23.1.08

Medda sulla censura.


Bell'intervento di Medda sulla censura.
Lo trovate QUI

61 commenti:

sherlock ha detto...

E anche nel campo della scienza leggi qui: http://magazine.excite.it/news/7050/Papa_sospesa_la_nomina_di_Maiani_alla_presidenza_del_Cnr
Si può essere o meno d'accordo sull'opportunità di quella lettera dei docenti della Sapienza contro l'intervento del Papa, ma una cosa è strasicura, che dopo il casotto che ne è nato in cui alcuni li hanno trattati come poco meno che istigatori al terrorismo, e dopo questo episodio in cui la carriera di uno di loro rischia stroncatura perchè ha espresso una opinione, d'ora in poi NESSUNO in ambito accademico si azzarderà a dire mezza parola riguardo al Papa o a qualsiasi altro argomento potenzialmente scottante.
Manco fossimo nel ventennio ...

milian ha detto...

La storia della lettera è controversa. C'è chi pensa che in quel caso la censura (preventiva) fosse operata nei confronti del Papa. In fondo, seppur garbatamente (tralasciando i soliti casinisti), gli estensori della lettera auspicavano appunto che il Papa non potesse esprimersi alla Sapienza. L'ideale sarebbe che chiunque e in qualunque luogo (pubblico) possa esprimersi liberamente (compreso Darth Sidious :P Cosa che comunque ha poi fatto, anche se non alla Sapienza. Non gli mancano certo i pulpiti da cui farlo ;-)
L'articolo di Medda è condivisibilissimo. Ed è comprensibile anche l'amerazza che si legge dietro, considerato il polverone sollevato recentemente attorno a quella gag (a mio avviso, totalmente fraintesa) su Dylan Dog.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Quanto detto da Medda è sicuramente vero per lui e per altri come lui, autori mainstream.
Ovvero, detto in parole povere, Bonelli-Astorina_Disnay.

Non mi risulta che ciò avvenga, per esempio, per editori come BeccoGiallo.

Secondo me è un po' il concetto che gli editori si fanno del "lettore medio", che, come ci insegna Moore, tra gli altri, non esiste.

AlessandroDiVirgilio ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ausonia ha detto...

io quando leggo le cose scritte da medda sul suo sito, quasi sempre... scoppio a ridere.
qui medda dice:

Anni fa un noto editor televisivo mi disse che invidiava la libertà di cui godiamo noi autori di fumetti.

“Stai scherzando! - obiettai - E’ vero, i nostri personaggi sono liberi di usare la pistola e scazzottare i cattivi. Ma noialtri non possiamo certo parlare di aborto. Non possiamo fare riferimenti all’attualità politica. Dobbiamo già ringraziare se riusciamo a mettere una parolaccia ogni tanto!”.

mmmh.... forse tu autore bonelli, caro medda. ma ci sono altri autori che scrivono cose liberamente e senza autocensurarsi, lo sai. quindi ha ragione il tuo amico noto editor televisivo a riconoscere più libertà al media fumetto.

ma se medda volesse scrivere senza il rischio di essere censurato... potrebbe cambiare editore, no? se avesse tutta questa premura di non doversi autocensurare, troverebbe facilmente altri spazi nel campo dell'editoria. li trovo io... non li troverebbe lui? non scherziamo. io (parlo di me, ma potrei parlare di altri cento autori non mainstream) non sono mai stato censurato dagli editori per cui ho lavorato. un esempio per tutti il tema della pedofilia in pinocchio (con un'immagine del cliente che se ne va dalla camera e il bambino, seduto di spalle sul letto, sporco di sangue). e questo è accaduto su un libro della pavesio, voglio dire: il borghesissimo pavesio, non sulle pagine di frigidaire... insomma, questo per dire che di spazi ce ne sono a volerli cercare e se ne trovano facilmente anche senza andare a lavorare per qualche sconosciuto editore alternativo sotterraneo che fa controcultura...

la cosa che mi fa ridere è che a sentir parlare medda... sembra che si tratti di un autore controverso che scrive fumetti controversi per un editore noto per essere molto controverso. :)
no, medda scrive libri innocui per un editore assolutamente innocuo. forse l'editore meno politicamente scorretto che esista, non in italia, ma nel mondo.
quindi... dove cavolo sta il problema? il problema non esiste.

lavorare per un editore anziché per un altro è una scelta. nessuno ti impone nulla. vuoi maggior libertà? trovati un editore meno popolare. vuoi avere centinaia di migliaia di lettori? ottimo. continua a lavorare su dd o nn ma non rompere i coglioni. abbi almeno il buon senso di riconoscere di far parte di una struttura editoriale del tutto simile a quella della tv generalista e accetta con maturità il fatto che lì non fai arte (visto che medda parla di arte) ma puro intrattenimento borghese. politicamente corretto. innocuo. senza slanci. senza pretese di fare politica... e tutto il resto. perché quando si è consapevoli di fare prodotti per le masse, si sa che quei prodotti vanno a chiunque e quindi ti viene preclusa, ovviamente, la possibilità di prendere posizioni troppo nette per il rischio di scontentare qualcuno. succede in tv. succede alla bonelli. è normale.
e la cosa, infatti, sinceramente, né mi stupisce, né mi scandalizza.

del resto è possibile fare buon fumetto anche senza la necessità di essere oltraggiosi o politicamente scorretti a tutti i costi.

quindi caro medda, continua a fare il tuo lavoro impiegatizio in bonelli (come gli autori rai e mediaset svolgono il loro lavoro impiegatizio nella tv generalista) e non ci stressare con paturnie da frustrato.

hai altre possibilità per esprimere liberamente le tue idee. trovatele.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

@Ausonia:
ecco. Non avrei saputo dirlo meglio.

Fabio... ha detto...

Ausonia

Medda ha scritto "i nostri personaggi" e si paragonava la tv popolare (editor televisivo) a fumetto popolare (personaggi bonelli), non ha detto "coi fumetti non puoi parlare di aborto o di pedofilia..." anche perchè fumetti violenti, sboccati o a tematiche sociali esistono da sempre

ausonia ha detto...

fabio:

è per questo che ho detto che il problema non esiste.

vuoi fare fumetto in bonelli, o fiction su rai2? bene. sai come funziona. lo sai benissimo e allora di cosa ti lamenti?

ma di cosa stiamo parlando?

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Esatto.
Il brano di Medda sarà pure bello, ma cosa ha a che fare col fumetto?

L'unica cosa veramente rilevante è l'accenno a Roberto Saviano.

Quelli si che sono problemi.

Riccardo Torti ha detto...

c'entra poco: Ausonia non credo che fare fumetti in Bonelli non sia fare arte. Da come la metti te o si fa arte o si fa intrattenimento. Hollywood ha sempre fatto cinema tenendo presente due punti cardine: soldi e arte. In mezzo a questi due ha sfornato i più grandi capolavori del cinema. Alcuni numeri di DD sono capolavori, intrattengono, vendono ma non per questo non è arte...

