29.12.07

Vado.

Ci vediamo (assenza di rogne particolari permettendo) tra una settimanella.

28.12.07

Oh... e non passa.

La febbra, dico.
Scompare ma poi ritorna.
Influenza, infezione, protesi, sarcazzo?
Boh.
Fatto 'sta che sono uno straccio.
Buona occasione per vedermi qualche dvd che rimando da tempo.

26.12.07

Comandamenti



Il dio del Risiko ama i coraggiosi ma odia gli stupidi.
Il dio del Risiko è un cacciafighe da due soldi, pronto a vendersi alla prima donna che giochi sul suo tabellone.
Il dio del Risiko è una carogna vendicativa e se gli manchi di rispetto te la fa pagare con gli interessi.
Il dio del Risiko ha i suoi comandamenti ed è meglio rispettarli se non lo si vuole fare incazzare.

I
Non disperdere le forze.

II
Stringi solo alleanze che sai di poter tradire.

III
Non giocare con le donne (specie con la tua).

IV
Se non puoi vincere fai di tutto per non far vincere i tuoi avversari.

V
Conquista l’Oceania.

VI
Difendi i tuoi confini (dieci armate non bastano).

VII
Conquista un territorio alla volta.

VIII
Se attaccare è un suicidio, passa la mano. Ci saranno altre occasioni per combattere.
Se non attaccare è un vigliaccheria, attacca con tutte le tue forze. Certe occasioni potrebbero non tornare mai più.


IX
Devi avere almeno tre volte le forze dell’avversario per essere certo della riuscita di un attacco.

X
Non rivelare MAI il tuo obbiettivo finale.

Dogmi che non stanno scritti da nessuna parte... regole dure che si apprendono una partita dopo l’altra e che fanno la differenza tra il giocatore di Risiko e quello di Monopoli.
Sono regole che valgono tanto se applicate al tabellone di gioco, quanto nella vita di tutti i giorni.

Perchè il Risiko è qualcosa di più di un semplice gioco da tavola
E' una disciplina morale.



Se non erro, l'avevo già postata (o forse l'avevo postata sul forum di Flower of Carnage). Poco male... fa sempre bene dare una serie rispolverata ai sacri comandamenti.

25.12.07

The Poodles... i barboncini dalla Svezia.

Svezia io t'adoro.
Non solo m'hai dato i Wig Wam, non solo m'ha dato gli Hardcore Superstar... ma desso mi regali pure questi The Poodles (i barbonicini... sigh!) che nel solo 2007 hanno sfornato due album della madonna in puro stile glamrock anni '80, roba di una qualità che farebbero l'invidia degli Europe degli anni d'oro (evitate la facile ironia... a parte lo sputtanamento derivato da The Final Countdown, gli Europe erano un signor gruppo).
Per la cronaca, il titolo del primo album è "Metal Will Stand Tall" (uscito in un primo tempo solo per la Svezia e poi in una versione internazionale con alcune tracce in più) e il secondo "Sweet Trade".

Beccatevi un paio di video.
Se vi capita di comprarli (o altro), fatemi sapere come vi suonano...


24.12.07

Tra poche ore è Natale...

...e John McLane passerà la notte a ammazzare cattivacci dall'accento straniero, un barbone e un broker renderanno pan per focaccia a quegli infingardi della Duke & Duke, James Stewart se ne andrà gridando per le strade che la vita è una cosa meravigliosa, il vecchio Ebenezer Scrooge andrà a spasso con i suoi amici fantasmi e Jack Skeletron prenderà il volo con la sua slitta a forma di bara.
Nel frattempo, un fottuto gruppo di hippie con una candela in mano, formeranno un albero di natale cantando uno sdolcinato gingle che senza non è natale.

Per me le feste sono il Risiko con gli amici e sono già in fremente attesa di attaccare la Kamtchatka.
Quale che sia la vostra idea del natale... spero che lo possiate passare nella maniera che vi piace di più.
Buone feste.

23.12.07

Led Zapper?



Avete presente quando si parla di quei retaggi atavici che ci portiamo dietro, roba tipo tipo il coccige o il cervello rettile?
Ecco, io per i regali di natale mi porto dietro il retaggio di un bambino puzzone di sei anni che per natale ha ricevuto una macchinina telecomandata senza le batterie e ha dovuto aspettare fino a dopo Santo Stefano per poterci giocare.

Facciamo una premessa:
io con i regali c'ho un rapporto strano.
Avete presente quelle madri che scambiano l'affetto con il cibo? Ecco, io faccio lo stesso con i regali. Se ti voglio bene e voglio dirtelo, ti regalo qualcosa. E non è che ti regalo una cosa qualsiasi, eh? Io mi ci sbatto una cifra a pensare a cosa ti piace, bado a stare attento quando dici che ti piacerebbe avere qualcosa e mi premuro di sapere se te lo sei già comprato o meno.
E lo stesso mi aspetto da te, ovviamente.

Ovvio che il natale mi mandi in agitazione.
Prima di tutto c'è da pensare al regalo da fare agli altri e poi c'è da farsi salire l'ansia, sperando che gli altri abbiano saputo cogliere i molteplici indizi che hai cominciato a spargere da due mesi a questa parte.
Quando si arriva al momento fatidico dell'apertura dei regali, il mio stato d'animo è un miscuglio di infantile speranza (il quel pacchetto regalo potrebbe esserci la felicità), cinica disillusione (in quel pacchetto probabilmente ci sarà qualcosa che ho già o che non desideravo particolarmente) e una versione pervertita della filosofia zen (non importa quello che ci sarà nel pacchetto... tanto quello che davvero mi piace posso sempre comprarmelo da solo).

A complicare una situazione già difficile, c'è pure da dire che io detesto dire quello che mi piacerebbe ricevere.
Se mi vuoi fare un regalo è perché, in qualche maniera, mi sei affezionato.
Se mi sei affezionato, pretendo che tu ti sbatta almeno un minimo e badi a quello che realmente mi piace... del resto è lo stesso che cerco di fare io, no?
Detto questo... ci sono i casi in cui si è costretti a dare indicazioni chiare, specie a persone che hanno un sacco di cazzi, si sbattono per te da una vita ed è più che assodato che ti vogliono un mucchio di bene.
Quindi, se sei una delle poche persone che appartengono alla categoria sopra indicata e mi chiedi "cosa vuoi per natale?", finisce che, pur andando contro tutti i miei principi, io te lo dico.

E veniamo al sodo.
Io capisco che non hai tempo, che sei stanca, che sei distratta e quanto altro e capisco pure che per te non c'è una grossa differenza fonetica tra "Led Zeppelin" e "Wii Zapper" ma -sorvolando sul fatto che i Led Zeppelin te li faccio suonare per casa da più di vent'anni e dovresti saperlo che ho ben più che tutta la discografia- una volta chiarito il misunderstanding, è possibile che non si riesca a intuire che se il Wii Zapper non lo trovi, è inutile che mi prendi un gioco pensato per essere giocato espressamente con la pistola Nintendo?

So già come finirà questo natale... con un gioco che non posso giocare e un "buono" per un Wii Zapper che, ottimisticamente, potrò avere solo dopo le feste (sempre che si riesca a trovare visto che è finito da tutte le parti).
L'ho detto... sono in modalità bambino puzzone.
Immaginatemi mentre sbatto a terra i piedini e sbuffo come un idiota.

22.12.07

[RECE] Warhammer 40.000: SQUAD COMMAND


Se comincio a fare i conti di quante ore ho buttato da ragazzetto a colorare miniature per poi sfidarmi con gli amici a partite di "Warhammer 40.000" mi piglia male. Ricordo solo che ero sempre affamato di pezzi di polistirolo (da tramutare in palazzi in rovina), di muschio da modellismo e di nuove soluzioni per rendere i plastici in cui giocare sempre più ricchi e vari... e che non avevo mai una lira in tasca.
Detto questo, l'universo di "Warhammer 40K" continua a affascinarmi ancora oggi e ho persino ricomprato la scatola di gioco... ovviamente non ho ricominciato a giocare, ma mi sono divertito come uno scemo a rileggere i vari motti dell'Imperatore e degli Space Marine che arricchiscono il manuale di gioco.
Fortunatamente per quelli che come me non hanno più tenpo per stare dietro a plastici e miniature, negli ultimi anni il settore videogame ha saputo sfornare alcuni ottimi videogiochi dedicati all'universo futuristico della Games Workshop, in particolare parlo di "Warhammer 40.000: dawn of war" e delle sue varie espansioni.

Anche il DS e la PSP adesso hanno un loro titolo dedicato agli Space Marine: "Warhammer 40.000: squad command"
Il gioco è uno strategico a turni a livello di schermaglia che mette in scena battaglie tra piccole squadre di Marine Spaziali e mostruosità varie. Pur non brillando particolarmente per la qualità audio/video, il gioco replica piuttosto bene le meccaniche della sua controparte tridimensionale (intesa come "il gioco di miniature") e ricorda molto da vicino il glorioso "Laser Squad", un vecchio gioco che è stato la base per quel capolavoro noto come "Ufo XCom".

Non sono certo che questo gioco possa piacere a chi già non ama l'universo di Warhammer... ma di sicuro è un must have per tutti quelli che sono cresciuti a pane e Ultramarine.

p.s.
la versione DS ha comandi migliori rispetto a quella PSP (che invece vince sotto il profilo grafico), per il resto le due versioni si equivalgono.

