17.1.08

Scrivere Dylan


Ogni volta che mi confronto con un personaggio non creato da me, mi viene da pormi un sacco di domande.
Con Diabolik è stato "relativamente" semplice: il personaggio è fortemente codificato e le sue creatrici, per quanto ormai lontane, hanno lasciato una traccia facilissima da seguire: Diabolik ha le sue regole e non puoi infrangerle. Puoi girarci intorno, tentare di limarle o adattarle ai tempi... ma le regole sono quelle e o ti stanno bene o te ne vai.

Con Dylan è diverso.
Perché sì, è vero, anche Dylan è fortemente codificato... ma allo stesso tempo non lo è per niente.
Mi spiego meglio: Sclavi ha fatto un lavoro egregio del definire il personaggio, il suo universo e le sue meccaniche. Per molti versi, le storie di Dylan sono codificate al pari di quelle di James Bond e per scriverlo basterebbe adattarsi al canone e sfornare storie tutte strutturalmente uguali, tutte funzionanti e tutte godibili.
Eppure, del tradire queste regole Sclavi ne ha fatto a sua volta una regola (perdonate il gioco di parole) e le sue migliori storie dell'indagatore dell'incubo sono quelle che sovvertono il canone e portano il lettore in territori inesplorati.
Questi sovvertimenti funzionano proprio perché esiste un canone da tradire.
Ovvio che questo genere di operazioni viene facile se sei Sclavi... ma se non lo sei, il discorso cambia e di parecchio.

La prima tentazione che si ha quando si scrive Dylan è quella di fare "la storia speciale".
Che poi è la stessa tentazione che devono avere gli scrittori che si confrontano con Daredevil (quanti eventi "epocali" nella vita di Matt Murdock abbiamo dovuto leggere da Miller in poi?).

A mio modo di vedere, questo tipo di approccio è un grosso errore.
In primo luogo perché Dylan non è un personaggio facile: ha una sua sensibilità specifica e quando gli metti in bocca parole non sue si nota subito. La "storia speciale" che hai in testa deve funzionare nel contesto dell'indagatore dell'incubo e non il contrario. Sei tu che devi piegarti all'universo dylaniato e non Dylan che deve venire incontro alle tue necessità. Altrimenti non stai scrivendo una storia di Dylan Dog ma di qualcuno che gli somiglia, un impostore senz'anima che si atteggia a old boy.

Il secondo problema è che con Dylan non puoi barare: se vuoi che lui ti dia qualcosa, devi essere disposto a mettere in gioco qualcosa di tuo sul piano personale. E magari a lasciarla sul piatto.
In sostanza, se non sei pronto a vendere un pezzettino di te stesso per quella tua "storia speciale", allora tanto vale che lasci perdere e che ti dedichi ha una buona storia senza troppe pretese.
Se bari sul piano sui sentimenti, con Dylan Dog si vedrà e la storia che hai scritto risulterà come una accozzaglia di stilemi sclaviani e retorica del buonismo, quasi una parodia del Dylan originale.
Dylan è un dei pochi personaggi che ti chiede di soffrire sul serio per poter scrivere qualcosa che vada un pelo oltre il semplice intrattenimento e questo è il bello (e il brutto) di lavorare con questo personaggio.
Bisogna scavare per trovare qualcosa di personale che si adatti a lui e poi essere disposti a darla in pasto alla macchina della storia.

Dylan Dog è un genere di eroe senza precedenti e senza emuli, il figlio prediletto di un autore con una voce fortissima che lo ha scritto come se non ci fosse un domani.
Lavorare con Dylan è croce e una delizia.
Il problema è esserne all'altezza.

p.s.
ho quasi finito la storia per Massimo Carnevale: è stata un vero parto. Ora rileggo, riscrivo, butto, taglio, correggo e appena trovo il coraggio la mando a Mauro.

27 commenti:

madmac ha detto...

possiamo dedurne che stai scrivendo una "storia speciale"?

RRobe ha detto...

In realtà non lo so.
La mia prima storia (quella che disegnerà Brindisi) è una storia "normale". Nel senso che ho cercato di scrivere qualcosa di divertente, rifacendomi espressamente a una certa vena di Sclavi e tenendo un tono leggero.