Scusate non voleo andare OT

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Non voglio fare l'avvocato di nessuno (una cosa di cui già mi hanno accusato), ma, al di là del "colore" e del "calore" che ci mette Ausonia nell'esporre le proprie idee, credo che, nel nocciolo, il suo intervento sia assolutamente condivisibile.

La Bonelli è vero che è "politicamente corretta", ma, in questo, non c'è nulla di male.

Lo stesso succede per le grandi case editrici americane, per esempio.

Ma il concetto di censura, qui, non ci sta.
Quando un autore decide (o ha la fortuna) di lavorare per Bonelli o Disney, è un dato di fatto che deve accettare alcune condizioni.

Che non tolgono nulla alla possibile "artisticità" dei suoi autori, ma che, ripeto, poco (anzi nulla) hanno a che fare con la censura.

ausonia ha detto...

riccardo:

sul discorso sull'arte possiamo avere idee diverse. sicuramente quando penso ad un'opera d'arte, io, non penso certo al cinema hollywoodiano. ma son punti di vista. davvero.

qui il punto è un altro: un autore mainstream che si lamenta di non poter eccedere sulle parolacce da mettere in bocca ai cattivoni di turno... e poi parla con una certa disinvoltura di roberto saviano, come se le due cose avessero qualche attinenza...
insomma, io l'ho trovato un articolo davvero surreale.

Fabio... ha detto...

Alessandro ma a me dall'articolo non traspare che Medda si lamenti dei "limiti" espressivi Bonelliani...

L'ultima parola la lascia all'editor televisivo che parla di ansiogeni...

E' partito da una chiacchierata tra due operatori di settori diversi e ha allargato il discorso all'autocensura e agli autori che si castrano...

Secondo me, il fuoriluogo (ot) è dire "se a Medda non sta bene se ne vada dalla Bonelli"

ausonia ha detto...

fabio:

qui si deve capire una cosa, secondo me.
l'arte negli ultimi trent'anni si è trasformata in "prodotto". e non è un prodotto tanto diverso da una saponetta o da un frullatore: per vendere deve avere delle caratteristiche che vengano apprezzate dai più. senza scontentare troppo e senza far storcere il naso.
quando si pensa un "prodotto" popolare, lo si fa tenendo conto di certi fattori. ed è proprio per questo che in bonelli non si parlerà di aborto (come dice medda) o di religione o di politica, per il semplice fatto che sono argomenti che dividono i lettori e il pubblico in genere. ci sarà sempre una metà di loro che si sentiranno offesi, indignati ecc.
per cui, se vuoi arrivare a "tutti" censuri un tipo di storie. e te autore che lavori in quel contesto produttivo eviti di parlare del papa o di prodi o di berlusconi, cioè: ti autocensuri.
non trovo che questo sia scandaloso. è semplicemente una condizione che si accetta a priori se si vuol arrivare a più consumatori possibili.

tutto qui.

ma se decidi di fare questo tipo di lavoro e di essere un autore così, non ti lamentare. si vede che hai più a cuore i soldi che guadagni della libertà d'espressione. quindi, non venire a fare la vittima e a parlarmi di censura, di autocensura coattiva e cose così. tieniti la tua poltroncina e non mi scocciare.

Fabio... ha detto...

Uhmph...
Eppure non mi sembrava scritto male il mio post...

AlessandroDiVirgilio ha detto...

@fabio:
non so se, riguardo medda "frustrato" abbia ragione tu o Aus, ma, secondo me, questo è l'aspetto meno importante.

La cosa che non capisco del pezzo di medda (oddio, che cacchio d'espressione!) è lo scopo.
cui prodest? come direbbero quelli più acculturati?

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Ehm... logicamente alla fine il punto interrogativo non c'entra una mazza.
Sorry.

RRobe ha detto...

Che palle questo atteggiamento da duro e puro de noantri, Aus.

AlessandroDiVirgilio ha detto...

Già, ma una domanda sorge spontanea, Robé: cosa ha di bello l'intervento di medda?

-harlock- ha detto...

Caro Aus, oggi mi hai reso un uomo felice.
Perché sì, te lo confesso, io mi trovo praticamente sempre d’accordo con te e con le tue posizioni, con le cose che scrivi/hai scritto sui vari forum, interviste ecc ecc. (e NON parlo qua delle tue opere). Ogni intervento tuo che leggo in giro mi trova sostanzialmente concorde. E te l’ho anche detto di persona a Lucca, se non sbaglio.
Ebbene, stavolta, su questo specifico argomento, non lo sono neanche un po'. E sono contento perché altrimenti l'unica alternativa possibile sarebbe stata sposarti.
Scherzi a parte, credo che tu con la tua "controcritica" abbia stavolta completamente mancato il bersaglio. Opinione mia personalissma, ovviamente.
Per spiegarti meglio cosa intendo apro una parentesi che non c'entra un cazzo.
Io ho lavorato per un po' in Comune come architetto. Tutta la progettazione architettonica di piazze, biblioteche, piste ciclabili, eccecc, è stata per qualche anno completamente ed esclusivamente a mio carico. Quando mi ritrovavo a bere l'aperitivo con qualche amico e collega che lavorava nel privato la cosa che mi sentivo ripetere più spesso era beato te che lavori in Comune, sottintendendo che io lavorassi in una sorta di Ufficio di Bengodi nel quale potevo sostanzialmente fare il cazzo che volevo. Nel senso che loro, che lavoravano nel privato, dovevano confrontarsi sempre con il committente stronzo, con il risultato che spesso, per non dire sempre, non potevano fare niente. Spazio per la progettazione o idee nuove da mettere in campo zero, non c'era scampo, il loro lavoro si riduceva sostanzialmente ad essere un lavoro da firmacarte, visto che il cliente sapeva già tutto. Mentre io, invece, potevo progettare liberamente e costruire le "mie" cose nel pubblico, che tanto del pubblico in Italia non gliene frega un cazzo a nessuno e quindi paradossalmente se c'è uno che ha voglia di sbattersi gli lasciano fare quello che vuole. E io ogni volta a spiegar loro che no, non era proprio così. Che un paio di volte l'avevo portata fuori per intero, è vero, ma era stata solo la proverbiale eccezione che confermava la regola. E la regola era che, dopo aver sudato sette camicie per trovare una soluzione originale ad un problema progettuale e/o tecnico (in una parola: dopo aver fatto il lavoro per il quale venivo pagato), mi toccava confrontarmi col politico di turno (e ti parlo di gente che aveva sì e no la terza media, con tutto il rispetto che in realtà il problema non era quello) e sentirmi dire cose tipo "e cos'è sta cazzata" oppure "no no, qua ci son troppe curve, qua fammelo dritto e la fontana no che dopo per terra c'è sempre bagnato (giuro)" oppure "voaltri architetti dovete imparare a fare le cose che servono e non cose belle (ri-giuro)", con io che spiegavo che il fatto che una cosa sia bella, che in una piazzetta sia semplicemente bello sedersi e ci si senta a proprio agio è proprio la cosa che serve più di tutte. E finivo ogni volta a farmi un fegato così e nonostante tuttoa ri-provarci sempre, ogni volta. Ma sto divagando. Il punto è che, a sentir te, l'alternativa era facile: se non mi stava bene avrei dovuto/potuto andarmene, no? Sì, certo. Ma vedi, uno dei mali principali dell'Italia, secondo me, è proprio che ogni volta che c'è qualcosa che non va la soluzione prontouso sembra essere mollare e andar via anziché rimanere e lottare per cercare di cambiare le cose. Il punto non è arte-mica arte, bensì volontà-mica volontà. Io VOLEVO lavorare lì. LA possibilità di fare delle cose per la gente, per la massa, per il grande pubblico diciamo così, era la cosa che mi piaceva più di tutte. Era IL motivo. La possibilità di cercare di offrire agli abitanti soluzioni formali originali proprio in un settore nel quale solitamente non accade mai, perché "tanto una piazza son solo quattro panchine e un po' di verde". Insomma, nella mia testa lavoravo nel settore più popolare che potessi immaginare. E la sfida era proprio, ogni volta, quella di cercare di spostare il limite dei paletti che mi venivano messi un po' più in là. E' quello che fai quando lavori con delle regole, e questo vale per tutti i settori, anche per il dorato mondo del fumetto. E l'alternativa non può essere semplicemente andarsene e creare delle regole proprie, perché è troppo comodo. E' molto più difficile rimanere e confrontarsi col problema. Una volta ti andrà bene, altre dieci no, è chiaro. Ma quella volta costituirà un precedente a cui appigliarsi la volta successiva e via così.
Lamentarsi di questo fatto, di questo stato di cose, non vuol necessariamente dire che non ci stia bene. A me stava bene, lo conoscevo e ci stavo dentro. Questo non vuol dire che non lavorassi con (molta) difficoltà, ma non ho mai pensato che l'alternativa fosse andare da un'altra parte. In altre parole: se mi fa male un piede dico che mi fa male, non è che me lo svito e ne compro un altro, n'est-pas?
Quello che io evinco (evinco? Mah..) da questo articolo di Medda è semplicemente il discroso di un autore che puntualizza con un collega una questione, facendogli presente che i problemi esistono anche per lui.
Io questo ci leggo, insieme a un po' di amarezza e di stanchezza, è chiaro. Ma io non credo che Medda lavori lì solo perché ha immolato la sua arte sull'altare del vile denaro. Non credo che Medda sia un autore non-coraggioso perché lavora per il più grosso editore italiano. Anzi, credo che in un certo senso sia coraggioso proprio perché sta lì e ci prova ogni volta e la riprova è che le storie di Medda sono da sempre tra le più "fuori dal coro" di tutti. Il fatto che Medda lavori per la Bonelli non è che gli toglie il diritto di lamentarsi. Lo facciamo tutti, tutti i giorni.
Insomma, per concludere: se in Italia non mi fanno fare the Shield lo vado a fare in America?
Se in Italia non mi fanno fare ricerca la vado a fare in America?
Se in una storia di Dylan non mi fanno parlare di pedofilia, vado a parlarne in Francia?
Secondo me, no, o non necessariamente.
Lavori con ciò che hai e con condizioni date cercando di fare del tuo meglio e di spostare il limite sempre più in là, e si fa molta fatica a fare questo, secondo me.
Ecco perché magari fanno girare le palle quelli del "eh ma per voi è tutto facile, tu lavori in completa libertà". Perché non è vero.
Ma allora la libertà vado a cercarmela da un'altra parte?
No. Resto, e me la guadagno, un pezzettino per volta.

Ed! ha detto...

«La paura non è che qualcuno si offenda, è che qualcuno protesti.»

è tutto qui, in questa frase.

Tutta la mia stima a Medda!

Vostro "Libero e orgoglioso" Ed.



P.S.: Francè, va bene che vuoi fare l'artista serio de qua e de là, ma quanto scrivi contraddice un tantino quello che mi spiegavi l'altro giorno sul discorso arte/artigianato. Ma giusto un pochino eh.

Ed! ha detto...

e comunque devo quotare Harlock ancora una volta.
La libertà ce la si deve guadagnare. Mai piegarsi.

Fabio... ha detto...

Concordo con Harlock...

Troppo facile far le cose a modo proprio...
Difficile è far le cose bene dovendo rispettare dei "paletti"...

E' quasi una sfida...

Daniele Caluri ha detto...

Scusate, eh, ma il discorso era sulla denuncia, da parte di un addetto al settore, circa l'atteggiamento oppressivo e censorio di certe associazioni e tipologie di persone, unito alla vocazione allo zerbinaggio di tanti autori italiani, mix atroce, a mio giudizio. E tutto per finire a speculare su cosa sia arte e criticare le reciproche posizioni.
Ma dove cazzo si vuole andare...

ausonia ha detto...

cazzo harlock......! vuoi dire che non ci sposiamo più allora??? :D
ti voglio bene anch'io.

e quello che dici mi sembra più che ragionevole. a me piaceva fox william mulder quando diceva di voler "combattere il sistema dall'interno"... e quindi rimaneva all'fbi anche se era dura. :D

e capisco bene il tuo "Resto, e (la libertà) me la guadagno, un pezzettino per volta".

d'accordo. ma chi lavora su certe serie popolari sa che "certi argomenti" non li potrà mai trattare davvero. punto. quindi hai voglia a lottare o a lamentarti o a crederti vittima. sei lì dentro a quel sistema e chiuso. c'è poco da fare. lo hai accettato. scrivi altre storie. di genere, di avventura, di zombie, di cow boy....... se sei bravo davvero usi quel che hai per parlare d'altro con un sottotesto. usando qualche metafora. conducendo il lettore su altri piani di lettura. lo puoi fare. sclavi (ma non è il solo) a volte lo ha fatto. e bene.
insomma, procedi per altre strade. non posso parlare di determinate cose direttamente? lo faccio in modo indiretto.

se proprio questo non ti basta. vai altrove. davvero. non è "fuggire"... è cercarsi altri spazi. semplicemente. perché il fumettista, al contrario dell'architetto, ha molte più possibilità per esprimersi liberamente.

il fumettista è a oggi uno degli artisti più liberi che ci siano al mondo. anche qui in italia.

Riccardo Torti ha detto...

Scusate colpa mia che so andato OT col discorso dell'arte. Non volevo portare il discorso da un altra parte ma solo esprimere la mia opinione (ne tantomeno convincere Ausonia... lo so che sono punti di vista diversi...).

Sul discorso censura non saprei. Non mi ci sono ancora dovuto confrontare in questo campo e parlerei a vanvera.
In linea di massima concordo con Medda ma non trovo fuori luogo la puntualizzazione di Ausonia. Anche se credo che Medda non si stesse lamendo della Bonelli e il suo fosse un discorso un po più generale...


p.s. x Ausonia: i capolavori del cinema sono in maggior parte produzioni hollywoodiane e questo è uno stato di fatto! ciò non vuol dire che nn ci siamo molti capolavori (tantissimi italiani) al di fuori di una produzione americana...

dyp ha detto...

meno male che leggo il tuo blog, altrimenti mi sentirei fuori dal mondo, non solo quello dei fumetti

grazie

RRobe ha detto...

