28.2.07

La Grande Menzogna...




John Hughes è uno che sapeva quali tasti premere, poco da dire.
Sono un gran amante della sua filmografia, anche delle opere minori come "Weird Science", arrivato in italia con il titolo "La Donna Esplosiva".

Anzi, sono un fan di "Weird Science".
Voglio dire... ve lo ricordate "Explorer"? Era un film in cui una manica di ragazzini costruiva una astronave nel garage della loro casa e poi se ne andava a zonzo per l'universo.
"Weird Science" era la stessa cosa solo che al posto dei ragazzini c'erano due adolescenti in crisi ormonale e al posto dell'astronave una Kelly LeBrock al top della forma, fresca reduce de "La Donna in Rosso".
"Weird Science" era molto meglio di "Explorer".

Quel dannato film ha infilato nella testa di un'intera generazione il mito che, presto o tardi, nella nostra vita sarebbe arrivata una donna mozzafiato che, sbucando da uno sgabuzzino e vestita solo di una felpa bianca e minuscoli splip a vita bassa, ci avrebbe detto: "farò tutto quello che vuoi, esaudirò ogni tuo desiderio...fai di me quello che vuoi".
Personalmente ho basato tutta la mia carriera onanistica su questo concetto e scoprire che si trattava solamente di una odiosa bugia è stato un durissimo colpo.

La verità morde.
Fortuna che ci sono i DVD.

27.2.07

Il romanticismo del Black & Decker.



Vorrei farti a pezzi
Smembrati un pezzetto alla volta e vedere come funzioni da dentro
Vorrei aprire nuovi sentieri dentro di te
Vorrei esplorare la tua geografia a colpi di scure

Vorrei che mi facessi a pezzi
Usando la vecchia Betsy, che tanto ti è cara
Vorrei sanguinare per te
Vorrei che tu mi vedessi per come sono dentro

Marion Cobretti celebrerà le nostre nozze
Patrcik Bateman sarà il testimone
Charles Manson farà il chierichetto
Tu sarai bellissima nel bianco verginale delle ossa

Padre nostro che non sei nei cieli
Sia maledetto il tuo nome
Venga il nostro regno
Sia fatta la nostra volontà

Così, nei secoli dei secoli
Fate ciò che volete
Amen

Ritratti: Burchie



Qualche tempo fa, sul forum in cui mi ospitavano gli amici dell'Elite, avevo iniziato una serie di ritratti dei vari amici del mondo dei pupazetti.
Oggi, cogliendo la palla al balzo che è pure il suo compleanno (AUGURI!), riprendo in mano la cosa e mi dedico al monumentale Riccardo Burchielli.

La prima volta che mi sono reso conto dell'esistenza di Riccardo, è stato una decina d'anni fa.
Noi esordivamo con la Factory nel settore Alter Vox di Lucca (era l'anno in cui abbiamo presentato le nostre due prime uscite: Simbolo e il Massacratore) e Riccardo era osptite alla stand di fronte al nostro come disegnatore di "Lenin", anni dopo sono riuscito a capire che la strade mie e di Riccardo si erano già incontrate all'epoca di Dark Side e Desdymetus ma a quella Lucca non lo sapevo.
In quei giorni, Riccardo era un enorme oggetto del mistero... e minchia se disgenava bene!
Così bene che attirò subito l'attenzione di Diego (Cajelli) che gli propose di fare qualcosa insieme.
Qualche tempo dopo Diego mi mostrò l'esito di quella collaborazione: alcune tavole e studi di un fumetto post-western che poi non vide la luce.
Il lavoro che Riccardo fece con Diego mi rimase impresso in testa e quando, qualche anno più tardi, ci mettemmo in caccia di disegnatori per lo staff di JD, il nome del Burchie mi balzò subito in testa e lo cercai.
Nel frattempo, qualche professionista poco lungimirante non aveva visto in Riccardo le qualità che, per me, erano assolutamente evidenti e lui si era scoraggiato. Riccardo aveva smesso di disegnare e si era dedicato anima e corpo al suo lavoro di pubblicitario.
Riuscimmo a trascinarlo a bordo sul progetto JD e da quel momento in poi non lo fermò più nessuno.

Riccardo è un disegnatore adorabile perché è insicuro e questa insicurezza gli evita di rendersi conto di quanto potrebbe tirarsela in questo periodo e gli fa manterenre un profilo da "ragazzo semplice di una volta".
Riccardo è pure un disegnatore con cui non è semplicissimo lavorare, almeno secondo gli standard italioti in cui il disegnatore è solo il braccio delegato a mettere su carta quanto lo sceneggiatore ha concepito.
La sua visione personale del racconto è molto forte e non è il tipo da fare solamente il "compitino che gli viene chiesto".
Quando si lavora con lui, si collabora insieme nel fare un fumetto e lo sceneggiatore deve mettersi in discussione e trovare un punto di equilibrio tra le sue esigenze e quelle del suo disegnatore.
In genere il risultato che ne viene fuori è ottimo e vale lo sforzo.

Riccardo è un metallozzo dell'ultima ora.
Riccardo è un pezzo di pane che però non è bello far incazzare.
Riccardo si sente isolato e invidia le cricche e io, che sto in mezzo alla cricche, certe volte invidio Riccardo.
Riccardo vive su un poggio, balla da solo e ha come vicino Sting.
Riccardo vuole tornare in città, anche in periferia se fosse il caso.
Riccardo ha paura dei cani.
I cani non hanno paura di Riccardo ma gli si tengono a distanza di sicurezza.
Riccardo ha paura di volare.
Gli areoplani provano un certo rispetto per Riccardo.
Riccardo è insoddisfatto e io spero che lo rimanga, in maniera che non smetta di migliorarsi.
Riccardo ha un tatuaggio sul braccio è il doppio di quello che ha Diego.
Riccardo è il robot blue di Gordian, quello più grosso... dentro Riccardo ci entriamo io e Leomacs in successione e poi andiamo tutti insieme a combattere i mostri che vogliono conquistare la terra.
Riccardo, quando disegna, vola come una farfalla e punge come un ape.

Riccardo è grosso.
In tutti i sensi.

26.2.07

Le palle curve e il tempo.


Zero è il mio cane e, a che io ricordi, è il mio cane da sempre.
Zero è scemo come solo i cani molto allegri e molto entusiasti sanno essere.
Quando non sono a casa, Zero dorme spesso sotto il tavolo.
Quando torno a casa, Zero salta per farmi le feste.
Spesso il mio cane rischia delle commozioni cerebrali quando io torno a casa.

Zero corre come un fulmine e prende sempre al volo quello che gli lancio.
Sempre.
Zero m'è svenuto al parco quando era cucciolo perché, nella foga di inseguire con le zampe e con lo sguardo un bastone che gli avevo tirato, ha preso in pieno un pezzo di marmo, residuato di non so bene quale imperatore romano.
Il bastone però lo ha preso lo stesso.

Zero mi ha fatto rimorchiare un sacco di ragazze.
Zero ha perso il suo posto nel letto quando una di queste ragazze m'è rimasta incollata.

