31.1.07

Poison.



Your cruel device
Your blood, like ice
One look could kill
My pain, your thrill
I want to love you but I better not
Touch (dont touch)
I want to hold you but my senses
Tell me to stop
I want to kiss you but I want it too
Much (too much)
I want to taste you but your lips
Are venomous poison
Youre poison running through my
Veins
Youre poison, I dont want to
Break these chains
Your mouth, so hot
Your web, Im caught
Your skin, so wet
Black lace on sweat
I hear you calling and its needles
And pins (and pins)
I want to hurt you just to hear you
Screaming my name
Dont want to touch you but
Youre under my skin (deep in)
I want to kiss you but your lips
Are venomous poison
Youre poison running through my veins
Youre poison, I dont wanna
Break these chains
Poison
One look could kill
My pain, your thrill
I want to love you but I better not
Touch (dont touch)
I want to hold you but my senses
Tell me to stop
I want to kiss you but I want it too
Much (too much)
I want to taste you but your lips
Are venomous poison
Youre poison running through my
Veins
Youre poison, I dont wanna
Break these chains
Poison
I want to love you but I better not
Touch (dont touch)
I want to hold you but my senses
Tell me to stop
I want to kiss you but I want it too
Much (too much)
I want to taste you but your lips
Are venomous poison, yeah
I dont want to break these chains
Poison, oh no
Runnin deep inside my veins,
Burnin deep inside my veins
Its poison
I dontt wanna break these chains
Poison


La colonna sonora perfetta per le mie sortite milanesi.
Amo quella città che ormai sento come una seconda casa, amo le opportunità che mi sa offrire, amo molte delle persone che ci abitano e quelle nuove e interessanti che conosco di volta in volta (ciao Gomma)... ma è un veleno per un mucchio d'altre ragioni.
Un veleno a cui non riesco a resistere.

Come al solito ho girato, chiacchierato, stretto nuove collaborazione e rafforzato le vecchie.
Bollono un sacco di cose nuove in pentola ma ne parliamo al momento opportuno.

Indignato...

"Che figo... la 001 pubblica i fumetti della EC in un formato dal prezzo accettabile e in maniera organica!
Un pezzo imprescindibile della storia del fumetto, uno dei punti più alti mai raggiunti dal nostro media, un capolavoro che finalmente arriva in Italia con una veste consona!!!! BELLO! BELLO BELLO! Li voglio tutti!!!!"

Questo è quello che mi sono detto a Lucca e di questo ero sicuro fino a un momento fa.
Poi ho visto le copertine dei volumi in uscita:




E ho deciso che mi rivolgerò alla versione originale americana.
Cambiare la grafica della EC è un delitto di quelli imperdonabili, un caso grave di miopia editoriale, una sciocchezza sensza senso alcuno.

Sul serio, ma a chi è venuto in mente di cambiare un elemento che era parte integrante della composizione grafica di quegli albi?
Ma con quale principio?
I fumetti della EC sono praticamente una icona culturale, riconoscibile e riconosciuta ovunque.
Quello che hanno fatto è stato come modificare le splash d'apertura di The Spirit.
Ma per cambiarle con cosa poi? Con un grafica degna de "I Giganti dell'Avventura" dell'Eura.
Ma non scherziamo... ma guardate che bellezza, porca puttana:




Scusate lo sfogo ma sono deluso come un bambino a cui il padre ha appena detto che non avrà la macchinina rossa che tanto desiderava per natale e che al suo posto riceverà la tessera della biblioteca pubblica.

Ma fatemi il favore...

30.1.07

Ringraziamenti


Agli utenti di CUS che ci hanno votato al Comicus Prize, il premio indetto da uno dei siti fumettistici più popolari della rete (se non il più popolare).
Nel nostro paniere vanno quindi ad aggiungersi il premio per il miglior fumetto bonellide (John Doe), per il miglior disegnatore italiano (Riccardo Burchielli) e per il miglior sceneggiatore italiano (il sottoscritto).
Grazie ancora.
Ci vediamo a Mantova alla premiazione.
se volete saperne di più...

Outing





Non sono omosessuale o bisessuale... ma non c'è un cazzo da fare: Sawyer mi fa aumentare la salivazione.
Voglio una serie solo sul suo passato, altro che Lost.

Varie e Eventuali.


Domani torno dal fronte (Milano).
Non vedo l'ora di poter ricominciare a far il pantofolaro a casa mia.
Come al solito, la mia sortita milanese è stata piena di impegni e appuntamenti.
Vecchi amici che vedo troppo di rado, appuntamenti di lavoro e quanto altro.
Come al solito sono stato troppo poco tempo con troppe poche persone.
Le due tappe nordiche del Garrett Tour sono andate mediamente, poca gente ma appassionata.
Si è parlato e disegnato e, tutto sommato, l'allegra brigata composta da me, Riccardo, Matteo e Davide, ha fatto quello che doveva fare.

Sono in ritardo cronico sulle consegne e, se non ho fatto male i conti, ho almeno cinque disegnatori che mi alitano sul collo (Riccardo, Elisabetta, Walter, Werther, Matteo, non mi sono scordato di voi... le tavole arrivano tra oggi e domani).
Noto con piacere che la discussione sulle cene ha generato qualche polemica... mi spiace solo che i vari aonimi che son arrivati a dire la loro, non si siano presi la briga di leggere e capire il senso del topic.
Evidentemente erano troppo accecati dall'idea di poter dire "è tutto un magna magna".

