31.3.07

Chi non ama Animal?

Napoli Ground Zero -parte prima-



Erano anni facili eppure ci sembravano difficilissimi.
Eravamo tutti giovani e pieni d'entusiasmo.
Eravamo tutti conviti di avere in tasca il segreto per la soluzione dei molti problemi del fumetto italiano, l'unica difficoltà era riuscire a farci ascoltare.
Ci sentivamo tutti eroi e, come dice Guccini, gli eroi son tutti giovani e belli.

Rapido inquadramento "storico":
siamo tra il 1994 e il 1997.
Il fumetto indipendendete italiano sta per raggiungere il punto più alto di quella che, come scopriremo poi, sarà una rapida parabola.
La scena romana indipendete è rappresentata -in larga misura- da Stefano Piccoli e Walter Venturi.
Io li conosco entrambi e pur non essendo un loro "amicone" ho buoni rapporti con entrambi (più o meno).
La scena milanese invece, vuole da una parte i ragazzi del Troglo Studio e quindi della Scuola di Fumetto (nella figura di Diego Cajelli, Luca Bertelè, Luca Rossi e Mauro Muroni, Giovanni Bufalini) e dall'altra gli sciocchi dello Shock Studio (all'epoca li chiamavamo così... anni dopo gli abbiamo chiesto scusa).

Io sono nella terra di nessuno.
Insieme con i miei compagni di corso della Scuola Internazionale di Fumetti ho pubblicato (in edicola) un mensile a colori dal titolo di "Dark Side", uno dei primi esperimenti italiani in ambito supereroistico.
Poi l'editore si è vaporizzato nel nulla e io e i miei colleghi siamo rimasti con il culo per terra.
Io ho smesso di fare il commesso (in un negozio di fumetti, come tradizione Tarantiniana impone), ho iniziato ad aiutare Lorenzo Bartoli (che ho conosciuto nel mio periodo di comemesso) in qualche lavoretto e ho mollato l'università in maniera definitiva.
Leomacs è tornato a fare il tappezziere e ogni tanto pubblica qualche parodia di personaggi Bonelli.
Io e Leo abbiamo litigato (a causa "Dark Side" e del mio carattere di merda) e non ci parliamo granchè.

Da un giorno all'altro, circola voce che lo Star Shop vuole provare a produrre qualcosa per dare delle "esclusive" ai suoi negozi.
Mi faccio sotto e in poco tempo scrivo e disegno due albi di "Battaglia" in cui riprendo la figura di Pietro Battaglia, vampiro italiano che proprio su "Dark Side" ha visto la luce.
Non coinvolgo Leo che, proprio di Battaglia, è il padre grafico.
Leo, che è un pezzo di pane, mi realizza comunque le copertine.
Bartoli mi da una mano con i testi (all'epoca i dialogi erano la mia bestia nera) e la realizzazione complessiva.
Mi aiuta anche Saverio tenuta, incredbile a dirsi.

Quando "Battaglia" esce, va ad impattarsi in una fiera in cui viene presentato anche "Pulp Stories" (che all'epoca si chiamava ancora "Pulp Comics").
I due prodotti, anche dal punto di vista visivo, sono molto simili... con la differenza che "Pulp Stories" è molto, molto meglio.
Resta però il fatto che tra me e i ragazzi della Troglo, c'è un comune sentire e diventiamo amici.

In breve tempo i Troglo conoscono pure Piccoli e Venturi.
Si stringono un sacco di mani, si bevono un sacco di birre, si fa gli scemi con un mucchio di ragazze.
Non lo sappiamo ma sta nascendo una specie di "microscena" che negli anni a seguire produrrà qualche migliaio di pagine (pubblicate su un settimanale a tiratura nazionale) e la prima delle case editrici "ombrello" della scena indipendente.


(continua)

Quanto amo quest'uomo...

Con i Muppets :




In video:


In concerto:


Per la pubblicità:

Ramarro.


Doveva essere il 1986 quando Ramarro vide la luce sulle pagine di "Tempi Supplementari", la rivista vivavaio (ma ci pensate?) di "Frigidaire".
In seguito le sue storie del periodo "Frigidaire" sono state raccolte in due volumi che adesso non sono più così facili da recuperare.
Ramarro è un personaggio di Giuseppe Palumbo e, molto probabilmente, è l'unico supereroe italiano nobilitato da un'idea.
Ramarro è un supereroe masochista.
Ci gode a farsi menare e, in virtù del suo potere di rigenerazione, non patisce troppo a lungo gli effetti dei vari massacri a cui viene sottoposto.
Ramarro è un personaggio grandioso.
Folle, divertente, profondo quando serve, totalmente sopra e sotto le righe, disegnato benissimo e scritto ancora meglio (Palumbo è un ottimo scrittore, come anche "Tosca La Mosca" dimostra).
Ramarro è stato l'ultimo urlo (degno di nota) di quella generzione d'autori che ha visto la luce negli ultimi spasmi di vita del "Frigorifero" e che si è persa in vuoti sperimentalismi e pippe d'autore.

Varrebbe davvero la pena che qualche editore illuminato lo recuperi perché, in questa epoca di ristampe, tornano alla luce cose ben più inutili di Ramarro.


p.s.
il personaggio ha avuto anche una seconda e una terza vita prima con Cyborg e poi la con la Phoenix, ma non c'è assolutamente paragone con il periodo precedente.
Palumbo lascia infatti i testi a Daniele Brolli, che snatura e rende serioso, coerente e revisionista un personaggio che mai sarebbe dovuto esserlo. Detto questo, i disegni di Palumbo sono straordinari anche in questo secondo ciclo.