Oggi ho portato il mio cane a Villa Lazzaroni.
Un tempo ce lo portavo tutti i giorni ma ultimamente sono troppo acciaccato per essere costante.

Mi sono seduto sul leone di marmo su cui mi sedevo sempre da bambino e mi sono messo a lanciare le pigne al mio cane.
Una.
Due.
Alla terza il mi cane ha lisciato la presa.

Sono rimasto perplesso e imbarazzato.
Zero si è voltato verso di me e m'ha guardato con quello sguardo triste e infinitamente saggio che è proprio solo dei cani e di quelli che hanno visto troppe bottiglie vuote.

"Il tempo ci toglie le palle curve".
Mi ha detto il mio cane, che è pure un avido lettore di King.
Io mi sono acceso una sigaretta, ho annuito e ho smesso di lanciargli pigne.

Siamo tornati a casa, camminando piano e tutti e due con il fiato grosso.

Fish & Chips



Il Mattino ha l'Oro in BoccA!


Sono un proiettile.
Mi sono svegliato presto e sono già al computer.
Mi sento la dinamite nelle dita.
Ho lo sguardo di un concorde.
Sono affilato come l'acciaio di Hattori Hanzo.
Oggi non mi ferma nessuno.

Magari prima mi faccio un caffè.

24.2.07

Fermi, come un semaforo.







Parecchio tempo fa, all'epoca di John Do 6, razionalizzai e misi su carta il mio punto di vista sulla vita, l'universo e tutto quanto (son sempre modesto nelle mie esternazioni).
La vita è una lotta contro l'entropia.
Se non ti dai da fare, se non ti metti a urlare contro quel cielo indifferente che grava sulla teste di tutti, presto o tardi sparirai nel disinteresse generale e nessuno si ricorderà di te.
Questo vale tanto per le persone, quanto per i media.
La sacra arte dell'hype e della provocazioe culturale è qualcosa di vitale per la sopravvivenza tanto di noi autori, quanto dei prodotti che facciamo.
Se la gente non si accorge della nostra esistenza e del nostro lavoro... che lo facciamo a fare?
Non sono uno di quelli che crede che "l'artista" fa quello che fa, solo per se stesso.
Per me si crea per suscitare una reazione in chi fruisce la nostra opera.
Tanto è vasta e clamorosa quella reazione, tanto meglio abbiamo fatto il nostro lavoro.

John Doe è il manifesto di questo pensiero.
Nel corso di quasi 50 numeri di JD abbiamo divertito i nostri lettori, li abbiamo irritati, spaventati, lasciati perplessi e, in qualche caso, fatti scappare.
Fatto sta che, a quattro anni dalla sua nascita, JD è ancora un fumetto "vivo" di cui la gente discute ogni nuova uscita e non un prodotto che viene dato per scontato.
Il giorno in cui la gente comincierà a darci come "assodati", JD sarà morto.
Queste è verissimo per una testata di nicchia come John Doe o Detective Dante ma, dal mio punto di vista, è vero anche per realtà più ampie, consolidate e popolari.

Spesso ci si lamenta che gli altri media parlano raramente del fumetto popolare... ma cosa dovrebbero dire?
"Anche quest'anno, come da cinquant'anni a questa parte, la testata tal dei tali procede come sempre..."
Non esattamente una notizia da prima pagina, non trovate?
Ora, sia chiaro, io sono un fiero sostenitore dell'integrità del fumetto popolare italiano.
Credo che certi personaggi siano forti anche in virtù delle loro cristallizazione (oltre che alla bontà dell'idea originale)... ma c'è una misura per tutto.
Gli americani sono maestri nell'arte di cambiare tutto per non cambiare nulla e, dal mio punto di vista, qualcosa dovremmo imparare da loro.
Ok, la morte di Superman era una bufala e neanche una gran storia... ma quanto ha fatto parlare? E quanto ha venduto?
E il matrimonio di Peter Parker (AKA L'Uomo Ragno)?
E la Civil War attuale?

Io apprezzo la sobrietà e l'eleganza dei nostri editori storici... è un tratto caratteristico che negli altri media è andato perduto.
Ma possibile che non si possa trovare un equilibrio diverso tra l'essere sobri e l'essere immoti?

Animetal

Cosa succede a mischiare un pezzo classico come "Burn" dei Deep Purple e la sigla originale di Jeeg?
Clikkate e lo saprete.

Vecchia.

Lo so, è vecchia e ha fatto il giro di mezzo web.
Ma io l'ho vista solo ora e non riesco ad esimermi dal postarla.

23.2.07

GAH!



Ci sono mattine che ti alzi di buona lena, tutto intenzionato a lavorare duro duro e a portare a casa una pagnotta diabolika.
Ci sono mattine che ci riesci e ci sono mattine che invece ti telefonano e ti rovinano la giornata e di lavorare non se ne parla più.

Datemi un'accetta e vi risolverò il mondo.

22.2.07

Oggi ascoltiamo...


Eagles of Death Metal.
I Queens of the Stone Age non mi hanno mai fatto impazzire ma il nuovo gruppo cazzone di Homme è divertente.
E poi adoro la loro estetica alla Richardson (il mio fotografo-pornografo preferito) e il suono così sporco, povero, stupido e divertente.
Sono al secondo album (che è meglio del primo).
Unico difetto: hanno litigato con Axel (che poi è facile e dovuto di questi tempi).
Consigliati.

21.2.07

Un gioco, una sorpresa e del cioccolato...



Senza andare a vedere sulle proprietà del filmato... lo avete riconosciuto il ragazzino?

p.s.
ma quanto era bello Pitfall?

20.2.07

Lavorare con lentezza...



Ieri era la giornata della lentezza, una di quelle cazzate che ogni tanto si inventano tanto per sottolineare meglio quando l'occidente sia ricco, opulento e moralmente debole.
Io il concetto di lavorare piano non l'ho mai capito... fino a due anni fa.
Se due anni fa mi aveste chiesto che tipo di ritmi lavorativi avevo, vi avrei risposto con la mia consueta faccia da culo: "non faccio nulla per una ventina di giorni al mese, poi mi tombo davanti al computer e scrivo come un pazzo assatanato per dieci giorni filati, andando al ritmo di 20 pagine al giorno come minimo".

Due anni fa però sono stato male e parecchio.
Quando sono uscito mi sono ritrovato sommerso di lavoro arretrato e debiti.
Così ho abbassato la testa e per due anni non ho fatto altro che scrivere.

L'affanno lavorativo di quell'emergenza me lo porto ancora oggi, rinnovato dalle molte pause ospedaliere che mi sono capitate.
Due giorni in ospedale significano come minimo una settimana lavorativa di fermo:
- due giorni a stare male prima di andare in ospedale.
- due giorni in ospedale.
- un giorno di recupero a casa.
- due giorni a cazzeggiare perché sono appena uscito dall'ospedale e di tutto ho voglia, tranne che di lavorare.
Fermo restando che, se ne sono in grado e ne ho la stringente necessità, riesco anche a scrivere da un letto di corsia.