Per il resto... c'è una bella notizia che sta rimbalzando in giro e che riguarda un'amica.
Non posso e non voglio metterla in piazza sul blog, quindi mi limito solo a dare il benvenuto a Virginia.

p.s.
l'immagine qui sopra, invce, rapresenta la nuova interpretazione di JD data da Massimo per la Terza Stagione. Che ve ne pare?

26.1.07

il tour continua.




Oggi, a Supergulp di Milano.
Dalle 18.
Io, Riccardo Burchielli, Davide Gianfelice, Tito Faraci.

Domani sempre a Milano, troverete Matteo Casali e Davide Gianfelice alla Alastor, sempre a Milano.

Sempre domani ma all'Arcadia Oltre le Nuvole di Bergamo, il sottoscritto e Riccardo Burchielli.

24.1.07

Le cene dei cretini.


"Si diventa bravi fumettisti al tavolo da disegno.
Si diventa fumettisti professionisti al tavolo di un ristorante.

- Sun Tzu-

Se dicessi che ricordo con affettuosa nostalgia "gli anni del book", mentirei.
"Gli anni del book" sono quel periodo in cui si cerca di trovare un lavoro nel mondo del fumetto e si girano le fiere con il book sottobraccio, mostrandolo a chiunque possa essere in qualche maniera interessato (e anche a molti a cui non frega nulla).

Per ogni cento aspiranti fumettari che girano per le fiere con un book sottobraccio, ottanta sono da buttare.
Gli altri venti possono avere qualche speranza di farcela.

Di questi venti, quindici non sanno come muoversi e se ne tornano a casa con le pive nel sacco.
Gli altri cinque vanno alle cene.
Io ero uno di quelli che andava alle cene.

E' consuetudine che, dopo una fiera, gli addetti al settore si ritrovino tutti a cena insieme in qualche ristorante.
Chiaramente non vanno tutti insieme ma seguono una logica che è influenzata dal branco di appartenenza, dagli odi atavici, dalla convenienza, dalle pubbliche relazioni, dall'aziendalismo, dalle simpatie e antipatie e via dicendo.
C'è molto da dire sulle cene del dopo fiera ma lo farò in una diversa occasione.

Quello che conta per un wannabe fumettaro è che essere a una di queste cene è il primo passo sulla buona strada del professionismo.
Sì perché il tavolo di un ristorante è un posto democratico, non c'è il bancone di uno stand a separare chi realizza da chi aspira a realizzare e tutti hanno diritto alla parola, anche l'ultimo arrivato.
Ma se il wannabe è furbo, parla poco e ascolta molto.
Ci sono tonnellate di robe da imparare anche solo stando a sentire un gruppo di professionisti che parlano dopo una lauta cena innaffiata da qualche bottiglia di vino.
Si scoprono collegamenti e rapporti di forza, si capiscono le necessità stringenti, le allergie personali e via dicendo.
Se poi il wannabe è fortunato e si è saputo porre... qualche professionista potrebbe pure interessarsi al suo destino.

Il problema è riuscire ad arrivarci a queste cene.
Il sistema migliore è essere inviato da qualche professionista con cui si è in buoni rapporti ma ci sono anche sistemi più rocamboleschi e meno diretti.
Tipo imbucarsi brutalmente, aggregarsi a qualche gruppo più vasto sperando di non farsi notare, farsi trovare casualmente al ristorante e roba così (uno dei classici di Lucca è arrivare ad un ristorante e scoprire che si è una ventina di persone in più rispetto a quelle previste... provate ad indovinarne la ragione).

Una volta che si è ottenuto il proprio posto a sedere, un coperto e un bicchiere di vino, sta tutto alla natura del wannabe.
Se sa ascoltare, se sa cogliere la palla al balzo, se sa non essere invadente, è probabile che venga coinvolto nella cena del giorno dopo e magari in quella successiva.
Queste robe servono a rendere il wannabe "uno dell'ambiente", una figura consueta con cui dialogare per i professionisti del settore.
Da quel punto in poi il passo per il professionismo è facilitato (fermo restando che servono della capacità di base).

Ricordo con orrore l'ansia di essere ad un determinata cena per poter conoscere e parlare con tal dei tali, e ricordo con racapriccio alcuni dei commensali di suddette cene (ciao Daniele, sei sempre nei miei pensieri)... eppure non posso negare che molte di quelle cene sono servite allo scopo.

Poi sia chiaro... questa non è una faccenda che riguarda solo i wannabe.
La logica delle cene è una questione che perseguita anche i professionisti che, ad un certo unto della loro carriera, si troveranno a dover decidere a quale cene "conviene andare" per intessere e solidificare la rete di conoscenze e relazioni.
Molti dei progetti editoriali che poi finiscono nelle nostre librerie sono nati intorno al tavolo di un ristorante piuttosto che a quello di una sala riunioni.

Di contro, ci si rende conto di essere arrivati a qualcosa quando ci si scopre a non dar più peso a tutto questo.
La miglior cena post fiera è quella passata dove cazzo si vuole e con i propri amici... ma vi assicuro che è un lusso che ci si può prendere solo quando si è realmente "arrivati" o quando si è finalmente trovata la saggezza di fregarsene.

22.1.07

Agenda.



Futuro "X1"
- Strutturare per bene la terza stagione di JD.

- Mettere in cantiere la nuova serie Eura.

