22.1.08

Come tanti piccoli Salinger.



Spesso ci si interroga sul perché gli altri media dedichino così poca attenzione al fumetto.
In fondo, il mercato del fumetto fa più soldi di quello discografico (specie di questi tempi) e se la batte alla pari con quello librario... eppure ogni periodico ha una sua rubrica per parlare di musica e romanzi mentre è cosa piuttosto rara trovare una rubrica dedicata ai fumetti.

Le ragioni di questa situazione sono tante: si va dal buon vecchio pregiudizio che "i fumetti son roba per bambini", al fatto che non si è mai creata una critica accademica intorno al fumetto, per non parlare del fatto che il primo editore italiano non ha mai avuto la necessità di andare a fare la corte a quotidiani e riviste perché non ha mai avuto bisogno di loro per vendere i suoi fumetti e via dicendo.

Ma c'è anche un altro aspetto che raramente viene valutato:
l'indole degli autori di fumetti.
Il fumettista italiano (affermato) sta bene a casa sua a fare il suo lavoro e meno gli rompono e più è contento.
L'idea di promozionare il suo lavoro gli è aliena in qualsiasi forma tranne che in quelle delegate all'editore.
Il fumettista italiano, specie quello arrivato, evita come la peste il contatto diretto con il pubblico (anche quello internet), sfugge alle occasioni pubbliche (arrivando a disertare anche le fiere di fumetto) e sembra allergico a qualsiasi ribalta.

Negli ultimi vent'anni il nostro settore ha prodotto un numero infinito di personaggi di carta ma non è riuscito a proporre neanche una personalità in carne e ossa, qualcuno con cui il pubblico e i media potessero rapportarsi direttamente, seguire fedelmente, contestare o lodare apertamente e da cui ricevere un qualche feedback in cambio.
Negli anni passati di figure del genere ce ne sono state (penso ad un Pazienza, per esempio) e hanno fatto bene alla percezione che il "mondo fuori" aveva del fumetto.
Un tempo Frigidaire o Cannibale o Il Male erano riviste in mano a gente di ogni estrazione sociale e culturale (vabbè... magari in mano ai fascisti non ci finivano) e il fatto che fossero testate "a fumetti" non le discriminava culturalmente perché chi le faceva erano persone in carne e ossa che non ci mettevano solo la loro professionalità ma anche la loro faccia e le loro idee.

Oggi non è più così.
Oggi, come tanti Salinger Wannabe, andiamo avanti chiusi nelle nostre casette a fare le nostre robe.
Un esercito di homeboy autistici e sordi al mondo esterno che stanno bene nel buio della loro cameretta e che non ci pensano nemmeno un secondo a mettersi in discussione.
Figurarsi a farcisi mettere da qualcun altro.

21 commenti:

MarcoS. ha detto...

prendendo la televisione come la più grande vetrina mediatica i pochi casi in cui un autore si è mostrato dietro a un fumetto sono stati: al bivio in cui c'era anche Manara e poi carofiglio(ma quello è un discorso a parte.
l'unico fumettista diciamo purò che si sta mettendo in mostra e che mi viene in mente sei proprio tu.

Ed! ha detto...

è la tua frase che mi porto sempre dietro:

i fumettisti italiani hanno la sindrome del pisello piccolo.





P.S.: [OT] Rrobe ho visto "The Host" credo proprio non abbia nulla a che fare con Cloverfield, ma ti ringrazio a manetta: STUPENDO! Davvero stupende. Durante alcune sequenze mi sono scoperto a bocca aperta letteralmente.
Ti consiglio quanto prima REC (capolavoro horror, giuro!). peccato che mi manchino gli ultimissimi minuti mozzafiato del film (dannati file corrotti!).

DIFFORME ha detto...

"i fumettisti italiani hanno la sindrome del pisello piccolo."

parlate per voi! :D

quoto il post

Riccardo Torti ha detto...

Non m'hai convinto del tutto. Se, come dici tu, il media fumetto è alla pari con gli altri (nelle vendite), l'unica cosa che dovrebbe invidiare sono le luci dela ribalta e i red carpet. Che non sono altro che vanesi particolari. La cosa che non capisco è se tu vorresti la considerazione culturale che hanno gli altri media o vorresti solo un po di riflettori in più puntati sul fumetto. E con quale scopo? Quello della rivalutazione intellettuale o quello di ottenere qualche trafiletto su qualche rivista? O magari tutte e due.

DIFFORME ha detto...

aggiungo che spesso i fumettari "arrivati" sono mediaticamente impresentabili,
pazienza oltre che un genio era pure un figo....

Ed! ha detto...

"aggiungo che spesso i fumettari "arrivati" sono mediaticamente impresentabili"


Parla per te! :D


quoto il post



;)
eheheh

RRobe ha detto...

Per Riccardo: i tempi son cambiati, Riccà.
Una volta ce ne potevamo sbattere se c'era un risalto culturale e mediatico, i fumetti se ne vendavano lo stesso.
Adesso, tra frammentazione e specializzazione del pubblico, crisi (presunta o reale) e aumento dell'offerta... bisogna darsi una mossa per trovare un posticino non ti dico al sole, ma almeno sotto una lucina.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Fare il Ragazzo Immagine è una sbatta mica da ridere, Zoolander docet.

Promuoversi necessità di metodo e preparazione, e pure di esserci un minimo portato per non risultare posticci o con un perenne bacco in culo, come dicono i conti.

Però è vero che vedere un fumettista in tele ogni tanto non darebbe fastidio, anzi.

P.S.

rrobe t'ho mandato un paio di mail, arrivate? :look:

Fabrizio ha detto...

Rrobe, ci son sempre le selezioni del Grande Fratello!

lol

:-D

Fab

SJ ha detto...

