18.1.08

LMS


Ieri mi sono stufato.
E' arrivato il risultato delle analisi (buone ma non così buone) e, oltretutto, mi sono sentito di nuovo male.
E così ho deciso di averne davvero i coglioni pieni di stare come sto.
Non sono uno che si lamenta facile: sono un malato professionista, quando mi chiedono "come stai?" io faccio un sorriso ironico e vado in automatico con la risposta "ho visto giornate peggiori". Lo dico perché è vero ma questo non cambia il fatto che non stia bene e che mi sono rotto di svegliarmi sempre dolorante, di avere un colorito che passa dal bianco cadaverico al giallo al verdognolo, di dover gestire le mie energie e dover risparmiare il fiato per quando mi servirà davvero, di stare a casa invece che andarmene in giro, di non poter prendere la moto, di non poter spaccarmi la testa a kendo... ma soprattutto, mi sono stancato di non poter godere appieno della felicità che ho a portata di mano.
Da tre anni a questa parte è un continuo: non c'è tregua. Una emergenza dietro l'altra, una serie infinita di cadute da cui è sempre più difficile rimettersi in piedi. Prima, almeno, avevo dei momenti di tregua (certe volte anche lunghi), adesso invece ogni giorno è una battaglia e sono stanco, logoro e stufo.
E allora mi sono messo a pensare a quelli che stanno bene e non se lo meritano, a quelli che neanche si rendono conto della fortuna che hanno e passano la loro sanissima vita a angosciarsi per mille cazzate, a quelli che hanno la possibilità di fare tutto e invece non fanno un cazzo. E li ho odiati e invidiati da morire.

Poi questa mattina mi sono svegliato e c'era il sole.
La mia donna bellissima era già al computer a scrivere come una matta, il mio cane mi leccava la faccia e i miei gatti giravano per casa facendo cose gattose.
Le vene delle gambe oggi mi fanno meno male di ieri (non lo perché mi fanno male, è una roba nuova), il mio colorito è meno peggio del solito e il dolore fisso al fianco derivato dalle protesi e da chissàchecazzo è un pelo meno acuto di quanto non è stato durante tutta la settimana. E non sono più incazzato.
Le cose non vanno bene ma posso ancora tirare avanti.
Alla faccia di tutti i sani di questo mondo.
Potrete pure avere qualcosa che io non ho e che desidero... ma la maggior parte di voi non sa manco da dove iniziare a godersela.


Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volto.

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro.