14.2.08

Il metodo empirico.



"A Hollywood le grandi major non realizzano mai qualcosa che non è stato fatto prima da loro stessi o da qualcun altro."

Ovviamente è una iperbole, un luogo comune, ma ha il suo fondo di verità, nel senso che chi produce è estremamente restio a tentare strade nuove.
La ragione è presto detta: anni e anni d'esperienza e di osservazione dei successi e dei fallimenti propri e degli altri, hanno creato una "sapienza empirica" che forse non garantisce il successo, ma limita i possibili disastri.
Questo, ovviamente, vale anche nel settore dei fumetti.
A patto che non sia un totale sprovveduto, un folle o un truffatore, un editore (ma pure un autore interessato agli aspetti produttivi oltre che a quelli artistici del fumetto) ci mette relativamente poco a sviluppare una specie di "senso di ragno" che gli permette di distinguere tra operazioni editoriali e avventure senza futuro.
Questo senso di ragno permette di ridurre i rischi e magari piazzare prodotti di solido successo commerciale.
Di contro, questo istinto è anche una forma di scleratizzazione mentale che certe volte impedisce agli editori (e agli autori) navigati, di vedere le potenzialità di qualcosa che sia inedito.
Per esempio, è credenza radicata negli editori che il fantasy, a fumetti, non faccia una lira e i grossi editori ne stanno ben alla larga. Il fatto che il fumetto fantasy abbia sempre funzionato malino in termini di vendite è pure una cosa abbastanza vera... se non fosse che, proprio quest'anno, un fumetto popolare fantasy ha venduto molto bene (parlo di "Drago Nero", il primo romanzo a fumetti della Bonelli). Le ragioni di questo successo sono ancora da chiarire: forse dipende dalla qualità del prodotto, forse dalla bontà dell'operazione editoriale dei romanzi a fumetti... o forse proprio perché i gusti del pubblico sono cambiati e adesso c'è spazio anche per il fantasy.
Resta il fatto che il successo di "Drago Nero" ha stupito tutti, editore compreso.

Altro esempio:
quando sulla scena apparvero le edizioni "Becco Giallo", basandomi sulla mia esperienza e su quello che sapevo del mercato fumettistico, ritenni tutta l'operazione una sorta di seppuku editoriale senza futuro che avrebbe fatto perdere soldi a tutti quelli che ci erano coinvolti. A margine c'era pure che i prodotti della Becco Giallo non mi convincevano sul piano della qualità (opinione che ho in parte rivisto in tempi recenti) ma questo era un elemento che non influiva sul mio giudizio del senso editoriale di tutta l'operazione visto che mi è capitato di vedere un sacco di fumetti per me brutti ma editorialmente sensati. Il mio problema con la Becco Giallo era proprio che non riuscivo a capire dove volessero andare a parare.
Ieri sono andato in Feltrinelli e mentre i libri a fumetti di Rizzoli, Guanda, BD e Mondadori erano esposti in quell'amabile "scaffale ghetto" dedicato all'arte sequenziale, i libri della Becco Giallo facevano bella mostra nel settore saggi, trattati alla stregua di qualsiasi libro "di quelli veri".
E allora ho capito il senso.
E' chiaro: riuscire a sdoganarsi sul mercato delle librerie di varia non garantisce la ricchezza... ma in un settore in cui i grossi giocatori stanno guardando con sempre maggiore interesse al fumetto (vedere il topic precedente), mettersi in luce non è di certo una cosa negativa. Fosse anche solo per la possibilità di poter vendere baracca e burattini a qualche grosso editore e portarsi a casa qualche soldino.
In questo quadro, il fatto che il 60% della BeccoGiallo sia stato rilevato dalle Ed. Alet direi che non è per nulla sorprendente.