[RECE] Orcs & Elves


"Orcs & Elves" è uno dei migliori giochi per cellulare, i cosiddetti mobile game, che sia mai stato realizzato.
A essere sincero, di questa categoria di videogiochi me ne è sempre fregato meno di zero e l'unico che ho giocato con passione è stato "Doom RPG", una versione molto carina e in stile gioco di ruolo del capolavoro di Carmack e Romero.
Ecco... "Orcs & Elves" è stato sviluppato sempre dalla ID software e lo zampino di Carmack si vede.
Se vi è capitato di leggere il bel libro "Master of Doom" (la storia di Carmack e Romero, edita anche in italiano), saprete che il buon John è sempre stato un fissato per i giochi di ruolo "carta e penna" e che ha portato avanti una singola campagna per anni e anni... ecco, "Orcs & Elves" riprende le più classiche meccaniche dei GDR "non evoluti" (quelli che al massimo prevedevano una discesa in un tunnel, tanti mostri e un mucchio di tesori), servendole in una struttura ludica ugualmente nostalgica, quella dei dungeon crawler game, ovverosia quei giochi che in "Dungeon Master" e in "Eye of The Beholder" trovano il loro punto più alto.
"Orcs & Elves" è un piccolo gioiello se giocato su un cellulare... il discorso cambia di qualcosa se giocato invece nella sua ultima incarnazione, ovvero il doppio schermo di un Nintendo DS.
Facciamo una premessa... io lo sto giocando su un DS e mi ci sto divertendo anche tanto, ma io sono uno che vedendo la grafica "finto 3D" del gioco non solo sorride, ma ci gode anche di gusto. Allo stesso modo, a me il ritmo rilassato e tranquillo imposto da uno svolgimento a turni mi piace un sacco e mi permette di giocare a questo gioco in maniera rilassata... capisco però che per giocatori "giovani", abituati a vedere sul DS grafica e meccaniche di bel altro livello, questo "Orcs & Elves" può apparire quantomeno obsoleto se non rozzo.

Diciamo che se siete amanti dei vecchi gdr di una volta, se avete amato "Dungeon Master", se siete dei fan della ID come il sottoscritto... allora questo gioco potrebbe piacervi. Altrimenti statene alla lontana.

Questa è la versione Nintendo DS



Questa la versione mobile

Domanda...


L'usanza delle strenne ci viene dalla Roma pagana di Romolo. Il primo re di Roma aveva fatto costruire le mura attorno alla città da lui fondata. In segno di gioia e di prosperità i suoi amici gli offrirono un gran fascio di rami verdi, tagliati dal vicino bosco dedicato a Strenia, la dea della potenza e della fortuna.
Commosso per l'omaggio, Romolo volle che il gesto augurale venisse rinnovato ogni anno nel giorno anniversario della fondazione di Roma. Col tempo questa usanza perdette il carattere ufficiale e si diffuse fra i cittadini, che specialmente alle calende di gennaio, cioé nel primo giorno del mese, cominciarono ad offrirsi a vicenda ramoscelli sacri di alloro e ulivo, aggiungendovi doni di fichi e mele con l'augurio che l'anno in arrivo potesse essere dolce come quei frutti. E poiché il nome della dea Strenia era sinonimo di prosperità, l'uso assunse lo stesso nome. Più tardi rami verdi, fichi e mele, vennero sostituiti con doni d'altro genere; il nome strenia venne alterato in quello di strenna e i regali
vennero offerti nel giorno della nascita di Gesù.



Ma perché, quando tutta l'editoria italiana è in fermento per la follia delle compere di natale, quella a fumetti sembra sempre entrare in letargo? Le Feltrinelli sono sotto arrembaggio da giorni e lo stesso vale per ogni libreria, mediastore e quanto altro.
Dove sono le nostre strenne?
Perché non sembra esserci una pianificazione editoriale pensata espressamente per presentare quel volumazzo a fumetti, caro e figo, che sotto le feste potrebbe essere facilmente regalato (e che magari farebbe pure piacere ricevere)?

21.12.07

5 domande a Davide Costa


Davide io l'ho conosciuto sui forum di NGI, in special modo su "Manicomio".
Attraverso internet abbiamo chiacchierato per anni. Davide scriveva bene, sembrava preciso e a un certo punto (molto tempo dopo) m'ha detto che scriveva pure fumetti. M'ha mandato alcune sue storie, mi sono piaciute e l'ho chiamato a darmi una mano su "Detective Dante". Poi io e Lorenzo abbiamo deciso di affidargli un "John Doe" tutto suo, quel numero 56 (disegnato da Sergio Gerasi) che troverete in edicola i primi giorni del prossimo mese.

Visto che Davide è piuttosto schivo alle chiacchiere e al farsi notare, sono dovuto andare a stuzzicarlo io.

Ciao, Davide.
Raccontaci di te. Chi sei, da dove vieni, dove sei, dove vai.

Classe '80, forte lettore di fumetti e amante delle lunghe passeggiate al tramonto. Scrivo fumetti nella mia cameretta da qualche anno e grazie agli insegnamenti e allo sprone di Sergio Badino (lo trovate QUI ) mi sono fatto avanti facendo leggere un po' di roba a una nota rockstar del fumetto che ha apprezzato. Ne è seguita la sceneggiatura a quattro mani di Detective Dante 19 con la rockstar di cui sopra che ha nuovamente apprezzato tanto da darmi in mano un numero di John Doe. Si tratta delle mie prime esperienze professionali in assoluto e sono state entrambe stimolanti e formative, in special modo il passare dallo scrivere per se stessi e quando si vuole all'avere una scadenza e un committente, aspetti con cui sto facendo ancora i conti. Dove vado? Dove mi chiamano, se serve uno scribacchino fate un colpo. Collateralmente a scrivere fumetti scrivo pure DI fumetti su comicsblog.it , altra ottima palestra, soprattutto per scadenze e sintesi che in sceneggiatura sono fondamentali.


Da una parte la Disney, dall'altra l'Eura. Ti approcci diversamente a queste due realtà? Se sì, come?

Ho frequentato l'Accademia Disney per circa 6 mesi nel 2007 sotto la guida di Alessando Sisti, esperienza molto interessante per entrare a contatto con una realtà lavorativa enorme, e torniamo alla differenza tra scrivere per se stessi e scrivere per lavoro, e conoscere meglio il linguaggio del fumetto. L'Accademia e in particolare Alessandro mi hanno insegnato davvero molto però dato che al momento non ho ancora scritto nulla per la Disney mi sembra prematuro lanciarmi in paragoni tra i due tipi di storie. Spero di poterti rispondere in un futuro non troppo lontano.


Internet. Reale opportunità di stringere contatti di lavoro, vetrina, seghe mentali o seghe e basta?

Tutti gli autori con cui ho avuto modo di parlare nella mia limitata esperienza sono concordi su di una cosa: se rimani nella tua cameretta e non fai girare la tua roba sarai al massimo il migliore di casa tua, manco del condominio che il tizio del 12 ti apre in due come un'ostrica, e ti frega pure la perla.
E quando si tratta di far girare qualcosa internet semplicemente domina in ogni ambito "creativo", che si tratti dell'ultima camwhore o del meme più recente o di un gruppo musicale o di un fumettista cambia poco. Poi tra farsi notare ed entrare nel settore c'è un apostrofo rosa chiamato "capacità personali" e lì entriamo nel caso singolo, ma resta per me indubbio che la rete ti dia un'opportunità in più, facilitando e velocizzando i contatti. Io ti feci leggere le mie cose la prima volta via mail, dopo averti conosciuto su di un forum anni prima, ad esempio. Ma penso anche alla facilità con cui si possono trovare i contatti di quasi tutte le case editrici e spedire loro i propri lavori, magari dopo essersi creati uno spazio web per renderli facilmente fruibili. O ancora i webcomics che hanno ridato linfa alle strip. E anche la possibilità di avere un seguito andando a crearsi un proprio pubblico prima ancora di fare il salto tra i Pro non è da sottovalutare, ma si rischia di andare OT. Nell'era di MySpace, tumbler, facebook, blog e youtube il fatto che internet sia utile ai rapporti sociali di qualsiasi genere mi sembra lampante.


Progetti per il futuro?

Non mi piace vendere la pelle dell'orso prima di averlo ammazzato. Mi piacerebbe piazzare un paio di storie brevi su cui sto lavorando. E varare una nuova rubrica su Comcisblog.it diversa dai pezzi che faccio di solito, ma come sopra l'orso è lungi dal morire, per cui ti farò sapere.

Ora una domanda per quelli di "Manicomio". John Doe fa ancora e 'bucchin?

Col numero 56 inizia pure a ingoiare.



Cosa ci insegna questa edificante storiella, ragazzi?
Che chi sa fare, fa.
Chi non sa fare, fa il critico di fumetti.
E chi non sa neanche fare il critico di fumetti... piange sul cesso (o sul blog, fate voi).

20.12.07

L'anno è praticamente finito...



Ho aspettato con ansia fino al 21 luglio, nella certezza che uscisse qualcosa di speciale.
Niente.
Allora mi sono detto... staranno preparando qualcosa per natale, in maniera da fare ancora più soldi.
E invece... niente di nuovo.
Dico... il ventennale di un disco del genere e manco una cazzo di edizione deluxe/rimasterizzata.
Se le case discografiche mi cominciano a mancare occasioni come queste, allora è proprio vero che il mondo è troppo marcio per continuare.
E intanto io continuo a aspettare "Chinese Democracy".
La cosa ridicola è che sono stato al tour di quel cazzo di disco che non uscirà mai e ho pure la t-shirt per dimostrarlo!

p.s.
la nuova data di uscita per "Chinese Democracy " è marzo 2008. Ci vogliamo credere?

