29.5.07

Mi spiegate a che serve MySpace?



Voglio dire... è solo un modo per realizzare facilmente un sito web personale o c'è di più?
Perché in rete spopola, ci nascono carriere musicali (non c'è gruppo o solista americano che non abbia la sua pagina su MySpace) e anche i registi (USA, in linea di massima) lo adorano (io seguo qullo di Rob Zombie, più che altro per sapere come procede il nuovo Halloween). Però non capisco se c'è di più o meno.
Per i gruppi musicali lo capisco: ha una buona interfaccia per presentare la propria roba.
Ma perché lo usano pure i registi, i fumettisti, le pornostar (!!!) e via dicendo? Non ci sono altri e più comodi strumenti e piattaforme web?
A conti fatti, mi pare che MySpace, offra meno di un blog o di un forum... eppure è la moda del momento.
Illuminatemi.

Preparativi













Non chiedetemi a che serve lo spago. Mi hanno detto solo che devo portarmelo dietro assolutamente.
Devo ancora trovare un paio di scarpe adatte e poi sono praticamente pronto.

28.5.07

Son ragazzi...



Riccardo Corbò, spuntando da un passato remoto, mi spara una pallottola della memoria di quelle davvero imbarazzanti.
La prima foto che vedete è stata scattata una roba come 12-13 anni fa, all'inaugurazione del negozio di Gianni (lo storico Infinity Shop) dove erano stati invitati una band post-punk-pre-tank di giovani fanciulle (ciao Silvia) e una tatuatrice. Io, nella bolgia del pogo e della birra, decisi di farmi un tatuaggio come quello di Bon Jovi (sigh).
L'euforia di quel giorno me la porta ancora sul braccio sinistro.


(foto ribaltata causa camera interna del Mac che è scema)

27.5.07

Il mio disegnatore preferito...




...in termini praticamente assoluti.
Come al solito, cliccate se volete vederle più in grande.

26.5.07

Black Stone Cherry



A mezza via tra l'hard, il post e il southern (rock), ecco spuntare questo quartetto del Kentucky con un album teso, carico e davero potente.
Notevole la voce del cantante e chitarrisya Chris Robertson, che sembra un giovane Eddie Vedder in salsa southern.
Classici ma contaminati i giri.
Meravigliosa la cover (degli Yarbirds) "Shapes of Things".
Un southern rock tutto nuovo che fa bene sentire. C'è vita dopo i Pride & Glory.

E poi, cazzo... è gente nata dopo il settanta.
Alleluja.

p.s.
questa è la loro pagina su MySpace:
http://www.myspace.com/blackstonecherry

p.p.s.
soliti ringraziamenti a Nonno Metallo e a Classic Rock per avermeli fatti conoscere.

Detective Dante


Tempo di bilanci anche per Detective Dante.
E qui le cose si fanno spinose perchè se è facile parlare di prodotti di buon successo come JD o Garrett, discorso diverso è analizzare un prodotto che invece un successo non è stato.

Sorvoliamo sui problemi di stampa dell'ultimo numero e andiamo direttamente al sodo, prendendo in esame la miniserie nella sua interezza.

Non è un segreto per nessuno che quando io e Lorenzo abbiamo messo in cantiere DeDa, avevamo l'ambizione di realizzare un prodotto molto più di largo consumo rispetto a JD e non è un segreto per nessuno che le cose non sono andate come speravamo.
I perché di questo fallimento, sono molteplici.

In primo luogo c'è stato l'errore di fondo: io e Lorenzo ci siamo messi in testa di fare qualcosa che non era, esattamente, nelle nostre corde. L'idea era di fare un prodotto che seguisse in maniera più fedele i canoni del fumetto popolare italiano ma una cosa del genere la fai bene quando la senti davvero e quando non la vivi come una sorta di restrizione.
E quindi Dante è partito con il freno a mano tirato. Ha scontentato i "nostri" lettori, quelli che ci seguivano su JD e ha scontentato il resto del pubblico che si è trovata davanti un prodotto non pienamente sincero nella sua volontà di popolare.
Tanto è vero che, una volta che abbiamo capito che il nostro obiettivo primario (raggiungere un pubblico più vasto) era sfumato e ci siamo messi a scrivere per come ci andava, le cose sono migliorate.

Un altro problema è stata la grafica.
Volevamo fare un fumetto mainstream e gli abbiamo dato una confezione da sterile giochino intellettuale, con una grafica pulp, gli strilli in copertina e via dicendo.
Un errore che abbiamo pagato due volte: la prima volta nel deludente risultato di vendite, la seconda nell'aver poi dovuto accettare il fatto che la grafica ci venisse tolta di mano e stravolta senza la possibilità di intervenire.

Infine il problema è stato mio.
Le modifiche volute dall'Eura nella parte redazionale, del copertinista e della grafica, mi hanno fatto allontanare dal progetto. Questo significa che ho smesso di seguirne i disegnatori e sono stato latitante per quasi tutta la seconda cantica per poi tornare (sostanzialmente solo in veste di sceneggiatore e senza curare nessun altro aspetto) sulla terza. Lorenzo si è trovato a gestire molto del lavoro da solo e Dante ha sicuramente patito la mia distrazione e di questo non posso che predermene la responsabilità.

Ma, nonostante tutto, Dante non è stato poi così male.
Non ha fatto perdere soldi alla casa editrice.
Ha dato modo ad aluni disegnatori di maturare (penso in particolare a Dell'Edera e a Pontrelli) e ad altri di esplodere (tipo Walter Venturi).
Ha alcuni episodi che trovo davvero buoni (sia miei che di Lorenzo).
Nel complesso racconta una bella storia, molto strutturata e relativamente inedita nel contesto in cui è stata pubblicata.

Personalmente il lavoro fatto nella terza cantica, in special modo, è venuto fuori esattamente come lo volevo: folle, estremo, sopra le righe e senza compromessi. Qualcuno ha detto che si vede che mi sono divertito a scriverla e che è sempre un male quando uno sceneggiatore si diverte troppo. Probabilmente questo qualcuno ha ragione ma dubito che mi capiterà mai più di poter lavorare con la stessa libertà che ho avuto negli ultimi numeri di DeDa, quindi... sono contento di essermene in qualche maniera approfittato.

Ora è tempo di mettere Henry Dante in un cassetto e andare avanti.

25.5.07

Meifumado


"Vivo nel meifumado, attraverso i sei sentieri e le quattro vie."

" You know, like Caine in KUNG FU.
Just walk from town to town, meet
people, get in adventures."

"Chi sei?"
"Un uomo. Solamente un uomo."


Ho deciso che parto.
Ma parto sul serio.
Il 2 giugno inizio a fare il ramingo, girando di città in città, viaggiando leggero e con il computer al fianco.
La mia vita si è scombinata a tal punto che sono riuscito a rovinare quanto di buono avevo costruito (e non parlo del lavoro) e mi sono pure perso.
Visto che qui non mi trovo, vado a cercarmi in giro per l'Italia.
Forse ho culo e torno meglio di prima. Forse no e allora divento un barbone che mangia quello che voi buttate (per dirla con le parole di Vincent Vega). Però la salute regge, e visto che per me è una cosa rara... allora parto.
Quindi, se siete miei amici e non abitate nella mia città... aspettatevi una visita, un giorno di questi.

Per quello che riguarda il lavoro:
tutto procederà come al solito, solo che invece che scrivere dal mio studio, scriverò stando in giro.