E ora veniamo al punto.
Nel topic precedente ci si lamentava di come i grossi gruppi editoriali non sperimentassero ma si limitassero a rilevare etichette editoriali con un buon catalogo (a questo proposito: scommettiamo che la prossima sarà la Coconino?).
A me questa sembra una cosa normale.
Un editore grosso segue le istanze del bilancio e non certo dell'innovazione. E questo non significa solamente che è un moloch senz'anima interessato solo al profitto ma che è anche una forza produttiva responsabile.
Per un grosso editore ci lavora un mucchio di gente, ricordate? Tanti stipendi, tante bocche sfamate da quegli stipendi, tante persone che dipendono da quel grosso editore. Pensate davvero che qualche impiegato sarebbe contento di perdere il proprio posto di lavoro perché il grosso editore per cui lavorava si è lanciato in qualche rischioso investimento sperimentale?

Del resto, le piccole etichette rischiano in prima persona ma sono generalmente anche più snelle. Se falliscono si portano dietro le persone che ci hanno messo dentro i soldi e pochi altri. In più, se le piccole case editrici hanno invece successo, poi c'è il caso che vengano comprate da qualche editore grosso (con tutti i benefici economici e di visibilità che questo comporta).

Poi è ovvio: in un mondo perfetto, il grosso editore saprebbe giocare tanto di rimessa su prodotti sicuri, quanto investire nello sviluppo e il piccolo editore potrebbe diventare un giorno grande... ma com'è che si dice?
"A Hollywood le grandi major non realizzano mai qualcosa che non è stato fatto prima da loro stessi o da qualcun altro"


p.s.
come avrete capito, l'immagine non ci capa nulla con il topic.
Ma non me ne frega niente.

31 commenti:

Riccardo Torti ha detto...

Non mi pareva che DragoNero fosse andato così bene come dici...

Andrea V. ha detto...

Sottoscrivo in pieno, RRobe. E ribadisco che proprio per questo iniziative come la collana 24/7 di Rizzoli andrebbero considerate con attenzione!

RRobe ha detto...

E' andato benone.
Una sorpresa per tutti.

Planetary ha detto...

Ci stavo pensando molto a sta cosa in questi giorni.
Anche perchè è di attualità per quanto riguarda il sistema-Italia in generale.

Nel mondo delle imprese, grandi o piccole che siano, e di qualsiasi prodotto trattino, c'è una cosa che è vitale e che si chiama "ricerca".

Chi fa ricerca in Italia?
Pochi (la ricerca costa ed è rischiosa).

Stringiamo il campo.
Chi fa ricerca nell'editoria in Italia?

Stringiamo ancora di più.
Chi fa ricerca nell'editoria a fumetti?

Fabrizio ha detto...

E' il classico modo di rischiare col culo degli altri.
Ma non lo vedo così orrendo e strano. Una casa editrice non è troppo diversa da una qualsiasi altra azienda.
Tuttavia, non credo che tutta l'innovazione in questo campo venga fuori con questi metodi.
I grossi ogni tanto sperimentano. Certo, non in modo da erodere le loro "cash cow", ma un po' lo fanno.
Sono progetti editorialmente sensati, ma comunque novità. Anche se non sempre sono innovazione...

Dragonero può aver beneficiato dell'effetto "Licia Troisi"?

Fab

S3Keno ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
S3Keno ha detto...

Nulla di cui stupirsi. Alla fine, da che mondo è mondo, è un metodo universale che viene applicato in modo analogo in qualsiasi mercato.
Anche le majors discografiche - ad esempio - da sempre (e tantopiù oggi) investono SOLO sui propri artisti già affermati e/o sullo storico, cioè il catalogo. Lasciano che la ricerca, la sperimentazione e il cosiddetto scouting lo facciano le etichette indipendenti (medie o piccole che siano): se da quella infinita/variegata realtà discografica - che giocoforza basa le proprie energie su tutto ciò che in qualche modo è "nuovo" - esce qualcosa di interessante (in termini di vendite, di interesse mediatico, di trend, etc.) allora solo a quel punto la major si fa avanti, offrendo all'artista di turno la possibilità di pubblicare con essa (spesso "rubandoli" all'etichetta che li ha scoperti, che ha creduto ed investito in loro) sulla scia del "successo" (?) e della visibilità già ottenuti.