Aus, ma su quale esperienza parli di serie popolari?
Io, dalla mia esperienza diretta posso dirti che in certi ambiti ho avuto meno rogne a parlare di certe cose su serie popolari e più rogne a parlarne in ambiti "non-popolari".
In questi casi la differenza la l'editore e la linea editoriale e ci sono certi editori che, pur non essendo popolari, hanno linee editoriali rigidissime e limitanti e editori che, pur essendo popolari, ti fanno scrivere di tutto.

In Eura ho dei limiti molto circoscritti, ad esempio, e tutti derivati o da idiosincrasie dell'editore in persona o da paure derivate da quello che sottolinea Medda (ovvero la paura delle proteste).
Però, per esempio, in Eura posso metterci più sesso, violenza e empietà varie di quanto potrei mai fare... chessò, con Bottero o con Coconino (che non sembra ma ha una precisa linea editoriale).

Su Dylan, ad esempio, per ora non mi sono mai trovato nella condizione di voler mettere in scena una situazione "vietata". Non dico che non succederà mai, ma per ora non è successo.

In Panini mi stanno afcendo mettere una scena in cui l'eroe pratica l'eutanasia a una tipa... in compenso, m'hanno cambiato la professione delle fidanzata da pornoattrice a ballerina di lap dance.

Ognuno ha il suo.

DIFFORME ha detto...

io su blue ho disegnato dio che si fa le seghe e la madonna che "gioca" col serpente....

-harlock- ha detto...

Aus, siamo d'accordo su tutto a parte sul fatto che il fumettista sia uno dei lavori più liberi del mondo, anche in Italia.
Soprattutto in Italia, non lo è.
Tu fai un altro lavoro, fattene una ragione.
Il fumettista deve infatti confrontarsi col mercato, con gli editor, con i paletti della testata per la quale lavora (nel caso lavori ad un seriale) e via discorrendo. E questo vale(purtroppo)a maggior ragione per uno sceneggiatore, perché in Italia sono tutti sceneggiatori (così come sono tutti architetti..)
Il che per me, il fatto dei paletti intendo, non è affatto un disvalore. Anzi.
Lavorare per aggirare quei paletti, ingegnarsi per inventare escamotage narrativi per superarli, è la la più grande e divertente delle sfide.
Poi, come dici tu, se lavori all'interno di un certo tipo di struttura SAI che avrai quei paletti. Ma questo non ti toglie il diritto di essere stanco, di lamentarti, di dire che c'è qualcosa che non va, che forse le limitazioni sono troppe e non sempre visibili. Proprio perché ci sei dentro e le vedi da vicino e ti ci confronti tutti i giorni.
Insomma, è assolutamente lecito che quella che per me si configura come una sfida, per uno che fa invece questo lavoro da trent'anni rappresenti la presa d'atto di una situazione che si è incancrenita, un fatto che merita di essere denunciato.
Altrimenti è come dire, chessò:
"la politica fa schifo!"
"E cazzo ma lo sai che fa schifo! Che ti lamenti?"
Ma allora che faccio? Non lo dico? Non me ne occupo? Emigro? Fondo un altro partito che
avrà lo zero virgola o cerco di cambiare le cose all'interno di uno che avrà il trenta per cento e di cui non condivido proprio tutto?
Cazzo, sto parlando come un diessino e ho pure finito le metafore..
Vabbé, hai capito dai:)

P.P.S. Non c'entra un cazzo (e dagli) ma auguri!

Giulio ha detto...

Ausonia, vuoi sapere perchè tu sei libero e Medda no? Te lo dico subito: i fumetti tuoi non li legge un cazzo di nessuno, quelli di Medda (quando gli va male) li leggono in decine di migliaia di persone. E vale la stessa cosa per tutto il mercato fumettistico indipendente, non solo per te. La Bonelli è un bersaglio facile, così come la Marvel, la DC, la Rai... nessuno se ne frega se la Becco Giallo edita un fumetto in cui si "istiga" al fumo, perchè non fa notizia: chi è Becco Giallo? Cosa fa? Il lettore qualunque ignora totalmente la Becco Giallo, mentre conosce la Bonelli ("Quello di Tex e Dylan Dog").

Il punto è questo: la libertà dei prodotti pop commerciali. Che una volta era molto maggiore (Tex negli anni '50/'60 faceva cose assurde, che infatti oggi non gli fanno fare più). Ma tu lo sai, essendo un esperto di fumetti, no?

E' ovvio che se vuoi avere più libertà cambi editore. Ma il problema che ti ho appena esposto non si risolve abbandonando la nave che affonda. Anche perchè, ripeto, se Medda lascia la major, non ha un'altra major dove andare.

Altra cosa: le storie di Medda sono innocue? Leggitele, và, che è meglio. In Medda c'è SEMPRE un messaggio sociale e politico fortissimo, ai limiti della censura (appunto), tanto che sembra incredibile che gli lascino pubblicare certe cose in un fumetto d'intrattenimento.
-Brendon (più acido del solito)

ausonia ha detto...

quoto difforme.

Robe: mandami questi fumetti così pieni di tematiche "scomode" che hai scritto... perché me li sono persi.
davvero, non è una battuta.

harlock: grazie degli auguri. e... hai ragione. quando ho scritto l'ultima frase "il fumettista è a oggi uno degli artisti più liberi che ci siano al mondo. anche qui in italia" mi son dimenticato di aggiungere: "se sente davvero l'urgenza di esserlo".

ah, per ed: il discorso che facevamo giorni fa su arte e artigianato calza a pennello invece. rileggilo. l'artigiano lavora su commissione. e cerca di dare il suo meglio esprimendo le sue capacità all'interno di schemi produttivi da rispettare. l'artista... anche. ma se vuole, ripeto: se ne sente la necessità, può fare di testa sua senza sottostare a nessun vincolo esterno. sono scelte.
è sempre e solo una questione di scelte.
altra cosa ed: io non è che voglio fare "l'artista de qua e de là" come scrivi. io (insieme ad altre decine di altri autori) sono solo uno che ha preferito la l'ibertà espressiva alle vendite. si parla di censura, porto la mia testimonianza. tutto qua. guadagno di meno, ma scrivo come voglio di ciò che voglio.

-harlock- ha detto...

Ma infatti aus che io ti stimi professionamente (umanamente sono solo cazzi nostri) non è affatto un segreto.
Tu hai fatto un certo tipo di scelta, condivisibile o meno che sia. Ed è la TUA. E nessuno potrà mai, mai accusarti di non essere una persona coerente.
Sbagli, secondo me, solo quando applichi la tua scelta al ragionamento di Medda facendola diventare parametro assoluto.
La soluzione al problema che Medda pone non può certo essere che Medda si metta a fare Ausonia, non so se mi spiego.
Poi sul discorso dell'urgenza hai assolutamente ragione, ma di urgenze ognuno ha le sue, evidentemente.

Luigi Siviero ha detto...