30.3.07

Crtitica alla Critica





Ultimamente si parla un sacco di critica fumettistica.
Ne sono contento, anche perché la polemica l'ho sollevata io ed è noto quanto mi piaccia alzare i polveroni.
Una delle molte domande che sono state fatte nelle numerose discussioni in giro per la rete a questo riguardo è stata: come dovrebbe essere un buon pezzo di critica-amalisi fumettistica?

Ecco, dovrebbe essere così:
CLICCATE QUI
Leggetevi il bel pezzo su Quino.

Apple Store Blues.





Domani apre l'Apple Store a Roma.
Il primo in Europa (non tenendo conto di quello a Londra).
A giudicare dalle foto, sembra un mini-store per nulla impressionante e privo di quelle areee per lezioni e cazzeggio che rendono lo shop di Londra tanto affascinante.
Oltretutto è davvero in culo al mondo.
Sono discretamente deluso.
Ma un giro, se mi regge, vado a farcelo lo stesso.

Barricate.


Ultimamente sembra che stia passando una fase "viva gli anni '80".
Il fatto è che, a parte la musica (che adoro), un certo tipo di cinema horror, d'azione giovanilistico (per cui stravedo) e un certo tipo di romanzi (ricordarsi che gli anni '80 sono stati anni importanti anche per lo zio King)... gli anni '80 sono stati la miglior decade possibile per il fumetto.
Almeno per uno che nel 1986 aveva dodici anni e si ritrovava in mano roba favolosa da ogni angolo del globo.
Frank Miller ci stava dando cosette come "Dark Knigth Returns", la sua prima run di Daredevil (e poi lo spettacolare "Born Again"), "Ronin" e "Elektra Assassin".
Gli inglesi (in particolare Alan Moore) avevano dato al mondo roba come "Watchmen", "V For Vendetta" e "Batman Killing Joke" e un mucchio di altra roba.
Gli italiani sconvolgevano il prodotto nazionale con Dylan Dog.
E in edicola trovavi ancora gli albi di "Frigidaire", un "Totem" che era ancora decente, "Comic Art", un "Corto Maltese" e via dicendo.

Quando hai dodici anni, le barricate ideologiche-culturali non sai manco da che parte stanno: leggi di tutto e sei in grado di farti piacere i prodotti più differenti.
E io quella roba la adoravo, tutta.
Senza alcuna distinzione.
Non mi fregava nulla se uno erano fumetto americano e l'altro un fumetto italiano.
La distinzione tra fumetto d'autore e fumetto popolare, mi lasciava del tutto indifferente.
Mainstream e Underground erano termini che manco conoscevo.

Per me quella era tutta roba buona e la si mangiava per come veniva.

Bei tempi.
Adesso, prima di leggere un fumetto, io non posso fare a meno di rapportarmi a quel fumetto tenendo conto di come è "schierato politicamente" (parlo della filosofia del lavoro/creatività, non della politica destra/sinistra).
Se non sta dalla mia parte della barricata, faccio fatica a guardarlo di buon occhio.

Se un fumetto ha scritto in copertina "Romanzo Grafico", io storco la bocca.
Se l'autore parla della creatività come di un genio bizzoso e indomabile che quando c'è lavori e quando non c'è, fai altro... io mi stranisco.
Se sento nominare troppe volte la parola "arte"... divento nervoso.
E via dicendo.

Ci ho messo un sacco di tempo a leggere Gipi e ho dovuto fare uno sforzo per farlo.
E adesso, dopo averli letti, penso che "Appunti per una storia di guerra" e "Hanno ritrovato la macchina" siano due fumetti bellissimi.
Mi sono divertito a leggerli e ho scoperto che non sono nemmeno troppo lontani dalla mia sensibilità, come invece temevo.
Credete che questo mi abbia insegnato qualcosa?
No.
Domani guarderò con uguale sospetto ogni fumetto che non appartenga "alla mia squadra".
E' un mio limite e una cosa di cui devo prendere atto.
Ma da qualche parte, c'è una pezzetto di me che è convinto che sia pure un punto di forza e un tipo di atteggiamento da tenermi ben stretto.

Mi piacerebbe avere ancora 12 anni e andare in edicola a comprarmi Tex, Corto Maltese, l'Uomo Ragno e Zanardi e poi tornare a casa e leggermeli tutti di fila, in balcone.
Mi piacerebbe un sacco ma non posso più farlo.

Non ho più un balcone.

29.3.07

Avevo detto che non avevo voglia di postare nulla...

...ma ho scoperto che stavo mentendo.
Questa mattina, mi sono svegliato con Molly Ringwald in testa.
Ovviamente l'associazione mentale mi ha fatto sprofondare nell'abisso delle memorie nostalgiche.
Quanto mi piacevano queste commediole...



Oggi non ho voglia di postare nullla...





Ma visto che ormai la pagina l'avete aperta, almeno guardatevi una bimba cattiva.
Il nome è Ariel Rebel, sulla rete spopola da qualche tempo.
Nonostante l'aspetto, è maggiorenne.

28.3.07

Barcollano.



Voglio specializzarmi in fotine horror.
In realtà sto cercando di fare degli esperimenti con la Holga e lo svilupo dei negativi direttamente con photoshop per ottenere un effetto quanto più "spooky" possibile.

Garrett Last Stand






Recchioni-Burchielli
In libreria presto (spero).

27.3.07

Fuori il nome!






Che sia strappato il velo.
Se volete saperne di più, andate sul blog di Massimo Carnevale (il link lo trovate nella collonina qui a fianco).

La forza del metodo.