Massimo vi regala un altro wallpaper...


Questa volta è il turno di Axel Neil.
Cliccateci sopra per vederlo in grande (e scaricarlo).

E si rimane a casa.


Tra un tira e molla, alla fine hanno deciso di lasciarmi stare.
Meno male, mi faccio il natale a casa.
Ora però ho tutti i regali da fare... checazzo.

19.12.07

Violetta Bellocchio


Non mi capita spesso di leggere con VERA ATTENZIONE dei blog che mi piacciono, tanto è vero che spesso rileggo il mio per ovviare a questo fatto.
Ecco, il blog di Violetta Bellocchio è uno di quelli che vale davvero la pena di leggere con la stessa attenzione che si potrebbe dedicare a un buon libro, a una buona rivista porno o a una guida su come trionfare in multyiplayer a Halo 3.

Lo trovate QUI.
Violetta è intelligente, sarcastica, crudele, cinica, triste, spassosa e geniale.
E pazza.

p.s.
La maniera in cui demolisce "Southland Tales" e quel cicisbeo di Richard Kelly è da antologia.

p.p.s.
sì, è la nipote del Bellocchio regista.

18.12.07

John Doe 58 -VENTO DIVINO-


Quando Massimo fa, così io mi eccito.
Son tutto eccitato.
Sul serio.

Non si riesce mai a far contenti tutti...


Sul forum di CUS si sta sviluppando una discussione interessante intorno al volume "Ucciderò Ancora Billy the Kid".
La potete trovare QUI
Ora, tenendo fermo quanto ho spiegato nella discussione stessa, devo dire che l'argomento a mio avviso merita di svilupparsi ulteriormente, anche a prescindere da quello che riguarda il volume di BD.
Il punto è semplice...
c'è modo di non scontentare nessuna fascia di consumatori quando si ristampa un prodotto in una veste diversa da quella originale?
O per dirla in altri termini:
Quando compro una stagione televisiva di qualche serial tv, pagandola a prezzo pieno (diciamo tra i 60 e i 70 euro) poi avrò il diritto di farmi girare le palle quando me la ritrovo, nemmeno sei mesi dopo, in una edizione economica a 39 euro e oltretutto in una veste che non ha nulla di meno di quella originale?

Il caso di "Nip/Tuck" è esemplare:
1° edizione della prima stagione: 69 euro
Il cofanetto è in cartone e piuttosto bello... peccato che si rovini solo a guardarlo.
Sei mesi dopo esce l'edizione economica con cofanetto in plastica (meno bello ma più resistente) a 39 euro.
Per la seconda stagione succede la stessa cosa.
Per la terza stagione arriviamo al ridicolo: la prima edizione (quella a prezzo pieno) è del tutto identica alle versione economica della prima e della seconda stagione (quindi con la scatola in plastica e non più in cartone), solo che costa ancora 69 euro. Quando anche la terza stagione passerà in economica, tutto quello che dovranno fare è aggiornare il prezzo. Oltre al danno economico c'è pure la beffa perché quelli che magari si sono presi le prime due stagione subito, ora hanno due cofanetti in cartone e uno in plastica (e non è un bel vedere, fidatevi).

Chiaro che da una lezione del genere, io consumatore imparo qualcosa: con il cazzo che mi piglierò mai più una stagione televisiva in prima battuta. Se proprio ho smania di vederla subito, me la scarico... e poi la compro quando ha raggiunto un prezzo civile.
Ma sono mi legittimato nella mia incazzatura?
A mio modo di vedere sì, e per due motivi:

1
Perché non c'è stata trasparenza da parte del produttore e quindi mi sono stati negati gli strumenti per esercitare il mio diritto ad un acquisto consapevole. Se un produttore (di qualsiasi cosa) esplica in maniera chiara la sua futura condotta commerciale, poi sta a me decidere se mi sta bene o meno... se non lo fa è in malafede e sta cercando di fregarmi.

2
Perché io, acquirente appassionato e pronto a pagare di più e subito, non sono stato tutelato in nessuna maniera visto che la mia spesa mi ha solamente garantito il vantaggio di poter fruire in anticipo del prodotto e null'altro. Quelli che hanno aspettato non solo hanno pagato di meno (e ci può stare) ma si sono pure ritrovati per le mani una edizione migliore o analoga alla mia (e non ci sta per niente).

Il punto è che quando mi compro un libro di narrativa appena uscito, so per certo che entro 4/6 mesi uscirà anche l'edizione economica: è la legge del mercato. Compro quel libro appena uscito in funzione del fatto che sono appassionato e che voglio leggerlo subito o che magari mi piace avere delle edizioni con copertina rigida e via dicendo. Significa pure che quando lo compro e accetto di pagarlo di più, sono certo che questa cosa mi garantirà alcuni piccoli vantaggi concreti che potrò toccare con mano e che non mi verranno squalificati dalla successiva edizione economica.

Sotto questo punto di vista, per me la linea commerciale tenuta da BD per quanto riguarda "Garrett" e "Ucciderò Ancora Billy the Kid" è stata inappuntabile:

- ha avvertito fin da subito i potenziali lettori che, una volta terminata la miniserie, ci sarebbe stato un volume.

- la miniserie ha premiato gli appassionati che hanno investito sul suo prodotto fin dall'inizio (ovvero il pubblico forte di BD, che non è una casa editrice di massa). Lettori appassionati che hanno speso qualcosa di più ma che hanno pure avuto più roba in cambio (una storia inedita, le schede dei personaggi, schizzi inediti di Riccardo, quattro copertine di Massimo Carnevale, l'apparato redazionale...).

- ha fornito comunque un prodotto di alta qualità per il pubblico più generalista delle librerie di varia, ovvero quei lettori che non hanno investito sulla miniserie in prima battuta ma che non per questo devono essere trattati a pesci in faccia con pietose edizioni economiche. Questi lettori si sono ritrovati serviti da un volume contenente una una storia completa e del tutto fruibile, in una edizione di pregio e a un prezzo ragionevolissimo.

Tempo fa ci fu una feroce polemica che riguardava la Coconino, ve la ricordate? La gente all'epoca era incazzata perché le scelte commerciali della casa editrice di Igort erano andate a premiare maggiormente il pubblico generalista degli allegati ai quotidiani invece che il seguito di appassionati e fedeli lettori che aveva seguito la Coconino fino a quel momento.
Ecco... BD, in questa occasione, ha tenuto il comportamento esattamente opposto, premiando il consumatore appassionato (quello che spende subito e ti segue sempre) rispetto al consumatore casuale e di massa (che comunque si trova per le mani una ottima edizione).

Ora resta da capire chi dei due abbia fatto la scelta commerciale più saggia... io, stando dalla parte del consumatore, preferisco la via di BD, ma non è detto che sia anche la via più intelligente per arrivare a quel tanto agognato pubblico mainstream.

17.12.07

Nerdcore

Le riviste patinate di donnine nude cercando sempre di seguire i gusti del pubblico.
Se il pubblico cambia, cambia anche l'immaginario iconografico.
Quindi, visto che le nuove generazione se ne sbattono abbastanza del connubio donne e motori e sono una manica di nerd... ecco a voi il connubio tra donnine e console.










Il genere ha già una sua definizione (nerdcore, appunto) e in rete si trovano già parecchie immagini e siti dedicati.
Diciamo che ne faccio una nuova rubrica fissa del blog.

Per i veri romantici, gli affezionati lettori e tutti quelli a cui piace farsi i cavoli degli altri...



A casa del Nemico e Vero Amore è arrivato il natale.
Questa volta però il punto di vista è quello della controparte.
Tutto questo lo trovate QUI

Queste invece, sono le puntate precedenti.

M'è venuto un attacco di glicemia.

16.12.07

[RECE] La promessa dell'assassino.


Nell'indecisione tra il rientrare in ospedale o meno, ho deciso di fregarmene e trascinare il mio emaciato corpicino al cinema sotto casa per vedere l'ultima fatica di Cronenberg.
Premessa fondamentale: mai stato un fan di Cronenberg.
Aldilà di "Scanners", "Videodrome", "La Zona Morta" e "Existenze", l'ho sempre ritenuto un regista ampiamente sopravvalutato... questo fino a quel gioiello di asciuttezza e rigore che è stato "History of Violence", film che ho semplicemente adorato.

Questo "Eastern Promises" (titolo molto più sensato rispetto a quello scelto per l'edizione italiana) forse non è all'altezza dell prova precedente del regista ma rimane comunque un gran bel film.
Una regia asciutta, senza fronzoli e crudelissima, sostenuta da interpretazioni quasi tutte di alto livello (straordinario Viggo, finalmente misurato Cassel, inutile la Watts). Il film perde qualche punto sotto il punto di vista della storia che non è malaccio (anche se un poco banale nello sviluppo e nella svolta finale) ma che è servita davvero male da uno script impacciato, a tratti confuso e purtroppo retorico.
Per farla breve, un buon film che sarebbe potuto essere ottimo.

p.s.
non andate a vederlo con una donna dallo spiccato senso critico altrimenti passerete le successive due ore a discutere di valore stilistico, messaggio e percorso dei personaggi... del resto son donne. Che volete che ci capiscano di queste cose?

15.12.07

Acciaccato.

Ancora da capire se seriamente (ridendo e scherzando son passati 6 mesi dall'ultimo pit-stop) o meno.
Servizio non garantito per i prossimi giorni (e son poco utile anche al telefono).
Torno a letto.