"se Medda lascia la major, non ha un'altra major dove andare"

Stesso problema - ma elevato al cubo - che ha chi scrive per la televisione.

ausonia ha detto...

no, dai harlock. non mi metterei mai a dover insegnare qualcosa a uno come medda che ne sa certo più di me. lui è libero di fare quel che vuole, ci mancherebbe. mica ce l'ho con lui o con quello che fa. trovo solo assurdo che si lamenti.

anzi, a dirla tutta sarebbe bello se sul suo sito, medda, desse la possibilità di poter lasciare commenti. insomma... si deve venir qui a intasare il blog del rrobe per discutere un suo articolo... sarebbe bello poterne parlare anche con lui........... no? come se poi non venisse qui a leggere ciò che diciamo.... :)
ciao medda!

la discussione fra le persone, il confronto, è il primo passo per la libertà. credo. e se c'è libertà non c'è neanche il rischio censura.

DIFFORME ha detto...

c'è libertà e (casa della)libertà, occhio....

Ed! ha detto...

Mi rendo conto che per alcuni sembra OT, ma ritengo il discorso pertinente. Per cui rispondo ad Aus.
Francesco, ma io ho capito cosa dicevi la volta precedente e cosa dici in questa, ma oggi hai fatto una leggera inversione di marcia. Io parlavo di fumetto come di un Arte divisa in due classi: il "Fumetto Alto" e il "Fumetto Basso", dove Basso stava per fumetto popolare (che però non denigro affatto, anzi, ritengo pur sempre il CUORE del fumetto). Mentre tu specificavi, la volta scorsa, che per te si tratta invece rispettivamente di Arte e Artigianato. Perfettamente d'accordo, ok. Dici questo, anzi "dicevi" questo, perchè giustamente affermavi che l'Artigianato, rispetto all'Arte, HA SOLO FINALITA' DIVERSE, un pubblico diverso e più ampio insomma, ma che non per questo vale meno. Ok...
Però qui, oggi, mi è parso di capire che per te quell'Artigianato vale invece molto meno, se me lo paragoni alla mera produzione di saponette e frullatori, qualcosa fatto in serie e omologato perchè possa piacere a tutti. Però appunto me lo declassi come qualcosa che si fa unicamente per soldi e per mantenere la poltroncina (a costo della libertà espressiva). Mi sta bene anche questo perchè in fondo è così. Non dovrebbe, ma è così.
Ecco perchè io ti parlavo di Arte Bassa e non Artigianato. Per me il Fumetto Popolare è comunque qualcosa di più del semplice Artigianato che dici te. O almeno, ripeto, dovrebbe esserlo. Per me, nonostante i paletti che il pubblico più ampio ti impone, il fumetto popolare è comunque Arte. Un DylanDog o un Tex non avranno magari lo spessore e la qualità di un tuo libro (Arte Alta), ma rimangono pur sempre Arte e in quanto Arte va rispettato il lavoro dei creativi che ci stanno dietro. Sennò davvero ci si mette a produrre saponette e morta lì.
Quindi non vedo perchè chi lavora per Bonelli o simili debba piegarsi a certe prepotenze del mercato/pubblico/censura solo perchè fa (quella che per me è) Arte Bassa o Popolare che dir si voglia.

Quindi alla fine, giusto per capire, i fumetti da edicola (Bonelli e soci) per te cosa sono? Che considerazione hai di questi fumetti? Non sono arte?
[spero invece che tu abbia capito ora il mio perchè del mio distinguo tra Fumetto Alto e Fumetto Basso. Per me SONO Arte]

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Per quanto riguarda invece il discorso "artista de qua e de là"... ha a che fare con quel "tu che te lo puoi permettere" di cui ti parlavo (che è una cosa buona sia chiaro!) ti rispondo via mail senza inquinare il blog di Roberto, ok ;)

ciau a fra poco


P.S.: ma s'è capito qualcosa di quel che ho detto? :P

ausonia ha detto...

sì, ho capito ed.... a me sta storia dell'alto e del basso continua a farmi paura.
perché ho letto storie scritte da autori come sclavi che per me erano altissime. e "fumetti d'autore" che non dicevano nulla.
comunque, ripeto, ho capito quello che dici anche se usi questi termini che già sottintendono una sorta di giudizio. alto/basso. no, non mi piacciono.

cosa penso della bonelli? niente.

quello che fa una grande azienda, che cerca di guadagnare sulle vendite, non è una mia "teoria". è così che funziona. che ci posso fare? cerca di far piacere i suoi prodotti a più persone possibili... e per questo si tutela da sorie che possano inimicarsi fasce di lettori. guarda ed, è del tutto normale. la bonelli, o altri, non censurano nessuno. ti dicono: questa è la nostra politica editoriale, la accetti? bene. non la accetti? e allora non lavori da noi. stessa cosa accade in tv. e anche da altre parti... il punto, per me, rimane solo e soltanto se tu come autore hai voglia di sottostare a certe regole. stop.
vuoi essere autore mainstream? vuoi essere un autore indipendente?
scegli.

qui mi sembra che si pretenda di fare gli indipendenti e guadagnare pure un sacco di soldi. non sta così. se scegli di lavorare in una grande azienda sacrifichi un po' (o molto) della tua libertà espressiva. se decidi di essere indipendente accontentati di guadagnare poco.
tutto qui.
essere mainstream significa accettare le regole del mercato. a me 'ste regole fanno cagare. altri le abbracciano senza problemi...
medda (non credo poi sia il solo) se ne lamenta.

oh, ed! oggi è il mio compleanno e mi hai fatto pure far tardi! :)

Fabio... ha detto...

[...]medda (non credo poi sia il solo) se ne lamenta.[...]

E pensare che Medda tutto dice in quell'articolo tranne che non gli sta bene il suo lavoro...

ausonia ha detto...

io ho sempre fatto riferimento (sin dal mio primo post) a questa affermazione di medda, te la rivirgoletto così sei contento:

"Anni fa un noto editor televisivo mi disse che invidiava la libertà di cui godiamo noi autori di fumetti.

“Stai scherzando! - obiettai - E’ vero, i nostri personaggi sono liberi di usare la pistola e scazzottare i cattivi. Ma noialtri non possiamo certo parlare di aborto. Non possiamo fare riferimenti all’attualità politica. Dobbiamo già ringraziare se riusciamo a mettere una parolaccia ogni tanto!”."

lo so che l'ha usata sul suo pezzo per dire che in tv se la passano peggio. ma di fatto, come autore, si lamentava (in un articolo sulla censura) di non poter certo parlare di aborto, non poter fare riferimenti all’attualità politica, e di dover ringraziare per avere la possibilità di mettere una parolaccia ogni tanto.

scappo. ciao.

Fabio... ha detto...

Ma io il pezzo l'ho letto,
e quando ho visto che insistevi a dire che si lamentava me lo son pure riletto tutto...

Ma ripeto...


...niente va...

sraule ha detto...

Non c'entra niente, ma mi sono accorta solo adesso del link (ho avuto un insolito picco su Shiny Stat e mi sono preoccupata) e volevo ringraziare.
Nonché ricambiare.
Ciao!