Ho trovato una bella riflessione sul blog di Igort (il link lo trovate nella colonnina qui a fianco).
Igort si ferma per un attimo a riflettere sulla quantità e la qualità e si pone un paio di domande interessanti.
Sia chiaro, data la mia estrazione professionale, non posso fare a meno di stupirmi di come solo ora e solo adesso (all'indomani di un lungo e sfiancante lavoro) Igort si sia posto queste domande, ma apprezzo il fatto che lo abbia fatto e prendo la palla al balzo per allargare il discorso.

Gli orientali dicono che nella quantità c' la qualità, e io ci credo pienamente.
Il pensiero europeo vede l'arte sempre legata all'estro e al genio, il pensire orientale lega l'arte al metodo e alla disciplina.
Lo shodo, l'arte della scrittura giapponese, è una pratica che vede nel gesto il suo punto più alto e raffinato.
Tanto è più sicuro il gesto, tanto meglio i caratteri rappresentati dall'artista riusciranno a evocare lo stato d'animo ad essi connessi.
A vedere i lavori dei grandi maestri della via della scrittura, si ha l'impressione che siano tutta istintività e sregolatezza.
In realtà per diventare un degno praticante dello shodo, serve metodo, applicazione costante e tantissimi anni di umile esercizio.

Nel Kendo è lo stesso.
La perfezione del gesto (che è una delle tre componenti fondamentali della via della spada) si raggiunge solo con la ripetizione infinita di tre movimenti basilari.
La reiterazione del gesto affina e rende perfetti.


John Ford, in quasi settant'anni di carriera, ha fatto oltre un centinaio di film, lavorando in maniera incessante per tutta la vita.
Una gran parte di essi, sono dei capolavori.
Terence Malick, in quaran'anni di carriera, ha fatto 5 film.
Tre quasi capolavori e una mezza cagata.

Fosse anche per una mera ragione di numeri, Ford si beve Malick anche nel sonno.

Milton Caniff, Alex Toth, Alex Raymon, Jack Kirby e molti, molti altri, erano tutta gente da almeno 20 tavole al mese.
E nessuno viene oggi a mettere in discussione la loro arte solo perchè la praticavano con costanza.
Anzi, molto probabilmente è proprio la costanza e il metodo che gli hanno permesso di arrivare ai risultati a cui sono arrivati.

Non c'è da discutere sull'artigianato e l'arte.
C'è solo da discutere sui risultati ottenuti.
Certo, più la quantità è alta, più si alza il numero di possibili cagate... ma si alza anche la frequenza con cui si presenta roba buona o ottima.
E', come detto, una mera questione statistica.

A mio modo di vedere, il metodo, la ripetizione dell'esercizio e il lavoro costante, vincono sull'estro e il genio sregolato.
Ma, come al solito, son solo opinioni.

Chissà cosa ne penserebbe Igort...



Interessante intervista a Joe Sacco, l'acclamato fumettista-giornalista.
LA TROVATE QUI

Tema musicale per oggi.

Messaggio di servizio.

Fabry, piantala.
Questo non è Manicomio.
Piantala o alziamo il livello della guerra e qui ci finisce il tuo nome e cognome, il tuo numero di telefono, la tua professione e la tua faccia.
Altro che nick ballerino, clone malvagio e quanto altro.

26.3.07

Gente che fa bei fumetti...

Self Comics

Hanno una filosofia tutta loro che non so quanto io potrei mai sposare... ma sono bravi, cazzo.
Tutto il materiale è scaricabile e il bello è che quasi tutto merita una lettura.
Una menzione speciale a quel genio di Luca Genovese (con cui ho avuto il piacere di lavorare e con cui lavorerei ancora se delle ragioni editoriali, per me incomprensibili, non me lo impedissero), e a Simon Panella che è un talento puro e incontrollabile
QUI TROVATE IL LORO SITO.

Abelard Studio

Il sito dello Abelard Studio ha la virtù di mostrare disegnatori con un talento e una forza nel disegno, davvero impressionante.
Più volte ho cercato di collaborare con loro ma, o abbiamo teste diverse (e lo posso capire) o non gli sono simpatico (e posso capire pure questo).
Comunque sia... il loro lavoro merita di essere visto.
QUI TROVATE IL LORO SITO.

Eriadan

Sulla rete Eriadan non è una sorpresa per nessuno.
Il suo sito è visitatissimo e, per certi versi, è di sicuro uno dei fumetti/strip più popolari degli ultimi anni.
Questo autore ha il tocco.
Lo stesso che ha Lorenzo (Bartoli) e che io non avrò mai.
Nel suo lavoro ci sono idee narrative e grafiche, c'è leggerezza dell'anima, c'è lucida intelligenza, c'è un non banale romanticismo.
Insomma, merita e merita davvero.
QUI TROVATE IL SUO SITO.

Mancano ancora due mesi...


...ma io sto già fremendo!

“Adeso che siamo arrivati alla battaglia finale della seconda stagione, bramerei nell’avere oggi qui, non dico tanto, ma un diecimila lettori in più!”
Un lettore anonimo da Internet.