Molte volte però capita che la major dimostra di non essere in grado di gestire in maniera adeguata il prodotto di cui si è appropriata, cambiando - secondo le proprie pesanti logiche produttive (assai differenti dalle dinamiche delle piccole case discografiche, molto più snelle) - la natura stessa dell'artista che firma per loro. Affossandolo. Toppando in pieno - con immagine, marketing, direzione artistica, promozione, etc. - gli obiettivi e/o le aspettative che si era creata su quel progetto. Le cosiddette chimere...
Ma questo è un altro discorso, lo so.

Life goes on... ;)

l'arraffatore ha detto...

Entrando nel merito di Dragonero penso che più di tutto abbia pesato la novità fantasy in Bonelli e il seguito che Enoch si porta dietro.Le vendite saranno andate bene ma,se nel sito di Vietti(VOC STUDIO)i commenti entusiasti sono stati 3,nel blog di Enoch le stroncature sono state l'80%...

MicGin ha detto...

ma guarda roberto che di solito le major si scornano non con prodotti sperimentali ma con l'insuccesso di prodotti che si pensavano sicuri. capita anche per il cinema che il kolossal miliardario possa non funzionare.

in realtà, cito il qui sopra s3keno per ricordare che sono le capacità di marketing oggi ad essere decisive.

è proprio il caso di becco giallo.
autori inizialmente sconosciuti, con anche limiti evidenti, data la loro poco esperienza, ma argomenti di attualità, di forte interesse.
poi hanno aggiustato la grafica, hanno migliorato la selezione degli autori, alcuni di loro sono cresciuti, hanno intensificato i titoli, hanno mantenuto stabili e rinforzato i loro valori: cronaca, storia contemporanea e attualità

er voilà...!

PaoloArmitano ha detto...

Rrobe, questa analisi non fa una piega. Sono scelte aziendali che non si possono criticare, dal punto di vista (appunto) aziendale. In questo modo vanno a colpo sicuro, e non rischiano. Ok.
Dal punto di vista dei lettori (quelli appassionati veramente di fumetto, non quelli a cui piace avere la "mensola Hugo Pratt" perche' fa figo!!), e soprattutto degli autori, forse non e' cosi'.

PaoloArmitano ha detto...

Per quanto riguarda DragoNero, non mi pronuncio. Non l'ho letto, gli ho dato solo uno sguardo, e mi stupisco a sentire che abbia venduto bene. Boh. De gustibus. Probabilmente ha una storia veramente supermegafantastica.

RRobe ha detto...

Per Michele: ovvio, Michele.
Se ci fosse la formula segreta per il successo, sarebbero tutti felici.
Quello che dico è che un certo tipo di "gioco sul sicuro" riduce, relativamente, i rischi.

Le piccole rischiano.
Le grandi, dopo, ne godono i frutti.

gianluca ha detto...

beh vedere come andrà la miniserie khor potrà dare un altro indizio sul successo di dragonero. E' diverso il formato (dragonero avrà beneficiato anche dell'essere il primo romanzo a fumetti: si sa che i numeri 1 vendono sempre e comunque), la qualità e altro ma sempre fantasy è.

Personalmente detesto il fantasy, quindi niente dragonero nè khor per me.

ausonia ha detto...

mmmh... sul mio blog si discute un'interessantissima idea su una nuova serie bonellide da edicolia ideata dal sottoscritto.
si accettano consigli.

Planetary ha detto...

Carino jailbait :D

cristiano ha detto...

chi è la tipa in blu?

QSJesus ha detto...

Ricordo che la rizzoli è anche una casa di produzione cine/televisiva, e visti i prezzi di acquisto per i diritti tv, forse, a volte, conviene rilevare piccole e medie realtà.

nerosubianco ha detto...

Tra l'altro l'operazione BeccoGiallo (che ho avuto modo di seguire da vicino) è stata ben strutturata,pensata in modo che l'anima della casa editrice rimanga intatta. La beccoGiallo infatti rimane beccogiallo, avrà il totale controllo delle produzioni e avrà una "signora" distribuzione come RCS ....
Si, sono d'accordo sul fatto che la prossima sarà Coconino.....