Ed! ha detto...

«ho letto storie scritte da autori come sclavi che per me erano altissime. e "fumetti d'autore" che non dicevano nulla.
comunque, ripeto, ho capito quello che dici anche se usi questi termini che già sottintendono una sorta di giudizio. alto/basso.»


sì, hai ragione, sbaglio ad usare quei termini. Ma come già ti dissi, il mio "Basso" non è propriamente dispregiativo. Uso "Basso" per far capire che comunque quel tipo di fumetto ha il meno nobile intento di scendere un po' a compromessi pur di vendere e piacere a tutti. Se vuoi chiamali "Fumetto A" e "Fumetto B" oppure X e Y... L'importante è che hai capito. Comunque un minimo di giudizio sottinteso, ovvio che c'è inevitabilmente.

E finalmente torniamo IT
Il tuo discorso sul fatto che lavorare in quella che poi di fatto è un'AZIENDA fila liscio. Qualche compromesso, per ottenere un certo prodotto con certi requisiti, devi accettarlo (l'ho scritto anche qua sopra). Ma fino ad un certo punto. C'è un limite oltre il quale si cade nel taglio censorio.
Ripeto per me quella è pur sempre arte e un minimo di libertà d'espressione bisogna averla altrimenti si arriva anche a tarpare le ali alla fantasia (oddio... a leggere certi Dylan degli ultimi anni, siam lì lì... sta moda del prendere delle storie di successo e riadattarle per Dylan facendole passare per citazioni fa cagare).

Anche perchè poi, ammesso che lavorare in un'azienda così ti costringa per contratto a limitare la libertà s'espressione e che sia giusto accettarlo come dici tu, allora perchè non è sempre stato così sin dall'inizio? Perchè 20-30-40 anni fa in certi Bonelli si potevan dire e fare più cose di adesso? Come la spieghi questa involuzione? (sì lo so, si chiama miglioramento della strategia di marketing... ma non giustifica nulla... non significa che sia eticamente corretto).
Boh... tutto quello che avevo da dire l'ho detto :P

mo scappo pure io...!
Ciao a tutti.


P.S.: aggiungo solo un'altra cosa banale ma importante:
io sono sempre stato convinto che al contrario, la libertà assoluta non possa che giovare. SEMPRE E COMUNQUE, in tutti i campi e gli aspetti della vita. Penso che se al contrario si potesse avere la più totale libertà d'espressione nei fumetti, questo non farebbe che giovare al medium se non addirittura far vendere di più. Ne sono convinto. Si potrebbero leggere finalmente opere NUOVE ed ORIGINALI. Qualcosa in grado di far parlare di sè anche fuori dai salotti internettiani da nerd.

Antonio ha detto...

io quando leggo le cose scritte da medda sul suo sito, quasi sempre... scoppio a ridere.

Ausonia, allora siamo in due. Pero' poi a me scatta l'incazzatura...

Al di la' dei discorsi sull'arte, su cui non voglio entrare (anche se tendenzialmente OGGI sono d'accordo con Ausonia - domani non so), sono il solo a pensare che Medda faccia un pippone sulla censura SOLO perche' un lettore si e' (giustamente, secondo me) lamentato di luoghi comuni usati in una storia di Medda. Da questo, Medda, dall'alto (?) del proprio pulpito mediatico, arriva a teorizzare un lettore che lo vuole incarcerare o punire. Per me e' una cosa ridicola.

Carburo ha detto...

Sul mio spazietto avevo dato un commento allo scritto di Medda, ma ciò che scrivono Ausonia e Harlock mi ha fatto vedere le cose da una diversa prospettiva.

Io credo che accettare le regole del gioco, scrivendo per editori mainstream (e quindi con le limitazioni da questi ultimi imposte), non sia una castrazione della creatività, ma una sfida. Apprezzo chi cerca nuove vie per dare all'assonnato popolo dell'editoria popolare nuove chiavi di lettura.

Nella tv generalista esistono spazi (angusti) per chi non vuole essere assalito da notizie sull'ultima fiamma di Vieri.
Nel fumetto popolare gli spazi per chi vuol creare qualcosa di meno banale e innocuo sono molto più ampi.
Il problema non è la presenza di limitazioni (che nella logica aziendale ci possono stare).
Il problema è che e a volte queste limiazioni sono terribilmente stupide.

Ecco, è contro questa stupidità che si scaglia Medda.
Contro la stupidità dell'autocensura preventiva, del non dire qualcosa per paura delle reazioni.

Per urlare ai quattro venti qualcosa che ti viene impedito da un eccesso di (bigotta) prudenza non è necessario fuggire dalla stanza dove questo ti è impedito. Si può cercare di aprire la porta. O di dare calci ad un muro, finché non si apre una crepa.

Ed è quello che tanta di fare Medda.

Saluti.

milian ha detto...

Nel mio commento precedente avevo scritto che l'amarezza di Michele Medda era comprensibile. Dopo aver letto il commento di antonio devo correggere con "comprensibilissima"!
O__O

Antonio ha detto...

@ Milian:
Ma comprensibilissima de che?
Sbrodolarsi e fare processi alle intenzioni e' una cosa comprensibile?
Secondo te da un vocabolo (incriminate) puoi arguire che una persona ti vuole incarcerare e costruire un teorema accusatorio nei confronti di una persona che (civilmente) ha manifestato il dissenso nei tuoi confronti?
E' comprensibile mettere in bocca a una persona cose che non ha detto (senza che si possa difendere, per altro)?

Secondo punto: lamentarsi perche' una storia e brutta e c'e' un uso irritante di stereotipi che uno ritiene offensivi e' censura?
Per me e' liberta' di parola.

Sentiti libero di sentirti amareggiato, ovviamente...

milian ha detto...

"E' comprensibile mettere in bocca a una persona cose che non ha detto (senza che si possa difendere, per altro)?"

No. E infatti è proprio quello che ha fatto quel lettore, equivocando la gag apparsa su Dylan Dog e attribuendo a Michele Medda giudizi di merito sui manga che lui non s'è mai sognato di dare.
La gag verteva su ben altri punti, ma non è questo che conta. E giustamente Medda non lo spiega nel suo articolo (in fondo, non c'è niente da spiegare su una battuta. O la capisci o non la capisci. E basta là).
Quello che l'ha amareggiato e l'ha spinto a parlare di censura, credo sia stato l'atteggiamento minaccioso del lettore quando scrive (e qui riporto la parte dell'articolo di Medda):

[...]“ho provveduto a inoltrare alla Bonelli le pagine incriminate”. L’uso dell’aggettivo non è né ironico né casuale. Ai suoi occhi, ho commesso un crimine. E qualcuno dovrebbe processarmi e appiopparmi una punizione esemplare. Possibilmente, il mio stesso editore.[...]

