29.4.07

Dietro le linee nemiche.




Vi scrivo dalla roccaforte del nemico.
Qui, nella fiera delle graphic novel e dei romanzi grafici, il vostro agente all'havana conduce una guerra di sabotaggio e disinformazione.
Ieri, nonostante il palese boicottaggio dell'organizzazione nei confronti del fumetto seriale, il vostro guastartore è riuscito a salire sul palco per ben tre volte, portando a compimento audaci azioni di rappresaglia.
Hasta La Victoria, Sempre!

p.s.
domani un resoconto serio da una bella fiera (come sempre) con luci e ombre (come sempre).

p.p.s.
Ho sbattuto contro Moebius e sono quasi sicuro di aver visto Go Nagai che faceva colazione. Son soddisfazioni!

26.4.07

Rimbalzi.




Qualche tempo fa mi ero arrischiato in qualche tiro da tre punti. Non sono mai stati la mia specialità ma se sei lesto a portarti subito sotto canestro, poi puoi prendere il rimbalzo e schiacciare in faccia all'avversario.

Qui il Di Nocera (trovate il suo blog personale nella colonnina di fianco) si mette a fare il tabellone e mi da modo di giocare alla mia maniera.

Sorvolo sul discorso dei premi. Se ne è parlato tanto, ho espresso la mia opinione e, come me, tanti altri lo hanno fatto.
Ne è nata una discussione interessante che, almeno per me, è stata utile per elaborare un'idea.
Se Di Nocera voleva intervenire lo avrebbe potuto fare tranquillamente qui o in uno dei molti spazi in cui quella discussione si è sviluppata e ha avuto un vivace seguito, ma evidentemente ha deciso che è meglio pontificare da un pulpito che non ammette repliche, anche a rischio di fare la figura di quello che non capisce che c'è una bella differenza tra Oscar e Emmy, tra seriale e non seriale, tra "The Departed" e "The Shield" (e non tra "The Departed" e "Saw").

Passiamo al resto.
E' evidente che Di Nocera debba essersi sentito toccato dalle mie "critiche alla critica", e non solo per quello che riguarda i premi.
L'aver insinuato che stanno succedendo cose sotto il naso degli "attenti osservatori del panorama fumettistico italiano", senza che questi se ne rendano conto... deve avergli fatto perdere di lucidità.
Al punto che è arrivato a non cogliere l'evidente o a prendere fischi per fiaschi.
Di Nocera si chiede perché io mi debba sentire realizzato nell'esordire su di una nuova testata di Dylan Dog (il secondo fumetto più venduto d'Italia, una lettura che seguo da venti anni e passa, creato da uno degli sceneggiatori che ho stimato di più nella mia vita e disegnato dal meglio che la scena italiana possa offrire), a colori (cosa del tutto inedita per la Bonelli) con Massimo Carnevale (il mio disegnatore preferito, alla sua prima prova su testi miei) e molto ben pagato.
Già... chissà perché dovrei essere contento di una cosa simile?
Oppure si chiede il perché ho candidamente ammesso che scrivere Tex (IL fumetto, in Italia) è uno dei massimi obiettivi a cui potrei aspirare.
Chissà? Sarà che ho un debole per i vecchi cammelli...
"Hey, Frank... ti andrebbe di scrivere Batman?"
"No, c'ho da fare con Ronin..."


Ma del resto, Massimo Carnevale "domina il mondo" in funzione delle sue copertine Eura...
Peccato che il suo lavoro su Dylan Dog sarà visto da un publico 30 volte maggiore di quanto un JD o un LancioStory (ma anche un Y the Last Man) gli potranno mai dare.
E no, non ho sbagliato i conti: c'è qualcosa che ancora non sapete sul destino della mia storia con Massimo per l'OldBoy.
Basterebbe questo per trovare quantomeno dubbia l'analisi di Di Nocera... ma il pezzo va avanti e si lancia in parallelismi tra il risalto che un Dell'Edera può ricevere da Internet e dalle candiature ai premi Micheluzzi e quello che può avere nel realizzare una run per la Vertigo (e fa lo stesso anche con Burchielli...).
Non contento di aver dimostrato di non avere nessuna percezione reale di cosa sta succedendo nel fumetto italiano e nel mondo, Di Nocera si lancia poi in una disamina della politica Panini, disamina che stigmatizza (giustamente) un certo immobilismo produttivo della casa editrice di Modena ma che non riesce a capire le ragioni di tale immobilismo, individuandole nelle idiosincrasie di un solo uomo. Poi si loda da solo per la sua presunta lungimiranza nell'intuire cose che, palesemente, qualcun altro (leggasi: gli addetti ai lavori) volevano che lui intuisse e che magari facesse circolare. Non rendendosi conto di essere strumento di promozione più che di analisi.
Alla fine, in un tripudio di miccette, conclude con un pezzo di fatapolitica e illazioni dedicato alla BD, giusto per alimentare le chiacchiere delle massaie.

Che vi devo dire?
Dennis Rodman è stato un mio mito per un mucchio d'anni e quando giocavo a basket era lui il punto di riferimento comportamentale.
Provocare, far incazzare gli avversari, fargli perdere di lucidità e essere pronti a prendere i rimbalzi importanti per poi segnargli in faccia.
A me Di Nocera sta simpatico e trovo che scriva spesso cose molto interessanti...piazzargli un gomito nello stomaco mentre mi involo a canestro, non mi va.
Ma certo che l'occasione è ghiotta...

25.4.07

Senza parole.



Stephen Hunter e "The Shooter".



