31.7.07

Anteprima XL




Aggiornamento: sull'edizione di oggi di Repubblica c'è un articolone di una pagina a colori dedicato al Dylan Dog Horror Fest, alla storia di Xl e e via dicendo. Un ringraziamento a Raffaeli, in special mondo per la didascalia in cui mi dfinisc "rockstar" :asd:


p.s.
(per in non internettaroli): la scritta :asd: è il corrispettivo di una faccina che ridacchia ironica.

Ricaduta delle Miniserie


Il topic sulla rivoluzione produttiva invisibile operata da Bonelli e soci, ha dato vita ad alcune riflessioni interessanti sul formato delle miniserie ma ha pure messo in luce alcune incomprensioni dei meccanismi produttivi da parte del pubblico.

In giro circola l'opinione generalizzata che le miniserie siano un bene perché produttivamente più "snelle" e meno rischiose sul piano economico per l'editore.
Questa affermazione è sostanzialmente falsa.

il lavoro di preparazione che sta dietro a una miniserie, è identico a quello che sta dietro a una serie regolare, anzi... certe volte è ancora maggiore.

In caso di insuccesso, è molto difficile che un editorie chiuda prima del previsto una miniserie in perdita. Se lo facese il danno d'immagine sarebbe enorme. Non è lo stesso per una serie "infinita" che, a fronte di un insuccesso conclamato, può venire segata in tempo relativamente breve.
Facciamo un esempio pratico: "Gregory Hunter" è stato chiuso al suo diciassettesimo numero. La serie non è mai andata bene ma la Bonelli ha cercato di tenerla in edicola prima per vedere se riusciva a stabilizzarsi e poi per smaltire il lavoro già realizzato. Se "Gregory Hunter" fosse stata una miniserie di 24 albi, come "Detective Dante" ci sarebbero stati altri 7 albi da editare, in completa perdita economica, solo per rispettare l'impegno preso con i lettori. E a proposito di Detectve Dante... la serie, come è noto, non ha mai venduto bene e, intorno alla fine della prima cantica (numero 8), io ero del parere di chiuderla. L'Eura fece giochi di puro equilibrismo editoriale per riuscire a trovare un nuovo punto di pareggio, in maniera da poter rispettare l'impegno preso e non perderci la faccia.

Tutto questo cosa significa?
Che non è vero che una miniserie si può mettere in cantiere con il cuore più leggero. Anzi, è vero tutto il contrario. Sulle miniserie si deve rischiare di meno perché una volta fatto partire il treno, poi è molto difficile far fermare la macchina a vapore.

Altro punto che viene portato a favore delle miniserie è che "fanno bene al fumetto italiano".
Ne siamo così sicuri?
Alla luce di quanto detto prima, un editore che si lanci nell'impresa di una miniserie deve ponderare con attenzione quanto sta facendo e affidarsi a gente di comprovata fiducia. Ergo, le miniserie non creano spazi per gli esordienti, specie dal punto di vista delle sceneggiature.
Una miniserie, generalmente, viene scritta interamente dal suo autore dato l'esiguo numero di uscite e questo autore deve essere una persona di cui l'editore si fida. Mi sembra molto improbabile che un editore possa un giorno affidare una nuova miniserie a una giovane speranza.
Forse la situazione è leggermente più rosea per i disegnatori ma neanche tanto: nel caso della Bonelli, che ha un esubero di disegnatori tra le sue fila, le miniserie sono il posto migliore dove mettere autori validi che però non hanno un loro spazio.
Discorso diverso per le altre case editrici che invece, sviluppando occasioni di lavoro del tutto nuove per un parco di autori tutto d a costruire, creano invece reali occasioni di pubblicare (generalmente con pagamenti molto bassi, purtroppo).

Altro elemento a sfavore di cui ancora non si è ben misurata la portata è che non si è creato lo scenario produttivo per fare in modo che, una volta concluse, queste miniserie non cadano nel dimenticatoio.
Mi spiego meglio: Watchmen e il Cavaliere Oscuro erano miniserie prima di diventare i volumi che tutti conosciamo. La DC pubblicò queste due opere in forma di albi singoli mensili (12 per Watchmen, 4 per il DKR) e poi le raccolse in TP. E' la versione in volume ad aver trasformato queste due opere in un guadagno reale per la DC. Negli ultimi vent'anni, ogni giorno c'è un lettore che entra in libreria e compra una copia in volume di Watchmen. Se io domani volessi comprare Brad Barron o Detective Dante, non potrei farlo perché non è stato previsto un meccanismo che mi permetta di fruire di queste opere nel tempo. Allo stato attuale, una miniserie Bonelli o bonellide, indipendentemente dalla sua qualità, è destinata all'oblio.
Questa è forse la pecca più grave di tutta l'operazione riguardante le miniserie in Italia e denota, ancora una volta, la mancanza di un piano economico a lungo termine. Si spendono un mucchio di soldi per produrre qualcosa che potrà essere venduto una sola volta. Una strategia che va contro a qualsiasi logica di mercato imperante e che è un vero e proprio impedimento "strutturale" per il reale successo economico di una miniserie perché non solo non sfrutta le potenzialità di questa soluzione editoriale ma rende improbabili anche soluzioni più tradizionali e di comprovato successo (come quelle ristampe che fanno la fortuna di Tex o Dylan Dog).

Ma allora cosa c'è di buono in queste miniserie?
Il fatto che, per ora, sembra che vendano bene e che rispondano a una richiesta di novità da parte del pubblico.
Con le miniserie sembra sancita la fine dell'era dei personaggi immortali e immutabili e si saluta la nascita di un maggiore dinamismo a livello creativo.
Gli autori hanno più libertà di manovra nello scrivere le loro storie e i lettori sembrano più invogliati a sperimentare quanto di nuovo esce in edicola, non più gravati dall'idea di un impegno eterno e dal peso di un personaggio che, mese dopo mese, è costretto a reiterare se stesso per rimanere fruibile anche al lettore occasionale.
In sostanza, le miniserie sembrano aver portato una ventata d'aria fresca nel panorama del fumetto italiano e nel farlo hanno riacceso l'interesse del pubblico verso il prodotto nostrano.
Non è poco, anzi... ma serve di più.

29.7.07

Vabbè...



Mi giravano le palle ma avevo deciso di non dire un cazzo per non mettermi a litigare con amici anche cari.
Però non resisto...

Ti fanno saltare in aria (a te, alla tua famiglia e a tutta la tua scorta) perché stai lottando contro la mafia... e dopo 15 a stento si ricordano della data della tua morte.

