uomini della 1^ divisione USMC, con i reggimenti marines 1°, 2°, 3°, 5° e 8°, appoggiati da MBT Abrams, blindo ruotate Lav-25, elicotteri da combattimento Cobra, bombardieri C130 Spectre e elementi operativi della 3^ brigata irachena.
Contro di noi tra duemila e tremila iracheni-jiadisti-miliziani del Partito Baath, ex militari della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein e volontari yemeniti, sauditi e nordafricani.
Il piano d’attacco era relativamente semplice e prevedeva l’isolamento della città di Fallujah, predisponendo un anello di sicurezza per chiudere tutti gli itinerari di scampo dalla città, con il fuoco aereo e quello dei blindati a eliminare il grosso delle unità insurrezionali e terroriste.
I nostri uomini sarebbero dovuti avanzare da nord a sud su un fronte continuo, via dopo via, casa dopo casa, rastrellando ogni sacca di resistenza.
Ma dopo il primo bombardamento intensivo sulla città a base di bombe daisy cutter sganciate dai nostri C130, i ragni cominciarono a uscire a migliaia dai crateri che si erano formati e si misero a fare quel loro verso strano, quell’insopportabile urlo che mi terrorizza ancora oggi. Poi balzarono addosso ai nostri ragazzi e ai muslim e sciamarono da tutte le parti.
Il resto furono solo sangue e urla.


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Se c’era una nozione inesatta in quella prima lettera che avvertì il mondo dell’esistenza dei ragni, riguardava le loro dimensioni. Gli esemplari raffigurati nella foto erano dei cuccioli - poco più grandi di un gattino domestico - mentre un guerriero adulto (o Shelob come lo chiamiamo noi grugni) ha più o meno le dimensioni di una grossa mucca o di un cavallo e si muove a una velocità sorprendente. Le sue otto zampe, ricoperte da ispidi peli scuri, gli permettono di compiere balzi di quasi sei metri in altezza e dieci in lunghezza e quando corre può spingersi fino alla velocità di trenta chilometri orari, anche se solo per brevi tratti. Le sue chele anteriori sono usate principalmente per attaccare la preda e sono dannatamente forti e resistenti: ho visto con i miei occhi un sergente artigliere di oltre centoventi chili venire trapassato da parte a parte da uno di quegli affari e spero che se mai dovessi fare la stessa fine (e la possibilità non è affatto remota) qualcuno mi spari in testa prima che mi possa rendere conto di quello che sta succedendo.
Uno Shelob maschio non è dotato di filiere quindi, se doveste trovarvi alle prese con una di queste bestiacce, non state a preoccuparvi di finire invischiati nella sua ragnatela ma badate piuttosto al suo morso, in grado di iniettarvi un veleno paralizzante simile alla novocaina (ma molto più veloce e efficace). Una volta paralizzati siete fottuti: lo Shelob vi divorerà vivi, cominciando dalle parti più molli del vostro corpo (che per la cronaca, sono i vostri i genitali) per poi pasteggiare con gli intestini e alla fine, ma solo alla fine, succhiarvi via il cervello dal cranio.
Iniziate a capire perché l’idea di diventare una vecchia baldracca alcolizzata giù a casa mia invece di starmene qui a vedermela con queste robe non mi sembra più così brutta?
Ora non vogli darvi l’impressione di essere una che vede tutto nero, eh? Ci sono anche degli aspetti positivi. Gli Shelob sono solifugi, per esempio. Significa che non amano la luce del sole e preferiscono muoversi di notte. Questo ci dà un bel vantaggio in battaglia, anche se alle volte capita che una di queste bestie sia così disperatamente alla ricerca di un’ombra sotto cui rifugiarsi da mettersi all’inseguimento della nostra.
Questo è più o meno tutto quello che c’è da sapere sui guerrieri maschi, a parte il fatto che nessuno è ancora riuscito a spiegare come e perché producano quell’orribile suono quando attaccano. Quanto alle femmine, non ne ho mai vista una di quelle baldracche. Sono piuttosto rare e mi rifiuto di credere alle storie che mi hanno raccontato su di loro.
Ora perdonatemi, ma il mio turno di guardia è finito e ho voglia di andare a stendermi in branda. Dubito che riuscirò a dormire stanotte.


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“Perché siamo ancora qui?”
“Perché ce lo hanno ordinato.”
“Non parlo di questo cazzo di villaggio di merda, parlo del cazzo di Iraq del cazzo.”
“Conosci la versione ufficiale, Marion ... siamo qui per lottare contro il terrorismo e stabilire una pace duratura.”
“E i cazzo di ragni che c’entrano?”
“Niente. Sono un’avversità ambientale come le tempeste di sabbia.”
“Col cazzo! Quelle bestie ci vogliono morti...”
“Vogliono morti anche i muslim. Per loro non fa alcuna differenza.”
“Io dico che dovremmo sbattercene le palle e filarcela via da questa merda!”
“Dalle mie parti si dice che chi rompe paga e i cocci sono suoi.”
“Che cazzo vuoi dire, Johnson?”
“Che i ragni li abbiamo fatti uscire noi con i bombardamenti... è colpa nostra se quelle bestiacce sono venute in superficie attraverso i crateri creati delle daisy cutter.”
“E chi cazzo se ne frega? Non potremmo lasciare i fottuti muslim a vedersela con loro? Prenderemmo due piccioni con una fava!”
“Sai cosa c’è sotto terra oltre ai ragni?”
“Altre bestiacce?”
“Il petrolio.”
“Cazzo.”
“L’hai detto.”


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Un fireteam è la più piccola unità militare che ci possa essere. Si tratta di una squadra di pochi uomini o donne (come la qui presente) con specifiche abilità complementari, in grado di operare efficacemente anche in assenza di un ufficiale. Il fireteam è la spina dorsale di ogni esercito moderno. Una squadra ben addestrata è in grado di tenere sotto controllo un’area di cinquecento metri in azioni militari in campo aperto, di consolidare una posizione difensiva per giorni e di combattere strada per strada, casa per casa se necessario. E tutto questo può farlo da sola e in totale autonomia. Ogni membro di un fireteam ha un suo ruolo specifico ed è abituato a collaborare con i suoi compagni. La vita della squadra dipende dall’affiatamento dei suoi membri e dalla competenza con cui ognuno di loro svolge il suo lavoro.
Il fireteam di cui faccio parte è composto dal soldato scelto Rod Weismann (nome in codice Ready), armato di fucile d’assalto M4A1 e facente ruolo di ricognitore, il sergente William Johnson (nome in codice Team), armato di M4A1 con lanciagranate M203, artigliere e leader del gruppo, il soldato scelto Clarence Meyers (nome in codice Fire), armato di mitragliatrice pesante M249, secondo in linea di comando e latore di morte, e infine la sottoscritta: il soldato semplice Marion Grey (nome in codice Assist), con il mio cazzo di MP-5N Heckler & Koch da 9mm a tracolla e un mucchio di munizioni extra da distribuire agli altri della squadra, in caso di necessità.
La nostra specialità sono i rastrellamenti urbani. Ce ne andiamo a zonzo per le città e i villaggi, sfondiamo porte, abbaiamo ordini a destra e a manca e spaventiamo a morte i civili. Sembra una cosa brutta ma in realtà non facciamo altro che distribuire libertà e democrazia a gente che non conosce nemmeno il significato di queste parole.
Per voi civili è difficile da capire ma in certi casi non è possibile andare troppo per il sottile.
Un’altra cosa buona del nostro lavoro è che ci tiene generalmente lontano dai ragni. Quei mostri non amano le città e preferiscono starsene nelle loro grotte o sotto la sabbia del deserto, pronti a saltarti addosso per morderti il culo.
Nelle zone abitate questo non succede a meno che non ci siano stati dei bombardamenti. In quel caso è meglio tenere d’occhio i crateri perché non è mai detto che uno di quei cosi non decida di venire a farsi un giro in paese. È per questo che uno dei nostri compiti è quello di individuare le buche potenzialmente pericolose, gettarci dentro una flashbang al fosforo per accecare e far retrocedere gli eventuali ragni, e poi lanciare qualche granata di quelle che fanno il botto per sigillare la buca. L’unico problema è che i nostri ragazzi non ci sono andati leggeri con i bombardamenti e di buche ce ne sono tante e non puoi mai essere certo di averle chiuse tutte. C’è il caso che se ne hai lasciata aperta qualcuna, le vibrazioni delle granate che hai lanciato nelle altre attirino l’attenzione dei ragni, spingendoli a venire fuori da quell’unico singolo cazzo di cratere che hai trascurato. Alle volte capita che ti ritrovi con quei mostri che ti sciamano tutt’intorno e crepi chiedendoti cosa cazzo hai sbagliato.
Nessuno di noi grugni abbassa mai la guardia e siamo sempre scrupolosi nel nostro lavoro: l’idea di poter essere divorati vivi ci spinge alla massima professionalità, questo è certo.


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Se l’Iraq è il buco del culo del mondo, la città di Hawija è il buco del culo dell’Iraq.
Si trova a trenta miglia da Kirkuk a nord di Baghdad e per farvi capire quanto è brutto questo posto vi dico che che la prima volta che ci ho messo piede ho pensato di trovarmi a Detroit, solo senza il clima di merda. Non vorrei apparire ingiusta però: l’aspetto della città non è solo colpa del discutibile gusto urbanistico dei muslim. E’ probabile che anche il bombardamento a base di napalm e di bombe tradizionali da 250 Kg operato dai nostri C-130 abbia dato il suo contributo allo squallore generale. Detroit non l’ha mai bombardata nessuno, invece.
Prima del nostro intervento, Hawija era una roccaforte dei nazionalisti sunniti e brulicava di esaltati pronti a farsi saltare in aria per il solo gusto di farci un dispetto. Dopo il bombardamento la situazione non è cambiata di molto, solo che ora la città è costellata di buche e crateri e questo significa che adesso ci dobbiamo guardare anche dai ragni oltre che dai terroristi.
La nostra compagnia è impiegata in un’operazione seek and destroy: rastrellamenti strada per strada in cerca di sacche di resistenza, case matte e di qualsiasi altra cosa non ci vada a genio. Le squadre di bonifica e demolizione non sono ancora passate a chiudere le buche e noi abbiamo l’ordine di illuminarle con un radiofaro satellitare ma di lasciarle perdere, che chiuderne solamente alcune certe volte provoca più danni che lasciarle aperte tutte. Del resto i demolitori non lavorano tranquilli quando sanno che un muslim potrebbe sparargli nella schiena e quindi tocca a noi rendere l’area sicura in modo che possano svolgere il loro lavoro. In altre parole: non puoi liberarti dai ragni se non ti sei prima liberato dei terroristi ma non puoi liberarti dai terroristi senza attirare i ragni. Sembra un problema senza soluzione, non vi pare? E infatti è proprio così.






Dopo aver postato il primo paragrafo, ho pensato che non mi avrebbe fatto male postarne qualcuno di quelli successivi. Così... tanto per sentir cosa ve ne pare e magari ricevere qualche critica utile.
Sia chiaro, è una versione "beta" ancora non passata sotto alcuna supervisione da parte dell'editore.
Intendetela come una sorta di preview, tipo quando si postano le tavole di un fumetto ancora in lavorazione e tutte da sistemare.

22 commenti:

Randall ha detto...

E' un'idea stupenda e il soggetto è ottimo, ne uscirebbe un'ottima miniserie, secondo me. :)

Giuseppe Latanza ha detto...

Wow, stupenda complimenti sei uno scrittore(sceneggiatore)con i contro fiocchi. Non vedo l'ora di leggere il seguito!!!!!!!!!!!!

Jack the Monkey ha detto...

Allora... cose che mi sono piaciute: il tuo saper recitare. Io credo che, specie in racconti di questo genere, la capacità di uno scrittore di "interpretare" la parte del personaggio, farlo parlare e atteggiare in un certo modo, sia fondamentale. A te riesce proprio bene e Marion è molto convincente. Poi, se posso suggerire, credo che un giorno sarebbe utile a tutti i "wannabe" avere qualche dritta proprio sul "lavoro di ricerca" a monte di un racconto come questo, perchè mi pare che qui sia stato molto accurato.
Cose che non mi sono piaciute: per ora i ragnacci non mi fanno paura. Occhio, magari non è nemmeno il tuo scopo che ne facciano o magari faranno più paura tra un po'. In ognuno di questi casi, ritiro la critica. Se però devono fare paura, direi che - malgrado le descrizioni decisamente toste - al momento mi sembrano piuttosto "un problema in più" che non un "che cazzo sono 'sti mostri?". Poi, è soggettivissimo, eh.

scott_ronson ha detto...

La citazione nel titolo alla Cinemaware è da applausi...

Fabrizio ha detto...

Sì, è fico.

(Piccola parentesi idealista sul fatto che i ragni non ci sono in Iraq e i soldati muoino a sciami ugualmente. F@nçùl* Bush...)

Per il resto è fico.
Concordo con jack the monkey, ma credo che questo sia per ora una sorta di resoconto di Marion.
Le regole del gioco, insomma.
Quando le bestiacce dovranno fare paura, la faranno.

Però secondo me, fossero più piccoli o ce ne fossero di più piccoli. Tipo, Alien è grande un po' più di un uomo, regina esclusa.

Insomma, tanti e non grandi come un veicolo...

Secondo me sarebbero più fighi.


FAb

DIFFORME ha detto...

ammettilo l'idea t'è venuta vedendo transformers, vero?!?

RRobe ha detto...