In poche parole, anche adesso ho tonnellate di lavoro arretrato che mi aspettano frementi.
L'ansia dello scrivere per stare dietro alle consegne, ai soldi e alle necessità dei disegnatori e alle logiche editoriali mi ha logorato.
Sono arrivato al punto di mettere in bocca a un mio personaggio (Fato di JD) tutta la mia esasperazione per il dover tenere sotto controllo i fili di mille trame diverse.
Quindi, visto che il mio scapigliato metodo di lavoro non mi aiuta a risolvere il problema... ho deciso di cambiare metodo.

Scrivo piano.
Ma scrivo tutti i giorni.
Cinque tavole al giorno possono bastare.
Se sono i forma, dieci.
Mi costringo ad alzarmi dalla scrivania quando ancora non mi fanno male le dita e ho ancora voglia di scrivere.
Volete sapere una cosa sorprendente?
Sta andando meglio.
La costanza batte l'irruenza e quello stronzo di Esopo ha ancora una volta ragione.

Quindi, se siete mie disegnatori in attesa di sceneggiatura... non temete: sta arrivando.
Arriva lenta (e inesorabile)... ma arriva.
E se avete davvero fretta... perdonatemi.
Di più non posso.

La morte del commento...

Pensavo che m'aveste abbandonato tutti... e invece sono io che sono pirla.
Ho incasinato i commenti del blog per un giorno.
Oggi è tutto tornato normale e i commenti ci sono tutti.
Scusate.

Feticismi dell'infanzia...


Erin Grey
la Wilma di Buck Rogers e la fidanzata del bambino ricco e insopportabile con il cabinato di Dragon's Lair.
C'era una puntata di Buck Rogers con dei nanetti dotati di poteri di telecinsi che mi ha turbato per una vita.


Connie Sellecca.
La fidanzata di Ralph (il supermaxi eroe) e una di Hotel.
Bellissima. La foto non gli rende merito.


Catherine Bach.
La Daisy della contea di Hazzard.
Un classico.



Dana Plato.
La sorellina bianchissima di Arnold.
Innocenza, perdizione, tragedia.

19.2.07

If you wannabe my lover...


...almeno mandami un mazzo di rose e invitami a cena.

Ora, non pretendo che tutti quelli che mi conoscano leggano poi anche il mio blog e magari il topic sulle "cose da non dire mai"... ma perché non usare semplicemente il buon senso?

Oggi mi arrivano due mail da una persona che non conosco.
Le mail contengo parecchi allegati.
Non abbastanza pesanti da mandare la mia casella in crisi ma non così lggere da non risultare ingombranti nell'insieme di tutte le altre mail che mi arrivano ogni giorno per lavoro.
Gli allegati sono tavole umoristiche, vignette, pupazzetti di varia sorta.
E poi c'è l'ovvia presentazione: "sono tal dei tali, ho fatto questo e questo, vorrei fare questo e quest'altro... c'è spazio per storie comiche su Lanciostory o Skorpio?"

Premesso che non amo le mail con allegato che mi arrivano senza nessun avvertimento.
Premesso che non amo le mail non richieste che mi intasano la casella.
Premesso che non sono io quello che sceglie cosa pubblicare su LS e SK in quanto sceneggiatore e disegnatore freelance.
Ma perché mandare anche materiale del tutto fuori target?

Così, piuttosto indisposto nei confronti del mondo, rispondo alla mail:
"c'è spazio per storie comiche su Lanciostory o Skorpio?"
Ne hai mai viste? Comunque non sono io quello a cui rivolgersi perché non sono io quello che sceglie cosa pubblicare sulle testate Eura. Devi rivolgerti a loro.


Non sono stato gentile e non volevo esserlo.
Storia chiusa.

E invece mi arriva una terza mail.

"gentilmente mi darebbe la mail dell'Eura che quella che ho trovato è quella generica e redazionale?"
E a me cadono le braccia.
Reprimo l'impulso di essere molto scortese e mi appello a tutta le gentilezza che riesco a trovare.
Gli rispondo che la mail è proprio quella e che quello che deve fare è segnalare nell'oggetto che è rivolta al direttore artistico dell'Eura (che, per la cronaca, è Lorenzo).

Ora io mi chiedo... ma secondo voi qualcuno scrive ai Subsonica per farsi dare la mail dell'etichetta discografica a cui inviare le proprie demo?

E soprattutto, è giusto che mi senta uno stronzo a causa del fatto non sono stato gentile e disponibile come al solito?
Sarà che sto invecchiando...

WOW


A casa ho quattro piattaforme di gioco.
L'Xbox 360, il Nintendo DS, il Nintendo Wii e il Mac.
A seconda della polvere che si accumula su una o più di queste piattaforme, capisco quale delle quattro sta attirando la maggior parte delle mie attenzioni.
Certe volte non è facile stabilirlo perché sono sempre stato un giocatore onnivoro ma non in questi mesi:
Lo strato di polvere sul Wii si sta accumulando da due mesi e mezzo.
L'ho usato in maniera intensiva appena comprato e adesso riposa, in attesa che escano giochi degni di interesse.
Alla 360 va un pelo meglio.
Lost Planet della Konami me l'ha fatta accendere per farci un giro veloce. Il gioco non l'ho ancora provato per bene ma ho fatto la promessa a me stesso di giocarmelo fino in fondo... appena avrò tempo e prima che esca Halo 3, ovviamente.
Il DS, bene o male, se la cava. Quando esco me lo porto con me e almeno prende aria.
A conti fatti, la piattaforma di gioco che sto usando di più è la più impensabile: Il Mac.
Le macchine della Mela son sempre state sfigate con i giochi: arrivavano (se arrivavano) tardi rispetto al corrispettivo PC e giravano peggio.
I nuovi Mac/Intel hanno migliorato di un pelo la situazione: adesso posso installare un vecchio gioco PC sul mio Mac e giocarmelo decentemente. Quelli nuovi no perché la scheda grafica non li sostiene.
E allora perché il Mac sta venendo usato così intensamente per giocare?
Perchè World of Warcraft gira in maniera perfetta sul Mac, che domande!

Dall'uscita della nuova espansione a oggi ho ripreso in mano WOW, messo da parte qualche preconetto, e mi sono rimesso a giocare di buona lena.
VeroAmore, la mia Cacciatrice BloodElf, ha da poco superato il livello 30 e sta procedendo spedita verso il 40.
Le meccaniche di gioco sono state ulteriormente limate e migliorate, le nuove razze sono affascinanti, il nuovo endgame è uno sprone ad andare avanti, Tarren Mill è ancora un incubo e gli Ally sono sempre i soliti vigliacchi bastardi.