- Mettere qualche chilo.

- Mettere a posto la roba dell'ultimo trasloco.

- Decidersi a mandare quel soggetto di quel certo personaggio a quella certa persona di quella certa casa editrice.

- Sopravvivere.

- Portare il personaggio di WOW al 60° livello.

- Continuare a scrivere Diabolik.

- Darmi una spuntata ai capelli.

- Comprare un paio di stivali nuovi.

- Finire Lost Planet.

- Leggere qualche classico della filosofia grega.


Futuro "X5"
- Provare a scrivere qualcosa per gli ammerregani... magari Hellblazer o Ghost Rider. Magari.

- Mettere qualche chilo.

- Decidermi a propoporre qualcosa alla Red Whale, magari con Paolo Ottokin. Magari per bimbi.

- Dare una svolta allo script cinematografico di quel certo personaggio per quel certo regista.

- Decidermi a comprare degli stivali nuovi.

- Portare il personaggio di WOW al 70° livello.

- Mettere a posto la roba dell'ultimo trascloco.

- Concludere JD.

- Sopravvivere.

- Terminare il romanzo.

- Darmi una spuntata ai capelli.


Futuro "X10"
- Sopravvivere.

- Mettere qualche chilo.

- Scrivere Tex.

- Mettere a posto la roba dell'ultimo trasloco.

- Decidermi a comprare degli stivali nuovi.

- Darmi una spuntata ai capelli.

Il Recchioni su Tex!


Calmi.
Niente panico.
Non sto scrivendo il ranger (purtroppo per me).
Però sull'Almanacco del West di quest'anno, il poliedrico Davide Barzi ha dedicato un box a "Garrett".
Poco da dire, mi sono emozionato.
Seguo l'Almanacco sin dalla sua prima uscita e ho sempre trovato interessanti gli articoli e gli approfondimenti.
Leggere il mio nome su quelle pagine m'ha quasi fatto credere di essere una persona seria.
Grazie a Davide e grazie alla Bonelli (non è mica da tutti arlare di fumetti di altre case editrici).

Ah... sull'Almanacco c'è pure una storia di Boselli e Seijas che non è il caso di perdere.

Dal Continente.



Della Sardegna non ho visto un cazzo.
E questa è l'unica cosa che mi duole di questa prima trasferta (per me) per il tour di Garrett.
Nonostante il mio "panico da isola" e una salute non proprio brillante, mi sono divertito un mucchio.
Si è mangiato bene (e troppo), Emo ci ha trattato benissimo e la libreria Azuni ci ha accolto con calore.
Il volo non è stato neanche troppo brutto (dopo alcuni voli recenti con la Ryan, cominciavo ad avere il sospetto di aver paura di volare).

Insomma, grazie ad Emiliano Longobardi e a tutti gli altri.

Qui sopra una foto dalla Zona Negativa che raffigura me, Emiliano, Werther e Riccardo.

19.1.07

Si parte...

E questa volta non vado manco in ospedale (lo scirvo perché ci son stati comici fraintendimenti in tempi recenti).
Da questa sera sono a Sassari per Garrett.

Vi lascio tre canzoncine e la promessa di tornare a parlare di fumetti quanto prima (che lo so che la mia roba sui videogiochi interessa solo me).







18.1.07

La canzone di oggi.


Una roba "nuova", tanto per cambiare.
I New York Dolls son tornati dopo un mucchio di anni.
Il disco è molto bello.
Il singolo è geniale.

17.1.07

Coniglio in Salmì


Ci sono scrittori che per sputtanarsi hanno biosogno di molti anni e di molti libri.
Ad Harris di anni ce ne sono voluti molti, ma di libri gliene sono bastati cinque.

Dopo l'interessante "Black Sunday", il magistrale "Red Dragon" (anche noto come "I delitti della Terza Luna"), il superlativo "Silenzio degli Innocenti"... è poi arrivato il discutibile "Hannibal" e adesso "Hannibal Rising", un tomo di poco pi di 300 pagine che si prefigge di esplorare la giovinezza del noto cannibale.

Senza girarci troppo intorno: questo libro è una grossa vaccata.

Harris sembra aver perso tutte le sue qualità:
ricordate il suo stile di scrittura limpido, preciso e affilato?
Andato.
Ricordate le raffinate costruzione psicologiche dei suoi personaggi?
Andate.
Ricordate la sua capacità di incollare lettarlmente il lettore alle pagine?
Andata pure quella.
E infine... ricordate Hannibal Lecter?
Andato pure lui.


Il precedente romanzo di Harris era perlomeno era nel suo tentativo di trasformare il Doctor Lecter in una specie di Conte Dracula e dare una svolta imprevista alla serie.
"Hannibal" abbondava di momenti grotteshi , umorismo macabro e di scene di uno squisito cattivo gusto... insomma, era sì lontano da "Il Silenzio degli innocenti" (e per questo ah deluso) ma non era un brutto libro in tutto e per tutto e comunque poteva vantare scritti davvero bene (come la splendida sparatoria iniziale).

In questo "Hannibal Rising", il dottor Lecter diventa Batman o un qualsiasi giustiziere in cerca di rivalsa personale e vendetta.
Queste origini del personaggio non lo rendono più forte ma, anzi, riescono quasi a distruggerlo... mettendo sotto una luce del tutto diversa quello che fino ad oggi era stata la più brillante e geniale incarnazione del serial killer romanzesco.