Riccardo Torti ha detto...

comunque gran gnocca la tipa... tanto per non andate OT

Diego Cajelli ha detto...

Commento OT!
Riguardo all'immagine di apertura...
Mi sono fatto un giro sul posto da cui proviene.
Mai, a memoria d'uomo, il nome di un sito fu tanto azzeccato.

:-))))))

Diè!

MicGin ha detto...

ho appena votato per la top ten dello spazio bianco La straordinaria avventura di Hugo Cabret, circa 600 pagine, metà romanzo scritto e metà (un po' meno per la verità) disegnato.
Lo ha pubblicato in italia mondadori... per me è un ottimo esempio di sperimentazione, rottura degli schemi e al tempo stesso gradevolezza e genialità...

Andrea V. ha detto...

Che poi.
È vero che negli Usa le Major rischiano un po' di più che qui da noi.
Me c'è da dire che lì la filiera dell'entertainment è più compatta e articolata. Così, se un personaggio funziona sui fumetti, è subito action figure, videogame, serial Tv o Franchise. Insomma, il fumetto funziona un po' come volano per un discorso anche economico più a 360° gradi.
E anche in Francia, dove comunque la bedé ha ben altra rilevanza culturale, sembrano averlo capito: basta pensare ai film di Asterix, bruttissimi ma gettonatissimi, come ai serial Tv su Titeuf. E relativo merchandising.
Qui, invece, zerella.
Anche questo fa.
Comunque, RRobe, la foto della tipa c'entra eccome con l'empirismo. Dopotutto, in tutti e due i casi bisognerebbe toccare con mano. :-)

gongoro72 ha detto...

il fantasy non mi è mai piaciuto...
ma dragonero l'ho letto e mi è piaciuto anche se le trecento pagine gli stavano un po' strette
quando si parla di buone vendite che cosa si intende? 10mila? 20mila copie?

keison ha detto...

OT: ho iniziato 24 (finalmente)!!
Sto alla seconda stagione, una cosa Robè...ma è normale provare un odio così profondo per la signora Palmer? c'ha quella faccia da cazzo!! Poi nella prima stagione qualsiasi cosa faccia, poi va allo specchio a truccarsi, nn capisco perchè il marito quando la cerca perchè è incazzato la trova davanti allo specchio a rifarsi il trucco. M'ha fatto ridere! tipo: "hey, dov'è mia moglie?" "a rifarsi il trucco signore!" "cazzo, dev'essere successo qualcosa!"

ALESSANDRO BONI ha detto...

beh..micgin lo sa...io lavoro in un settore dove un certo tipo di disegno vende..e' garantito..ma per ogni 10 articoli che disegno con lo stile che funziona almeno un paio proviamo a buttarli fuori con stile, concetto e a volte anche tipologia di mercato diverso.

Nel Fumetto una grande MAjor potrebbe investire i soldi delle dieci produzioni sicure (1 parte su dieci) in un nuovo progetto sperimentale...in questo modo si possono aprire nuove fonti di reddito su nuovi target e creare interesse magari su un genere che si credeva non funzionale e tantomeno redditizio.

Alla peggio la vendita di un must coprira' il fallimento di un esperimento (gli altri nove rimangono intoccati). Alla meglio ci si trova ad avere 11 must che funzionano con possibilita' di ampliamento su nuove utenze e mercati!
Piu' guadagno, il settore cresce, piu' lavoro per noi morti di fame, piu' competitivita'!

L'alternativa e' quello che si vede oggi, un continuo richiamo sugli stessi target, un continuo tornare su se stessi e senza innovazioni.

Finche' le scelte sperimentali rimangono in mano a piccoli editori con scarsa visibilita' difficilmente si cambia e si cresce. Salvo rare eccezioni...ma tali rimangono! solo piccoli passi che all'ennesima scremata di mercato vengono ridimensionati!