E io, che non riesco mai a non fare parallelismi tra il media fumetto e il media videogioco, mi metto a pensare che WOW è una lezione pratica di come fare un prodotto mainstream.
Le meccaniche di WOW sono più semplici di quelle dei MMORPG (Massive Multyplayer Online Role Play Game) dei primi tempi, quasi elementari per quelli che sono cresciuti con giochi come Ultima Online o Dark Age Of Camelot.
WOW non è un vero MMORPG, non nel senso hardcore del termine.
Non vi permette di aprire un vostro locale, non vi permette di avere una vostra abitazione o fondare una città insieme agli altri giocatori.
A onore del vero non permette nemmeno lo svilupparsi di politiche sociali o economiche troppo complesse.
Queste cose WOW le lascia ai giochi di nicchia, roba come EVE, Second Life e via dicendo.
WOW è una specie di Diabolo 2 infinitamente potenziato e giocabile, in contemporanea, da milioni di giocatori.
Il prodotto Blizzard è un gioco è assolutamente amichevole, con una curva di apprendimento che assomiglia a una collina più che a un'erta montagna, e un alto tasso di dipendenza creato dalla sua capacità di far continuare a giocare in virtù della voglia di scoperta e di potenziamento.
Tutti possono giocare a WOW, anche mia mamma, la mia ragazza o Farinelli.
Eppure, pur non essendo un gioco per hardcore gamers, WOW riesce a catturare anche loro grazie a una serie di dettagli da "super nerd" che sono la gioia di chi vive di pane e videogiochi.
E il bello è che tutti gli aspetti ultratecnici possono essere tenuti in considerazione o ignorati, senza per questo rovinare l'esperienza di gioco.
In sostanza WOW è un Tex (o un Diabolik) che però può essere fruito anche come un Watchmen, un Ultimates o un Authority.
Un prodotto di massa in grado di soddisfare a più livelli, diversi tipi di utente. dal padre di famiglia che gioca un paio d'ore a settimana al nolifer che dedica gran parte della sua esistenza all'universo della Blizzard.

Dietro WOW c'è una visione ludica, una visione artistica, conoscenza del media, ambizione e capitali.
Se nel fumetto una tale competenza creativa si sposasse con la stessa concretezza commerciale, non sentiremo parlare di crisi per un sacco di tempo.

Ma nel fumetto le cose capitano un poco a caso, i fenomeni esplodono dal giorno alla notte senza che nemmeno quelli che li hanno progettati si prendano troppo la briga di capirne le dinamiche in maniera da poterle ripetere.
Sicuramente è più romantico... ma per gli affari è una rovina.


p.s.
per la cronaca: WOW, a oggi, vanta 8 milioni di giocatori.
Otto milioni di giocatori che ogni mese pagano 12 dollari per l'abbonamento.
Fatevi due conti.

17.2.07

Il Cane Zero



E' già apparso su JD 21. Questa è la sua versione in carne, ossa e cappellino.

Diabolik e le informazioni.



Il passaggio delle informazioni è un punto nodale dello scrivere un fumetto.
La capacità di riuscire a dare al lettore il giusto numero di informazioni, senza annoiare e senza lasciare"buchi" da riempire, è spesso la discriminante tra lo sceneggiatore professionista e l'aspirante e su Diabolik questo è ancora più vero.

Il fumetto popolare non tollere la "i" senza puntino e mettere quei dannati puntini è spesso un lavoro molto delicato.
Dare troppe spiegazioni o darle in maniera troppo pedante, spesso rovina il ritmo di lettura e insulta l'intelligenza del lettore.
Darne troppo poche certe volte compromette la comprensione della storia da parte della totalità del pubblico.

Molti lettori "evoluti" si lamentano dell'eccessivo approccio didascalico del fumetto popolare ma in realtà non tengono conto che più un fumetto è popolare, più deve poter essere capito da un pubblico molto eterogeneo.
Scrivere per una nicchia di lettori "evoluti" significa potersi prendere il lusso di non dover spiegare tutto, lasciando all'intelligenza del lettore il compito di colmare con il suo intuito qualche non-detto.
Scrivere per un fumetto che può finire indifferentemente tra le mani del lettore accanito, quanto in quelle del lettore occasionale che compra un fumetto per ingannare il tempo di un viaggio in tram, comporta tutta una serie di obblighi narrativi.

Il fumetto popolare (più ancora del cinema di largo consumo) si preoccupa enormemente della solidità delle sue storie e del fatto che queste storie siano comprensibili per tutti.
Un lettore che non capisce è un lettore che chiuderà l'albo insoddisfatto... e questa è una cosa che nessun editore vuole rischiare.

Questo non significa che io giustifichi i cosidetti "spiegoni" di fine albo.
Lo "spiegone", in genere, è frutto del cattivo lavoro fatto dallo sceneggiatore.
Arrivare allo "spiegone" finale significa che nel corso della storia non si è stati sufficentemente chiari e non si sono riuscite a passare le informazioni necessarie, e che quindi si è obbligati a riassumere per onorare quel principio di comprensibilità di cui sopra.
Facendo un lavoro accurato e ben pianificato, lo spiegone finale è evitabile... o perlomeno se ne possono ridurre peso e dimensioni.

Diabolik è un fumetto complicato sotto questo punto di vista principalmente per tre motivi:

- l'estrema complessità dei suoi meccanismi narrativi.
Piani complessi e tortuosi, numerosi colpi di scena, continui rovesciamenti...

- il numero ridotto di vignette a disposizione.
Massimo tre per pagina (in qualche rara eccezione, quattro).

- l'estrema attenzione posta dai curatori sulla coerenza e comprensibilità della storia.
Quando una storia di Diabolik si chiude, tutto deve essere spiegato e nessun punto deve rimanere oscuro.


Tutto questo significa che se non fai filtrare le informazioni nella maniera corretta durante il corso di tutta la storia, ti ritrovi a dover scrivere una scena finale con Eva e Diabolik, seduti sul divano di un loro rifugio, intenti a spiegarsi l'un l'altro cose che (a rigor di logica) dovrebbero già sapere benissimo.

Quando ho scritto il mio primo Diabolim sono partito con una intenzione precisa: volevo eliminare i pensieri di Diabolik.
In poche parole, mi dava fastidio che il lettore potesse "leggere" quello che Diabolik stava pensando.
A mio modo di vedere era una cosa che indeboliva l'aura misteriosa e impenetrabile del personaggio.
Ho avuto la fortuna di avere un primo soggetto in cui Diabolik era sempre accompagnato da Eva e questo mi ha permesso di far rimbalzare le sue riflessioni e commenti su di lei, quindi non ho avuto la necessità di ricorrere alle odiose nuvolette di pensiero.

Il secondo soggetto che mi è arrivato aveva molte scene in cui Diabolik operava in autonomia e ho scoperto che privarmi dello strumento dei suoi pensieri mi rendeva impossibile spiegare le cose.
Diabolik agiva e basta.
Il lettore attento avrebbe (forse) potuto capire il perché delle sue azioni ma il lettore più distratto sicuramente no.
Quini avevo due strade: tenere fede alla mia idea iniziale e aggiungere delle lunghe spiegazioni a posteriori tra Eva e Diabolik... oppure cambiare approccio e sfruttare i pensieri di Diabolik.
Ho scelto la seconda strada perché serviva meglio il ritmo della storia e mi permetteva di allegerire la fase delle spiegazioni finali.
Il ritmo, dal mio punto di vista, è il primo padrone di uno sceneggiatore.
Se una storia è noiosa, è brutta.
Se per assecondare una qualche fighetteria stilistica o una mia "esigenza culturale" devo ledere il ritmo di tutta una sceneggiatura, preferisco eliminare gli orpelli e concentrarmi su quello che è il mio obbligo primario: scrivere storie piacevoli.