No, caro lettore, niente affatto!
Se siamo già segnati a passare nell’indifferenza, qui siamo già abbastanza per dire che siamo stati una perdita grave.
Se invece siamo segnati a ricevere l’acclamazione, quanti meno saremo, tanta maggiore gloria per ciascuno. Perciò ti prego, non augurarti un sol lettore di più.
Noi non siamo bramosi d'oro, ma se è peccato aver sete di gloria, noi siamo le anime più peccatrici di quante vivono su questa terra.
No, caro lettore, che non ti venga in animo il desiderio d'un sol uomo in più a leggere il nostro fumetto!
Neanche a costo di dannarci l'anima ci sentiremo disposti a rinunciare sia pure ad un millesimo di gloria che noi ritenessimo di dover spartire con un sol uomo in più di quanti siamo! Per favore, non lo desiderare. Anzi, vai a proclamare a ogni lettore che se ci sia qualcuno in mezzo a loro che non si senta di prendere parte a questo scontro, se ne vada a casa: riceverà il suo bel lasciapassare e gli saranno messe nella borsa le corone per il viaggio di ritorno. Non vogliamo affrontare la battaglia con nessuno ch'abbia paura di affrontarla con noi.
Chi a questo giorno sopravvivrà ed avrà la fortuna d'invecchiare, ogni anno, in maggio, radunerà i vicini intorno a sé e, rimboccandosi le maniche ed esibendo le sue cicatrici dirà: "Queste sono le ferite che ho ricevuto in quella seconda stagione. I vecchi sono facili all'oblio, ma lui avrà obliato tutto il resto, non però la memoria di quel giorno, anzi infiorando un poco quel ricordo per quel che ha fatto lui personalmente, i nostri nomi gli ritorneranno vivi alla mente, Bartoli, Recchioni, Cremona, Carnevale, Barletta, Dell’Edera, Fortunato, Farinelli, Venturi, Gianfelice, Rosenzweig, Fontana, Bertolatti, Gualdoni, Manunta, Fuso, Pontrelli, Turini, Longo...
E tra i boccali colmi, il brav'uomo tramanderà a suo figlio questa nostra vicenda; e la seconda stagione, da questo giorno alla fine del mondo, non passerà più senza che insieme a lei non s'abbia a ricordarsi anche di noi;
di questi noi felicemente pochi... di questa nostra banda di fratelli.
Perché chi oggi verserà il suo sangue sarà per noi e per sempre, nostro fratello... e per quanto sia umile di nascita, questo giorno lo nobiliterà; e quei lettori che ora dormono ancor nei loro letti, si dovranno reputare sfortunati per non essere stati qui quest'oggi, e si dovranno sentire sminuiti perfino nella essenza d'uomini quando si troveranno ad ascoltare alcuno ch'abbia con noi combattuto in questo maggio glorioso!
E ora, alle armi... che John Doe prevalga!



(un piccolo estratto dai ricchi redazionali di JD 48).

25.3.07

E se ci mandassi la mia donna e alcuni dei miei amici?

Che la Cina avesse grossi problemi con la dipendenza da videogiochi, non è una sorpresa per nessuno.
Basti vedere quanti sono i cinesi che giocano a WOW.
Discutibili i metodi che il governo ha approntato per superare questo problema..


E non è uno scherzo...

p.s.
Ringrazio Bapho per il filmato.

Detective Dante 24


-la madre di tutte le paure-

Se non ne avete abbastanza...


Online la mega intervista al sottoscritto realizzata da quelli di "Fumetti di Carta".
C'è tutto, ma veramente tutto.

La trovate QUI.

Horror



"Cabin Fever"
regia di Eli Roth.

Eli Roth è un fighetto.
Uno di quegli intellettuali che cercano di nobilitare il materiale più becero e pop attraverso ironia e talento, approcciandosi a un genere schietto come l'horror con un'insopportabile saccenza.
Ovviamente, a me Eli Roth sta simpatico.
Specie in questa sua opera prima, dove il suo indiscutibile talento registico era tenuto a bada da un David Lynch (qui in veste di produttore) che sembrava saperlo gestire meglio rispetto a Tarantino (con cui Roth ha girato la sua seconda pellicola, "Hostel" e la terza e prossima ventura "Hostel 2").
"Cabin Fever" è un film squisitamente idiota e surreale.
Disgustoso, pieno di personaggi odiosi e improbabili, ricolmo di situazioni stralunate e permeato da un umorismo feroce, politicamente scorretto e delirante.


"The Descent"
regia di Neil Marshall

Anche Marshall è un membro di quel grupo di autori noto come lo "splat pack", una specie di movimento culturale non uffiale che comprende il già citato Eli Roth, Alexandre Aja, Rob Zombie, Darren Lyn Bousman, Greg McLean, James Wan e Leigh Whannell.
Marsall ha esordito con "Dog Soldier" e poi ha fatto uno straordinario balzo in avanti dal punto di vista qualitativo e tecnico con questo "The Descent".
"The Descent" è un film serio.
Ogni ironia è badita e l'orrore, la violenza e la brutalità sono cose su cui è vietato scherzare.
A mezza via tra "Un tranquillo week-end di paura" e "Predator", "The Descent" è una pellicola impietosa che non ti molla fino alla fine e che non concede nulla alle soluzioni consolatorie.
Un vero gioiello.



"Alta Tensione"
regia di Alexandre Aja.

Altro genietto tecnico-visivo.
"Alta Tensione" è un film horror francese in grado di piegare le ginocchia alle tante produzione edulcorate americane.
Basterebbe la prima mezz'ora di film per capire ce Aja è uno che ha una sua visione fortemente personale del genere e sa metterla in scena senza compromessi... non a caso gli americani se lo sono protamente rubati per metterlo dietro la macchina da presa del remake de "Le colline hanno gli occhi" (e del suo seguito).
Lo script del film è un pelo traballante ma questo non inficia più di tanto la qualità visiva della pellicola.


"Slither"
regia di James Gunn

Stesso discorso di Eli Roth.
Un fighetto che affronta uno script volutamente becero e stupido con ironia e saccenza... e lo fa bene.
La pellicola è nobilitata da un cast di livello (su tutti svettano Nathan Fillion e Gregg Henry), molti bravissimi caratteristi e effetti speciali più che discreti.
Disgustoso, sopra le righe, idiota.
Una goduria.