Lanci un estintore contro un pulotto che ti spara e ti ammazza, e sarai celebrato come un martire da giovini e meno giovini.
Forse sarò davvero diventato un fascista di merda, ma quando mi capita di leggere frasi come "per non dimenticare Carlo Giuliani", mi girano le palle.

Poi sia chiaro: le porcate della polizia alla Diaz e tutto il resto sono roba ingiustificabile, ma vedere una testa fusa che viene trasformato in un santino lo trovo ugualmente ignobile.

La foto l'ho pescata dal blog fotografico di Diego.

28.7.07

Ho fatto lo scoop! *satira* *satira*


Secondo voi, se la Marvel e la DC annunciassero la sospensione della produzione di nuove serie on-goin (mensili, seriali e senza una fine prevista) per almeno cinque anni, la notizia passerebbe sotto silenzio?
Sicuramente no.
Gli "esperti" comincerebbero ad analizzare la cosa, profetizzando la morte del fumetto seriale in favore delle miniserie e dei "romanzi grafici" e si alzerebbe un polverone della madonna.

Ecco, in Italia è successo, e nessuno ha detto nulla.

Le prossime produzioni Bonelli (che sono parecchie) sono tutte miniserie (con la sola eccezione di "Pollock/Dix"... credo).
Idem per le nuove serie della Star e per altre cose che bollono in pentola. Per i prossimi cinque anni, almeno, non usciranno nuove serie "infinite". Il fumetto seriale, se non morto, è stato perlomeno messo in una cella di stasi criogenica.
Con buona pace dei nostri "esperti osservatori" che sembrano non essersene accorti e continuano a dire quanto sarebbe bello andare oltre i limiti del fumetto seriale e a stigmatizzare il presunto immobilismo del fumetto italiano.

La Bonelli, in totale silenzio e con la solita discrezione che l'ha sempre contraddistinta, ha stravolto il suo schema produttivo in maniera radicale, sovvertendo un dogma che sembrava inviolabile. Una rivoluzione degna di Copernico che è passata sotto il più completo silenzio.

Certo, Tex e Dylan non li tocca nessuno. E neanche Diabolik e via dicendo... ma i nuovi fumetti italiani "d'avventura" sembrano ora nascere tutti con una data di scadenza ben prefissata.
Ed è pure logico che sia così, visto che Brad Barron e Demian hanno dato risultati economici più che soddisfacenti dopo anni di passi falsi o mezzi successi.

E' roba che da da pensare e che meriterebbe una attenta analisi... ma da noi si preferisce perdere tempo a dire che "la Bonelli non innova" o a cercare improbabile canoni per il "bel fumetto".

Viviamo in tempi interessanti. Speriamo che qualcuno se ne accorga.

27.7.07

[Top Five] Film

L'Infernale Quinlan
Sfida durissima con "Quarto Potere". Sono entrambi film perfetti ma "L'Infernale Quinlan" è più vicino alla mia sensibilità, più asciutto, essenziale, incisivo... e non afflitto da ipertrofia narrativa e scenica. E poi mi capita di vederlo più spesso rispetto a "Quarto Potere"

2001 odissea nello spazio
Altra scelta durissima. Mi capita di vedere più spesso "Shining" o "Arancia Meccanica"... ma quella volta all'anno che mi rivedo "2001", ne vengo del tutto rapito. Raramente un film m'ha fatto un effetto del genere in virtù del suo puro aspetto visivo. Il cinema nella sua accezione più pura (e estrema).

Lo Squalo
Un film perfetto sotto ogni punto di vista. Mi piglia per la regia sublime, per le scelte tecniche e artistiche memorabili... e mi piglia pure per lo script e la storia (che nella mia visione di quello che dovrebbe essere il cinema non è indispensabile ma che se c'è, ed è buona, è molto meglio) Un paio di visioni all'anno non gliele toglie nessuno.

Sentieri Selvaggi
Metto "Sentieri Selvaggi" e mi tocca lascia fuori "Sfida Infernale". La vita è un inferno ma John Wayne la spunta sempre su tutto.

I Sette Samurai
Splendida storia, regia perfetta, interpretazioni sublimi. Punto.


ARGH!
Non c'è "Il Mucchio Selvaggio", non c'è "Un Dollaro d'onore"... e non c'è manco un film di Carpenter!
ARGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
Devo fare delle classifiche specifiche per genere. Devo.
Questa top five m'uccide. Ho già voglia d'editarla.

John Doe 54



Io quella scimmia l'ho già vista...

26.7.07

[Top Five] Spuntini di Mezzanotte.

Soppressata CalabreseLe origini ataviche si fanno sentire. Specie di notte.

La pasta fredda con le zucchine e i gamberetti del giorno prima


Scaloppine panate fredde
(magari con una improbabile salsa allo yogurt)

Pane e Alici


Insalata moscia.
(immaginatevela un poco ammosciata)

Il Bello di Essere Superman...



Qualche tempo fa, una ragazza straordinariamente carina, simpatica, competente (e sposata) mi chiedeva perché non avessi mai provato a scrivere nulla per altri mercati, in particolare per gli USA.
All'epoca gli risposi che non si va a vendere ghiaccio agli eschimesi e lo penso ancora oggi.

Credo che il problema è che se Krypton non fosse mai esploso, Superman sarebbe un mediocre qualsiasi e farebbe l'impiegato.
Prendete il caso di uno come Travis Charest. Golden boy del fumetto americano, nato come clone di Jim Lee e poi diventato il portatore sano di una sensibilità europea nel contesto del fumetto americano.
Se non ci credete, procuratevi l'albo "X-Men vs. Wild Cats: the Golden Age" o i primi numeri della seconda incarnazione dei Wild Cats. Sono due lavori che urlano Juan Gimenez e Metal Hurlant da tutti i pori.
Nel contesto del fumetto americano, il lavoro di Charest era una bomba.
Charest in America era come Superman: un essere proveniente da un'altro pianeta e dotato di straordinari poteri grazie alle radiazioni di un sole per lui alieno.
Poi Charest è voluto "tornare" a casa e se ne è andato a lavorare in Francia.
E in Francia è diventato uno come tanti, con l'aggravante di essere molto più lento degli altri.
Per carità, rimane sempre un disegnatore bravissimo... ma quella che era una carica innovatrice e originale per il mercato americano, in Francia è quasi la norma.
Prendete la vignetta qui sopra: fa parte di una serie di strisce che Charest realizza per suo piacere personale.
Per vederle tutte, cliccate QUI.
Sono disegni di una qualità devastante... eppure, guardandoli, non posso fare a meno di pensare ai grandi di Metal Hurlant ( e in certi frangenti anche allo Zanotto dei bei tempi) e quindi ridimensionarli.