Per il blog: pensò che continuerò ad aggiornarlo. Magari non con la stessa frequenza, molto dipenderà dai collegamenti a internet che trovo, ma continuerò ad aggiornarlo. Anche perchè questo spazio potrebbe diventare una specie di diario di bordo.

Bon.
V'ho detto tutto.
Prima del 2 aspettatevi un sacco di roba che vi avevo promesso.

24.5.07

Ozzy Osbourne -Black Rain-


Solido. Essenziale. Impietoso.
Il nuovo album "Black Rain" ci consegna un Ozzy non solo in una gran forma vocale ma anche acuto e feroce nella qualità dei testi.
Accanto a lui, come di consueto, uno Zack Wylde concreto e incisivo quando si tratta di martellare e pronto a illuminare l'intero album con squarci di puro virtuosismo. A completare il quartetto gli efficaci Mike Bordin (alla batteria) e Blasko, al basso.
Da non perdere.

23.5.07

Mi hanno recensito e segnalato un sacco di volte...


...ma non mi aspettavo che lo facessero per il blog.

QUI trovate il pezzo, molto divertente, dedicato ai Nani in Fiamme.

p.s.
l'immagine non ci capa nulla. E' solo che non ne trovavo una adatta e Cristina Ricci su "Black Snake Moan" mi attizza troppo.

E torniamo a bomba...


Qualche tempo fa, avevo postato le mie perplessità su una nascente casa editrice che si sarebbe dovuta affacciare nel panorama italiano.
Quello che mi perplimeva erano i toni trionfalistici da "spaccheremo il mondo" e la realtà concreta dei fatti che invece vedeva una quasi totale assenza di prodotto. Era il fatto che questa casa editrice definiva come "editori artigiani" le grandi realtà editoriali a fumetti italiane e definiva se stessa come "una realtà dalla mentalità nuova e innovativamente produttiva", il tutto senza ancora avere mandato in edicola nemmeno un albo. C'era pure il fatto che queste persone parlassero in scioltezza di "fare un mmorpg" (un gioco di ruolo di massa on-line) come se fosse una cosa semplice e che non richiedesse competenza e un mucchio (ma davvero un mucchio) di soldi.
Ma detto questo, aldilà delle mie perplessità, la cosa non mi interessava più di tanto.
Avevo il lecito sospetto che tutto si sarebbe risolto in una bolla di sapone e m'ero sentito di dirlo, punto.

Ora, mesi dopo quella polemica, dei fumetti di questa casa editrice ancora non si è vista traccia, dell'annunciato MMORPG nemmeno e il loro sito è ancora una pagina in costruzione.
Anche qui, nessun problema. Forse un giorno arriveranno a pubblicare qualcosa, forse no. Se lo faranno, si giudicherà il prodotto anche alla luce delle chiacchiere che lo hanno preceduto, altrimenti tutto cadrà nel dimenticatoio e pace.

Però poi leggo una roba del genere:


QUOTE (infinito @ Mercoledì, 23-Mag-2007, 03:41)
@Turini nel tuo intervento ci sono tante inesattezze, ma davvero tante, fossi in te prima di intervenire chiederei al tuo referente in Sunset l'aggiornamento sullo status di distribuzione o pubblicazione delle opere che la Sunset stessa ti ha acquistato.

Non ho seguito personalmente la collaborazione con te, ma mi e' bastato dover intervenire per aiutare lo staff interno alla Sunset con il quale collaboravi in seguito ad alcune tue mancanze.
Diciamo che se da una parte sei stato rispettoso nelle date di scadenza (Erotika + Calendario) dall'altra (progetto inedito che viene sviluppato assieme ad altri in parallelo a Legend!) hai causato perdite di tempo e non rispetto della qualita' garantita che ci hanno fatto slittare di almeno sei mesi il nostro palinsesto editoriale.

A livello editoriale e di immagine la Sunset tutela tutti i collaboratori addossandosi in "prima persona" eventuali ritardi o cali di qualita'.

Se la Sunset per via di un disegnatore che garantisce un certo tipo di qualita' e poi sul lato pratico realizza dei disegni imbarazzanti molto al di sotto dello standard concordato e pergiunta in ritardo rispetto alla tabella di marcia si trova a dover spostare il proprio palinsesto editoriale in avanti di sei mesi per garantire al lettore la qualita' promessa la "colpa" di chi e'?

La Sunset ha l'eleganza di non lanciarsi in comunicati/strilloni con i quali mettere alla gogna i propri collaboratori o ex collaboratori come causa dei ritardi.

La Sunset semplicemente si rimbocca le maniche e continua a lavorare tranquillamente.


Questo è l'intervento di una delle voci che su internet, ufficiosamente o ufficialmente (non è ancora chiaro), rappresenta questa casa editrice.
Questo tale Infinito, sta rispondendo a Marco Turini, il quale ha espresso (in maniera del tutto civile e moderata) delle perplessità e fatto alcune precisazioni su alcune scelte editoriali della Sunset che hanno riguardato il suo lavoro.
Io, giuro, che in quindici anni d'esperienza, non ho mai letto una roba simile.
Ma sul serio credono che, dopo una sparata del genere, un qualsiasi autore professionista possa essere minimante invogliato a lavorare con loro?
O che lo "scaricare il barile" dei loro ritardi e rimandi su un autore che nulla ha a che fare con questi problemi, possa in qualche maniera fargli recuperare la faccia perduta (prima ancora di averne una, oltretutto)?

Sul serio... sono basito.
Se volete leggere la discussione per intero, cliccate qui sotto.
DELIRIO

LO NOTA: la Sunset fa sapere a Turini (e Turini a noi) che le parole di Infinito non sono quelle della casa editrice ma espresse a titolo personale. Buono... ma la Sunset dovrebbe dirlo pubblicamente su CUS, a questo punto.

22.5.07

La grande bugia.



Negli ultimi tempi m'è capitato di fare alcune lunghe chiacchierate con scrittori e curatori di collane di romanzi, sia da libreria che da edicola (roba tipo Urania, Segretissimo e via dicendo).
E sono rimasto perplesso.
Nel settore librario, se in edicola si vendono 9000 copie di una collana di romanzi, si stappa la bottiglia di spumante.
Nel settore librario, se si vendono più di 5000 copie, si comincia ad essere soddisfatti e lo scrittore che ha venduto questa cifrona, è un nome rispettabile del settore.
Nel settore librario, se un romanzo vende 200.000 in un anno, si parla di "fenomeno editoriale".

Nel mondo fumettistico, Tex vende 300.000 copie, AL MESE (e senza tenere conto delle ristampe). Roba da far impallidire "il Codice DaVinci". Eppure nessuno gli dedica un pezzo al telegiornale ogni settimana.

Nel settore librario, un anticipo di 2500 euro per un romanzo di 300 pagine, è una cifra normale e gli scrittori non si lamentano del fatto che non possano campare del solo scrivere.

Nel settore fumettistico, i professionisti di medio-alto livello campano solo di quello che scrivono e i wannabe scrittori si lamentano che i pagamenti sono troppo bassi e non ci possono campare.

Il settore librario ha meno di 5000 punti vendita in tutta Italia.
I fumetti ne hanno 35.000.

Le statistiche ci dicono che in Italia si leggono un libro e mezzo a testa procapite. Che fanno, più o meno, 90 milioni di libri l'anno.
In Italia, ogni anno, si vendono più di tre milioni e mezzo di copie di Tex e quasi altrettanto di Dylan Dog (senza contare le ristampe o gli allegati). Due sole testate che ogni anni fanno 7 milioni di copie vendute, quasi il 10% del totale dei libri venduti in Italia. Sommate tutte le uscite fumettistiche che si fanno in Italia ogni mese, moltiplicatele per 12 mesi e vedrete che, nonostante un minor numero di uscite fumettistiche annuali, il mercato fumettistico vende parecchio di più di quello librario.