La storia per Massimo è più drammatica e tocca una sfera molto personale... quindi, forse in questo senso è "speciale".
Di fatto, quello che so è la sto soffrendo molto (nel senso che scriverla mi impone di andare con la testa in posti in cui non mi piace stare).

Randall ha detto...

Ma è "Mater Morbi"?

RRobe ha detto...

Yes.

mattev ha detto...

sai già quando usciranno?

RRobe ha detto...

Nu.

Stefano ha detto...

secondo me - a parte Chiaverotti e ovviamente Sclavi - nessuno ha saputo scrivere 'degnamente' Dylan. Non che le ultime storie siano brutte, anzi, semplicemente quello lì non è Dylan Dog. Sono curioso di leggere le tue ;-)

Carburo ha detto...

Queste tue parole riecheggiano quelle che Paola Barbato scrisse un po' di tempo fa sul suo blog, che mi colpirono un bel po'.

Penso che tu abbia colto in pieno ciò che era il primo Dylan di Sclavi(non il primissimo...facciamo dal n.10, và). Sclavi scriveva di sé stesso in quelle pagine. Un sé stesso magari distorto, ma sincero.

Per questo è così emozionante rileggere quegli albi.

IL GABBRIO ha detto...

Come ben sai, ho provato a confrontarmi con questo personaggio, a livello di soggetto e non ancora di sceneggiatura. condivido pienamente il tuo discorso con l'aggiunta che io, essendo "esordiente", o un signor Nessuno, se preferisci, mi devo attenere ad altre regole, prima fra tutte: fai qualcosa di semplice e fatto bene piuttosto che qualcosa di rivoluzionario e fatto così così, che tanto l'editore non ha bisogno di un pischelletto che gli rivoluzioni un personaggio che va già bene di per sé. Detto questo, credo che Dylan abbia la complessità di abbracciare varie generazioni e di soddisfarle entrambe, l'adolescente degli anni ottanta ora è un adulto e, molto probabilmente, se prima sognava la signora morte come una donna affascinante e consolatrice, ora la vede come un fottuto scorfano e i mostri sono l'affitto da pagare e il figlio con tendenza a delinquere (sto volutamente generalizzando)...quindi, mantenere l'equilibrio tra tematiche adolescenziali ed adulte, gestire un anti-eroe dalla personalità complessa e non scadere nella banalità credo che sia un lavoro durissimo...personalmente, oltre a Sclavi, Chiaverotti e Medda, apprezzo moltissimo la Barbato...dopo il DD Color Fest, ti aspetto impaziente sulla serie regolare!!!

Fabrizio ha detto...

...Questa poteva quasi entrare nella "via del bushi"!
Sì, fare i conti con i lettori cresciuti e quelli in crescita non deve essere facile. Ma io credo che il bello di Dylan sia proprio questo suo essere "trasversale". Riesce a renderti le cose impegnative sorprendentemente vicine e affrontabili. Non facili o leggere. Semplicemente, per quanto sia un fumetto che dovrebbe trattare la paura, spesso riesce a dare "coraggio" e pensiero.

Fab

kromo ha detto...

condivido.... anche perchè sto diventando matto e l'unica soluzione, per me, è ormai dedicarmici di notte quando tutto tace.

saluti. K.

Gianni ha detto...

Le tue critiche sono sempre brillanti.Ogni volta che le leggo mi regali nuove chiavi di lettura per confrontarmi con i fumetti,le storie,i videogiochi e compagnia bella.Seguire il tuo blog è un vero piacere.

MarcoS. ha detto...

per ann...da quando ho cominciato a desiderare di fare lo sceneggiatore di fumetti...dylan è stata l'obbiettivo e la paura...ora sto provando a scriverlo ma quello che dici è vero... Dylan si nutre dei nostri dolori e ogni volta che provo a fantasticare altre storie che non prendano da dentro di me sento che quello è sbagliato che è qualcosa che non dovrebbe esistere e che per fortuna non esiste.

Mr Tlan ha detto...