Stephen Hunter è uno scrittore bravissimo.
Vincitore di un pulitzer per il giornalismo e autore di romanzi a mezza via tra l'harboiled con forti echi western e la fantapolitica, Hunter è uno dei scrittori più notevoli delle ultime generazioni di scrittori americani di genere.

In Italia Longanesi ha pubblicato solo due suoi romanzi: "Giocarsi la pelle" e "Il Cavaliere Pallido".
Il secondo, in particolare, è un romanzo magnifico.
Gran parte dell'opera di Hunter è suddivisibile in due filoni: i romanzi dedicati a Earl Swagger (soldato prima e tutore della legge, dal grilletto facile, poi) e quelli dedicati a suo figlio Bob Lee Swagger, ex-cecchino dell'esercito degli Stati Uniti e cane sciolto poi.

Il film "The Shooter", in sala in questi giorni, è l'adattamento del primo libro dedicato a Bob Lee Swagger, ed è davvero un buon film con uno script solido che erde qualche colpo solo nel finale, una buona la regia (di Antoine Fuqua, lo stesso del bel "Training Day" ma pure del brutto "King Arthur"), un montaggio efficace e interpretazioni convincenti.

In poche parole... consigliati sia i libri che il film.

Il Pericoloso Libro delle Cose da Veri Uomini.




Conn Iggulden, Hal Iggulden
Mondadori
17 euro

Siete campioni di videogame ma vi piacerebbe saper costruire una capanna sull'albero? Vi fanno studiare materie noiosissime, ma non vi rivelano i retroscena delle grandi battaglie o i segreti dei più crudeli cattivi della storia?
Il rimedio c'è.
Catapulte, go-kart, fionde, archi e frecce. Ma anche la storia dei pirati, le meraviglie del mondo, le cinquanta citazioni latine da conoscere. E ancora: calcio, rugby, boxe, le tecniche della navigazione, della caccia e della pesca...
In più di novanta capitoli, tutte le cose da maschi che ogni padre vorrebbe insegnare e ogni ragazzo imparare. Meglio se pericolosissime.


Lo avevo visto qualche mese fa, in Inghilterra.
E' uscito in italiano.
Compratelo per voi.
Regalatelo ai vostri figli e ai figli dei vostri amici.
Diffondetelo.
E' un vero gioiello.
E' presentato con una grafica squisita e ad un prezzo conveniente.
Ed è pure utilissimo.
In sostanza è un Manuale delle Giovani Marmotte ma con le palle.

IMPERDIBILE.

RRobe'S Day Off


L'ennesima visione di quel capolavoro che è "Una pazza giornata di vacanza", mi ha portato a rimpiangere con amarezza i giorni del liceo.
Non "andare" al liceo, sia chiaro... quanto il non andarci.
Mollare tutto e fare sega per passare la mattinata al parco, al mare, in giro per il centro... senza nessuna responsabilità o senso di colpa.
Il cielo azzurro che solo Roma sa offrire, un venticello rinfrescante, una passeggiata in mezzo a ragazze poco vestite e sul volto il sorriso felice di chi non ha un pensiero per la testa... ecco, quello è il mio paradiso.

Certo... qualcuno di voi (i cinici e i senza cuore) starà dicendo: "Zitto tu! Che sei uno schifoso privilegiato che può lavorare quando e come vuole!"
Errore.
Il lavoro indipendente, e in special modo quello creativo, è legato alle date di scadenza... e le date di scadenza ti potranno pure permettere di di gestirti il tempo, ma ti guastano tutto il divertimento.
Con i lavori normali, quando stacchi hai staccato. Non ci pensi più e ti godi il tempo libero.
Con il nostro tipo di lavoro, non stacchi mai e anche fare sega è meno divertente.

Per esempio... ieri mattina Werther e Leomacs sono piombati a casa mia, praticamente senza preavviso, e mi hanno fatto consacrare la giornata al cazzeggio totale invece che al lavoro.
Ci siamo grattati la pancia (non a vicenda), abbiamo visto un filmaccio orrendo ("l'Isola dei Sopravissuti", con la notevole Kelly Brook), abbiamo parlato di fumetti, abbiamo discusso sul fatto che le tette della Brook fossero naturali o meno (io dico che sono naturali), abbiamo giocato a Guitar Heroes II, abbiamo parlato del culo della Brook, abbiamo aspettato pazientemente che la mia ragazza tornasse dal lavoro per metterci a pranzo (pranzo cucinato da mia madre, sia chiaro), siamo usciti (che ci pareva brutto stare in mezzo ai piedi mentre si rassettava la casa), ci siamo fatti una passeggiata, abbiamo parlato della combinazione delle tette e del culo della Brook, siamo andati a comprare fumetti e dvd, poi siamo tornati a casa e ci siamo messi a cercare su internet le foto di Kelly Brook, mentre aspettavamo che la cena fosse pronta.
E' stata una bella giornata che mi sono goduto in maniera spensierata... ma una parte della mia testa sapeva bene che stavo firmando una cambiale con uno strozzino.
Quello che non ho scritto ieri, devo scriverlo oggi moltiplicato per due e mi costerà il doppio della fatica perché fuori il sole splende ancora, il cielo è ancora azzurro e Roma è sempre nella sua stagione più bella.
E' un mondo bastardo e crudele che nasconde un cuore selvaggio, sappiatelo.

Quasi, quasi... porto il cane Zero a fare due passi al parco.
Prima però devo andare a fare la spesa, spolverare e magari preparare qualcosa per il pranzo.
Ieri la mia donna mi guardava con uno sguardo preoccupante...

Ah... questa è Kelly Brooke.