Eppure... loro hanno il salone e noi le bancarelle.
Noi abbiamo la crisi e loro la ripresa.

Prendete uno scrittore qualsiasi di medio livello che pubblica da qualche anno... non è raro che qualcuno, per presentare il nuovo romanzo di questo fantomatico autore, faccia preparare una fascetta con sopra scritto: "Pinco Pallino, l'autore che ha venduto 5 milioni di copie nel mondo".
Cinque milioni di copie in TOTALE, sia chiaro.

Ora, giusto per farvi capire... nel mio piccolo e tenendo conto solo di John Doe, Detective Dante e Diabolik, negli ultimi 4 anni di attività io ho venduto quasi due milioni di copie, e solo in Italia.
Perché non ho la mia fascetta?
Perché Dylan Dog non ha la sua fascetta con scritto: "Il fumetto che ha venduto 150 milioni di copie"?

Il settore del fumetto porta più soldi che quello librario e discografico, eppure... trovatemi la rubrica dei fumetti su GQ, Donna Moderna o Max.
E se per caso riuscite a trovarla, comparatela con lo spazio dedicato alle rubriche dedicate alla musica o alla letteratura.

Più ci penso e più mi convinco che ai poteri forti del fumetto questa situazione faccia comodo.
Che faccia comodo dire che c'è una crisi eterna, che faccia comodo sminuire ogni risultato, che faccia comodo restare in un ghetto culturale che ghetto non lo è per niente, se si parla di soldi.
Se si dice che le cose vanno bene, che sono anni e anni che si fanno soldi (ogni tanto di più, ogni tanto di meno, ma si resta sempre in guadagno), c'è pure il caso che gli autori alzino la testa e magari, chessò, vengano a reclamare un pezzo più grosso della torta o un riconoscimento maggiore a livello creativo e culturale, o una maggiore dignità umana o altre follie del genere.

Ve lo immaginate un mondo dove un Alfredo Castelli sia messo alla pari di un Dan Brown?
O un mondo in cui il lettore e i media si rendano conto che in Italia, Sclavi ha venduto parechio di più di uno Stephen King?
Io non ci riesco. Mi hanno condizionato a tal punto che non riesco più a percepire la realtà.

Viva la crisi, quindi. Che ci tiene tutti con la testa bassa, pronti a ringraziare per il pezzo di pane che ogni tanto ci viene gettato e a scondinzolare, grati per il fatto che qualcuno ci paghi per fare quello che ci piace fare.

Mi sono depresso.
Vado a lavorare.

21.5.07

Non sono stato io a iniziare questa guerra...

...ma sarò io a finirla.




Dite quello che volete, io non vedo l'ora di vederlo.
Il primo era un gran film, il secondo è il simbolo di un preciso momento storico (che io adoro), il terzo... il terzo è una vaccata senza appello, ok. Ma sono decisamente felice di poter tornare a vedere una nuova avventuta di John J. Rambo.
Se poi teniamo conto che Stallone ha parlato di roba come il Dark Knigth Return e Hulk come riferimenti per il film... direi che l'hype va alle stelle.

Oltretutto, il grado di violenza splatterosa è praticamente inedito per il genere action, oltre che ferocemente realistico.

18.5.07

Mistica, feticismo, retorica e cazzate varie.



"Questo è il mio fucile.
Ce ne sono tanti come lui ma questo è il mio.
Il mio fucile è il mio migliore amico.
È la mia vita.
Io debbo dominarlo come domino la mia vita.
Senza di me il mio fucile non è niente.
Senza il mio fucile io sono niente.
Debbo saper colpire il bersaglio.
Debbo sparare meglio del mio nemico che cerca di ammazzare me.
Debbo sparare io prima che lui spari a me.
E lo farò.
Al cospetto di Dio giuro su questo credo.
Il mio fucile e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita e così sia finché non ci sarà più nemico ma solo pace. Amen."

-preghiera del corpo dei Marines-

"La katana è l'anima del samurai"
-il libro dell'hakagure-

"Il design di una cosa non è come quella cosa appare o si percepisce, ma come quella cosa funziona."
-Steve Jobs-

Lo ammetto, sono un feticista degli strumenti di scrittura.
Il mio portatile è più che un computer.
E' il mio revolver a sei colpi, la mia katana, il mio fucile.
E' il contenitore della mia anima.
Lo tengo pulito, lo tengo aggiornato, lo tengo affilato, lo tengo affamato... e lo tengo sempre al mio fianco.
Propio come un bushi fa con la sua spada.
Seguo la via dei meifumado attraverso i sei sentieri e le quattro vie e lo faccio con un computer portatile al fianco.
E intimamente me ne bullo una cifra.

W.A.S.P. -dominator-


Il nuovo, e a lungo rimandato, album dei W.A.S.P. è un ritorno alle origini che per uno come me, che letteralmente adora i primi album della band, non può essere che bene accolto.
Heavy Rock duro e puro, chitarrone strabordanti (Doug Blair), impietosi giri di basso (Mike Duda), batteria solida (Mike Dupke),voce nasale ora calda, ora graffiante ma sempre sopra la media del magnifico Blackie Lawless.
Il disco è un concetrato di critiche al governo Bush e alla sua amministrazione guerrafondaia, testi acuminati e incisivi, privi dell'ironia dei W.A.S.P. del primo periodo ma cattivi e diretti.
Un disco che mescola le origini folli e aggressive del gruppo con l'attitudine più introspettiva del secondo periodo.
Riff semplici, diretti e aggressivi si mescolano a momenti più articolati e melodici, fondendosi con testi che, abbandonata la vena "leggera" degli anni '80, si cimentano in una disamina piuttosto critica degli stati uniti.
Tra i pezzi da segnalere, l'opening "Mercy" e la impietosa "Burnig Man".
Da avere.

17.5.07

Come tanti piccoli Miyamoto Musashi...





A Torino ho conosciuto un ragazzo giapponese davero simpatico e interessante.
Questo tipo (una specie di editor-grafico, spcializzato in riviste di videogiochi) non mi ha colpito solo per i suoi modi di fare affabili, gentili e originali, ma pure per la maniera in cui vive: sono sei anni che è via da casa e gira per il mondo, spostandosi di paese in paese e andando di redazione in redazione, confrontandosi (e in qualche caso, scontrandosi) con il sistema editoriale del posto in cui capita.
Con lui solo uno zaino da pugile da mettersi in spalla, un block-notes dove prende appunti su tutto quello che riguarda l'editoria straniera con cui e confronta e un apparentemente inesauribile entusiasmo.
Poco da dire... appena ho sentito questa cosa, la mia mente è volata a personaggi come il "Golden Boy" di Egawa, al Ryu di Street Figthers e, soprattutto, alle figure dei samurai erranti he viaggiavano attraverso il Giappone per misurarsi con le varie scuole di spada, sparse per il paese.
In poche parole, per una serata intera, questo ragazzo giapponese è stato il mio mito personale e avrei voluto prendere uno zaino, e mettermi in viaggio con lui.
Come un fottuto Carradine in "Kung Fu".

Poi ho scoperto che, a quanto pare, il ragazzo giapponese fa di cognome Sapporo e che è una specie di rampollo legato al colosso della birra giapponese.
Inutile dire che la cosa ha un poco rovinato la mia suggestione.