Io credo che per me sarebbe più o meno lo stesso.
Chiariamo: non penso di avere lo straordinario talento di Charest... però sono convinto che, proprio come per lui, il mio lavoro si faccia notare perché influenzato da uno stile "alieno" al contesto generale.
La mia roba, portata in America, sarebbe "nella norma" e forse anche un pelo noiosa (in quanto a regia e costruzione della gabbia).
Quindi, visto che interpretare la figura del mediano non è proprio nelle mie corde, il mercato americano non mi interessa particolarmente e non mi sbatto per arrivarci (poi sia chiaro: se venissero loro a chiedermi di scrivere qualcosa di figo, lo farei al volo... ma che io sia una puttana che cambia idea ogni cinque minuti è cosa nota).

A conti fatti però, io penso che la vera rivoluzione sarebbe far leggere Magnus agli americani.
O almeno Paolo Bacillieri.

25.7.07

[TOP FIVE] Pornoattrici.

Belladonna
La più selvaggia e scatenata anal queen mai apparsa sulla scena. Una donna che è riuscita a mettere nell'angolo persino personalità come Rocco e Stagliano. Belladonna non solo è una forza della natura ma è anche una ottima manager, una validissima regista e una artista dotata di una visione artistica disturbante e provocatoria (basti vedere la roba che produce sotto l'etichetta "Deadly Night Shade). Il suo approccio visivo (che sembra derivato dalla roba più disturbante di Trent Reznor) sta contagiando una larga fetta del porno americano. Belladonna ha ribaltato l'equazione dei gonzo, evidenziando che nel gioco del carnefice e della vittima, è la seconda ad avere il controllo assoluto. Ha letteralmente riscritto le regole produttive e l'immaginario estetico del porno americano moderno.

Briana Banks
E' la prima prornostar dell'era "post-Jenna" ad aver spinto sul versante "dirty and wild", creando dal nulla figura della "glamour anal queen". Prima di lei, l'anal in America era roba da attrici di seconda scelta, ragazzine da gonzo (che una volta diventate famose abbandonavano la pratica, ritenuta squalificante) o bellezze europee. Dopo di lei l'anal è stato letteralmente sdoganato e oggi non c'è casa di produzione che non vanti qualche bellezza di primo piano specializzata nel settore.

Teagan Presley
Consacrata da alcune produzioni gonzo di grosso successo, Teagan è l'incarnazione della "ragazza della porta accanto". Sin da subito punta tutto sull'anal, facendo forza sul contrasto tra le sue performance estreme e la sua aria acqua e sapone. Consacrata dal successo di "Weapon of Ass Destruction 3", diventa poi una contract star per la Digital Playground, dedicandosi a produzioni più curate e visivamente interessanti me meno genuinamente scatenate e oltraggiose (ma non abbandonando mai l'anal che l'ha consacrata).

Jenna Jameson
Per molti il sinonimo di pornostar moderna. Personalmente non l'ho mai amata in maniera particolare, anche perché un pelo troppo schizzinosa (niente anal, rarissime scene di gruppo) e poco disposta a venire strapazzata (persino Rocco la tratta quasi con rispetto nelle poche volte in cui i due hanno incrociato la loro strada). Ma è la donna che ha mutato l'immagine delle pornostar e ormai è una vera e propria icona del genere. Impossibile non metterla in classifica.


Brittney Skye
Vera imbucata di questa top five e presente solo perché è una mia debolezza personale.
Brittney non ha una bellezza perfetta e pochi film da protagonista assoluta. Esplode sulla scena (dopo una lunga carriera piuttosto anonima) con una scena in "Take No Prisoner" che la fa notare dalle grosse produzioni. Interpreta una riduzione cinematografica porno (e non autorizzata) del libro di Jenna Jameson e Neil Strauss (sulla vita della stessa Jenna) e attualmente si divide tra produzioni ad alto costo e gonzo infami. A differenza della stragrande maggioranza delle attrici porno americane di un certo livello, non è mai stata un contract star, rimanendo fedele alla sua anima indipendente. Amante dei combattimenti della UFC, il suo spazio su Myspace è un divertente luogo di droga, sesso, rock, colori fluorescenti, gente che si pesta e pacchianate.

Esperimenti di un fancazzista...

Comic Life è nato come un programma "gioco" ma grazie agli aggiornamenti si sta evolvendo in uno strumento che potrebbe diventare presto professionale.
A conti fatti, nella sua ultima incarnazione, rende possibile impaginare un fumetto in un tempo realmente ridotto e con risultati praticamente professionali.
Avendo la voglia di sbattersi e curare le cose per benino, sono sicuro che si potrebbe usare per lavorare sul serio.

Io, ovviamente, la voglia di sbattermi non ce l'ho... ma questo non significa che non mi diverta a cazzareggiare con questo programma.
Oggi poi m'è balzata alla mente un'idea malsana: vedere se era possibile fare un fumetto senza mettere mano a nulla. Niente disegni, niente roba fatta espressamente, solo Google, Comics Life e la camera integrata del Mac (non una macchinetta fotografica digitale che a fare le foto, scaricarle e poi sistemarle è troppo sbattito). Ho bandito persino Photoshop e la tavoletta grafica.

Sono partito dalla base di una mia vecchia storia e poco più di un'oretta dopo ho partorito questo:
Cliccateci sopra per ingrandirle.
Poi mi sono rotto e ho lasciato perdere.
Ora, sia chiaro: lo vedo da solo che il risultato è grezzo... ma io non mi sono nemmeno preso la briga di capire bene come funzionano gran parte delle funzioni di CL. Ho solo aperto il programma e pasticciato.
Se questo software continuerà a venire sviluppato in questa maniera, mantenendo la sua estrema flessibilità e facilità d'utilizzo, a breve chiunque potrà fare fumetti più che dignitosi, pur non avendo capacità di disegno.
Ovviamente a patto che questo chiunque sia dotato di una macchinetta fotografica digitale, qualche conoscenza di Photoshop senso della narrazione, conoscenza delle grammatiche fumettistiche, un pizzico di talento e qualche idea.




No, Donne Arrabbiate... per voi non c'è speranza comunque.

24.7.07

Frase del giorno.