14.12.07

E avevano una band dell'altro mondo...

Rubo l'idea da un bel raccontino del vecchio zio Stephen King.
Ditemi la band dei vostri sogni a base di musicisti morti.

Ecco la mia:

Batteria
John Bonham
Non mi cagate il cazzo con gente come Keith Moon. Per me come Bonzo, nessuno mai.

Prima chitarra
Jimi Hendrix
Evvabè... grazie al cazzo.

Seconda chitarra
Robert Johnson
Vedi sopra.

Bassista
Sid Vicious
Ok, c'era Cliff Burton. Ma a me Sid sta simpatico.

Vocalist Axl Rose
Nel caso le notizie della sua morte fossero esagerate, allora scelgo Bon Scott come vocalist.



Datemi la vostra band di allegri ragazzi morti.

13.12.07

LuccaGate? Forse...


Anna Bendetto e Gianluca Testa, due giornalisti di Lucca, provano a fare chiarezza su alcuni aspetti ben poco chiari della più grande manifestazione a fumetti d'Italia e sul noto Museo del Fumetto.
Trovate la loro inchiesta QUI.
Lettura molto interessante.

[RECE] Hardcore Superstar alla Stazione della Birra


Preceduti dai simpatici (ma assolutamente mediocri) "CrashDiet", martedì 11 settembre gli "Hardcore Superstar" si sono esibiti alla Stazione della Birra di Ciampino, presentando il loro nuovo album "Dreamin' in a Casket".
Che dire?.
I loro lavori in studio degli HS sono sempre stati gradevoli ma un poco mosci, forse per colpa di una produzione tesa a cercare di renderli più morbidi e commerciali... ma dal vivo cazzo, 'sta band è un portento.
Cattivi, incazzati, carichi da morire e poi... ci credono.
E se fai glamrock ci devi credere per forza altrimenti puoi anche essere bravo, ma non sei onesto (come i Wigwam, per esempio).
Vista l'esaltazione che il concerto m'ha provocato mi sono preso il nuovo album che suona (a mio modo di vedere) meglio dei vecchi, pur essendo forse meno incisivo a livello di singole canzoni.
E' un album tosto, stilisticamente accomunabile al secondo dei Velvet Revolver, con una batteria aggressiva che ricorda quasi il miglior Tommy Lee e dei riff di basso e chitarra impietosi, il tutto senza però mai perdere di vista la musicalità e il ritornello facile e catchy. Insomma, ottimo glam-hardrock che per me vale assolutamente la pensa di ascoltare.

Gentlemen... start your engines!



La prima edizione della "Writers Death Race" sta per cominciare! Tenetevi pronti a ricevere gli inviti per partecipare!

12.12.07

Per quelli che si lamentano...

Non sono tanti come sembrano su internet (almeno stando a giudicare dal fatto che JD continua a non perdere un lettore che sia uno) ma comunque fanno abbastanza rumore e mi sembra giusto dare una risposta a tutti quelli che si stanno lamentando della natura episodica delle attuali storie di JD.
Il "viaggio nelle città" è sostanzialmente concluso, almeno per quello che riguarda me.
Il prossimo albo sarà sceneggiato da Davide Costa (che esordisce come sceneggiatore a solo dopo avermi dato una mano su un numero di "Detective Dante") per i disegni del bravo Sergio Gerasi.
Il 57 sarà una storia di Lorenzo riguardo l'arte e la sofferenza, disegnata da due STRAORDINARI esordienti (parlo sul serio... è roba da non crederci per quanto sono bravi) di cui parleremo tra qualche tempo.
Con il numero 58 (scritto da me e disegnato da Giorgio Pontrelli), assisterete al ritorno di Guerra e si ricomincerà a fare sul serio con la continuity e la trama "principale" della storia.
Il numero 59, scritto da Lorenzo e disegnato da Cristiano Cucina, chiuderà i conti con una vecchia conoscenza di JD e dei nostri lettori più affezionati e che risponde al nome di Detective Dante.
Il 60 è un delirio di Maurizio Rosenzweig (che se lo è scritto e disegnato) e sarà una storia a base di carne macinata, Chuck Norris, trekkies e quanto altro.
Il numero 61 (scritto da me e sempre disegnato da Pontrelli), parlerà di donne bellissime e molto, molto veloci.
Il 62, sempre del sottoscritto e gratificato dai disegni di Elisabetta Barletta, vedrà JD confrontarsi con il suo passato (finalmente).
Nel numero 63 Lorenzo e Alessio Fortunato saranno alle prese con le conseguenze del ritorno del vero JD mentre il 64 avrà i disegni di Werther Dell'Edera, i testi del sottoscritto e vi condurrà sulla via dei pistoleri.
C'è un mucchio di carne sul fuoco. Ora basta stare attenti a non bruciarla.

11.12.07

[Anatomie Comparate] Spartan John 117. Il migliore guerriero che il mondo abbia mai conosciuto.


Nella rubrica “Intruder” del numero 5 di Game Pro, Alberto Belli (anche conosciuto come Eldacar) parla di “Halo 3” e riferendosi al prode Master Chief, afferma testualmente: “Uno dei più anonimi e mal caratterizzati eroi di sempre, e spero che almeno su questo si possa essere tutti d’accordo. ”
Io non sono d’accordo.
Il successo della serie di Halo è sicuramente derivato da un mucchio di fattori legati alle meccaniche del gameplay, alla realizzazione tecnica e artistica, alla meravigliosa colonna sonora e alle perfette implementazioni del multiplayer e all'hype generato da Bungie e Microsoft, su questo davvero non c’è dubbio... ma se tutto questo non fosse nobilitato dalla figura iconica dello Spartan John 117, meglio conosciuto come Master Chief, Halo e i suoi seguiti non sarebbero stati quel successo che invece sono.
Dal punto di vista ludico, Master Chief è l’evoluzione al suo massimo livello di quella che, in una precedente puntata di questa rubrica, ho definito come “corrente ortodossa” del videogame.
Il Chief è il più perfezionato discendente di quella anonime navicelle spaziali che solcavano i cieli dei glorisosi spara e fuggi dei bei tempi andati, è il nipote di Super Mario, il cugino di Link, il figlio del marine di Doom e il fratello atletico di Gordon Freeman.
Il Chief è l’avatar perfetto, un contenitore vuoto da riempire di se stessi e in cui riversare la nostra indole. Tutto nello Spartan è pensato per permetterci di “entrare” nel gioco e abbattere le barriere che ci separano dal mondo virtuale che la Bungie ha creato per noi. Master Chief è un personaggio che non oppone nessuna resistenza alla nostra invasiva presenza nella sua mente e nel suo corpo e che anzi, proprio attraverso la sua infinita versatilità nel combattimento e nell’azione, esalta le nostre qualità e minimizza i nostri difetti. Lo Spartan ci fornisce i mezzi per essere l’eroe che abbiamo sempre sognato ma non piega mai la nostra indole alla sua. Poco importa se il mio modo di essere uno Spartan è irruento e portato al combattimento ravvicinato mentre voi preferite un approccio cauto e pianificato sulla lunga distanza: qualsiasi sia la nostra natura di giocatori, Master Chief la soddisferà pienamente, non proferendo mai una parola in contraddizione con il nostro pensiero e rimamendo sempre pronto a sacrificarsi alla nostra volontà e alle necessità della trama.
In poche parole, sotto il punto di vista più prettamente videoludico, Master Chief è lo zenith del gameplay, lo strumento universale, il perfetto alter-ego, la personificazione di tutto quello che il media videogioco può offrire come suo patrimonio esclusivo.
Ma se fosse solo questo, il Times non lo avrebbe descritto come “la celebrità del nuovo millennio” e il suo nome non sarebbe sempre più spesso accostato a icone dell’immaginario come Spiderman, Frodo o Luke Skywalker.
Quello che rende speciale il Chief è il fatto di essere il figlio di narratori esperti del tutto diversi dai tanti improvvisatori entusiasti, ragazzini in delirio d’onnipotenza o presuntuosi pseudo-intellettuali che infestano il settore dei videogiochi.
Il primo impatto con lo Spartan è quello estetico ed è chiaro sin da subito che il lavoro di Marcus Lehto, Rob McLees e Shi Kai Wong è di primissimo livello: l’armatura del Chief è solo apparentemente generica e nelle sue linee eleganti si possono rintracciare idee di design evoluto. Lo Spartan è possente quanto armonico, i materiali della sua corazza sono segnati dall’usura e dai colpi ricevuti, a suggerirci che John 117 è un combattente con una lunga e interessante storia alle spalle, una storia che noi non potremo mai conoscere per intero ma che proprio per questo permette alla nostra immaginazione di viaggiare. Il colore del Chief è un verde quasi militare che sembra essere un rimando esplicito al colore di bandiera della Xbox stessa (e non è un caso che il Chief abbia un rapporto di totale osmosi con la macchina di casa Microsoft) e il visore dorato e a specchio è il tocco da maestro di una software house che non sembra lasciare mai nulla a caso. Nel visore del Chief il giocatore vede riflesso il suo volto, a sottolineare prepotentemente il tema della identificazione tra il giocatore e il personaggio, elemento cardine di tutta la serie.
Ma se il Chief è bello da vedere quando è fermo, diventa assolutamente perfetto quando si mette in movimento. Ogni postura dello Spartan 117 è realizzata in maniera da comunicare non solo il carattere del protagonista ma lo spirito della serie stessa. Il modo in cui il Chief corre, salta, spara e si erge su nemici e alleati,è un perfetto campionario della migliore retorica eroica e bellica. Nulla nel Chief è fuori misura e ogni suo gesto e posa è studiato per esaltarne l’eroismo, lo spirito di sacrifico e la sua epicità, senza mai scadere nella parodia, nell’eccesso o nel parossistico.
In Bungie prima hanno fatto in modo che guardare Master Chief fosse una esperienza esaltante quasi quanto interpretarlo e poi, grazie alla modalità “cinema” di Halo 3, sono riusciti a coniugare le due attività in un unico momento ludico di esaltante bellezza.
Ma il Chief non è solo estetica e dinamismo. Il personaggio è scritto benissimo con una tecnica in sottrazione. La proverbiale mancanza di loquacità di Master Chief non fa altro che esaltare le poche righe di dialogo che gli vengono concesse in ogni capitolo, il non detto del suo rapporto con Cortana sottolinea come tra i due ci sia un tipo di legame che trascende quello "consueto" tra un (super) soldato e una intelligenza artificiale, la maniera in cui i personaggi di contorno reagiscono alla sua presenza con gesti e sguardi, ci fornisce la misura dell’eroe meglio di mille e mille dialoghi o approfondimenti del background.
Master Chief è il più grande eroe di un videogioco di sempre, il primo ad essere creato con vero talento, competenza e, sopratutto, consapevolezza.
Lo Spartan John 117, amichevolmente noto come Master Chief ha guadagnato sul campo il pieno diritto di sedere alla stessa tavola di personaggi come John McLane, Jack Bauer, Dirty Harry, Spiderman, Superman... e John Wayne, naturalmente.