Insomma, un conto è scrivere "la storia che hai scritto fa cagare", un altro è scrivere "la storia che hai scritto non mi piace. E ho informato del fatto chi di dovere."
Sembra una cazzata. Ci sarebbe quasi da riderne, se non fosse che (come appunto sottolinea Medda) viviamo in un paese in cui un'associazione relativamente piccola come il Moige riesce ad influenzare con le sue proteste i palinsesti dei maggiori network nazionali.

Grazie per avermi concesso la libertà di sentirmi amareggiato ma, nonostante comprenda lo stato d'animo di Medda, sono abbastanza estraneo alla questione da poterla prendere con più filosofia :-)

Antonio ha detto...

Allora, per quanto ne ho capito io, e dalle pagine viste, il lettore (giustamente o ingiustamente, non e' un mio problema) si e' risentito del fatto che Medda lo abbia insultato usando stereotipi offensivi.
Dopodiche', se questo e' il caso, ti devi rivolgere al responsabile.
In un paese civile, se non sono soddisfatto di un servizio (che ho pagato) cerco il responsabile. Questa non e' censura. Il responsabile valuta se il servizio e' stato reso in maniera corretta e valuta. Questa si chiama civilta'.
Al di la' delle ragioni o meno di quel mangafan.
Pensare che se mi rivolgo al superiore sto esercitando un atto di censura, per me e' immaturo...
Dopodiche', mi pare malafede usare una (UNA, ripeto) persona che si risente per una storia per costruire tutto un apparato inesistente (almeno in questo caso) per dimostrare che tutto ruota intorno a Medda. E lasciamo stare la mafia, per favore...

spino ha detto...

Mah, a Robè, sarò stupido io, ma non riesco a vedere nulla di particolarmente acuto in quello che scrive medda sul post segnalato.
Anzi,a me sembra tutto molto ovvio e scontato.

Intendiamoci, non che la lettera a cui si riferisce non lo sia altrettanto.
Ma da uno scrittore navigato che ha fatto della sua passione un lavoro, mi aspetterei un atteggiamento meno risentito, meno da primadonna offesa, proprio perchè la critica mossa non merita (IMHO) considerazione.

Peraltro, andando a leggere la lettera in questione, non mi pare proprio che avesse nè l'intenzione nè (senza offesa) lo spessore per parlare di un argomento serio come la censura.

A me è sembrato solo lo sfogo di uno che s'è sentito offeso perchè un giornalino ha scritto che quelli come lui sono dei nerd.
E ha semplicemente ribadito che no, non si sente tale e che l'autore ha fatto (tra l'altro, leggendo le vignette, direi a ragione) un'eccessiva semplificazione dell'argomento trattato.

Parliamoci chiaro:
non è forse vero che il lettore medio del tuo blog (me compreso) si sente "piccata" quando tv, giornali e altri media danno addosso al "videogamer" dopo l'ennesima strage in stile Columbine???


Dov'è la differenza?

spino ha detto...

PS
Ho letto solo or ora il post di Antonio qui sopra che mi pare dire le stesse cose del mio...
quindi mi scuso per la ripetizione :)

Antonio ha detto...

Hai solo scritto meglio. Io ho sofferto di dislessia temporanea e problemi di coordinazione alla tastiera, evidentemente.

spino ha detto...

@ antonio:

"Hai solo scritto meglio."

Volevo scrivere lo stesso del tuo post!






PS
Poi ho scorso meglio i commenti e ho capito: Noi non siamo soli!

Cioè, addirittura mi sono trovato ad essere d'accordo con Ausonia! :P

macchiedinchiostro blog ha detto...

Intervengo solo per commentare la parte televisiva dell'intervento di Medda.
Non c'è dubbio, quello che scrive è una triste realtà... almeno nella tv generalista.
Posso aggiungere e chiarire qualcosa.
Forme di editing interno ai network esistono anche là dove le serie sono più belle (leggi USA). Non sono interventi brutali, invasivi e totalmente appiattenti come accade qui in Italia, ma di sicuro esisitono.
Ogni canale ha una linea editoriale e qualcuno preposto a farla rispettare. La differenza fondamentale è se il canale è in chiaro o se è via cavo.
Mi aggancio all'esempio di Medda: The Shield.
Negli USA The Shield non va in onda su un canale in chiaro ma su un canale via cavo, ossia FX.
Così com'è, The Shield non potrebbe andare su un canale tipo CBS o ABC.
Mentre su CBS va CSI, che così com'è non potrebbe andare su HBO.
Lo stesso, in termini assolutamente peggiorativi, sta lentamente iniziando a succedere qui in Italia.
Da una parte da RAI e Mediaset continua ad arrivare la richiesta di prodotti molto "larghi" e di conseguenza con infiniti paletti.
Ma ora abbiamo un vero terzo polo. Recentemente SKY si è inserito nel circuito produttivo e da loro arriva una richiesta più targettizzata e quindi un po' più sofisticata.
Una serie come Romanzo Criminale, in autunno su Sky, difficilmente sarebbe stata prodotta da RAI o Mediaset.
Tornando a Medda e ad Ausonia. In termini assoluti, il discorso di quest'ultimo ha un senso, sia nel fumetto (e nell'editoria in generale) che in tv. Se hai un progetto di un certo tipo, rivolgiti ad un certo tipo di editore.
In termini pratici, almeno nello specifico televisivo italiano, se vuoi andare "in chiaro" (con relativi compensi) cozzi con una richiesta qualitativa molto bassa. Speriamo che la "concorrenza" di Sky migliori anche il prodotto in chiaro.
Ma termino il mio intervento, che mi sa che a parlare così tanto di tv sono finito fuori tema... anzi se ho occupato "abusivamente" lo spazio me ne scuso con i lettori del blog e con Roberto, il suo amministratore.

Fabrizio ha detto...

Concordo con Aus, Antonio e Spino.

Alla fine il mainstream ha le sue regole e le sue "linee editoriali".
Che per Bonelli non sono poi così strette, se sono usciti albi come "Johnny Freak" e "Doktor Terror".

Medda denuncia la censura sui videogame e su Lost Girls, cosa che condivido in pieno: possiamo fare a meno dello "Stato Mamma" che ci copre gli occhi perchè "no, quello non è proprio il caso...".

Tuttavia, considerando quanti pacchi di lettori nerd negli hanni hanno letto Nathan Never, anche in virtù dei legami espliciti ai manga, la stigmatizzazione poteva evitarsela.

E tirare in ballo l'esempio di un telefilm con uno psicopatico che legge Frank Miller non migliora le cose...

VOGLIAMO PARLARE SUL SERIO DI CENSURA?

Parliamo di dittature, di informazione deviata, di giornalismo. Guardiamo documentari come "The Agronomist".

Ma non diamo troppo conto agli sproloqui di Medda, piccato perchè un lettore ha osato offendersi. Se il lettore non gli avesse mandato quella mail, probabilmente se ne sarebbe sbattuto.

Poi è un fatto consolidato che, per il mainstream, gli sceneggiatori si trovino davanti imbecilli che tagliano le loro storie per i più svariati motivi.
Alla fine l'unica è trovare editor migliori, case editrici più aperte, oppure consolidare la propria carriera in modo che gli editori siano meno opprimenti.
In virtù del nome dell'autore...