Ma il problema di questo libro non riguarda solo Lecter.
Il problema di questo libro è che è scritto male (e ho l'impressione che sia stato tradotto anche peggio), che è privo di idee e guizzi, che è sciatto, che manca di qualsiasi spunto che non sia stato già visto e utilizzato (meglio) in tanta altra narrazione seriale.
Seriale, sì... perché a conti fatti, questa nuova opera di Harris è comparabile (al massimo) con gli esiti meno felici dei romanzi pulp, tipo Shadow o Doc Savage.
Con la differenza ch Shadow e Doc Savage sono molto meglio di "Hannibal Rising".

Peccato.


p.s.
i 19 euro per 343 pagine pretesi dalla Mondadori sono un puro e semplice furto.

Nostalgia canaglia,

Cosa succede quando si invecchia e ci si trasforma da giovane porco a vecchio e nostalgico, porco?

Questo succede.

Dipendenze e Passione.




Ho iniziato a giocare a WOW con la beta.
Poi sono passato alla versione definitiva.
Poi mi sono rotto.

Alcuni mesi dopo ho avuto un ritorno di fiamma.
Ho coinvolto la mia donna e tre dei miei migliori amici e ho ricominciato.
Io mi sono rotto di nuovo, loro ci sono andati sotto di brutto e nell'ultimo anno e mezzo non hanno fatto altro che giocare come nolifer senza futuro.

Io li ho guardati dall'alto in basso con lo sguardo del pro-gamer che può smettere quando vuole e che pur amando molto i videogiochi, non ne diventerà mai schiavo.
Poi la faccenda si è fatta preoccupante.
Mi sono arrabiato, preoccupato, stressato, nel cercare di ristabilire con amici e donna un qualche rapporto reale tra me e loro e tra loro e la vita fuori di WOW.

Ieri è uscita la tanto attesa espansione e ne ho comprato due copie: una per me, una per la mia donna.
I miei amici se la sono comprata per i fatti loro.

Non mi avranno... giuro che non mi avranno.
Ci giocherò ma non ci andrò in droga.
Ho una vita, un lavoro, altri interessi e pure altri videogiochi... WOW non mi annichilirà come ha fatto con loro.
Ma almeno uno sguardo a tutta quella montagna di nuovi conteuti vogliamo dargliela o no?


p.s.
per chiunque non sappia di cosa sto parlando... andate a chiederlo agli 8 milioni di drogati che ogni mese rendono la Blizzard ricca come Creso.

p.p.s.
Se mi cercate, ho appena rerollato una hunter blood elf chiamata "Veroamore".

Canzone del 17.01.07



Arnie vestito da Angus vale da solo la visione del video.

16.1.07

It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock and Roll)


Ecco le prime date di quello che chiamano "Garrett Tour".
Le altre date di Febbraio le posterò quando le avrò per certo.
Qui sopra il bel poster per la data di Sassari (grazie Emo).

18-gen,
PERUGIA
Starshop -via San Caligano n. 35-
Burchielli (non ancora confermata la presenza di Cristiano Cucina).

20-gen
REGGIO EMILIA
Reggio Comics -Corso Garibaldi n.19/A-
Casali & Gianfelice

20-gen
SASSARI
Azuni -Viale Mancini n.15-
Recchioni, Burchielli, Dell'Edera

26-gen
MILANO
Supergulp -Ripa di Porta Ticinese n.15-
Recchioni & Burchielli

27-gen
MILANO
Alastor Milano -Via A. Volta n.15-
Casali & Gianfelice

27-gen
BERGAMO
Arcadia Oltre Le Nuvole -Via d. Luigi Palazzolo n.32-
Rcchioni & Burchielli

03-feb
TERNI
Antani Comics -Via Pancinotti n.21/b
Recchioni & Dell'Edera

La canzone del giorno.



Lo so, per molti versi questa canzone è l'inizio del male (con le sue cazzo di tastierine pop)... ma non ci posso fare un cazzo, m'è sempre piaciuta.
E poi mi sono appena svegliato e serve qualcosa che dia la carica.

Cyborg




Vi è mai capitato, quando avete un qualche dolore di stomaco, di dire una frase tipo: "mi sembra di avere un pezzo di ferro infilato nella pancia"?

Ecco, sono tre giorni che mi sembra di avere un pezzo di ferro infilato nella pancia.
Il problema è che è vero.

I dottori le chiamano in un sacco di modi diversi, il più semplice (anche se dubito che sia il più corretto) è "protesi" e sono il ritrovato più in voga degli interventi endoscopici.
Le usano per un sacco di cose (come una sorta di interscambi ferroviari per il sistema sanguigno, ma pure per allargare condotti epatici e via dicendo...) e le producono in materiali plastici o metallici, oppure una combinazione tra i due.

In genere "l'ospite" non se le porta dentro per più di due o tre mesi ma ci sono anche eventualità in cui si mettono per sempre.
Con questi affarini ho avuto a che fare spesso., sia per qualche problema con il mio sistema circolatorio sia, in tempi più recenti, per un casino con le vie biliari.
Devo dire che non ho affatto un buon raporto con loro.
Prima di tutto non sono affidabili (dipende da loro il mio andirivieni ospedliero di questi ultimi mesi), in secondo luogo perchè i dottori mentono quando dicono che una volta messe è come non averle.

Le senti eccome: specie se quella che ti è toccata in sorte è la Mercedes di tutte le protesi, un carroarmato indistruttibile e inamovibile, composto da una sorta di tubo a rete metallica, sottilissimo e resistente, ricoperto di plastica, lungo sei centimentri, per un centimetro di diametro.
Le senti eccome, porca troia.

A quanto pare di questa roba ne dovrei avere per un paio di mesi.
A patto che funzioni, che non si intasi, sposti o altro.

La fantascienza mi insegna che il connubio tra uomo e macchina si chiama cyborg... e da ragazzino i cyborg mi sembravano la cosa più figa del mondo.
Oggi sembra che sia costretto a rivedere la mia posizione.

Essere un uomo bionico, per ora, fa solo un male boia e quando mi muovo non parte nessun effetto al rallentatore o effetto sonoro.
Non riesco neanche a compiere balzi prodigiosi o ad alzare una macchina con la forza delle mie sole braccia, non ho un cane bionico come amico e non ho sposato una Charlie's Angels.

La mia protesi, per ora, ha il solo risultato di non farmi dormire la notte e farmi dolere per tutto il giorno.
Ah, incidentalmente mi salva anche la vita.
Devo ancora decidere se mi hanno fregato o meno.

15.1.07

l'Arte del Risiko




COMANDAMENTI

I
Non disperdere le forze.

II
Stringi solo alleanze che sai di poter tradire.

III
Non giocare con le donne (specie con la tua).

IV
Se non puoi vincere fai di tutto per non far vincere i tuoi avversari.

V
Conquista l’Oceania.

VI
Difendi i tuoi confini (dieci armate non bastano).

VII
Conquista un territorio alla volta.

VIII
Se attaccare è un suicidio, passa la mano. Ci saranno altre occasioni per combattere.
Se non attaccare è un vigliaccheria, attacca con tutte le tue forze. Certe occasioni potrebbero non tornare mai più.

IX
Devi avere almeno tre volte le forze dell’avversario per essere certo della riuscita di un attacco.

X
Non rivelare MAI il tuo obiettivo finale.


POSTULATI:
Il dio del Risiko ama i coraggiosi ma odia gli stupidi.
Il dio del Risiko è un cacciafighe da due soldi, pronto a vendersi alla prima donna che giochi sul suo tabellone.
Il dio del Risiko è una carogna vendicativa e se gli manchi di rispetto te la fa pagare con gli interessi.
Il dio del Risiko se ne frega.

Se credete che tutto questo riguardi solo il Risiko, siete ben lontani dall'illuminazione.

Per non dimenticare...

Abituale appuntamento con la lacca spray, le schitarrate e i cori trascinanti...





14.1.07

5 cose che non sapete di me.

Antonio mi invita (tramite il suo blog che trovate QUI) a rispondere alla questione.
Ecco quindi le 5 cose che non sapete di me e che probabilmente non vi frega nulla di sapere, anhe perché le cose interessanti con il cavolo che vengo a dirle a voi.

5
Sono un fascista zen (la definizione non è mia ma di Jonh Milius).
Non ci posso fare un cazzo, ho solo ho potuto prenderne atto... fatelo anche voi.
Un giorno guardando i filosofi che preferisco, i miei scrittori e registi preferiti e i fumettari anche, ho capito una cosa che è il dolore di mia madre: non sono di sinistra.
Non di quella sinistra che gira oggi e non di quella sinistra che girava prima della caduta del muro di Berlino.
Di contro non mi identifico manco con quella destra in doppiopetto o con i movimenti pseudo liberali all'italiana.
Sostanzialmente, ho scoperto di essere un confuso coacervo di contraddizioni.
Credo in uno stato dalla parte dei più deboli ma alla stessa maniera penso che sia giusto che ognuno debba lottare per se stesso senza uno stato assistenzialista a sostenerci.
Sono convinto della validità di valori come l'onore, la dignità, il sacrificio, lo stoicismo... ma allo stesso tempo disprezzo lo stato nella sua accezione peggiore e purtroppo più quotidiana.
Credo nella sopravvivenza del più forte... eppure penso che i più forti debbano aiutare i meno fortunati.
Credo nella convivenza e nel reciproco rispetto... ma se la questione è messa nei termini del "o voi o noi", cazzo non ho dubbi nello scegliere il "noi".
Mi sento nemico di tutti.
Mi sento disponibile verso ognuno.

4
Peso meno di quello che dico.

3
Adoro le ragazze pacchiane, appariscenti, borgatare, rozze come l'asfalto e genuinamente facili.

2
Un 15% dei libri che ho a casa (che sono parecchi) non li ho letti. Un 40% dei fumetti che ho casa (che sono davvero tanti) non li ho letti. Un 10% dei film su DVD che ho (che sono un migliaio) non li ho visti. E me ne vergogno.

1
Adoro "Via col Vento" e "Armageddon".



Non credo di avere 5 amici di blogger a cui girare questo gioco (faceva parte delle regole) ma intanto invito Paolo Ottokin, Dieguzzo Cajelli e Stefano Piccoli.


Pachiano.
Eccessivo.
Epico.
Glorioso.
Trionfale.
Romantico.
Ironico.
Del tutto fuori di testa.

Meat Loaf, torna con il terzo istallamento di "Bat Out Of Hell" e lo fa con il suo solito stile in grado di conciliare il rock anni '50, la melodia, il metal, l'operistica e il musical.

Squisito (nel suo genere).

13.1.07

La mia nuova Dea.




Non tanto Jaime Pressly quanto il personaggio da lei interpretato in una delle serie televisive rivelazione dell'anno, la Joy di "My Name is Earl".
Ecco, quella è la donna della mia vita.

"Heilà, Gamberone!"
"Bella Earl!"

p.s.
la topolona non solo è una gran bella donna con un glorioso passato da playmate (chiedete a Google per saperne di più)... ma è pure brava a recitare e per il ruolo di Joy si è portata a casa un Golden Globe.
Anche le conigliette crescono.


Sembrava che fosse andata meglio e invece... no pain, no gain.
Comunque sono di nuovo a casa e al lavoro.

Ah, oggi faccio pure 33 anni.

Cristo... mi sento tipo un asteroide grande come il Texas alle prese con Bruce Willis.

10.1.07

Fuori Servizio




Il servizio è momentaneamente sospeso a causa dei soliti, fottutissimi, problemi tecnici.
Riprenderemo le trasmissioni appena ci sarà possibile.

Dumas diceva "non cadono fulmini nelle valli"... io forse non sono una vetta, ma a quanto pare non sono decisamente neanche una valle.

9.1.07

Deve essere una specie di virus...

Tutti quelli che scrivono fumetti western... a un certo punto si immaginano di essere Custer o Wyld Bill Hickoc.

Serpieri...


Manfredi...
(non sono riuscito a trovare una foto in cui aveva i capelli più lunghi... ma li aveva, lo giuro!)


Milazzo...





Recchioni...


La compagnia è ottima, percarità... ma io volevo essere scambiato per Athos, o alla peggio il Capitano Alatriste.

8.1.07



Dalle 18 e 30 di domani si apre il nuovo keynote di Steve Jobs,
Orecchie aperte perché, sulla carta, sembra che questa volta ci saranno grosse novità.

I vari siti di ItaliaMac e MacCity seguiranno la cronaca diretta.
Inutile dire che io farò lo stesso.

Voglio un MacBook da '12.
Voglio un nuovo Finder.
Voglio il cellulare della Mela.

7.1.07

Capre e Cavoli




" John Doe #43 Game Over
Voto: 1
la storia meriterebbe abbondantemente la sufficienza se non fosse per i
disegni. Spero veramente che il livello qualitativo dei disegni torni a dei
livelli quanto meno sufficienti altrimenti sarò costretto ad abbandonarlo,
perche? vedi commenti sull'ultimo numero di DD.

Detective Dante #19 La crociata dei bambini
Voto: 0
è da parecchi mesi che pensavo di abbandonarlo a causa del calo qualitativo
dei disegni, l'ho quindi solo sfogliato in edicola e, visto l'ennesimo
scempio, ho deciso di riporlo nuovamente sul bancone e non l'ho comprato,
come non ho la benche' minima intenzione di comprare i seguenti.
Essendo sempre in ritardo con le letture purtroppo nei mesi precedenti non
sono riuscito ad esprimere il mio disgusto nel vedere un'ottima idea
rovinata da dei disegni non all'altezza. Per quanto mi riguarda i disegni
valgono almeno il 50% dell'albo che acquisto."


Questo è il genere di critiche che di solito mi da sui nervi.
Non perché non sappia incassare i pareri negativi ma perché sono sensibile ai giudizi basati sulla quella che a me pare una incapacità di comprendere un qualcosa.

"i disegni sono brutti e non somigliano al reale".
Poco importa che i disegnatori abbiano usato una sintesi interessante e innovativa, un tratto più o meno espressionistico, un segno sentito e ragionato... l'unica cosa che conta è che non somigliano al reale.
Lo ammetto, il fatto che qualcuno pensi chese sembra vero è bello e che se non sembra vero, allora vuol dire che non sai disegnare... per me è indice di ignoranza.
E' il tipo di commento di quelli che guardano un Picasso e dicono "te lo faccio pure io in cinque minuti" e poi si fanno le seghe su Caravaggio solamente perché "sembra vero".

Però, a conti fatti, siamo io e Lorenzo a sbagliare e non il lettore qua sopra.
JD e Dante spesso tradiscono la sacra regola della narrativa popolare: terza persona, passato remoto.

Andate in una libreria e pescate una decina di scrittori di best-seller.
Che stile di scrittura usano?
Terza persona. Passata remoto.
La voce del racconto per eccellenza, da prima ancora che la parola fosse scritta.
E' la forma grammaticale più comune nel sentire dei lettori e, giustamente, è la più usata nei racconti popolari.
Poi è ovvio: la letteratura ha usato ogni forma grammaticale possibile, ma il romanzo a larga diffusione non si è mai scostato molto dal modo in cui i nostri avi raccontavano le storie intorno all fuoco.
Ed è giusto così se quella che si sta facendo è un'opera che vuol essere popolare.

JD e Dante sono fumetti che vogliono, volenti o nolenti, essere popolari.
Non solo perché il nostro mercato è l'edicola ma anche perché, io e Lorenzo, non siamo mai riusciti a ragionare in termini di fumetto "d'elite".
Purtroppon, nnostante questo, non riusciamo a frenarci dal proporre taluni disegnatori che sono l'antitesi del fumetto popolare.
Manidiamo in edicola un prodotto che vorrebbe essere "il Codice Leonardo" o "Distretto di Polizia" e usiamo un codice che è paragonabile agli esperimenti letterari di Bukowsky... e poi ci stupiamo di ricevere critiche come quelle qua sopra.