24.4.07

23.4.07

Ma è una burla o sono rincoglionito io?

Mi scrive, da mesi ormai, tale Roberto Riccio, chiedendomi con insistenza donazioni di disegni o quanto altro che poi verranno messi all'asta in beneficenza per la costruzione di un pozzo in Tanzania.
Ok, nessun problema. Non mi interessa, declino l'invito e bon.
Però lui non smette di scrivermi, anzi.
Ora, con una puntualità degna dello spam del Viagra, ricevo una mail (o più) a settimana da questo Riccio che mi chiede tavole e disegni.
Le mail sono testi generici scritti in maniera da sembrare personali (cosa che trovo un filo sgradevole) e sono dannatamente insisistenti.
Io ho dato roba mia da dare in beneficenza solo un tre/quattro anni fa e non ricordo più nemmeno a chi: ricordo solo che non mi aveva fatto impazzire la scarsità di informazioni ricevuta una volta mandato il materiale e mi ero ripromesso di non farlo più.

Domanda n.1: ma queste mail arrivano anche a qualcun altro di voi?
Domanda n.2: sono io lo stronzo che trova queste mail piuttosto fastidiose (t'ho scritto che non mi interessa, non ho risposto al secondo appello, non ho risposto al terzo... ma smettila no?) oppure è lecito averne le scatole piene di 'sto pozzo in Tanzania e delle tavole a fumetti che ci vogliono per costruirlo?

Se la risposa ala seconda domanda è "sì" non fatevi scrupolo a dirmelo.
Ho scambiato la mia coscienza per un paio di giochi per il Nintendo SuperFamicon e fatico sempre a distinguere il bene dal male.

De:Code


Ha finalmente fatto un aggiornamento.
E' un gran bell'aggiornamento e trovate interviste, approfondimenti e analisi piuttosto interessanti.
Avanti così.
Magari più spesso.

p.s.
il link lo trovate nella colonnina di fianco.

Vede Napoli e poi muore.



Copio la news dal sito di Comicus (lo trovate nella colonnina qui di fianco):
"Durante la presentazione della nona edizione di Napoli Comicon avvenuta la scorsa settimana, il direttore Claudio Curcio afferma che la decima edizione della rassegna (che si svolgerà nel 2008) sarà l'ultima a svolgersi nel capoluogo campano.

Per Curcio, Napoli è una città provinciale che non fa rete e che non è in grado di appoggiare manifestazioni importanti che finiscono dunque nel dimenticatoio. Per questo motivo nel 2009 l'undicesima edizione del Comicon si svolgerà in una località ancora da definire."


Dunque... premesso che spero vivamente che Claudio Curcio non si sia espresso, a proposito della città che per dieci anni ha ospitato lui e la sua manifestazione, con i termini riportati (ma quelli di Comicus dicono di essersi strettamente attenuti alla cronaca), il fatto in quanto tale è di estremo interesse.

In primo luogo: dove si sposterà la manifestazione?
Roma non risolverebbe il problema. La capitale non è una città in grado di coccolare e valorizzare un festival che si ritiene il salotto buono del fumetto italiano.
Milano ha una sua fiera che, nonostante tutto, non è andata male.
Mantova si sta affermando.
Bologna ha più di una fiera di alto livello per l'editoria e, comunque, è forse troppo vicina a Lucca, Milano, Mantova.
Escludendo il sud (che significherebbe ritrovarsi con le stesse problematiche che hanno già afflitto Napoli) quali altre piazze rimangono libere?
Facciamo fanta-politica:
e se il Comicon abbandonasse l'Italia?
I contatti e il lavoro sul piano internazionale del festival sono noti e portati avanti con abilità nel corso degli anni.
L'Italia non sembra realmente offrire uno spazio in grado di dare quel risalto culturale a cui quella fiera aspirerebbe.
L'italia è satura di fiere di fumetti di livello alto e medio alto.
Cosa potrebbe impedire che il Comicon possa divenire una Angouleme spagnola, per esempio? Esistono ottimi rapporti tra il Comicon e la Alastor e il passo dalla Alastor alla Planeta è breve... quindi, perché no?
E' ovvio che mi sembri una possibilità improbabile... ma, sinceramente, non vedo altre finestre per un festival che nutre altissime aspirazioni culturali e che soffre del fatto di non avere il risalto che meriterebbe.

Buon Lunedì.





Questa adorabile versione di Tura Satana del terzo millennio si chiama Kim Director.
Quelli con l'occhio lungo l'avevano già notata come "la darkettina" di "Blair Witch Project 2", altri si sono lasciati distrare dalle sue tette sullo splendido "Inside Man".
Speriamo di vederla più spesso.

22.4.07

Random Fact...


Dopo la sbornia di Random Fact su Chuck Norris, di qualche tempo fa, ero sicuro che non avrei mai voluto leggerne altri.
Ma questi non potevo non riportarli.


1
Se ti svegli la mattina, lo devi a Jack Bauer che ha salvato la tua vita e quella di ogni altro abitante del mondo libero.

2
Se Jack Baurer si trovasse in una stanza con Hittler, Stalin e Nina Meyers e avesse una pistola con soli due proiettili... sparerebbe due volte a Nina Meyers.

3
Jack Bauer ha ucciso 93 persone in quattro giorni. Sul serio, contatele.

4
Jack Bauer è riuscito a far parlare Hellen Keller. Dopo averla torturata, naturalmente.

5
Se Jack Bauer vuole "solamente parlare con te"... sei fottuto.

6
Quando Vic Mackey ha un incubo, sogna Jack Bauer.

7
1,6 milioni di cinesi sono incazzati con Jack Bauer. Suona come un combattimento alla pari.