Dio quanto odio la realtà.

16.5.07

Agenda.




"Milano.
Sono ancora soltanto a Milano."


Ultimamente mi sembra di essere in tour.
Da quando i miei referenti editoriali si sono diversificati, non faccio altro che prendere treni e andare a zonzo.
Bello.
Ma anche stare a casa con la mia donna, grattandomi la pancia e guardando serie televisive, non mi dispiacerebbe.
Animo da rocker de noantri, fisico da lanciatore di graffette e aspirazioni da pantofolaio.

Comunque sia, il programma per il futuro è questo:
domani sera torno a casa e, se tutto va come previsto, e la mia intenzione è quella di godermi la mia donna, la mia mamma, gli amici e il cane, andare a un mucchio di concerti e a un paio di matrimoni, finire un paio di videogame, vedere quante più serie televisive possibili e leggere quanti più libri e fumetti possibili, restare in forma decente.
E scrivere tanto ma davvero tanto.
Ho lavori arretrati e disegnatori pazienti a cui dedicarmi con attenzione, cose nuove da iniziare e cose vecchie da finire.

Per quello che riguarda strettamente il blog... sto preparando un paio di cose interessanti che vedrete nei prossimi giorni:
una roba a proposito di editoria e fumetti (la cena con Altieri e DiMarino mi ha dato davvero di che pensare) e che spero dia vita a una discussione interessante e la, a lungo promessa,"guida scellerata per gli aspiranti sceneggiatori".

A conti fatti, questo blog, nato come sfogo delle mie paure e depressioni... si sta trasformando in un qualcosa di diverso, a mezzo via tra l'intrattenimento, l'arena, la tavola rotonda e della sana attività onanistica.
Meglio così.
Vuol dire che la mia controparte aveva ragione a deridermi di tutto quell'inutile piagnisteo.

Un saluto dal vostro affezionato RRobe di quartiere.
Restate affamati.

15.5.07

HO CONOSCIUTO ALTIERI!


Oh, ditemi che sono scemo, ma mi son emozionato.
Stranamente non mi è successa la stessa cosa nell'incrociare Brizzi e Moccia :asd:


(la foto è stata messa gentilmente a disposizione dall'esimio Cajelli).

Garrett 4




E' uscito in quel di Torino.
E, anche qui, è tempo di tirare le prime somme.

Sotto il profilo produttivo/commerciale, la prima fase di "Garrett" è stata un buon successo.
La serie ha sperimentato un modello economico che ha funzionato e che sarà ripetibile in futuro, e questa era la cosa che più mi stava a cuore.
A fronte di un pagamento in linea con le case editrici da edicola non-Bonelli, la testata è riuscita a guadagnare soldi in un mercato dove, di solito, il pagamento è una specie di mito. Resta da vedere se il suo successo sia dipeso da una formula edioriale interessante, da un soggetto azzeccato o dal richiamo del nome degli autori... ma questo, solo il tempo potrà dircelo.
Per ora siamo entrati nella "fase due", che riguarda la vendita all'estero e nella "fase tre", che porta avanti il discorso di una riproposta organica pensata principalmente per il mercato delle librerie di varia (quindi aspettatevi una raccolta in volume).

Sotto il punto di vista artistico, invece, la faccenda è più complicata.
La storia di "Garrett", letta nella sua interezza, mi piace e mi soddisfa.
In uno spazio non enorme sono riuscito a raccontare la vicenda che avevo in mente, delineando i miei tre protagonisti e le relazioni che li legano gli uni agli altri e mostrando anche una piccola panoramica del complesso universo in cui vivono. Nella mia idea "Garrett" non è mai sato un horror o un western, quanto una storia d'amore tra Billy e Charlotte, tra Charlotte e Garrett e tra Garrett e Billy.
La storia però, nella serializzazione, ha patito quella che io definisco "sindrome da narrazione decompressa".
Nella sua parte centrale la trama, pur presentando molti eventi minori che hanno composto la narrazione "orizzontale" e arricchendo le caratterizzazioni dei personaggi, ha mancato nel portare avanti, in maniera forte e evidente, la struttura "verticale" del racconto.
E' per questo che gli episodi centrali di tutta la vicenda appaiono come i più deboli e, leggendoli al ritmo di un paio ogni due mesi, si ha la sensazione che la storia giri a vuoto nella sua parte centrale.
Diciamo che ho fatto esperienza e che eviterò che questo succeda di nuovo nelle cose future... certo sarebbe stato meglio se non fosse successa neanche in "Garrett".

Sotto il punto di vista dei disegni, invece, non ho nulla da recriminare.
Le copertine di Massimo sono una bomba (in special modo la quarta) e i disegni di Riccardo, Werther e Cristiano sono davvero belli e funzionali. Non avrei potuto pretendere di più.

"Garrett" è stata una bella esperienza e ringrazio la BD per averla resa possibile.

13.5.07

Certe volte viene da chiedersi perché cazzo facciamo questo lavoro...


Per le fighe, in primo luogo.
Quelle carine sono poche ed è per questo che abbiamo tutti il coltello tra i denti.

Per la fama.
Io lo faccio per quello, in principal modo. Che non ho bisogno dei fumetti per trovar figa (e vivadio, visto che nel settore è tutto uno scoparsi tra professioniti e aspiranti tali).

Per i soldi.
Che non sono pochi ma che devi sapere dove andarli a cercare e arrivarci non è facile, specie quando da 15 anni cercano di convincerti che "c'è la crisi"... che poi, una crisi che dura 15 anni o è una crisi piccola piccola, o è una grossa presa per il culo per evitare che ci vengano in mente strane idee (chessò... chidedere un aumento e pretendere di venire rispettati umanamente e valorizzati professionalmente).

Per la passione.
Oh, sarà romantico ma c'è ancora un sacco di gente a cui sta passione gli brucia dentro. Che si incazza, si fa il cuore amaro, si cruccia e si dispera.

Per la gente.
Perché a fronte di un sacco di stronzi, in questo settore c'è anche un sacco di gente valida (umanamente parlando e certe volte pure professionalmente).
E quando torni da una fiera come Torino con il sorriso non lo fai certo perché il signor Pavesio ha organizzato una manifestazione che ci ha mortificato nello spirito, indebolito nel corpo e leso nella dignità.
Torni con un sorriso per Marco, Luca, Andrea, Andrea quell'altro, Pietro, Tito, Diego, la Manu, Franz, la Sara e il suo marito troppo bello, Marco, Gabriele, Daniele, il Ciampi e parecchi altri.
Tutti fratelli in armi, con la gola secca, la maglietta bagnata di sudore e lo sguardo di chi ha visto l'orrore della foresta cambogiana e non pensava di viverlo di nuovo nella città del Lingotto.

In poche parole... fiera di merda, ma ci siamo divertiti lo stesso.
Alla facciaccia loro.

11.5.07

Marco Schiavone scrive e chiede di rendere pubblico...

Marco, dal salone della fiera di Torino (dove io anocra non sono andato) scrive questo:

Oggi, giovedì 10, è un brutto giorno per la mia giovane carriera di editore.
Un brutto colpo al mio entusiasmo. Oggi, ho passato quasi tutta la giornata
al Salone del Libro di Torino, e buona parte al "padiglione" di "Torino
Comics".