Anni fa pensavo che Enzo Marino (il direttore editoriale dell'Eura) avesse una visione troppo ristretta per quello che riguardava lo stile di disegno e i gusti del pubblico.
Per Marino, il disegnatore supremo è Carlos Gomez e vorrebbe avere 12 numeri all'anno di JD disegnati da Elisabetta Barletta
Oggi, con in famoso "senno di poi", ho capito che Marino ha ragione.
Se vuoi fare un fumetto popolare a larga diffusione, non puoi alienarti il grande pubblico, sperando che ti segua nonostante tutto.
Se decidi di pubblicare determinati disegnatori... poi non puoi stupirti o lamentarti di trovarti a fare un fumetto di nicchia e di ricevere certe critiche da una parte del pubblico.

Lezione (più o meno) imparata.
Ne farò tesoro per il futuro.

6.1.07

Mele Stregate

Fino a quattro anni fa non ero così.
Ero un banalissimo picciaro che guardava alla roba della mela con sospetto e diffidenza.
Poi comprai il mio primo Ipod (un terza generazione da 20 giga) e mi innamorai di tutta una serie di cose.
La facilità d'uso, l'intuitività, la cura nei dettagli e nei materiali...

E da quel momento in poi non c'è più stata salvezza...

Un Imac G5, un Mac Mini con Cinema Display, un Ibook da 12 pollici, un altro Ipod (quello dell'ultima generazione da 30 giga), un paio di Shuffle che non si può mai sapere... e questa estate un Mac Book con il nuovo processore Mac Intel.

Quest'anno ho cercato di razionalizzare.
Pur avendo venduto il vecchio Ibook, mi avanzava comunque un Mac Mini (macchina adorabile e affidabile ma non certo potente) che stava schiattado sotto il peso di Photoshop (il G5 me lo ha rubato la donna) e intanto mia madre mi chiedeva un computer che voleva impararsi a navigare su internet e chattare con le amiche.

E così.. ecco come mi sono ridotto:

La mia postazione di lavoro, con tavoletta grafica, HD esterno da 500 giga, doppio monitor, impianto Tivoli e via dicendo...


La postazione di Rosy (ovviamente ci fa girare WOW, la drogata).


Nella cucina per la mamma...


Cupertino mi deve aver lanciato una specie di sortilegio, cazzo... quest'anno Steve Jobs mi avrebbe dovuto mandare gli auguri di natale personalizzati.

Son malato... fermatemi.

Bond Year One




Alla ricerca di una nuova freschezza e credibilità, Bond riparte da zero.
Riparte da un libro mai adattato ufficialmente per il grande schermo dalla famiglia Broccoli che è pure l'esordio narrativo tanto del personaggio Bond, quanto dello scrittore Flemming.

Un ritorno alle origini che ha pure la valenza di un anno zero per James Bond.
Questo non è un film fedele al canone filmico della serie di 007 ma decisamente aderente con quello letterario.
Solo nella esaltante conclusione infatti, la pellicola si salda con tutte quelle che lo hanno preceduto e con il personaggio mostrato sul grande schermo sin dal 1962, riuscendo a dare una senso di continuità e fedeltà a tutta l'operazione.

Daniel Craig è maestoso.
Virile.
Duro.
Spietato ed efficace.
Elegante ma non leccato.
Rozzo il giusto.
Sembra l'erede inglese di Steve McQueen e non fa rimpiangere Brosnam (anzi, a dirla tutta se la batte con Connery).

Le bond girl sono più che adeguate.
La Dench da la migliore interpretazione di M di sempre.
Giannini, ormai costretto nel suo ruolo di caratterista un poco losco ma galante, è bravissimo come di consueto.
Santamaria è la faccia a sorpresa di un killer muto ma efficace.

Script ottimo.
Fedele al romanzo sin nei dettagli più duri ma capace anche di riuscire a saldarsi con il Bond cinematografico.

La regia è molto buona nelle scene d'azione ma discutibile quando il film non si muove.
Il montaggio ha qualche attimo di incertezza, specie nello svolgimento della partita a carte e scombina grossa parte del ritmo del film.
Ottima tutta la prima parte della pellicola.
Lenta e mal gestita la seconda parte.
Magistrale la conclusione con l'entrata del tema musicale di Bond (finalmente!), la celebre frase di presentazione (attesa per tutta la pellicola) e l'abito che fu di Connery

Questo nuovo Bond si becca un bel 7 pieno e fa ben sperare per le prossime puntate.

2.1.07

Billy contro il tornado.



Oggi ho un sacco da lavorare e lo sto facendo.
Ma ho questa immagine in testa da questa mattina.
Ogni tanto mi prendono questi attacchi da disegnatore e mi scordo di aver messo da parte matite, pennarelli e via dicendo.

Facile che se mi gira, ne faccio una storia.
Nel frattempo continuo a fare lo stupido con la tavoletta grafica e photoshop.

Belle Parole.


In quasi quattro anni di pubblicazioni, a JD sono state rivolte molte frasi lusinghiere (e anche parecchie non lusinghiere ma questo è un altro discorso).
Una di quelle che mi sento ripetere più spesso è: "se ve lo pubblicava la Bonelli, avreste venduto una marea".
Sono sicuro della buona fede di chi ci rivolge questa frase e le prime volte che l'ho sentita me ne sono pure bullato.
Ma è una affermazione errata e superficiale.