Mi rendo conto che non sia piacevole, ma parliamo sempre degli equivoci tra gli scenggiatori che pensano di fare arte e quelli che confezionano un prodotto...

Trovo un certo collegamento tra gli ultimi tre post del blog, Rrobe

Fab

DIFFORME ha detto...

per dire perchè la love story tra legs e may non è stata mai veramente approfondita (e quando dico approfondita lo dico in senso letterale, anzi carnale :)??

cazzo ma un legs uncensored super porco no??? (mi candico per disegnarlo :D

spino ha detto...

l'amore saffico in un fumeto è arte o mainstream??


;)

DIFFORME ha detto...

l'amore saffico è mainstream
un'orgia di lesbiche mega-dildo munite è arte :D

ccc-h ha detto...

vorrei rispondere ad ausonia.

concordo quando dici che medda potrebbe trovare altre vie per esprimersi pienamente, tuttavia sono dell'idea che manchi totalmente il punto a fossilizzarti su questo stato di cose con tanta sicumera. il punto non e' neanche l'opposto, ovvero intestardirsi a cambiare le cose dall'interno per una qualche tenace forma di spirito civico. ma mi spiego.

non ho mai ritenuto medda un gran pensatore, neanche nei suoi "messaggi" fumettistici (che trovo talmente banali da pensare che siano piu' sfoghi che veri messaggi) ma questa volta ha scritto proprio un bell'articolo. e' un articolo che spiega bene la censura come innesto di politically correct (nome alternativo del proibizionismo) nelle masse.

si parte da due principi: che i mezzi di comunicazione di massa sono intrinsecamente antidemocratici (mi riferisco proprio all'idea pasoliniana); e che la maggior parte della gente, la massa, fa (pensa, dice) cio' che gli viene detto di fare (pensare, dire). rispettivamente il mittente e il destinatario vicendevolmente perfetti.

l'orrore di questa censura di ampio respiro illustrata da medda, e' descritto in una massa intenzionalmente privata della sua facolta' di pensare. bombardare la gente con concetti epurati, innocui, idioti, significa alienarla, inculcargli un universo fittizio, atrofizzare gli strumenti per affrontare la realta'. significa che la gente, posta davanti alla realta', ne avra' paura. e il potere come governa le masse? con la paura. non e' un caso che il terrorismo emotivo dell'informazione di bassa lega (ormai diffusa) vada a braccetto con la delirante filosofia censoria dei mezzi d'espressione (nonche' la ridiscussione del modo stesso di esprimersi), con un uso di psicofarmaci moltiplicato dopo l'11 settembre, con il declino della scuola, con il peggioramento della politica, con la crisi della democrazia a livello globale.

percio' il problema non e' la liberta' di medda di esprimersi. ci saranno sempre persone sveglie che vorranno (e quindi potranno, poiche' l'intelletto non ammette sconfitte) esprimersi liberamente. troveranno sempre gli spazi da qualche parte.

"un incubo che non e' il sonno dell'umanita', bensi' la veglia della macchina"

milian ha detto...

Mah, Antonio, per come la vedo io la lettera era solo la punta dell'iceberg. Il primo articolo che le ha dedicato Medda, era molto ironico. Il messaggio che si leggeva tra le righe era "ma guardate un po' cosa mi tocca sentirmi dire", ma era chiaro che scherzasse e che alle proteste del lettore non avesse dato alcun peso. Poi, la faccenda è rimbalzata sui forum e ha preso dimensioni inaudite. Tutti a chiedersi "Ma perchè Michele Medda odia tanto i manga fan?" "Che cosa ha contro i manga?". Cose che non stavano nè in cielo nè in terra. Immagino che a 'sto punto gli siano girate un po' le balle.

Per quanto riguarda la censura, sono d'accordo che non ci sia nulla di male nell'esprimere dissenso. Il problema è la troppa importanza data a queste espressioni di dissenso, che può portare a forme di censura preventiva (è un po' come quando ci si lamenta delle esternazioni del Papa su argomenti inerenti la politica italiana. Non è che lui non possa esprimere un parere. Più che altro fa girare le palle che ci siano tanti politici pronti a seguire ciecamente le sue parole, come fossero direttive).
E i timori di Medda non sono così infondati. Ricordo una pagina della posta di Zagor interamente occupata dalle scuse imbarazzate di Sergio Bonelli, rivolte ad un lettore (dico uno, proprio di numero) che si era lamentato dell'eccessiva violenza riscontrata nelle ultime storie dello Spirito con la Scure (tutto perchè in una vignetta veniva rappresentata la decapitazione di un uomo!). Posso immaginare le difficoltà che abbiano avuto in seguito gli sceneggiatori della serie per far passere scene anche solo un po' più crude del solito. Che ci sia un progressivo abbassamento dei limiti da rispettare, è indiscutibile. Le scene forti su Dylan Dog sono drasticamente diminuite (e gli esempi di "Johnny Freak" e "Doktor Terror" non fanno testo. Sono due delle storie più politically correct di tutta la serie). Cazzarola, perfino le storie di Mr No degli anni '80 sono più splatter al confronto! Una storia come "Butch l'implacabile" di Ken Parker, dove alcuni indiani facevano il tiro al piattello con un neonato, oggi non passerebbe mai. Addirittura sembra che oggi Tex non fumi più!!! E se tutti non si fossero persi dietro la gag sugli otaku, forse ci si sarebbe accorti di un'altra gag, ben più ficcante, presente anch'essa nel Dylan Dog scritto da Medda. Quella sugli eroi che non possono bere e fumare perchè altrimenti, non sia mai, darebbero il cattivo esempio ai bambini!!!

Certo, poi come dice Ausonia, queste sono le regole del mainstream e se non ti vanno bene, te ne puoi andare. Ma uno sarà anche libero di lamentarsi. In fondo anche Luttazzi e la Guzzanti si lamentano di non potersi esprimere liberamente in tv (e quindi di non potersi esprimere per niente, visto che loro, giustamente, non intendono cedere di un millimetro sulla loro arte). Ma in fondo, nessuno gli vieta di esibirsi in teatro, no? La tv generalista è il media popolare per eccellenza, e quindi è chiaro che imponga più paletti, giusto?

Beh, mobbasta. Non sono mica l'avvocato difensore di Michele Medda (è che mi manca la laurea in legge, perchè altrimenti il lavoro non mancherebbe di certo, con un cliente del genere ;-)

GreatMoranda ha detto...

Letto il numero in questione.

Alla fine mi pare si siano fatti discorsi sui massimi sistesi, di Arte e arte, ecc. ecc. per carità tutto giustissimo, ma nessuno ha notato che la parte "incriminata" è composta da SOLAMENTE un paio di pagine in cui si prende in giro un mangofilo (che nella storia forse era più contento quando li leggeva che quando si mette a coltivare fiori) in un albo che è tutta una parodia dei classici nerd da fumetteria, come siamo un po' tutti qua dentro.

Boh, mi sembra molto rumore per nulla, più che altro che un discorso così importante sia nato da una tale stupidaggine