Questa storia mi ha fatto capire ancora meglio quanto Diabolik sia un fumetto finemente cesellato nel corso degli anni.
Tutti gli strumenti narrativi a disposizione dello sceneggiatore ci sono perchè hanno una loro specifica funzione e non per qualche vezzo e capriccio dei curatori.
Aggiungere o togliere qualcosa da un meccanismo perfetto è un rischio enorme e, generalmente, inutile.
Diabolik non è un personaggio che necessità di cambiamenti... al massimo di qualche limatura (e giusto per stare al passo con i tempi).

15.2.07

Rovine



Immagina il Messico. Una vacanza da sogno, tra mare, sabbia, tequila e tramonti da cartolina. Immagina un’avventura tra amici, sulle tracce di un giovane scomparso nel nulla. La fatica, il caldo, gli insetti, la foresta sempre più impenetrabile. Immagina di avere, a un tratto, paura. Perché qualcuno ti osserva, ti segue. E inesorabile ti spinge verso l’abisso. Immagina di essere in trappola. Allora sarai un animale che lotta per la salvezza. Contro tutti, senza regole, senza certezze, senza pietà. Scott Smith torna con un thriller psicologico intricato e crudele: un viaggio solo andata per l’inferno, con vista panoramica sull’orrore che è dentro ciascuno di noi.

La Rizzoli ha cercato di mascherarlo in ogni maniera ma questo "Rovine" di Scott Smith è un horror, e neanche un horror molto raffinato, se la vogliamo dire tutta.
Se questo "Rovine" fosse un film, sarebbe un teen horror non molto diverso da "Hostel" o "Cabin Fever"... e io "Cabin Fever" lo adoro (e a conti fatti nemmeno "Hostel" mi è dispiaciuto).
Ma la cosa migliore della seconda opera di Smith (la prima è quel gioiello di "A Simple Plan") è il "come" piuttosto che il "cosa".
Smith scrive da dio e questo libro è pregno di un virtuosismo letterario che secondo alcuni avrebbe dovuto nobilitare una storia di ben altro livello.
A me, invece, sta benissimo così.
Questo libro è un treno in corsa che non permette di essere abbandonato, un horror becero, schietto e brutale come non se ne vedevano da tempo... il fatto che sia scritto anche dannatamente bene è solo ula ciliegina sulla torta.
Consigliato duramente.

Black Dog


Leeds, settembtre 1969. Il primo festival rock all'aperto dello Yorkshire si è appena concluso sulle note dei Mad Hatters. Con gli occhi che bruciano per la stanchezza, Dave sta pulendo il prato, quando nota un sacco a pelo abbandonato. Lo tocca con la punta del piede: dentro c'è un corpo. Un drogato, pensa. Ma quando si china per guardare meglio si pente della propria curiosità. Leeds, ottobre 2005. L'ispettore Alan Banks si sta occupando dell'omocidio di Nick Barber, un giovane giornalista musicale. Tutto lascia pensare a un delitto d'onore, ma quando Banks scopre che Barber stava scrivendo un pezzo sui Madd Hatters, ripesca il fascicolo di un omicidio avvenuto molto tempo prima...

E' il primo libro che mi capita di Robinson e devo dire che sono stato attirato più che altro dallacopertina.
Se l'editore italiano non avesse deciso di cambiare il titolo originale ("Piece of My Heart") con un palese riferimento zeppeliniano, probabilmente non l'avrei mai notato.

Che dire?
Robinson sembra essere uno scrittore capace, dotato di una scrittura semplice e diretta e bravo nel dare una caratterizzazione coerente alla psicologia dei suoi personaggi.
Per fargli un complimento, sembra un Connely nato in Inghilterra... con la differenza che Connely (generalmente) costruisce trame più solide e avvincenti, ha personaggi più accattivanti e uno stile migliore.
Questo Black Dog per un buon due terzi è un ottimo libro, poi ha un momento di stanca e alla fine crolla miseramente... il che è un vero peccato perché lo spunto del romanzo è buono e tutta la parte ambientata nel passato è ben costruita e avvincent ma, un certo punto tutto, il castello di carte crolla, i dialoghi e l spiegazioni si fanno insopportabilmente tediose e il romanzo si chiude frettolosamente, prendendo qualche scorciatoia discutibile sia per quello che riguarda la doppia indagine, sia per l'aspetto inerente ai rapporti tra i vari personaggi.
Delude anche Banks, l'eroe dei romanzi di Robinson (ne ha scritti quattro su di lui) e che in questo Black Dog non riesce mai a trovare un suo ruolo definito, finendo oscurato dal protagonista dell'indagine del 1969, un personaggio in teoria secondario che in realtà è la cosa migliore di tutto il libro (e dispiace vederlo abbandonato in fretta e furia nella fretta di chiudere).
Ci sarebbe poi anche da lamentarsi del fatto che molti degli avvenimenti pregressi inerenti al protagonista sono appena accennati ma non spiegati e questo, visto che il romanzo dovrebbe poter essere fruibile anche da chi non ha letto i tre libri precedenti, è piuttosto limitante per capire appieno il perché di certi ragionameni e azioni... ma questo sembra essere diventato un male comune di molta narrativa "seriale" moderna.

Insomma, se fossi in voi mi eviterei di spendere 19 euro (per meno di 500 pagine, i libri hanno dei prezzi sempre più folli!) e, al massimo, aspetterei un'edizione economica.

14.2.07

Auguri Cretino!




Luca Bertelè oggi spegne un mucchio di candeline.
Luca è uno dei mie migliori amici, nonostante tutti i suoi infiniti difetti.
Io a Luca ci voglio bene.
Auguri!

Imbarazzarsi per empatia...



Avete presente quando capita di guardare qualcuno che fa qualcosa di discutibile e ci si sente imbarazzo per lui?
Ecco, stavo guardando la televisione e questa sensazione mi ha assalito.

Aldilà della protagonista e di quello che (non ) ha saputo esprimere, aldilà di un gigante del fumetto mondiale messo a fare il caricaturista di Piazza Navona in mezzo a un secchione, una pupa e una pornoattrice, aldilà del qualunquismo sui fumetti in genere e della discutibilità degli opinionisti... ma quello in abito adamitico era davvero Capone?

12.2.07

Nel 2007 il buon vecchio Charlie Manson dovrebbe essere rimesso in libertà...


-Ciao amore, sono a casa!-

10 cosa da non dire mai...



...quando andate da qualche curatore o editor a far vedere il vostro book:

-"Questi son lavori vecchi che non mi piacciono più."
E allora che me li hai portati a fare?