Wii... un anno dopo (tra le altre cose, parlo pure di Super Mario).



La prima serie di interventi a proposito di videogiochi che ho postato in questo blog parlava del Wii.
Potete trovarli QUI e come potete vedere, aldilà di qualche dubbio, erano commenti piuttosto entusiasti.

A un anno dall'uscita della nuova console Nintendo, mi tocca rivedere il mio giudizio.
Il Wii è una console non adatta per chi ama i videogiochi.
Va benissimo per i casual gamer, va benissimo per una serata con gli amici e va benissimo pure come "tender", una macchina da gioco secondaria da affiancare a una console seria (che per la cronaca, visto lo stato in cui versa la PS3, può solamente essere la Xbox 360 o un bel PC).
Quali sono i problemi?
In primo luogo la scarsità di titoli degni dei nostri soldi:

- "Wii Sports"
che trovate in bundle con la console e che, a un anno dall'uscita, è ancora il titolo su cui la Nintendo punta tutto per la promozione della sua macchina.

- "The Legend of Zelda: twilight princess"
indubbiamente un bel gioco. Ma è sempre il solito Zelda (e comunque, sistema di controllo a parte, su Gamecube è uguale)

- "Metroid Prime 3:corruption"
altro gioco interessante ma non privo di difetti. QUI trovate la mia recensione.

- "Super Mario Galaxy"
di questo ne parliamo dopo. Per ora basti dire che è l'unica cosa che rende il Wii una console degna di esistere.

In poche parole, in un anno il Wii ha saputo mettere sul piatto solo quattro titoli di interesse e tra questi quattro una sola killer application (ovvero un titolo che da solo vi costringe a comprare la console pur di giocarlo).
Oltre questi 4 titoli ci sono da una parte una marea di giochettini divertenti ma inutili e superficiali e dall'altra parte uno zilione di giochi di merda, pensati male e sviluppati peggio.

A peggiorare una situazione già abbastanza brutta c'è il fatto che sotto il profilo tecnico il Wii è una macchina obsoleta e anacronistica. Le sue capacità grafiche sono di poco superiori a quelle del Gamecube Nintendo e il Gamecube non era certo il campione tecnico della sua generazione. Per farvi capire... basti dire che il gioco graficamente più bello del Wii è "Resident Evil 4", che è un porting diretto dal Gamecube con implementato il sistema controllo del Wii.
Poi per carità, il Wii è l'unica macchina che fa guadagnare soldi per ogni pezzo di hardware venduto... ma rimane in fatto che in Nintendo stanno spacciando una tecnologia vecchia di 6 anni e passa.

E se non bastassero i limiti grafici (in fondo la grafica non è tutto, no?), ci si mette anche una incomprensibile carenza sotto il profilo internet.
Ma secondo voi è possibile che ad un anno di distanza dall'uscita del Wii io non possa ancora farmi una partita on-line con qualche amico a tennis o a golf e che tutto quello che posso fare è controlare le news, le previsione del tempo o comprare due giochini?
Bah!

Quindi cosa resta? Un sistema di controllo divertente (a breve potenziato dal WiiFit, la bilancia telemetrica), qualche party game carino e "Super Mario Galaxy".

"Super Mario Galaxy" è il massimo punto mai raggiunto da un gioco di piattaforme: fantasia allo stato puro, divertimento senza compromessi o derive. Per dirla con poche parole... è "Il" gioco.
Dotato di meccaniche ludiche perfette e di infinite invenzioni sul piano del gameplay e sotto il punto di vista visivo (fermo restando che la grafica non è di molto superiore a quella di "Super Mario Sunshine" per il Gamecube), "Super Mario Galaxy" è il punto più alto di tutta la carriera di Miyamoto e una delle massime espressioni del media videogioco.
Nonostante tutte le perplessità che ho sul Wii, questo gioco mi costringe a tenermi stretto il piccolo monolite bianco della Nintendo.

Detto questo però... se non avessi già comprato il Wii, avrei più di un dubbio a farlo oggi per un solo gioco.
Mario o non Mario.

10.12.07

E chi chiamerai?

Lo sapete che stanno tornando, vero?


Detto tra noi... nonostante tutto io preferisco ancora il capolavoro di David Crane:

Ci credereste che son passati 25 anni?


Io no.
Il tempo ti piglia sempre alle spalle.

Buon compleanno, commodoro.

[preview] It Came From the Desert -2-



2
La prima volta che in giro si sentì parlare dei ragni fu attraverso il web (se mi perdonate il gioco di parole) con una mail che rimbalzò di computer in computer, fino ad arrivare all’attenzione dei media nazionali.
Il testo della lettera non solo riportava le caratteristiche salienti di queste creature (veloci, notturne, carnivore, velenose) ma includeva anche una foto che raffigurava uno dei nostri militari in Iraq con in mano due ragni lunghi una quarantina di centimetri, che tentavano di divorarsi l’un l’altro. I servizi segreti di disinformazione del paese passarono immediatamente alla controffensiva: CIA, FBI, NSA e un mucchio di altre organizzazioni talmente segrete da non avere neppure una sigla, si diedero un sacco da fare per insabbiare in fretta tutta la faccenda e nel giro di un paio di giorni la mail venne bollata come falso. Un gran numero di zoologi perse tempo a spiegare al lobotomizzato pubblico televisivo che quelli nella foto non erano altro che banalissimi ragni cammello, una specie del tutto innocua di aracnidi, e che le loro straordinarie dimensioni erano il frutto di un gioco prospettico e dell’aberrazione fotografica.
In poche parole, tutta quella faccenda era soltanto uno scherzo organizzato da qualcuno dei nostri ragazzi al fronte.
Pochi mesi dopo, durante l’operazione Phantom Fury, il popolo americano scoprì quanto può essere mortale uno scherzo.
Il nostro obiettivo era quello di eliminare le forze insurrezionali e terroriste dalla città di Fallujah e catturare Abu Musab Al Zarkawi, terrorista e leader del gruppo Ansar Al-Islam.
Il contingente americano era formato da circa diecimila uomini della 1^ divisione USMC, con i reggimenti marines 1°, 2°, 3°, 5° e 8°, appoggiati da MBT Abrams, blindo ruotate Lav-25, elicotteri da combattimento Cobra, bombardieri C130 Spectre e elementi operativi della 3^ brigata irachena.
Contro di noi tra duemila e tremila iracheni-jiadisti-miliziani del Partito Baath, ex militari della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein e volontari yemeniti, sauditi e nordafricani.
Il piano d’attacco era relativamente semplice e prevedeva l’isolamento della città di Fallujah, predisponendo un anello di sicurezza per chiudere tutti gli itinerari di scampo dalla città, con il fuoco aereo e quello dei blindati a eliminare il grosso delle unità insurrezionali e terroriste.
I nostri uomini sarebbero dovuti avanzare da nord a sud su un fronte continuo, via dopo via, casa dopo casa, rastrellando ogni sacca di resistenza.
Ma dopo il primo bombardamento intensivo sulla città a base di bombe daisy cutter sganciate dai nostri C130, i ragni cominciarono a uscire a migliaia dai crateri che si erano formati e si misero a fare quel loro verso strano, quell’insopportabile urlo che mi terrorizza ancora oggi. Poi balzarono addosso ai nostri ragazzi e ai muslim e sciamarono da tutte le parti.
Il resto furono solo sangue e urla.