Il padiglione è una bassa tensostruttura creata tra i parcheggi esterni
della fiera, separata dal resto. E dove alle 10 del mattino c'era già
umidità e caldo da isola tropicale. Senza spiaggia e mare, però. Senz'aria.
Una delle mie standiste è stata decisamente male: presa varie volte nel
corso della giornata da conati di vomito è dovuta andare a casa nel primo
pomeriggio.

In giro per la fiera, non ho visto neanche un cartello riguardante i
fumetti. Gli info point del salone non sapevano cosa fosse Torino Comics.
Cercando gli organizzatori ho chiesto a due o tre diverse ragazze
informazione che a sentire Torino Comics mi guardavano con punti
interrogativi dipinti sui loro bei visini. Una ha cercato Torino Comics tra
gli editori. Un'altra ha avuto un barlume di reazione, chiedendomi anche:
"ma dove sono i fumetti, se mi chiedono?".

In giro per la città, non c'è neanche una locandina di Torino Comics, che in
pratica da questa fusione con il salone del libro sembra essere uscita
annullata. E senza che la manifestazione si adeguasse allo standard
dell'editoria "seria", anzi. Ad aumentare la confusione, all'interno della
sauna infatti la disposizione degli stand degli editori di fumetti è
mischiata a quelli di amenità varie: statue, spille, sciarpe, sciabole, etc
etc senza neanche avere la possibilità di 'fare massa', di offire una
proposta impattante a quei pochi coraggiosi che dovessero avventurarsi nella
giungla salgariana, lasciandosi alle spalle ordine, eleganza, fresco. E'
allarmante, e disarmante, lo stacco dagli stand colorati, ordinati,
condizionati, architetturalmente predisposti dei padiglioni 1,2,3 e
l'accozzaglia che nidifica nel ghetto fumettistico. Pare di essere a una
riunione di paria di fianco a un convegno sacerdotale di un grosso tempio
hindu.

Ora, sono molto, molto dispiaciuto e incazzato. In primo luogo perchè, da
torinese, avevo salutato con grande favore questo merge tra Salone del Libro
e Torino Comics. Avevo fatto gli ultimi due Saloni del Libro, avevo voglia
di presentare meglio i fumetti alla massa di gente che affolla la fiera.
Quindi, quale migliore occasione? Avevo persino convinto altri editori a
condividere uno stand separato dal resto del padiglione fumetti, che facesse
da isola informativa del fumetto, una sorta di ufficio turistico. (anche
questa dislocazione ha contribuito al mio buonumore: uno stand che doveva
invitare la gente ad andare al padiglione fumetti è stato collocato a 30 mt
dallo stesso.)

Sempre, oggi, giovedì 10, La Stampa di Torino ha dedicato 20 pagine al
Salone del Libro. Provate a indovinare quante ne ha dedicate al fumetto?
Bravi, nessuna. E così i servizi del tg, gli altri quotidiani. O anche
piccole cose, come i numeri speciali di free press come Leggere Tutti.

Torino Comics sembra non esistere. Sembriamo clandestini di un cpt.

I gentili Mario, Mauro, Silvano dell'organizzazione mi sono parsi
dispiaciuti ed empatici. Dopodichè, io ho comprato i loro servizi, ed è di
loro che mi sono fidato. E, a oggi, mi pare di aver sbagliato completamente.

Ho un'esperienza limitata, e ho cercato il confronto con altri operatori,
per capire se fossi il solo ad avere questa percezione. Ho avuto modo di
parlare tra gli altri con ragazzi di Alastor, Panini, Supergulp. Mi sono
sembrati egualmente scossi e sorpresi dall'inadeguatezza della location,
dalla ghettizzazione della stessa, dalla totale, orwelliana assenza di
comunicazione riguardante i fumetti.

Ora, domani si ritorna. Con la vergogna e imbarazzo di dover mostrare il
"padiglione" dei fumetti ad altri operatori dell'editoria e dei media,
autori, giornalisti. Ieri ne ho visti due, visibilmente imbarazzati dal
caldo, innanzitutto, ma anche dalle differenze rispetto al resto. Chiudo la
giornata con grande scoramento, e con la netta intuitiva sensazione che il
peggio possa ancora arrivare.

marco schiavone,
Edizioni BD

PS complimenti a Becco Giallo, Grifo, Tunuè e a quant'altri non si sono
fatti allettare come me, e sono rimasti al Salone del Libro, quello vero.

PPS una precisazione, una comunicazione ieri l'ho vista riguardante torino
comics. è in allegato.




M'è passata la voglia di andarci :|

Di nuovo in giro.



Domani Milano, poi Torino per un paio di giorni (per la fiera), poi Milano.
Poi casa.
Quanto mi piace andare a zonzo.

10.5.07

Rigiro dal sito di Medda.



Il link diretto lo trovate nella colonnina qui di fianco.



Nel 2007 il parco divertimenti di Gardaland cambia proprietario. La nuova proprietà è l’inglese Merlin, e una delle prime decisioni che prende è eliminare l’albo a fumetti sulla mascotte di Gardaland, il draghetto Prezzemolo.
Non che il personaggio non riscuota l’apprezzamento del pubblico - la sua serie animata su Italia 1 è arrivata alla terza replica - ma, ahimé, il medium fumetto è reputato dalla nuova dirigenza “obsoleto”.

Prezzemolo chiude dopo dieci anni di pubblicazioni. Su internet, nei forum fumettistici, la notizia non desta un centesimo dell’indignazione che susciterebbe un refuso su un albo di Alan Moore. Anzi, diciamo che scivola via praticamente inosservata, nonostante l’accorato appello di Lorenzo De Pretto, autore di Prezzemolo con Giuseppe Ferrario, sul sito AF News.

A quanto pare, al di fuori del regno fatato di Gardaland Prezzemolo non esiste. Non esiste nonostante una tiratura di 35.000 copie a numero, e nonostante la testata si regga sul lavoro di più di una trentina di autori.

Poco importa che Prezzemolo sia a tutti gli effetti un albo a fumetti confezionato con tutti i crismi della professionalità. Per il pubblico dei superappassionati di fumetti, quelli che danno vita a forum e newsgroup in Rete, Prezzemolo ha la consistenza di un fantasma: una entità misteriosa che forse esiste, forse no, e in ogni caso non fa parte della nostra dimensione.

Perché? Il primo motivo che viene in mente è che - anche se a volte non si direbbe - il fandom è un mondo di adulti, e Prezzemolo è pensato per un pubblico infantile.
E intendiamoci, per un adulto non leggere Prezzemolo è più che legittimo. Non lo leggo neanch’io, in effetti. Ma sospetto che tutta questa indifferenza per il draghetto di Gardaland non sia una semplice questione di età anagrafica, e forse nemmeno di gusti estetici.

La mia sensazione è che Prezzemolo sia rimosso perché suscita nei fumettofili “duri & puri” (compresi quelli che scrivono su siti con ambizioni enciclopediche) sensazioni spiacevoli, e deve espiare le sue colpe.

Quali sono queste colpe? Semplice. Prezzemolo è un personaggio company owned, nato e realizzato su commissione, per scopi meramente commerciali. In principio non era neanche il personaggio di un fumetto, era un marchio. Quindi, non cambierà la storia del medium. Non diventerà un oggetto di culto generazionale. Non nobiliterà gli scaffali di nessuna libreria come potrebbe fare un volume di Sandman o di Corto Maltese. Nessuna delle sue storie porterà gli autori sul podio a Lucca o al Comicon, né sarà ristampata da Einaudi accanto alle opere di Pratt, Magnus, Pazienza.

La colpa di Prezzemolo è ricordare che il lavoro degli autori del fumetto non è quello favoleggiato in Rete, avvolto da una mitologia di bassa lega di derivazione rockettara, fatta di compiaciute dichiarazioni di intenti e di sparate provocatorie.

Prezzemolo ricorda oltraggiosamente all’appassionato/aspirante autore che il lavoro dell’autore di fumetti è spesso e prima di tutto - chi l’avrebbe mai detto? - un lavoro.

Un lavoro oscuro, lontano dai riflettori. Soggetto a numerose limitazioni nei contenuti e nella grafica. E, diciamo la verità, non esattamente ben pagato.

Meglio cacciare il fantasma, allora. Meglio rimuoverlo. A tutti i livelli. Meglio far finta che l’unica gavetta possibile per un aspirante autore sia quella dell’autoproduzione, sempre nobile ipso facto, perché scaturita da creatività genuina, dalla “passione”; una creatività libera dai vincoli del lurido, bieco “mercato”. E soprattutto - ma questo non si dice a voce alta - libera dal confronto con la professionalità.

Scrive Lorenzo De Pretto, comprensibilmente amareggiato: Non abbiamo mai detto “Non parlate mai di noi (autori, ndr)”. Piuttosto, lo ammetto, abbiamo pensato “Ma perché non parlano mai di Prezzemolo?”. In undici anni di edicola ci sarebbero stati più utili dei consigli e qualche incoraggiamento (visto che facevamo pubblicare anche tanti giovani autori) piuttosto che la totale indifferenza, che non è mai costruttiva.

E già. Perché occupare prezioso spazio web per recensire un albo di Prezzemolo? A chi interessa sapere chi lo scrive e chi lo disegna? Ovviamente, un volume di Wolverine offre maggiori appigli all’approfondimento critico (“Son of a bitch... SNIKT!”), così come l’intervista all’ultimo giovane eroe dell’autoproduzione (“I miei modelli sono Alan Moore e Jiro Taniguchi/ ormai la qualità di Dylan Dog è calata/ Il futuro è in Francia”, etc. etc.).

Comunque sia, per fortuna non è sempre vero che l’indifferenza uccide. Prezzemolo continua a vivere al di fuori del fumetto, nei cartoni animati e negli altri progetti che lo riguardano.

E rimane uno spazio anche per tentare di salvare la pubblicazione. Il sito non ufficiale di Gardaland ha promosso una petizione on line su petition on line, all’indirizzo

http://www.PetitionOnline.com/prezzy1/

Io l'ho firmata. Fatelo anche voi.
***


Per saperne di più c'è il sito non ufficiale di Gardaland, che dedica ampio spazio a Prezzemolo: http://www.gardalandtribe.com/


Nonostante la diretta punzecchiatura, quoto e sottoscrivo.

Se la vita avesse due tette e un culo, ci sarebbe da farcisi le seghe sopra.


Non c'è nulla da fare.
Non c'è malattia, dramma, lutto, bega finanziaria, stress lavorativo che tenga.
A me la vita piaca un sacco.
Lo so, è una affermazione di squisita idiozia... ma oggi me ne sono andato a lavorare a casa di Werther e per arrivarci mi sono fatto una bella passeggiata lunga la Tuscolana, all'atezza di Giulio Agricola.
A me quella zona di borgata piace un sacco.
Sarà perché ci sono cresciuto, sarà perché ha una fauna di improponibile coattitudine, sarà perché è sempre piena di ragazze bone e volgarotte, sarà pure perché la borgata è il mio ambiente più naturale... qualunque sia la ragione, io sulla Tuscolana mi sento allegro. Se poi c'è il sole, il cielo azzurro e per le orecchie mi sta passando il disco dei The Answer (che più lo ascolto e più mi piace), allora capita che me ne vado in giro con un sorriso alla Tobie Maguire (leggasi: da ebete), felice come uno che non ha un pensiero per la testa e non ne ha mai avuti.
l punto è che per per me la vita è una figata e anni di sfighe e dolori possono sempre essere cancellati da una giornata buona.Non c'è un cazzo da fare, non sarò mai uno da Baudelaiere e Celine e neppure da Nirvana e Nick Cave.
Datemi gli Aerosmith, Stephen King, i gelati dell'Eldorado, le bionde che odorano di shampoo e i film d'azione.
Sono il pubblico mainstream della vita.
E se mi venite a dire che i grandi scrittori sono per la maggior parte depressi, paranoici e pieni di problemi psicologici di varia natura... vi dirò che ne dubito.
E se anche mi dimostrerete di avere ragione, allora vorrà dire che mi basterà essere uno scrittore piccolo, ma che si diverte.

Oggi mi sento come una fottutissima Pollyanna scritturata per recitare in un film scritto da Jerome K. Jerome, diretto da Frank Capra, prodotto da John Huges... e con la colonna sonora degli AC/DC.
Vado a rivedermi "La Vita è una cosa Meravigliosa" e mi scateno un attacco glicemico.

p.s.
ma è legale rivedere quel film in Maggio? Non è che devo aspettare fino a natale, vero?

8.5.07

4


Anche il mio quarto Diabolik è andato.
Il primo senza la supervisione diretta di Tito.
Il primo nato da una mia idea (poi largamente rielaborata dall'Astorina).
Il primo che mi ha fatto davvero sudare.

Scrivere Diabolik è una di quelle cose che non diventano più facili con il tempo, anzi.
Più lo si scrive e più si cerca di cerca di diventare essenziali e, nel contempo, di riuscire a far passare il maggior numero di informazioni nel minor numero di vignette e baloon possibili.
Gli "spiegoni" sono la bestia nera che attende ogni sceneggiatore di Diabolik alla fine del tunnel. L'unica maniera di sconfiggerli è riducendone le dimensioni, distribuendo informazioni e spiegazioni con il dipanarsi della storia e non solo alla sua conclusione.
Sotto questo punto di vista, questo quarto Diabolik è quello che mi soddisfa di più ma è anche quello che è stato più difficile da completare a causa di una situazione narrariva di quelle davvero toste (un assedio con ostaggi) e qualche casino personale.
Spero che il lavoro venga apprezzato anche a dispetto del fatto che Diabolik non appare quasi mai in abiti "da lavoro" (cosa che, in genere, ai lettori di Diabolik piace poco).
Comunque sia... è finito.
Ora mi getto di nuovo a testa bassa su Dylan Dog e John Doe. E quell'altra roba nuova. E quell'altra ancora. E God Of War 2, ovviamente.

6.5.07

la macchina dei saggi!


I negozi "EB Games" sono parte di una catena di negozi di videogiochi europei ("Game Rusch", se non erro).
La particolarità della catena è che fanno un mucchio di offerte convenienti e si ripigliano indietro i giochi usati.
La settimana scorsa ho portato una mezza tonnellata di roba vecchia per Xbox (1 e 360), DS e Gamecube e mi hanno valutato il tutto per 120 euronzoli.
Nel tentivo di spendere questo buono, e nell'impossibilità di comprare qualcosa di interessante per Wii, 360 o DS... ho preso una vecchia PS2 e qualche gioco. Senza pagare nulla.
Devo dire che ho sempre snobbato la macchina Sony per la poca simpatia che provo nei confronti della Sony stessa nell'ambito dei videogiochi... ho preso la PS2 solo perché mi andava di giocare a God of War e l'unica maniera era farlo con in mano un DualShock.
Sotto il punto di vista professionale, è stato un grave sbaglio.

La PS2 sarà pure una console il cui lato tecnico mi ha sempre lasciato freddino e indifferente... ma ha un catalogo di giochi semplicemente impressionante!
Finalmente ho messo le mani su giochi che desideravo giocare da un mucchio di tempo: Ico, Shadow Of Colossus, God of War (1&2), la serie di Metal Gear Solid, Dragon Quest VIII, Okami, la saga di Devil May Cry, gli ultimi capitoli di Final Fantsy...
In poche parole, la mia "nuova" PS2 è diventata un succhiatempo da primato.

Arrivo da buon ultimo a dirlo, lo so... ma, sotto il profilo del catalogo, la PS2 è forse la miglior console di sempre... probabilmente superata solo dalla vecchia Playstation 2 e dal presitorico (e glorioso) SuperFamicon.
Adesso è un momento perfetto per prendersela, visto che la macchina te la tirano dietro e i giochi si trovano quasi tutti in edizione budget o nel mercato dell'usato.

C'è una teoria che dice che le macchine da gioco vanno comprate solo al termine del loro ciclo vitale, per godersele al meglio e senza stress. Io non ci ho mai creduto perché sono il classico bambino viziato che vuole tutto e subito... ma la brutta e polverosa PS2 Slim che adesso alberga sotto il televisore della sala, sta facendo mangiare la polvere a 360 e Wii.

Ora la domanda è:
riuscirò ad aspettare per comprarmi anche una PS3?
Fino a quando non trovo i soldi per farmi anche un televisore Full HD a abbinarci, sono al sicuro... ma poi bisognerà vedere quanto sono stupido.

p.s.
God Of War 1&2 sono quanto di più godurioso abbia mai giocato dai tempi di Max Payne.
Pur con un apparato tecnico di molto inferiore, sotto il prfilo ludico si mangiano Gear Of War a colazione,
E Kratos è il mio nuovo spartano preferito.

5.5.07

Seconda Stagione

Ho un amico che dice che uno sceneggiatore non si giudica da come apre una storia ma da come la chiude.
Se è così, questo mese sarà un vero banco di prova per me, visto che si chiude la seconda stagione di John Doe, si conclude l'avventura di Detective Dante e trova la sua conclusione la storia di Garrett.
E' tempo di bilanci, insomma.

Cominciamo con JD.
Se quattro anni fa mi avessero detto che mi sarei ritrovato nello stato d'animo in cui sono oggi, non ci avrei creduto.
Oggi è finalmente uscito JD 48 anche a Roma.
Mi sono svegliato presto e sono sceso in edicola a comprarlo e me lo sono riletto.
Mi piacerebbe dire che ho i lucciconi agli occhi per il piacere di vedere un lungo viaggio che ha trovato una felice conclusione nel trionfo degli splendidi disegni di Matteo Cremona, ma non è così. I lucciconi ce li ho ma sono per la rabbia repressa. Se avete letto l'albo, saprete di cosa parlo. Se non lo avete letto... pazienza. Anni fa dissi che non era bello vedere la gente che sputa nel piatto in cui mangia e lo credo ancora.
Passiamo oltre.
Parliamo del maggior pregio e del maggior difetto di questa seconda stagione.
E' un discorso facile da fare perché si racchiude in una sola parola: continuity.
JD 25-48 è nobilitato e afflitto da una continuità narrativa serratissima. Da una parte questo ci ha permesso di creare una trama complessa e ricca di sfumature, dall'altro, le singole storie sono state indebolite e il lettore ha percepito ogni nostra disgressione rispetto alla trama "verticale" come un momento di passaggio non importante e un dilungare il brodo. Il che è un peccato perché molte di quelle storie di "alleggerimento" in realtà sono storie a cui tenevamo parecchio.

Sul fronte disegni, invece... nulla da dire. la seconda stagione di JD è migliore della prima e di parecchio.
I disegnatori che già si erano messi in luce nei primi 24 numeri, sono cresciuti e maturati (penso a Gianflice in particolare, ma anche alla Barletta o a Fortunato). Quelli che hanno esordito nella seconda, hanno fatto un lavoro egregio e molto solido (in particolar modo Cremona e Dell'Edera). Dispiace solo di aver "perso" per strada Riccardo Burchielli (emigrato artisticamente negli states) e Walter Venturi (che nella seconda stagione si è dedicato solo alle chine e alle rifiniture di due albi, visti i suoi impegni in Bonelli e su Detective Dante).
Caso a parte poi per Maurizio Rosenzweig, per me uno dei migliori autori italiani in genere, che non solo ha portato avanti la sua ricerca grafica ma ha anche esordito come sceneggiatore in un fumetto seriale da edicola.
Qualche sbavatura c'è stata, inutile negarlo, ma in misura minore rispetto alla prima stagione.
Se nei primi 24 numeri ci sono almeno quattro o cinque albi, miei o di Lorenzo, che mi convicono poco (per soggetto, storia o disegni), in questa seconda corsa me ne vengono in mente giusto un paio. Forse tre.
Cosa resta da aggiungere?
Che le copertine sono, a mio modo di vedere ancor più belle di quelle viste nella prima stagione ma che l'attenzione sulla grafica (interna e esterna) è diminuta e alcuni problemi congeniti che ci portiamo avanti sin dal primo numero (refusi, stampa e dettagli vari) sono ancora presenti.
JD, lo strano caso editoriale di un fumetto che vende relativamente poco ma che non perde lettori, continua.
Vediamo cosa succederà con l'impatto della terza stagione.

Ora scusatemi, vado ad amareggiarmi.

Genesi di un personaggio...

Ho deciso di rendere cristallino il processo di creazione di un personaggio.
Potrebbe essere una cosa interessante per voi e utile per noi.
E poi, giusto oggi, ho letto il commento di un aspirante disegnatore che si lamentava che i progetti sono tenuti segreti fino a cose fatte... se la cosa parte, non sarà questo il caso.
Nei giorni scorsi ho postato i studi preliminari di una certa roba che ho identificato come "noveunouno". Non erano ancora convincenti e, più che altro, ci erano serviti per capire la tipologia del nostro personaggio e il funzionamento dei suoi abiti (tra cui il mio amato MA-1).
Matteo Cremona continua a studiare per trovare una personalità al nostro eroe (eroe vero, di quelli più grandi della vita) e per me cominciamo ad esserci. Ora è più grosso, somiglia di meno ai modelli in carne e ossa di riferimento e sembra pronto a schizzare fuori dalla pagina.




p.s.
Non state a fare troppe ipotesi su cosa diventerà questo progetto. Nulla è sicuro e non è detto che diventi qualcosa.

4.5.07

Monoriflessioni




Ultimamente mi tocca fare un sacco di premesse...
Premesso che ho un buon rapporto con Sergio Algozzino e Marco Rizzo e premesso che il lavoro della Tunuè, in linea generale, mi piace, che i ragazzi della Tunuè sono in gamba e via dicendo... io penso che "Mono" sia un cattivo modo di fare i fumetti.

Rapido sunto per chi non sa di cosa parlo:
"Mono" è un rivista di fumetti le cui storie sono composte di una sola pagina.
Ogni numero è a tema (il primo era "L'America" il secondo "La musica").
Ogni numero ospita un gran numero di firme prestigiose, alcune recensioni correlate e un approfondimento su un argomento o un autore specifico.
L'idea è buona perché è semplice: quale autore affermato vi verrebbe a dire di no a una sola tavola?
E infatti io, su "Mono" n.2, ci ho pubblicato.
E solo dopo averci pubblicato mi sono fatto delle domande.

Partiamo da un presupposto: la collaborazione con "Mono" è in forma amichevole. Ovvero, non si viene pagati per la tavola che si realizza.
Questo, a mio modo di vedere, crea alcune spinose situazioni.
La prima riguarda la Tunuè stessa.
Se chiedi qualcosa gratis, poi non hai un vero controllo sulla qualità. E allora, magari, ti arriva un Recchioni che ti manda una tavola "furba" o qualche altro disegnatore che si limita a fotocopiare una vignetta e appiccarci sopra il testo di una canzone.
Questo non fa bene alla rivista perché il materiale è disomogeneo, in qualche caso poco ragionato e ogni tanto, superficiale o tirato via in malo modo.
E la Tunuè non può realmente intervenire nella situazione perché non ha diritto a farti rifare qualcosa.
Questo è un male per la Tunuè stessa che si ritrova a essere ostaggio della "catena dei favori" e in più non cresce professionalmente perché non ha un reale confronto con la produzione.

Il secondo problema riguarda gli autori.
"Mono" costa 6 euro e 90.
Una bella cifra per una rivista in bianco e nero, di 48 pagine che non ha costi "vivi" (il materiale che pubblica non lo compra) e ha pure una pubblicità in quarta di copertina (non sembra, ma quella è una vera pubblicità).
Ora, il problema magari non si pone per gli autori esordienti (che sono felici di pubblicare) ma gli autori professionisti qualche scrupolo se lo dovrebbero porre. Anche perché non è solo il materiale vero e proprio che viene sfruttato ma anche il nome dell'autore stesso, che viene ben sbandierato in copertina e che serve a dare risalto e credibilità a tutta l'operazione.
Alla fin fine, la Tunuè è una casa editrice vera e propria. Vuole affermarsi e portare avanti la sua idea di fumetto e ha pure l'aspirazione (lecita) a guadagnarci.
Trattarla diversamente da quello che è, sarebbe una offesa alla Tunuè stessa.
Quindi... perché si regala materiale a una casa editrice che, sul quel materiale regalato, in teoria ci guadagna?


LO NOTA: nonostante la mancanza di segnalazione all'interno della rivista, causa distrazione, anche il numero 2 di Mono è a scopo benefico. Quidi il discorso economico decade.

3.5.07

La tv del futuro.


Di JOOST se ne sta parlando ovunque.
Ma di QUESTO?
Un mucchio di serie TV, streaming e a portata di click.
Delirio.
Tutta la tv che si vuole, ad un solo click.

Uno sguardo al futuro 2 (MA-1)



Sempre Matteo.
Si studia.

Uno sguardo al futuro...



Ci sono immagini che ti si mettono in testa e poi non vogliono più uscirne.
Il disegno è di Matteo Cremona.
Che roba è?
Non ve lo dico.

2.5.07

Quando niente e quando troppo...


Spulciando la rete si viene a sapere che...

La Star sta preparando tre nuove (mini?)serie, presumibilmente bonellidi.
Due di queste serie sono affidate a autori in forze anche alla Bonelli (Celoni con una storia di demoni metropolitani e Piccatto, con uno sword & sorcery).

La Bonelli sta preparandosi a lanciare due nuove miniserie, una d'ambientazione steampunk di Serra e una storica di Manfredi.
Oltre a questo c'è "Pollock" (o come si chiamerà) di Ambrosini che, molto probabilmente, sarà una serie bimestrale come "Napoleone".
E i "Romanzi a Fumetti".

Poi c'è l'Eura, che ha in cantiere almeno due progetti, nonostante abbia abbandonato l'idea della miniserie di fantascienza.

Poi c'è la Panini e Lupoi, che annunciano una dozzina di nuovi prodotti.

Vogliamo ipotizzare che anche la Rainbow di Straffi, dopo Lys, stia preparando qualcosa?

E la Disney sul serio resterà a guardare?

Si profila un periodo interessante.
Nell'arco di un anno e mezzo, le edicole e le librerie saranno invase di prodotti nuovi.
Dubito fortemente che il mercato possare reggere tutte queste novita, quindi presumo che qualcuno si farà male.
Come al solito, la differenza la farà la qualità e la potenza economica e pubblicitaria alle spalle.

Una cosa è certa... in giro ci sono un mucchio di occasioni per aspiranti fumettisti.
Il prossimo wannabe che mi viene a dire che in Italia non c'è lavoro, lo meno.

E a proposito di Nani in Fiamme...



Che ci crediate o meno, anche questo ha a che fare con il discorso del topic precedente...

XL, NaziPop, Hello Kitty e progettualità.


Al Comicon si è svolta una bella conferenza con il gruppo di XL a presentare il loro nuovo progetto che vedrà presto la luce sulle pagine del mensile di Repubblica.
Il progetto si chiama "IUC" (Italian Undreground Comics... ma se è "italian", perché l'acronimo è in inglese?) e vedrà la partecipazione di tutti quegli autori colorati, fortemente grafici e squisitamente folli che già da molto tempo trovano spazio sulle pagine di XL.

La conferenza è stata a dir poco animata, grazie all'intervento di Igort che ha accusato quelli di XL (nella figura di Luca Valtorta, David Vecchiato e Luca Raffaelli) di portare avanti un fumetto privo di progettualità e nazi-pop.
Luca Valtorta ha parlato di XL come di una vetrina, David Vecchiato ha portato avanti il discorso dell'avanguardia artistica, Raffaelli ha cercato di mitigare, Toffolo ha provato a tenere il piede in due staffe, cercando di non scontentare nessuno dei suoi due datori di lavoro (Igort e XL, appunto) e via dicendo.
In poche parole, il discorso si è scaldato parecchio: raramente mi è capitato di vedere Luca Raffaelli paonazzo o Igort inalberato al punto di alzarsi in piedi, prendere il microfono e puntualizzare con forza le sue parole.

Sui meriti della discussione, non voglio entrare più di quanto abbia fatto nella conferenza stessa (potevo esimermi?).
Ho ascoltato con attenzione le parole di David Vecchiato a proposito di "IUC" e, per me, il suo progetto ha la stessa valenza di "Hello Kitty" (prodotto di merchandise privo di contenuto e origine ma bello a vedersi e "catchy") ma questo non significa che non lo trovi interessante, solamente che per me non è fumetto, è altro.
Del resto, capisco anche la posizione e di Valtorta (che deve difendere l'operato di una rivista generalista che fa capo a un gigantesco gruppo editoriale) ma anche quella di Igort (che, per sua formazione culturale, non può prescindere da un certo tipo di progettualità che per lui deve essere alla base di qualsiasi cosa).

Detto questo, quello che mi preme sottolineare è che in questo periodo il nostro settore è in fermento, sia dal punto di vista commerciale, sia da quello culturale.

Il fumetto nazional popolare si piglia a male parole con il fumetto elitario, il fumetto seriale incrocia i guantoni con quello non seriale, l'avanguardia artistica tira calci negli stinchi dell'avanguardia letteraria, gli opposti si attraggono e si respingono e dal loro incontro e scontro, nascono cose nuove.
Da qui a un anno, ci saranno un mucchio di fumetti nuovi e di ogni genere.
E questo è bene.

Che si dia fuoco a questi maledetti nani.
E' tempo di rischiarare le tenebre con il fuoco di mille falò.
Chissà che qualche sperduto viandante non venga attirato delle nostre fiamme (non è un caso che la conferenza di XL sia stata la conferenza con il maggior numero di spettatori a cui mi sia capitato di partecipare).