-"Questa è una storiella breve ma in realtà fa parte di una saga fantasy di 10.000 pagine e ha una bibbia che mi ci son voluti vent'anni a scrivere. Se non le leggi, non puoi capirla"
Ne riparliamo tra altri vent'anni, ok?

-"Sì lo so che sono principalmente illustrazioni ma il fumetto non mi piace."
Sciogliete i cani, per favore.

-"Capisco che il mio lavoro sia diverso dal genere di fumetto che fate voi, ma pensavo che magari aveste deciso di pubblicare qualcosa di meno vecchio e noioso"
Gesù salvaci.

- "No, le vostre cose non le ho mai lette ma mi son detto... proviamoci con tutti"
Almeno è sincero.

-"Io però faccio manga"
Noi no.

-"No, questi sono schizzi che ho fatto mentre ero al telefono... a casa ho della roba meglio"
E sta bene a casa.

-"Ho cambiato la faccia del vostro protagonista perché è brutta"
Grazie.

-"Pensavo di propormi come copertinista di Jonn Doe"
In effetti ne abbiamo bisogno.

-"Queste sono le mie condizioni, non accetto altro"
La richiamiamo noi.


Notare che ognuna di queste frasi me la sono sentita dire almeno un paio di volte (come minimo).

Mai Contenti.



Quando il fumetto era davvero media popolare e i suoi eroi vendevano centinaia di migliaia di copie al mese, l'intellighenzia autoriale del fumetto voleva fare fumetti piccoli che avessere la stessa dignità di un libro.
Vendere come le rosette a mezzogiorno non bastava, anzi... era una cosa volgare di cui vergognarsi.
Si aspirava al rango di media culturale e la popolarità era il nemico.

Oggi quella spinta elitaria ha il suo momento.
Il fumetto popolare perde posizioni e quello di nicchia ne acquista ogni giorno.
Oggi i fumetti sono venduti nelle librerie di varia, sono trattati come i romanzi e vendono proprio come i romanzi.
Poco.

Questo ci appaga?
Non direi.
E allora l'intellighenzia culturale adesso ci dice che bisogna raggiungere la massa (che avevamo già e che abbiamo snobbato), allargarsi e se possibile, allegarsi (all'Espresso).

Non siamo mai contenti di niente.

Citazioni...



Si parla di autori televisivi:
" Una volta conobbi uno che di lavoro si inventava i casi di Forum.
Raramente ho visto negli occhi di un essere umano una simile disperazione."

-Diego Cajelli-


Diego sei un genio.
Sto ridendo come uno scemo da dieci minuti.

10.2.07

Inni...

Minchia quanto mi si adatta questa canzoncina...


"I wanna be somebody"
-W.A.S.P.-

Spero di sbagliarmi...


Sto seguendo (da una certa distanza) il profilarsi di una nuova etichetta editoriale che da qualche mese ha annunciato di essere pronta ad invadere le edicole in maniera multimediale.
Lo ammetto... tutti i miei allarmi "sola incoming" si sono attivati quasi subito ma visto che c'è coinvolta gente che rispetto ho deciso di sospendere il giudizio fino a quando questo progetto non vedrà la luce.

Però non posso che essere perlomeno scettico: io quando sento ripetere troppe volte la parola "multimedialità" divento automaticamente sospettoso.
Se poi mi si inizia a parlare di "venti anni di gestazione" e "10.000 pagine di storie gia pronte", il mio sopracciglio raggiunge vette inedite.
Aggiungiamoci poi l'attenzione data a un "linguaggio fantasy vero e grammaticalmente strutturato", un formato editorialie che ben poco successo ha riscosso in Italia e che sembra-sulla carta- una follia e i continui ritardi nella data d'esordio, e il quadro è completo.

Se poi mi vengono pure a dire che per sviluppare un MMORPG (un videogioco di ruolo e di massa, come "World of Warcraft" per capirci) non servono milioni di dollari ma basta un motore grafico e un poco d'impegno... allora tiro fuori i pop-corn e mi siedo sulla sponda del fiume.

Sia chiaro... io spero che siano davvero capaci di fare tutto quello che dicono e gli auguro la miglior fortuna possibile ma, in base alla mia esperienza, queste cose poi si risolvono in un albetto striminzito che a stento raggiunge le edicole e in un nulla di fatto.
Spero di sbagliarmi.

9.2.07

Il mio Nirvana...

Scrivere una storia nostalgica sugli anni '80, utilizzando un personaggio anni '80... e avere quindi una scusa decente per tenere lo stereo a palla e girare per casa cantando a squarciagola cose come queste:



Adoro il mio lavoro.

Ancora Diabolik ma questa volta non si parla di scrivere...





Il libro è uscito da qualche settimana ed è editato dai tipi della BD.
Scritto da Davide Barzi e Tito Faraci, questo volume racconta la affascinante e assolutamente unica storia delle sorelle Giussani, due personaggi che non hanno avuto precedenti (o emuli) nel panorama del fumetto mondiale.
Causa della mia nuova politica del non parlare di nulla prima di non averla sperimentata direttamente, ve ne parlo solo oggi che ho finito di leggerlo.
E' un libro magnifico che dovrebbe interessare anche chi non legge Diabolik o non è appassionato di fumetti.

Straconsigliato.

Non si salva nessuno...


Pure il Bartoli si è aperto un blog.
Ha deciso che lo vuole brutto, sporco e essenziale.
Il contenuto che vince sulla forma... (dannato umanista).
Comunque, lo trovate QUI.

Nuff Said!

8.2.07

Top Ten dei fumetti più venduti in Italia.


1
IL RITORNO DEL GEPPO OSCURO
6.000000 copie
2
NONNA ABELARDA COLPISCE ANCORA
400.000
3
TOPOLINO
300.000
4
TEX
300.000
5
DYLAN DOG
250.000
6
WITCH
150.000
7
DIABOLIK
101.000
8
JOHN DOE
100.000
9
NATHAN NEVER
70.000
10
JULIA
60.000

Sono dati attendibili che derivano da alcune interviste che ho letto, qualche voce che ho sentito e dal portiere di via Bunarroti che è molto amico del Beppe e del Vanni.
Ora, per favore, perdete tempo a prenderli sul serio parlandone in giro per la rete.

Se volete capire meglio la storia, tutto parte da QUA.

Sono sempre più atterrito di come Internet sia la grande livella dell'informazione.
Tutto sembra avere lo stesso valore e credibilità.
Per carità, le cifre riportate nel blog segnalato all'inizio di quel topic neanche sono così inesatte... ma a parte il fatto che è discutibile il principio con cui è stata stilata la classifica (settimanali e mensili nello stesso calderone, non si tiene conto delle ristampe, si basa su dati parziali riguardanti solo alcune case editici perché non si è riusciti a tirare a indovinare sulle altre...), quello che trovo aberrante è la pretesa di una sorta di attendibilità in base alle "interviste sentite" e alle "voci ufficiose".
E trovo ancora più assurdo che intorno a quella classifica siano nate intense discussioni su forum, mailinglist e via dicendo.