Ciao rrobe, sono rimasto molto colpito dalla tua analisi "dylaniata". Spero di ritrovare, nelle storie di cui parli, il mio "Dylan". Le tue parole smascherano secondo me sceneggiatori come ad esempio la Barbato, che rappresenta forse l'autrice più importante dell'ultimo corso di Dylan Dog. Nelle sue storie risulta (a me?) evidente come a lei Dylan, come personaggio, non piaccia più di tanto e che si ritrovi a scriverne solo perchè oggettivamente si tratta di una "piazza importante". Quindi tutto il tuo discorso sul piegare alle proprie storie un personaggio, che così finisce per essere un "impostore" mi sembra davvero centrato, visto che coincidono con un'impressione che da lettore avevo avuto.
Sul "taglio personale" delle storie di Dylan sono ancora una volta d'accordo con te. Dylan è Sclavi. E' un'equazione pressochè perfetta. Come Eymerich per Evangelisti. Maigret per Simenon. Montale per Izzo. Sherlock Holmes per Conan Doyle. Ha proiettato tutto se stesso e tutte le sue passioni dentro quel personaggio ed è dunque difficile immaginare quel personaggio scritto da altre mani. Come appunto far scrivere un romanzo di Maigret a qualcuno che non sia Simenon.
Questo non vuol dire che nessuno dovrà più scrivere di Dylan (la sua natura di fumetto seriale non lo permette), ma che chi lo scrive ci deve mettere "il personale", quella comunione tra personaggio e scrittore che serve per rinverdire i fasti passati.
Io sono un tuo grande fan e ti auguro buon lavoro. so che non ti serve altro.
Scusa per l'intervento un pò lunghetto.
A presto.
MIKI

RRobe ha detto...

Io però penso che Paola sia decisamente vicina a Dylan, specie per il sentire.

Mr Tlan ha detto...

Dici? A me ha sempre dato l'impressione opposta... Scrive delle storie molto buone, ma francamente la preferirei all'opera su un personaggio suo, piuttosto che su uno che sembra non piacerle più di tanto (a cui spesso fa fare anche la figura dell'idiota).

RRobe ha detto...

Aspetta... che magari Paola prenda le distanze da Dylan ci può pure stare, ma io non trovo che (nella maggioranza delle sue storie) non si metta in gioco. Anzi, tutto il contrario.
In genere, quando Paola scrive un Dylan, è perché ha qualcosa da dire e la sua sensibilità è vivina a quella della serie.

Mr Tlan ha detto...

Circa il contenuto delle sue storie e il fatto che si metta spesso in gioco posso essere d'accordo, ma proprio la distanza che prende da Dylan mi "infastidisce"... in quanto, come scrivevo prima, visto l'imprinting dato da Sclavi, secondo me, uno scrittore che non utilizzi un "registro personale" nel suo rapporto con il personaggio finisce per creare un fantoccio con il nome di Dylan, pretesto per raccontare la storia che hai in mente e i contenuti che vuoi veicolare.
MIKI

RRobe ha detto...

Ti ripeto: non lo so.
A mio modo di vedere, Paola capisce profndamente Dylan. Poi, magari, ha un rapporto di odio/amore rispetto a lui e ci sono storie in cui ce lo mostra "da una certa distanza", ma non è che per rispettare lo spirito di un personaggio bisogna pure e necessariamente "essere dalla sua parte". Sono poche le storie di Paola che mi sembrano non sentite o fuori registro rispetto alle tematiche di Dylan.

IL GABBRIO ha detto...

personalmente, trovo le storie di Paola Barbato molto viscerali, certo, ha mostrato Dylan da prospettive diverse da quelle alle quali eravamo abituati, il fatto che spesso, nelle sue storie, Dylan non finisca a letto con la bella ragazza di turno potrebbe far sorridere, ma il Dylan di Paola l'ho sempre trovato vivo, sensibile e mai piatto. credo che per mostrare una delle tante prospettive di un personaggio lo si debba, in qualche modo, "sentire"...

asbadasshit ha detto...