Prima di tutto si basa su di un assurdo:
La Bonelli non avrebbe mai pubblicato John Doe, e questo indifferentemete dalla simpatia con cui Sergio Bonelli può guardarci.
Quando abbiamo scritto JD lo abbiamo fatto con una incoscienza propria solo dell'inesperienza.
La Bonelli ha una tradizione di personaggi eroici... tormentati alle volte, complessi, struttrati, problematici quando è il caso, ma pur sempre eroici.
John non è un eroe.
La parola "eroe" proprio non trova posto nella descrizione del nostro ragazzo d'oro, specie nei suoi primi anni di vita.
John non opera mai per una ragione che prescinda il suo interesse e, anche quando agisce per il bene di tutti, lo fa per le ragioni sbagliate.
Sembra una cazzata ma in realtà è una discriminante enorme.
John non è accomunabile neanche con gli antieroi duri e cinici che poi, alla fine, fanno la cosa giusta.
E' lontano mille anni dal Mal di "Firefly", dallo Han Solo di "Guerre Stellari", dal Conan di Howard, dal Jesse Custer di "Preacher" e via dicendo.
John non è nemmeno un cattivo affascinante alla Darth Vader, alla Diabolik o alla Doctor Doom (cosa che comunque gli avrebbe probabilmente precluso una sua esistenza in Bonelli).
John è un mediocre, un debole, un egoista e un profittatore il cui unico valore è la professionalità.
Un personaggio che può affascinare solo una cerchia di pubblico estremamente ristretta.
Mi piacerebbe dire che è una cosa ce abbiamo fatto apposta ma in realtà, con gli anni, mi sono reso conto che la mia maggior debolezza come sceneggiatore è proprio quella di non saper scrivere personaggi simpatici (anche Garett, Detective Dante e Battaglia soffrono di questa mia mancanza).
La Bonelli fa fumetti popolari nel senso migliore del termine e non avrebbe mai pubblicato un personaggio così inpopolare.
E avrebbe probabilmente fatto bene.

Però ragionaniamo per assurdo e facciamo finta che la Bonelli ce lo avesse approvato.

Come sarebbe stato il JD Bonelli?
Diverso, sia per quanto riguarda la scrittura, sia per il disegno.
Un qualsiasi lettore attento avrà notato che gli scheletri narrativi delle nostre storie per JD sono più leggeri, meno solidi e circolari, meno spiegati e meno strutturati di quelli Bonelli.
Questo dipende dall'enorme fiducia che l'Eura ci ha sempre concesso.
Siamo i supervisori di noi stessi e ci concediamo grosse libertà e, in questo senso, siamo dei viziati.
Un buon editor non ci permetterebbe di "non spiegare" talune cose (ricordatevi sempre che non tutto il pubblico è quello attento e curioso di Intrnet) e di sicuro non ci farebbe scrivere storie basate su uno spunto minimo.
Certo, io e Lorenzo sappiamo di essere in grado di portare a casa una buona storia giocano sul ritmo, sui dialoghi, sulle atmosfere e sulle invenzioni... ma questa nostra consapevolezza non basterebbe per convincere un editor della bontà delle nostre idee.
Un JD per la Bonelli sarebbe stato scritto in maniera tutta diversa.
Più formalmente corretto e probabilmente privo di alcuni scivoloni in cui siamo incappati (c'è ancora gente che mi rinfaccia il salto della macchina nel primo episodio)... e probabilmente un pizzico più prevedibile.

Lo stesso varrebbe per i disegnatori.
Se c'è una cosa che in Bonelli non manca, sono i bravi disegnatori rodati.
Di contro, è molto più difficile veder esordire qualcuno del tutto nuovo.
Se JD ha un merito, è quello di aver tenuto duro sotto questo aspetto.
Abbiamo creduto in tanti esordienti che, di primo acchitto, potevano sembrare poco convinceti e li abbiamo lasciati crescere.
Alcuni sono diventati bravissimi, altri si sono persi nelle nebbie.
Alcuni sono andati a lavorare in Bonelli, altri in america, altri lavorano ancora per noi e oggi rappresentano la spina dorsale della produzione italiana made in Eura.
Tutto questo, in Bonelli, difficilmente sarebbe potuto accadere.
Anche qui, probabilmente, avremmo avuto una qualità media più alta e più solida ma probabilmente un numero minore di piacevoli sorprese.

E infine, per conlcludere, parliamo di soldi.
Sono certo che se JD fosse uscito per la Bonelli, avrebbe venduto di più (anche solo in virtù del pubblico di fedelissimi) ma sarebbe pure costato di più.
Quante copie in più avrebbe veduto JD per la Bonelli?
Diciamo il doppio (ma per me è una esagerazione).
Quanto sarebbe costata la realizzazione di JD per la Bonelli?
Come minimo il triplo.
A conti fatti... lo scarto tra costi e guadagno sarebbe rimasto più o meno invariato.

Quindi, grazie a tutti quelli che esprimono belle parole per JD e che vedono in lui una via "altra" per il fumetto popolare italiano... ma credo JD stia bene dove sta e non potrebbe stare da altra parte.

Non è un'alternativa credibile per il fumetto popolare a larga diffusione.
Al massimo, contiene al suo interno, alcuni elementi che potrebbero essere integrati in quel fumetto popolare di cui sopra per dargli una svecchiata (sempre che ce ne sia davvero bisogno).
Alcuni elementi però, non tutta la formula.