Comunque sia, da oggi è ufficioso che Geppo è la testata più venduta d'Italia (e che John Doe vende 100.000 copie, ovviamente).

Ma quanto piace il glam metal alla norvegia...

I miei nuovi sfigati preferiti!
Wig Wam!
Vanno di diritto accanto ai Lordi!



Questo video è un gioiello d'ironia.

7.2.07

La Democrazia Cinese


Ho una maglietta che attesta che io sono stato al tour di questo disco, peccato che il disco non sia mai uscito (ha un ritardo di soli 15-16 anni).

Comunque sia, sembra che questa sia la volta buona:
Axel ha detto che l'album uscirà il 6 marzo 2007.
Voglio crederci.

Nel frattempo...

Letture a fumetti



Nell'anno delle buone intenzioni, ho preso la salda decisione di parlare solo delle cose che ho letto, ascoltato o visto, evitando qualsiasi tipo di giudizio preventivo.
Per uno come me, che ha sempre una opinione su qualsiasi cosa, non è esattamente semplice... però mi ci sto impegnando con serietà, anche a scapito degli amici.
E' da una settimana che avrei voluto segnalare il Nick Raider di Diego ma, non avendolo ancora letto, mi sono astenuto.
Oggi ve ne parlo perché, finalmente, il numero 2 della nuova serie di Nick è passato dal comodino delle "cose da leggere" a quello delle "cose a cui trovare un posto" (in realtà è lo stesso comodino ma sposto i libri e i fumetti di una trentina di centimetri).

Il Nick Raider di Diego è ottimo.
Scritto benissimo, con un gran ritmo, dialoghi taglienti e scorretti il giusto, una bella e solida storia, un personaggio pienamente centrato e, al contempo, rinnovato.
Qualche perplessità ce l'ho sui disegnatori (è palese che sono due, anche se è accreditato uno soltanto).
Caracuzzo è nella media dei suoi ultimi lavori a tirar via (un pelo meglio che su Brad Barron, ma non di molto), mentre il suo assitente sembra davvero un bel talento con buonissime intuizioni a livello di prospettive e grande dinamismo (peccato per le teste piccole).

Insomma, lettura caldamente consigliata a tutti quello che amano le storie d'azione e i fumetti ben scritti.

6.2.07

Trucchi Diabolici


Raccontare non è solo questione di talento o abilità, raccontare è pure questione di esperienza.
Quello che scriviamo dipende dal nostre estro, dalle nostre inclinazioni personali, dalla nostra sensibilità... la maniera in cui scriviamo dipende invece dagli strumenti che ci siamo saputi creare nel corso degli anni.
Questi strumenti servono a fare un poco di tutto:
c'è il piccone e la pala per tirare fuori una storia ostinata che non vuole uscire dal blocco di granito della nostra immaginazione, c'è la pialla per fare il lavoro grosso, lo scalpelletto per i lavori di fino... e poi ci sono degli aggeggi più specialistici che io definisco "trucchi del prestigiatore".
Avete presente quando Stephen King chiude un capitolo preannunciando la morte futura di un personaggio ancora vivo nella storia e facendo restare tutti i lettori di merda?
Ecco, quello è un trucco... e anche uno buono.
King lo avrà utilizzato almeno una ventina di volte (se non di più) e ogni volta che l'ho letto, mi ha fregato.
Io, dal canto mio, adoro tutti quei trucchetti inerenti agli stacchi di sequenza che hanno trovato in Edgar Rice Burroughs (il papà di Tarzan, tra le altre cose) la massima eccellenza.
Ogni volta che una scena è arrivata ad un punto morto, chiudete con un colpo di scena (anche improbabile) e andate a seguire le vicende di qualche altro personaggio, da qualche altra parte... e poi fatelo di nuovo, e di nuovo, fino a chiudere la storia.
Se leggete John Doe, quella che ho appena descritto non dovrebbe risultarvi come una pratica inedita.
Comunque sia, quale che sia lo stratagemma, i trucchi sono uno strumento importante per uno scrittore e sono davvero pochi quelli che non ne hanno almeno una decina che usano con regolarità.
A meno che questi scrittori non lavorino su Diabolik.

Diabolik è un paradosso.
Il personaggio è un mago degli stratagemmi e ogni suo albo abbonda di fantasiosi meccanismi, colpi di scena, giochi doppi o tripli, rivelazioni inaspettate e via dicendo.
Verrebbe da pensare che una serie come Diabolik sia il palcoscenico ideale per dare fondo a tutti gli sporchi trucchi narrativi che si hanno nel cassetto... e invece no.
Diabolik non è "Alias" (serie televisiva che ha fatto del ribaltone narrativo una pratica quasi pornografica), Diabolik è scritto in maniera da non offendere l'intelligenza dei suoi lettori.
Diabolik, nelle sue meccaniche, è spietatamente plausibile.
Le Giussani prima e Gomboli poi, hanno imposto un rigore narrativo a cui è durissimo attenersi, un rigore che pretende che tutti quadri e che lo scrittore non prenda scorciatoie di sorta.
Tutto deve avere una spiegazione (e questa spiegazione deve essere anche chiara per il lettore, nel finale della storia) e tutto deve attenersi alle logiche della serie.
E' vero, in Diabolik ci sono degli elementi di irrealismo, ma sono molto ben definiti e circostanziati e non se ne possono aggiungere di nuovi.
L'onestà narrativa, la plausibilità (relazionata alle logiche della serie) e il rigore, sono cose che non si possono prescindere quando si scrive Diabolik... ed è per questo che gran parte dei miei adorati trucchi resta nella sua cassettina ogni volta che mi trovo ad avere a che fare con lui ed è anche questa la ragione per cui, ogni volta che finisco di realizzare un numero di Diabolik, ho l'impressione di aver imparato qualcosa.
E dopo tredici anni di onesta attività, questa non è una cosa che io posso prendere alla leggera.

5.2.07

Nemico di Tutti.




Non amo molto la foma mentis di quelli che scrivono per il cinema.
Sono tutti fissati con "le motivazioni" dei personaggi, con il conoscere vita e morte e miracoli dei protagonisti delle loro storie, con lo sviscerare ogni aspetto psicologico delle loro creature.
Non è che ci sia nulla di male, ma non sono convinto che questo approccio basti a fare di un personaggio un gran personaggio e di sicuro non fa in modo che il personaggio si "scriva da solo", specie se il soggetto della storia che quel personaggio sarà chiamato a vivere è meno che solido.

Detto questo, non penso nemmeno che si possa scrivere un personaggio senza porsi qualche domanda su di lui... e io di domande su Diabolik me ne sono fatte (e me ne sto facendo) parecchie.
La prima, e la più ovvia, è capire il perché Diabolik fa quello che fa.
Dopo tanti anni di onesti furti, Diabolik è ricco... rubare ulteriormente non dovrebbe più essere una necessità.
Eppure Diabolik continua a farlo un meso dopo l'altro.
Perché?