8
Jack Bauer non dorme mai. Si riposa quando è svenuto o temporaneamente dato per morto.

9
Se siete ancora coscienti, è solo perché Jack Bauer non vuole trascinarvisi dietro.

10
Le prime parole di Jack Bauer da bambino, sono state: "NON C'E' TEMPO!!!"

11
Uccidere Jack Bauer non lo rende morto. Lo rende solo incazzato.

12
Ogni volta che Jack Bauer grida "ADESSO!" alla fine di una frase... un terrorista, da qualche parte nel mondo, muore.

13
Se siete un terrorista e Jack Bauer non vi ha ancora ucciso o torturato, è solo perché è impegnato a uccidere o torturare qualche altro terrorista che lo porterà a voi.

14
Allo scadere di ogni ora, Jack Bauer è molto nervoso.

15
Essere amici di Jack Bauer è come avere il cancro. Presto a tardi vi uccide.

16
Jack Bauer non è mai stato dipendente dall'eroina. Era l'eroina che si iniettava Jack Bauer per darsi una botta.

17
Jack Bauer non va mai in bagno. E anche questo è un fatto.

18
Se state pensando qualcosa di illegale, Jack Bauer lo sa. O lo saprà presto. Dopo avervi torturato.

19
Jack Bauer ha visto tutte e sei le stagioni di "24" in un giorno solo.

20
Se sei un parente di Jack Bauer. Stai per essere rapito, torturato o ucciso. Probabilmente da Jack stesso.

21
Jack Bauer usava l'Iphone cinque anni fa.

22
Nixon è stato smascherato da Jack Bauer.

23
Se mentite a Jack Bauer, lui sparerà nella gamba della vostra vecchia mamma. Dopo avervi torturato, ovviamente.

24
Non chiedetevi cosa la nazione possa fare per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per Jack Bauer.

20.4.07

Oded Bality




Magari, tra una quarantina d'anni, verranno a dirci che è un falso pure questa.
Non me ne potrebbe fregare di meno.
Questa foto è un capolavoro. E il Pulitzer se lo merita tutto.

Intimismo.







Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce.

Io me lo farei.

19.4.07

Solo gli stupidi non cambiano idea.


"Biblioteca EC: Weird Science"
Autori vari.
EC Comics/001 Edizioni
9,90 euro.

Qualche tempo fa, avevo duremente polemizzato con la scelta della 001 di modificare la grafica dei volumi della EC Comics, nell'edizione che stava per dare alla luce.

E' uscito il primo volume e, evidentemente, qualcosa deve essere accaduto perché la grafica da "Giganti dell'Avventura" è stata accantonata e il volume ha ritrovato la sua (splendida) forma originale.
Le ragioni per questo cambiamento di rotta non mi interessano (poco importa se sia stato un ravvedimento o una pressione da parte dell'editore americano), quello che conta è che un capolavoro del fumetto mondiale ha visto la luce in Italia, in una bella edizione a un prezzo abbordabile.
Da avere assolutamente.

American Virgin


"American Virgin"
Steven T. Seagle-Becky Cloonan
Vertigo-Planeta
9,50 euro

Strano fumetto questo "American Virgin", e non tanto per i disegni (belli e ruvidi, ma decisamente influenzati dalla nuova scena americana del fumetto d'autore e da quel geniaccio di Paul Pope) quanto per i testi.
Adam Chamberlain è un ministro della fede di soli ventuno anni ed alla guida del movimento per la verginità che si sta diffondendo in America. Un giorno, la ragazza di Adam (quella che Dio ha scelto per lui come sua sola compagna e l'unica con cui, dopo il matrimonio, Adam farà sesso) viene ammazzata in Africa, dove presta servizio come volontaria per i corpi di pace.
Il mondo di Adam crolla e il ragazzo parte per l'Africa per reupere il corpo della fidanzata.
Avrà qualche sorpresa e vari crisi di fede.

"American Virgin" è una specie di anomalia anche per il catalogo Vertigo, perché se è vero che la Vertigo non pubblica supertizi, è pure vero che, difficilmente (ma qualche volta è capitato), una sua testata non abbia qualche forte contaminazione con il fantastico o con il "genere".
"American Virgin" non ne ha.
E' concreto, plausibile e realistico ed è un fumetto che basa tutta la sua tensione narrativa non tanto sui fatti o l'azione, quanto sui dilemmi della morale, la messa in discussione dei precetti religiosi e via dicendo.

Di fatto, non è per nulla un brutto fumetto (anche se pare scritto e pensato per un pubblico di giovani emo) e merita una lettura anche solo per vedere come un fumetto "altro" è possibile anche in contesti produttivi di alta fascia.

Fie.








Premesso che a me le cose vanno benissimo così... ma davvero c'è in giro qualcuno che si chiede come mai il pubblico femminile non sembra essere attirato dai fumetti popolari?
Tzè.

18.4.07

Non c'è posto per altre action figures o statuette, in casa nostra!



Una soltanto, ti prego!
La tengo vicino al computer che manco la noti!
Dai, una soltanto... ha pure l'orologio incorporato!

Lavori in corso e aggiornamenti.


Forse è perché in questi giorni sto meglio e mi muovo di più, forse è perché sto passando i miei dieci minuti di popolarità, forse è colpa della cnvergenza della ruota del karma, resta il fatto che ho sacco di lavori, vecchie e nuovi, da cominciare, proseguire o portare a termine.

- Detective Dante è finito. E meno male perché non credo che avrei potuto scrivere una storia di più, tanto sono andato oltre.

- John Doe veleggia tranquillo. Stiamo arruolando qualche sceneggiatore e disegnatore nuovo o quasi nuovo e speriamo che siano all'altezza delle nostre aspettative. La terza stagione ha una forma compiuta e tutti gli elementi sono al loro posto: fino al numero 61 le cose andranno in una certa maniera, con poca continuity e maggiore attenzione alle singole storie, poi ci congiungeremo con quanto è stato nella nella seconda stagione e tutta la vicenda avrà una continuity più serrata. Ancora non abbiamo ben chiaro cosa succederà dopo i numeri 74-75 e se davvero succederà qualcosa.

- Dylan Dog procede. Nel senso che scrivo con calma quello che c'è da scrivere. Massimo sta disegnando la mia prima storia, la seconda è praticamente finita (in bozza) e conto di metterla in bella forma entro un mese. M'è anche venuto in mente un soggetto davvero divertente per una nuova storia e spero che Mauro me lo approvi.

- Diabolik mi sta richiedendo più impegno del previsto. E' una storia tosta e molto tecnica. Devo finirlo di limare nei prossimi giorni e la cosa ruba gran parte del mio tempo.

- Il numero quattro di Garrett è in dirittura di arrivo mentre in BD fremono i lavori per entrare nella seconda fase del progetto (la vendita all'estero), si sta già cominciando a pensare alla terza (il volume per le librerie di varia). Riccardo è un poco in ritardo ma pazienza: l'attesa vale la pena visto il bel lavoro che sta facendo.

- Il progetto "duro e puro" ha trovato una forma e un editore e conto di parlarvene presto. Sarà una cosa divertente e controversa.

- Le altre cose "segrete"... si stanno muovendo. Ma ancora devo capire bene quante saranno e con quali tempistiche.

- Il romanzo ha trovato una sua storia precisa, una sua forma ben delineata e (cosa più importante di tutte) un suo editore.
Ho stabilito un gruppo di lettori (gli amici intimi che non si fanno scrupoli a cassarmi brutalmente) e un gruppo di lettori di seconda fascia (persone che stimo ma con cui ho un rapporto di minore intimità). Per ora ho mandato le prime 50 pagine solo al primo gruppo (composto da un tatale di tre persone) e aspetto di arrivare nel vivo del racconto per mandarlo agli altri,
Il consiglio comune è di rallentare il ritmo. Lorenzo poi (lui che scrittore di romanzi lo è davvero) mi consiglia di rendere più ricca la mia scarna prosa. Ci devo pensare. In realtà sto scrivendo una roba del tutto diversa da quella che pensavo in orgine e ho spazzato via gran parte dell'autoreferenzialismo e delle influenze derivate da Stephen King. Mi è venuta in mente una storia "dritta" di quelle che mi piacciono tanto (penso a "Duel" ma pure al recente "Rovine") e se il romanzo viene come lo immagino, sarà davvero sgradevole e aggressivo. E' un lavoro nuovo per me e mi mette in ansia. Oltreutto ha pure il potere di calamitarmi verso di lui, rubandomi un sacco di tempo e energie.

17.4.07

Crunch Time.


Mi aspetta una notte insonne di lavoro.
Ho due disegnatori e un editore che mi alitano sul collo e domani devono avere la loro roba.
Ho già pronte le scorte: brocca di caffè, plumcake, patatine, schifezze varie.
La playlist musicale sta già girando in cuffia.
Ho cenato.
Mi devo solo mettere davanti al computer fino a farmi far male le mani.
E' tempo di mettersi al lavoro!

Magari prima mi faccio una partita a "Guitar Heroes II".
Una soltanto.
Cinque minuti.

Cinema ti amo.



Avrete sicuramente visto i cartelloni in giro per la vostra città o i trailer al cinema.
Qualcuno si sarà preso anche la briga di andare a vedere il filmato integrale su internet (io ve lo riporto nella versione di You Tube, me se ve lo volete vedere per bene, il sito Pirelli è la soluzione migliore).
Il film è diretto dalla Bigelow (e forse è la cosa migliore che ha girato dai tempi di "Strange Days" e interpretato da Uma Thurman.
Come già mi era capitato per i film della BMW (quelli diretti da Ritchie, Woo e via dicendo) anche questo corto pubblicitario riesce, più di tante produzioni da due ore e passa, a ricordarmi perché amo il cinema e la sua peculiare forma di narrativa.
"Mission Zero" ha una trama risibile e delle caratterizzazioni dei personaggi inesistenti ma, nonostante questo, incarna la natura più pura di quello che dovrebbe (per me) essere il cinema.
Immagini e movimento.
Per tutto il resto (la storia, i personaggi, le trame articolate e via dicendo), ci sono le serie tv.

E visto che un paio di topic fa abbiamo parlato di Altieri...


Riesumo quanto scritto per i defunti redazionali di Detective Dante.
Magari vi viene la curiosità di leggerlo.