E come si sa questo e' il male di un po' tutto il mondo del lavoro/business italiano.
della serie "finche' ci campo ci mangio dentro..."
guardiamo ciascuno il proprio orticello...
I risultati li vedi ogni giorno sui TG o li leggi nelle discussioni sui fumetti!


Sono proprio i grandi (siano essi autori editori, disegnatori e distributori,....maggior voce in capitolo e trainer nel settore), che hanno quasi l'obbligo morale di rinnovarsi e rinnovare (calcolando giustamente i dovuti rischi)..e' nel loro stesso interesse proprio per il discorso che ho fatto all'inizio...

Che futuro hanno TEX o Zagor con 12enni che crescono a PSX, DVD e manga trascinati da anime o oav?
Quando finisce la generazione di TEX? Io ne sono gia' fuori..ma nessuno vive in eterno...satanasso...
secondo te: Uno di 36 anni come me puo' rimanere affezionato a un DYD (di 34 anni) che si tira ancora pippe leopardian-romantiche (chi siamo? Dove andiamo?) da liceale?
Manca totalmente la voglia di creare stimoli, recuperare lettori persi (io sono uno di questi) e conquistarne di nuovi...resta solo la voglia di stringersi su se stessi e di dividere tra pochi una coperta ormai gia' piccola che prima o poi e' destinata a finire o a trasformarsi in un mercato di antiquariato (guardate le mazzette che girano sull'usato e confrontatele con i soldi spesi dai giovani sul nuovo)
se non si va a caccia di giovani e gli si spiega che il fumetto non e' solo Tex o DYD o Spiderman (come si cerca di far credere tristemente in occasione di MAntovaComics) che non e' la solita roba...come si fa ad appassionarli a renderli fedeli al media (come e' successo a molti di noi)?

Ultima nota:
Io non ho letto Drago NEro (sfogliato al volo, letto commenti su internet ecc..) ma tutta sta voglia di cambiare non mi sembra ci sia! Non abbastanza per convincermi a comprarlo...

RRobe ha detto...

Per me è anche un problema di prospettive: ci si lamenta che oggi Dylan non dica più nulla ad un lettore di 36 anni che lo aveva amato quando era adolescente.
Mi pare normale: è il lettore che è cambiato, non Dylan.

Anche per l'Uomo Ragno è così: arrivati alla quarantina, forse ci si sente un pelo più lontani dall'eternamente giovane Peter.

C'è questa credenza che i personaggi dei fumetti debbano crescere insieme a noi e per me è sbagliata.

Leggi Dylan fino a quando quello che ha da dirti ti tocca. Poi, quando questo non succede più, lo lasci e passi ad un altro fumetto ancora in grad di parlare con te.
Del resto, di adolescenti che magari oggi si ritrovano ancora con quello che Dylan ha da dire ne arrivano sempre.

Come si dice?
Per ogni ascoltatore degli AC/DC che smette... c'è sempre un quattordicenne che comincia.

ausonia ha detto...

"Siamo architetti ricchi di Bel Air. E vecchie dive del noir. Abbiamo ville. Abbiamo cadillac. Ed uccidiamo per soldi come te. Puoi controllare i nostri alibi. Siamo eleganti e sereni. Siamo avvocati rispettabili. E ci inchiniamo al denaro come te. Ci annoiamo. Abbiamo mogli e amanti. Abbiamo tanti amici. A guardarli bene, tutti vermi che siamo costretti a eliminare. La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale. Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce. Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima. La nostra cognizione del dolore illumina. Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills. E siamo John Cassavetes. Siamo i dentisti di Los Angeles. Ed adoriamo il potere come te. Prepariamo le aragoste per chi viene a colazione. Prepariamo piani misteriosi. Appena ne cogliamo l’occasione. La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale. Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce. Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima. La nostra cognizione del dolore illumina."

baustelle/colombo/amen

RRobe ha detto...

I Baustelle mi fan cagare a spruzzo.

ausonia ha detto...

infatti non ti ho mandato un mp3.

ausonia ha detto...