"Wolf Creek"
regia di Greg McLean

A mezza via tra il documentario e l'horror anni '70 alla Tobe Hopper, "Wolf Creek" è un film che fa paura sul serio.
Le immense distese australiane, un cattivo che sembra una versione perversa di Mr. Crocodile Dundee, uno scrip ridotto all'osso, una limpidezza di visione davvero notevole, fanno di questo film uno degli horror più interessanti, asciutti e crudeli degli ultimi anni.

"Devil's Reject"
Regia di Rob Zombie.

Rob Zombie è un genio.
Lo si era potuto intuire nella sua pellicola precedente ("La casa dei mille corpi") e se ne è avuta assoluta conferma con questa seconda prova
"Devil's Reject" è un film che non stonerebbe accanto a capolavori come "Il mucchio selvaggio" o "Un traquillo week-end di paura".
Uno dei film migliori degli ultimi anni.
E non parlo solo del genere horror.

24.3.07

Il più grande film di propaganda mai realizzato.


Eccessivo.
Ipertrofico.
Di cattivo gusto.
Delirante.
Epico.
Debordante.
Esaltante.

"300" è un capolavoro visivo e tecnico.
Un delirio per immagini e suoni che trascende l'opera originale e sfocia in un territorio inedito, quello dell'ipercinema.
Ben altro livello di quel "copia e incolla" di "Sin City" che non faceva altro che scimmiottare il linguaggio fumettistico e umiliare quello cinematografico.
"300" è un capolavoro di stilizzazione che prefigura in cinema che verrà.

Questo senza esaminare quello che "300" dice.
Perché se si bada al significato del film, alle subdole e quasi invisibili correzioni all'opera originale di Frank Miller (che già di suo è un lavoro destrorso), atte a veicolare ancora meglio e in maniera più infida il messaggio di fondo, "300" è il più grande film propagandistico che sia mai stato girato
Gli innesti nel plot originale riguardanti la storia della moglie di Leonida e il corrotto politico spartano, alcune piccole sfumature atte a non lasciar dubbi che gli spartani siano le forze USA e i persiani quelle mediorientali (la storia, in realtà, si prestava comodamente a una interpretazione opposta ma grazie ad un paio di dialoghi messi davvero alla perfezione, questo dubbio ci viene rapidamente tolto), il fatto che "gli immortali" celino davvero le sembianze di demoni e che tra le loro forze ci siano i mostri della "non-ragione", sono tutti espedienti di rara maestria nell'ambito delle opere di indottrinamento politico.

"300" è ancora meglio di "Alba Rossa" e si beve "Berretti Verdi", "Rambo II", "Top Gun" e "Rocky IV".
Un film di propaganda come non se ne vedevano da anni e realizzato con rara intelligenza e maestria.
In poche parole, una pellicola davvero pericolosa.
Io l'ho adorato.
Ma io non faccio testo... alla fine sono un fascista zen e devo accettarlo.

Home Sweet Home



Entrato. Smontato. Buttato fuori.
Non sono più un cyborg e un po me ne disiace perché faceva figo.
Credo di aver battuto qualche record di velocità.
Note sorprendenti: sono quasi in forma a parte il fatto che non riesco a parlare (amici e conoscenti ringraziano) perché m'hanno mezzo tumefatto la gola con tubi e tubercoli e mi sono preso un banale raffredore per essere uscito in balcone per fumarmi una sigaretta appena mi sono svegliato dall'anestesia.
Vabbè, mi rimetto al lavoro.

22.3.07

Fuori dalla grazia.


Ci vediamo domenica o lunedì, se va tutto bene.
Sono relativamente tranquillo.
Questa volta entro per un'intervento "programmato" (ricordate il tubo di cui avevo parlato nel post "cyborg"? Ecco, è ora di toglierlo) e sono pure felice di farlo perché il dolore sta diventando un elemento sin troppo ricorrente in questi giorni.
L'unica cosa che mi rende inquieto è, come al solito, l'annestesia.
L'anestesia non ha nulla di naturale.
L'incoscienza dell'anestesia non è il sonno, non è popolata di sogni e non rigenera.
L'anestesia è come usare l'interruttore "acceso/spento" dell'anima.
Il Maviglia (il mio amico e anestesista di fiducia) inietta Il "latte".
Il latte brucia come il fuoco.
E poi ti spegni.
Fuori dalla luce e dentro il nero.
Un attimo dopo riapri gli occhi, sei da un'altra parte e ti senti una merda.
Io di solito, per dimostrare di essere un duro alla Last Man Standing, mi alzo subito, tratto male qualcuno che ha la sfortuna di starmi accanto e me ne vado in balcone (trascinandomi dietro la flebo) per fumarmi una sigaretta.
Bisogna restare fedeli allo sterotipo che si è scelto d'interpretare, altrimenti il castello di carte crolla e ci scropriamo pietosamente umani.

Fortuna che ci sono i Kiss.
Se ascolti i Kiss, sei invincibile.
Nessuno è mai morto ascoltando i Kiss.
E' per questo che mi porto sempre dietro l'Ipod.

Ci vediamo presto.

21.3.07

"C'è Talento?"


Ultimo appuntamento con "come si presenta un book".
Siamo alla stretta finale.
Avete preparato per bene il vostro book, siete riusciti a ottenere l'attenzione di un qualche autore-curatore... ora il momento della verita.
Cosa fare?
il consiglio più diretto che vi posso dare è: state zitti.
Quando mostrate il vostro lavoro non c'è bisogno di giustificarlo o motivarlo o sostenerlo.
E' il vostro lavoro che deve parlare per voi.

Non adducete scuse del genere "queste son tavole vecchie...", "queste le ho fatte mentre ero in ospedale...", "queste erano belle ma il cane me le ha mangiate...".
Se voi per primi non siete convinti di quel materiale, allora perché lo avete messo nel book?