"Parlare di donne con una donna è come parlare di calcio con un pallone, solo che è più irritante."
-Fas-

M'ha illuminato la giornata.

M-65 (aggiornamento)

Sul blog dedicato al nuovo progetto mio e di Matteo Cremona, trovate qualche nuovo aggiornamento, due o tre riflessioni sparse e la mia pornoattrice preferita.
Lo trovate qui.

Chop, Chop, Chop.


Non c'è nessuna ragione specifica per l'aver postato questa foto di Alice Cooper nel film di Carpenter "Il signore del male"... l'ho trovata per caso in giro per la rete e m'ha messo di buon umore.
E ricordatevi...
Questo non è un sogno, questo è un messaggio proveniente dall'anno... 1... 9... 9...BZZZZ!


Quanto cazzo adoro questo film...

23.7.07

[TOP FIVE] Videogiochi

Quando uscì "Alta Fedeltà" di Nick Hornby ne fui entusiasta.
Con gli anni, il mio apprezzamento nei confronti dello scrittore è andato via via scemando e l'ho mollato con "Come Diventare Buoni", però la passione per le "Top Five" me l'ha attaccata lui.

E quindi iniziamo con la mia personale top five dei 5 videogiochi migliori di sempre.

Super Mario 64
Capolavoro assoluto del signor Myamoto.
Una visione artistica e ludica folgorante, innovatrice e cristallina.
Una realizzazione tecnica incredibile.
Una giocabilità infinita.
Super Mario 64 ha aperto la via per i videogiochi del nuovo millennio e, ancora oggi, è per molti versi insuperato.

Half Life/Counterstrike
Il miglior fps single player di tutti i tempi e uno dei miglior fps multyplayer di sempre.
Ho passato settimane a giocare Half Life da solo e anni a ammazzarmi con altri giocatori online a Counterstrike.
Il frutto di una meravigliosa capacità narrativa coniugato con una devastante abilità tecnica e una perfetta conoscenza dei meccanismi ludici.

Super Street Fighters 2
"IL" picchiaduro.
Tecnico, feroce, esigente, spietato, praticamente eterno. Nella versione "Super", raggiunge l'acme della serie.
Non è un gioco: è una disciplina.


The Secret of Monkey Island
Io sono la gomma e voi la colla, nulla altro da aggiungere.

Super Mario Kart 64
Praticamente la versione iperuranica del divertimento.
Nessun gioco è mai stato così ben bilanciato e giocabile da tutti e a qualsiasi livello.


Lo so: non ci sono "Zelda Ocarine Of Time" e "Resident Evil 4"... ma è una top five e per quanto mi piacciano, per me non ci stanno a livello di importanza/rivoluzione.

Ora si potrebbe estendere questa roba delle top five dedicata ai videogiochi a qualche altro blog, magari con una di quelle catene di Sant'Antonio virtuali che piacciono tanto.
Ma io quella roba non la sopporto (serve solo ad alzare i contatti) e dubito che qualcuno dei mia amici di blogge abbia la cultura videoludica necessaria per essere preso seriamente in cosiderazione (tranne forse Lowfi...), quindi niente.

Internationoir -illustrazione per la copertina-



Anche la copertina del secondo volume della antologia a fumetti Mondadori dedicata al crimine e al noir, dovrebbe mostrare la faccia del nostro amabile Pietro Battaglia, proprio come già capitato per "Alta Criminalità".
Il disegno è di Leo, i colori di Bertelè.

21.7.07

Ok... ho un problema.



Notte fonda.
Il solito reparto ospedaliero di merda di cui vi ho già parlato.
Fa un caldo boia e non riesco a dormire. Piglio il mio MacBook e decido di andarmene a lavorare in balcone. Così mi fumo pure una siga.
Esco in corridoio.
Un rumore alla mia destra attira la mia attenzione.
Una specie di gemito.

Volto la testa.
La corsia è lunga un buona ventina di metri ed è buia. L'unica luce viene dalla stanza degli infermieri.
In mezzo al corridoio c'è un vecchio, in controluce, completamente nudo, che barcolla sbattendo da una parete all'altra e emettendo un verso lamentoso tipo "URGHHHH".

Ora, secondo voi cosa mi è passato per la mente al cospetto di tale visione?
Una riflessione sulle miserie della natura umana che ci conducono a una fine inevitabile e pietosa?
Uno slancio di empatia che mi ha fatto capire che siamo tutti fratelli e che quando suona la campana, suona per tutti noi?

No, nulla di tutto questo.

Quello che mi è passato per la testa è stato:
"Lo sapevo. E' cominciata."

E per ben due secondi il mio cervello è stato convinto al 100% che all'inferno non c'era più posto e che i morti avevano cominciato a camminare sulla terra.
Ne ero talmente convinto che ho anche pensatoe che mi sarei dovuto lanciare giù per le scale perché gli ascensori non si prendono in caso di incendio o di invasione di morti viventi.
Poi mi sono reso conto che era solo un povero vecchietto con la testa fusa e sono tornato con i piedi per terra.
La volete sapere la cosa più triste?
Ne sono rimasto un pelo deluso.

Cristo devo smetterla di abboffarmi di fiction.

18.7.07

John Doe 53


Senza parole.

p.s.
Adoro il fatto di avere un portatile wireless che succhia la banda da dove la trova.

16.7.07

Game Pro n.2



E' già in edicola.
Dentro trovate la mia rubrica (oltre a un sacco di altra bella roba, tra cui un meraviglioso speciale sulla Nintendo).

15.7.07

Leomacs s'è aperto un blog...

Lo trovate QUI.
Tra le altre cose, l'infame posta a tradimento una prima immagine della storia ventura di Pietro Battaglia: "Caporetto".
Ve la riporto qua sotto per amore di marketing.


p.s.
la storia uscirà prima in una antologia a fumetti della Mondadori, dal titolo (orribile) di "Internationoir".
Il volume è il seguito ideale di quella "Alta Criminalità" uscita l'anno scorso e che ospitava la prima storia di Battaglia, "Vota Antonio".

Per Lucca, invece, verrà editato un volume di 120 pagine, in grande formato, con tavole aggiuntive, toni di grigio e quanto altro. Il volume conterrà pure una versione rivista di "Vota Antonio". L'editore è BD (quindi se siete i cavalieri dalla splendente armatura del fumetto italiano, statene alla larga).

Titolo del volume:
Le Guerre di Pietro.
(parte prima)

Vivi libero... da Die Hard.