Solo due appunti.
1) Nessuno mi obbligava a fare fumetti. Non li facevo, avevo altri lavori e anche ora faccio dell'altro. E nemmeno ho scelto di mettermi a scrivere Dylan Dog perchè era un personaggio emergente o per sfruttare un'occasione. Io Dylan Dog lo leggevo. Lo leggevo SEMPRE. Non sono entrata in Bonelli per scrivere il n° 24 ma il n° 157, quindi ero lettrice di vecchia data (e già questo qualcosa vale). Me l'hanno offerto, l'idea di farlo mi è piaciuta e l'ho fatto. Altri motivi non ce ne sono. Non credo che in tutti questi anni mi sarebbe stato impossibile cambiare personaggio o crearne uno mio. Così non è stato. Anche questo qualcosa vorrà dire.
2) Il "registro personale" può anche contemplare la non aderenza della mia personalità con la personalità del personaggio, oppure una non-venerazione dello stesso. Non mi metterei con Dylan, ma, vedi, questo problema viene posto solo a me in quanto donna. Nessuno si chiede se Roberto si metterebbe con Dylan. Ammettiamo pure che in certe mia storia Dylan faccia "la figura dell'idiota". Bene, probabilmente essendo abbastanza un'autodidatta nel campo, non sono capace ancora di mettere certi filtri. E se Dylan agisce in maniera che io ritengo non furba, si capisce. Ma il punto non è questo. Dylan si deve comportare da Dylan, non da Paola o da Uomo Ragno o da Rat-Man. La coerenza del personaggio è tutto, se non rispetti quella, cambia lavoro. Con le donne Dylan non è affatto navigato, dice una cosa e poi ne fa un'altra, non sa farsi desiderare, attendere e spesso si fa proprio manipolare e mettere sotto i piedi. Un uomo così, come donna, non mi va a genio. Ma è Dylan. Quindi se si crea una circostanza x e lui in quella circostanza è NATURALMENTE spinto a fare la cosa y io gliela faccio fare. Magari non condividendola, ma rispettandola. Questo mio dissenso si sente, traspare? Imparerò, spero di lavorare ancora abbastanza. E poi, siamo sinceri: lavorare su un personaggio che ti fa schifo è un conto, lavorare su un personaggio con cui ci litighi no. Perchè essere costretti a piegare il proprio modo di vedere le cose e trovare un punto d'incontro con un modo spesso lontanissimo è una bella sfida. A volte vinta, a volte persa.

Uomo che Ride ha detto...

Uhm... io la tua "antipatia" verso Dylan spesso la sento eccome. Devo anzi dire che mi pesa, delle volte. Questo non vuol dire che le tue storie non mi piacciano, sono anzi tra le poche valide in una collana ormai altalenante. Ovviamente non voglio fare nomi, ma ci sono tre-quattro sceneggiatori che personalmente eliminerei dallo staff. Non li trovo solo fuori contesto, ma anche poco talentuosi. Tu invece (scusami se ti do del tu, ma tendo a sentire "vicini" gli artisti che mi colpiscono) mi sembri spesso "fuori sincrono" con DyD. Per intenderci: scrivi delle belle storie (Necropolis e Oltre quella porta sono tra le migliori della collana, sempre imho), ma sono avventure nelle quali Dylan sembra calato a forza, quasi utilizzato per narrare una storia che avevi sì in mente, ma per qualcun altro.

E' solo la mia impressione, per carità, non pretendo di sapere cosa ti passi per la testa mentre scrivi. Ma è un'impressione costante, che non mi abbandona mai durante la lettura dei tuoi Dylan.

A questo punto trovo bizzarro che in un fumetto seriale, mensile, le sole belle storie siano quelle scritte da qualcuno che, paradossalmente, sembra perfetto per scrivere altro.

Mr Tlan ha detto...