Non cercate di spiegare cosa quelle tavole significhino o a chi siano rivolte.
Se sono buone tavole, lo spiegheranno da sole.
Se sono brutte... hey, che ci fanno nel vostro book?

Mostrate il book e state a sentire cosa vi dirà la persona a cui vi siete rivolti.
Non prendete tutto per oro colato (a tutti capita di dire immani cazzate) ma statelo comunque a sentire attentamente. Capita pure che arrivino buoni consigli.

Se il curatore non sembra interessato e vi liquida in cinque minuti, non insistete.
E' inutile.
Forse non avete trovato una persona disponibile o forse (e questa è la peggiore delle ipotesi) il vostro materiale non è interessante.
Non lasciatevi abbattere e andate da qualcun altro.
Quello che magari non interessa a uno, forse può interessare a un altro.
Se non interessa a nessuno... allora forse è il caso di mettere in discussione la bontà o il senso del materiale che avete proposto, prima di cominciare a dire che siete un genio incompreso e emigrare per la Francia.

Se il curatore sembra interessato... allora non mollatelo.
Chiedetegli cosa dovete fare per fare per iniziare una collaborazione, lasciategli le fotocopie del vostro lavoro con sopra scritti i vostri recapiti), informatelo chiaramente della vostra disponibilità e della vostra tempistica.
E, se ci riuscite, estorcetegli un indirizzo email diretto a cui potete scrivergli per "tenersi in contatto" (frase magica che fa da preludio a una prossima collaborazione).
Un curatore è una persona che deve "dare i resti" a un sacco di gente e tende a essere distratto in certe faccende... voi non dovete esserlo.
Dovete stargli addosso (ma non soffocarlo), ricordargli chi siete e cosa fate e rammentargli che lui ha espresso interesse nel vostro lavoro.


Ecco.
Più o meno è tutto quello che c'è da dire su come si presenta il book di un disegnatore.
Magari, quando torno, vi parlo della faccenda dal lato sceneggiatore (non sorridete, sarà un topic avvilente).

Ultima regola:
se davvero volete fare il disegnatore di fumetti, allora non mollate alle prime difficoltà e delusioni.
In questo mestiere servono il talento e la rofessionalità, ma pure la tenacia.
Per il resto... in bocca al lupo!

Violenza pura.



Cliccate per vederla in tutta la sua maestosità.

BUONGIORNO, COGLIONI!



A Roma (ma non credo solo a Roma) oggi è stato distribuito quello che sembrava un nuovo quotidiano gratuito: "Gold News" .
In realtà era una semplice di pubblicità prodotta dalla Lindt e messa in mezzo ai rack dei vari "Metro", "Leggo", "City" e compagnia cantanti.
La linea editoriale del giornale è semplice:
riportano le buone notizie o inquadrano sotto un lato positivo quelle cattive, così la mattina vai al lavoro con un sorriso.

Volete qualche titolo degli articoli?

"Ripresa (economica) di Primavera"
Ma la primavera non comincia oggi???

"Fumo: dopo dieci anni di astinenza, sei come nuovo"
(parola di Marlboro Man)

"I buoni dati dell'economia e della produzione"
(di quale paese?)

"Condi e D'Alma: confronto super amichevole"
(giuro, c'è scritto proprio così!... "ciao Condi, ciao D'Ale!")

"Pyongyang rispetta gli impegni e smantella il nucleare"
(EH?!)

"Legge elettorale: i poli cominciano a parlarsi"
(e che si dicono?)

"A Roma si sta bene, parola di Falco"
(l'animale, non il cantante)

"Il cioccolato è salutare"
(e lo sperma fa bene alla pelle!)

"A Indianapolis si sopasserà con il verde"
(con il giallo rallenteranno e con il rosso, tutti fermi)

"Domani ci sarà bel tempo"
(questa è zen.)

In metro oggi ho visto i vecchi che si guardavano intorno stupefatti o che smoccolavano leggendo le immani cazzate di quello che avevano scambiato per il loro solito giornale.
Le vecchine erano tutte contente, invece, e lasciavano il posto a sedere ai giovani.
E i giovani erano tornati a essere quelli di una volta.

Uno spettacolo.

Canzoncine di oggi...








Che ho bisogno di sciacciare i pensieri.

20.3.07

"Scusi, posso farle vedere il book?"



Torniamo sul discorso "come presentare un book"
Diamo per scontato che avete organizzato per bene il vostro book, che siete convinti del materiale che c'è dentro e che vogliate mettervi alla prova.

Tre vie:
- direttamente a una fiera

- per email o per posta ordinaria

- in redazione


ALLE FIERE

La condizione ideale per presentare un book è in privato, in maniera da poter parlare tranquillamente con l'autore/curatore e avere la sua attenzione, fargli delle domande e magari ricevere risposte sensate.
Lo so, non è facile riuscirsi a ritagliare uno "spazio intimo".
Di solito si finisce ad allungare la propria cartellina al di sopra del bancone dello stand di qualche fiera, con il professionista distratto, stanco e scazzato e sotto l'occhio di un mucchio di altra gente... ma con un minimo di sbattimento e attenzione, questa è una situazione evitabile.

Un buon modo per far vedere il book è sfruttare gli incontri professionali (o, se volete, le "portfolio review").
Questi appuntamenti sono una specie di novità per le fiere di fumetto e ancora non funzionano perfettamente, ma sono una buona cosa e vanno sfruttati.
Unica nota importante: questi appuntamenti professionali di solito sono a numero chiuso.
Se non siete sicuri del vostro book, se non lo avete preparato in maniera professionale, o se non siete spinti da una reale convinzione... allora non mettetevi in lista.
Farete sprecare tempo a quello che deve guardare il vostro lavoro e magari ruberete il posto a qualcuno che invece si era preparato a dovere.