Premessa.
- nonostante abbia Fastweb e non mi faccia scrupoli a scaricare serie televisive non ancora uscite su DVD (che poi, puntualmente, ricompro), io non scarico illegalmente musica e cinema. E' una questione di principio ed è abbastanza inutile stare a discuterci.

- sono bloccato in casa da due settimane e mi sono permesso una fuga solo per andare a vedere "Transformers" (film bellissimo). In sala ci sono parecchie cose che smaniavo per andare a vedere e ho sin troppo tempo libero.

- sono un super fan di "Die Hard".E il pensiero di aspettare fino a settembre per vedere il quarto capitolo della serie, mi rendeva inquieto.

In poche parole: andando contro tutti i miei principi e adducendo uno zilione di scuse e giustificazioni, ho cominciato a scaricarmi i film. Tra cui "Live Free or Die Hard". E l'ho pure trovato in una versione di ottima qualità audio/video.

Avrei fatto meglio a non farlo tanta è stata la delusione.
Dopo la visione mi sono messo a scrivere una lunga analisi, strutturando il discorso sul perché "Die Hard" (il primo) è un film fondamentale per il genere action e sugli elementi che lo rendevano così speciale.
Poi ho proseguito il discorso allargandolo al secondo e terzo capitolo, esaminando i loro punti di forza (pochi) rispetto all'originale e i loro punti deboli e eresie (molti).
Infine sono arrivato al quarto capitolo e mi sono fermato.
Perché? Perché era una cosa inutile.
Questo quarto capitolo è un film della serie di "Die Hard" ancor meno di quanto lo fosse il terzo (che infatti era una sceneggiatura abortita di "Arma Letale 4", poi adattata)... e oltretutto è davvero brutto.
Ritmo prossimo allo zero, un plot generale ridicolo che richiede una sospensione dell'incredulità da parte dello spettatore infinita (se il cattivo fosse stato Sauron e il suo esercito di orchetti, la trama ne avrebbe acquistato in realismo), una regia goffa, pacchiana e indecorosa e uno script che abboffa il tutto di tecnobubbole assolutamente insopportabili.
Avete presente il cattivo rapporto che ha il cinema con i computer? Ogni volta che si vede un qualche tipo di hacker alle prese con una infiltrazione elettronica (ma anche con il semplice controllo della sua e-mail), Hollywood ci mostra improbabili schermate grafiche e assurdi "incantesimi" computerizzati. Basti pensare a quanto visto in pellicole come "Nome in Codice: Swordfish", o al magico palmare di Jack Bauer in "24", o al computer portatile di "Mission Impossible 2"... ecco, metà di "Die Hard 4" è dedicato a cazzate del genere.
La trama vive solo sulla base di improbabili deus x machina informatici e John McLane è solo un elemento di contorno, un vettore calibro 9mm che viene sparato da una brutta e improbabile scena d'azione all'altra.
Nella parte iniziale del film sembra un incrocio tra il Vick di "The Shield" e il poliziotto di "Solo 2 ore" (sempre interpretato da Willis) e in quella finale è il pupazzo di un videogioco con addosso una maglietta dalla salute.
Ok, la scena in cui distrugge un elicottero con la sua macchina (aveva finito i proiettili), il pestaggio della gnocca cinese e qualche battuta non sono male. Ma è troppo poco.

Nulla di "Die Hard" è stato risparmiato.
L'unità di tempo e luogo? Scordatevela.
Il principio dell'uomo giusto nel posto sbagliato al momento sbagliato?
Un ricordo del passato.
L'archetipo dell'eroe solitario a corto di munizioni e pazienza?
Puff, andato.
I cattivi machiavellici e affascinati?
HAHAHHAHAHHAHA!
Quello che rimane è uno scollacciato film d'azione con un brutto script, improbabili e mal gestiti effetti speciali e qualche battutina.
In poche parole, una vera merda.

Unica menzione d'onore: Bruce Willis.
Ci è nato per la parte del Last man Standing e riesce a dare carne e sangue al pupazzo di gomma che è chiamato a interpretare. Nonostante il film sia orribile, non ci si può non esaltare guardandolo.

13.7.07

Peggy Sue e la sua Astronave atomica.


Dopo due settimane chiuso in casa, senza la possibilità di uscire e privo di un orizzonte credibile verso cui guardare, le cose sono due: o inizi a sbattere la testa al muro o configuri in un forma nuova la tua realtà.
Nella mia nuova percezione del reale, ho deciso che la mia casa è un'astronave: una nave da carico corelliana o magari una classe Firefly.
Di sicuro non una nave commerciale classe M della Wayland-Yutani, visto che non possiedo vasche per il sonno criogenico e nemmeno una nave Arcangelo, dato che sono ancora vivo.

Del resto i conti tornano:

- Fuori dalle paratie c'è lo spazio profondo. Un luogo sconfinato in cui nessuno mi sentirebbe urlare mentre muoio.

- Ho un sistema di navigazione e comunicazione sofisticato che mi permette di tenermi in contatto con la terra e di analizzare strani e nuovi mondi. Il sistema si compone di una strumentazione vocale e di un collegamento attraverso la rete telematica galattica.

- Ho un ponte ologrammi che funge da simulatore digitale di esperienze e da biblioteca audiovisiva virtuale. Questo strumento serve a noi astronauti per svagarci e non uscire di matto. Il mal di spazio è una brutta bestia.

- La mia astronave è attualmente governata da Mother, un sofisticato cervello elettronico che bada che tutto fili come deve, specie la sintetizzazione del cibo. Non è pazzo come HAL ma non c'è da fidarsi troppo.

- Ho un modello Caprica Six a disposizione che mi permette di simulare dei normali rapporti di interazione tra esseri umani.

- Ho quattro gatti. Se l'astronave dovesse esplodere, sarà una faticaccia tornare indietro per salvari tutti prima dell'autodistruzione.

- Ho anche un cane. Un replicante sia chiaro. Non è molto ma è sicuramente meglio di una pecora.

- Per l'astronave c'è anche un pallone arancione che continua a ballonzolare in giro. Non ho idea di chi lo abbia portato a bordo ma non mi fa stare tranquillo.


Il mio lavoro, in qualità di astronauta, è quello di minatore.
Scavo parole da degli asteroidi chiamati "idee". Se i componenti dell'asteroide sono di buona qualità, le parole che raffinerò varranno di più.
Più parole raccolgo, più guadagno.