"E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di
rivoluzioni e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66. Ma ormai la fine va da sé. E’ inevitabile. Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada. Finge di essere morta. Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile. Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Legge la Fine. Nei saccchi dei cinesi. Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa. Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico. Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa. Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe. Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. E’ l’estinzione. E’ un ragazzino in agonia. Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più."

baustelle/il liberalismo ha i giorni contati/amen

ALESSANDRO BONI ha detto...

per Rrobe Era quello che dicevo io...e lo condivido in parte...

Ma di 16enni che scoprono gli acdc ce ne sono uno su tre, gli altri due cercano nuove strade spesso annoiati da quei gruppi che ascoltano i vecchi come me e te...cambiano i tempi e le sensibilita'....

Penso la filosofia romantica di DYD sia out anche per i giovani d'oggi.
Sarebbe come se in Kill Bill, QT avesse preso sul serio la trama che ha scritto...rendere credibili i personaggi invece di stereotiparli quasi alla comicita'! Perche' chi prende sul serio la sua sposa non ha capito il concetto base del film.

Cosi' oggi i giovani sono molto piu' smaliziati e superficialmente adulti rispetto alla ns. generazione! E' piu' credibile e vicino un Pat Garret che si ....la tipa di billy nel modo che tu conosci bene che un DYD che si fa le pare ogni episodio per una donna e scopa come in una scena di uno sceneggiato RAI '70...Tanto meno un walker TEX ranger votato alla assoluta castita'...

Sicuro che e' un Classico, come che la serie di DYD e' stata veramente innovativa fino ai primi 50 numeri circa...poi e' ricaduta su se stessa come Dario Argento oggi...una citazione di se stesso (almeno fino al n. 150 poi ho smesso!) Quanto durera' ancora? Quando NAruto bussa alla porta della TV e della PSX di mio figlio??? Mio figlio a 12anni Guarda profondo Rosso e ride (un po' di fifa ma non da aver paura la notte)! Io a 16-17 tremavo! Quando arrivera' al confronto con DYD?

In piu' mi riferivo anche al livello grafico dell'albo..leggibilissimo,teoria Bonelliana del cinema dei poveri ecc...ecc..ma sempre la solita sbobba e'!
Cambi la faccia al protagonista e alla sempre presente spalla...passi da un satanasso a un Diavoli dell'inferno a un giuda ballerino..togli una casacca, metti una giacca e ecco la botta di novita'!

Ad ogni modo non era questo il concetto principe del mio intervento..ora non so se Aus con la sua citazione musicale intendesse di piu' rafforzare il discorso che ho continuato da Planetary (il succo sta li') o pigliare per i fondelli me (della serie il destino del settore e' l'autoannientamento e tu pui cantare quanto vuoi che ci finisci dentro Sogna alessandro sogna come Anna)...

Di fatto pero' e' gente come TE (al tuo livello di visibilita' meritatissima), case editrici come la Marvel Italia o la Bonelli, disegnatori come dell'Otto, che dovrebbe in qualche modo sensibilizzare uscendo dal seminato in maniera radicale. Per una casa editrice come la Marvel o la Bonelli il provare una uscita fuori dai suoi canoni rappresentera' sicuramente un costo con rischio di ritorno...ma avra' cmq. una visibilita', una distribuzione, una situazione che di partenza sara' avvantaggiata rispetto ad una autoproduzione o casa minore (che oltretutto a sua volta viene ostacolata da imposizioni di settore abbastanza evidenti anche ai piu' ingenui)
Alla peggio si coprono i costi con DYD o Spiderman della situazione....alla meglio si aprono nuovi mercati...

il gioco ha delle regole sbagliate, ora chi ha il potere non di cambiarle ma almeno di aggiustare il tiro, sensibilizzare puo' fare due cose:
A) fregarsene e godersi la manna finche' ce n'e' ma finisce...
B) Provare a cambiare ciascuno nel proprio piccolo e ripartire, rilanciare....

Del resto nn dovrebbe essere cosi' difficile per il giro grosso mettersi in gioco per una piccola parte del proprio bottino..ci sono realta' piccolissime e autoproduzioni ...che lo fanno rischiandolo tutto!!!