Se non sono disponibili degli incontri professionali, allora dovrete affidarvi alla vostra intrapendenza.
Una cosa che consiglio a tutti gli aspiranti è quella di conoscere quelli con cui si vuole parlare.
E intendo proprio dire che li dovete saper riconoscere se li vedete in giro.
Un autore/curatore non è un essere mezzo uomo e mezzo stand ma un banalissimo essere umano che, quando non sta dietro il bancone a firmare o a disegnare, capita che se ne vada in giro per la fiera.
Avvicinatelo e chiedetegli se, gentilmente, può dare uno sguardo al vostro lavoro.
Generalmente troverete una persona disponibile a guardare subito il vostro lavoro o che, alla peggio, vi indicherà il momento più opportuno.

C'è anche una terza via per mostrare il proprio lavoro ed è quello di "imbucarsi a qualche cena"... se ricordate il mio topic "la cena dei cretini", sapete di cosa parlo.



VIA MAIL O PER POSTA ORDINARIA

Molti autori e curatori hanno un indirizzo e-mail pubblico.
Il fatto che sia pubblico vuol dire che non hanno problemi a ricevere posta anche da persone che magari non conoscono.
Questo non significa che la loro casella di posta sia una puttana.
Non mandate 5 giga di tavole scansionate senza prima mandare una mail di approccio in cui chiedete all'autore/curatore se è interessato a vedere i vostri lavori.
In caso di risposta affermativa, allora scatenatevi.
Ma dopo aver mandato il vostro lavoro, non iniziate a mandare due mail al giorno per chiedere risposta. I professionisti, di solito, sono sempre impicciati e hanno i loro tempi.
Se sono ben disposti, vi risponderanno sicuramente. Magari ci metteranno del tempo, ma lo faranno.

Discorso diverso per la posta tradizionale.
Non mandate il vostro lavoro agli indirizzi privati di autori o curatori.
Mandateli alla redazione e sulla lettera/pacco, scrivete chiaramente: "all'attenzione del signor tal dei tali".
Nella lettera allegate una vostra bio essenziale con i vostri recapiti.
Anche qui... non perseguitate l'autore/curatore per avere una risposta in fretta.

IN REDAZIONE
A molti sembra strano... ma c'è pure la possibilità di telefonare a una redazione, fissare un appuntamento e andare a presentarsi direttamente.
E' un approccio molto professionale e impegnativo e, se non siete ASSOLUTAMENTE sicuri della qualità del vostro lavoro, non fatelo.
Ma se siete convinti di avere le qualità per lavorare con l'editore che avete scelto, allora non tentennate e fissate quell'appuntamento.


Ultima cosa: non telefonate a casa del curatore/professionista/autore/editore che avete scelto.
NON FATELO MAI.
Sembrerà assurdo ma è una cosa che ogni tanto capita.
Una volta un aspirante disegnatore mi ha chiamato di mattina presto e di domenica, per chiedermi lumi su come lavorare su Lanciostory.
L'ho mandato a quel paese e non mi sono neanche sentito in colpa.


La prossima volta parliamo di quale atteggiamento tenere, cosa non dire e come non lasciare cadere questi incontri nel nulla.

Nani in Fiamme.



"Nani in Fiamme" è la nuova etichetta con cui voglio indicare tutti quei topic troppo cazzoni per essere altrove, ma anche troppo squisitamente glam per finire nel calderone delle "cazzate" vere e proprie.
Il concetto di "Nano in Fiamme" è nato a Mantova, a cena, mentre io, il Burchie e Enoch, discutevamo di musica.
Dopo aver rapidamente liquidato le improvvisazioni jazz come una cazzata che potrebbe fare chiunque (a quel punto il buon Luca avrebbe voluto spaccarmi la testa con un boken), mi sono lanciato nell'elegia della musica (che nella mia accezione è da intendersi come Rock e HardRock), specie se preceduta e accompagnata da uno stuolo di ballerine di lapdance che lesbicano sul palco e da almeno da un nano in fiamme che se la corre in giro.
L'ultimo concerto dei Motley Crue che ho visto si è aperto proprio così ed è stato il miglior concerto della mia vita.
Certo, molto del merito deriva dal fatto che i Crue erano in piena forma, che Neil aveva ritrovato la sua voce e che sembravano tutti divertirsi un mucchio su quel palco... ma senza il nano i fiamme, non sarebbe stata la stessa cosa.
Un nano in fiamme non migliora il contenuto, ma aiuta.

Ecco quello che manca al fumetto in Italia: i nani in fiamme.
Gli americani ne hanno a pacchi e anche gli autori fighi non lesinano ad usarli... guardate quel geniaccio di Millar, ad esempio.
Il nostro fumetto seriale, invece, è troppo legato ad un concetto di signorilità d'altri tempi per portarsene dietro uno.
Gli auotori "seri", quelli che fanno i "i romanzi grafici" e non i fumetti, non si farebbero accompagnare mai da un nano in fiamme : gli rovinerebbe quell'allure di sfiga-depressione-intimismo che puzza tanto di anni '90 e autocoscienza.

Io invece il mio nano in fiamme lo voglio eccome.
E pure le ballerine di lap-dance che si leccano sul palco.
E gli effetti pirotecnici.
E il maiale che vola.

Se tutto questi effetti speciali vi dovessero distrarre dalla qualità o dal contenuto di quello che ci sta sotto, non è un problema mio ma solo della vostra incapacità di vedere oltre le fiamme sprigionate dal nano.

