29.1.08

Rec.


E finalmente ho visto "Rec." la pellicola di Jaume Balagueró (il regista di "Nameless") che tanto entusiasmo sta suscitando negli appassionati di horror duri e puri.
Sgomberiamo subito il campo: è un bel film... ma per me non è il gioiello che dicono.

Sostanzialmente, l'unica idea della pellicola è quella di mettere in scena una storia di zombi piuttosto consueta (un palazzo infestato dal morbo e messo sotto quarantena dalle forze dell'ordine) ma di vederla tutta dal punto di vista di un cameraman che segue una giornalista televisiva che in quel palazzo ci è finita quasi per caso, accompagnando un gruppo di pompieri in una nottata di lavoro.

Il film è claustrofobico, spaventoso, brutale e molto, molto angosciante... ma, a conti fatti, è pure il trionfo del "come" nei confronti del "cosa":
la trama di Rec. è banale, le situazioni mostrate e i colpi di scena sono quelli classici dei film horror a base di zombi, la conclusione è scontata negli eventi e ancor più scontata nella maniera in cui ci viene mostrata (sinceramente, è dai tempi de "Il Silenzio degli Innocenti" che la visuale in prima persona con filtro per la visione notturna non è più una novità per nessuno).
Il film però è nobilitato dal modo in cui tutta questa sequenza di luoghi comuni e banalità ci viene mostrata ma anche in questo "Rec." manca di originalità perché lo stesso tipo di approccio lo abbiamo visto già in "The Blair Witch Project" (e lo vedremo ancora in "Cloverfield").
Certo, rispetto a "BWP" questo "Rec." è girato meglio e con più mezzi e si prende la responsabilità di spiegare cosa sta succedendo e perché, cosa che invece "Blair Witch Project" si guardava bene dal fare (e non è detto che sia necessariamente un male), eppure, nonostante questo, una volta finito il film non si può non avere l'impressione di aver assistito a un mero eserizio di stile che nulla toglie e nulla aggiunge al canone zombesco e al genere horror in generale.
Perdonatemi ma, a questo punto, mi tengo stretto quel gioiellino di "Shaun of the dead".