3
Se c’era una nozione inesatta in quella prima lettera che avvertì il mondo dell’esistenza dei ragni, riguardava le loro dimensioni. Gli esemplari raffigurati nella foto erano dei cuccioli - poco più grandi di un gattino domestico - mentre un guerriero adulto (o Shelob come lo chiamiamo noi grugni) ha più o meno le dimensioni di una grossa mucca o di un cavallo e si muove a una velocità sorprendente. Le sue otto zampe, ricoperte da ispidi peli scuri, gli permettono di compiere balzi di quasi sei metri in altezza e dieci in lunghezza e quando corre può spingersi fino alla velocità di trenta chilometri orari, anche se solo per brevi tratti. Le sue chele anteriori sono usate principalmente per attaccare la preda e sono dannatamente forti e resistenti: ho visto con i miei occhi un sergente artigliere di oltre centoventi chili venire trapassato da parte a parte da uno di quegli affari e spero che se mai dovessi fare la stessa fine (e la possibilità non è affatto remota) qualcuno mi spari in testa prima che mi possa rendere conto di quello che sta succedendo.
Uno Shelob maschio non è dotato di filiere quindi, se doveste trovarvi alle prese con una di queste bestiacce, non state a preoccuparvi di finire invischiati nella sua ragnatela ma badate piuttosto al suo morso, in grado di iniettarvi un veleno paralizzante simile alla novocaina (ma molto più veloce e efficace). Una volta paralizzati siete fottuti: lo Shelob vi divorerà vivi, cominciando dalle parti più molli del vostro corpo (che per la cronaca, sono i vostri i genitali) per poi pasteggiare con gli intestini e alla fine, ma solo alla fine, succhiarvi via il cervello dal cranio.
Iniziate a capire perché l’idea di diventare una vecchia baldracca alcolizzata giù a casa mia invece di starmene qui a vedermela con queste robe non mi sembra più così brutta?
Ora non vogli darvi l’impressione di essere una che vede tutto nero, eh? Ci sono anche degli aspetti positivi. Gli Shelob sono solifugi, per esempio. Significa che non amano la luce del sole e preferiscono muoversi di notte. Questo ci dà un bel vantaggio in battaglia, anche se alle volte capita che una di queste bestie sia così disperatamente alla ricerca di un’ombra sotto cui rifugiarsi da mettersi all’inseguimento della nostra.
Questo è più o meno tutto quello che c’è da sapere sui guerrieri maschi, a parte il fatto che nessuno è ancora riuscito a spiegare come e perché producano quell’orribile suono quando attaccano. Quanto alle femmine, non ne ho mai vista una di quelle baldracche. Sono piuttosto rare e mi rifiuto di credere alle storie che mi hanno raccontato su di loro.
Ora perdonatemi, ma il mio turno di guardia è finito e ho voglia di andare a stendermi in branda. Dubito che riuscirò a dormire stanotte.


4
“Perché siamo ancora qui?”
“Perché ce lo hanno ordinato.”
“Non parlo di questo cazzo di villaggio di merda, parlo del cazzo di Iraq del cazzo.”
“Conosci la versione ufficiale, Marion ... siamo qui per lottare contro il terrorismo e stabilire una pace duratura.”
“E i cazzo di ragni che c’entrano?”
“Niente. Sono un’avversità ambientale come le tempeste di sabbia.”
“Col cazzo! Quelle bestie ci vogliono morti...”
“Vogliono morti anche i muslim. Per loro non fa alcuna differenza.”
“Io dico che dovremmo sbattercene le palle e filarcela via da questa merda!”
“Dalle mie parti si dice che chi rompe paga e i cocci sono suoi.”
“Che cazzo vuoi dire, Johnson?”
“Che i ragni li abbiamo fatti uscire noi con i bombardamenti... è colpa nostra se quelle bestiacce sono venute in superficie attraverso i crateri creati delle daisy cutter.”
“E chi cazzo se ne frega? Non potremmo lasciare i fottuti muslim a vedersela con loro? Prenderemmo due piccioni con una fava!”
“Sai cosa c’è sotto terra oltre ai ragni?”
“Altre bestiacce?”
“Il petrolio.”
“Cazzo.”
“L’hai detto.”


5
Un fireteam è la più piccola unità militare che ci possa essere. Si tratta di una squadra di pochi uomini o donne (come la qui presente) con specifiche abilità complementari, in grado di operare efficacemente anche in assenza di un ufficiale. Il fireteam è la spina dorsale di ogni esercito moderno. Una squadra ben addestrata è in grado di tenere sotto controllo un’area di cinquecento metri in azioni militari in campo aperto, di consolidare una posizione difensiva per giorni e di combattere strada per strada, casa per casa se necessario. E tutto questo può farlo da sola e in totale autonomia. Ogni membro di un fireteam ha un suo ruolo specifico ed è abituato a collaborare con i suoi compagni. La vita della squadra dipende dall’affiatamento dei suoi membri e dalla competenza con cui ognuno di loro svolge il suo lavoro.
Il fireteam di cui faccio parte è composto dal soldato scelto Rod Weismann (nome in codice Ready), armato di fucile d’assalto M4A1 e facente ruolo di ricognitore, il sergente William Johnson (nome in codice Team), armato di M4A1 con lanciagranate M203, artigliere e leader del gruppo, il soldato scelto Clarence Meyers (nome in codice Fire), armato di mitragliatrice pesante M249, secondo in linea di comando e latore di morte, e infine la sottoscritta: il soldato semplice Marion Grey (nome in codice Assist), con il mio cazzo di MP-5N Heckler & Koch da 9mm a tracolla e un mucchio di munizioni extra da distribuire agli altri della squadra, in caso di necessità.
La nostra specialità sono i rastrellamenti urbani. Ce ne andiamo a zonzo per le città e i villaggi, sfondiamo porte, abbaiamo ordini a destra e a manca e spaventiamo a morte i civili. Sembra una cosa brutta ma in realtà non facciamo altro che distribuire libertà e democrazia a gente che non conosce nemmeno il significato di queste parole.
Per voi civili è difficile da capire ma in certi casi non è possibile andare troppo per il sottile.
Un’altra cosa buona del nostro lavoro è che ci tiene generalmente lontano dai ragni. Quei mostri non amano le città e preferiscono starsene nelle loro grotte o sotto la sabbia del deserto, pronti a saltarti addosso per morderti il culo.
Nelle zone abitate questo non succede a meno che non ci siano stati dei bombardamenti. In quel caso è meglio tenere d’occhio i crateri perché non è mai detto che uno di quei cosi non decida di venire a farsi un giro in paese. È per questo che uno dei nostri compiti è quello di individuare le buche potenzialmente pericolose, gettarci dentro una flashbang al fosforo per accecare e far retrocedere gli eventuali ragni, e poi lanciare qualche granata di quelle che fanno il botto per sigillare la buca. L’unico problema è che i nostri ragazzi non ci sono andati leggeri con i bombardamenti e di buche ce ne sono tante e non puoi mai essere certo di averle chiuse tutte. C’è il caso che se ne hai lasciata aperta qualcuna, le vibrazioni delle granate che hai lanciato nelle altre attirino l’attenzione dei ragni, spingendoli a venire fuori da quell’unico singolo cazzo di cratere che hai trascurato. Alle volte capita che ti ritrovi con quei mostri che ti sciamano tutt’intorno e crepi chiedendoti cosa cazzo hai sbagliato.
Nessuno di noi grugni abbassa mai la guardia e siamo sempre scrupolosi nel nostro lavoro: l’idea di poter essere divorati vivi ci spinge alla massima professionalità, questo è certo.


6
Se l’Iraq è il buco del culo del mondo, la città di Hawija è il buco del culo dell’Iraq.
Si trova a trenta miglia da Kirkuk a nord di Baghdad e per farvi capire quanto è brutto questo posto vi dico che che la prima volta che ci ho messo piede ho pensato di trovarmi a Detroit, solo senza il clima di merda. Non vorrei apparire ingiusta però: l’aspetto della città non è solo colpa del discutibile gusto urbanistico dei muslim. E’ probabile che anche il bombardamento a base di napalm e di bombe tradizionali da 250 Kg operato dai nostri C-130 abbia dato il suo contributo allo squallore generale. Detroit non l’ha mai bombardata nessuno, invece.
Prima del nostro intervento, Hawija era una roccaforte dei nazionalisti sunniti e brulicava di esaltati pronti a farsi saltare in aria per il solo gusto di farci un dispetto. Dopo il bombardamento la situazione non è cambiata di molto, solo che ora la città è costellata di buche e crateri e questo significa che adesso ci dobbiamo guardare anche dai ragni oltre che dai terroristi.
La nostra compagnia è impiegata in un’operazione seek and destroy: rastrellamenti strada per strada in cerca di sacche di resistenza, case matte e di qualsiasi altra cosa non ci vada a genio. Le squadre di bonifica e demolizione non sono ancora passate a chiudere le buche e noi abbiamo l’ordine di illuminarle con un radiofaro satellitare ma di lasciarle perdere, che chiuderne solamente alcune certe volte provoca più danni che lasciarle aperte tutte. Del resto i demolitori non lavorano tranquilli quando sanno che un muslim potrebbe sparargli nella schiena e quindi tocca a noi rendere l’area sicura in modo che possano svolgere il loro lavoro. In altre parole: non puoi liberarti dai ragni se non ti sei prima liberato dei terroristi ma non puoi liberarti dai terroristi senza attirare i ragni. Sembra un problema senza soluzione, non vi pare? E infatti è proprio così.






Dopo aver postato il primo paragrafo, ho pensato che non mi avrebbe fatto male postarne qualcuno di quelli successivi. Così... tanto per sentir cosa ve ne pare e magari ricevere qualche critica utile.
Sia chiaro, è una versione "beta" ancora non passata sotto alcuna supervisione da parte dell'editore.
Intendetela come una sorta di preview, tipo quando si postano le tavole di un fumetto ancora in lavorazione e tutte da sistemare.

CORRI FORREST! CORRI!


Io non capisco.