Forse Alan D. Altieri non è lo scrittore più raffinato della letteratura italiana di genere e forse non è neppure il miglior conoscitore di cinema e fumetti che si trovi sulla piazza (almeno a giudicare da alcune delle sue più recenti dichiarazioni su Sin City)... ma se state cercando l’incarnazione italica del romanziere hardboiled, allora è l’uomo che fa al caso vostro.
Alan D. Altieri (al secolo Sergio Altieri) deve la sua fama principalmente ai suoi thriller apocalittici come "Città di Ombre", "Città Oscura", "Ultima Luce", "Kondor", "L’Uomo Esterno" e molti altri.
E' anche il traduttore che ha dato forza alle opere di George R. R. Martin ("Le Cronache dl Ghiaccio e del Fuoco") e che ha riportato alla dirompente incisività originale i migliori romanzi di Dashiell Hammet, oltre ad aver dato alle stampe due volumi d'ambientazione storico/apocalittica di grande successo (il ciclo de "L'Eretico").
Oreste del Buono lo definì il più americano degli scrittori italiani e noi non possiamo che essere d’accordo con lui... nel bene e nel male.
I romanzi di Altieri sono fiumi in piena di svariate centinaia di pagine (tutto il contrario di quei romanzetti anemici che sono il pane quotidiano dei giallisti del bel paese), il suo stile di scrittura ha la densità del piombo e proprio il piombo è il comun denominatore di ogni sua storia.
I personaggi di Altieri sparano prima di parlare, sparano prima di pensare e certe volte sparano PER parlare e per pensare.
Le sue armi (descritte in un tripudio di dettagli) producono coerografie di morte, cacofonie insenate, fori d’uscita della grandezza di palloni da basket e fontane di sangue che eruttano dal corpo delle loro vittime... armi che sono protagoniste al pari dei personaggi umani e spesso ne rappresentano la voce, il carattere, la missione.
Al lettore smaliziato verrebbe quasi da pensare che un prosa così caricata, estrema e sopra le righe , possa celare un intento ironico, un tentativo di estremizzazione grottesco volto a sovvertire e a mettere alla berlina il genere stesso.
Non è così.
Altieri non scherza, anzi, è uno che fa dannatamente sul serio.
Il suo stile di scrittura è un vettore che sfreccia attraverso le pagine, un proiettile Hydra Shok sparato dritto nello stomaco del lettore. L’ironia è bandita dal suo universo ed è così che deve essere, perché i romanzi di Altieri dipingono il volto dell’apocalisse. Un’apocalisse che puzza di anni ’80, costruita sulle macerie dell’America rampante di Ronnie Reagan, sui cadaveri degli yuppie e del disimpegno, sull’American Psycho di Bret Easton Ellis, sul Rambo (2) di Sylvester Stallone, sull’Alba Rossa di George Milius, sulla Los Angeles dei terremoti e delle sommosse, un universo che balla al ritmo del disempegno dei Motley Crue ma anche sulle note nichiliste dei Guns ‘n Roses, un apocalisse fatta di funghi nucleari e di politicanti che suonano l’arpa mentre il mondo si consuma nel fallout atomico.
Altieri è il cantore assoluto di tutto questo e poco importa se le vicende dei suoi romanzi si ambientino in una megalopoli dei giorni nostri o in una Germania squassata dalla guerra nell’anno domini 1630... in qualsiasi caso Chanks, il demone della devastazione, sarà sempre in attesa nelle viscere del sottosuolo, pronto a divorarci tutti.

In poche parole, se state cercando trame intimiste e sofisticate caratterizzazioni, girate al largo da Alan D. Altieri... ma se quello che vi interessa è farvi una lunga cavalcata sul dorso della bestia, allora fiondatevi subito a recuperare uno dei suoi libri. Ancora meglio: recuperateli tutti.
All’inizio vi sembrerà di aver ricevuto un colpo di calibro 12 in piena faccia... ma alla lunga non potrete farne a meno.

Il Giallo Mondadori: Hard Freeze


Dan Simmons, in Italia, è conosciuto principalmente per la sua produzione fantascientifica e, in particolare, per la sua saga di "Hyperion" e per quella recente di "Ilium".
In realtà Simmons è anche un grandioso scrittore horror ("Il canto di Kalì", "I figli della paura", "L'estate della paura") e di thriller (il suo "lungo una strada peridolosa" è stato uno dei mattoni su cui io e Lorenzo abbiamo costruito John Doe).
In Italia, la collana dei Gialli Mondadori, ha pure presentato due romanzi d'azione/hard boiled:
"Hard Case" (Il Giallo Mondadori 2837) e recentemente "Hard Freeze" (Il Giallo Mondadori 2922)
Il protagonista di questi due romanzi è Joe Kurtz, un Marlowe del terzo millennio, dai modi spicci,la pistola facile e l'attitudine a finire in casini di epiche proporzioni.
Questo ciclo di romanzi di Simmons non mette in luce la sua abilità nel costruire trame solide e credibili, o la sue qualità di scrittore raffinato, o la sua capacità di creare personaggi profondi e sfaccettati... a dirla tutta, anche la collocazione nei "Gialli" della Mondadori è perlomeno discutibile (dubito fortmente che gli amanti del giallo all'inglese potranno aprezzare quest'uscita), ma tutto questo non è importante.
I romandi della serie di Joe Kurtz sono divertenti e godibili e hanno la qualità di rinnovare, senza snaturare, tutta la tradizione hardboiled di gente come Spillane, Hammett e Chandler, adattandola al gusto, alle tematiche e alle tempistiche moderne.
Non un'operazione di sterile recupero stilistico, quindi, quanto un lavoro di ricerca per tornare alle origini del genere.
Storie avvincenti (anche se sgangherate), personaggi duri e tagliati con l'accetta, situazioni sopra le righe, donne bellissime e pericolose e tanto piombo.
Non è il meglio che Simmons sa offrire, sia chiaro, ma è abbastanza.
Conigliatissimi.

Segretissimo: Walkiria Nera




Diciamocelo... la collana Segretissimo non è mai stata nota per l'alta qualità delle sue proposte.