La prima risposta è la più semplice:
Diabolik è un ladro e un criminale, così come Tex è un eroe e un ranger.
Nulla da dire, questa risposta soddisfa appieno le necessità del lettore occasionale che pesca Diabolik dall'edicolante in maniera sporadica, tanto per ingannare il tempo.
Il lettore casuale ha bisogno di coordinate immediatamente decodificabili: Diabolik è un ladro e quindi ruba.

Però questa risposta non può soddisfare appieno chi Diabolik lo legge da anni (o decenni) o chi lo scrive.
Chi conosce bene il re del terrore sa che la necessità di Diabolilk di rubare non è determinata dal bisogno e sa pure che Diabolik non è tipo da continuare a fare qualcosa solo per combattere la noia: la sua mente è troppo lucida e acuta per cedere a una debolezza simile.
Ma allora perché Diabolik continua a fare quello che fa, aldilà delle ovvie ragioni editoriali?

Ho discusso parecchio su questo argomento e una delle teorie più affascinanti e concrete che ho sentito, vogliono Diabolik come un maniaco ossessivo-compulsivo, un ladro seriale che ruba per soddisfare un bisogno, una carenza... e che continua a fare lo perché non riesce a essere soddisfatto: come quelli che per placare le carenze d'affetto, fanno shopping e poi non si godono quello che hanno comprato.
Psicopatico, sociopatico, del tutto privo di empatia (se non nei confronti di Eva), ossessionato... una perfetta macchina umana che agisce spinta da un bisogno irrazionale e inappagabile.
Diabolik si realizza e si definisce nell'azione... non nelle motivazioni di quell'azione e nemmeno nel premio finale che deriva da essa.
E' un buon modo di vedere il personaggio ma, per i miei gusti, è una interpretazione troppo revisionistica e intellettuale, vicina a quelle riletture operate dagli scrittori inglesi sui personaggi supererostici americani che hanno fatto tanto bene, ma anche tanto male, al fumetto americano tutto.

No, per me Diabolik non è un robot e non agisce a causa di una ossessione... per me qualche motivazione concreta e non strettamente psicologica, ce la deve avere.
Se non la conosciamo è solo perché la parte più importante del suo passato non ci è ancora stata raccontata.
A mio modo di vedere, Diabolik odia i ricchi e i potenti e li punisce con le sua azioni.
Qualcuno obietterà che Diabolik ama la ricchezza, tanto è vero che si tiene il frutto dei suoi colpi e non lo dona ai poveri come un novello Robin Hood... ma io vi domando: cosa se ne fa Diabolik, delle ricchezze che ruba?
Una parte la deve necessariamente reinvestire per finanziare i suoi covi e tutta la sua tecnologia, ok... ma il resto?
Il resto è nascosto in qualche rifugio, lontano da occhi indiscreti e da Diabolik stesso.
Prendiamo il classico rifugio di Diabolik: Di solito un rifugio Diaboliko è un ambiente pratico e essenziale, che nulla concede all'occhio di chi guarda.
Dove sono i pezzi d'arte e i gioielli?
Eva se li gode solamente per il tempo concesso dal finale di una storia, poi tutti quei diademi, quelle collane, quei diamanti, spariscono nel nulla... dimenticati in favore del prossimo colpo.
Ne sono sempre più convinto, Diabolik odia la richezza: la ruba a chi ce l'ha e poi la allontana anche da se stesso.
La sua è una crociata che trascende il semplice crimine o l'ossessione, ma assume una valenza sociale.
Diabolik nemico di tutti ma più nemico di alcuni che di altri.

3.2.07

Il Re


E' curioso come io trovi gusto nello scrivere un personaggio che, sotto il profilo della scrittura, è l'antitesi di tutto quanto io ho scritto fino a oggi.
Parlo di Diabolik, ovviamente.
Dove John Doe e Dante sono la fiera del mutamento perenne, Diabolik è il baluardo della cristallizzazione.
Dove John Doe e Dante sono la fiera del non essenziale, del ridondante, del barocco... DK è LA sintesi.
Dove John Doe e Dante sono orgogliosi del loro aspetto disomogeneo, il re del terrore è la serie più omogenea del mondo.
Eppure, nonostante tutte queste differenze, io adoro scrivere Diabolik.

La cosa che mi piace di più è che con Diabolik non posso barare perché non è possibile sviare l'attenzione da un soggetto debole grazie a dei dialoghi brillanti, e non si può nemmeno mascherare un buco si sceneggiatura con uno stacco di montaggio.
Quando un numero di Diabolik si chiude, tutto deve tornare e se mi avanza qualche filo non annodato, vuol dire che ho sbagliato qualcosa e che qualcuno me lo farà sicuramente notare.
Riscrivo un sacco con Diabolik e, una volta che arrivo alla pubblicazione, sono molto più invisibile che su JD o Dante.
Diabolik è una scuola, una disciplina marziale e una cura spartana per il mio ego.
Il mio lato samurai lo adora, il mio lato hardrock lo detesta.

Nei prossimi giorni voglio postare qualche riflessione sul personaggio e su quali sono le difficoltà nello scriverlo, sperando che vi possa interessare.
Ho deciso che è meglio che lo faccia adesso, che sono ancora fresco (ho appena iniziato il quarto numero), piuttosto che tra qualche tempo, quando certe cose saranno diventate automatiche e io le darò per scontate.

Il mio rock è più grosso del tuo...

Visto che sembra che sento solo roba vecchia...
Ecco una rapida panoramica su gente nuova (che fa roba meno nuova) che mi attizza e non poco...

Kid Ego


Rattlesnake Remedy


Hydrogyn


Roadstar


The Answer


Wolfmother


Per una ragione o per l'altra... ognuno di questi dischi merita perlomeno un ascolto.

2.2.07

Giro a vuoto.


Che fastidio quando ti si pianta un'idea in testa e non riesci a scacciarla.
Ho da scrivere un mucchio di roba e devo scriverla in fretta e bene... e invece sto pensando a tutt'altro.
Le idee utili sono state cancellate via.
Quelle superflue si accalcano per uscire.
Devo scrivere e devo scrivere subito... perdere tempo non è un'opzione.
Vabbè, vado a guardare la pagina bianca di Word.
Per oggi sono disutile a me stesso e pure a voi (che venite a cercare qualcosa da leggere su queste anonime paginette).


(nel frattempo...)
...questa mattina sono andato alla presentazione di "Lys", la nuova creatura Red Whale-Rainbow che ha da poco raggiunto le edicole. Ci sono andato perché Francesco e Katia mi stanno simpatici (con Katia ho fatto una piacevolissima litigata molti anni fa e da allora ha tutto il mio rispetto) e perché Lys è un prodotto splendidamente confezionato e realizzato con cura e talento.
Il tema dell'animalismo è centrato e sono pronto a scommettere che questa "Witch per le bambine più cresciute" andrà benone.
La presentazione è stata tenuta al parco biologico (lo zoo, insomma) e per arrivarci mi son dovuto fare una bella passeggiata per la villa romana che preferisco, Villa Borghese.
Roma era bellissima oggi: limpida, fresca ma non fredda, tranquilla.
Devo uscire più spesso.