Innanzitutto ti ringrazio per il tuo post: mi fa veramente piacere poter parlare con una scrittrice di cui ho letto molto. E voglio innanzitutto chiarire che non intendevo essere offensivo, quando parlavo della cosiddetta "piazza importante". Perdonami se ho dato l'impressione di pensare che tu fossi una scrittrice che pensa solo al soldo, non lo credo affatto, però resto dell'idea che tra te e Dylan non ci sia molta aderenza. Cosa che non ti impedisce di scrivere belle storie (le due citate dall'Uomo che Ride sono, con Ucronia, sono le migliori mai pubblicate negli ultimi anni), ma che mi dà l'impressione di leggere un altro fumetto e non il Dylan che amo.
Queste sono solo le impressioni di un lettore di vecchia data, fanne ciò che vuoi, ma non puoi contestarle.
Per quanto riguarda il tuo essere donna: ti assicuro che non ha alcuna rilevanza. E il fatto che Dylan si porti a letto o meno le sue clienti è davvero l'ultima cosa che mi importa. Forse altrove, in altri contesti, ti hanno fatto questa eccezione, ma sicuramente non emerge affatto dalle cose che ho scritto. Quando parlo di comunanza con il personaggio, mi riferisco al trattarlo come una finestra attraverso cui proiettare una propria visione del mondo, dell'esistenza, una propria poetica, mostrare tutte le proprie passioni e per fare questo devi amarlo il tuo personaggio, devi aderire perfettamente con esso. Devi fare come faceva Sclavi... Ecco, riconosco che è questo il problema. Ed è un problema assolutamente mio, me ne rendo conto.
Sicuramente sbaglio a chiedere a te (o a tutti gli altri attuali scrittori di DYD), tutto questo... La verità è che il Dylan di Sclavi a me mi ha letteralmente cresciuto e quindi cerco Sclavi (e dunque Dylan) in ogni storia che leggo.
Sono un lettore difficile, eh? Beh però non smetterò mai di leggervi. P.s. Ribadisco che queste mie, non vogliono essere una critica al tuo lavoro di scrittrice, che è ottimo e più maturo di quanto il tuo post, con falsa (spero) modestia, lasci credere, ma piuttosto delle considerazioni su come percepisco il tuo lavoro su DYD.
A presto
MIKI

Raul Cestaro ha detto...

Ciao Rob.senti,non avendo ancora consegnato la storia a Macheselli significa che Carnevale ancora non ci ha messo mano?
RC

senility ha detto...

non è per qualcosa, ma scrivere di cose che fanno parte di se stessi in maniera profonda e spesso inevitabilmente dolorosa, è l'unico modo per scrivere cose degne di essere lette, in qualsiasi campo, a qualsiasi livello.
con questo non voglio dire che si deve parlare solo di stupri subiti. ...famo a capisse.

RRobe ha detto...

Per Raul: Massimo ha le prime 30 tavole.

Giangidoe ha detto...

Due punti di vista davvero stimolanti.
Io personalmente adoro le storie della Barbato (così come quelle di Bartoli e Recchioni).
Avevo letto Dylan fino al n.102 circa. Mi sono riavvicinato solo di recente proprio grazie agli albi sceneggiati da Paola, in particolare da OLTRE QUELLA PORTA in poi.
Credo che quest'ultima storia sia un esempio perfetto per sintetizzare i due discorsi di Roberto e Paola.
Un personaggio ha le sue regole ed un suo universo coerente, ma le migliori storie della sua collana sono proprio quelle in cui queste regole vengono sovvertite o portate agli estremi.
Laddove s'insinuano la metanarrativa, la riflessione, la rabbia verso l'immutabilità di certe caratteristiche del personaggio, la crudeltà verso di esso (fattori che -per rifarmi al discorso del Rrobe- sono stati presenti in Dylan Dog come in Daredevil) la collana non ne esce stravolta nè violentata nel suo spirito. O forse, se viene un pò "violentata" è per farla uscire dal torpore, per far vivere veramente i suoi personaggi.
Chi aveva mai visto un Groucho così interessante prima della Barbato?
Si potrebbe obiettare che c'era un patto narrativo che lo relegava a semplice macchietta comica senza troppe pretese, e violarlo sarebbe stato "facile" o sconveniente. Ma chi fra i lettori non ha pensato almeno una volta di porgli certe domande? E di porre altre domande a Dylan? O addirittura al suo "autore"?
Del resto comprendo bene il pensiero di mr tlan e devo dire che è molto interessante.
Credo semplicemente che autori e lettori possano, di un personaggio comunque amato, odiarne i difetti ed apprezzarne i pregi in parti uguali (o non). Come accade con le persone vere: non si riesce a rifiutare nè ad accettare tutto in blocco in nome della totalità.