La sua punta di diamante, da molti anni, altro non è che S.A.S. (Sua Altezza Serenissima) di Gérard DeVilliers. Una serie di romanzi che alterna intrigo internazionale, fantapolitica, scene d'azione e un numero incredibilmente alto di scene di sesso con una particolare debolezza per le sodomie.
S.A.S. (che è un grosso successo anche in Francia) è una lettura becera ma divertente. Esattamente come gran parte dei romanzi che vengono pubblicati sulla collana in nero della Mondadori. Su Segretissimo trovano spazio un gran numero di scrittori italiani, generalmente sotto pseudonimo, tra i quali Stefano di Marino (anche noto come Stephen Gunn) ma, soprattutto, l'immenso Alan D. Altieri (Sergio Altieri), che oltre a pubblicare le storie del suo "Sniper" (una serie "minore" nella ottima produzione dell'autore) è diventato anche il direttore delle collane da edicola della Mondadori.
Ultimamente Segretissimo sembra aver intrapreso un nuovo corso. In primo luogo, gli autori italiani sembrano ora essere usciti più allo scoperto che in precedenza (e alcuni di loro, adesso, pubblicano direttamente con il loro nome) e in secondo luogo sembra esserci una volontà di creare una specie di movimento letterario comune.
Recentemente il personaggio creato da Stephen Gunn, "il Professionista", ha visto dedicarsi un numero di Segretissimo in cui gli altri autori della collana hanno scirtto una sua avventura, magari intrecciandola con i personaggi da loro creati. Così non solo Chance Rennard (questo il nome del Professionista) ha incrociato la sua strada con quella di molti dei personaggi storici della collana, ma è pure entrato a far parte di quel complesso e stratificato universo coerente che è stato lentamente composto dai romanzi di Altieri.

In questo contesto, esce questo mese in edicola: "La Genesi del Male" di Claudia Salvatori.
Prima avventura di Walkiria Nera, bella e letale spia al vertice del Reich.
Il romanzo è ottimo.
Attingendo al repertorio classico del nazisploitation (avete presente "Ilsa, belva delle SS"?) la Salvatori confeziona un'operazione che piacerebbe da matti a quel postmodernista di Tarantino.
Il lavoro di ripescaggio della figura della nazi-aguzzina è, semplicemente, geniale, e portato avanti con abilità, divertimento, un pizzico d'ironia, e molta abilità. Trama avvincente, buono stile di scrittura, scene d'azione e violenza giustamente trucide e un erotismo fatto di pelle, frustini, sottomissione, umiliazione (in genere machile) e sadismo.
In poche parole: un vero spasso.
Il nuovo corso di Segretissimo sembra segnalarsi come punto di rinascita del romanzo "pulp" italiano, in una forma (finalmente) sincera e priva delle fighetterie snobbistiche e intellettuali che negli ultimi anni ci sono state proposte.
Scrittori che scrivono un tanto al chilo, che scrivono roba divertente senza grosse pretese, che scrivono bene e che hanno il buon gusto (o la mancanza dello stesso) per ricordarsi di mettere un morto ammazzato ogni venti pagine e almeno una scena di sesso ogni cinquanta.
Ok, forse non sarà letteratura moderna degna di Michael Faber... ma chi se ne frega?

16.4.07

14.4.07

BRUCIA!





A forza di sviscerare una questione, alla fine se ne viene a capo.
E' da tempo che mi interrogo sulla mia antipatia per il nuovo fumetto "autoriale" che va per la maggiore.
Le ragioni che mi sono dato sono molteplici: non mi piace la maniera su cui si insiste nel proporre storie intimiste, minamali e autoreferenziali, non mi piace l'esplorazione di un ombelico univoco e non dell'ombelico universale, non mi piace il totale abbandono del disegno a favore del segno, non mi piace le parole che sono usate per vendere questi fumetti e ho sempre l'impressione che questi prodotti si vergognino di essere quello che sono e vorrebbero essere altro.
Però, a dirla tutta, queste sono ragioni marginali.
Quando un fumetto è bello, è bello.
"David Boring" di Daniel Clowes è un capolavoro (come quasi tutta la roba di Clowes).
"Autoroute du soleil" di Baru, pure.
Idem per "Hanno ritrovato la macchina" o "Appunti per una storia di guerra" di GIpi.
E non c'è fiera che non mi veda tornare a casa con almeno tre o quattro fumetti della Coconino.
Ma allora perché il loro modo di intendere il fumetto mi è così antipatico e perché sono così poche le opere di un certo genere che mi colpiscono davvero?
Perché mi sono barricato dietro le mura del fumetto seriale e popolare e sto portando avanti una specie di guerra personale contro quelle che oggi ci spacciano come "Graphic Novel"?
Eppure sono cresciuto con Frigidaire, Heavy Metal e via discorrendo...
Sono uno che ama (e tanto) il fumetto "altro" e che cerca anche di mutuare alcune soluzioni più sperimentali del fumetto di rottura proprio nel contesto più ingessato del fumetto seriale...
Perché questo nuovo fumetto "d'autore" proprio non lo sopporto?

Perché il fumeto di rottura che piaceva a me e quello che oggi ci viene proposto come tale, sono in antitesi.