L'unico "personaggio" tra gli autori , nel bene e nel male , ora come ora sei tu :D

PS. immancabile come nelle varie interviste che vengono fatte agli autori\disegnatori non manchi mai la risposta "pochi/nessuno" alla domanda fatidica.. "ma quanti fumetti leggete?"
Mi domando sempre se effettivamente siano sinceri o si vergognino a dirlo....

ausonia ha detto...

mah, robero.... i tempi son cambiati davvero. se mi proponessero di andare in tv rifiuterei a priori. ha ragione torti. di quella ribalta lì ne faccio volentieri a meno. lì, la faccia, oltre che a mostrarla, la perdi.
e poi, sarò un romantico, ma l'idea di lavorare con un media così poco considerato dai salotti buoni mi piace da morire. senza parlare del fatto che ti da una libertà espressiva totale. e finché dura... approfittiamone.
ah, già... ma tu sei quello che ha scritto battaglia. ti importa un fico secco... :)

RRobe ha detto...

Perché parlate solo di tv?
Ma una intervista su... chessò... Vanity Fair, ti farebbe schifo rilasciarla?
O avere incontri in università e accedemia?

Riccardo Torti ha detto...

Sulla tv concordo con Ausonia.
L'università è un discorso un po diverso dlle luci della ribalta che dicevi te.
Per l'intervista su una buona rivista invece concordo... ma liberare il fumetto da quella prevenzione ("robba per bimbi") è arduo e impropabbile. Ma non credo che sia una figura di spicco che risolverebbe la situazione. Dovrebbero essere i media "forti" a interessarsi...

Planetary ha detto...

Oh bene, possiamo dire che il fumetto in Italia non se l'incula nessuno, tranne gli appassionatissimi.

Passate in edicola e guardate quante riviste ci sono dedicate a:
abiti da sposa
giardinaggio
caccia
pesca
case
yacht
fitness
collezionismo
foto
storia
astrologia
design
cavalli

e si potrebbe continuare.

La maggior parte delle volte sono 3 o 4 riviste per genere, in carta patinata, zeppe di pubblicità, spesso con foliazioni di centinaia di pagine.

Di fumetti?
Due.
Di cui solo una con una veste tipografica seria.

Ora, se ci sono almeno 2 o 3 riviste dedicate ai cavalli e ai cinghiali e solo 2 con le caratteristiche di cui sopra qualcosa vorrà pur dire, no?

MarcoS. ha detto...

pur troppo la questione accademica ci vede ancora dietro...io posso parlare per il dams di roma...avrei voluto presentare una tesi solo sul fumetto ma ciò mi sarebbe stato rifiutato...non esiste un corso sul fumetto e spesso se autori di altri media come zavattini hanno incontrato il media fumetto questo fatto viene ben nascosto...ma il discorso è diverso credo qui si parla del perchè l'autore di fumetti non rompe i coglioni al mondo dicendo:" hei guarda che ci sono"

ausonia ha detto...

a marzo terrò una serie di lezioni ai dottorandi in architettura a reggio calabria.
sono stato chiamato direttamente da due docenti dopo che hanno letto p-hpc.

stessa cosa è accaduta a urbino. sempre contattato da docenti di architettura grazie a p-hpc.

dico p-hpc perché di fatto non è proprio un fumetto. mi sarei stupito (piacevolmente, sia chiaro) se mi avessero chiesto di tenere delle lezioni dopo aver letto pinocchio.

insomma. la situazione è dura.

ausonia ha detto...

per quanto riguarda riviste... ben volentieri. anzi robe, forse non lo sai ma probabilmente faremo fumetti per lo stesso mensile extra-fumettistico.

RRobe ha detto...

Io ho passato la mano.
Periodaccio.

Antonio ha detto...

Dico la mia sul discorso universitario:

Secondo me l'universita' e' un po' come la televisione. Nel senso che gli accademici non ne capiscono niente di fumetti in genere.
Andare all'universita' significa prostrarsi al sistema. E non e' una cosa bella (specie per chi sta con Asso Merrill).
Ovviamente il caso di Ausonia, che va a parlare di aspetti tecnici, e' diverso.

In UK, dove l'aria e' diversa, di fumetti all'Universita' se ne parla. Ma Morrison e' (almeno a livello di immagine) 1000 anni avanti ai nostri assi del fumetto, converrai...
Moore magari no, ma Moore e' Moore.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Bel post.
Purtroppo sono d'accordo con Roberto.
I fumettari sono troppo annodati su se stessi. Ricordo ancora con orrore, una trasmissione tv condotta da Daria Bignardi (di ormai dieci anni fa), dove era presente il gota del fumetto italiano. Fu un apoteosi di lacrime sullo stato pietoso del fumetto italiano, condita da argomentazioni di nicchia incomprensibili ai più. Io stesso avevo voglia di cambiare canale. Deprimente e lagnoso. Sfigato. Lontano anni luce da quello che la gente comune si aspetterebbe dal fantastico mondo dei comics.
Il fumetto si è dimenticato le sue origini, quando raccontava in modo diretto e politicamente scorretto, il mondo “reale”. Dobbiamo riuscire a recuperare quella dimensione, perché in quel giorno, quando il fumetto parlerà della gente e del mondo in cui vive, i lettori potranno riconoscercisi davvero, e le vendite torneranno ad essere quelle che ci aspettiamo.
Non solo dobbiamo pensare di portare il fumetto “fuori”, ma dobbiamo anche portare il mondo vero “dentro” le nostre storie. E possiamo riuscirci.

kromo ha detto...

Gioite... il problema sarà risolto da INFINITO!

AHAHAHAHAH!!!!