Facciamo una premessa: io di idioti internettaroli ne ho visti davvero tanti e con tanti mi sono scornato. L'ho fatto andando contro al sacro precetto che dice di non discutere con gli idioti per non correre il rischio di non venire confusi con loro... in compenso mi sono divertito. La polemichetta stronza su internet mi è sempre piaciuta e non credo che questo sia un segreto per nessuno.

Però è chiaro che c'è una differenza tra gli idioti e una persona che ha dei problemi seri.
Se vedo una persona del tutto distaccata dalla realtà, con un comportamento che aderisce alla perfezione al modus operandi di gente come Charles Manson o Mark David Chapman (emulazione, rapporto di amore/odio con il proprio idolo/demone, stalking e via discorrendo) e che sembra incapace di capire quando si sta danneggiando da sola in maniera seria (e parlo di commettere veri e propri reati, esponendosi sul piano penale) senza nemmeno rendersene conto... allora capisco che il limite del gioco è stato trasceso di parecchio e che se io posso pure continuare a divertirmi, dall'altra parte c'è una persona che non scherza per un cazzo e che è potenzialmente pericolosa per se stessa e per gli altri.
E allora la smetto perché sarò pure uno che si diverte a ridere di tutto, ma non ci trovo particolare gusto a sfottere un ritardato mentale (più che altro perché è tempo perso visto che il ritardato non è in grado di capire cosa gli sto dicendo).

E allora torniamo a bomba.
Io non capisco.
Non capisco tutti quelli che in queste settimane si sono messi a sfottere il bambino speciale della classe.
Perché lui è un deficiente con seri problemi ma probabilmente non lo è per scelta sua, mentre molti di quelli che gli stanno dando contro sono persone che reputo anche intelligenti ma che hanno scelto di non esserlo.

La mia impressione è che, sotto sotto, tutti vogliano salire sul carrozzone del circo mediatico montato intorno al nostro bambino tutto speciale e godere di riflesso della popolarità di cui gode quel simpatico pagliaccio.

Sia chiaro, non voglio fare la figura di quello che difende i più deboli (a scuola sono sempre stato un bulletto e non me ne pento per un cazzo)... però mi fa specie vedere come, per ottenere un poco di quella popolaritià degli stronzi che internet è in grado di regalare, così tante persone siano disposte a mettersi a giocare con la merda.

Visto come si sono messe le cose, a questo punto mi tocca tifare per Forrest Gump e mettermi a urlare a squarciagola:
CORRI FORREST, CORRI!!!

Sono abbastanza felice.


Non solo sono tornato a casa... ma è pure uscito un disco nuovo di quell'adorabile idiota di John Sebastian Bach.
E, oltretutto, nel disco duetta per ben tre brani con Axel Rose.
E uno dei brani è una bella cover di un altrettanto bel pezzo degli Aerosmith.

Ma cosa cazzo si può volere di più da un ritorno a casa?
Sì, ok... potrebbe essere ancora meglio in effetti, ma non si può avere tutto. E comunque, per esser meglio basta che attenda domani.

p.s.
Appena ho digerito il disco vi dico come suona (per ora ho sentito solo i tre brani con Axel e sono belli).

[preview] It Came From the Desert


1
Arruolarmi m’era parsa una buona idea sul momento.
I marines mi offrivano un lavoro ben pagato, l’opportunità di girare il mondo e fare carriera e l’indubbio privilegio di poter sparare a qualcuno con la benedizione dello Zio Sam.
In cambio il mio culo diventava del governo e io non dovevo fare altro che dare il meglio di me stessa, tenere la bocca chiusa e essere pronta a farmi ammazzare in nome del mio paese. Tutto sommato m’era parso un affare conveniente.
Nessuno però mi aveva parlato dei ragni.
Se avessi saputo di quelle cose, me ne sarei rimasta a Roxanne, Texas, a sprecare la mia vita un giorno via l’altro, facendomi scopare da qualche bamboccio afflitto da eiaculazione precoce, scodellando un paio di pargoli prima dei trenta e diventando una vecchia alcolizzata lungo la strada. E lo avrei fatto senza nessun rimpianto, potete starne certi.
Non che il governo avesse proprio intenzione di tirare a fregarmi, sia chiaro.
All’epoca del mio arruolamento, i pezzi grossi di Washington ne sapevano quanto me a proposito dei ragni e non c’era nessuna maniera di immaginare che una roba del genere potesse accadere, proprio nessuna. Però continuo a pensare che non sarebbe stato male se dopo l’inizio di tutta questa cazzo di storia, qualcuno fosse venuto a chiedermi se avevo davvero ancora voglia di essere un cazzo di marine del cazzo o se invece non volessi tornarmene alla mia cazzo di casa, lasciando il mio cazzo di posto a qualche altro cazzo di scemo che avesse davvero voglia di vedersela con delle bestiacce del cazzo, ricoperte di un pelo nero e ispido, grosse come cavalli, con otto zampe e carnivore.
Ma nell’esercito non è così che vanno le cose e quindi adesso non posso far altro che tenere duro, aspettare che termini il mio turno di servizio e nel frattempo far finta che non ci sia differenza tra lo sparare a un presunto fiancheggiatore di al-Qaeda mentre fugge e dovermela vedere con un mostro lanciato all’inseguimento della mia ombra a oltre venti chilometri orari e con in mente l’idea fissa di balzarmi addosso per divorarmi viva.
Questo è il corpo dei marines.
Noi siamo i pochi.
Noi siamo i fieri.
Noi siamo i fottuti.





L'inizio del mio racconto a base di insetti schifosi.

9.12.07

In quel di Napoli...

Fiera del Gamecon piccola ma bella e parecchio vitale.
Non sono riuscito a trovare un torneo di Halo 3 da vincere.
Tra poco inizio la conferenza su videogiochi, fumetti e Master Chief.

In una settimana ho fatto da Roma a Milano, da Milano a Napoli e questa sera da Napoli a Roma. Sono a pezzi.

7.12.07

Gli spaghetti western e me.



Ve lo anticipo adesso poi vedrò di ricordarvelo quando saremo vicini alla data dell'incontro:

Da dicembre a febbraio la Cineteca di Bologna in collaborazione con Hamelin Associazione Culturale presenta una serie di incontri sul fumetto dedicati allo spaghetti western con Gianfranco Manfredi, Claudio Gallo, Valerio Evangelisti, Roberto Recchioni, Werther dell’Edera, Renato Queirolo, Andrea Venturi e Lucio Filippucci.

Durante il periodo di esposizione della mostra dedicata al fotografo Angelo Novi e al suo lavoro sui set dei film western italiani, la Cineteca di Bologna propone alcuni incontri dedicati al fumetto curati da Hamelin Associazione Culturale. Si prosegue in questo modo una collaborazione che, avviata con la prima edizione di Bilbolbul. Festival internazionale di fumetto, sarà ulteriormente sottolineata con la partecipazione ancora più attiva della Cineteca in occasione della seconda edizione del festival prevista per il marzo 2008.
Inserire degli incontri sul fumetto all’interno di un’iniziativa dedicata allo “Spaghetti western” ci sembra importante, perché anche la storia del fumetto italiano ha da sempre avuto il western come scenario privilegiato, dando vita a personaggi che si sono imposti nel nostro immaginario. E’ il Kit Carson di Rino Albertarelli ad inaugurare nel 1937 la tradizione degli eroi della frontiera creati in Italia, che ben presto porta alla nascita del Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, di personaggi come Pecos Bill, Il Piccolo sceriffo, il Grande Blek, fino al Ken Parker di Berardi e Milazzo e a serie recenti come il Magico Vento ideato da Gianfranco Manfredi.
Quella del West all’italiana è quindi una tradizione narrativa che non riguarda solo i nostri schermi cinematografici, e ha le sue radici nella letteratura per ragazzi e popolare a partire dal ciclo western scritto da Emilio Salgari.
Gli incontri proposti, che si terranno in SALA CERVI presso la Cineteca di Bologna in via Riva di Reno 72, intendono, attraverso una serie di ospiti, tra sceneggiatori, disegnatori e esperti nel settore, indagare le motivazioni profonde e alcune tappe del western italiano a fumetti.

Lunedì 10 Dicembre 2007, ore 18.30
Sala Cervi via Riva Reno 72, Bologna
L’INVENZIONE DELLA TRADIZIONE: STORIA, AVVENTURA, ROMANZO POPOLARE.
Incontro con GIANFRANCO MANFREDI e CLAUDIO GALLO
Una conversazione sulle radici del western all’italiana, sulla sua parentela con la letteratura popolare e più in generale sul rapporto tra Storia e finzione a partire dai romanzi d’appendice italiani. Una riflessione sul western come grande serbatoio di storie che nascono a partire da una mitizzazione e trasfigurazione dell’epopea ottocentesca della frontiera americana.

Lunedì 14 Gennaio 2008, ore 18.30
Sala Cervi via Riva Reno 72, Bologna
OLTRE IL WESTERN: LA CONTAMINAZIONE CON ALTRI GENERI.
Incontro con ROBERTO RECCHIONI, WERTHER DELL’EDERA,
VALERIO EVANGELISTI
A partire dalla presentazione del volume a fumetti Ucciderò ancora Billy the Kid, una conversazione sui modi con cui il western si è contaminato con gli altri generi: (dall’horror alla parodia, dalla commedia all’erotismo), imponendosi nell’immaginario come uno scenario capace di essere da una parte sempre riconoscibile, dall’altra estremamente duttile a continue reinvenzioni.