No, me ne sono reso conto dopo.
L'idea m'è venuta perché volevo scrivere una roba sull'Iraq senza dare l'impressione di stare a scrivere seriamente.

Planetary ha detto...

Mi piace di più la parte asciutta è fredda della prima parte con tanto di descrizione di armi & armamenti (mi piace perchè non è autocompiacente).

Non mi prende proprio il dialogo, sorry :( Troppo pulp, pure troppo.

PS: e perchè non soldati italiani?

Planetary ha detto...

Ehm, volevo dire "autocompiaciuta" :|

RRobe ha detto...

Ci ho pensato dopo che avrei potuto usare soldati italiani.
Il fatto è che avrebbe cambiato il senso della storia che ho in testa.
L'idea era di mettere in scena un meccanismo perverso che alimenta se stesso: gli americani buttano le bombe e risvegliano i mostri, per eliminare i mostri buttano altre bombe e via con il serpente che si morde la coda.

Per quanto ritenga discutibile la posizione dell'Italia, non la ritengo altrettanto colpevole quanto quella degli USA.

Planetary ha detto...

E quindi si ritorna ad un horror "bacchettone" :)

RRobe ha detto...

Bho.
Non è neanche un horror quanto un racconto di fantascienza bellica.
Comunque sia, sì... si torna al fantastico come metafora (che se va bene per "L'invasione degli ultracorpi", allora va bene anche per me).

Avion ha detto...

Mmh... Non ho mai visto un marine con un MP5. Quello viene usato dalle squadre speciali.
Da quel che so, agli elementi di supporto di campo tipo i medici o gli addetti al rifornimento, come la protagonista, viene dato un M16. L'esercito USA ne ha ancora parecchi in magazzino, ma ora i tiratori usano l'M4, come giustamente hai scritto.

Endriu ha detto...

Bella rrobe, davvero...mi gusta un sacco...
Una curiosità... ma le "daisy" non sono bombe al fosforo che esplodono un metro prima dell'impatto e bruciano tutto? Ma fanno i crateri?

GreatMoranda ha detto...

appassionante!
sono le 3 e mezza di mattio e anche se stavo crollando dal sonno non ce la facevo a smettere di leggere.
Complimenti!

RRobe ha detto...

@ AVion: cazzo, hai ragione.

E mi sa che ha ragione pure ndriu.
Come cazzarola si chiamano le bombe da 250 kg che hanno usato in Afganistan?

Endriu ha detto...

Allora, ho cercato qualcosa... ho trovato questo...spero possa tornarti utile... però le hanno usate principalmente in Iraq

"la GBU-12 [Guided Bomb Unit-12], una bomba laser-guidata con testata convenzionale da 250 kg"

DIFFORME ha detto...

si chiamano "250 chili di merda"

-harlock- ha detto...

Premesso che di armi non ne so un cazzo a me sembra davvero molto buono.
L'unica incongruenza che rilevo, andando semplicemente a logica, è che per un ragno grande quanto una mucca che compie salti di dieci metri la velocità di trenta chilometri orari è ridicola, no?

-harlock- ha detto...

Nel senso che dovrebbe correre molto più veloce, facendo una proporzione...

RRobe ha detto...

mmm ci rifletto. Mi sa che hai ragione.

Fanboy ha detto...

Ottimo! Mi è piaciuto un sacco e devo ammettere che un brivido me l'ha dato. Me l'ha dato eccome.
Come ha detto qualcuno l'unica pecca sono le dimensioni esagerate dei ragni.Anche il paragone con mucche e cavalli è difficile da immaginare in quanto i camel sono piatti e larghi (sarebbe meglio dire lunghi). Inoltre non sono ne neri ne pelosi (dettaglio che li rende ancor più "alieni").
Ma queste ovviamente sono quisquiglie. Trovo riuscitissimo l'accostamento dell'orribile "routine" della guerra con l'altrettanto orribile minaccia ignota.
Mi piace anche l'idea che questi ragnoni non siano una razza sconosciuta all'uomo ma un predatore ben conosciuto dagli indigeni ed ignorato dalla maggior parte degli occidentali.
Hai presente i "documentari" che passano su certi canali satellitari "Gli insetti Killer" "Wild animals" "Insetti giganti"? Ti fanno vedere animali ed insetti insoliti, velenosissimi, micidiali. Li guardi ,rabbrividisci e te li dimentichi. Perchè quelle bestiacce che popolano i recessi della foresta amazonica o le sabbie del deserto non saranno mai un tuo problema. O almeno così credi.
Dai ho un po' straparlato, comunque complimenti. E' un progetto che non va assolutamente accantonato.