Questa è una realtà a cui posso adattarmi. La terra è un luogo remoto a cui un giorno, forse, riuscirò a tornare. Per ora continuo a galleggiare nello spazio, sperando di non imbattermi in un segnale remoto proveniente dalla seconda luna di Zeta 2.

Saluti dal vostro Space Cowboy.


A million suns shine down
But I see only one
When I think I'm over you
I find I've just begun
The years move faster than the days
There's no warmth in the light
How I miss those desert skies
Your cool touch in the night
CHORUS:
Benson, Arizona, blew warm wind through your hair
My body flies the galaxy, my heart longs to be there
Benson, Arizona, the same stars in the sky
But they seemed so much kinder
when we watched them, you and I
Now the years pull us apart
I'm young and now you're old
But you're still in my heart
And the memory won't grow cold
I dream of times and spaces
I left far behind
Where we spent our last few days
Benson's on my mind

11.7.07

Dylan Dog Color Fest & XL






Dal Giornale di Sergio Bonelli:
L’8 agosto esce finalmente nelle edicole italiane il primo numero del Dylan Dog Color Fest, la nuova collana annuale dedicata alle avventure dell’Indagatore dell’Incubo. Un volume antologico che raccoglie quattro storie inedite, per un totale di 128 pagine, totalmente a colori e stampate su carta bianca e di grande qualità, scelta apposta per esaltarne l’aspetto cromatico. Una pubblicazione che nasce con il dichiarato intento di dare a sceneggiatori e disegnatori anche di estrazione “non bonelliana” la possibilità di misurarsi con l’investigatore di Craven Road. E, cosa altrettanto importante, di farlo con quella libertà creativa che solo un’albo antologico come questo può offrire e, per di più, nello splendore del technicolor. All’interno di questo primo numero, quindi, è possibile ammirare all’opera artisti già conosciuti al pubblico dylaniato, come Giampiero Casertano, Bruno Brindisi, Tito Faraci e Giovanni Di Gregorio, ma anche firme insolite come quella di Giovanni Gualdoni e Roberto Recchioni per i testi e Davide Gianfelice e Massimo Carnevale per i disegni. A Carnevale, poi, va la menzione d’onore di aver colorato personalmente la propria storia (scritta da Recchioni) che, oltretutto, sarà pubblicata, in due puntate e in grande formato, all’interno dei numeri di agosto e settembre della rivista XL, supplemento mensile di Repubblica dedicato a musica, spettacolo, fumetti. Sempre a proposito di colori, vi segnaliamo che tre dei quattro racconti del volume portano la firma del rinomato Studio Tenderini, lo stesso che ha pitturato a computer l’episodio 250 della serie regolare. Un albo che ha raccolto grandi consensi tra gli appassionati, oltre che per la suggestiva storia di Tiziano Sclavi e per gli affascinanti disegni di Bruno Brindisi, anche per l’innovativa colorazione ideata da Emanuele Tenderini e dal suo staff di giovani talenti (se l’avete persa, vi consigliamo di recuperare l’intervista che Brindisi e Tenderini hanno rilasciato al nostro sito riguardo questo albo). Tornando alle novità introdotte dal Dylan Dog Color Fest, dobbiamo citare il fatto che la copertina del volume è stata realizzata dalla guest-star Gabriele Dell’Otto, un illustratore che si è guadagnato fama e fortuna in America lavorando sulle cover delle principali serie di supereroi. Nei prossimi anni il testimone delle copertine del Color Fest (e anche quello relativo ai contenuti dell’albo) passerà nelle mani di altri autori che forniranno, di volta in volta, ai lettori la loro visione personale dell’Indagatore dell’Incubo.



Nota a margine:
La copertina di XL dovrebbe essere dedicata a Dylan e disegnata da Stano. Da quanti anni era che un personaggio dei fumetti non otteneva una copertina su un giornale popolare senza dover apparire nella sua trasposizione filmica? L'ultima copertina "a fumetti" che ricordo era quella di Max del 1993, sempre con Dylan Dog.

Guida Scellerata per Aspiranti Sceneggiatori (parte seconda)


QUI la prima parte.

Ok, avete scelto la via difficile.
Non volete piegarvi al magna magna delle "conoscenze", non volete appoggiarvi a qualche disegnatore per rendere più facilmente fruibili i vostri lavori, non volete passare per la via dell'auto-produzione... avete scelta la via del dolore e del sacrificio.

Partiamo da un presupposto: il mondo dei fumetti è controllato da un Comma 22.
"Un editore non ti farà pubblicare se prima tu non avrai fatto esperienza... ma non puoi fare esperienza se un editore non ti fa pubblicare"
Questo paradosso non è sempre vero ma le eccezioni si contano sulla mano sinistra di Capitan Uncino.

Traduzione per i lettori sottotitolati o per quelli che non amano sentire cose che non gli fanno piacere:
passare direttamente dallo stato immoto di chi sta nella propria cameretta a scrivere le sue robe allo stato dinamico di chi scrive le sue robe, le pubblica e viene pagato per farlo, è una cosa molto difficile.
Il nostro settore è pieno di persone che sono arrivate a scrivere passando dalla porta di servizio di una gavetta lunga e faticosa. In ogni redazione italiana c'è almeno un ex-magazziniere, un ex-impiegato, un ex-redattore che oggi può dire, a pieno titolo, di fare lo sceneggiatore. Molti di meno sono quelli che si sono presentati con la loro roba sotto il braccio e sono stati accolti a braccia aperte. Quella che possiamo definire come "Industria Fumetto" ha radici profonde nell'artigianato di mestiere e la figura dello "scrittore professionista" è più recente di quello che potete pensare.

Detto questo, vediamo di dare qualche consiglio di massima per non lanciarsi in un insensato massacro.

1
Decidete cosa volete nella vita.
Se il vostro obiettivo è campare scrivendo, allora dovete essere pronti a scrivere di tutto.
Se il vostro scopo, invece, è quello di scrivere le vostre cose, allora dovrete accettare che non tutti saranno interessati e che forse "il mestiere dello scrivere" per voi rimarrà solo una attività parallela a quella che poi vi permette di campare.
Nessuna onta in nessuna delle due scelte, ma sono due approcci ben diversi.

2
Conoscete il vostro nemico.
Andate in edicola e in libreria, comprate (o trafugate) quante più pubblicazioni riuscite a reperire. Studiatele, capite a chi sono rivolte e quali sono le loro necessità. Segnatevi i nomi di chi le realizza e di chi le cura, cercate di capire il livello delle persone coinvolte nella loro realizzazione, cercate di stabilire il numero di persone impiegate.
Non è vero che il nostro settore non offre opportunità. E' invece vero che molte volte non si vuole prendere in considerazione le opportunità che offre.
Esiste un mondo di editoria piccola, spesso raffazzonata, che però è l'ideale per cominciare a farsi le ossa e che ha una produzione piuttosto alta e la necessità di trovare sempre gente nuova. Essere snob non aiuta.

3
Non siate stupidi o arroganti.
Alcuni mesi fa uno sceneggiatore wannabe, si presentò da me con un soggetto di John Doe.


"Questo è un mio soggetto per JD..."

"Sì... lo sai che John Doe lo scriviamo, principalmente io e Lorenzo, vero? Gli sceneggiatore extra, in linea generale, sono ospiti speciali o persone con cui, per qualche ragione, abbiamo un certo tipo di rapporto..."

"Sì, lo so... ma questa storia è veramente buona! Racconta di John Doe che investiga su un omicidio..."

"Err... guarda che John Doe non investiga, non è un poliziotto o un detective..."

"Sì ma in questa storia investiga... e quando arriva sulla scena del crimine ha dei flashback derivati dai suoi poteri mentali..:"

"Poteri mentali?"

"Sì, in questa storia ce li ha..."

"Ok, grazie... ci facciamo sentire noi, nel caso."


Ecco. Una cosa del genere, non fatela mai.

4
Cercate di fare in modo che la vostra roba sia leggibile in poco tempo. Per attirare l'attenzione di qualche curatore quello che conta è la bontà delle vostre idee. La qualità di scrittura arriva solo in un secondo momento.
Cercate di preparare dei brevi soggetti con un'idea molto forte alla base. Il curatore li leggerà perché sono brevi e se troverà qualcosa che gli piace, forse vi chiederà di svilupparla.
Sapete che l'Astorina è sempre alla caccia di buoni spunti per Diabolik e che spesso li compra dai lettori che scrivono alla redazione?

5
Niente saghe fantasy di 1200 pagine.

6
Niente riletture revisioniste di personaggi storici e comunque non subito. A tutti noi piacerebbe essere Alan Moore, ma solo a pochi viene concesso il lusso di stravolgere qualcosa che funziona. Anche Miller si è fatto la sua gavetta prima di stravolgere Devil.

7
Non credete che le vostre idee vadano protette come il Singolo Anello.
Il wannabe medio ha il falso mito del "chupacapra", il sordido Ladro di Idee.
Ora, non dico che non capiti o che non sia mai capitato che qualche professionista con il pelo sullo stomaco abbia rubato spunti o idee di qualche aspirante (specie in certi ambienti dominati dal malefico ratto) ma è una cosa davvero rara.
Se un curatore dovesse leggere qualcosa che gli piace, è molto probabile che chiederà a chi è l'ideatore dello spunto di svilupparlo. Chi meglio di lui, potrebbe farlo?

8
Non affezionatevi alle vostre idee.
Se il vostro destino sarà quello di fare lo scrittore professionista, allora le idee non vi dovranno mancar e dovrete essere pronti a scartare quelle che non funzionano. Sono solo gli sceneggiatori falliti quelli che si attaccano all'unica idea che hanno avuto nella vita e cercano di portarla avanti ad oltranza, anche se tutto il resto del mondo dice che è una cazzata.

9
Un blog non è una cattiva idea. Sempre più professionisti e curatori seguono la blogosfera e perdono tempo qui su internet, invece di lavorare. Aprire un blog dove mettere la vostra roba, in una forma snella e leggibile, potrebbe aiutare.

10
Ascoltate i consigli dei professionisti quando hanno il cuore e la voglia di darveli. Generalmente uno sceneggiatore con almeno dieci anni di attività, ne ha le palle piene di elargirli (a torto o a ragione).
Se nel vostro caso ha fatto un'eccezione è probabile che abbia visto qualcosa nel vostro lavoro.
Oppure che vi si voglia scopare... una delle due. Anche la seconda è un buon modo per entrare nell'ambiente, comunque.
In linea di massima, comunque, vale la pena di stare a sentire questi consigli. Non prendeteli per oro colato ma teneteli presente.

Per il momento è tutto. Se mi viene in mente qualche altra maniera in cui deprimervi, posterò un'appendice.

10.7.07

UN NUOVO GENERE DI FUMETTO SI STA IMPONENDO!





Visto il successo di questi due fumetti, mi aspetto presto nuovi "romanzi grafici" su nuove e mirabolanti morti in diretta e l'inevitabile ricaduta sul fumetto di genere: Capitan America con l'alzheimer, Batman con i reumatismi, l'Uomo Ragno con la sclerosi multipla e Qui, Quo e Qua con la leucemia.

Oggi mi son sentito con Marco Schiavone (anche noto come: il Nemico Pubblico N.1) a tal proposito e abbiamo deciso che siamo seduti su una montagna d'oro.
Ora non sono più io che rincorro i generi del fumetto ma sono i generi del fumetto che si adattano alle mie esigenze!
Quest'anno sbanchiamo!



p.s.
qualcuno mi spiega perché Blogger non mi fa più mettere i titoli dei post?

9.7.07

Un saluto e un ringraziamento.


Questo è il primo fumetto che ho deciso, consapevolmente, di voler comprare.
E poi è pure la ragione perché oggi faccio questo mestiere.

Grazie signor Corno.

8.7.07

Si lavora...

Non posso dire di stare meglio o di essermi rasserenato. Anzi, a dirla tutta, ho un umore nero e sto discretamente in ansia... ma almeno ho ricominciato a scrivere con un minimo di continuità.
Nei giorni scorsi ho completato il mio terzo pezzo per Game Pro (di cui sono particolarmente contento), ripreso in mano John Doe (se state aspettando pagine di sceneggiatura, lunedì dovreste averle), portato avanti il progetto nuovo, ripreso in mano Dylan Dog (Mauro, tranquillo, ti mando tutto a breve) e tirato fuori dal cassetto il romanzo che adesso urla per essere completato.
Anzi, già che ci sono, vi posto l'incipit:



PROLOGO

In principio dovevano esserci tutti.
Annalisa Corvi, Elisa Di Benedetti, Simone Pistilli, Marco Taddei, Cristina Perfetti, Alessandro Gioia, Stefano Cremona, Davide Costa, Fabio Ferrone, Roberto Archi, Alessia Proietti e Alessia Forti, Luca Rondoni, Bruno DiPietro, Eleonora Mantini, Laura Cremonini e Giulia Fabiani.
Tutta la quinta B del Liceo Augusto di Roma, si sarebbe dovuta ritrovare a celebrare i cento giorni che li separavano dall’esame di maturità, nella villa in campagna di uno di loro.
Ma le cose erano andate storte.
Di soldi, visto che nessuno era andato a raccoglierli in giro, se ne erano racimolati pochi.
La villa era lontana e non tutti avevano il permesso di dormire una notte fuori. Solamente pochi di loro avevano una automobile e certi erano persino sprovvisti di uno scooter o di un motorino di seconda mano. I mezzi pubblici, del resto, alla villa non ci arrivavano e farsela a piedi dalla stazione o dalla fermata del bus era una cosa impensabile. Il tempo prometteva brutto.
In quella umida domenica mattina, all’appuntamento si presentarono solo Cristina, Alessandro, Davide e Stefano. E la cosa non era una sorpresa per nessuno.
I tre maschi si erano conosciuti in prima liceo e sin da allora erano sempre rimasti insieme, formando un gruppo indissolubile che si copriva le spalle a vicenda e traeva forza l’uno dall’altro. Cristina, invece, era la nuova arrivata. Prima stava in un’altra sezione e quei tre li vedeva solo nei minuti di ricreazione. Poi la sua classe era stata accorpata con quella dei ragazzi e lei aveva potuto conoscerli meglio, trovandoli meravigliosi. Dopo poco tempo, lei e quei tre erano diventati inseparabili. Le malelingue della scuola mormoravano che Cristina si facesse i ragazzi in batteria, il che era una bugia bella e buona perché Cristina aveva quel tipo di interesse solo per uno di loro, anche se non aveva avuto ancora il coraggio di dirglielo. Per quello che riguardava Davide, Alessandro e Stefano, loro facevano fronte comune come sempre: si sarebbero scopati Cristina in egual misura ma nessuno di loro avrebbe fatto un torto all’altro, facendo la prima mossa. Stefano adorava la ragazza perché con lei ci si poteva scherzare come con un uomo ma in più aveva delle belle tette e un culo da far dubitare un santo.
Davide era attratto da qualcosa di più complicato che non era ancora riuscito a decifrare. A suo dire, c’era qualcosa negli occhi di quella ragazza, una specie di domanda di qualche tipo a cui lui avrebbe potuto dare una risposta.
Alessandro, invece, era un tipo pragmatico. Suo fratello continuava a ripetergli che le bambine erano solo larve di puttane e il ragazzo aveva fatto proprio quel motto. In poche parole, Alessandro stava solo aspettando che Cristina uscisse dal suo bozzolo.

Quella mattina di marzo, guardandosi reciprocamente, Davide, Stefano, Alessandro e Cristina avevano in cuor loro un buona ragione per essere felici dell’esiguità della compagine.
«Pochi ma buoni» si dicevano. Ma si stavano sbagliando:
Erano solamente pochi.

5.7.07

Da sbatterci la testa al muro...


Mi stavo leggendo le critiche a "Drago Nero", il primo "Romanzo a Fumetti" (brrr...) della Bonelli.
Ora, non entro nel merito delle critiche sulla qualità del prodotto (che a me è piaciucchiato)... ma quando leggo che:
"il prezzo è uno scandalo", mi saltano i nervi.
Ma porco cazzo, quelli che dicono una roba del genere ce li hanno gli occhi?

Quanto costa un libro di narrativa di 300 pagine, inedito e con una veste grafica similare a quella del volume proposto dalla Bonelli?
Ve lo dico io: tra i 16 e 18 euro. Guardate il catalogo Fanucci o quello Mondadori per averne conferma.

Ora... credete che alla Fanucci e alla Mondadori, una singola pagina dei loro romanzi costi quanto costa una pagina Bonelli?
Per farvi capire: una pagina Bonelli costa, almeno un 200 euro (solamente per sceneggiatura e disegni). Questo significa che Dragonero, solamente di script e disegni, è costato intorno ai 60.000 euro.
Quanto pensiate che costino i diritti di un libro di narrativa di medio livello, a una casa editrice come la Fanucci o l'Einaudi?
Tra i 5.000 e 10.000 euro.
Quanto pensate che costi pagare un libro ex-novo, di un autore di medio livello, prodotto internamente?
La stessa cifra.

Un libro a fumetti della Bonelli, costato (solo di spese vive) una cifra intorno ai 60.000 euro, viene venduto a 8 euro.
Un romanzo di narrativa, con le stesse pagine e veste editoriale, costato (solo di spese vive) intorno ai 10.000 euro, viene venduto a 16-18 euro.

Ecco.
Adesso, se siete di quelli che dicono che "Drago Nero" costa troppo, andate davanti allo specchio e datevi cento volte degli stupidi.

Contenuti Speciali 50 -expanded-







E' uscito JD 50.
'nuff said.

4.7.07

Meno male che ci sono gli amici...

Visto che sono prigioniero in casa fino a quando una tac e una eco non diranno che posso sospendere la cura di antibiotici che sto facendo, i miei amici vengono a trovarmi. Qualcuno porta un fumetto, qualche altro un film... Betta m'ha portato la discografia completa di De André in un megacofanetto ultralusso con tutti gli album e altra roba.
Bello cazzo! De André è uno dei pochi cantautori italiani che mi piacciono ma non mi sono mai applicato per avere davvero TUTTO quello che ha fatto in maniera organica e ordinata. Una splendida occasione per risentirselo tutto da capo!

Ora però, diciamocelo, De André non è certo un allegrone. Persino le sue canzoni più divertenti sono comunque venate di una triste ironia che potrebbe spezzare le reni anche a Pollyanna.
Quindi, come se non bastasse il cattivo umore, le difficoltà nel riprendere a scrivere con continuità, la vaga e negata depressione e gli acciacchi... adesso ho pure 450 MB di splendida musica che canta di miserie, povertà, amor perduti e quanto altro. E il bello è che non riesco a smetterla di sentirla.

Meno male che ci sono gli amici.
Marco, se mi leggi, portami i Cinderella.

2.7.07

24 Hic.




Online il nuovo sito del 24 Hic.
Lo trovate QUI.

QUESTA è la storia che ho realizzato due anni fa.

QUESTE sono le strip "fototessera" che ho fatto l'anno scorso.

QUESTO, invece, è il capolavoro che Leomacs ha fatto l'anno scorso.

Il sito è molto ben fatto e c'è un sacco di bella roba dentro.