Lunedì 18 Febbraio 2008, ore 18.30
Sala Cervi via Riva Reno 72, Bologna
FAR VEDERE IL WESTERN: COME RACCONTARE UN MONDO A PARTIRE DALL’IMMAGINE.
Incontro con RENATO QUEIROLO, ANDREA VENTURI, LUCIO FILIPPUCCI.
Le stesse fotografie di Angelo Novi sono una conferma della natura profondamente visiva del genere western e della sua riconoscibilità attraverso topoi sempre ribaditi: dal saloon alla sparatoria, dalla corsa in diligenza ai paesaggi desertici o rocciosi. E’ interessante allora considerare come sia possibile giocare su questa forza evocativa a partire da una sola immagine o da una sequenza di vignette.

Incontri con le scuole:
Oltre ai tre incontri sopra segnalati rivolti al pubblico, la Cineteca organizza due ulteriori incontri per le scuole superiori, in cui le classi del Liceo Artistico avranno occasione di confrontarsi, attraverso gli scenari del West, con grandi professionisti del fumetto come Giovanni Romanini e Lucio Filippucci e imparare così a conoscere il lavoro che sta dietro la produzione di una storia a fumetti.

Per informazioni: 051/2195309

Si tratta solo di scrivere.


Ieri sono stato a un incontro con il vincitore del premio Urania del 2006 il cui romanzo è in edicola proprio in questi giorni ("Sezione Pigrego Quadro"), l'autore si chiama Giovanni De Matteo e mi pare che abbia anche scritto fumetti. Giovanni è piuttosto giovane (meno di trent'anni) e sembra piuttosto preparato. Alla pubblicazione in edicola c'è arrivato in maniera semplice: ha mandato il suo romanzo al concorso di Urania, ha vinto e lo hanno pubblicato.

La ragione per cui sono andato a questo incontro non era però per Giovanni De Mateo quanto per fare un saluto a Altieri e Di Marino che presenziavano nelle libreria e per scambiare due chiacchiere con loro su delle robe di lavoro che ci coinvolgono. Chi segue il blog sa che sono un fan dei due dalla primissima ora e che qualche tempo fa li ho conosciuti di persona. Io gli ho dato delle robe mie (fumetti) loro se le sono lette e gli sono piaciute. Il risultato è che Di Marino m'ha fatto l'introduzione a "Battaglia" e che presto o tardi ci siamo ripromessi di fare un qualche fumetto o altra roba insieme. A dire la verità, con loro dovrei anche dividere le pagine di una futura una antologia e forse anche qualcos'altro. Tutto dipende se mi rivelerò uno scrittore decente di narrativa.

Tra il mio approccio e quello di De Matteo passa un mondo ma alla fine conta solo una cosa: che se scrivi qualcosa in maniera professionale e che se questo qualcosa piace a quelli che potrebbero pubblicartela, è probabile che la pubblichi.
Se non scrivi un cazzo o scrivi male, non pubblichi un cazzo e sbraiti contro il mondo cattivo.
Amici o non amici, conoscenze o meno.

Scrivere bene.
Conta solo quello.

Il Nemico e la panna.

E' una mattina fredda e limpida a Milano e Vero Amore zompetta allegramente in giro per la strada, manco fosse maggio a Villa Borghese.
Milanesi, pensa il Nemico. Ma che ne sanno di belle giornate?
Si accende una sigaretta, una Pall Mall come quelle di Philip K. Dick e Kurt Vonnegut e per un attimo si sente come loro: morto.
Il fianco destro gli sta suonando un motivetto a due voci composto da un doloretto persistente e fastidioso come un prurito, subito sotto la cassa toracica, più o meno dove lui immagina di avere il pancreas, e un dolore acuto, vivido e appuntito più giù, dove c’è il fegato.
Trascina un poco i piedi il Nemico e si sente scivolare via, verso il basso e dentro i suoi stivali.
L'uomo non ha proprio voglia di crepare in questo periodo e la ragione è poco avanti a lui.
Vero Amore si volta e gli sorride. Gli sta indicando un palazzo grigio tutto coperto di edera e sormontato da un'alba così rossa che può essere solo frutto dello smog. E’ felice come una bambina quell’adorabile deficiente. Lui la guarda e pensa che non potrebbe amarla più di ora.
«Non è bellissimo?»
«il palazzo o il cielo?»
«Tutti e due».
«Mah».
«A me l’edera piace un sacco».
«Perché?»
«Perché combatte, si arrampica, si stringe attorno alle cose... è una che non molla mica!»
«Sì ma alla fine cede... come le tette».
Vero Amore abbassa lo sguardo sulle sue tette, che per il momento reggono bene, ci pensa un secondo, poi lo rialza e sorride a quello spaventapasseri emaciato, con la faccia seminascosta dal fumo bluastro di una sigaretta puzzolente, fermo davanti a lei.
«Andiamo a casa e mi monti come la panna?»
Il Nemico valuta rapidamente il dolore al fianco, le sue gambe molli e la stanchezza che si sente nelle ossa. Poi decide che vale la pena provarci. Gli costasse pure la pelle.

6.12.07

All in the name of Rock 'n' Roll... all in the name of rock!


Ho una personale teoria sull'hardrock e la morte.
Per me non si può morire se stai sentendo hardrock.
Pensateci. Anzi, fate la prova.

Mettete su "Detroit Rock City" e piazzate il volume sul 10 (il volume a cui sentono la musica i veri uomini).
Voi ve la sentireste di tirare le cuoia durante questo pezzo? Non si può proprio, è troppo trascinante.
Se proprio hai da crepare, resisti fino alla fine e poi muori.
Quindi la mia idea è che se ti fai una compilation sensata e la senti tutto il giorno... allora vivi per sempre.
Al massimo schiatti tra le pause di una canzone e l'altra o sei ci hai infilato dentro per sbaglio un pezzo di Jeff Buckley.
Dio ci voleva belli e invincibili... altrimenti che ce lo avrebbe dato a fare il rock?

Muji Muji


Nel mio vagabondare milanese mi sono spinto a entrare da Muji.
Me ne avevano parlato come una catena di negozi giappo carissimi e radicl chic da morire.
La prima affermazione è falsa mentre la seconda è tristemente vera.
Dico "tristemnete" perché la roba che c'è dentro Muji, tutta senza logo e con quei cazzo di colori neutri mi piace un sacco e una sporta e tra questo negozio e i giappo take-away, Milano mi sta rendendo un fighetto di merda.
Fortuna che ho i pantaloni strappati, la mia giacca da reduce e l'hardrock a proteggermi.

Nota di folklore: l'esperienza di portare Maurizio Rosenzweig in un negozio sado-chic e vederlo totalmente impanicato mentre la mia donna (sotto lo sguardo di una simpatica commessa transessuale) si è messa a provare le dimensioni di una gabbia, valeva da sola lo sbattito del viaggio.


Per il resto: il soggiorno milanese è praticamente finito.
Domani un pranzo d'obbligo alla Madonnina, poi la mostra di Lynch e poi via verso Napoli e il GAMECON.

p.s.
'sto abbastanza di merda in quanto a salute e rientrato a Roma devo fare una pausa e cercare di capire che cosa cazzo c'è che non va... per adesso faccio finta di niente e mi godo quanto è strano sentirsi innamorati a Milano.

p.p.s.
ma anche voi adesso il blog lo vedete in inglese?

Happy Family


uno spettacolo di Alessandro Genovesi
in scena all'Elfo, in via Ciro Menotti a Milano fino al 31 dicembre.


Non sono un amante del teatro "vero" (quello scritto e basta mi piace)... o perlomeno, non ci vado mai, non so un cazzo di quali sono le buone compagnie e i buoni teatri, sono pigro, odio il soffitto, odio la mancanza di inquadrature, odio le cose che non sono riproducibili sempre nella stessa maniera (tanto tempo fa mi stavano sulle palle pure i concerti, figuratevi...) e via dicendo.
Però sapete come vanno queste cose, alla fine cedi. Specie se a chiedertelo è una persona speciale che ci crede un sacco.
E così sono andato a vedere questo spettacolo di tale Alessadro Genovesi pensando di frantumarmi le palle.
Invece me lo sono goduto a pacchi, mi sono divertito e (sorpresa) quasi commosso.
Scritto bene, con intelligenza, ironia e con poche concessioni a facile sentimentalismo (ci si poteva risparmiare giusto la canzone finale che chiude lo spettacolo), ottimamente interpretato, ben diretto e con parecchie idee sceniche.
Se siete a Milano e avete una serata libera... vale la pena farci un pensierino.

p.s.
Genovesi scrive proprio bene. Sono impressionato.
Spero che oltre di a 'sta roba del teatro e mi pubblichi un libro o qualcosa di serio.

Game Pro 7

All'interno la solita mole di bella roba e la mia solita rubrica (Anatomia Comparata).
Qualche perplessità sulle recensionii... 7 ad "Assin's Creed" forse ci può pure stare (anche se vuol dire essere davvero impietosi) ma se sul forum di Game Pro mi dici che il voto dato a Mass Effect non è quello riportato sulla rivista (un eccessivo 10) ma un ben più modesto 7... e poi mi dai 9 a quel baraccone di "Call Of Duty 4" e 7 a "Conan" (l'action, non il futuro MMORPG) direi che questo mese i voti li hai tirati un poco a caso o che sei afflitto da una sindrome di bastiancontrariesimo.
Il 10 a Mario, invece, è pure poco.
Poi vabbè... le recensioni lasciano sempre il tempo che trovano, sia chiaro, ma in genere con quelle di Edge/Game Pro sono abbastanza concorde. Questo mese quasi per niente.