L'attuale nouvelle vague del fumetto manca di qualsiasi velleità di provocazione culturale e artistica.
Sono fumetti educati che cercano di farsi accettare dai salotti buoni della "Cultura" con un processo di mimesi. Vogliono essere libri e vogliono vedere riconosciuta la loro valenza culturale.
Vogliono farsi accettare e ben volere e per questo finiscono per raccontare storie piccole, con un tratto non offensivo che richiede una decodifica estremamente limitata e non offende nessuno (e quindi può essere letto da tutti).
E io non ci sto per un cazzo.
Il fumetto, il buon fumetto, specie quello "alto", deve essere pericoloso. Deve provocare, deve far incazzare, riflettere e suscitare emozioni.
"Ranxerox" non era certo un fumetto raffinato nel suo impianto narrativo... ma la potenza dei suoi disegni, la totale demenza (nel senso più positivo del termine) delle sue storie e la sua genuina "non correttezza" lo rendevano un fumetto criminale e pericoloso. Un vero attentato culturale che nulla aveva di rassicurante e che non voleva affatto esserlo.
Le anatomie di Liberatore esplodevano nella tavola in un segno che non prendeva nemmeno in considerazione l'idea di essere mediato. I colori erano estremi, saturi, colpivano l'occhio, lo stomaco e la mente (altro che celestini e bicromie, tzè!).
Era un fumetto sgarbato e volgare. Una botta di vita o un calcio nelle palle. Decidete voi.
Idem per molte delle cose di Pazienza, ma pure Satanik, Kriminal e Necron, la giocosa provocazione culturale di Moebius e del suo Maggiore Fatale, o anche il primo Ramarro di Palumbo e Scozzari (che non mi sta simpatico ma che è un signor provocatore) e tanti altri ancora.
Erano fumetti che se ne sbattevano le palle di farsi accettare sembrando qualcosa di diverso e che si vantavano sfacciatamente di essere quello che erano: fumetti.
Era fantasia, energia, improvvisazione e provocazione.
Era rock.
Ora ci ritroviamo per le mani del jazz freddo, qualche cantante confidenziale e un paio di cantautori con le spalle strette e la voce flebile.
E' ora di incazzarsi di nuovo e di cambiare le ricette: il piatto del giorno sarà pure alta cucina, ma manca di sale e di pepe.

13.4.07

Ancora a proposito di Vonnegut...


Lorenzo Bartoli scrive uno splendido pezzo sul suo blog.
Lo trovate qui:
Cuori Da Bar

Davide e Golia.


Su Comicus trovate un'intervista, corredata di schizzi e disegni, a Davide Gianfelice.
Davide parla di "Northlanders" uno dei due progetti di alto profilo a cui sta lavorando.

Bauer Rulla.


"L'internazionale" si mette a discutere sulla presunta apologia della tortura che "24" porta avanti.
Enoch riporta l'articolo e lo fa rimbalzare sul suo blog (lo trovate nella colonnina qui a fianco).
Letto l'articolo, mi viene il forte dubbio che quelli dell'Internazionale, parlino per sentito dire (e Enoch di conseguenza).
Se si segue la serie, è più che palese che la pratica della tortura cui spesso Jack è costretto a ricorrere, è solo una misura disperata in situazioni dove le opzioni sono "torturi un uomo e ne salvi cinque milioni oppure non lo torturi e lasci morire tutta quella gente". E Jack, comunque, paga conseguenze personali pesantissime per essersi caricato il peso di decisioni impossibili.
Come tutte le grandi serie televisive dell'ultimo periodo, anche "24" è una serie che basa la tensione narrativa sulle scelte morali più che sull'azione vera e propria e pone parecchi interrogativi interessanti sulla spinosa questione "sicurezza contro libertà".
In tempi di pacifismo terroristico portato avanti da attention-whore come Gino Strada, non è poco.
Se poi "24" lo si è visto veramente e non si è parlato (e scritto) per fare demagogia, si dovrebbe sapere che la serie è molte cose, ma di certo non filo-bushiana (anzi, basta vedere chi è il cattivaccio dalla terza stagione in poi per capire che è esattamente l'opposto...).

12.4.07

Di Guerre Civili.



Il Foschini mi regala l'immaginina qui sopra e io lo ringrazio e colgo la palla al balzo per parlare anche d'altro.
La state seguendo la guerra civile, sì?
Non me ne frega nulla di sapere da che parte state... volevo solo far notare quanto potesse essere controverso, provocatorio e al tempo stesso ben scritto, profondo e d'intrattenimento questo fumetto.
Mi piace talmente tanto che mi sto leggendo anche gli spin-off su serie che ho abbandonato da anni (tipo l'Uomo Ragno).
Ecco, la Civil War di Millar è l'esempio perfetto di un nano in fiamme.
Ad avercene anche qui!

E visto che si parla di Civil War... come lasciarsi sfuggire l'occasione per postare una delle mie canzoni preferite di ogni tempo?

TVUKDB



Di Valentina F.
Edito da Fanucci.
Marta e vale, due amiche per la pelle, sono legatissime tra loro ma diverse nel carattere: una sfacciata e disinvolta, l'altra timida e chiusa. Con l'aiuto di Giò e Sara, compagne di scuola, vogliono diventare irresistibili e riuscire a conquistare i ragazzi più grandi. Provano di tutto: dalle maschere per il viso ai tentativi di 'allungarsi' i capelli, dal piercing al naso all'acquisto di un reggiseno che le faccia apparire più provocanti. Riusciranno a far cadere ai loro piedi i più fighi della scuola? Luca e Ale sono veramente irraggiungibili? E così, tra amori e malintesi, uno shopping in centro e una festa di troppo, le due inseparabili amiche stanno per esaudire i propri desideri. Ma poi arriva Marco, il fratello di marta, che tra una partita di pallanuoto e uno 'strappo' in motorino sembra provare per Valentina qualcosa di più profondo…

MA ANDATE A CAGARE.
Ridateme Cristiana F. vi prego...

La colazione dei campioni.



Kurt Vonnegut, uno dei più grandi scrittori di sempre, è passato nel regno dei più.
E mi dispiace da matti.