Qui noi mettiamo in piedi uno show e sarà uno spettacolo rumoroso, fracassone, pacchiano e impossibile da ignorare.
Se poi c'è pure la buona musica le belle storie, tanto meglio.



p.s.
non statevi a chiedere che ci faccio ancora in giro: al Gemelli fanno casini con i posti letto.

19.3.07

Fa piacere.




Fa piacere sapere che il premio della giuria del NapoliComicon ora è totalmente esterno per garantirne la trasparenza.
Fa piacere vedere che è stato affidato a quelli dello Spazio Bianco e che adesso è strettamente connesso con la loro top ten annuale.
Fa piacere vedere che, a fronte di un oltre un migliaio di uscite, nessun fumetto popolare da edicola possa essere ritenuto degno di entrare in questa classifica.
Fa piacere sapere che la Bonelli, l'Eura, l'Astorina, la Disney, le Edizioni Paoline e molti altri, stanno sprecando il loro tempo. I fumetti belli sono quelli da libreria, non seriali e appartenenti, in larga parte, alla stessa scuola di pensiero.
Fa piacere sapere che tutto quello che è seriale o più indirizzato all'intrattenimento, è merda.
Fa piacere vedere che il pezzo dello Spazio Bianco su questa top-ten sia pieno di refusi e link non funzionanti (che abbiano avuto fretta di metterlo on-line per dimostrare che avevo torto nel dire che Lo Spazio Bianco è poco dinamico, in questo periodo?)
Fa piacere vedere che abbiano sentito il dovere di giustificare (in maniera, per me, risibile) il perché non c'è nemmeno un fumetto popolare nella loro classifica.

In poche parole...
Fa piacere non essere in quella top ten e fare invece parte di quei fumetti che non si vergognano di definirsi "fumetto" e che hanno la colpa di vendere e di farlo in maniera popolare.


p.s
Ma per sapere le candidature ai Micheluzzi invece, chi bisogna uccidere?

Buoni propositi.




Entro un paio di giorni sono intenzionato a riprendere il discorso su come si presenta un book (di disegno) e scrivere due riflessioni su cosa dovrebbe fare un aspirante sceneggiatore.

La scrittura del nuovo Diabolik mi sta portando a nuove riflessioni sul personaggio. Quindi aspettatevi un altro intervento.

Ho un paio di spunti polemici in testa che non sono male ma richiedono tempo e la mia presenza per essere seguiti come si deve.

Ma visto che domani vado in ritiro e che oggi sono oberato di lavoro, posterò solo minchiatine per svagarmi.

p.s.
vi piace il ritratto che mi ha fatto Massimo?

18.3.07

Video e Canzone del giorno.



Questa canzone m'ha sempre "fatto domenica"!

Un nuovo amico mi scrive...



Oggi mi è arrivata questa mail da una persona che non ho mai conosciuto in nessuna maniera:

Gentile signor Recchioni, questa mia mail vuole essere un ringraziamento, vede io sono un giovane romano di 20 anni, il quale aspirerebbe a diventare sceneggiatore di fumetti, proprio come lo è già lei; ma stia tranquillo sig. Recchioni, questa non è una mail di richiesta di consigli, aiuti, raccomandazioni, o cose simili, non la ammorbero con la mia vita, immagino la sua le stia già abbastanza addosso. Io la considero un autore onesto e un bravo mestierante, lei non è il mio sceneggiatore preferito e non la considero sicuramente il miglior scrittore del mondo, ma vede sono le persone come lei ad ispirare, più dei grandi maestri, se un giorno riuscirò a fare il suo stesso mestiere sarà anche grazie a lei, mi sembrava giusto quindi porle di persona i miei ringraziamenti, perchè i grandi possono illuminare la via, ma i piccoli (e non si offenda per la definizione) possono darti la forza di iniziare a camminare, non so dove lei arriverà o voglia arrivare, ma forse questo pensiero la può aiutare, il suo lavoro, come qualunque lavoro artistico, intrattiene molti e nel frattempo può anche ispirare alcuni, direi che è un buon traguardo di vita. Continui a scrivere sig. Recchioni e magari un giorno io sarò dalla sua parte della barricata e ceneremo insieme. Arrivederla.

P.S.: il signore e il lei sono solo per farti girare le balle


Ora, sorvolando sull'italiano risibile e sul fatto che questa gente perde tempo ad insultarmi invece di mettersi al computer a lavorare per arrivare dove vuole arrivare... se questo nuovo amico ha pure in casa una o più copie de "Il Giovane Holden", io mio preoccupo.

17.3.07

Bilanci.


Ok, la mia diffidenza sui blog era eccessiva.
Sono divertenti e, se si resiste alla tentazione di editare i commenti antipatici, danno anche modo di sviluppare un dialogo.
In quattro mesi abbiamo fatto 60.000 visite (che mi dicono non siano poche) non c'è stato nessun intervento censorio da parte mia, e un paio di giorni fa abbiamo sballato il servizo gratuito di Shiystat, suprando la quota di visite consentita per il monitoraggo giornaliero del contatore free.
Oggi, preso da una smania di ordine, ho indicizzato tutti i commenti e ora (sul fondo della colonna qui a destra) trovate tutte le etichette che ragruppano i vari interventi a seconda dell'argomento.
Non aprite la cartella "paturnie" che, a leggere quella roba tutta assieme, mi son depresso da solo.
Fine dell'aggiornamento sullo stato di salute del blog.
A oggi mi va ancora di portarlo avanti (il che è strano visto come perdo facilmente di entusiasmo), domani chissà.

John Doe 48

Una preview del numero conclusivo della seconda stagione.
Storia: Roberto Recchioni
Disegni: Matteo Cremona

Cliccando sulle immagini, potrete vederle più in grande.
Nei prossimi giorni, qualche altro aggiornamento sulla terza stagione.